Sbadigliamo per sonno o per noia? Entrambe le risposte sono sbagliate. E allora perché lo facciamo? Continuate con la lettura per scoprirlo! La prossima volta che sbadigliate dopo aver visto qualcuno sbadigliare, non lo fate perché avete sonno ma per partecipare ad un antico rituale programmato che si perde nella notte dei tempi, che potrebbe evolversi per aiutare i gruppi a rimanere in allarme per rilevare il pericolo. Questa è la conclusione di uno studio ormai datato, ma mai smentito da successivi studi, dei ricercatori Andrew C. Gallup e Gordon G. Gallup, Jr. dell’Università di Albany, riportata nel “Evolutionary Psychology” (Volume 5.1., edizione, maggio 2007).
Questione di calore
Gli psicologi, dopo aver studiato lo sbadiglio degli allievi universitari, sono arrivati alla conclusione che le persone non sbadigliano perché hanno necessità di più ossigeno – come prima si pensava – lo sbadiglio funge invece da meccanismo di raffreddamento del cervello . Questa la scoperta fatta dagli psicologi dell’Università di Albany, dopo aver escluso, con esperimenti, altri fattori. Il cervello brucia fino ad un terzo delle calorie che consumiamo, di conseguenza genera calore. Secondo Andrew C. Gallup e Gordon G., i nostri cervelli – non diversi dai computer – funzionano efficientemente quando sono più freddi e sbadigliare raffredda il cervello. Per dimostrare la teoria della nuova ricerca, gli psicologi hanno prodotto il filmato recuperato dalla videocamera di sorveglianza. Nel filmato sono stati presi in esame gli sbadigli normali degli allievi e quelli contagiosi. Per realizzare l’esperimento, la metà delle persone cui è stato chiesto di respirare normalmente o attraverso la bocca, ha sbadigliato mentre osservava altri che sbadigliavano; quelli cui è stato chiesto di respirare solo con il naso, non hanno per nulla sbadigliato.
Impacco freddo sulla fronte
In un altro esperimento è emerso che lo sbadiglio contagioso non ha influenzato le persone che hanno tenuto un impacco freddo sulla loro fronte, comportandosi similmente a coloro che hanno respirato attraverso il naso. Contrariamente quelle persone che hanno tenuto sulla loro fronte oggetti un po’ caldi o alla temperatura ambiente, hanno sbadigliato, contagiati da quelli che sbadigliavano.
L’esperimento, ha indicato che non si sbadiglia quando il sangue – che affluisce al cervello -, è raffreddato con la respirazione nasale o con il raffreddamento della fronte.
Sclerosi a placche
E’ interessante notare che esperimenti recenti hanno collegato la sclerosi a placche, una malattia degenerante del sistema nervoso, ad una disfunzione termoregolatoria. Sbadigliare eccessivamente è un sintomo comune della sclerosi a placche, rilevata dai rapporti emersi su un certo numero di pazienti colpiti dalla malattia.
In conclusione, secondo la ricerca, lo sbadiglio serve per raffreddare il cervello quando la sua temperatura aumenta, ottimizzando i livelli di efficienza mentale. Di conseguenza, a detta dei ricercatori, quando l’elaborazione mentale ritarda e qualcuno sbadiglia, la tendenza contagiosa di altri a sbadigliare, potrebbe evolversi per promuovere uno stato d’attenzione collettivo, per rilevare un possibile pericolo.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Quando dico che la nostra pelle è acida, intendo che il suo pH si attesta a valori fisiologici al di sotto della neutralità: normalmente tale pH è compreso tra i valori 4,2 e 5,6 anche se i picchi possono raggiungere anche 7 (la neutralità). L’ampiezza di questo intervallo è spiegabile sulla base dei moltissimi fattori capaci di influenzare il pH cutaneo. Il grado di acidità della pelle riconosce infatti un certo grado di variabilità intra ed interindividuale; il pH cutaneo varia ad esempio sulla base della regione corporea considerata, della stagione, del sesso, delle fasi del ciclo mestruale, dei cosmetici e dei detergenti utilizzati, della flora batterica residente e del grado di sudorazione.
Una mia paziente mi ha inviato questa mail:
La pelle sensibile è una condizione estremamente diffusa tra la popolazione e spesso purtroppo sottovalutata. In assenza di patologie cutanee od infiammazioni evidenti, si definisce sensibile una pelle fragile e più predisposta a reagire (negativamente) ad agenti fisici o chimici irritanti rispetto ad una cute “normale”. Inoltre, una pelle sensibile è più suscettibile ad allergie, arrossamenti, irritazioni, prurito e bruciori cutanei. Ma non è tutto: le persone che lamentano un’ipersensibilità della pelle sono statisticamente più soggette alla formazione precoce di rughe ed altri inestetismi tipici del photoaging.
Si definisce mista una pelle non uniforme, che presenta zone molto aride e secche alternate ad aree impure, acneiche e grasse. La particolarità della pelle mista è dunque quella di presentare simultaneamente caratteristiche affini a pelle secca e pelle grassa. Quello della pelle mista è un disturbo estetico molto diffuso tra la popolazione; tant’è che la moderna cosmesi sta ancora oggi ricercando soluzioni sempre più appropriate per migliorare, quanto possibile, l’aspetto estetico e le caratteristiche intrinseche di questo tipo di pelle. Assodato che la pelle mista non è omogenea, perché caratterizzata da punti molto secchi intervallati da altri spiccatamente oleosi e grassi, vediamo dunque come si distribuiscono i differenti tipi di pelle nelle varie parti del volto e quali sono le caratteristiche principali.
La cute, oltre ad essere una mirabile unione di cellule, tessuti e annessi, interfaccia tra il nostro organismo e l’ambiente esterno, è un organo che esprime fortemente le differenze di genere, sia dal punto di vista fisiologico che strutturale, conseguenza principalmente del diverso assetto ormonale e genetico e dei fattori comportamentali. Negli ultimi decenni, la ricerca si è sviluppata in modo sostanziale, portando alla scoperta di sofisticate tecniche di misurazione delle pelle e delle sue caratteristiche: ora è possibile valutare in modo oggettivo le differenze fisiologiche tra la cute dell’uomo e della donna e argomentare quelle che in passato erano solo impressioni, come, ad esempio, il fatto che la pelle della donna sia più chiara rispetto a quella dell’uomo, distinguendo così i fatti dalle sensazioni.
Una pelle secca è una pelle sensibile, più facile a screpolature, fessurazioni ed irritazioni. Infatti, in una pelle troppo secca il sudore ed i grassi naturali non sono sufficienti a proteggerla da pressioni, sfregamenti ed insulti in genere. Da ciò si comprende come, in caso di pelle secca, sia necessario intervenire attraverso norme comportamentali idonee e cosmetici specifici. Un adeguato apporto idrico e la protezione dai raggi solari sono importanti, tra l’altro, anche per evitare che la cute si secchi ed appaia ingrigita. L’ambiente in cui si soggiorna, inoltre, non dovrebbe essere né troppo freddo, né troppo caldo; in modo particolare si ricercherà la giusta umidificazione. Quelli appena elencati sono accorgimenti semplici ma da non sottovalutare, perché mettono a riparo l’intero organismo, e non solo la cute, dai danni del tempo e dell’ambiente.