Frenulo corto (breve): sintomi, complicanze e trattamenti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FRENULO CORTO BREVE CURA TRATTAMENTO SINTOMI Legge 104 Avvocato Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Pene.jpgIn anatomia il frenulo del pene è quella sottile lamina tissutale che collega il glande al prepuzio, zona erogena particolarmente sensibile quando stimolata, perché riccamente vascolarizzata e dotata di moltissimi recettori nervosi del piacere. In seguito a malformazioni congenite e/o a rapporti sessuali ripetuti, si verifica un’inevitabile sollecitazione meccanica del frenulo, zona particolarmente delicata, quindi sensibile a micro lacerazioni e  piccoli tagli che, con il tempo, creano dolore e lesioni cicatriziali retraenti a livello del prepuzio che portano ad accorciamento del frenulo e quindi al frenulo corto (o breve). Il frenulo corto è in definitiva una caratteristica anatomica in cui il frenulo del glande appare più breve rispetto alla norma.

Sintomi di frenulo corto

Il frenulo corto porta a difficoltà nel movimento del prepuziodispareunia (dolore durante i rapporti) e fastidio durante l’erezione, con conseguente difficoltà al suo mantenimento. Tant’è vero che alcuni pazienti presentanti questa caratteristica anatomica lamentano un dolore acuto durante la penetrazione: il frenulo, essendo corto, rende difficile la scopertura del glande poiché viene ostacolato lo scorrimento normale del prepuzio. Inoltre, in simili frangenti, aumenta la probabilità di una spontanea lacerazione del frenulo stesso, a cui ne consegue un sanguinamento, provocato soprattutto dallo sfregamento con le pareti vaginali. Con un frenulo troppo corto, la condizione può degenerare, quindi provocare un vero e proprio incurvamento del glande verso il basso.
Alcuni pazienti che presentano un frenulo evidentemente corto tendono a lamentare un’eiaculazione precoce.

Trattamenti del frenulo corto

Il problema del frenulo corto spaventa molti uomini, perché potrebbe creare notevoli disagi e disturbi psicologici, soprattutto nella sfera sessuale: il paziente dovrà sottoporsi ad un controllo andrologico, a seguito del quale potrà risolvere il fastidioso problema tramite interventi correttivi chiamati frenulotomia o frenuloplastica.

  • Frenulotomia: intervento chirurgico che consiste principalmente nel recidere il frenulo del prepuzio; dopodiché i margini dell’incisione vengono suturati per rimediare al problema del frenulo breve (si ottiene l’allungamento del frenulo). Generalmente, l’operazione viene svolta in day-hospital, tramite anestesia locale: l’intervento è di breve durata. In seguito alla frenulotomia, il paziente potrebbe percepire una sensazione fastidiosa a livello genitale, dolore e sanguinamento; meno frequenti i casi di ematoma ed infezioni. Alcuni pazienti lamentano anche una modulazione delle sensazioni durante l’intimità con la partner. È indispensabile l’astensione dai rapporti per circa un mese, per permettere all’organo genitale di riacquistare completamente le proprie funzionalità.
  • Frenuloplastica: altra tipologia d’intervento volto alla risoluzione del frenulo corto. In questo caso, l’incisione del frenulo è trasversale ed i punti di sutura vengono applicati longitudinalmente: in questo modo, il pene risulta apparentemente più allungato. In un intervento tale, non pericoloso quando vengono rispettate tutte le condizioni igienico-sanitarie, gli effetti collaterali sono minimi; l’operazione di allungamento del frenulo dura meno di 30 minuti ed il paziente viene anestetizzato solamente in situ tramite pomata anestetizzante.

Grazie a questi semplici interventi, il paziente riacquista completamente la funzionalità del membro e guarisce completamente: il frenulo, dunque, torna dimensioni normali.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Terapista si spoglia davanti ai pazienti: “Così superano i blocchi psicologici legati al sesso”

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TERAPISTA SARAH WHITE SESSO SI SPOGLIA PAZI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgLe sue tecniche non sono certamente ortodosse, basta vedere il tipo di foto che si trovano sul web digitando il suo nome, ma Sarah White, sedicente psicoterapeuta americana di 28 anni, giura che funzionano alla grande per superare i problemi di porno-dipendenza da cui sono affetti i suoi pazienti. La giovane afferma di aver aiutato centinaia di uomini, tra cui molti personaggi famosi, ai quali ha permesso di spogliarsi e di praticare autoerotismo durante le sue sedute, condotta che, se a suo dire è servita per superare i loro blocchi psicologici, per l’ordine professionale degli Stati Uniti è decisamente immorale e contraria all’etica, motivo per cui alla donna è stata preclusa l’iscrizione nell’albo professionale e il fregio di chiamarsi ‘psicologa’, anche perché – a controllar bene – ha studiato biologia e non psicologia. Ma la White ha spiegato il suo approccio alla terapia sostenendo che “con la nudità c’è un immediato senso d’intimità, apertura e fiducia tra terapeuta e cliente, il quale si sente a suo agio nel confidarsi perché trova nella mia disponibilità a spogliarmi per lui un segno di fiducia e di mancanza di giudizio”. E poiché è davvero convinta della bontà della sua metodologia, non si è lasciata intimorire dalle accuse dei ‘tradizionalisti’ e adesso ha deciso di lavorare online, utilizzando la webcam per le sue sedute.

Leggi anche:

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui miei nuovi post, metti like alla mia pagina Facebook o seguimi su Twitter, grazie!

Vittimismo patologico e aggressivo: identikit e strategie di chi passa la vita a lamentarsi

MEDICINA ONLINE VITTIMISMO PATOLOGICO AGGRESSIVO STRATEGIE RABBIA COPPIA AMORE LITIGIO IRA RABBIA URLARE DIVORZIO.Non neghiamolo: prima o poi è capitato a tutti di fare “la vittima”, un po’ per essere compatiti, un po’ per essere consolati, un po’ per sentirci amati. Non c’è niente di male! Ma ci sono persone che si trasformano in vittime permanenti arrivando a soffrire di ciò che si potrebbe definire “vittimismo patologico cronico”. Queste persone consciamente o inconsciamente si travestono da false vittime simulando un’aggressione inesistente e scaricando la colpa degli avvenimenti sugli altri, liberandosi così da ogni responsabilità. Infatti, il vittimismo cronico non è una malattia, ma potrebbe portare con il tempo a sviluppare un disturbo paranoico quando la persona insiste continuamente a incolpare gli altri di tutti i mali di cui soffre. Inoltre, questo modo di affrontare il mondo genera una visione pessimistica della realtà, terminando per causare malessere tanto in chi si lamenta come in chi riceve la colpa. Nei casi più gravi la persona che cade nel vittimismo cronico finisce per alimentare sentimenti molto negativi, come rancore e rabbia, che sfociano in un vittimismo aggressivo. È il tipico caso di chi non si limita a lamentarsi ma attacca e accusa gli altri in maniera ossessiva, mostrandosi intollerante e violando in continuazione i loro diritti.

Locus of control

Prima di andare avanti è necessario familiarizzare con i termini inglesi locus of control (luogo di controllo). Il locus of control indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti realmente da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà. Grazie allo psicologo statunitense Julian B. Rotter, sono state classificate due tipologie di locus of control:

  • Interno: che è posseduto da quegli individui che credono nella propria capacità di controllare gli eventi. Questi soggetti attribuiscono i loro successi o insuccessi a fattori direttamente collegati all’esercizio delle proprie abilità, volontà e capacità.
  • Esterno: posseduto da parte di coloro che credono che gli eventi della vita, come premi o punizioni, non siano il risultato dell’esercizio diretto di capacità personali, quanto piuttosto il frutto di fattori esterni imprevedibili quali il caso, la fortuna o il destino. Le vittime patologiche croniche possiedono appunto questo secondo tipo di locus of control.

Leggi anche:

Identikit della vittima cronica

Ecco ora una lista di quattro caratteristiche tipiche di chi soffre di vittimismo cronico:

  1. Distorce la realtà. Le vittime croniche sono persone che credono fortemente che la colpa di ciò che accade loro sia sempre degli altri. In realtà, il problema è che hanno una visione distorta della realtà, come prima accennato hanno un locus of control esterno, e credono che tanto le cose positive come quelle negative che accadono loro non dipendano direttamente dalla loro volontà, ma da circostanze esterne. Le vittime esagerano gli aspetti negativi, sviluppando un pessimismo esacerbato che le porta a concentrarsi solo sulle cose negative che accadono, ignorando quelle positive.
  2. Si consola lamentandosi. Queste persone credono di essere vittime degli altri e delle circostanze, così non si sentono colpevoli o responsabili per nulla di ciò che accade loro. Di conseguenza, anziché “faticare” per risolvere o migliorare una certa situazione, preferiscono il ben meno faticoso “lamentarsi”. Questi individui non trovano solo una facile scappatoia nel lamento, ma provano spesso un vero e proprio piacere nell’atto di lamentarsi perché permette loro di assumere meglio il ruolo di “povere vittime” riuscendo così ad attirare l’attenzione degli altri. Queste persone non cercano aiuto per risolvere i loro problemi, si limitano esclusivamente a lamentarsi alla ricerca di compassione e protagonismo.
  3. Cerca continuamente dei colpevoli. Le persone che assumono il ruolo di eterne vittime sviluppano un atteggiamento sospettoso verso chi gli sta vicino: credono che gli altri agiscano sempre in mala fede. A questo proposito, spesso si affannano a scoprire piccole mancanze solo per sentirsi discriminati o maltrattati, e questo solo per riaffermare il loro ruolo di vittime. Così, finiscono per sviluppare ipersensibilità e diventano specialisti a scatenare una tempesta in un bicchiere d’acqua. A volte, quando non trovano niente da rimproverare agli altri, provocano ripetutamente la persona che gli sta vicino, in modo che quest’ultima sia portata a reagire, offrendo alla vittima la scusa per lamentarsi e tornare a fare la vittima.
  4.  Non è in grado di fare una autocritica onesta. Queste persone sono convinte di non avere nessuna colpa, che non ci sia niente da criticare nei loro comportamenti. Dal momento che la responsabilità è degli altri, non accettano le critiche costruttive e tanto meno fanno un esame di coscienza approfondito che potrebbe portarle a cambiare il loro atteggiamento. Per queste persone, gli errori e le colpe degli altri sono intollerabili, mentre le loro sono sottigliezze. Dopo tutto, sono loro le vittime.

Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni

Strategie tipiche della vittima cronica

Perché una persona assuma il ruolo della vittima ci deve essere un colpevole. Di conseguenza, per la vittima cronica è necessario sviluppare una serie di strategie allo scopo di far sì che l’altro assuma la colpa. Se non siamo consapevoli di queste strategie è probabile che cadiamo nella loro rete e che tutta la colpa ricada su di noi. Ecco le tre strategie più comuni:

1) Retorica vittimista e fallacie

La retorica di questa persona ha come obiettivo delegittimare gli argomenti del suo avversario. Ma non smentendo le sue affermazioni con argomenti più validi, piuttosto facendo in modo che l’altra persona assuma, inconsapevolmente, il ruolo di aggressore.
Come lo fanno? Semplicemente assumendo il ruolo di vittima nella discussione, in modo tale che l’altra persona sembri autoritaria, poco empatica o addirittura aggressiva. Questa strategia si conosce come “retorica centrista”, dato che la persona cerca di mostrare il suo avversario come un estremista, invece di preoccuparsi di confutarne le affermazioni. Pertanto, qualsiasi argomentazione che avanzi il suo avversario sarà solo una dimostrazione di malafede. Ad esempio, se una persona osa contrastare una lamentela con prove indiscutibili o statistiche provenienti da fonti attendibili, la vittima non risponderà con dei fatti ma userà fallacie logiche o dirà qualcosa del tipo: “Mi aggredisci continuamente, ora dici che sto mentendo” o “Stai cercando di imporre le tue opinioni, fammi il favore di chiedermi scusa”. 

2) Ritirata vittimista

In alcuni casi, l’argomento della vittima ha lo scopo di permettergli di sottrarsi alle sue responsabilità ed evitare di dover chiedere scusa o riconoscere il suo errore. Pertanto, cercherà di divincolarsi dalla situazione. Per raggiungere questo obiettivo la strategia è quella di screditare l’argomento del vincitore, ma senza ammettere che si era sbagliato. Come lo fa? Anche in questo caso, assume il ruolo della vittima, gioca con i dati a suo piacimento e li manipola come gli conviene per seminare confusione. Fondamentalmente, questa persona proietterà i suoi errori sull’altro. Ad esempio, se una persona risponde con un dato verificato che nega quanto già affermato, la vittima non riconoscerà il suo errore. In ogni caso, cercherà di ritirarsi in modo dignitoso dicendo qualcosa del tipo: “Questo fatto non nega ciò che ho detto. Per favore, non creare più confusione e caos” o “Mi stai incolpando di confondere gli altri, sei un maleducato, è chiaro che è inutile discutere con te perché non vuoi sentire ragioni”, quando in realtà a creare confusione è lei stessa.

3) Manipolazione emotiva

Una delle strategie preferite dalle vittime croniche è la manipolazione emotiva, tecnica spesso usata dagli uomini nei confronti di donne deboli caratterialmente. Quando questa persona conosce abbastanza bene l’altra parte, non esiterà a giocare con le sue emozioni per portare il gioco a suo favore e assumere il ruolo della vittima. Infatti, queste persone sono molto abili nel riconoscere le emozioni, così approfittano di qualsiasi piccolo dubbio o errore per usarli a loro favore. Come lo fanno? Scoprendo il punto debole del loro avversario e sfruttando l’empatia che può provare. Così, finiscono per farlo cadere nella loro rete, facendogli assumere la piena responsabilità ed il ruolo di carnefice della situazione, mentre loro restano tranquilli e comodi nel loro ruolo di vittime continuando a lamentarsi. Ad esempio, una madre che non vuole ammettere i propri errori, può dare la colpa al figlio dicendo qualcosa del tipo: “Con tutto quello che ho fatto per te, è così che mi ripaghi?”. Ma questo tipo di manipolazione è piuttosto comune anche nelle relazioni amorose, tra amici e sul posto di lavoro.

Leggi anche:

Come comportarsi con queste persone?

Il primo passo è rendersi conto che si tratta di una persona che assume il ruolo di vittima. Quindi resistere all’attacco evitando di rimanere intrappolati nel suo gioco. La cosa più opportuna da fare è dire che non abbiamo tempo per ascoltare le sue lamentele, che se ha bisogno di aiuto saremo lieti di darglielo, ma non siamo disposti a sprecare tempo ed energie ad ascoltare le sue lamentele. Ricordate che la cosa più importante è che queste persone non vi rovinino la vita scaricandovi addosso la loro negatività e, soprattutto, che non vi facciano sentire in colpa. Non dimenticate che vi può fare del male emotivamente solo colui al quale voi date il potere di farlo. Se la vittima è una persona a noi cara, cerchiamo per lui un aiuto medico e psicoterapico.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Con il tempo amiamo di più, ma scegliamo meglio chi amare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TEMPO AMIAMO PIU SCEGLIAMO CHI AMARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgMolti saranno d’accordo: le esperienze di vita fanno sì che la nostra cerchia di amici si riduca progressivamente fino a includere solo poche persone accuratamente selezionate. Non significa che con gli anni diventiamo insensibili o antisociali, ma solo che andiamo separando ciò che ci fa stare bene dalle zavorre e finalmente comprendiamo che non importa la quantità, ma la qualità delle relazioni che costruiamo. O almeno così dovrebbe essere!

Amo poche persone, ma quelle poche… le amo con tutto il cuore!

Gli anni aiutano a scegliere meglio

Mentre cresciamo e maturiamo avviene anche un altro fenomeno: le nostre priorità cambiano e ci interessa di più circondarci di persone che contano davvero, persone che apportano qualcosa e guardano nella nostra stessa direzione. Nella misura in cui ci resta meno da vivere, ci rendiamo conto che il tempo è un bene prezioso ed è comprensibile che vogliamo condividerlo solo con determinate persone. Così, a poco a poco, riduciamo la nostra cerchia di amici. A questo proposito, uno studio condotto presso l’Università di Rochester ha rivelato che all’età di 20 anni diamo priorità alla quantità di amici rispetto alla qualità, e ci sentiamo bene così. Ma col passare degli anni iniziamo a dare priorità alla qualità piuttosto che alla quantità. A partire dai 30 anni, avere dei veri amici ci aiuta a stare lontano da depressione e solitudine, migliorando il nostro equilibrio emotivo.

L’amicizia raddoppia le gioie e dimezza le tristezze

Durante tutta la vita il nostro concetto di amicizia va cambiando. Durante l’infanzia praticamente tutti i compagni di classe sono nostri amici, ma quando raggiungiamo l’adolescenza e la giovinezza iniziamo a selezionare il gruppo di amici, che si trasforma presto in un circolo chiuso, ma con il quale proviamo senso di appartenenza perché condividiamo gli stessi interessi e valori. In quel periodo della vita stiamo cercando la nostra identità. Ma più tardi, intorno ai 30 anni, quando abbiamo trovato il nostro posto nel mondo e sappiamo cosa vogliamo, selezioniamo meglio le persone che abbiamo intorno, le scegliamo in base a ciò che apportano e come ci fanno sentire. In quel momento vogliamo accanto persone che non solo raddoppino la nostra allegria, ma che ci aiutino anche ad alleviare il dolore. Vogliamo degli amici che ci capiscano e ci facciano sentire che siamo importanti per loro.

Con il tempo impariamo a valorizzare l’amicizia e diventiamo amici migliori

Nel corso del tempo non solo scegliamo meglio i nostri amici, ma ci rendiamo anche conto della loro importanza. Le esperienze che abbiamo vissuto ci hanno mostrato l’importanza di avere una spalla su cui piangere, una persona che ci motiva quando nessun altro lo fa o semplicemente qualcuno che è dalla nostra parte. Pertanto, compensiamo gli “amici” che andiamo perdendo con relazioni più mature, profonde e impegnative. Amiamo un minor numero di persone, ma le amiamo di più, ci compromettiamo di più. Con questi amici dell’anima creiamo un legame più profondo che non solo supera la prova del tempo, ma anche i disaccordi e le differenze d’opinione. Possiamo arrabbiarci con loro, ma sappiamo che saranno sempre dalla nostra parte quando ne avremo bisogno.

Certamente nell’era dei social network, dove molti sono ossessionati dal numero di “amici” e si vantano di quanti “seguaci” hanno questo è un messaggio su cui dovremmo riflettere attentamente.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fasi del desiderio sessuale: qual è la migliore età per il sesso?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Dietologo Nutrizionista Cellulite Cibo Psicologo Pene Studio Cuore Sex Amore Sessuologo Sesso ATTIVITA SESSUALE BELLEZZA PELLE RUGHEE’ sorprendente come nulla muti in fatto di sesso col passare degli anni. Almeno nella mente! Perché a 14 come a 80 anni uomini e donne sono sempre sessualmente attivi nella stessa misura. Certo il fisico non sempre aiuta, i problemi, la salute, l’intesa col partner sono fattori che influenzano l’erotismo, ma l’età avanzata, da sola, non influisce sulla libido. A 40 anni, soprattutto per le donne, si raggiungono i risultati più alti nella soddisfazione erotica, sia dal punto di vista qualitativo che da quello dell’intensità e della pratica di nuove fantasie.

Sono gli studiosi che lo dicono. l’Università del Texas con David Buss e i suoi colleghi hanno sottolineato come a 40 anni siano presenti fattori determinanti per l’amplificazione del piacere erotico : la maggiore consapevolezza del proprio e dell’altrui corpo e una maggiore disinibizione rispetto agli individui di 20 o 30 anni. Ma anche dopo i 40 anni il sesso è ugualmente appagante. Anzi, la sessualità matura, più mentale ed intensa, predilige i preliminari, si basa sull’intesa reciproca ed avvicina i partner. Dai 70 anni in poi, il sesso non sparisce dai pensieri degli individui. Con un’unica differenza, la donna, rispetto all’uomo, vive di più, ma pare che sessualmente si spenga prima di lui.

Alcuni studiosi dell’ Università di Chicago hanno pubblicato una ricerca in tal senso sul British Medical Journal. Non ditelo però a Jane Fonda che a 73 anni dichiara con orgoglio di avere una vita sessuale attiva e soddisfacente! Del resto la stessa Stacy Tessler Lindau, autrice della ricerca, ha constatato che il sesso è considerevolmente presente in tarda età negli uomini come nelle donne, ma solo se c’è la salute, una buona intesa col partner e l’assenza di problemi. E’ vero che ormai l’età media ha raggiunto i cento anni, di conseguenza non stupirà che una settantenne qualunque,oggi, abbia una vita sessualmente attiva, esca la sera e riesca anche a cambiare partner, pur senza essere Jane Fonda.

Effettivamente un’indagine del Censis ha rilevato che il 70% degli anziani tra i 61 e i 70 anni, uomini e donne, fanno regolarmente sesso e fra i 71 e gli 80 anni la percentuale si abbassa solo al 40%. In più chi pratica sesso a tutte le età gode di buona salute. Forse perchè il sesso influenza la salute o forse perché la salute stimola il sesso. Di certo le due cose vanno a braccetto. Secondo il Journal of the American Geriatric Society, comunque, chi pratica il sesso invecchia meglio. Tutto sta nel possedere la voglia di trarre sempre piacere dall’eros. Quella sì che è sempreverde, ma se non la si aveva a 20 anni è molto difficile che spunti in tarda età.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!