Quello che pubblichi sui social indica se sei maniaco depressivo

MEDICINA ONLINE CELLULARE COLAZIONE SMARTPHONE APP WHATSAPP APPLICAZIONE PROGRAMMA TELEFONARE TELEFONO TELEFONINO PHONE CALL MARMELLATA MANGIARE DONNA MATTINA BREKFAST WALLPAPER PIC HI RIl disturbo bipolare, patologia in cui si alternano episodi di euforia a momenti di grande depressione, può essere “diagnosticato” precocemente analizzando i post che una persona pubblica su Twitter, almeno secondo quanto afferma uno studio della National Tsing Hua University di Taiwan pubblicato sul sito di divulgazione scientifica arXiv, nel quale si spiega che, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, si possono vedere i segni della malattia anni prima della diagnosi.

Logorroici, insonni e lunatici

L’inizio del disturbo bipolare, sottolineano gli autori, è caratterizzato da sintomi come l’eccessiva loquacità, i problemi del sonno e i rapidi cambiamenti dell’umore, e molti pazienti condividono sui social la loro condizione, compresa la diagnosi.
Per verificare se era possibile cogliere i segni premonitori i ricercatori hanno analizzato 10mila tweet dal 2006 al 2016 di più di 400 persone che avevano avuto una diagnosi di disturbo bipolare, confrontandoli con altri 400 presi a caso e usati come gruppo di controllo.

Fornire informazioni sui social

Il team ha analizzato il contenuto, la frequenza e l’orario dei post, studiando anche la variazione delle caratteristiche nel tempo, ‘insegnando’ infine ad un algoritmo ad effettuare l’analisi e a distinguere tra persone con i sintomi e individui sani. Il metodo, concludono gli autori, può individuare il 90% dei pazienti con fino a un anno di anticipo rispetto alla diagnosi. “I tweet di una persona che soffre di disturbo bipolare possono fornire molte informazioni sullo stato mentale – conclude l’articolo -. Queste persone stanno inconsciamente fornendo un set di dati che possono essere usati per ottenere informazioni”.

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Differenza tra svezzamento tradizionale ed autosvezzamento

MEDICINA ONLINE BIMBO SVEZZAMENTO LATTE ARTIFICIALE ALLATTAMENTO SENO BAMBINO NEWBORN BABY NEONATO LATTANTE GATTONARE CARPONARE CAMMINARE PARLARE BENE PRIMA PAROLA SCALCIARE PARLARE MASCHIO FEMMINA DIFFERENZA AIUTOSi parla spesso di autosvezzamento e di svezzamento “tradizionale”, ma che differenza c’è tra questi due approcci? Vediamo allora di fare un confronto tra i due tipi di svezzamento, seguendo i punti fermi di entrambi i metodi.

Svezzamento tradizionale

  • Viene iniziato secondo le indicazioni del pediatra, della mamma o comunque di un’altra persona.
  • Si tende a introdurre un pasto completo alla volta e a eliminare la poppata corrispondente il più velocemente possibile seguendo un calendario prestabilito.
  • Il bambino di solito mangia separatamente dal resto della famiglia
  • Si tendono a privilegiare pappe, omogeneizzati e baby food in generale (spesso perché si inizia troppo presto, per cui non si hanno alternative). Il fatto che le pappe siano preparate a casa o acquistate già pronte, poco importa.
  • La gradualità è dalle pappe ai pezzetti, ai pezzetti più grandi al cibo “normale”.

Autosvezzamento

  • È un processo che inizia solo quando lo decide il bambino e non qualcun altro.
  • Si comincia con piccoli assaggi, effettuati con la famiglia a tavola. Il latte non viene sostituito seguendo il calendario, ma seguendo il naturale sviluppo del bambino.
  • pasti vengono sempre condivisi per cui il bambino non mangia da solo.
  • Siccome abbiamo atteso che il bambino fosse pronto, non c’è nessun bisogno di affidarsi a cibi speciali preparati solo per lui. Invece possiamo condividere la tavola e quello che c’è: tutti in famiglia mangiano le stesse cose
  • La gradualità la vediamo nel passaggio da micro assaggi ad assaggi sempre più consistenti fino a veri e propri pasti.

Lo svezzamento tradizionale è VERTICALE, l’autosvezzamento è ORIZZONTALE

Nello svezzamento tradizionale si sostituisce una poppata con un pasto più o meno completo, poi se ne sostituiscono due e così via. L’introduzione dei cibi è fatta subito in profondità, ovvero in modo verticale, a determinati orari del giorno stabiliti a priori. Non è il cibo che complementa il latte; se siamo fortunati e il cibo non viene imposto come unica fonte di nutrimento, è il latte a complementare il cibo.
Se si fa autosvezzamento non si sostituisce a priori nessuna poppata in quanto il bambino si avvicina al cibo solido in modo graduale, partendo da piccoli assaggi durante tutti i pasti consumati dalla famiglia nell’arco della giornata. In questo caso il cibo fa da complemento al latte perché le poppate non si abbandonano se non molto gradualmente e in modo più o meno equilibrato. Insomma in modo orizzontale. Se ci si sofferma un attimo a pensare, procedere in modo orizzontale non è certo una novità;

  • il bambino non impara forse a camminare in modo orizzontale?
  • Il bambino non impara forse a parlare in modo orizzontale?

Lo stesso vale per ogni altra tappa evolutiva di ogni bambino, anche se ogni bimbo è una storia a sé che va valutata nella sua unicità, per trovare il metodo migliore PER LUI.

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Differenza tra salame e soppressata

MEDICINA ONLINE CIBO SALAME PANINO PRANZO CUCINA CUCINARE HAM PROSCIUTTO SALAMINO FETTA FETTINA COMPANATICO POMODORO POMODORINO FAST FOOD SOPPRESSATA NDUJA CALABRIA.jpgLa parola salame sembrerebbe derivare dal latino “salumen” e rimanda all’operazione di salatura delle carni di maiale, una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Oggi le ricette variano da regione a regione a seconda del tipo di carne usata (può essere per esempio di suino, bovino, cinghiale, asino, oca) delle dimensioni della grana (fine, media o grossa), del tipo di ingredienti aggiunti all’impasto (aglio, peperoncino, semi di finocchio, vino) e del periodo di stagionatura. Esistono però delle fasi della lavorazione comuni a tutti i tipi di salame: la triturazione della carne con il grasso, la miscela di questo impasto con il sale, gli aromi e le spezie, l’insaccamento e, per finire, la stagionatura.

Differenza tra salame e soppressata

La differenza tra il salame e la soppressata sta tutta in alcune variazioni sullo stesso tema. Prima di tutto la carne: in entrambi i casi è di suino, ma mentre il primo è fatto con parti del maiale sia grasse che magre, la soppressata è impastata solo con tagli magri (coscia, spalla, filetto o rifilatura del prosciutto). Per quanto riguarda il taglio, un tempo l’impasto del salame veniva triturato con il coltello, oggi, nella maggior parte dei casi, si usa il tritacarne, con stampi di diversa grandezza. La carne della soppressata, invece, viene tagliata rigorosamente a punta di coltello. Questo fa sì che che la grana rimanga un po’ più grossa e quindi compatta. Anche la percentuale di grasso varia, è maggiore nel salame, nella soppressata è minima. Altra grande differenza riguarda il budello: quello della soppressata ha una dimensione maggiore rispetto a quello del salame, questo perché non deve essere troppo aderente all’impasto così da resistere alla pressione (da cui il nome) esercitata sul salume in modo da far fuoriuscire l’aria che si crea durante l’insaccatura. Proprio per non rischiare che il budello si rompa, viene anche bucato in più parti. Diversa è quindi anche la forma. Il primo è cilindrico, la seconda più appiattita. Per quanto riguarda la stagionatura, quella del salame va da uno a cinque mesi, quella della soppressata si aggira intorno ai 40 giorni.

La soppressata è calabrese, ma anche toscana e vicentina

Quando si parla di soppressata si fa riferimento al salume che si produce in Basilicata, Puglia, Calabria, Abruzzo, Molise e Campania. Tra questi, l’unica Dop è quella calabrese. In Italia, però, la soppressata si fa anche in Toscana e in Veneto: qui viene chiama soppressa. Quella toscana, detta anche capo freddo o capaccia, è fatta con la lingua del maiale e con le parti grasse, magre e cartilaginose della testa e altre cotenne, tagliate a pezzi, salate e lessate. La soppressa vicentina Dop, invece, è fatta con i tagli magri del maiale ma è molto più speziata di quella calabrese. Qui oltre a sale e al pepe nero in grani o al peperoncino, si usano, infatti anche cannella, chiodi di garofano e rosmarino.

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Parto naturale: il momento della fuoriuscita del bambino [VIDEO]

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Nel seguente video potete vedere l’emozionante momento in cui un bimbo viene alla luce attraversando il canale del parto.

Il video può essere visionato seguendo QUESTO LINK

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Chirurgo sospeso: “bruciava” il fegato dei pazienti per incidere le sue iniziali

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE PANCREAS ANESTESIACi sono notizie che hanno tutto l’aspetto di Fake News, invece sono tristemente reali ma decisamente sorprendenti. Stupisce, infatti, quanta fantasia si possa sfoderare in certe situazioni. A quanti medici sarebbe venuto in mente di firmare gli organi dei propri pazienti con le proprie iniziali? Anche perché non si ottiene poi così tanta fama attraverso un gesto simile. Eppure è accaduto davvero e l’autore di cotanta creatività è un chirurgo di nome Simon Bramhall.

Un fegato firmato
Sono in tanti a vantarsi di possedere un oggetto, un abito o un accessorio firmato da qualche stilista famoso. Ma mai prima d’ora qualcuno aveva pensato di avere una firma anche in qualche organo. Eppure, pare che c’è anche chi ha lanciato questa moda. Simon Bramhall, 53 anni, ha recentemente ammesso di aver inciso le sue inziali – SB – sul fegato dei propri pazienti, utilizzando un raggio che serve per sigillare i vasi sanguigni.

Trapianto con firma
Secondo quanto riportato dal The Telegraph, l’uomo avrebbe firmato diversi fegati di uomini a cui era stato eseguito il trapianto. E’ da sottolineare che la procedura non sembra dannosa, in quanto i segni si attenuano con il tempo. Tuttavia, pare che il fegato di una donna tardasse a guarire e, in seguito a un’attenta analisi condotta da altri medici, è stato possibile rilevare le iniziali di Simon Bramhall.

Un chirurgo rinomato
Il paradosso è che Bramhall non aveva bisogno di firmare alcunché considerando che era un dottore abbastanza conosciuto nella zona. Infatti aveva lavorato per ben 12 anni come chirurgo del fegato, pancreas e milza presso il Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, nel West Midlands. Ma non solo: era rinomato anche come insegnante di medicina. Inoltre i media avevano già parlato di lui per aver salvato un paziente che rischiava di morire a seguito di un incidente avvenuto con un aereo privato.

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Nel 2013 le prime evidenze
Fu nell’anno 2013 che un collega si rese conto che il fegato di una donna aveva incise le iniziali (SB) del noto chirurgo. In quell’anno fu inizialmente sospeso, ma pochi mesi dopo uno dei suoi pazienti ha richiesto la reintegrazione al fine di «poter salvare più vite». In parte anche per questo nel 2014 il chirurgo era di nuovo operativo ma le indagini continuavano ancora. Prima della fine dello stesso anno, però, fu lui stesso a dimettersi a causa dello stress eccessivo.

Un caso complesso
Alcuni giorni fa il procuratore Tony Badenoch ha dichiarato che il caso di Simon Bramhall era «altamente insolito e complesso» e che non vi erano «precedenti legali nel diritto penale». Sul Guardian si legge che «ciò che ha fatto non è solo eticamente sbagliato, ma anche criminale». Inoltre, il consiglio medico generale ha dichiarato che «rischia di far screditare la professione, e casi simili non devono essere ripetuti. Anche se questo comportamento di per sé non è così grave da richiedere alcuna restrizione alla registrazione di Bramhall, è necessario emettere un avvertimento formale».

Un ottimo chirurgo?
Alcuni giorni fa il procuratore della Crown Prosecution Elizabeth Reid ha parlato di Simon Bramhall come di un «rispettabile chirurgo» che, tuttavia, ha abusato del suo potere.

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Differenza tra regno, impero, Stato, imperatore e re

MEDICINA ONLINE MAP MAPPA EUROPA STATI NAZIONI REGNO UNITO GRAN BRETAGNA INGHILTERRA ENGLAND SCOZIA GALLES IRLANDA EIRE IRELAND ISLANDA ISLAND DIFFERENT DIFFERENZE ISOLA IRLANDA DEL NORDCon “Stato” si indica genericamente una entità politica sovrana, costituita da un territorio e da una popolazione che lo occupa, organizzato e regolato da un ordinamento giuridico formato da istituzioni e leggi. Ad oggi si tende a considerare come “Stato Moderno” uno stato democratico regolato da una Costituzione e dal diritto secondo il principio di separazione dei poteri, nella forma di una democrazia rappresentativa con a capo un Capo di Stato, amministrato attraverso un parlamento eletto democraticamente, da un governo centrale (più gli enti locali) che presiedono il potere esecutivo attraverso la decisioni politiche e con la magistratura che esercita il potere giudiziario. Appartengono a questa forma di Stato:

  • la Repubblica parlamentare (come è l’Italia),
  • la Repubblica presidenziale (come gli USA, il Brasile o il Messico),
  • la Repubblica semipresidenziale (come la Francia e la Russia)
  • la Monarchia parlamentare.

Il classico esempio di monarchia parlamentare è rappresentato dal Regno Unito. Secondo il motto tradizionale, il Sovrano britannico regna, ma non governa. Il potere esecutivo è affidato al governo guidato dal Primo ministro. La nomina del Premier è affidata alla Regina, dovendo essa scegliere il Leader del partito che abbia vinto le elezioni. Nei fatti, il Primo ministro guida la politica nazionale, ma non può nominare e revocare a sua discrezione i ministri, o sciogliere il parlamento, in quanto tali atti legalmente possono essere effettuati solamente dalla Regina.

Esempi di stati non appartenenti alla denominazione di “Stato Moderno” sono:

  • la Cina, dove vige il Monopartitismo;
  • il  Marocco, dove vige la Monarchia costituzionale;
  • l’Arabia Saudita, dove vige l’Assolutismo monarchico.

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Regno e re

Il “regno” è costituito da uno Stato in particolare che generalmente si identifica con un popolo ed un territorio definito. Generalmente questo Stato ha anche una lingua comune, una cultura dominante comune ed una religione dominante comune (comune alla maggior parte dei sudditi). Con “regno” si identifica anche una monarchia avente una piccola-media porzione di territorio con una popolazione uni-etnica (ad esempio il regno di Danimarca è composto principalmente da Danesi) ed al cui vertice c’è un re.

Impero ed imperatore

Al termine “impero” invece, è collegato un concetto di universalità: l’impero comprende non solo una, ma più nazioni, Stati o regioni o comunque territori non necessariamente della stessa nazionalità del proprio regno: per esempio, il Re d’Italia era a comando del Regno d’Italia ma, dopo la conquista dell’Etiopia nel 1936, venne fregiato del titolo di “Imperatore” proprio perché non era solo a capo del regno del proprio Stato, ma anche di altri territori esterni ad esso. L’impero è quindi identificata con monarchia aventi grandi dimensioni territoriali, con una popolazione multietnica e governato da un singolo centro al cui vertice c’è un imperatore. Esempi di impero sono l’Inghilterra, che finché fu un paese colonialista, ebbe il titolo di Impero Britannico ed ovviamente l’Impero Romano e quello Ottomano.

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Differenza tra tè, infuso, tisana, decotto, caffè e camomilla

MEDICINA ONLINE TE THE CAFFE INFUSO TISANA DECOTTO MACERATO CAMOMILLA FIORE ERBA SPEZIE GIALLO BIANCO NERO ROSSO DOLCE LIMONE BERE ACQUA FREDDO CALDO PESCA LIMONE MIGLIORE.jpgInfuso

Un “infuso” è il prodotto che si ricava da un processo chiamato “infusione” cioè un particolare metodo utilizzato per estrarre i principi attivi o gli aromi da piante officinali o alimenti solidi che si attua immergendo tali piante o alimenti in un liquido (che può essere acqua, alcool, vino, latte freddo o caldo) per un tempo più o meno lungo. Un tipo di infuso estremamente diffuso nel mondo è il tè.

E’ la bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua, è saporito ed ha meravigliose proprietà, sto parlando del tè, anche chiamato meno correttamente the o thè (la normativa italiana sulla etichettatura degli alimenti, ammette tutte e tre le grafie). Il tè è un tipo specifico di infuso o decotto ricavato dalle foglie (a volte miscelate con spezie, erbe o essenze) di una pianta legnosa chiamata Camellia sinensis, la quale viene coltivata principalmente in Bangladesh, Pakistan, Cina, India, Indonesia, Sri Lanka, Giappone e Kenya. Il tè ha un sapore amaro e astringente e può essere servito caldo (in modo classico, con sei tipologie di base) o freddo (generalmente al limone o alla pesca).

Il tè contiene:

  • caffeina: un alcaloide stimolante del sistema nervoso centrale contenuto anche nel caffè  (la cui presenza differenzia il tè dalla tisana, priva di caffeina);
  • teanina: un amminoacido psicoattivo;
  • catechina: un antiossidante presente soprattutto nel tè verde e nel tè bianco;
  • teobromina e teofillina: due alcaloidi stimolanti;
  • fluoruri: sali che contengono uno ione fluoruro, disciolti a basse concentrazioni nelle acque e in alcuni cibi.

La presenza di questi componenti rende pericolosa l’assunzione di elevate quantità di bevanda da parte di bambini e cardiopatici gravi. Gli effetti della bevanda dipendono dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un’infusione breve (circa 2 minuti) estrae dalle foglie di tè soprattutto caffeina e ha proprietà stimolanti. Un’infusione più lunga (3-5 minuti) estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l’effetto stimolante (L’acido tannico inoltre rende amaro il sapore del tè).

I sei tipi base di tè caldo sono:

  • il tè giallo,
  • il tè nero,
  • il tè verde,
  • il tè oolong,
  • il tè bianco,
  • il tè Pu’er o tè postfermentato.

Per approfondire, leggi: Differenza tra tè verde, nero, bianco, Oolong, Earl Grey e altri

Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della medesima pianta, ma sono create attraverso trattamenti differenti e presentano diversi gradi di fermentazione. I tè neri sono tè “fermentati”, i verdi sono tè “non fermentati” e gli oolong sono “semifermentati”. Una volta essiccato il tè può essere ulteriormente lavorato per dare vita a: tè aromatizzato, tè pressato e tè deteinato. Il termine “tè” è usato in modo improprio anche come sinonimo di “tisana”, per indicare infusioni preparate con piante diverse dalla Camellia sinensis. Il termine “tè rosso” si riferisce comunemente anche al carcadè o all’infusione di rooibos del Sudafrica, che non contengono Camellia sinensis.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

Qui di seguito trovate una lista con la migliore selezione di tè, infusi e caffè provenienti da tutto il mondo, di altissima qualità e scelti dal nostro Staff di esperti e appassionati. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca.

Camomilla

La camomilla è un particolare tipo di infuso ottenuto dai fiori di camomilla (Matricaria recutita) che viene assunto quando si ricercano effetti blandamente sedativi. I fiori di camomilla ha principalmente proprietà antispasmodiche, cioè produce un rilassamento muscolare, per la presenza nel suo fitocomplesso dei flavonoidi (eupatuletina, quercimetrina) e delle cumarine. Queste combinazioni di principi attivi rendono la camomilla un ottimo miorilassante, utile in caso di crampi intestinali, cattiva digestione, sindrome dell’intestino irritabile, spasmi muscolari e dolori mestruali, ma anche in caso di tensione nervosa e stress, perché provoca una sensazione di piacevole rilassamento con effetto calmante sul nervosismo e l’ansia. Al contrario del tè non contiene caffeina.

Tisana

La tisana è una qualsiasi preparazione liquida realizzata dall’infusione o dalla decozione di erbe o spezie in acqua calda, e solitamente non contiene caffeina, uno dei particolari che la differenza dal tè. Ciascun componente della tisana offre un principio di azione che mira ad ottenere un beneficio sull’organismo che la assume, come ad esempio azione calmante o diuretica. Nella preparazione di una tisana le erbe (fresche o secche) devono essere opportunamente sminuzzate (forma taglio tisana). Il grado di sminuzzamento è importante, in quanto può influire sull’estrazione dei principi attivi. In una tisana di più erbe le componenti devono essere tra loro omogenee. Non si devono mischiare tra loro le parti dure e quelle tenere delle piante. Esistono diversi tipi di tisana a seconda del metodo estrattivo cui si ricorre per ottenerla: infuso, decotto o macerato.

Caffè

Il caffè è una bevanda estremamente diffusa in tutto il mondo, ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di alberi tropicali appartenenti al genere Coffea. Il caffè più diffuso in Italia è quello espresso, che è ottenuto dalla torrefazione e macinazione dei semi della Coffea arabica e Coffea robusta, preparato a macchina secondo un procedimento di percolazione sotto alta pressione di acqua calda. Un altro tipo di caffè diffuso in Italia è quello decaffeinato, cioè un tipo particolare di caffè trattato in modo tale da privarlo del suo contenuto di caffeina e renderlo bevibile anche da chi deve evitare grandi quantità giornaliere di questo stimolante, come chi soffre di ipertensione arteriosa.

Decotto

Il decotto è un tipo di tisana prodotta tramite decozione. Quest’ultimo genericamente è un metodo utilizzato per estrarre i principi attivi o gli aromi, purché non siano termolabili, dalle parti di piante officinali o alimenti che risultano essere più duri, come radici, semi, corteccia o legno. Per preparare un decotto si utilizzano le parti d’interesse della pianta, opportunamente tagliate, e le si mettono nel recipiente di cottura insieme a dell’acqua, possibilmente distillata. Successivamente, il tutto viene portato ad ebollizione a fuoco lento e vi viene mantenuto per un periodo variabile, in genere tra i due ed i quindici minuti. Alla fine, lo si lascia stiepidire per circa quindici minuti, si filtra il liquido con un colino ed è pronto all’uso.

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Blue Monday, oggi è il giorno più triste dell’anno: consigli per superarlo

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPEROggi è il “Lunedì triste”, o come lo chiamano gli inglesi, il Blue Monday, cioè il giorno più triste dell’anno: il “blue” deriva dal colore associato da sempre alla tristezza. A calcolare la data più infelice dell’anno è stato alcuni anni fa Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, che – tramite una complesso algoritmo – è riuscito a stabilire che questo è proprio il giorno più triste dell’anno. L’algoritmo mette insieme vari dati negativi che effettivamente sembrano convergere proprio sul terzo lunedì dell’anno:

  • i sensi di colpa per i soldi extra spesi per i cenoni, il capodanno, i regali di Natale (propri e per gli altri) ed i debiti eventualmente accumulati;
  • la fine dell’allegria delle feste di Natale;
  • il ricordo dei parenti che non ci sono più, che nel periodo natalizio riaffiora e lascia strascichi;
  • i kg di peso in più a causa del cibo in eccesso consumato durante le feste;
  • il fatto che il lunedì è l’inizio della settimana lavorativa: si ritorna a lavoro, all’università o a scuola;
  • il tempo freddo, nuvoloso e piovoso;
  • la consapevolezza che i buoni propositi del nuovo anno potrebbero essere, come al solito, facili da teorizzare ma difficili da mettere in pratica;
  • la letargia e la poca voglia di uscire di casa provocata dai cambiamenti del meteo;
  • l’influenza e la febbre tipica di questo periodo dell’anno.

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Superare la tristezza del lunedì triste

Come sopravvivere al lunedì più triste dell’anno? Seguendo il decalogo della felicità:

1. Darsi degli obiettivi: i “vorrei” devono diventare dei “voglio”, i propositi devono trasformarsi in qualcosa che “voglio fare entro quella data”, bisogna avere una scadenza, una progettualità.

2. Usare equilibrio: “Non bisogna porsi un obiettivo solo su una determinata sfera, ma ci si deve concentrare su varie aree della propria vita, sia sul personale che sul professionale. Avere più obiettivi non crea squilibri ed aiuta a restare mentalmente aperti”.

3. Essere concreti: non serve dire “quest’anno vorrei stare meglio”, è meglio essere concreti e dire “voglio perdere cinque chili”, oppure “voglio andare in palestra tre volte alla settimana”. Il nostro cervello per realizzare qualcosa ha bisogno di visualizzarla in maniera precisa.

4. Non esagerare: un obiettivo deve essere oggettivamente raggiungibile, non ha senso dire “Quest’anno voglio diventare miliardario”. “Non bisogna volere tutto e subito e soprattutto non si deve mai sopravvalutare quello che si può fare in un anno e sottovalutare quello che si può fare in cinque o dieci anni”.

5. Scegliere con ambizione: “L’obiettivo ti deve motivare, deve farti star bene e allo stesso tempo deve spingerti ad agire. Insomma: deve essere ambizioso. Qualcosa che ti fa sognare e ti fa sentire meglio”.

6. Non temere la paura: “La paura è normale, siamo esseri umani, arriva ogni volta che ci lanciamo in un cambiamento. L’importante è non mancare di coraggio e accettare la paura andando avanti!”.

7. Tracciare la rotta: “Se un obiettivo è concreto ci sono dei passi per raggiungerlo. Alcuni obiettivi si possono raggiungere subito, altri non si ottengono dall’oggi al domani”.

8. Monitorare mensilmente: “La pianificazione implica monitorare di volta in volta, controllare a che punto siamo arrivare. Quanto più spesso si monitora, tanto più spesso si monitora sulla rotta giusta”.

9. Premiare i risultati positivi: “A ogni risultato raggiunto è giusto premiarsi, non bisogna darlo per scontato ma bisogna dirsi un “bravo!”, sentirsi soddisfatti”.

10. Associare piacere al risultato: “Pensare di raggiungere un risultato deve darmi delle sensazioni positive. Così come quando siamo stanchi, affaticati o abbiamo meno voglia, pensare al piacere che ci darà l’obiettivo finale ci aiuterà a sopportare la fatica e il sacrificio”.

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