Psicofisiologia del sonno: sogni lucidi, fase REM, NREM e ricordo del sogno

MEDICINA ONLINE MORTE CLINICA BIOLOGICA MORTE CEREBRALE END LIFE OSPEDALE LETTO VENTILATORE MECCANICO STACCARE LA SPINA BRAIN DEATH ELETTROENCEFALOGRAMMA PIATTO FLAT EEG SNC CERVELLO TERMINALE MALATO COMA STATO VEGETATIVOL’osservazione nel 1957 di Dement e Kleitman che durante il sonno REM era presente una florida attività onirica, rappresenta uno dei momenti fondamentali nello studio del sonno come campo di indagine interdisciplinare. Infatti questo rilievo ha permesso di avere, per la
prima volta, un metodo obiettivo per lo studio dell’attività mentale durante il sonno, attraverso il risveglio del soggetto durante la registrazione dei REMs, e per quanto i successivi studi abbiano ridimensionato l’equazione che il sonno REM sia uguale a sogno, è pur vero che le prime fondamentali osservazioni rimangono sempre valide.

Sogno e fase REM

È cambiata invece l’impostazione secondo cui l’attività onirica sia limitata al sonno REM, essendo oggi da tutti accettato che essa è presente nelle varie fasi del sonno, sebbene con diverse modalità. Tuttavia se consideriamo il sogno come un’attività mentale ricca di contenuti percettivi di tipo prevalentemente visivo, ma anche uditivo e cinestesico, senza stretti rapporti spazio-temporali, è vero che un’esperienza di questo tipo predomina nettamente allorché il soggetto viene risvegliato in sonno REM, è di grado minore durante lo stadio 1 e di entità ancora minore e con diverse caratteristiche negli stadi 2 e specie 3-4. I soggetti risvegliati durante il sonno REM riportano infatti
con elevata incidenza, intorno all’80-90%, il ricordo di un’attività onirica.

Il quadro EEGrafico durante la fase REM, caratterizzato tipicamente da una desincronizzazione del tracciato con una presenza saltuaria di frequenze alfa, è stato considerato come espressione di un’attivazione cerebrale che sarebbe alla base dell’attività cognitiva durante il sonno; da qui l’ipotesi che questa fase del sonno – dato che si accompagna ad una vivace attività mentale – abbia particolare rilevanza nei processi di apprendimento e memoria o di elaborazione delle informazioni in modo differenziato dai due emisferi.

Una maggiore presenza sul tracciato desincronizzato di onde alfa, indicativa di un breve e parziale risveglio, si ritrova in alcuni soggetti, detti «sognatori lucidi», che hanno la capacità di prendere coscienza di stare sognando e senza risvegliarsi possono in parte modificare il contenuto del sogno stesso; in questi casi il parziale risveglio permette
al soggetto una memorizzazione del sogno, che altrimenti non verrebbe ricordato, come avviene, peraltro comunemente, al risveglio spontaneo mattutino, allorché il soggetto perde rapidamente e talora completamente il ricordo del contenuto del sogno, rimanendogli solo la sensazione generica di aver sognato.

Stadio 1

Un’attività mentale ravvicinabile a quella del sonno REM si riscontra durante lo stadio 1. Infatti la percentuale di ricordo di un’attività mentale nei soggetti risvegliati in questo stadio è solo lievemente inferiore a quella riscontrata in REM, anche se essa è ritenuta qualitativamente differente e di minor durata. Per studiare i processi mentali dell’addormentamento Foulkes e Vogel suddivisero questo periodo in 4 parti. Nella prima fase il ritmo alfa risulta presente, ma tende a diffondersi sulle regioni anteriori e compaiono movimenti oculari rapidi (fase alfa-REM); nella seconda questo ritmo inizia a frammentarsi, associato a movimenti oculari lenti (fase alfa-SEM); successivamente compare un tracciato desincronizzato, in parte ravvicinabile a quello che si riscontra durante il sonno REM, ma con movimenti oculari lenti (fase I-SEM) e infine un tracciato di tipico stadio 2 (fase II). I soggetti risvegliati nelle prime tre fasi riportano con elevata incidenza un’attività mentale, che si riduce nell’ultima fase, con esperienze di vario tipo, talora generiche, come «pensare a qualcosa», oppure fenomeni visivi vivaci, quali le allucinazioni ipnagogiche.

NREM

La presenza di un’attività mentale durante il sonno NREM nelle prime ricerche risultò molto ridotta, spesso inferiore al 10 dei risvegli provocati. Successivamente fu evidenziato che questa percentuale dipendeva, in parte, da problemi metodologici e cioè dal fatto che i ricercatori erano portati ad individuare come «sogno» un’esperienza bizzarra e ricca di contenuti allucinatori. Se però si chiede al soggetto di riferire qualsiasi pensiero avesse in mente prima del risveglio, si vede che in stadio 2 si arriva ad un ricordo intorno al 70%, che scende verso il 60% in stadio 3 e sotto il 50% in stadio 4.
Quindi un’attività mentale è presente in tutto il sonno, anche se essa si differenzia essendo più concettuale, «pensiero-simile» in sonno NREM e più vivida, ricca in allucinazioni e drammatizzata, «oniricosimile» in sonno REM.

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