Preoccuparsi troppo del giudizio degli altri e temere il rifiuto

MEDICINA ONLINE RAGAZZA BULLISMO TRISTE INFEZIONE SESSO COPPIA AMORE TRISTE DONNA UOMO ANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO GELOSIA RABBIA RLa paura di essere giudicati dagli altri – amici, parenti o anche semplicemente sconosciuti incontrati alla fermata dell’autobus – deriva da un bisogno ovvero quello di sentirci appagati da un giudizio positivo espresso dai nostri simili. Quante volte entrando in contatto con una persona sentiamo che da questa vorremmo essere stimati, considerati positivamente e il nostro desiderio ci fa sembrare artificiosi, poco spontanei, diamo più importanza a sembrare ciò che non siamo piuttosto che a costruire un sé autentico. Ciò accade perché già dall’infanzia scopriamo che il giudizio positivo di chi ci sta intorno allontana dolore e frustrazione, ci dà un senso di soddisfazione che ci appaga e ci fa credere di più in noi stessi. Sviluppiamo quindi il bisogno di avere questo giudizio positivo sia in famiglia (dai genitori), sia in altri ambienti (scuola e lavoro).

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Acconsentire le aspettative del gruppo

Di contrasto ovviamente c’è il rifiuto di qualsiasi giudizio negativo, cerchiamo di accontentare le aspettative altrui per paura dell’emarginazione da cui deriverebbe un giudizio negativo. Spesso il fatto stesso di temere di non essere accettati porta all’acconsentire a qualsiasi cosa decida il “gruppo” anche se le decisioni di questo vanno contro i nostri valori etici. Se esprimiamo le nostre idee e se queste vanno contro a quelle del gruppo temiamo di venir emarginati, temiamo la solitudine, ecco perché si sviluppa quella che è chiamata fobia sociale. La paura di approcciarsi agli altri, il timore di esprimere se stessi, insomma la fobia di stare in società. Si entra quindi in una sorta di circolo vizioso. Più siamo alla ricerca del giudizio altrui più siamo smascherati e quindi soli.

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Poca autostima

Spesso la paura del giudizio altrui serve proprio a piegare determinate persone, quelle più fragili, quelle che soffrendo di fobia sociale cambiano spesso idea piegandola al volere del gruppo. C’è da dire inoltre che vivere in questo modo far spegnere del tutto la propria personalità. Infatti molte persone che soffrono di questa fobia finiscono per non essere più spontanee ma completamente assoggettate alle idee altrui. Ciò accade principalmente per la poca stima che abbiamo di noi stessi, modifichiamo infatti il nostro comportamento fino a perdere la nostra personalità. La fobia sociale non ci porta solo a temere il giudizio altrui e a desiderare un giudizio positivo, porta anche a perdere se stessi. La propria personalità è infatti messa in discussione, si plasma al volere degli altri.

Se credi di avere bassa autostima o la paura del giudizio degli altri ti blocca, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò ad affrontare e superare i tuoi problemi.

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Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE SI PIANGE GIOIA DOLORE RIDERE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneA tutti può capitare di sentirsi più emotivi rispetto al solito, e di ritrovarsi a piangere apparentemente senza nessun reale Continua a leggere

Sei vittima di un narcisista? Forse sei una donna dipendente

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-tattiche-usate-narcisisti-conversazioni-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogPerché alcune donne ed alcuni uomini restano invischiati in relazioni amorose malsane, che spesso non hanno nemmeno l’ambire di sbocciare?
Perché – soprattutto le donne – rimangono per anni appese, agonizzando in lunghe e sospiranti attese, colmando vuoti, tollerando assenze, fughe e ritorni di lui o ancora peggio perché alcuni di noi, vivono relazioni di coppia e familiari deprivanti, umilianti, spesso ignorando chiari segnali di violenza psicologica e nei casi più gravi anche fisica?
Perché alcune donne ed alcuni uomini amano “troppo”? Perché si identificano sempre con l’archetipo della salvatrice (salvatore), della guaritrice (guaritore), della madre (padre) e si illudono di poter “cambiare” l’uomo (la donna) che incontrano?
Perché le donne, e alcune persone in genere, ognuna con un grado di gravità diverso, non si amano, non si stimano, non sanno stare con se stessi? Tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita una relazione insoddisfacente, un amore non corrisposto, oppure non chiaro, ambiguo, soprattutto in adolescenza, quando la personalità è ancora in formazione e con essa anche la capacità di stare in una relazione affettiva matura ed appagante.

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Intrappolati nella relazione

La delusione d’amore, la scoperta che l’altro non è sempre disponibile solo perché noi lo desideriamo, è fonte di grande frustrazione e sofferenza, ma può anche rappresentare anche un’occasione di crescita, individuale o di coppia.
Che succede se invece si resta attaccati alla speranza che quella persona possa amarci come noi desideriamo? Che succede se la persona di cui ci innamoriamo si comporta con noi in modo ambiguo? Se si mostra interessata solo a tratti per poi sparire, se è fredda distaccata, inaffidabile e cinica?
Ce la prendiamo spesso con le persone anaffettive, aride, egoiste e distaccate che spesso identifichiamo con l’etichetta “narciso”, ma ci siamo mai chiesti perché noi, rimaniamo in relazioni affettive e sessuali deprivanti e insoddisfacenti?
C’è da dire che il partner narcisista si presenta sempre nel migliore dei modi: seducente, coinvolgente, interessato e spesso affrettato (sei la mia vita, sei l’unico vero amore della mia vita, andiamo a vivere insieme…), quindi è capace di intrappolarci in relazioni tossiche. In seguito, il narcisista tende a ritrarsi, soprattutto quando l’oggetto d’amore è stato conquistato. Non sempre il narciso è interessato all’aspetto sessuale, quello è un complemento, spesso anche noioso per lui/lei, che implica il donarsi anche se in parte all’altro e per questo è anche spesso il territorio in cui si dibatte meno volentieri. Lascia intendere, si concede brevemente per poi sparire, lasciando l’altro a desiderarlo/a, si pone sempre come dominante nella relazione, lui/lei ha le migliori idee, le migliori soluzioni, lui/lei è il/la più intelligente, il/la più scaltro/a.

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Qual è la vittima ideale del narcisista?

Quasi certamente è una persona insicura che ha subito abbandoni e traumi affettivi e che vede nella possibilità che il/la narciso/a la/lo ami, la conferma del suo valore, la vincita di una sfida ardua e anche l’occasione di colmare un grande vuoto affettivo. Non importa che età abbia, che lavoro faccia; sia che sia una persona timida e remissiva oppure audace ed aggressiva, di fondo soffre di una grave insicurezza affettiva.
E perché tentare di colmarla in una relazione con una persona anaffettiva ed arida? Che senso ha?
Se io voglio capire se sono in grado di aprire le porte, ne cercherò una chiusa. Inutile cercare di aprire una porta aperta. Solo quando comprendiamo che L’AMORE E’ UNA PORTA APERTA PER TUTTI, allora forse smetteremo di chiederci se noi ne siamo degni.
Tuttavia cresciamo con degli schemi di relazione e spesso, passiamo la nostra intera vita a cercare di disconfermarci il fatto di non essere degni di amore, perché così coi hanno fatto sentire da piccoli. TI AMERO’ SE…TI AMERO’ QUANDO…SARAI PULITO, AVRAI FATTO I COMPITI, SOMIGLIERAI A ME, FARAI IL BRAVO… e via dicendo.
Un amore non gratuito, al quale spesso non possiamo ambire, un ricatto affettivo di base: sei nato grazie a me.
Inutile dire che spesso questi genitori sono narcisi a loro volta e il figlio, deve rappresentare per loro la conferma del loro valore come genitori e come persone, un orpello, uno stemma, un premio da esibire più che un anima da amare.
Ecco allora che inseguire il mito del grande amore sfuggente, diventa il modo per conquistare quell’amore di cui non ci siamo ritenuti mai degni.
Una persona che dipende affettivamente, è una persona che non vuole scegliere di amarsi e di diventare genitore di sé stesso e continua a cercare nell’altro un genitore non disponibile.

Leggi anche: Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi con lui?

Maggiore autostima per superare vecchi traumi

Spesso si sceglie come partner proprio quel genitore dal quale avremmo voluto maggiore amore o con il quale abbiamo avuto un rapporto più conflittuale, nella speranza, con la relazione adulta, di colmare i vecchi vuoti. E’ per questo che se ci troviamo in una relazione con un narcisista anaffettivo, dobbiamo capire quanto deprivante sia per noi la relazione e rimboccarci le maniche, attraverso un percorso di terapia volta a riacquistare autostima ed a superare i traumi affettivi non risolti, per far si che non si ripetano, come una catena di tristi destini, che vede più spesso donne tra le sue vittime. Anche se negli ultimi anni le cose stanno radicalmente cambiando, c’è da dire che storicamente – tra i due sessi – è la donna ad essere culturalmente più incline a sottomettersi ad una relazione insoddisfacente perché la cultura patriarcale l’ha deprivata anche dei sui primari diritti come persona, addestrandola alla dipendenza affettiva; ecco che i concetti di sottomissione, pazienza e amorevolezza sono spesso esasperati, entrano in ballo moltissimo anche i fattori culturali, gli stereotipi di genere e di ruolo (una donna deve aiutare il suo uomo, una donna amorevole sa portare pazienza etc..), ma anche gli uomini spesso restano vittime di donne narciso, belle donzelle con infinite problematiche, che sono sempre a un passo da concedersi o che spesso sono già impegnate con altri che vorrebbero lasciare ma… Quindi anche l’uomo, sebbene più raramente può essere un dipendente affettivo.

Se credi di essere intrappolata o intrappolato in una relazione tossica o che il tuo partner sia un narcisista manipolatore, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questa situazione.

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Sindrome da abbandono: terapie e consigli per affrontarla e guarire

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Come superare la sindrome da abbandono?

I trattamenti della sindrome da abbandono includono principalmente psicoterapia e terapia farmacologica, ma nei casi meno gravi anche dei semplici consigli possono migliorare di molto la situazione. Cominciamo da quest’ultimi.

Cinque consigli per affrontare la sindrome da abbandono

Di seguito riporto i cinque migliori consigli che mi sento di dare a chi soffre di sindrome dell’abbandono, fermo restando che, nei casi più complessi, sarà necessario l’intervento di un professionista della salute che aiuti il paziente a gestire e superare questa situazione.

1) Avere consapevolezza

Come per molti altri comportamenti disfunzionali, la parola chiave è consapevolezza. Ammettere a noi stessi di avere paura dell’abbandono è il primo passo verso la trasformazione. Immagina questa tua paura come un mostro tenuto chiuso nell’armadio del tuo inconscio: col tempo il mostro diventerà sempre più pauroso ed ingestibile. Il tuo obiettivo è farlo uscire da li, da solo o con un aiuto esterno: solo così potrai analizzarlo, affrontarlo, ridimensionarlo, svuotarlo del potere che ha su di te.

2) Dai importanza alla tua Identità

Quando siamo innamorati, sopravvalutiamo l’altro, che ci sembra perfetto così com’è. In realtà, stiamo trasferendo all’altro tutte le qualità che vorremmo avere noi. Quando poi la relazione finisce, ci sentiamo persi, come se non valessimo niente senza l’altro a fianco. Piuttosto che cercare nell’altro le qualità che non abbiamo e che vorremo avere, cerchiamo di costruircele dentro di noi.

Leggi anche: Liberarsi dalla dipendenza affettiva e dalla paura dell’abbandono

3) Il bicchiere è mezzo pieno, sempre

Spesso il distacco porta con sé anche degli aspetti positivi, anche se non riusciamo a notarli per via del trasporto emotivo. Tutto accade per una ragione: se una relazione – di qualsiasi tipo – arriva al capolinea è perché non è più adatta a noi. Quando lasciamo passare un po’ di tempo e ci guardiamo indietro, ci accorgiamo di come il distacco sia stato un’importante fonte di riflessione, una ricchezza che ci ha fatto crescere, ci ha fatto vedere il mondo da un altro punto di vista e ci ha offerto più opportunità. Quello che stai affrontando ora è uno stimolo verso situazioni nuove e migliori per noi. Non c’è nulla di cui avere paura, c’è invece tutto da imparare.

Leggi anche: Il peggior nemico siamo noi stessi: i segnali che ci stiamo autosabotando

4) Godi  delle relazioni che hai ora

Il qui ed ora è l’unico momento che esiste, l’unica certezza che hai. Preoccuparsi delle cose prima che accadano è assolutamente inutile. Nulla è per sempre, siano essi momenti belli o brutti. Godi delle relazioni che hai ora, esattamente nel luogo in cui ti trovi con le persone di fianco a te. Non pensare a eventi negativi che in futuro potrebbero portarti via la persona amata, ma cerca di godere del dono che ti è stato fatto.

Leggi anche: Autostima: come ritrovarla dopo un fallimento ed avere successo al tentativo successivo

5) Smettila di generalizzare

Generalizzare ci porta a distorcere la realtà e a cancellare i dettagli che invece fanno la differenza. Così finiamo per non vedere le vie di mezzo, e pensiamo in termini di tutto o niente, bianco o nero. Il fatto che un uomo o una donna ci abbia lasciato non significa che tutti gli uomini e tutte le donne siano uguali e si comportino allo stesso modo. Generalizzare ci allontana dalla fiducia, che invece è il pilastro su cui si dovrebbero fondare le nostre relazioni.

Leggi anche: Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla

Trattamento psicoterapico della sindrome da abbandono

Qualsiasi sia la manifestazione di questa sindrome e l’età di chi la subisce è sempre utile una psicoterapia comportamentale e/o psicodinamica per prendere consapevolezza del proprio vissuto emotivo, far emergere emozioni, sentimenti, pensieri così da imparare a conoscerli e a gestirli. Grazie ad un corretto approccio psicoterapeutico si possono creare le basi per una maggiore autostima, per l’acquisizione di una consapevolezza del fatto che il paziente deve essere il primo a prendersi cura di sé stesso, superando il timore della perdita. La possibilità di poter contare su sé stessi diventerà inversamente proporzionale alla paura di essere abbandonati e quindi alla dipendenza dall’altro. Inoltre si arriverà ad avere la consapevolezza che vivere una relazione sana significa dare alla propria identità la possibilità di manifestarsi e non annullarsi in toto nei confronti dell’altro per paura di perderlo e per esserne accuditi.

Leggi anche: Aumenta la tua autostima ed impara ad amarti

Trattamento farmacologico della sindrome da abbandono

Riguardo al trattamento della sindrome da abbandono, oltre alla psicoterapia, in alcuni casi più gravi, in cui la sindrome arriva a compromettere il funzionamento sociale, relazionale e/o professionale del paziente, può essere utile anche un parallelo approccio farmacologico, ovviamente sotto stretto controllo medico. Le categorie di farmaci più usati per curare i sintomi della sindrome sono: ansiolitici (come il Buspirone, utilizzato per la cura dell’ansia CRONICA di media e grave entità), benzodiazepine (come il Diazepam e l’Alprazolam) ed antidepressivi (come il Prozac ed il Citalopram).

Se credi di soffrire di sindrome da abbandono ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati e – se necessario – ad una terapia farmacologica mirata, ti aiuterò ad affrontare e superare questo momento difficile.

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Come smettere di masturbarsi e di guardare porno online in 14 passaggi, seconda parte

MEDICINA ONLINE MASTURBAZIONE OSSESSIVO COMPULSIVA DIPENDENZA INTERNET ONLINE VIDEO PORNO PORNOGRAFIA SESSO SEX ADDICTION FILMATI SESSUALITA TELEVISIONE PC COMPUTERQuesta è la seconda parte dell’articolo che vi aiuterà a smettere di masturbarvi in maniera compulsiva; per leggere la prima parte seguite questo link: Come smettere di masturbarsi e di guardare porno online in 14 passaggi

8) Sviluppa una relazione importante

Passare del tempo con amici intimi o un partner ti farà sentire più sicuro di te e ti terrà lontano dallo schermo del computer. Fare l’amore spesso col proprio partner può far perdere ai porno online parte del loro fascino. Impegnati nel tuo rapporto e cerca di farlo funzionare, rinnovandolo, ad esempio organizzando una serata a cena in un ristorante galante o facendo un viaggio da soli tu ed il partner in una meta romantica.

9) Evita le situazioni “provocanti”

L’evitare di cadere in tentazione passa anche dall’evitare qualsiasi situazione e argomento che possa direttamente o indirettamente spingerti a masturbarti.

  • Evita il bagno caldo, che può più facilmente indurti a masturbarti: se devi lavarti meglio una doccia tiepida.
  • Quando ti distrai ascoltando una canzone, vedendo un film o leggendo un libro, fai in modo che non abbiano riferimenti sessuali.
  • Quando sei in situazioni “pericolose”, ad esempio sei steso sul tuo letto e sei solo in casa con un cellulare in mano, alzati e fai altro.
  • Se stai su Facebook o Instagram, evita di soffermarti sulle foto provocanti di modelli o attori che di tanto in tanto si possono vedere sui social.
  • Evita di guardare foto dei tuoi partner o ex partner che possano farti ricordare una situazione sessualmente eccitante.
  • Evita di inserire foto “provocanti” sullo sfondo del tuo pc/tablet/smartphone.
  • Evita di guardare programmi televisivi che mostrano modelli o modelle seminude.
  • Evita di frequentare locali e negozi dove è possibile vedere spogliarelli o acquistare materiale inerente al sesso.
  • Se la vista di un corpo seminudo ti fa venir voglia di masturbarti, evita quegli sport dove è facile averci a che fare, come ad esempio il nuoto.

10) Parlane con una amico o col partner

Anche se i tuoi amici non saranno in grado di aiutarti a trovare un modo di uscirne, parlarne semplicemente con qualcuno ti farà sentire meno solo, anche perché probabilmente – vista la diffusione del fenomeno – anche lui avrà lo stesso problema. Se il rapporto con il partner è veramente sincero, potresti provare a parlarne apertamente.

11) Fai una doccia fredda

Quando la tentazione è irresistibile, fai una doccia “fredda” e la voglia tenderà a sparire.

  • Se di solito ti masturbi sotto la doccia, il freddo ti farà pensare a tutto tranne che a farlo.
  • Se vuoi fare una doccia calda ed hai paura di cadere in tentazione, imposta un timer in modo che suoni al massimo cinque minuti dopo essere entrato nel box, e cerca di uscire prima che scada il tempo.

Leggi anche: Dipendenza dal porno online: ecco perché è così facile cadere nel vortice della masturbazione compulsiva che porta all’impotenza. I pensieri di un mio paziente masturbatore cronico

12) Prova a digiunare ed eliminare sostanze stimolanti

Astenerti dal consumo di cibo o bevande per qualche ora al giorno può distrarre la mente dalla masturbazione compulsiva e dal desiderio di visionare materiale pornografico. Il digiuno può anche essere una scusa per tenerti temporaneamente alla larga da alimenti e bibite ritenuti – a torto o a ragione – afrodisiaci. Se usi integratori stimolanti, come guaranà, ginseng o ginkgo biloba, è preferibile smettere di assumerli.

Leggi anche: I vantaggi del non masturbarsi: le rivelazioni di un ex masturbatore cronico

13) Cancella tutto il porno che hai

Elimina video, link, cronologia, foto e ogni altra cosa di pornografico che hai su pc, smartphone e tablet.

  • Elimina sia il porno (immagini e video) scaricato dal web sia quello “amatoriale” (ad esempio quello fatto con partner o ex-partner, anche perché – in alcuni casi – potrebbe essere addirittura illegale).
  • Se razionalmente non riesci a cancellare tutto il materiale che hai accumulato, prova a sfruttare il “senso di colpa tipico del periodo post masturbazione“: appena hai finito una masturbazione, proprio quando è solitamente più alto il tuo senso di colpa e quindi la voglia di smettere, cancella la tua collezione (anche dal cestino del pc o dello smartphone!), ma non aspettare a farlo quando sarai tornato razionale: fallo subito dopo la fine della masturbazione (ed evita di usare programmi per recuperare i dati cancellati dal cestino!).
  • Elimina dal pc o dallo smartphone, qualsiasi programma o app che usi per scaricare video pornografici da internet.
  • Esci da tutti i gruppi e le chat Telegram (o altra app) che frequenti per visionare o scaricare materiale pornografico.
  • Se hai una collezione di riviste, cd o dvd pornografici, eliminali.
  • Se proprio non riesci ad eliminare il materiale tutto insieme, eliminalo in maniera graduale (ad esempio un tot di file al giorno).

Leggi anche: Erezione debole o assente da cause psicologiche: cura e rimedi

14) Cerca informazioni e parlane col medico e con lo psicoterapeuta

Se hai cercato più volte da solo di smettere di masturbarti in modo compulsivo e/o di guardare i video pornografici e non sei stato in grado di farlo, potresti aver bisogno di chiedere aiuto. Anche se potresti sentirti in imbarazzo a discutere la situazione con un’altra persona, alla fine non ti pentirai di averlo fatto. Ecco cosa fare:

  • Trova aiuto su internet. Cerca l’argomento e leggi i consigli delle altre persone che soffrono di problemi simili su forum autorevoli. Tuttavia, se passare tempo su internet scatena la tua dipendenza, riduci al minimo il tempo che passi online o fallo con un amico.
  • La masturbazione compulsiva non dovrebbe essere mai sottovalutata, anzi deve essere affrontata con l’aiuto di un professionista. Parlane col medico e lo psicoterapeuta. Potranno consigliarti le giuste terapie, come quella farmacologica e quella psicoterapica.

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Differenze tra menopausa ed andropausa: come cambia la sessualità nell’uomo e nella donna

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITATerza età e sessualità possono andare d’accordo, nonostante si sappia che tornare a rivedere le regole del sesso, alla luce degli evidenti cambiamenti che intercorrono per l’avanzare degli anni, in certi casi, specie quando si presentano i primi disturbi, non è così facile. Più spesso la tentazione di “metterci una pietra sopra” sia per gli uomini che per le donne, sembra essere la via più semplice da percorrere, precludendo invece il benessere completo a entrambi, reciprocamente. Con il passare degli anni all’uomo e alla donna accadono dei mutamenti fisici, psicologici e ormonali che alterano la rispettiva predisposizione alla vita sessuale: per le donne si parla di menopausa, per l’uomo invece si comincia a parlare di andropausa.

Menopausa

La menopausa si presenta in genere in una età che va dai 45 ai 55 anni e porta con sé per la donna una serie di cambiamenti fisici importanti: finiscono le mestruazioni, diminuisce il livello di ormoni estrogeni e progesterone, aumentano gli ormoni prodotti dalla ghiandola ipofisaria. Con la menopausa compaiono le prime rughe, la pelle cede leggermente per diventare più molle e tenera, il colorito di corpo e viso sono meno rosei e diventano più pallidi o più scuri a seconda della carnagione, in genere possono accadere dimagramento o aumento del peso, a seconda della personale predisposizione e una distribuzione diversa dei grassi sul corpo. Se si trattasse solo di questo non se ne risentirebbe a livello sessuale: il problema più difficile da superare è quello legato alla lubrificazione della vagina e al trofismo della muscosa vaginale, che non essendo più stimolata dall’ovulazione non necessita di predisporsi alla riproduzione, come anche a causa del cambiamento della produzione ormonale si possono verificare episodi di sudorazione e di svenimenti, che possono causare fastidio nei momenti più delicati. Invece, al contrario, per la donna potrebbe essere piacevole riscoprire insieme al suo partner il piacere del sesso a cuor leggero, senza la preoccupazione della procreazione, legata solo all’esclusivo piacere, da rivivere con la stessa delicatezza della prima volta, ascoltando i diversi ritmi del ciclo del corpo e dedicandosi più all’amore che non alla passione smisurata.

Andropausa

L’uomo entra in andropausa a partire dai 50 anni (in alcuni casi anche in modo precoce intorno ai 40/45 anni), che però per il maschio non si manifesta con segni evidenti e forti come nella donna. L’uomo produrrà a partire dai cinquant’anni in poi sempre meno testosterone, un fatto che potrebbe portarlo ad avere un ciclo del desiderio più fiacco, ma niente affatto improduttivo, il maschio in andropausa non perde la capacità di procreare. Il maschio che avverte il calo del desiderio necessita di tempi più lunghi per arrivare all’eccitazione, un fatto però che non si accoppia male con la donna in menopausa, che necessita anch’ella di tempi meno prepotenti. Per il maschio l’unico limite effettivo è quello psicologico, causato dalla paura e dall’ansia della prestazione, il terrore di non arrivare a colmare il piacere o la paura di disturbare la donna, anch’ella in ritrosia, potrebbero frenare una vita sessuale che al contrario è del tutto possibile.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di patologie sessuali di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Crisi di mezza età maschile: come influisce sul matrimonio e come superarla?

MEDICINA ONLINE SESSO SESSUALITA ANZIANO 40 50 60 70 ANNI YO VECCHIO OLDIE PENE SPERMA EREZIONE RAPPORTO VIAGRA FARMACI PENETRAZIONE DISFUNZIONE ERETTILE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA LIQUIDO SEMINALE GIOVANE TESTICOLI SCROTOCome le donne, anche gli uomini sperimentano un periodo di scombussolamento quando arrivano ai 40 anni, la cosiddetta crisi di mezza età. Fondamentalmente, consiste nella difficoltà ad accettare il passaggio alla maturità, buttandosi alle spalle gli anni della giovinezza. I sintomi più chiari che segnalano una possibile crisi dovuta all’età negli uomini è la necessità di sentirsi nuovamente giovani. Da ciò deriva il desiderio di sperimentare avventure diverse che si sono dissolte per via degli anni o che al momento giusto non sono state realizzate. Un altro aspetto rilevante è l’ambizione alla “libertà”, spinta dall’esaurimento o dalla quantità di responsabilità che hanno in genere i capofamiglia. È frequente verificare che gli uomini in questa tappa (tra i 40 e i 50 anni) associano la giovinezza a libertà, adrenalina, emozione e divertimento, e iniziano a constatare che la propria vita è lontana da tutto questo. Si apre allora la porta della noia e del disinteresse per la vita che si conduce. A breve termine, queste esperienze risvegliano una quantità di emozioni che fa pensare di essere tornati quelli di prima, porta a uscire con gli amici e a svolgere attività proprie di età inferiori. A lungo termine, tuttavia, può diventare una situazione conflittuale nel matrimonio.

Leggi anche: Crisi di mezza età maschile: sintomi, quanto dura, depressione

Cosa succede a 40 anni?

Quando si compiono 40 anni, convergono vari fenomeni. Si è alla metà della vita (che mediamente negli uomini ha durata di circa 80 anni) ed è un momento di riflessione e rinnovamento. È la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, in cui ci si propongono cambiamenti in relazione alla direzione di vita. A questa età, gli uomini compiono un bilancio della propria vita a livello consapevole o inconsapevole. Valutano come vivono, come si sentono, se hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati, se il loro presente è il futuro che avevano tanto desiderato. In questo ripercorrere la propria vita, sono consapevoli del fatto che parti della loro esistenza non servono più. È per questo che alcuni uomini iniziano a interessarsi del proprio aspetto fisico anche se non l’avevano mai fatto prima, sono molto attenti alle tendenze della moda, si informano sulle cure della pelle e dei capelli, trasformano lo sport in una priorità e si dedicano a varie routine il cui scopo è recuperare o non perdere il proprio aspetto giovanile.

È qualcosa di nuovo?

La crisi di mezza età negli uomini non è niente di nuovo, è sempre esistita. Quello che è cambiato è il modo di relazionarsi tra uomini e donne, oltre agli stili di vita e alla difficoltà ad accettare l’età. Non è neanche una crisi esclusiva degli uomini, perché ne soffrono anche le donne pur se in circostanze del tutto diverse.

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Come può influire sul matrimonio?

La crisi dei 40 anni, se affrontata male, può diventare una minaccia alla stabilità matrimoniale se il rapporto non è nelle migliori condizioni. Se nella dinamica dell’amore coniugale la generosità non progredisce, i sacrifici richiesti dalla famiglia diventano sempre più costosi. Quando si inizia a mettere il cuore in cose estranee alla famiglia, come il successo professionale, una collega giovane e simpatica, il gruppo di amici… si spegna la luce della verità familiare e si raffredda il calore della tenerezza nell’amore. Il cuore diventa vuoto e bisogna cercare emozioni forti, che saranno sempre egoiste. La crisi di maturità nell’uomo si può superare applicando il senso comune, con una buona dose di dedizione e di lealtà, che è fedeltà, alla moglie e ai figli, anche se in alcune occasioni sarà opportuno ricorrere a una persona estranea per ottenere aiuto. L’unica via d’uscita degna della crisi dei 40 anni è accettare le proprie limitazioni e il ruolo concreto che la vita ha assegnato a ciascuno, sapere che le cose grandi si ottengono curando bene quelle ordinarie e quotidiane, assumere i doveri propri dell’amicizia, dell’amore e della professione scelta e dare alla vita il sì che deriva dalla serietà e dalla fedeltà. Con tutto ciò si ottiene quello che chiamiamo carattere, e le persone che lo raggiungono sono quelle in cui gli altri e la società confidano di più. Oltre a questo, è importante che la donna comprenda il marito e lo accompagni in questo processo anziché emettere rimproveri che non otterranno nulla. Anche se richiede uno sforzo da parte della donna, è fondamentale perché il problema arrivi a una soluzione positiva e non si trasformi da una crisi passeggera in una coniugale più grave e pregiudizievole. È anche bene che i coniugi approfittino di questa opportunità per “rinfrescare” il proprio rapporto, si propongano di compiere attività che spezzino la monotonia e godano della compagnia reciproca.

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Come superare la crisi?

Ecco alcune misure per prevenire o combattere le tappe conflittuali proprie o del partner, proposte dalla sociologa e cattedratica statunitense Barbara Weiss Hewitt:

  • Dare importanza a quello che si è raggiunto con tanto sforzo nel corso degli anni: partner, figli, amici, lavoro.
  • Avere un atteggiamento positivo nei confronti della propria vita e del futuro e valorizzare il vissuto anziché volerlo recuperare.
  • Lavorare sull’autostima nella giovinezza. Aiuterà a passare per questa età senza notare le condotte nocive che predispongono alla crisi. Modellare la struttura emotiva per poter rispondere con la forza necessaria una volta arrivato il momento.
  • Godere dei successi che si sono raggiunti e non dare un’attenzione esagerata a quello che è rimasto pendente.
  • Se si è caduti nella crisi, parlarne in famiglia. Le persone vicine devono sapere esattamente cosa si sta passando per poter agire in modo corretto. Prima si assume il conflitto, più rapidamente se ne uscirà.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Tecniche mentali per sconfiggere l’ansia da prestazione sessuale

MEDICINA ONLINE AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUPochi uomini affrontano l’ansia da prestazione sessuale iniziando dall’aspetto psicologico: diciamo che per risolvere il problema è sempre più facile e pratico iniziare dall’aspetto fisico, ma è un errore perché l’ansia è nella mente e non nel fisico. Esistono tanti metodi collaudati per affrontare e vincere l’aspetto psicologico. Esercizi che possono coinvolgere la coppia, con lo scambio di stimoli ma senza un approccio diretto. Evitando di fatto l’atto sessuale e la conseguente conclusione.

Ansia da prestazione

Il grosso problema nell’affrontare l’ansia da prestazione sessuale può diventare il volere ottenere l’eiaculazione o l’orgasmo ad ogni costo. Con la forte e reale possibilità di aggravare la situazione e ottenere l’esatto opposto. Aumentando invece che sminuire l’ansia da prestazione stessa. Il modo migliore per affrontare il tutto è iniziare a praticare il piacere e il divertimento all’interno della coppia. Con umorismo, senza avere troppo a cuore il prendere sul serio ogni attimo che si vive in intimità. Sia l’eiaculazione che l’orgasmo non devono assolutamente essere visti come un obiettivo da raggiungere. Non sono una regola e non dobbiamo fare in modo che lo diventino. Sono qualcosa che fanno parte dell’eventuale piacere del rapporto e non un obbligo incessante. Se poniamo la nostra attenzione sulla sola soddisfazione psicologica, insieme alla sensualità e al gioco dell’erotismo, è probabile che potrai constatare un notevole abbassamento dell’ansia da prestazione.

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Sei semplici consigli

Tra i vari rimedi che puoi adottare per vincere l’ansia da prestazione sessuale, sicuramente troverai utili e preziosi i seguenti sei consigli. Possono tranquillamente aiutare te e il tuo partner. A ridurre l’ansia ed avere così incontri intimi di gran lunga più piacevoli e pieni.

1) Sii fiducioso con il tuo partner durante il rapporto

Entrambi avete bisogno di sicurezza nel vivere il momento piacevole. Il problema non è certamente dovuto alla vostra mancanza di suscitare nell’altro piacere e desiderio sessuale.

2) Non interpretare il sesso come una prova di abilità

Non è una competizione. Utilizzare la parola “amore” invece che “sesso” può aiutare ad uscire da questa possibile visione. Il dare e ricevere piacere può essere vissuto in tanti modi diversi e non devono necessariamente essere identificati con l’erezione e l’atto fisico.

3) Fondere sé stessi e l’altro in un’armonia rilassante

Senza concentrarti esclusivamente sull’aspetto sessuale. Bensì su ogni attimo che può regalare godimento. Uno scambio infinito di stimoli. Approcciare con le tecniche di rilassamento come fosse un nuovo gioco, coinvolgendo sia te che il tuo partner. Con la respirazione profonda. Nell’insieme tutte queste cose sono un eccellente modo per iniziare a ridurre e annullare l’ansia da prestazione sessuale.

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4) Esercitare la propria fantasia

La fantasia e l’ironia aiutano ad allontanare qualsiasi tipo di ansia. Inoltre, rendere al meglio con le fantasie erotiche non è mancanza di amore verso il proprio partner.

5) Non bisogna rendere il sesso una cosa “troppo seria”

Come fosse un compito da svolgere con efficienza. Il sesso è tutt’altro che una cosa “seria”! È importante usare tutte le forme di approccio a nostra disposizione. Come può essere un tocco leggero, tanti baci, infinite e ammalianti carezze. Sono tutte cose che possono tranquillamente dare piacere infinito, sciogliendo anche i più rigidi e spaventati. In questo modo allontaniamo per sempre da noi la possibilità di fallimento. Quella che in fondo è probabilmente la tua paura più grande e costante.

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6) Una buona dose di umorismo

E’ forse la chiave di miglior lettura per ogni cuore disposto ad ascoltarci. L’umorismo non è mai fuori luogo. Neanche in un rapporto con l’altro sesso. Fosse anche solo per finalità sessuali. Il sesso dovrebbe essere la miglior espressione dell’allegria e del gioco, intriso di comicità, visto che è così bello non dovrebbe essere altrimenti!! Goditi il sesso come fosse uno dei tanti giochi che ami fin dalla tua infanzia. Metti sempre più da parte il giudizio verso te stesso, non devi superare alcun esame. Non devi affrontare nessuna competizione. Solo in questo modo puoi facilmente e con certezza abbassare ed annullare l’ansia da prestazione sessuale.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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