Differenza tra carta di credito, di debito (Bancomat) e prepagata ricaricabile

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sex Seno Pene Vagina Laser Filler Rughe Botulino Soldi CIBO TROPPO CARO RICCHIUna volta esisteva solo il Bancomat, ora invece esistono carte di credito, carte di debito, carte prepagate, carte conto tascabili… C’è indubbiamente il rischio di confondersi e non sfruttarne tutte le potenzialità, quindi proviamo oggi a spiegarvi la differenza tra le tipologie di carte più utilizzate.

Carta di debito (Bancomat)

Questa tipologia di carta, definita anche carta di pagamento, o più comunemente Bancomat (dal nome del circuito che utilizza in Italia), consente al suo possessore di utilizzare due servizi principali: il prelievo di denaro presso sportelli automatici e il pagamento del denaro presente nel conto, presso gli esercenti autorizzati. Con questa carta la spesa viene effettuata con la formula pay now, ossia la cifra spesa (o prelevata in contanti) viene addebitata immediatamente sul conto corrente o conto deposito al quale è associata la carta. Ciò significa che l’acquisto non è possibile laddove non ci sia disponibilità della cifra in conto o l’importo superi il massimale previsto dalla carta.

Carta di credito

Contrariamente alla tipologia precedente, con la carta di credito è possibile effettuare acquisti di importi superiori alla effettiva disponibilità del conto. Ciò in quanto il pagamento è regolato dalla formula pay later, ossia l’addebito in conto avviene in un momento successivo all’utilizzo della carta. Le carte di credito comuni (carta di credito a saldo) permettono di posticipare l’addebito alla metà del mese successivo all’acquisto, mentre le carte di credito revolving permettono di dilazionare l’addebito in più rate.

Differenza tra carta di debito e di credito

La principale differenza tra le due tipologie è dovuta quindi al momento in cui viene addebitata la spesa: con la carta di debito spendiamo del denaro di cui siamo già in possesso, con la carta di credito spendiamo non solo una cifra che già possediamo, ma anche una cifra che ipotizziamo di avere disponibile in un prossimo futuro, ma di cui non abbiamo possesso al momento dell’acquisto, fatto che potrebbe risultare un problema quando si soffre di shopping compulsivo. Esistono altre differenze tra i due prodotti: tipicamente la carta di credito è dotata di massimali più elevati, funziona su circuiti di pagamento diversi, e viene richiesta come cauzione per la fruizione di determinati servizi (noleggio auto, prenotazione hotel, ecc). Servizi di credito di questa tipologia prevedono dei costi (così come il fatto di disporre di denaro “in prestito”), tipicamente compresi in un canone annuo, una commissione sulle spese o una commissione sulla rateizzazione del pagamento, laddove previsto, mentre invece una carta di debito ha generalmente costo zero o comunque più basso.

Carta prepagata ricaricabile

È un mezzo di pagamento concesso dall’emittente (banca o società di credito) a fronte di un esborso iniziale da parte del cliente. La caratteristica fondamentale è che l’utente potrà spendere solo il contante precedentemente caricato sulla card. Per comprendere al meglio tale aspetto è utile fare un esempio pratico:
Se l’utente acquista una carta pregata ed effettua una ricarica di 500 euro, potrà completare acquisti per un valore minore o uguale del budget considerato. Se ad esempio l’utente compra abbigliamento per un valore complessivo di 700 euro l’operazione non andrà a buon fine!
Questo ci fa capire come tale strumento sia adatto soprattutto ad una clientela giovane: ad esempio studenti fuori sede che ricevono una ricarica periodica sulla propria carta per far fronte alle spese quotidiane. Fin dal momento della loro introduzione, le prepagate hanno riscontrato un largo successo in tutto il mondo: la clientela privata prima ed aziendale dopo continuano a preferire tale strumento di pagamento alle più costose carte di credito o bancomat visti i costi di gestione praticamente nulli ed un’operatività elevata. Le carte prepagate hanno infatti i costi di gestione più bassi di tutti gli altri sistemi elettronici di pagamento. Esempi di carte ricaricabili sono Postepay e PayPal.

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Differenza tra stampante inkjet (a getto d’inchiostro) e laser

MEDICINA ONLINE STAMPANTE PRINTER MARCA INKJET A GETTO DI INCHIOSTRO BIANCO NERO COLORI TONER COSTO PREZZO LASER AZIENDA CASA CASALINGA UFFICIO OFFICE VANTAGGI SVANTAGGI.jpgIl mercato delle stampanti ci offre oggi soluzioni molto diversificate per quanto riguarda la stampa, sia in fatto di tecnologia che di prezzo, per non parlare delle nuove stampanti 3D che stanno pian piano entrando anche nelle case di utenti “comuni”.  Attualmente la scelta principale è tra stampanti a laser o inkjet (“a getto d’inchiostro”).

Alcuni anni fa

Originariamente le stampanti laser erano più adatte in quelle aziende dalle elevate esigenze di stampa, dal momento che il loro prezzo di acquisto era molto elevato ed i vantaggi in termini di economicità si avevano solamente stampando un elevato volume di pagine al giorno, come tipicamente avviene in una grande azienda. Le stampanti a getto d’inchiostro, dall’altro lato, erano più economiche da acquistare ma i costi di stampa erano molto più elevati quindi il loro uso era preferibile nell’utente singolo e poco preferibile nelle grandi aziende. Negli ultimi anni però, la differenza di prezzo tra questi due macchinari si è molto ristretta, rendendo meno netta la distinzione tra i vantaggi dell’utilizzo di una rispetto all’altra, e viceversa. Così, per aiutarvi a capire quale sia l’opzione migliore per voi, abbiamo analizzato le loro differenze in una serie di aree chiave.

Acquisto e costi di stampa

Se cercate una stampante di qualità a prezzi contenuti, al giorno d’oggi, non c’è molta differenza di costo tra una inkjet e un modello laser. Entrambe le tipologie offrono anche la possibilità di fotocopiare immagini e scannerizzare documenti. Se stampate molto, vi consigliamo però di scegliere un modello laser per ammortizzare i costi nel tempo, dal momento che una cartuccia di toner può produrre fino a 3,000 pagine rispetto alle 180 ottenibili con una cartuccia per stampanti laser.

Differenza di qualità tra laser ed inkjet

In termini di qualità di stampa, entrambe garantiscono uno standard elevato, semplicemente riguardano aspetti diversi. Le stampanti laser sono in grado di produrre immagini dai colori più intensi e sono particolarmente indicate per la riproduzione accurata di grafici e tabelle anche su una normale carta per fotocopie. Se invece si vogliono stampare fotografie è consigliabile utilizzare una stampante inkjet per ottenere una riproduzione più naturale dell’immagine e riuscire a notare qualsiasi sfumatura di colore.

Differenza di efficienza tra laser ed inkjet

Un toner ha una vita nettamente superiore alle cartucce d’inchiostro, risultando in questo modo in un’efficienza superiore che si ripercuote non solo su un abbassamento dei costi di gestione ma anche in una riduzione del tempo impiegato per la sua scelta, acquisto e sostituzione.

Differenza di manutenzione tra laser ed inkjet

Garantire il buon funzionamento della vostra stampante durante tutto il corso della sua vita è di fondamentale importanza, sia che si tratti di un modello inkjet che di uno laser. In entrambi i casi, seguendo il libretto delle istruzioni le operazioni di manutenzione sono quasi sempre semplici e veloci. In alternativa avvaletevi di un tecnico specializzato che controlli periodicamente il funzionamento di questo macchinario.

Differenza di velocità di stampa tra laser ed inkjet

Anche nelle fasce basse di prezzo, le stampanti a getto risultano molto più lente di quelle laser nel processo di stampa. Se quello che cercate, quindi, è la velocizzazione del vostro lavoro, è consigliabile preferire un modello laser. Dopo questa attenta valutazione di somiglianze e differenze esistenti tra stampanti a getto d’inchiostro e laser, non vi resta che scegliere il modello più adatto alle vostre esigenze quotidiane.

In base alle caratteristiche qui elencate ed ai vantaggi e svantaggi di ognuna delle due tecnologie, speriamo vi sarà più semplice la scelta. Qui vi proponiamo alcune stampanti, ottime nella loro fascia di prezzo:

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Diventa mamma a 56 anni senza fecondazione assistita

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìAlcuni giorni fa una donna italiana di 56 anni ha dato alla luce una bimba, con parto naturale e dopo una gravidanza avvenuta senza procreazione assistita. La donna, già madre di altre due figlie, di 34 e 28 anni, risiede a Casale sul Sile, in provincia di Treviso. La bimba – riferiscono i quotidiani locali – è nata all’ospedale all’Angelo di Mestre, a fine dicembre, con un peso di oltre 3 chili e gode di ottima salute.

Un evento piuttosto raro, soprattutto in riferimento al fatto che la donna è rimasta incinta naturalmente, senza l’ausilio di tecniche di fecondazione assistita. Il compagno della donna, padre della bambina, è un sudamericano più giovane della compagna di 17 anni.

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BRCA: il “gene Jolie” non aumenta la mortalità per il tumore al seno

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIAI BRCA (Breast Related Cancer Antigens) 1 e 2, sono due geni che intervengono nel controllo del ciclo cellulare e codificano per la “proteina per la suscettibilità al carcinoma mammario”. Una loro mutazione aumenta di circa 8 volte il rischio di cancro alla mammella. I BRCA sono diventati “famosi” presso il grande pubblico nel 2013 per via della doppia mastectomia a cui si è sottoposta la famosa attrice statunitense Angelina Jolie. L’attrice ha infatti dichiarato di avere la mutazione del gene BRCA1 e secondo i medici aveva l’87% di rischio di sviluppare il cancro alla mammella e il 50% di rischio di sviluppare il cancro alle ovaie, dato che la madre, la nonna e la zia erano morte per la stessa causa e che ora, grazie all’asportazione delle mammelle, le probabilità sono calate al 5%.

Un nuovo studio

Un nuovo studio sembra però confermare che mutazione del BRCA, ormai soprannominato “gene Jolie”, non è la condanna a morte che prima si pensava, dato che se si ha un tumore al seno le probabilità di sopravvivenza sono le stesse rispetto alle pazienti che non hanno il DNA mutato. Lo studio è stato eseguito dall’università di Southampton e pubblicato dalla rivista Lancet Oncology, che ha anche trovato che la mastectomia dopo la diagnosi non ha effetti sulla speranza di sopravvivenza.

Mortalità uguale

Lo studio ha esaminato i dati di 2733 donne tra i 18 e i 40 anni che avevano avuto una diagnosi di tumore al seno, di cui il 12% aveva la mutazione. A dieci anni dalla diagnosi non erano sopravvissute al cancro 651 donne, e la mortalità è risultata uguale in entrambi i gruppi. Un terzo delle donne con la mutazione aveva optato per la doppia mastectomia, sottolineano gli autori, ma questo tipo di intervento non ha cambiato la probabilità di sopravvivenza. “Questo ci dice che l’intervento radicale non deve essere fatto subito, insieme agli altri trattamenti – sottolinea alla BBC Diane Eccles, l’autore principale -, anche se probabilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, venti o trent’anni dopo la diagnosi iniziale”.

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Arnica crema e olio: proprietà terapeutiche e controindicazioni

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTO BRACCO SINISTRO FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE ATTACCO CARDIACO CUORE GOMITO TENNISTA ICTUS INFARTO MIOCARDIO CANCRO TUMORE SENO MAMMELLAL’Arnica montana, spesso chiamata semplicemente “arnica” è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Composite che cresce spontaneamente nelle regioni alpine e prealpine: la si trova sulle Alpi del Trentino, nel Parco Nazionale dello Stelvio, e sulle Dolomiti, ma non solo. I fiori, completamente gialli e a forma di margherita sono la parte utilizzata in fitoterapia e in erboristeria, con lo scopo principale di contrastare il dolore osteo-articolare.

Quali sono le proprietà dell’arnica?

principi attivi contenuti nell’arnica (flavonoidi, triterpeni, lattoni sesquiterpenici come l’elenalina e olio essenziale) le conferiscono proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche, antidolorifiche e stimolanti la circolazione, ma deve essere utilizzata solo per via esterna. L’uso interno è stato infatti abbandonato perché l’assunzione di arnica in dosi medicinali può scatenare irritazioni gastriche e altri effetti collaterali, e attualmente le cure per via orale sono a base di diluizioni omeopatiche del rimedio. Oltre a ridurre il dolore dovuto a traumi quali urti e cadute, l’arnica favorisce anche il riassorbimento dei lividi. Inoltre ad alcune delle sostanze presenti al suo interno è stata attribuita la capacità di stimolare l’attività cardiaca, di alleviare il dolore tipico dell’angina pectoris e di contrastare i cali di pressione associati a variazioni meteorologiche.

Perché usare l’arnica?

L’arnica è utile in caso di ditorsionislogaturecontusioniematomi e flebiti superficiali. Inoltre può essere usata contro l’artrosi e, più in generale, i dolori muscolari e articolari, gli edemi da frattura e le emorroidi. Nonostante venga applicata solo esternamente, secondo alcuni studi preliminari riduce il dolore associato all’artrosi e riesce a migliorare la funzionalità delle articolazioni colpite dalla malattia tanto quanto un antidolorifico. Utilizzata 2 volte al giorno per 3 settimane riduce la rigidità delle articolazioni sia in caso di artrite al ginocchio che in caso di artrite alle mani. Grazie alle sue proprietà antisettiche trova impiego anche nelle infiammazioni della pelle e per trattare localmente acne, foruncoli, labbra screpolate e punture di insetto. Infine, l’arnica viene a volte proposta contro il mal di gola e altri disturbi, spesso in forma di rimedio omeopatico.

Come si usa l’arnica?

Il fiore di colore giallo, che tecnicamente viene definito “capolino”, viene raccolto e lasciato asciugare all’ombra. I fiori non saranno pronti fino a che non saranno completamente essiccati. Una tintura a base di arnica può essere preparata anche facendo macerare 10 grammi di radici secche in un bicchiere d’arnica per 20 giorni, avendo cura di sbattere l’infuso una volta al giorno. Il liquido che si ottiene dopo filtrazione del macerato deve essere conservato al buio e al bisogno può essere mescolato a glicerina e acqua (in rapporto 1:2:3) per ottenere una soluzione con cui fare impacchi sulla pelle non lesionata da piaghe o ferite cutanee.

Un altro uso casalingo dell’arnica prevede di mescolare 1 cucchiaio di tintura con 2 cucchiai di miele per ottenere una sorta di crema o pomata per la cura dei foruncoli.

Preparare in casa un rimedio fai da te a base di fiori di arnica è invece un po’ meno semplice. I volenterosi dovrebbero procurarsi acqua, 30 grammi di fiori, mezzo litro di alcol puro, un dado di canfora e un bicchierino di trementina. La ricetta prevede di lasciar macerare i fiori nell’alcol da 8 a 10 giorni. Dopo averli scolati si devono aggiungere trementina e canfora, agitare fino a che quest’ultima non si sarà sciolta e diluire con l’acqua. L’unguento ottenuto viene consigliato per un massaggio sulle aree sottoposte a stress dai reumatismi, ma dati i metodi di preparazione non c’è nessuna garanzia della sua efficacia. Diverso è il caso dei prodotti in cui i principi attivi dell’arnica sono quantificati in modo preciso. Dai fiori si ottiene l’estratto secco titolato in rutina minimo 1%, destinato al solo uso esterno, che può essere utilizzato anche in combinazione con altri rimedi offerti dalla natura, come l’artiglio del diavolo. L’arnica è utilizzata soprattutto sotto forma di pomate, creme o gel, l’ingestione è controindicata a causa dei possibili effetti collaterali.

Arnica in omeopatia

I prodotti che possono essere assunti per via orale sono quelli omeopatici. Nel loro caso il trattamento a base di arnica viene proposto in caso di lividi, dolore muscolare o associato a procedure chirurgiche (inclusa l’estrazione del dente del giudizio) e problemi alla vista associati al diabete, ma le prove della sua efficacia non sono sufficienti a certificarne i benefici. La possibilità di assumere arnica per via orale sotto forma di prodotti omeopatici dipende dal fatto che in questi rimedi l’arnica è diluita a tal punto da non essere presente in quantità rilevabili: questa caratteristica se da un lato rende i rimedi omeopatici sicuri anche nei bambini, dall’altra dovrebbero far riflettere il lettore sulla loro reale efficacia e sulla loro pericolosità quando il rimedio omeopatico ritarda l’assunzione di un rimedio della “farmacologia” ufficiale e dalla provata efficacia.

Leggi anche: Differenza tra omeopatia, fitoterapia ed erboristeria

Gli altri impieghi dell’arnica

L’arnica non è utilizzata solo a scopo medicinale. I suoi impieghi trovano spazio anche nell’industria alimentare, che utilizza l’arnica per conferire aroma a bevande, dessert freddi a base di latticini, dolciumi, gelatine e prodotti da forno. L’olio di arnica trova invece impiego in ambito cosmetico, dove viene utilizzato come ingredienti sia nella produzione di profumi che in quella di cosmetici vari, tonici per capelli e preparazioni anti-forfora.

Controindicazioni

Per precauzione può essere raccomandato di evitare l’assunzione dell’arnica per via orale in caso di pressione alta, perché potrebbe aumentarla ulteriormente. Per lo stesso motivo l’arnica non dovrebbe essere assunta in caso di battito cardiaco accelerato (potrebbe accelerarlo ulteriormente) o di disturbi all’apparato digerente come sindrome dell’intestino irritabile, ulcere e malattia di Crohn (perché può irritare l’apparato digerente).

Effetti indesiderati

In generale l’arnica è considerata un rimedio sicuro, almeno fino a che viene applicata sulla pelle per brevi periodi di tempo. Nei soggetti sensibili può però causare dermatite da contatto. Restano invece dei dubbi sulla sicurezza della sua assunzione per via orale; sulla base di queste preoccupazioni il governo canadese ha addirittura proibito l’uso dell’arnica come ingrediente nei cibi. Infatti se ingerita l’arnica può provocare disturbi al fegato, gastriti, nausea, irritazioni della bocca e della gola, vomito, diarrea, enterocoliti, cefalea, ipotensione arteriosa, fiato corto e palpitazioni. Nei casi più gravi, l’assunzione di dosi eccessivamente alte di arnica può danneggiare il cuore, aumentare le emorragie e portare a insufficienze d’organo. Per questo motivo vi consigliamo l’uso di arnica solo come applicazione cutanea che, allergia a parte, non ha alcun rischio.

Precauzioni

Creme e pomate non devono essere utilizzate sulla cute lesionata o in caso di dermatite. L’uso in gravidanza e durante allattamento è sconsigliato. Inoltre è bene tenere presente che l’arnica può scatenare reazioni allergiche in chi è allergico a piante della famiglia delle Asteraceae (note anche come Compositae), come l’ambrosia, il crisantemo, la calendula e le margherite. In caso di dubbi prima di applicare un prodotto sulla pelle è bene chiedere consiglio al proprio medico. Nel caso in cui si acquistino i fiori è necessario controllare che al loro interno non ci siano le larve della cosiddetta mosca dell’arnica. Questo insetto, noto agli scienziati come Phytomyza arnicae, depone le sue uova proprio nei fiori dell’arnica, dove le larve possono crescere indisturbate. La loro presenza può aumentare l’effetto irritante dell’arnica a livello della cute e potrebbe scatenare reazioni simili ad allergie. Per questo fiori contaminati da larve di Phytomizae arnicae, riconoscibili come piccolissimi puntini neri, devono essere scartati. Un altro insetto cui spesso ci si riferisce chiamandolo “mosca dell’arnica” è il Tephritis arnicae (o Trypeta arnicivora). Anche le sue larve sono accusate di compromettere le proprietà benefiche dell’arnica.

Interazioni

Non sono note interazioni con farmaci o altre piante. Dato, però, che un’eventuale assunzione per via orale potrebbe rallentare la coagulazione del sangue viene raccomandato di fare attenzione all’utilizzo contemporaneo di erbe, integratori o farmaci che interferiscono con questo processo, che includono anticoagulanti ed antiaggreganti. In caso di dubbio, chiedete consiglio al vostro medico curante.

Terapie e prodotti utili per contrastare il dolore

Vi riportiamo una lista di prodotti estremamente utili per contrastare i dolori articolari, ossei o muscolari ed indispensabili per accelerare i processi riabilitativi. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff di medici e fisioterapisti seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile:

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Differenza tra ulcera venosa e arteriosa

MEDICINA ONLINE ULCERA CUTANEA ARTERIOSA VENOSA INSUFFICIENZA  DIABETE FERITA LESIONE ABRASIONE CONTUSIONE PIAGA ESCORAZIONE DIFFERENZA RIPARAZIONE INTENZIONE ASETTICA MORSO SQUALO PIEDE DOLORE SANGUE VIOLENTA BISTURI.jpgIl termine “ulcera” in medicina indica una soluzione di continuo (cioè una interruzione) del rivestimento mucoso di un tessuto/organo, di diametro maggiore di 3 mm e di forma generalmente rotondeggiante od ovalare con margini più o meno netti. La lesione ulcerosa ha inoltre tre caratteristiche:

  • ha una riparazione lenta, difficoltosa o addirittura può essere caratterizzata da assente cicatrizzazione;
  • ha scarsa tendenza alla risoluzione spontanea, anzi tende ad aumentare di gravità e dimensione;
  • ha la capacità di penetrare a fondo nel tessuto fino ad arrivare alla completa perforazione della parete del viscere.

Le ulcere possono essere classificate in:

  • ulcere artero-venose (ulcere venose ed ulcere arteriose);
  • ulcere angiodermitiche;
  • ulcere nel linfedema;
  • ulcere post-traumatiche.

Le ulcere da insufficienza artero-venosa sono frequenti nei diabetici e si associano a fattori di rischio cardiocircolatorio (età, ipertensione arteriosa, tabagismo, obesità, dislipidemie, carenza di inibitori fisiologici della coagulazione, omocistinuria, neoplasie, interventi chirurgici, traumi, gravidanze, etc.).

Le ulcere da insufficienza venosa sono in genere l’esito di una insufficienza venosa cronica con conseguente aumento della permeabilità vascolare, deposizione di fibrina, fenomeni trombotici e trombo flebitici, acidosi tissutale locale ed infine riduzione dell’apporto di O tissutale con necrosi e formazione di lesioni ulcerative. Poiché il danno di questa eccessiva pressione dipende dalla differenza di pressione fra il sangue nelle vene e la pressione nei tessuti, aumentando la pressione nei tessuti la cellula torna ad ossigenarsi. Per fare questo serve un bendaggio non elastico, che eserciti una bassa pressione quando il paziente sta fermo e che invece comprima i muscoli quando il paziente cammina. Il bendaggio viene fatto dal medico insieme alla medicazione e rimosso quando la medicazione viene sostituita, cioè ogni 10-12 giorni circa. Guarita l’ulcera il paziente indosserà una calza elastica terapeutica o se il problema della ipertensione venosa dipende dalle vene varicose si procederà ad una correzione emodinamica CHIVA.

L’ulcerazione arteriosa è dovuta invece ad un ridotto apporto di sangue arterioso all’arto inferiore causata quasi sempre a malattia aterosclerotica delle grandi e medie arterie. Altre cause includono il diabete, tromboangioite (come la malattia di Bürger), vasculite, pioderma gangrenoso, talassemia e anemia falciforme, alcuni dei quali possono predisporre alla formazione di un ateroma (una placca formata da grassi, proteine e tessuto fibroso che si forma nella parete delle arterie e configura il quadro dell’aterosclerosi). Ulteriori danni al sistema arterioso si verificano con ipertensione concomitante con danno dello strato intimale dell’arteria. La riduzione dell’apporto di sangue arterioso porta a risultato come l’ ipossia e il danno tissutale. Episodi trombotici e ateroembolici possono contribuire al danno dei tessuti e la formazione di ulcere. L’ulcerazione arteriosa si verifica spesso dopo un trauma apparentemente banale o come il risultato di una pressione localizzata. La malattia vascolare periferica è più comune negli uomini di età superiore a 45 e le donne di età superiore a 55 e i pazienti possono avere una storia familiare di malattia aterosclerotica precoce. Fattori di rischio modificabili per la malattia vascolare periferica includono il fumo, iperlipidemia, ipertensione, diabete e obesità, con associata diminuzione di attività. I pazienti possono anche avere una storia di problemi vascolari generalizzate, quali infarto del miocardio, angina, ictus, e claudicatio intermittens.

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Dolore ed ulcerazione

  • Il dolore da ulcerazione arteriosa può essere presente a riposo e può essere alleviato dall’abbassare la gamba fuori dal letto oppure dal dormire in poltrona con le gambe giù.
  • Il dolore da ulcerazione arteriosa si accentua con la sopraelevazione dell’arto (a differenza del dolore tipico da ulcerazione venosa).
  • Il dolore da ulcerazione arteriosa  solitamente inizia in posizione distale rispetto all’ostruzione, muovendosi prossimamente come una progressione ischemica.
  • L’ ulcera stessa è spesso dolorosa, sia quella arteriosa che venosa.

Caratteristiche  e sintomi delle ulcere arteriose

Solitamente le ulcere arteriose insorgono lateralmente sulla gamba ed hanno bordi netti, mentre invece le ulcerazioni venose insorgono più spesso sulla superficie mediale o laterale della gamba e sono circondate da aree di cute atrofica e sclerotica. L’ulcerazione arteriosa in particolare si verifica spesso sopra le dita dei piedi, talloni, e prominenze ossee del piede. L’ulcera appare “perforata”, con bordi ben delimitate e pallida, non granuleggiante, spesso di base necrotica. La pelle circostante può esibire eritema scuro e può essere fredda al tatto, glabra, sottile e fragile, con una tessitura lucida. Le unghie si ispessiscono e diventano opache e potrebbero cadere. Può verificarsi anche gangrena delle estremità. L’ esame del sistema arterioso può mostrare una ridotta o assente polso nel dorso del piede e nelle arterie tibiali posteriori. Ci possono essere soffi nelle arterie prossimali delle gambe, indicando la presenza di aterosclerosi. I pazienti con ulcere arteriose hanno un ridotto tempo di riempimento capillare. Con il normale riempimento capillare, dopo la compressione del dito grosso o dorso del piede per pochi secondi, il colore della pelle dovrebbe tornare alla normalità in meno di due o tre secondi. Il ritardo nel ritorno del colore normale è indicativo di compromissione vascolare. Un ritardo di più di 10 a 15 secondi in cambio di colore dopo alzando un gamba ischemica a 45 gradi per un minuto (test di Bürger) indica una compromissione vascolare.

Caratteristiche  e sintomi delle ulcere venose

Le ulcere venose insorgono, in genere, in sedemediale, regione perimalleolare. La cute perilesionale appare iperpigmentata, per l’accumulo dell’emosiderina, con zone di atrofia bianca di Milligan, lipodermatosclerosi. Il fondo della lesione può essere fibrinoso o granuleggiante, con bordo poco rilevato o piatto, a forma irregolare. La sintomatologia dolorosa è, in genere, assente, o quando presente si attenua con la sopraelevazione dell’arto. I polsi periferici sono presenti. All’anamnesi si potrà evidenziare pregresse TVP o un’insufficienza venosa cronica di vecchia data mal curata. Possono essere presenti i segni delle patologie di base: prurito, crampi notturni, senso di peso, parestesie.

Cura e gestione delle ulcere arteriose

L’aumento del flusso sanguigno periferico tramite la chirurgia ricostruttiva (per la malattia diffusa) o angioplastica (per stenosi localizzata) è l’intervento più in grado di influenzare il processo di guarigione delle ulcere arteriose. Le indicazioni per la chirurgia per ischemia cronica comprendono: l’ ulcera non-healing, cancrena, dolore a riposo, e la progressione della claudicatio invalidante. Il paziente deve smettere di fumare, e il controllo del diabete, ipertensione, iperlipidemia deve essere ottimizzato. I pazienti possono trovare benefici a dormire in un letto con la testo sollevata, devono seguire semplici consigli sulla cura e la salute delle gambe.

Cura e gestione delle ulcere venose

Il cardine della terapia delle ulcere venose è rappresentato dal:

  • bendaggio elastocompressivo atto a correggere l’ipertensione venosa;
  • tecniche di medicazione specifiche per l’ulcera.

Per elastocompressione intendiamo l’applicazione sulla superficie di un arto di materiali atti a bilanciare condizioni d’ipertensione venosa e/o di stasi linfatica. Il passaggio di liquidi attraverso una membrana è regolato dalla legge di Starling,secondo la quale la forza di filtrazione (F) dipende dalla permeabilità della parete capillare (coefficiente di filtrazione )e dal gradiente si pressione idrostatica e oncotica tra sangue e tessuti. In presenza di un gradiente di pressione oncotica su una membrana semi-permeabile, capillare, si determina un passaggio di liquidi attraverso la barriera fino al raggiungimento della stessa concentrazione da entrambi i lati.L’applicazione esterna di una compressione provoca un aumento della pressione tessutale locale,riducendo la perdita dei fluidi ,determinando contemporaneamente un riassorbimento degli stessi nei vasi.

Camminare è benefico per entrambi i tipi di ulcera.

Guida per i pazienti nel proteggere le gambe e i piedi

  • mantenere la pelle idratata;
  • non camminare mai a piedi nudi;
  • assicurare che le scarpe siano della misura giusta (che non sfreghino e non comprimano);
  • fare attenzione affinché non vi siano oggetti estranei all’interno (delle scarpe come sassolini) prima di indossarli;
  • evitare sandali con dita aperte e scarpe a punta;
  • smettere di fumare;
  • esaminare i piedi quotidianamente per pelle screpolata, vesciche, gonfiore o rossore;
  • riportare al medico sintomi peggiorativi ad esempio: diminuzione della distanza camminata, dolore a riposo, dolore alla notte, cambiamento nel colore della pelle;
  • eseguire regolarmente esercizi entro i limiti di tolleranza e di dolore.

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Ecografia del seno [VIDEO]

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAME (2)L’ecografia della mammella è una tecnica diagnostica basata sugli ultrasuoni, pertanto innocua ed indolore, in grado di produrre immagini delle componenti della mammella, della parete toracica e delle stazioni linfonodali satelliti, in modo da analizzare l’eventuale presenza di lesioni benigne e maligne, come fibroadenomi, cisti e cancro, specie in pazienti giovani e/o con componente adiposa limitata. L’esame ecografico della mammella usa una sonda ad elevata frequenza (10 Mhz ed oltre), è di solito svolto durante la visita senologica, ed è completato da una accurata anamnesi, dalla palpazione della mammella e da eventuale mammografia. Durante l’ecografia al seno l’operatore muove lentamente la sonda sulla cute, precedentemente cosparsa di gel, della paziente per esaminare i tessuti sottostanti, soffermandosi su alcuni punti che possono essere “sospetti”, come mostrato nel video può essere visionato seguendo QUESTO LINK

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Differenza tra ulcera e piaga da decubito

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Piede di Charcot in paziente diabetico

Ulcera

Il termine “ulcera” in medicina indica una soluzione di continuo (cioè una interruzione) del rivestimento mucoso di un tessuto/organo, di diametro maggiore di 3 mm e di forma generalmente rotondeggiante od ovalare con margini più o meno netti. La lesione ulcerosa ha inoltre tre caratteristiche:

  • ha una riparazione lenta, difficoltosa o addirittura può essere caratterizzata da assente cicatrizzazione;
  • ha scarsa tendenza alla risoluzione spontanea;
  • ha la capacità di penetrare a fondo nel tessuto fino ad arrivare alla completa perforazione della parete del viscere.

Esistono molti tipi diversi di ulcera in base alle sue caratteristiche morfologiche, al tessuto dove si verifica ed alle cause che l’hanno determinata. Tipici esempi di ulcera sono l’ulcera gastrica e l’ulcera duodenale, che prendono il nome di “ulcera peptica” e sono causate nella maggioranza dei casi da un’infezione dello stomaco provocata dal batterio denominato Helicobacter pylori; altra causa importante di ulcera peptica è rappresentata dall’uso cronico/abuso farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’acido acetilsalicilico contenuto nella classica aspirina. Nell’uso comune il termine ulcera è divenuto ormai sinonimo di ulcera peptica, anche se ciò è errato in quando, come già accennato, l’ulcera può colpire anche altre tessuti, come l’esofago o il retto.

Le cause di ulcera sono diverse e di differente natura: meccaniche, chimiche, infettive, trofiche (per scarsa irrorazione dei tessuti periferici come avviene nelle u. vascolari e in quelle diabetiche), avitaminosiche, neoplastiche (ulcus rodens) e fisiche (raggi X e radiazioni ionizzanti).

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Piaga

Con “piaga” in medicina ci si riferisce ad un tipo particolare di lesione, caratterizzata dall’interruzione di uno o più tessuti esterni del corpo e provocata dall’ischemia (interruzione dei vasi sanguigni) e conseguente necrosi (morte cellulare) della cute e, in caso di piaga grave, dei tessuti sottostanti. Spesso le piaghe sono definite “ferite difficili” proprio perché – al contrario di ciò che avviene nella maggioranza delle ferite – le piaghe tendono ad essere “ferite croniche”, ovvero che non guariscono entro i 60 giorni dalla loro comparsa. Sia le ulcere che le piaghe sono quindi entrambe:

  • lesioni che determinano soluzione di continuità del tessuto
  • lesioni con profondità diverse in base alla gravità
  • lesioni che difficilmente guariscono, sia spontaneamente che curate, specie se gravi  profonde.

La differenza è che nell’uso comune “ulcera” si riferisce ad una lesione “interna” al corpo (specie relativamente al tessuto dell’apparato digerente), mentre “piaga” è riferita a lesioni “esterne” che riguardano la cute, almeno nelle prime fasi della malattia.

L’interruzione del flusso sanguigno, che porta alla morte del tessuto ed alla formazione della piaga, può essere determinata da varie cause esterne ed interne al corpo, come ad esempio una pressione cronica in un dato punto del corpo, insufficiente apporto ematico da varie cause e diabete.

Una delle cause esterne più frequenti di piaga sono le lesioni da decubito, cioè ferite che compaiono gradualmente in seguito alla pressione del peso del corpo su uno stesso punto della pelle, che viene compressa tra la prominenza ossea, (esempi tipici: anca o tallone) contro il letto o una sedia a rotelle. Le lesioni da decubito sono tipiche di persone che per motivi di disabilità fisica o anche psichica, hanno mobilità limitata (specie degli arti inferiori) o sono costretti a letto per lunghi periodi (coma, paralisi, frattura di femore in anziano…). La causa eziologica principale della piaga in questo caso è la pressione cronica, tuttavia è innegabile che la lesione è favorita da altri fattori, come ad esempio l’età avanzata del paziente o patologie croniche della circolazione.

Altri esempi di causa di piaga sono le insufficienze di arterie e vene, per cui non arriva il corretto apporto di sangue nel tessuto cutaneo, specie negli arti, poiché sono zone dette “periferiche” e la pressione in essi è inevitabilmente minore rispetto alle zone centrali del corpo, più vicine al cuore. Ancora un’altra causa tipica può essere la patologia diabetica, la quale se non curata determina un danno nel microcircolo che porta ad ipoperfusione di parti del tessuto che vanno incontro facilmente ad ulcerazione, tipicamente ai piedi (vedi foto in alto).

La guarigione da una piaga è quindi molto lenta e spesso risulta difficile, se non impossibile, rimuovere la causa che l’ha determinata: ad esempio risulta difficile impedire la formazione di piaghe da decubito in un paziente tetraplegico. Per tale motivo l’attenzione del medico, dell’infermiere e dell’OSS dovrebbe essere focalizzata soprattutto nella prevenzione della comparsa di questo tipo di ferite (ad esempio mobilizzando passivamente periodicamente il paziente) piuttosto che nella cura, spesso molto complessa, specie se la piaga va in profondità e/o si infetta, mettendo in alcuni casi addirittura a rischio la vita del paziente.

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