Crisi di mezza età maschile: come influisce sul matrimonio e come superarla?

MEDICINA ONLINE SESSO SESSUALITA ANZIANO 40 50 60 70 ANNI YO VECCHIO OLDIE PENE SPERMA EREZIONE RAPPORTO VIAGRA FARMACI PENETRAZIONE DISFUNZIONE ERETTILE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA LIQUIDO SEMINALE GIOVANE TESTICOLI SCROTOCome le donne, anche gli uomini sperimentano un periodo di scombussolamento quando arrivano ai 40 anni, la cosiddetta crisi di mezza età. Fondamentalmente, consiste nella difficoltà ad accettare il passaggio alla maturità, buttandosi alle spalle gli anni della giovinezza. I sintomi più chiari che segnalano una possibile crisi dovuta all’età negli uomini è la necessità di sentirsi nuovamente giovani. Da ciò deriva il desiderio di sperimentare avventure diverse che si sono dissolte per via degli anni o che al momento giusto non sono state realizzate. Un altro aspetto rilevante è l’ambizione alla “libertà”, spinta dall’esaurimento o dalla quantità di responsabilità che hanno in genere i capofamiglia. È frequente verificare che gli uomini in questa tappa (tra i 40 e i 50 anni) associano la giovinezza a libertà, adrenalina, emozione e divertimento, e iniziano a constatare che la propria vita è lontana da tutto questo. Si apre allora la porta della noia e del disinteresse per la vita che si conduce. A breve termine, queste esperienze risvegliano una quantità di emozioni che fa pensare di essere tornati quelli di prima, porta a uscire con gli amici e a svolgere attività proprie di età inferiori. A lungo termine, tuttavia, può diventare una situazione conflittuale nel matrimonio.

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Cosa succede a 40 anni?

Quando si compiono 40 anni, convergono vari fenomeni. Si è alla metà della vita (che mediamente negli uomini ha durata di circa 80 anni) ed è un momento di riflessione e rinnovamento. È la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, in cui ci si propongono cambiamenti in relazione alla direzione di vita. A questa età, gli uomini compiono un bilancio della propria vita a livello consapevole o inconsapevole. Valutano come vivono, come si sentono, se hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati, se il loro presente è il futuro che avevano tanto desiderato. In questo ripercorrere la propria vita, sono consapevoli del fatto che parti della loro esistenza non servono più. È per questo che alcuni uomini iniziano a interessarsi del proprio aspetto fisico anche se non l’avevano mai fatto prima, sono molto attenti alle tendenze della moda, si informano sulle cure della pelle e dei capelli, trasformano lo sport in una priorità e si dedicano a varie routine il cui scopo è recuperare o non perdere il proprio aspetto giovanile.

È qualcosa di nuovo?

La crisi di mezza età negli uomini non è niente di nuovo, è sempre esistita. Quello che è cambiato è il modo di relazionarsi tra uomini e donne, oltre agli stili di vita e alla difficoltà ad accettare l’età. Non è neanche una crisi esclusiva degli uomini, perché ne soffrono anche le donne pur se in circostanze del tutto diverse.

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Come può influire sul matrimonio?

La crisi dei 40 anni, se affrontata male, può diventare una minaccia alla stabilità matrimoniale se il rapporto non è nelle migliori condizioni. Se nella dinamica dell’amore coniugale la generosità non progredisce, i sacrifici richiesti dalla famiglia diventano sempre più costosi. Quando si inizia a mettere il cuore in cose estranee alla famiglia, come il successo professionale, una collega giovane e simpatica, il gruppo di amici… si spegna la luce della verità familiare e si raffredda il calore della tenerezza nell’amore. Il cuore diventa vuoto e bisogna cercare emozioni forti, che saranno sempre egoiste. La crisi di maturità nell’uomo si può superare applicando il senso comune, con una buona dose di dedizione e di lealtà, che è fedeltà, alla moglie e ai figli, anche se in alcune occasioni sarà opportuno ricorrere a una persona estranea per ottenere aiuto. L’unica via d’uscita degna della crisi dei 40 anni è accettare le proprie limitazioni e il ruolo concreto che la vita ha assegnato a ciascuno, sapere che le cose grandi si ottengono curando bene quelle ordinarie e quotidiane, assumere i doveri propri dell’amicizia, dell’amore e della professione scelta e dare alla vita il sì che deriva dalla serietà e dalla fedeltà. Con tutto ciò si ottiene quello che chiamiamo carattere, e le persone che lo raggiungono sono quelle in cui gli altri e la società confidano di più. Oltre a questo, è importante che la donna comprenda il marito e lo accompagni in questo processo anziché emettere rimproveri che non otterranno nulla. Anche se richiede uno sforzo da parte della donna, è fondamentale perché il problema arrivi a una soluzione positiva e non si trasformi da una crisi passeggera in una coniugale più grave e pregiudizievole. È anche bene che i coniugi approfittino di questa opportunità per “rinfrescare” il proprio rapporto, si propongano di compiere attività che spezzino la monotonia e godano della compagnia reciproca.

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Come superare la crisi?

Ecco alcune misure per prevenire o combattere le tappe conflittuali proprie o del partner, proposte dalla sociologa e cattedratica statunitense Barbara Weiss Hewitt:

  • Dare importanza a quello che si è raggiunto con tanto sforzo nel corso degli anni: partner, figli, amici, lavoro.
  • Avere un atteggiamento positivo nei confronti della propria vita e del futuro e valorizzare il vissuto anziché volerlo recuperare.
  • Lavorare sull’autostima nella giovinezza. Aiuterà a passare per questa età senza notare le condotte nocive che predispongono alla crisi. Modellare la struttura emotiva per poter rispondere con la forza necessaria una volta arrivato il momento.
  • Godere dei successi che si sono raggiunti e non dare un’attenzione esagerata a quello che è rimasto pendente.
  • Se si è caduti nella crisi, parlarne in famiglia. Le persone vicine devono sapere esattamente cosa si sta passando per poter agire in modo corretto. Prima si assume il conflitto, più rapidamente se ne uscirà.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Tecniche mentali per sconfiggere l’ansia da prestazione sessuale

MEDICINA ONLINE AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUPochi uomini affrontano l’ansia da prestazione sessuale iniziando dall’aspetto psicologico: diciamo che per risolvere il problema è sempre più facile e pratico iniziare dall’aspetto fisico, ma è un errore perché l’ansia è nella mente e non nel fisico. Esistono tanti metodi collaudati per affrontare e vincere l’aspetto psicologico. Esercizi che possono coinvolgere la coppia, con lo scambio di stimoli ma senza un approccio diretto. Evitando di fatto l’atto sessuale e la conseguente conclusione.

Ansia da prestazione

Il grosso problema nell’affrontare l’ansia da prestazione sessuale può diventare il volere ottenere l’eiaculazione o l’orgasmo ad ogni costo. Con la forte e reale possibilità di aggravare la situazione e ottenere l’esatto opposto. Aumentando invece che sminuire l’ansia da prestazione stessa. Il modo migliore per affrontare il tutto è iniziare a praticare il piacere e il divertimento all’interno della coppia. Con umorismo, senza avere troppo a cuore il prendere sul serio ogni attimo che si vive in intimità. Sia l’eiaculazione che l’orgasmo non devono assolutamente essere visti come un obiettivo da raggiungere. Non sono una regola e non dobbiamo fare in modo che lo diventino. Sono qualcosa che fanno parte dell’eventuale piacere del rapporto e non un obbligo incessante. Se poniamo la nostra attenzione sulla sola soddisfazione psicologica, insieme alla sensualità e al gioco dell’erotismo, è probabile che potrai constatare un notevole abbassamento dell’ansia da prestazione.

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Sei semplici consigli

Tra i vari rimedi che puoi adottare per vincere l’ansia da prestazione sessuale, sicuramente troverai utili e preziosi i seguenti sei consigli. Possono tranquillamente aiutare te e il tuo partner. A ridurre l’ansia ed avere così incontri intimi di gran lunga più piacevoli e pieni.

1) Sii fiducioso con il tuo partner durante il rapporto

Entrambi avete bisogno di sicurezza nel vivere il momento piacevole. Il problema non è certamente dovuto alla vostra mancanza di suscitare nell’altro piacere e desiderio sessuale.

2) Non interpretare il sesso come una prova di abilità

Non è una competizione. Utilizzare la parola “amore” invece che “sesso” può aiutare ad uscire da questa possibile visione. Il dare e ricevere piacere può essere vissuto in tanti modi diversi e non devono necessariamente essere identificati con l’erezione e l’atto fisico.

3) Fondere sé stessi e l’altro in un’armonia rilassante

Senza concentrarti esclusivamente sull’aspetto sessuale. Bensì su ogni attimo che può regalare godimento. Uno scambio infinito di stimoli. Approcciare con le tecniche di rilassamento come fosse un nuovo gioco, coinvolgendo sia te che il tuo partner. Con la respirazione profonda. Nell’insieme tutte queste cose sono un eccellente modo per iniziare a ridurre e annullare l’ansia da prestazione sessuale.

Leggi anche: Mancata erezione da ansia da prestazioni: 24 modi per combatterla

4) Esercitare la propria fantasia

La fantasia e l’ironia aiutano ad allontanare qualsiasi tipo di ansia. Inoltre, rendere al meglio con le fantasie erotiche non è mancanza di amore verso il proprio partner.

5) Non bisogna rendere il sesso una cosa “troppo seria”

Come fosse un compito da svolgere con efficienza. Il sesso è tutt’altro che una cosa “seria”! È importante usare tutte le forme di approccio a nostra disposizione. Come può essere un tocco leggero, tanti baci, infinite e ammalianti carezze. Sono tutte cose che possono tranquillamente dare piacere infinito, sciogliendo anche i più rigidi e spaventati. In questo modo allontaniamo per sempre da noi la possibilità di fallimento. Quella che in fondo è probabilmente la tua paura più grande e costante.

Leggi anche: Ansia da prestazione sessuale: cos’è e come combatterla

6) Una buona dose di umorismo

E’ forse la chiave di miglior lettura per ogni cuore disposto ad ascoltarci. L’umorismo non è mai fuori luogo. Neanche in un rapporto con l’altro sesso. Fosse anche solo per finalità sessuali. Il sesso dovrebbe essere la miglior espressione dell’allegria e del gioco, intriso di comicità, visto che è così bello non dovrebbe essere altrimenti!! Goditi il sesso come fosse uno dei tanti giochi che ami fin dalla tua infanzia. Metti sempre più da parte il giudizio verso te stesso, non devi superare alcun esame. Non devi affrontare nessuna competizione. Solo in questo modo puoi facilmente e con certezza abbassare ed annullare l’ansia da prestazione sessuale.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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Le confessioni di un mio paziente masturbatore cronico

MEDICINA ONLINE MASTURBAZIONE CRONICA COMPULSIVA OSSESSIVA VIDEO COOLIDGE PORNO WEB INTERNET ONLINE PORNOGRAFIA PORNOGRAFICO SEX SESSO SESSUALITA DISTURBO RIPETUTO EIACULAZIONE SPERMA TESTOSTERONE CERVELLO ORMONI UOMO DONNE.jpgCome abbiamo visto in altri articoli presenti su questo sito, il vortice della masturbazione compulsiva spesso porta alla disfunzione erettile a causa dell’effetto Coolidge (clicca qui per scoprire di cosa si tratta) e questo è uno dei motivi che portano i pazienti nel mio studio. Entrare nel vortice della masturbazione compulsiva non è difficile come qualcuno pensa ed anzi è facile per chiunque rimanervi invischiati, come è facile entrare – e rimanere – in qualsiasi dipendenza da sostanza o comportamentale, che sia il fumo, l’alcol, il gioco d’azzardo patologico, l’eroina o la cocaina.

Per comprendere meglio il problema, vi presento oggi un elenco di alcuni pensieri di un masturbatore cronico riguardo alla propria “attività”, che mi sono stati confessati da un mio paziente trentenne. Sono i tipici pensieri di chi ancora non comprende che alcuni tipi di masturbazione possono configurare una vera e propria patologia:

1) che problema c’è a masturbarsi tanto? Che sarà mai! Non faccio male né a me né agli altri… Non reco fastidio a nessuno quando lo faccio;

2) non faccio male alla mia salute, anzi la miglioro, visto che è assodato che la masturbazione non fa male alla salute, anzi fa bene: il mio medico di base mi ha detto che abbassa il rischio di cancro alla prostata;

3) masturbarsi è una cosa naturale, quindi non potrà mai farmi male: lo faccio ogni giorno da vent’anni e sto benissimo;

4) non ho tanti soldi da spendere in divertimenti: masturbarmi è un piacere che posso ottenere gratis;

5) posso fruire di una quantità di video porno illimitata: se mi “stufo” di un video, passo al successivo;

6) qualsiasi mia voglia recondita, può essere soddisfatta da video sempre più estremi e trasgressivi, quindi è una passione che posso portare avanti facilmente;

7) io non ho alcun problema: se voglio posso smettere di masturbarmi quando voglio, mica sono malato, basta evitare di farlo;

8) posso masturbarmi per tutto il tempo che lo desidero, quando e dove voglio;

9) quando mi masturbo, non devo sottostare a quello che la mia donna vuole;

10) quando mi masturbo, non vengo giudicato da nessuno e non ho paura di “fare cilecca”;

11) non ho successo con le donne e sono sempre solo, almeno masturbandomi provo quel piacere sessuale che mi manca;

12) mi annoio, masturbandomi il tempo passa divertendomi;

13) quando sono stressato, non c’è nulla di male se – anziché pensare al mio problema e cercare di risolverlo – allevio un po’ la tensione con una masturbazione;

14) a lavoro mi è capitato di andare in bagno a masturbarmi, certe volte metto da parte i miei impegni e rimango indietro col lavoro, per masturbarmi, ma alla fine nessun collega lo sa e comunque riesco a fare il mio lavoro, quindi non c’è alcun problema;

16) una volta ho preferito rimanere a casa a masturbarmi tutta la sera piuttosto che uscire con i miei amici;

17) preferisco masturbarmi al fare sesso con la mia ragazza;

18) potendo guardare donne bellissime che fanno cose estreme nei video porno, la mia donna ultimamente mi appare meno bella ed il fare sesso con lei è sempre più noioso;

19) subito dopo la masturbazione e l’orgasmo, a volte mi rendo conto che forse mi sto masturbando un po’ troppo e che forse è il caso di diminuire il numero di masturbazioni giornaliere, ma poi penso che è uno dei pochi piaceri della vita che mi sono rimasti, quindi come potrei vivere senza…;

20) quando mi viene voglia di masturbarmi, se non posso farlo mi prende l’ansia ma la reputo una cosa abbastanza normale, d’altronde anche se ho fame e non posso mangiare, provo fastidio;

21) internet è pieno di porno, se facesse male non potrebbero esistere tutti questi siti con video pornografici…;

22) ultimamente con la mia ragazza il sesso è meno soddisfacente e non riesco ad avere sempre una erezione, ma penso sia normale – dopo qualche mese insieme – che il sesso diventi un po’ noioso;

23) ultimamente ho considerato l’opzione di andare con una prostituta;

24) sono io che scelgo di masturbarmi o di non masturbarmi: niente mi costringe a farlo;

25) dopo che mi masturbo, a volte penso che non dovrei farlo più, ma dopo un paio d’ore mi sto già masturbando di nuovo, non riesco a smettere di farlo.

Tutti questi pensieri ricorrenti e giustificatori, simili a quelli di un tossicodipendente, a volte perfino contraddittori (“smetto quando voglio” e “non riesco a smettere”), uniti alla spropositata quantità di materiale pornografico reperibile gratuitamente in rete in qualsiasi momento e posto grazie ad un semplice smartphone, rendono il vortice della masturbazione compulsiva con video porno online, molto difficile da spezzare e trasformano un gesto originariamente naturale e fisiologico, come la masturbazione, in una schiavitù giornaliera. Il masturbatore compulsivo spesso non si sente “malato”, né esternamento appare come tale, perciò non interviene ed il problema peggiora progressivamente, anche perché – rispetto ad altre tossicodipendenze – è facilmente occultabile dietro l’apparenza di una vita “normale”. La “vita masturbatoria” divenda un “oscuro passeggero” che accompagna l’individuo ed è in grado di interferire con la sua vita relazionale, sociale e professionale. Peggiorando anno dopo anno, i normali video pornografici cominciano ad apparire meno eccitanti del solito ed alcuni arrivano a compiere atti illegali per continuare a masturbarsi con sempre maggior piacere, cosa che può comportare conseguenze distruttive per la vita del paziente, portando ad esempio a divorzi, licenziamenti e processi penali.

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Mi masturbo una volta al giorno: soffro di masturbazione compulsiva o no?

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“Mi masturbo ogni giorno: è normale?”

E’ una domanda che mi sento fare spesso dai miei pazienti maschi, che riferiscono di masturbarsi “solo” una volta al giorno. La prima cosa di dire è che, come avviene per quasi tutte le malattie psichiatriche, anche per la masturbazione compulsiva è valida la stessa domanda:

masturbarti ogni giorno interferisce/ha interferito o no con la tua vita privata, col tuo lavoro, con la tua vitalità, col tuo tempo libero o con la tua fedina penale?

Se a causa della masturbazione compulsiva, e relativa dipendenza dal porno online a cui è quasi sempre legata, ti ritrovi a:

  • accumulare migliaia di video pornografici sul tuo pc, smartphone o tablet;
  • avere problemi nei normali rapporti sessuali con la tua partner (disfunzione erettile, calo di libido, eiaculazione ritardata, anorgasmia…);
  • considerare la masturbazione più appagante rispetto ad un rapporto sessuale con un partner reale;
  • evitare di andare a lavoro o a scuola per avere più tempo per poterti masturbare;
  • evitare rapporti sessuali con un partner reale per poterti dedicare alla masturbazione;
  • chiuderti in una stanza a masturbarti per ore, evitando l’eiaculazione per prolungare il piacere (pratica chiamata “edging“);
  • masturbarti passando molto rapidamente da una scena all’altra e da un video all’altro alla ricerca dell’inquadratura “giusta” su cui raggiungere l’orgasmo;
  • aver bisogno ogni giorno di video nuovi, diversi dai precedenti e sempre più estremi per provare eccitazione;
  • masturbarti in luoghi inusuali, ad esempio in auto, sul lavoro, in spiaggia;
  • interrompere ciò che stavi facendo, con lo scopo di masturbarti;
  • avere una diminuzione di efficienza sul lavoro;
  • desiderare di masturbarti mentre stai a lavoro;
  • pensare spesso di voler visionare materiale pornografico o volerti masturbare in posti dove non puoi farlo, provando una sensazione di fastidio/ansia a riguardo;
  • avere una sensazione di stanchezza cronica ma inspiegabile con relativo calo nelle performance sportive e/o cognitive;
  • evitare a volte di masturbarti per uno o due giorni solo con lo scopo di poter provare un orgasmo più potente alla successiva masturbazione;
  • rubare tempo ai tuoi hobby per masturbarti;
  • compiere atti illegali per masturbarti in maniera sempre più eccitante (ad esempio masturbarti in pubblico, spiare altre persone nude o visionando materiale pornografico illegale);

allora forse (anzi probabilmente!) soffri di masturbazione compulsiva, anche se lo fai “solo” una volta al giorno, specie se porti avanti questo comportamento:

  • in modo continuato da molto tempo (mesi o anni) e senza “periodi di pausa”;
  • pur avendo un partner;
  • avendo più di 20/25 anni ed avendo quindi da molti anni superato la fase di “tempesta ormonale” tipica della pubertà.

Alcuni comportamenti potrebbero facilitare la diagnosi. Se tendi contemporaneamente ad essere soggetto a comportamenti ossessivi compulsivi e/o a:

o simili, la probabilità che tu effettivamente soffra di masturbazione compulsiva, aumenta, anche se ti masturbi “solo” una volta al giorno.

La diagnosi definitiva di masturbazione compulsiva, spetta ovviamente ad un medico esperto in questo campo, ad ogni modo è relativamente semplice capire se siete davvero dipendenti dal porno online e dalla masturbazione compulsiva, anche se lo fate “solo” una volta al giorno. Fate questo facile esperimento, non esattamente scientifico, ma efficace: domani mattina, appena svegli, dovrete evitare di visionare/scaricare video pornografici o altro comportamento che abbia come fine l’eccitazione sessuale, inoltre dovrete evitare di masturbarvi per tutto il giorno, meglio ancora se decidete di non farlo per due o tre giorni di seguito o – se siete più audaci – per una settimana. La regola è di non masturbarsi del tutto, quindi “non vale” masturbarsi senza raggiungere l’orgasmo o farlo senza visionare materiale pornografico: non dovete proprio neanche iniziare a farlo e neanche dovete visionare materiale pornografico di qualsiasi tipo (anche solo audio) pur senza masturbarvi. Dovrete inoltre evitare qualsiasi comportamento che abbia lo scopo di procurarvi piacere sessuale.

  • Se durante la giornata vi ritroverete a pensare spesso di volervi masturbare, ma “per colpa” dell’esperimento non potete farlo e ciò vi crea una certa ansia, allora probabilmente siete – almeno lievemente – dipendenti dalla masturbazione e dal neurotrasmettitore dopamina quotidiano che essa vi procura.
  • Se “non vedete l’ora” che l’esperimento finisca, per potervi finalmente masturbare di nuovo, allora è molto probabile che siate dipendenti dalla masturbazione compulsiva.
  • Se vi “consolate” pensando che, grazie all’astinenza, proverete maggior piacere sessuale quando vi masturberete nuovamente, ciò potrebbe indicare dipendenza comportamentale di tipo sessuale.
  • Se durante questo esperimento accumulate ansia che diminuisce solo se e/o appena ritornate a masturbarvi, è molto probabile che siate dipendenti dalla masturbazione compulsiva.
  • Se non riuscirete a resistere nemmeno un giorno senza masturbarvi, siete probabilmente dipendenti.

Questo è un semplice esperimento che può essere usato per qualsiasi dipendenza da sostanze: da nicotina, da cocaina, da eroina, perfino dalla “semplice” caffeina (nel caso della masturbazione compulsiva la sostanza che crea dipendenza è la dopamina rilasciata dal cervello durante l’orgasmo). In ogni caso, come già prima accennato, la diagnosi definitiva di masturbazione compulsiva spetta solo al medico a cui dovrai riferire, senza alcuna vergogna, le tue abitudini ed i tuoi dubbi.

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Perversioni sessuali (parafilie): dagli insetti sulle parti intime fino ai pannolini sporchi e le mestruazioni

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PSICHIATRIA MEDICINA DELLE DIPENDENZE DIRETTORE MEDICINA ONLINE SESSO SESSUALI SEX ADDICTION FROTTEURISMO FROTTEURISM AUTOBUS METRO TOCCARE STRUSCIARE PENE PALPARE SEDERELe perversioni sessuali, anche dette parafilie, sono disturbi del desiderio sessuale rappresentati da ricorrenti impulsi, fantasie o comportamenti che sono considerati sessualmente eccitanti da alcuni soggetti, al contrario della maggior parte delle persone che tende a considerarle amorali o che prova disgusto e repulsione verso di esse.

Le perversioni si possono distinguere in

  • perversioni dell’atto: perversione dell’atto si tratta della sostituzione del coito con altre pratiche sessuali, ad esempio nel masochismo l’eccitazione del coito è sostituita dall’eccitazione data dalla sottomissione all’altro;
  • perversioni dell’oggetto: si assiste ad uno spostamento dell’oggetto del desiderio sessuale, che non è più il partner, ma un oggetto, un bambino o un anziano.

Le perversioni possono inoltre riguardare:

  • la fantasia: il soggetto si eccita solo nel pensare alla perversione, a ciò può far seguito o meno la messa in atto della perversione stessa;
  • il comportamento: il soggetto mette in pratica o tenta di mettere in pratica la perversione nella vita reale.

Pur non essendoci virtualmente alcun limite alle perversioni sessuali – se non quello della infinita fantasia umana – la maggior parte di esse tendono a riguardare:

  • l’attribuzione di un significato sessuale ad oggetti inanimati e ad un loro particolare uso;
  • il ricevere e/o infliggere sofferenza fisica o psicologica a se stesso o all’altro;
  • l’attuare pratiche sessuali in posti che la maggior parte delle persone troverebbero con poca privacy;
  • il compiere atti sessuali con bambini, disabili, anziani o persone non consenzienti.

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Il comportamento messo in atto nella perversione è esclusivo, cioè è l’unico che è in grado di provocare eccitazione, il concetto di esclusività è quindi fondamentale nella comprensione delle perversioni (parafilie), in quanto molti dei comportamenti (ma non tutti) che le caratterizzano possono far parte di “normali” relazioni sessuali, insieme ad un’ampia gamma di altre pratiche sessuali, mentre la persona che soffre di una parafilia può eccitarsi sessualmente quasi solo ed esclusivamente mettendo in atto il comportamento che caratterizza la sua perversione. Ecco un elenco di alcune perversioni sessuali, alcune molto diffuse, altre meno:

  • Masochismo: l’eccitazione, sia nelle fantasie che nel comportamento reale del soggetto, deriva dall’essere umiliato, picchiato o fatto soffrire in qualche modo dal partner.
  • Sadismo sessuale: l’eccitazione deriva dall’infliggere sofferenza psicologica o fisica al partner.
  • Esibizionismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’esibire i propri genitali ad un estraneo quando non se lo aspetta e che di conseguenza non è consenziente.
  • Cuckoldismo o troilismo: il piacere sessuale è derivato dal vedere il proprio partner in attività sessuale con un’altra persona o dal sapere che il partner ha una relazione con una terza persona.
  • Cronofilia: l’eccitazione deriva dall’avere rapporti sessuali con un partner con un’età molto differente dalla propria.
  • Feticismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’assegnare ad oggetti inanimati, frequentemente scarpe femminili o biancheria intima femminile, un significato sessuale. L’oggetto può essere usato – per raggiungere piacere – in vari modi, ad esempio leccandolo o strofinandolo su pene, seno o clitoride.
  • Abasiofilia: perversione sessuale riguardante persone con difficoltà motorie.
  • Symphorophilia: il piacere sessuale è derivato dal guardare un disastro mentre si verifica, come ad esempio assistere ad un incidente d’auto a un o incendio.

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  • Fornifilia: l’eccitazione sessuale deriva dal chiudere se stessi o un’altra persona in un mobile.
  • Acrotomofilia: perversione sessuale che riguarda persone amputate.
  • Vorarephilia o antropofagolagnia o antropofagia: l’eccitazione sessuale deriva dal pensiero di cannibalismo, cioè mangiare letteralmente un’altra persona (viva o deceduta) o dall’essere mangiati da qualcun altro.
  • Agalmatofilia: perversione sessuale che riguarda statue, manichini, oggetti con figure antropomorfe.
  • Apotemnofilia: l’eccitazione sessuale deriva dalla fantasia di essere amputati.
  • Algolagnia: perversione sessuale che riguarda il dolore nelle zone erogene, è diverso dal masochismo.
  • Frotteurismo: l’eccitamento sessuale deriva dallo strofinarsi con il corpo – specie con i genitali – contro un’altra persona che non è consenziente, il “frotteur” è colui che si strofina. La pratica viene messa in atto in posti affollati, dove il comportamento può essere facilmente occultato dal frotteur, ad esempio in un autobus affollato o ad un concerto in piedi.
  • Pedofilia: l’eccitamento sessuale deriva da immaginare o mettere in pratica attività sessuali con bambini di non più di tredici anni, la persona che mette in atto questo comportamento deve aver raggiunto la maturità genitale, avere almeno sedici anni ed essere maggiore del bambino di almeno cinque anni. L’attrazione per gli adolescenti è definita invece con i termini poco usati pederastia, efebofilia e ninfofilia.
  • Travestimento o omovestitismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’indossare abiti dell’altro sesso da parte di un eterosessuale.
  • Mysofilia: è l’attrazione sessuale verso persone o oggetti sporchi.
  • Voyeurismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’osservare, non essendo visti, persone nude, che si spogliano o che sono impegnate in attività sessuali.
  • Coprofilia: l’eccitamento sessuale deriva dall’osservare o maneggiare le feci.
  • Coprofagia: l’eccitamento sessuale deriva dal mangiare le feci.
  • Urofilia: l’eccitamento sessuale deriva dall’urinare o dal farsi urinare addosso, oppure dal bere urina.
  • Scatologia telefonica: l’eccitamento sessuale deriva dal fare telefonate oscene a sconosciuti.

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  • Spermatofagia: l’eccitamento sessuale deriva dall’ingerire, o far ingerire ad altri, lo sperma.
  • Dorafilia: feticismo a causa del quale si prova attrazione e piacere sessuale nel contatto con indumenti in pelle animale e pellicce.
  • Infantilismo: è il desiderio sessuale nato dalla perversione di indossare pannolini e di essere trattato come un neonato o un bambino.
  • Branding: l’eccitamento sessuale derivante dall’introdurre nel proprio corpo oggetti che bruciano.
  • Asfissiofilia o asfiziofilia: l’eccitamento sessuale derivante dallo strangolamento di se stessi o degli altri e dalle pratiche che portano ad esso.
  • Autagonistofilia: l’eccitazione sessuale deriva dall’idea di poter esser visto durante l’atto sessuale da altre persone grazie ad una ripresa video.
  • Onirofilia o sonnofilia: l’eccitamento sessuale derivante dal praticare attività sessuali con persone che dormono.
  • Autassassinofilia: l’eccitazione che deriva dal vivere situazioni pericolose o dall’idea di compiere atti sessuali durante situazioni pericolosi o che mettono a rischio l’incolumità del soggetto.
  • Autandrofilia: l’eccitazione sessuale viene procurata in una donna quando si immagina di essere un maschio.
  • Autoginefilia: l’eccitazione sessuale viene procurata in un uomo quando si immagina di essere una femmina.
  • Braquioproctosigmoidismo: l’eccitamento sessuale derivante dall’introdurre armi nell’ano.
  • Biastofilia: l’eccitamento sessuale derivante dal mettere in atto assalti imprevisti e violenti ai danni di vittime non consenzienti.
  • Hiphenophilia: l’eccitamento sessuale derivante dal contatto con peli e capelli.
  • Necrofila, cioè l’eccitamento sessuale derivante dall’avere contatti sessuali o veri e propri rapporti con cadaveri o parti di cadaveri.
  • Altocalcifilia: il feticismo di chi trae piacere dall’osservare o indossare scarpe dai tacchi alti.
  • Zoofilia: l’eccitamento sessuale derivante da atti sessuali o rapporti sessuali con animali.
  • Prostitutofilia: l’eccitamento sessuale derivante dai rapporti sessuali con le prostitute.
  • Bondage: l’eccitamento sessuale deriva dalla legatura e costrizione fisica di se stesso e/o del partner, in modo consensuale. È possibile sia legare con corde, sia con corsetti, cappucci, bavagli, o catene.
  • Capnolagnia: feticismo del fumo basato sull’osservazione di una persona che fuma.
  • Transessuofilia: l’eccitamento sessuale derivante dai rapporti sessuali con transessuali.
  • Gynandromorfofilia: attrazione verso i transessuali o i transgender donna.
  • Gynemimetofilia: attrazione verso i transessuali o i transgender donna.
  • Amartofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla convinzione che le azioni che si stanno compiendo o i propri pensieri siano fonte di peccato e di perdizione.
  • Agorafilia: attrazione verso l’atto sessuale consumato in spazi aperti (non nel farlo davanti ad altre persone).
  • Maieusofilia: l’attrazione sessuale è rivolta alle donne incinte.
  • Spectrofilia: è il desiderio sessuale scaturito dall’idea di fare sesso con un fantasma.
  • Formicofilia: è il desiderio sessuale nato dalla perversione di essere ricoperto di insetti sul corpo, specie nelle parti intime.
  • Chelidolagnia: provare piacere sessuale nell’idea di disprezzare il partner
  • Clismofilia: l’eccitamento sessuale derivante dall’utilizzo di clisteri.
  • Sitofilia: l’eccitamento sessuale derivante dalle attività sessuali con le bambole.
  • Autoematofilia: eccitarsi all’idea di far sanguinare se stessi.
  • Autonepiofilia: l’eccitazione deriva dall’immaginare se stessi come un infante.

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  • Macrofilia: è il desiderio sessuale scatenato dall’idea di avere un rapporto sessuale con un gigante.
  • Sacofricosis: l’eccitazione sessuale è derivata dal masturbarsi in pubblico senza che nessuno se ne renda conto grazie ad un buco nella tasca dei pantaloni.
  • Meccanophilia: l’eccitazione sessuale è conseguente alla visione, l’utilizzo diretto o indiretto di macchine o attrezzature, come biciclette, veicoli, elicotteri, aeroplani.
  • Furniphilia: l’eccitazione sessuale deriva nel sottoporsi o sottoporre altri a varie forme di travestimento del corpo, tali da rendersi o renderli simili, nell’aspetto o nella funzione, a un oggetto di arredamento.
  • Dacrifilia: perversione sessuale legata al pianto o alle lacrime.
  • Feticismo del pannolino usato: essere attratti dai pannolini usati.
  • Emetofilia: essere attratti sessualmente dal vomito, perversione sessuale.
  • Erotofonofilia: perversione sessuale riguardante gli omicidi.
  • Agonofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla lotta o dall’osservazione di persone che combattono come nella lotta, nel wrestling, nella boxe e nelle arti marziali, avendo uno stretto contatto intimo, specie tra testa e genitali.
  • Coprolalia: il soggetto si eccita nell’utilizzare continuamente, in modo compulsivo e incontrollabile, un linguaggio osceno e volgare.
  • Omorashi: il piacere sessuale è derivato sia dall’avere la vescica piena sia dal guardare qualcun altro con la vescica piena.
  • Morfofilia: attrazione verso alcune forme particolari del corpo.
  • Mucofilia: attrazione sessuale verso il muco.
  • Narratofilia: attrazione sessuale verso l’ascolto di parole volgari.
  • Nasofilia: attrazione sessuale verso il naso.
  • Oggettofilia: attrazione sessuale verso oggetti specifici inanimati.
  • Oculolincuts: eccitazione causata dall’idea di leccare gli occhi.
  • Oculofilia: eccitazione legata ad attività sessuali che riguardano gli occhi.
  • Olfattofilia: perversione sessuale che riguarda l’eccitarsi con un odore specifico.
  • Infantilismo parafilico: l’eccitazione deriva dall’idea di essere trattati da altri come se fossimo un bambino.
  • Autovampirismo: perversione che riguarda l’immaginazione di se stessi come un vampiro che a volte implica l’ingestione del proprio sangue.
  • Autozoofilia: l’eccitazione deriva dall’immaginare, durante l’atto sessuale, di essere un animale.
  • Biastofilia: perversione sessuale che riguarda la violenza sessuale su una persona non consenziente.
  • Cremastistofilia: l’eccitazione deriva dall’idea di essere derubati.
  • Acusticofilia: eccitazione sessuale che deriva dall’ascolto di determinati suoni come mugolii, gemiti, sospiri oppure canzoni, frasi specifiche o ancora una certa lingua.
  • Ematolagnia: perversione sessuale che riguarda la visione del sangue.
  • Oplofilia: perversione sessuale riguardante le pistole o le armi da fuoco.
  • Ibristofilia: eccitazione dall’idea di avere un rapporto sessuale con un criminale particolarmente violento.
  • Infantofilia: si tratta di un tipo di pedofilia riguardante i bambini più piccoli di 5 anni.
  • Cleptofilia: perversione sessuale quando si ruba.
  • Lattofilia: perversione sessuale legata al latte materno.
  • Liquidofilia: perversione sessuale legata all’immersione di genitale nei liquidi.
  • Mascalagnia: perversione sessuale che riguarda le ascelle, attrazione sessuale verso le ascelle.
  • Melolagnia: perversione sessuale che riguarda la musica.
  • Menofilia: l’eccitazione sessuale che deriva dal maneggiare, odorare ed assaggiare il frutto delle mestruazioni di una donna.
  • Metrofilia: perversione sessuale che riguarda l’eccitazione procurata dall’ascoltare una poesia.
  • Microfilia: attrazione sessuale verso persone molto piccole ed esili.
  • Parzialismo: attrazione sessuale specifica verso parti del corpo che non siano i genitali.
  • Poediktoilia: eccitazione all’idea di mostrare il pene di qualcun altro.
  • Podofilia: attrazione sessuale verso i piedi.
  • Pictofilia: eccitazione sessuale derivata dall’idea di usare pornografia.
  • Piquerismo: l’eccitazione sessuale deriva dall’idea di tagliare il corpo del partner.
  • Plushofilia: attrazione sessuale verso i peluche.
  • Pygofilia: attrazione sessuale esclusiva verso le natiche.
  • Pyrofilia: l’eccitazione deriva dall’idea e dalla pratica di usare il fuoco od oggetti infuocati nell’atto sessuale
  • Raptofilia: l’eccitazione deriva dall’idea di violentare qualcuno.
  • Sadismo: eccitazione all’idea di fare del male al partner durante l’atto sessuale.
  • Salirofilia: eccitazione all’idea di sporcare qualcuno durante l’atto sessuale.
  • Stenolagnia: attrazione sessuale verso i muscoli.
  • Stigmatofili: perversione sessuale che riguarda i tatuaggi e i piercing.
  • Teratofilia: eccitazione sessuale verso persone deformate.
  • Toucherismo: l’eccitazione deriva dall’idea di palpare inaspettatamente una persona.
  • Toxofilia: attrazione sessuale verso gli archi.
  • Zoosadismo: eccitazione dall’infliggere danno agli animali o vedere animali che sanguinano.
  • Dendrofilia: attrazione sessuale per gli alberi tanto da volersi congiungere carnalmente con loro.
  • Dismorfofilia: cioè l’eccitamento sessuale derivante da rapporti sessuali con i nani o con persone con handicap fisico.
  • Botulinonia: è l’attrazione sessuale verso salami, salsicce e wurstel, spesso usati come dildo ed introdotti in ano e vagina.
  • Sitofilia: è il desiderio sessuale scaturito dall’unione del cibo al sesso.
  • Tripsolagnia: piacere che deriva da un semplice massaggio alla testa anche durante uno shampoo.
  • Anisonogamia: attrazione sessuale verso partner con grande differenza d’età, molto più anziani o molto più giovani.
  • Gerontofilia o gerontogilia: l’attrazione verso partner maschili vecchi abbastanza per appartenere almeno ad una generazione precedente.
  • Autofilia: l’attrazione sessuale verso se stessi.
  • Efebofilia: l’attrazione sessuale verso gli adolescenti.
  • Bundling: l’eccitamento sessuale derivante dal fare sesso con i vestiti.

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Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi conserva un nucleo che possiamo anche definire “perverso” che si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale.

Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale “patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.

Le perversioni (parafilie) sono da distinguere dalle trasgressioni. Mentre le trasgressioni consistono nell’infrangere consapevolmente delle regole personali o sociali ed il soggetto riesce a raggiungere l’eccitazione anche senza di esse, invece la perversione è una fissazione irrazionale di cui la persona ha bisogno per l’eccitazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Il peggior nemico siamo noi stessi: i segnali che ci stiamo autosabotando

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NEMICO NOI STESSI SEGNALI AUTOSABOTAGGIO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgStiamo sulla strada giusta per raggiungere il successo, eppure siamo pessimisti e non riusciamo a non ripeterci che:

non ce la faremo mai

E’ il chiaro sintomo di “self sabotage”, cioè del fatto che ci stiamo inconsciamente “autosabotando”. Per qualche ragione il nostro inconscio pone un freno alla nostra crescita personale, al raggiungimento degli obiettivi positivi che ci siamo prefissati. Esempi di autosabotaggio possono andare da semplici procrastinazioni e rinvii, all’impiego di scarse forze e concentrazione, alla scelta di circostanze ostili che possono chiaramente inficiare sui risultati.

Perché inneschiamo inconsciamente l’autosabotaggio?

La mente umana non sempre va molto d’accordo con i cambiamenti e tutto quello che ne consegue: li vede sempre come un potenziale pericolo, anche se la mente razionale sa benissimo che non è così. Per questo crea delle barriere naturali che ti fanno sentire a disagio quando vuoi o devi esplorare una situazione mai provata prima. E’ in questo che consiste la così detta “zona di comfort”: un limite marcato da tutte le cose che conosci e che hai già fatto, e che quindi consideri sicure. Tutto il resto, che ne sta al di fuori, causa timore e vergogna. Quando c’è l’occasione di migliorare la nostra vita con un cambiamento, anche se consciamente aneliamo il cambiamento, inconsciamente possiamo sviluppare dei comportamenti che lo impediscono, in modo da rimanere nella zona di comfort.

Con quale risultato?

Il risultato di questo comportamento sul lungo periodo è che perdiamo fiducia in noi stessi e col tempo rinunciamo alle migliori occasioni per poter migliorare la qualità della nostra vita, una vita fatta di rinunce, di insicurezze, di paure. Ci immergiamo in un circolo vizioso senza fine in cui meno pensiamo di valere, meno facciamo e ancor meno pensiamo di valere. Cerchiamo quindi di capire quali sono i segnali del fatto che ci stiamo autosabotando, per correggere in tempo il nostro comportamento e rompere finalmente le catene del circolo vizioso.

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Caratteristiche dell’autosabotaggio

Elenco ora una serie di caratteristiche che ho riscontrato nella maggioranza dei miei pazienti che tendo all’autosabotaggio.

Diamo il peggio di noi stessi per paura di cambiare

Una caratteristica dell’autosabotaggio è quella di non riuscire a far venire fuori le proprie qualità al momento opportuno. Non si tratta solo di avere poca autostima. Dietro a questo comportamento c’è anche la paura di affrontare un cambiamento. In pratica, per un processo inconscio irrisolto che ci portiamo dall’infanzia, facciamo in modo di restare ancorati al punto di partenza, in un cono d’ombra noto, che però impedisce di scommettere su se stessi.

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Cerchiamo degli alibi per non agire

Rimandare in attesa di un momento migliore che non arriverà mai. Oppure perdersi nel pianificare quel che potrebbe avvenire. O, ancora, aggrapparsi a luoghi comuni e, per esempio, dopo una storia finita male, dirsi che tanto  sono tutte cattive persone. Tutte strategie che portano a volare basso.

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Comportamenti, sentimenti ed azioni dell’autosabotatore

I tipici comportamenti, sentimenti ed azioni di chi tende ad autosabotarsi, sono:

  • spostare in avanti i propri impegni
  • Paura di fallire
  • Indecisione ed evitamento
  • Avere scarsa autostima
  • “curare” il proprio stress e la propria ansia con l’alcol, droghe, cibo, pornografia, gioco d’azzardo ed altri comportamenti che portano a dipendenze (comportamentali o da sostanza)
  • Altre abitudini malsane, come stare alzati fino a tardi
  • Negare i propri sentimenti
  • Compiacere gli altri
  • Avere relazioni che non sposano i vostri obiettivi, perché vi abbattono emotivamente o fisicamente, non soddisfano le vostre esigenze, oppure vi distraggono dagli obiettivi stessi
  • Paura di fallire
  • Vivere nella costante preoccupazione
  • Avere manie di perfezionismo
  • Giudicare e criticare se stesso e gli altri
  • Lamentarsi
  • Paragonare sempre la propria vita a quella degli altri

Leggi anche: Diminuire ansia e stress per essere sereni ogni giorno della tua vita

Come uscire dall’autosabotaggio?

Quando siamo chiamati a mostrare le nostre qualità, cerchiamo di concentrarci sulle capacità di cui siamo più fieri. E poi facciamo un esperimento: chiediamo ad esempio ad un’amica di descriverci. Rendiamoci conto di come ci vedono gli altri (nella maggior parte dei casi, molto meglio di ciò che crediamo di essere), daremo una spinta al nostro amor proprio. Altro passaggio per non cadere nell’autosabotaggio è individuare e analizzare il nostro nemico per poter poi reagire in modo funzionale. Quando siamo affranti dai risultati deludenti siamo soliti abbandonarci alle classiche lamentele: “lo sapevo, non dovevo provarci, la solita sfortuna,….”; tutto questo comporta perdita di lucidità, ma soprattutto la possibilità di reagire in maniera propositiva. Quando viviamo un periodo “no”, ogni cosa sembra andare storta; una concomitanza di situazioni avverse, difficoltà e colpi di sfortuna che nell’insieme ci danno la sensazione di essere dentro a un tunnel da cui non si vede l’uscita.  Ma se, mentre li si vive, si sviluppa un atteggiamento mentale sbagliato, possono durare molto più a lungo. Il rischio principale, in questi casi, è che ci cuciamo addosso un personaggio: lo sfortunato a cui non ne va bene una. Una recita in parte consapevole che, inesorabilmente, farà andare male anche le cose che potrebbero funzionare. Per non cadere in questa trappola è bene sviluppare uno sguardo diverso su ciò che ci sta accadendo.

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Che problema ho?

A questo punto bisogna identificare i punti deboli che ci conducono inesorabilmente in questo tunnel maledetto: ho paura di non essere all’altezza per quell’impegno? Prendo tanti impegni e non riesco a dire mai di “No” a nessuno? Tendo a procrastinare?

Il mio problema è il mio ex marito che non mi passa gli alimenti. Ho in mente di andare dall’avvocato, ma continuo a procrastinare. Mi succede perché pur odiando il mio ex, temo che potrà non più rivolgermi la parola.

Ecco perché è importante elaborare: ora che conosco il nemico, posso sconfiggerlo: se non ho rispetto per lui perché mi preoccupo per lui? Il mio vero problema non è mio marito ma la solitudine!

Esempi

Vediamo qualche esempio pratico:

  • Se mi ritrovo a procrastinare  perché ho paura di rimanere sola… concentrerò i miei sforzi su nuove amicizie, così da gestire meglio il mio senso di solitudine: posso provare ad iscrivermi in palestra, a fare volontariato, ad iscrivermi a qualche gruppo su Facebook.
  • Se dico sempre di sì a tutti perché sono insicura/o, allora… posso correggere il tiro, posso per esempio rimandare la mia risposta: vedo se posso farlo, ti farò sapere.
  • Se rinuncio all’uscita con gli amici perché mi sento inadeguata…posso invece provare ad analizzare con obiettività l’atteggiamento degli amici nei miei confronti per capire se i miei pensieri sono infondati.

Se credi di starti autosabotando ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare il tuo problema.

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Liberarsi dalla dipendenza affettiva e dalla paura dell’abbandono

MEDICINA ONLINE TRADIMENTO 10 UOMINI DA EVITARE RELAZIONE GELOSIA PATOLOGICA NORMALE DIFFERENZE GEALOUS GIRL BOY MAN WOMAN LOVE WALLPAPER AMICIZIA RAPPORTO SESSO TRADIRE FIDANZATI MATRIMONIO MARITO MOGLIE SCOPRIRE HDPrima di iniziare la lettura, vi consiglio di leggere questo articolo: Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla
Vediamo oggi come superare la dipendenza affettiva e la paura dell’abbandono del partner.

1. Ammettere di avere un problema

Il primo passo da fare per guarire è quello di rendersi conto di avere un problema nel modo in cui si vivono le relazioni sentimentali, e in generale i legami importanti della propria vita. Ammettere di avere un atteggiamento sbagliato nelle relazioni, che non permette di viverle serenamente e in modo gratificante, è infatti fondamentale per poter chiedere aiuto, o semplicemente mettere in discussione i vecchi schemi e le vecchie abitudini che fanno soffrire. E’ il primo passo verso la guarigione.

Leggi anche: I 10 uomini da evitare accuratamente in una relazione

2. Conoscersi meglio

Se non sai più chi sei, come farai a cercare ciò che desideri? Chi soffre di dipendenza affettiva si concentra sull’altro, si dona completamente all’altro e si dimentica di sé; si comporta come se non meritasse amore e attenzione, come se fosse pericoloso fare presenti i propri bisogni e le proprie aspettative all’altro.

In tal modo si allontana sempre più da se stesso e non si conosce più, perché non si ascolta più. Finisce per diventare la somma di tutte le persone alle quali si è legato; una copia degli altri.

Dedicare del tempo a se stessi ascoltando il proprio dialogo interiore, o semplicemente osservandosi ed osservando le proprie emozioni in silenzio è un ottimo modo per tornare in contatto con la parte di sé che si è dimenticata. La Meditazione, il Training Autogeno e le tecniche di Mindfulness rappresentano a mio avviso dei validissimi strumenti per ricominciare ad ascoltarsi e a conoscersi.

3. Centrarsi su di sé

Le persone affette da dipendenza affettiva tendono a porre l’altro al di sopra di tutto. Anche di sé. Antepongono i desideri e le necessità altrui ai propri, e in questo modo si negano gioia e gratificazione, la possibilità di farsi conoscere davvero dall’altro, e si allontanano sempre di più da se stesse. Fino al punto di non sapere più chi sono, cosa desiderano e di cosa hanno davvero bisogno. Per raggiungere la guarigione occorre fermarsi e tornare a guardarsi dentro, osservandosi con amore ed accettazione. Occorre iniziare lentamente a chiedersi: di cosa ho bisogno? Cosa davvero desidero? Cosa non voglio più nella mia vita? Riportare il fuoco della nostra attenzione su di sé, sulle proprie emozioni, desideri e aspettative, permetterà di tornare a volersi bene, di conoscere ed affermare i propri bisogni con gli altri.

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4. Imparare a stabilire limiti e confini

Chi soffre di dipendenza affettiva, nel suo bisogno di essere amato ed approvato a tutti i costi, perde di vista i propri confini ed i limiti che non dovrebbero essere superati. Accetta gradualmente comportamenti sempre meno rispettosi, atteggiamenti sempre più offensivi fino ad accettare vere e violenze psicologiche o anche fisiche. Dimentica di porre dei limiti alle ingerenze e alle pretese dell’altro. I suoi confini personali son così labili e sfumati che spesso nemmeno li riconosce più, e diventa una sorta di estensione dell’altro. Così, le aspettative, le richieste, i bisogni dell’altro diventano i propri bisogni, senza che vi sia alcuna consapevolezza di quali realmente essi siano. Occorre quindi IMPARARE A DIRE NO quando dentro di noi è “no”. Occorre imparare a RIDEFINIRE I PROPRI CONFINI: stabilire fin dove l’altro può arrivare e tracciare una linea definita oltre la quale la tolleranza sarà zero e non si accetteranno più comportamenti sgradevoli, irrispettosi o offensivi, né richieste eccessive. Se non impariamo a farci rispettare ponendo dei limiti al potere dell’altro, nessuno lo farà per noi.

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5. Affermare sé stessi

L’affermazione di sé è un passaggio fondamentale per ricostruire il proprio benessere e la propria libertà, ed è un processo che si basa sulla considerazione che abbiamo di noi stessi e sulla nostra capacità di amarci e rispettarci. Imparando a conoscere i nostri desideri e i nostri bisogni, ed imparando a porre dei confini nelle relazioni con gli altri, lentamente prepariamo il terreno per affermare noi stessi e realizzarci. Per il dipendente affettivo si tratta di un processo quasi sconosciuto, poiché egli non ha imparato a dire “no” e non ha imparato a porre se stesso allo stesso livello dell’altro. Autoaffermazione significa scegliere con chi vogliamo trascorrere il nostro tempo, le attività che vogliamo svolgere e quelle che non ci interessano, significa scegliere come vogliamo vestirci e dove vogliamo recarci quando usciamo: in poche parole significa ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI CON CORAGGIO MA SENZA IMPORLI O PRETENDERE CHE L’ALTRO LI SODDISFI. Questo processo prevede inoltre che ci accettiamo per ciò che siamo: con i nostri pregi e difetti anche quando agli altri questo non fa comodo, e soprattutto – passaggio assai difficile per il dipendente affettivo – significa avere il coraggio di rinunciare all’approvazione altrui quando affermiamo qualcosa di noi che gli altri non condividono, e imparare ad accettare di vedere che l’atteggiamento degli altri verso di noi può cambiare in seguito al nostro cambiamento. Probabilmente alcune persone – quelle che ci sfruttavano o approfittavano della nostra dipendenza – se ne andranno, ma altre ne arriveranno, pronte ad amarci e a rispettarci per come siamo.

6. Aumentare autostima e fiducia

Il dipendente affettivo vive in una costante condizione di negazione di sé al fine di soddisfare l’altro perché – ricordiamolo – è terrorizzato dall’abbandono e dalla solitudine e pur di avere qualcuno accanto, è pronto a rinunciare a se stesso. Ma ora che ci si consce più a fondo, si conoscono i propri reali bisogni e desideri, ci si accorge di quanto ci si è svalutati, negati, lasciati sopraffare. È il momento di riprendere in mano la nostra vita e cominciare a fare qualcosa per sé, anche rinunciando se è il caso, ad essere sempre approvati. La stima di sé nasce dalla capacità di dare valore alle proprie necessità, ai propri gusti e valori, senza rinunciarvi per garantirci la presenza dell’altro. Nasce dalla capacità di fare concretamente ciò che ci piace e ci gratifica. Impariamo ad apprezzare ed onorare l’essere che siamo, a vedere la nostra profonda bellezza! Liberarci dalla corazza costruita sulla paura della solitudine, ci renderà più liberi e avvicinerà noi persone più rispettose.

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7. Liberarsi dal senso di colpa e dalla vergogna

Spesso il dipendente affettivo, consapevole di assumere atteggiamenti sconvenienti generati dalla sua dipendenza, si vergogna e si comporta quasi scusandosi di esistere. È vinto da un grande senso di colpa e di vergogna per gli errori che non riesce a smettere di compiere. Si condanna per questa sua “colpa” e si maltratta dentro di sé, usando parole di rabbia e delusione. In tal modo perpetra il circolo vizioso: si sente indegno di essere amato, assume atteggiamenti di dipendenza e scarsa autostima, si sente in colpa per questo, di conseguenza aumentano il suo senso di indegnità e vergogna, aumenta il senso di colpa e la convinzione di non meritare nulla, e ciò fa ulteriormente incrementare i comportamenti di dipendenza generati dalla paura dell’abbandono. SENTIRSI IN COLPA NON AIUTERÀ A STARE MEGLIO NÉ A CAMBIARE LO STATO DELLE COSE: bisogna rinunciare al senso di colpa e avere il coraggio di cambiare, anche se questo allontanerà alcune persone da noi.

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8. Sviluppare la propria forza

Imparare a seguire l’intuito, quella flebile vocina che ci dice quando qualcosa non va, è un passo molto importante per ognuno di noi, e lo è ancora di più per il dipendente affettivo. Imparare a capire quando una situazione diventa intollerabile e dolorosa e richiede troppe rinunce (a se stessi prima di tutto) è fondamentale per fare retromarcia. Dire di NO. Andarsene. Assumendosi il rischio di affrontare la solitudine e le peggiori paure ad essa legate. Questo coraggio però ci renderà liberi, e ci permetterà di comprendere che la solitudine non è un vuoto senza fine ma un’occasione di conoscenza e amore da dedicare a se stessi. Un giardino silenzioso in cui coltivare l’amore, il profondo rispetto e la conoscenza di sé, per tornare al mondo più completi e più forti. Il coraggio di affrontare questo dolore ci rende forti ed aumenta la fiducia in noi stessi, che a sua volta ci permetterà di fare le scelte migliori. Per sviluppare la nostra forza dobbiamo prima avere il coraggio di affrontare il disagio e le nostre più profonde paure.

9. Non temere il giudizio degli altri e diventare “egoisti”

Liberarsi dal cappio del giudizio altrui è un passo di grande importanza nel cammino verso la libertà ed il benessere personale e relazionale. Ci hanno insegnato a temere la disapprovazione, ad allinearci a ciò che pensano altri che riteniamo importanti, a supportare opinioni che non condividiamo, pur di sentirci “parte del gruppo”, di non restare da soli, di non rischiare l’abbandono. Ma tutto questo ci porta solamente ad esasperare una sorta di “schiavitù” silenziosa e socialmente accettata. Invece impariamo a dire di no, a dire ciò che pensiamo, ad affermare le nostre idee e i nostri bisogni. Senza temere che verremo per questo allontanati o abbandonati. Senza nemmeno pretendere che gli altri se ne facciano carico. Semplicemente lasciandoli esistere in quanto sono una parte di noi, la nostra modalità di manifestarci nel mondo. Chiediamo ciò che desideriamo e rifiutiamo ciò che non vogliamo più. Pensiamo a noi stessi e a ciò che ci porta crescita e benessere, rifiutando ciò che ci porta dolore, disagio, indegnità. Di fronte alla disapprovazione impariamo ad agire con rispetto e fermezza: questo sono io, e merito lo stesso rispetto e la stessa considerazione che meriti tu.

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10. Liberarsi dalla paura dell’abbandono

Ho posto alla fine della lista questo passaggio perché esso a mio avviso richiede che si costruiscano dapprima tutti gli altri, affinché vi siano i presupposti per lavorare su di esso. Si tratta infatti di un processo estremamente delicato, doloroso e difficile da affrontare; la paura dell’abbandononella forma che assume nella dipendenza affettiva – è un grande pozzo senza fondo, un vuoto senza luce che divora le energie, il coraggio e la speranza. Essa affonda le sue radici nella prima infanzia, nel rapporto avuto con le figure di riferimento (solitamente genitoriali), ed è in grado di definire per tutta la vita gli schemi relazionali che utilizzeremo con le persone amate. In alcuni casi, questi schemi sono sani e permettono lo sviluppo della persona e della coppia ma in altri casi – come accade nei dipendenti affettivi – assumono modalità insane, patologiche e limitanti. Non è possibile modificare tali schemi (costituiti da aspettative, ricordi, comportamenti e interpretazioni automatiche) in tempi veloci e senza prima aver preso una profonda consapevolezza del modo in cui essi si manifestano nella nostra vita. E’ consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionista che ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale. Tuttavia ricordo che questi schemi, responsabili del terrore dell’abbandono e di molti dei comportamenti che il dipendente affettivo attua per garantirsi di non essere lasciato da solo, possono essere cambiati. Reintegrandone gli aspetti più sani e modificando le convinzioni responsabili degli aspetti patologici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla

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“Il dipendente affettivo è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali”

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Caratteristiche dell’amore dipendente

A quel punto nell’individuo si innesca una necessità di essere accuditi, manifestando un comportamento sottomesso e dipendente per timore della separazione. Tale comportamento dipendente compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. L’amore dipendente si mostra con le seguenti caratteristiche:

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è parassitario e basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato dalla stagnazione e dall’auto-assorbimento, ossia da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e necessita di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita.

Nella dipendenza affettiva esistono 2 elementi distintivi della vita emotiva interiore :

  • un bisogno di sicurezza che fa da guida ad ogni comportamento
  • una tendenza a disconoscere e a fare disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore

Un’attitudine che sembra radicata in un’infanzia in cui ci si è abituati a limitare le proprie aspettative in conseguenza a delle esperienze relazionali precoci inappaganti e frustranti.

“Amore e dipendenza sono avversari; se coesistono, ci distruggono. Se questo capita, anche se la relazione continua, l’amore si oscura e si sottomette alla dipendenza”

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I grandi errori delle persone dipendenti

Le persone dipendenti sono incapaci di vivere sole, senza un partner. Quando mettono fine ad una relazione, cercano immediatamente qualcuno che colmi il vuoto venutosi a creare. Spesso queste relazioni non si basano sull’amore, ma sulla necessità. Ciò porta, col tempo, alla noia, alle discussioni e alla rottura della coppia. Tuttavia, le persone dipendenti non sono consapevoli dei loro problemi finché l’ansia, la disperazione e l’infelicità non si palesano.

  • Fanno l’errore di porsi dei limiti. I limiti sono necessari in quasi tutti gli aspetti della nostra vita. Ad esempio, magari vi piace eccedere su determinati alimenti, ma sapete che se lo fate tutti i giorni, la vostra salute correrà qualche rischio. Nelle relazioni con soggetti dipendenti, questi ultimi finiscono sempre per cedere su cose su cui non vorrebbero cedere. Lo fanno solo per non perdere chi hanno al loro fianco. Per questo motivo, finiscono per subire spesso maltrattamenti. Ovviamente la loro autostima è molto bassa. Si tratta di persone che non si esprimono con sincerità per paura del rifiuto. Mettono da parte ciò che davvero vogliono per evitare di sentirsi di nuovo vuote.
  • Fanno l’errore di credere che il loro mondo gira attorno alla persona “amata”.Le persone dipendenti cambiano a seconda del loro partner. Ciò avviene perché si adattano alla persona che hanno al fianco. Nonostante si frequenti qualcuno, dovremmo sempre continuare a realizzare le attività che ci piacciono. Per una persona dipendente, però, le cose non vanno in questo modo. Comincia ad adottare i gusti del compagno, mettendo da parte tutto ciò che lo appassionava prima. Prende piede, inoltre, una sorta di sentimento ossessivo compulsivo che porta a pensare sempre alla persona di cui si ha bisogno, facendo le cose solo per lei. Perché succede? Perché le persone dipendenti non vedono la coppia come due soggetti indipendenti che condividono la vita. Intendono la relazione come la fusione di due individui in uno.

“La vita si modella attorno al partner, cambiando del tutto. Una circostanza che non dovrebbe mai verificarsi”

  • Pensano che la felicità non dipenda più da se stessi. Quando essere felici o tristi comincia a dipendere da come si comporta l’altra persona, siamo di fronte ad un grosso problema. Improvvisamente si smette di essere padroni delle proprie emozioni, questa grande responsabilità passa sulle mani dell’altro. Una brutta parola, il partner che ci ignora o cose simili, trasformeranno un giorno piacevole in un momento buio e malinconico. Non dobbiamo lasciare che il nostro stato d’animo dipenda da altre persone. Esse non sono noi, non controllano i nostri sentimenti. Stiamo permettendo tutto questo nonostante non ci faccia stare bene.
  • Fanno l’errore di temere di essere abbandonati. Una persona emotivamente dipendente non lascia mai il proprio partner, a meno che non sappia, con assoluta certezza, di avere un sostituto pronto a rimpiazzarlo. In caso contrario, vive con la costante paura di essere abbandonata, per questo dà la priorità alle necessità dell’altro e fa di tutto per compiacerlo. In altre parole si sottomette. Ciò genera un’urgenza per il controllo della situazione che, a volte, è impossibile concretizzare. Quando capita, sorgono l’angoscia, l’ansia e la disperazione.
  • Credono che la felicità consisti a stare accanto a loro nonostante tutto. Anche se si sostiene di esserlo, in realtà non si sa cosa significhi essere felici. Ogni volta che tali persone si sentono sole, rischiano un attacco di panico. Gli altri sono diventati per loro una droga a cui afferrarsi per ricevere la dose giornaliera. In loro assenza, si soffre di una vera e propria crisi di astinenza.

Testi consigliati

Di seguito vi riporto alcuni libri consigliati da me e dal mio Staff, estremamente utili per affrontare e superare la dipendenza affettiva:

Leggi anche: Perché un uomo sposato tradisce la moglie con un’altra donna o una prostituta?

Come guarire dalla dipendenza affettiva?

Se siete o siete stati dipendenti non dovete pensare che non esiste soluzione. Il vostro problema è che non vedete la situazione da un’altra prospettiva. Cominciate a sforzarvi di stare da soli, smettete di legarvi a qualcuno solo per non sentire il vuoto.

Se credi di soffrire di dipendenza affettiva ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questo momento difficile.

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Nel momento stesso in cui impareremo a stare bene con noi stessi, potremo stare con qualcuno senza averne bisogno.

Ti amo perché voglio amarti, perché ti ho scelto e perché mi piace starti accanto; non perché sei indispensabile per la mia felicità

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