Diabete mellito gestazionale: cause, diagnosi e trattamento

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA DIABETE GESTAZIONALE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE METABOLISMOIl diabete mellito gestazionale è una condizione caratterizzata da valori di glicemia oltre la norma, suggestivi di diagnosi di diabete, che si instaura durante la gravidanza in donne che, prima di essa, non erano diabetiche. L’International diabates and Pregnancy Study Groups raccomanda che il diabete diagnosticato nella prima visita prenatale venga classificato come diabete franco.

Epidemiologia

Il diabete gestazionale si riscontra nel 7% circa delle gravide negli Stati Uniti. La maggior parte delle donne dopo la gravidanza ritorna alla normalità, ma rimane il rischio (dal 30 al 60%) che sviluppino diabete mellito nei successivi 10-20 anni.

Eziologia

La resistenza insulinica è associata alle alterazioni metaboliche caratteristiche delle fasi finali della gravidanza e l’aumentato bisogno di insulina (dovuto ai fabbisogni metabolici del feto) può indurre tolleranza glucidica nella madre e, talora, diabete. Durante la seconda metá della gravidanza l´insulinoresistenza aumenta e con essa i livelli di zuccheri e aminoacidi nel sangue. Questo sembra dovuto ad aumenti dei livelli di cortisolo e progesterone. Gli zuccheri ed amminoacidi vengono utilizzati dal feto per crescere.

Diagnosi

Il controllo glicemico deve essere effettuato dalla donna alla prima visita ginecologica. Una glicemia a digiuno superiore a 92-126 mg/dl pone diagnosi di diabete gestazionale. Se la paziente al primo controllo ha valori glicemici inferiori a 92 mg/dl si esclude tale diagnosi. La paziente dovrà successivamente essere sottoposta tra la 24ª e la 28ª settimana di gestazione a un test di carico orale di glucosio ( 75 g di glucosio per os e controllo della glicemia a tempo 0′, 60′, 120′). Valori di glicemia >92,> 180 >153 mg/dl, rispettivamente, consentono di porre diagnosi di diabete gestazionale.

Trattamento

Nei casi non gravi di diabete mellito gestazionale la terapia è dietetica: prevede la riduzione dell’apporto glucidico. In caso di patologia avanzata o complessa si ricorre, oltre al regime alimentare ipoglucidico, esclusivamente alla somministrazione di insulina data l’impossibilità di utilizzo di ipoglicemizzanti orali.

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Neuropatia diabetica: cause, sintomi, diagnosi e terapia di una complicanza del diabete

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIELa neuropatia diabetica (detta “polineuropatia diabetica” quando vengono colpiti più nervi) è una complicanza frequente del diabete che può interessare sia il sistema nervoso periferico, sia il sistema nervoso autonomo. In generale si distinguono due tipologie: neuropatia periferica e neuropatia autonoma. La neuropatia periferica colpisce le fibre nervose che vanno dalla periferia al midollo spinale, mentre quella autonoma coinvolge i funicoli nervosi che controllano le funzioni autonome del corpo, come il cuore e la circolazione, la digestione, gli ormoni, i reni il fegato. Nel caso di neuropatia periferica, generalmente si tratta di una polineuropatia polidistrettuale, di solito simmetrica, distale e più frequentemente interessa gli arti inferiori, più raramente è prossimale. La neuropatia autonomica invece presenta sintomi del tutto diversi.

Diffusione

La neuropatia diabetica interessa quasi 500 milioni di persone nel mondo con prevalenza in continuo aumento. In Italia il 7% della popolazione con più di 50 anni è affetto da neuropatia diabetica ed il 20% della popolazione con più di 70 anni. La prevalenza della neuropatia nei pazienti con diabete è stimata essere tra circa il 25% e il 50%.

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Cause

La neuropatia diabetica può comparire nei pazienti con diabete mellito non trattato. Un livello non controllato ed eccessivo di zuccheri nel sangue danneggia le cellule nervose, causando disfunzioni nervose e sintomi diversi in base ai nervi danneggiati.

Sintomi e segni della neuropatia periferica

Tra i sintomi e segni della neuropatia periferica, vi sono:

  • dolore, che può essere molto intenso e compromettere la qualità della vita del paziente
  • disturbi della sensibilità (parestesie) soprattutto dolorifica

Sintomi e segni della neuropatia autonomica

Tra i sintomi e segni della neuropatia autonomica, vi sono:

  • alterazioni cardiovascolari
    • ipotensione ortostatica, quindi un calo pressorio passando dal clinostatismo all’ortostatismo
    • tachicardia a riposo
    • allungamento del tratto QT all’ECG che predispone all’insorgenza di aritmie o alla morte improvvisa
  • alterazioni gastrintestinali
    • ritardato svuotamento dello stomaco
    • gastroparesi
  • alterazioni urologiche
    • disfunzioni vescicali
    • vescica neurogena.

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Diagnosi

Per diagnosticare una neuropatia occorre rilevare i sintomi, e per questo esistono dei questionari con delle domande che permettono una diagnosi a punteggio, e che costituiscono un sistema semplice e standardizzato per capire se un paziente ha una soglia di rischio di neuropatia. In ogni caso occorre fare un esame neurologico che valuti la sensibilità, i riflessi, e va fatto al momento della diagnosi, soprattutto se si tratta di un paziente con diabete tipo 2 (i diabetici di tipo 2 sono pazienti che molto probabilmente, a differenza di quelli di tipo 1, presentano al momento della diagnosi una o più complicanze), e poi annualmente valutare l’eventuale insorgenza o evoluzione di tale complicanza. Gli esami di approfondimento che studiano la velocità di conduzione nervosa sensitivo-motoria, hanno utilità limitata ad una piccola percentuale dei casi, mentre nella maggioranza dei casi la presenza di neuropatia diabetica si documenta in base ai sintomi clinici e all’uso di metodi diagnostici più semplici, come lo studio di riflessi e sensibilità termica o dolorifica, lo studio dell’ipotensione ortostatica, oppure l’analisi delle variazioni della frequenza cardiaca mediante un elettrocardiogramma.

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Terapia

Non esiste una terapia specifica per la neuropatia diabetica. Il trattamento consiste per prima cosa nell’educare il paziente al rigoso controllo dei livelli di glicemia nel sangue e nell’assunzione di eventuali terapie farmacologiche, in modo da prevenire la neuropatia diabetica o per non far peggiorare la situazione se la neuropatia è già presente. Uno stile di vita salutare con una dieta equilibrata e una moderata attività fisica che aiuti a tenere sotto controllo la glicemia e a mantenere il giusto peso corporeo, escludendo altri fattori di rischio come fumo, eccessivo stress psico-fisico ed alcool, è fondamentale per rallentarne la progressione e prevenirne le complicanze. A seconda dei nervi interessati e quindi dei sintomi, possono essere adottate diverse misure per migliorare la qualità della vita del paziente, tra cui farmaci antinfiammatori per il dolore, uso di plantari e scarpe ortopediache, fisioterapia e – in caso di sintomi psichiatrici come sensazione di forte tristezza e forte ansia – anche la psicoterapia cognitivo-comportamentale e/o la frequentazione di gruppi di auto-aiuto composti da altre persone con le stesse problematiche.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ci siamo lasciati: adesso come si fa?

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPER.jpgI tempi delle lacrime sono finiti. Forse avete avuto anche la fortuna di esservi lasciati di comune accordo e ora di voi rimane solo un periodo di distacco totale. Poi però dal tuo cassetto cominciano a uscire la sua catenina, il suo portachiavi, i suoi cd sono mischiati ai tuoi e il suo libro è nel tuo zaino dall’ultimo fine settimana che avete passato insieme.

Che fare? Sapete voi se quegli oggetti sono cari per lui. Probabilmente ci terrà a riaverli, come tu aspetti che lui ti ridia i calzettoni che usavi a casa sua e i tuoi dvd di Sex and the city. Passato il primo periodo di sofferenza cominciate a radunare tutte le sue cose. La scelta migliore è restituirgliele. Discorso diverso per i regali. Inutile restituirgli un regalo prettamente femminile. Però se di mezzo c’è un anello o qualsiasi altro oggetto che ti ha regalato perché “Eri la donna della sua vita” forse andrebbe restituito.

E gli amici? Parte difficile. Se siete i primi a lasciarvi “bene” non si pone il problema. Ma è molto raro. Escludiamo subito la divisione del gruppo. Sarebbe poco carino chiedere a uno o all’altro di non frequentare l’ex. Di solito non ci si lascia all’improvviso, quindi le avvisaglie e le litigate le avranno già percepite anche gli altri. Al momento dell’ufficializzazione sarà ognuno di loro a decidere chi continuare a frequentare. Forse per molti sarà l’occasione per uscire da un gruppo che non l’ha mai accettato veramente, o che se l’ha fatto è solo perché eri la ragazza di uno di loro. Lasciate che le cose vadano da sole, scoprirete anche chi è davvero un amico o un’amica, e se li perderete, sarà un’occasione in più per ricominciare.

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La famiglia? Negli anni avete legato con la sorella, con al fidanzata del fratello, anche con i genitori. E’ difficile, soprattutto se loro vedranno lui soffrire. Ma se tra di voi c’è un legame sincero si può portare avanti. Forse non vi incontrerete a casa loro, ma un caffè o lo shopping con l’ex cognata e l’ex suocera ci possono stare. Tenete sempre in conto che forse loro un giorno si sentiranno costrette a non frequentarvi più per non fare soffrire il vostro ex. E forse un giorno saranno loro a darvi la notizia che il vostro ex ha trovato una nuova ragazza.

E poi ci siete voi due. Ancora non sapete se rimarrete amici o se le vostre strade si divideranno definitivamente. Ogni storia ha un suo percorso. Se uno ama ancora sicuramente soffrirà, ma anche chi non ama più dovrà ricostruire la propria quotidianità. Solo il tempo aiuterà a superare il dolore. Se c’è ancora dell’affetto niente vieta di inviare un sms di auguri per Natale o per il compleanno, senza però aspettarsi qualcosa.

Non c’è una cura universale, ma forse un distacco totale di qualche mese può essere una soluzione comune che aiuterà chiunque a superare la rabbia e la delusione e ricominciare con o senza l’ex.

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Quanto è alto l’uomo più alto del mondo?

MEDICINA ONLINE UOMO PIU ALTO PIU BASSO AL MONDO PHOTO Turkey's Sultan Kosen, who stands 2.51 metres tall, met with Chandra Bahadur Dangi from Nepal, who measures up at 55 centimetres tall.jpgAl momento l’uomo più alto del mondo riconosciuto dal Guinness World Record è Sultan Kösen, alto ben 251 cm, nato a Mardin (Turchia) il 10 dicembre 1982. Sultan Kösen (che vedete in foto accanto a quello che è stato l’uomo più basso del mondo: Chandra Bahadur Dangi) è nato e cresciuto in un piccolo borgo della Turchia formato da Continua a leggere

Le 20 curiosità che ancora non conosci su RoboCop

MEDICINA ONLINE RoboCop is a 1987 American cyberpunk science superhero action film directed Paul Verhoeven and written by Edward Neumeier and Michael Miner stars Peter Weller, Nancy Allen WALLPAPER HD CINEMA MOVIEQuanto conoscete il film RoboCop – Il futuro della legge? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1987. Cominciamo il conto alla rovescia!

20 – L’idea di RoboCop nasce in Edward Neumeier (poi co-sceneggiatore della pellicola assieme a Michael Miner) dopo aver visto una locandina di Blade Runner. Non sapendone nulla, Neumeier chiese a un amico di cosa parlasse quel film: sentendo del poliziotto umano che dà la caccia agli androidi, immaginò la storia inversa, cioè quella di un uomo per metà robot che dà la caccia a dei criminali umani. Una volta steso il soggetto assieme a Miner, i due volevano proporlo a vari studi di Hollywood, presentandolo come un film su “un Ranger Solitario in un futuro dominato dalle corporation”: un uomo di legge creduto morto che torna in azione mascherato. Ma a creare l’occasione giusta pensò il caso, sotto forma di un ritardo aereo: bloccati in un terminal per diverse ore in attesa di un volo, Neumeier e socio ebbero modo di conoscere un produttore importante, intrigato da questa storia del robopoliziotto…

19 – La musica che venne usata per il trailer cinematografico di RoboCop era quella di Terminator: entrambi i film erano prodotti dalla Orion, e in fase di pre-produzione si pensò di far interpretare RoboCop ad Arnold Schwarzenegger. Il problema? La stazza di Schwarzy non era esattamente facile da infilare in una corazza: secondo i produttori avrebbe fatto sembrare il protagonista l’Omino Michelin. Furono presi in considerazione Michael Ironside e Rutger Hauer (richiesto espressamente dal regista, Paul Verhoeven, che aveva già lavorato con lui), ma non erano abbastanza smilzi. Alla fine si scelse Peter Weller perché dalla corporatura più esile e, secondo Verhoeven, dotato della parte inferiore del volto giusta. Tradotto: a Verhoeven piacevano le labbra di Weller.

18 – La scelta del regista fu molto più complicata. La Orion offrì il film praticamente a chiunque: a Jonathan Kaplan (che preferì occuparsi di Project X – Fuga dal futuro con Matthew Broderick), a David Cronenberg (che avrebbe poi diretto Peter Weller ne Il pasto nudo), ad Alex Cox. Alla fine dell’agendina telefonica arrivarono alla V di Verhoeven, regista già di diverse pellicole famose nella nativa Olanda (come Fiore di Carne con Rutger Hauer) e alle prime esperienze a Hollywood (L’amore e il sangue, sempre con Rutger Hauer). Il regista lesse le prime pagine dello script e lo gettò via, ma la moglie andò a ripescarlo dal cestino, lo lesse tutto e fece capire a Verhoeven che la storia non era affatto banale come poteva sembrare. RoboCop inaugurò cinque pellicole dirette da Paul Verhoeven destinate a precipitare con i rispettivi seguiti, non diretti da Verhoeven: l’insulso RoboCop 2L’uomo senza ombra 2 (direct to video del 2006), il flop supersonico Basic Instinct II e Starship Troopers II (direct to video del 2004).

17 – Per interpretare l’agente Anne Lewis, la collega di RoboCop, era stata scelta Stephanie Zimbalist, all’epoca famosa per la serie Mai dire sì. Il telefilm era terminato e la Zimbalist era contrattualmente libera di accettare altri ruoli, ma poi la NBC ci ripensò, decise di girarne altri episodi e l’attrice dovette mollare. Fu allora chiamata Nancy Allen, ma Verhoeven non era contento dei suoi capelli e chiese di farglieli tagliare per darle un look mascolino. Non gli bastava, e glieli fece tagliare ancora più corti. Per quanto riguarda i due cattivi del film, il regista volle mischiare le carte: Kurtwood Smith (il boss Clarence Boddicker) e Ronny Cox (Dick Jones, vicepresidente della OCP) vennero scelti proprio perché non abituati a ruoli del genere. Cox era stato spesso un ufficiale nei suoi film precedenti (colonnello in Taps squilli di rivolta o tenente della polizia in Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills, ad esempio). Per quanto riguarda Kurtwood Smith, Verhoeven gli fece indossare quegli occhiali con montatura a giorno perché così gli ricordava il nazista Heinrich Himmler. Bob Morton, invece, era stato pensato come il tipico dirigente insopportabile, ma lo sceneggiatore Edward Neumeier e Paul Verhoeven si resero conto che grazie all’interpretazione di Miguel Ferrer il personaggio sarebbe venuto fuori un po’ più piacevole, e perciò decisero di smussarne un pelo il carattere. Miguel Ferrer è il cugino di un noto attore hollywoodiano.

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16 – La corazza di Robocop è stata progettata da Rob Bottin (esperto di effetti speciali che aveva già lavorato in Guerre Stellari e La Cosa). Al risultato finale si è arrivati dopo aver scartato per mesi un’infinità di proposte e bozzetti ed esser tornati grossomodo a una delle prime idee, quella cioè di una corazza ispirata al protagonista del manga/anime 8 Man (uno dei primi cyborg nel mondo dell’entertainment) e a quello di Space Sheriff Gavan (il primo metal hero della Toei). Il ritardo del team divenne a un certo punto tale che la consegna del costume avvenne due settimane dopo il previsto, a riprese già iniziate, lo stesso giorno in cui si doveva girare la prima scena con RoboCop. Bottin e i suoi assistenti impiegarono UNDICI ORE per far entrare Peter Weller nel costume e solo a quel punto l’attore si accorse che tutta la mimica studiata con Moni Yakim per il personaggio era inutile: i movimenti con il costume addosso erano talmente limitati che toccava ripartire da zero. Stop alle riprese. La corazza avrebbe dovuto avere un colore più brillante, ma si pensò che una tinta più prossima al grigio le avrebbe conferito un look metallico e avrebbe limitato i riflessi. Le sette tute realizzate in totale da Bottin ed i suoi costarono alla produzione una somma prossima al milione di dollari. Verhoeven e Bottin litigarono durante la produzione del film, soprattutto per la scena in cui Alex Murphy si svita il casco: Bottin voleva un ambiente quasi buio per evitare che si vedesse il trucco sul volto di Weller, mentre il regista voleva che la scena fosse illuminata il più possibile ed era convinto che avrebbe pensato a tutto il direttore della fotografia. La spuntò ovviamente Verhoeven, e i due smisero di parlarsi… fino alla prima di RoboCop. Contenti per il risultato, tornarono amicici e Verhoeven volle Bottin con sé per Atto di forza, film con cui Bottin vinse un Oscar.

15 – Il costume di RoboCop era talmente pesante e faceva sudare a tal punto che Peter Weller perse quasi un chilo e mezzo di liquidi al giorno. Weller aveva studiato la parte indossando un costume imbottito, ma quando (in ritardo, come visto) arrivò quello vero, scoprì che era difficile muoversi dopo averlo indossato quando fuori c’erano 38° C. Prima si provò a rinfrescare l’attore tra una ripresa e l’altra (il suo assistente personale, Todd Trotter, gli stava vicino munito di ventilatori) ed a piazzarlo sotto l’aria condizionata, ma alla fine si decise di munire il costume di una ventola. All’inizio delle riprese, Peter Weller decise di restare nel personaggio tra una scena e l’altra, rispondendo alle indicazioni del regista solo se lo chiamava “Robo”. Ma dopo qualche giorno Verhoeven iniziò a ridergli in faccia e gli chiese di lasciar perdere.

14 – Ben sei tra i protagonisti di RoboCop sono apparsi in film o telefilm di Star Trek: Peter Weller in Enterprise, Ronny Cox (Dick Jones) in Star Trek: The Next Generation, Kurtwood Smith (Clarence Boddicker) in Rotta verso l’ignoto, Star Trek: Deep Space Nine e Star Trek: Voyager, Ray Wise (Leon Nash) in Star Trek: The Next GenerationStar Trek: Voyager, Miguel Ferrer (Bob Morton) in Star Trek III – Alla ricerca di Spock, Robert DoQui (sergente Warren Reed), infine, era Doggra in Star Trek: Deep Space Nine. Circa 20 anni dopo, inoltre, Peter Weller, Paul McCrane (Emil Antonowsky) e Ray Weiss sarebbero apparsi in una stessa puntata della serie 24. Oltre a fare l’attore, Peter Weller tiene oggi occasionalmente delle lezioni alla Syracuse University sulla materia in cui si è laureato e ha conseguito un master: il Rinascimento italiano.

13 – La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come si evince da quel command.com: siamo nel futuro e c’è ancora gente che non si fida di Windows.

12 – La scena del sindaco e dei membri della giunta tenuti in ostaggio dal pazzoide ricalcava un celebre fatto di cronaca di nove anni prima, quando un ex consigliere comunale della città di San Francisco, Dan White, licenziatosi per il salario molto basso e vistosi rifiutare in seguito la sua richiesta di essere riassunto, uccise il sindaco Moscone (cui è dedicato oggi il Moscone Center di San Francisco) ed il consigliere Harvey Milk (alla cui vita Gus Van Sant ha dedicato nel 2009 un biopic con Sean Penn, Milk). Nel film il rapitore sta mangiando dei biscottini Twinkies perché la difesa di Dan White cercò di dimostrare durante il processo come il passaggio da un’alimentazione sana al junk-food avesse influito sul comportamento dell’uomo. Da allora, ogni volta che in mancanza di meglio un avvocato americano tira fuori una teoria bislacca per difendere il proprio assistito, si parla di “Twinkie Defense“.

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11 – Il droide ED-209 (Enforcement Droid 209, in italiano “Elemento Droide 209”) venne creato da Craig Davies ispirandosi alla cabina di un Bell UH-1 Iroquois, detto Huey, l’elicottero della guerra in Vietnam. Ne vennero realizzati sia un modellino in scala, animato in stop motion da Phil Tippett (che si era occupato nella prima trilogia di Star Wars di animare gli AT-AT e i tauntaun ed aveva portato a casa un Oscar per Il ritorno dello jedi), sia un paio di versioni a dimensioni naturali. La voce del droide era quella del produttore Jon Davison, mentre per i versi si erano utilizzati quelli di alcuni animali: un giaguaro ed un maiale. Lo scienziato della OCP che presenta il droide si chiama McNamara, come il Segretario della Difesa USA durante le presidenze di Kennedy e Lyndon Johnson, Robert McNamara.

10 – La pistola che Robocop fa roteare come Clint Eastwood nella Trilogia del dollaro di Sergio Leone, chiamata nel copione Auto-9, è una Beretta M93R modificata per dotarla di una canna notevolmente più lunga. All’inizio si pensò di usare una Desert Eagle Magnum, come quella che si vede durante il primo, non felicissimo test di ED-209, e alcune foto scattate nel backstage mostrano Peter Weller che fa pratica con quel tipo di pistola. Solo che anche quella nelle mani di RoboCop sembrava troppo piccola e si ripiegò allora sulla soluzione “Beretta allungata”. Le auto usate dalla polizia sono versioni modificate di Ford Taurus. All’epoca la principale rivale sul mercato per la Taurus era la Pontiac 6000 ed infatti l’auto che usano i membri della banda di Clarence Boodicker, mostrata anche in una delle finte pubblicità durante il film. Avete poi notato che ogni volta che un’auto della polizia sale o scende la rampa del parcheggio sotterraneo, urta per terra con il parafanghi posteriore sollevando delle scintille?

9 – Non tutti i sette costumi realizzati per il film erano uguali. Uno era infatti dotato di protezioni speciali per farlo indossare ad uno stuntman nell’esplosione della stazione di servizio, mentre altri due erano le versioni danneggiate, da impiegare quando RoboCop affronta ED-209. Il costume, si è detto, era così scomodo e ingombrante da rendere impossibile a Peter Weller indossarlo per intero nelle scene in cui RoboCop è alla guida di un auto: per quelle ci si limitò a usare solo la parte superiore del costume mentre sotto Weller era letteralmente in mutande. Questo spiega anche perché in molte sequenze lo si vede solo mentre sta per entrare o è appena uscito dall’auto. Weller ha dichiarato qualche anno fa che il momento più difficile per lui in tutto il film è stata la scena in cui doveva scendere le scale della discoteca: aveva addosso solo la parte superiore del costume, ma non poteva guardare gli scalini e tutto intorno aveva comparse, musica ad alto volume e fumo. Numero di ciak per completare la scena: tre; numero di volte in cui Weller è venuto giù per le scale: pare nessuna, fortunatamente. Poco dopo lì nella discoteca c’è un cameo del regista: è il tizio che ride quando Leon prova a rifilare un calcio sui testicoli a RoboCop e si fracassa il piede. Le mani di RoboCop erano dei guantoni di gomma, e nella scena in cui Weller deve acchiappare al volo le chiavi dell’auto lanciate dal sergente, alla prima uscita di RoboCop, queste continuavano a rimbalzare. Numero di ciak per completare la scena: 50, un intero giorno di riprese.

8 – La colonna sonora del film venne composta da Basil Poledouris (cui si deve, tra le altre cose, lo splendido soundtrack di Conan il Barbaro), che impiegò sia musica orchestrale che sintetizzatore, per rendere l’idea del tema uomo-macchina. Nella scena in discoteca si sente il brano “Show Me Your Spine” dei P.T.P., progetto di breve durata portato avanti dai membri dei Ministry e dei canadesi Skinny Puppy: il brano non è mai stato pubblicato ufficialmente su alcun supporto fino al 2004, quando è apparso nell’album Side Trax dei Ministry. Restando in tema, in uno dei telegiornali del film appare un uomo riccioluto: molti sostengono si tratti di Alex Van Halen, qualcuno dice che sia suo fratello Eddie, ma non ci sono conferme.

7 – Diverse scene presenti negli storyboard del film non sono mai state girate, ma alla fine delle riprese (20 ottobre 1986) non era stata girata nemmeno quella della morte di Murphy. Visto che erano già in ritardo e avevano sforato sul budget, Paul Verhoeven e il produttore Jon Davison volarono a Los Angeles per comunicare ai piani alti della Orion che mancava quella scena chiave: i dirigenti diedero il via libera alle riprese extra necessarie, girate in un capannone di Los Angeles qualche mese dopo (gennaio 1987).

6 – Sul copione la scena in cui RoboCop sventa uno stupro sparando al primo dei due delinquenti era descritta in modo diverso da quello che si vede nel film. RoboCop avrebbe dovuto semplicemente mirare accanto alla guancia della vittima, centrando l’assalitore dietro di lei. Mentre si provava la scena, Verhoeven notò però che la stuntman Donna Keegan era molto brava, tanto che si poteva provare un’altra soluzione, facendo passare tra le sue gambe il fuoco di RoboCop, dritto nei testicoli del criminale: la scena risultante è di particolare effetto. Quanto alla sparatoria nel laboratorio di droga, tutto avviene a una velocità sensibilmente maggiore rispetto a quanto previsto. Le armi automatiche utilizzate continuavano a incepparsi dopo circa tre secondi di utilizzo, il che voleva dire un massimo di tre secondi buoni di pellicola per ciascuna angolazione: al montaggio ne venne fuori una scena dal ritmo frenetico.

5 – Il cassiere della stazione di servizio porta gli occhiali e legge un libro di geometria: è un omaggio di Verhoeven a se stesso, occhialuto ex studente di matematica in Olanda. Nel drugstore si vedono molti fumetti Marvel, tra cui un numero di Iron Man (quello che il rapinatore porta alla cassa), l’adattamento di Blade Runner e, soprattutto, diversi numeri di ROM, il cavaliere dello spazio. Se il collegamento tra Iron Man e RoboCop è immediato, chi non è un lettore dei fumetti Marvel di vecchia data potrebbe non sapere che quello tra ROM e il poliziotto cyborg di Verhoeven è ancora più stretto: ROM era un eroe che aveva sacrificato la propria umanità, facendo riversare la propria mente in un corpo robotico pur di salvare il suo pianeta. ROM de il Giudice Dredd furono tra le principali fonti di ispirazione dello sceneggiatore Neumeier nello sviluppare il personaggio di RoboCop.

– Il fatto che Weller non riusciva a muoversi dentro al costume, cambiò radicalmente le movenze previste per il personaggio. All’inizio lui e il già citato Moni Yakim avevano studiato dei movimenti rapidi, degli scatti improvvisi come quelli di un serpente, poi rivelatisi impossibili da eseguire. Moni pensò allora a un RoboCop che si muoveva lentamente, come si vede nel film, ma la discussione tra lui, Weller e Verhoven fermò le riprese per tre giorni.

3 – La produzione temeva che i poliziotti non avrebbero gradito la scena in cui RoboCop afferra Clarence Boddicker e lo getta attraverso tre diverse vetrate mentre gli legge i suoi diritti. Per evitare casini e sondare il terreno in anticipo, si organizzò un’anteprima per un pubblico composto solo da agenti di polizia. I poliziotti si divertirono moltissimo con la scena, che venne approvata. Sempre a proposito di poliziotti nella vita vera, quando il film arrivò in sala, RoboCop aiutò ad arrestare un criminale reale. Nella città californiana di Sacramento, un ladro cercò di sfuggire agli agenti che lo inseguivano nascondendosi in un cinema dove proiettavano RoboCop: il ladro restò talmente affascinato dal film da non accorgersi che nel frattempo la sala era stata sfollata e attorno a lui c’erano solo poliziotti che temo non gli abbiano lasciato vedere tutti i titoli di coda. La Orion pensò in un primo momento di usare come frase di lancio per il film “He’s like Dirty Harry with Ball Bearings”, cioè “È come Harry la canaglia, ma con i cuscinetti a sfera”. Poi però decisero saggiamente di lasciar perdere, temendo una causa da parte della Warner. Su questo tema, leggete anche: Quella volta che RoboCop arrestò un vero criminale

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2 – Per RoboCop 2  si sarebbe impiegato qualche tempo dopo un Amiga 2000 con sistema di editing Video Toaster NewTek (usato in seguito anche per la serie Babylon 5), ma in RoboCop quasi tutti gli effetti erano ancora pura creatività meccanica anni 80. Tanto che due degli elementi più famosi della corazza di RoboCop… non facevano parte della corazza di RoboCop. Per la scena della fondina nella coscia in cui Murphy infila la pistola dopo averla fatta roteare venne usata in realtà una gamba a sé stante, con il meccanismo di apertura controllato da un telecomando. Stesso discorso per lo spuntone che esce dalle nocche di RoboCop, usato da Murphy sia per collegarsi al database della polizia, sia per colpire Boddicker a fine pellicola: in quelle scene c’era semplicemente un tizio che reggeva un finto braccio davanti alla telecamera. Per la scena degli ostaggi visti da RoboCop attraverso il muro con gli infrarossi, semplicemente rivestirono dei tizi nudi di vernice fluorescente e usarono la luce nera di una lampada di Wood.

1 – Nel 1988, per sfruttare la popolarità del poliziotto di Verhoeven, la Meineke (azienda di ricambi per auto) realizzò uno spot con RoboCop. Un RoboCop che, per non avere beghe legali, era completamente arancione. Parlando di testimonial, qualche anno fa saltò fuori anni fa questa foto con un tizio vestito da RoboCop assieme all’ex presidente Richard Nixon: nessuno tra quelli che erano stati coinvolti nella realizzazione del film ne sapeva nulla. Solo dopo un po’ qualcuno si è ricordato di questa iniziativa di beneficenza cui aveva partecipato anche la Orion e come portavoce della quale Nixon era intervenuto a una festa, nei giorni dell’uscita su VHS del film. Il prezzo di quella videocassetta, al lancio, era di 89,98 dollari del 1987 che – in termini di potere d’acquisto – sono quasi 200 dollari di oggi! Uno degli elementi più noti del film, gli spot con il loro umorismo cinico (poi ripresi da Verhoeven in Starship Troopers), furono aggiunti dal regista per i problemi che il film stava incontrando con la censura. RoboCop aveva infatti ricevuto una X dall’MPAA, l’organo di autocensura dei film USA, lo stesso rating che si dà ai film per adulti e che solo in rarissimi casi (Arancia Meccanica) veniva affibbiato per i contenuti violenti di un film. Per ottenere una R (minori di 17 anni accompagnati), Verhoeven fu costretto ad edulcorare molte scene, come l’uccisione di Murphy o l’impalamento finale di Boddicker (scene poi ripristinate in varie edizioni per l’home video), accantonando così il suo progetto di un film con una violenza talmente esagerata da risultare comica. Lo stesso Paul Verhoeven ha dichiarato inoltre in un’intervista che la figura di RoboCop nel film rappresenta un’allegoria cristiana: la morte e resurrezione, il buco in fronte di Murphy quando viene ucciso che ricorderebbe la corona di spine portata da Gesù, come anche la camminata sull’acqua in cui Murphy si esibisce alla fine del film. C’è poi chi alle dichiarazioni del regista ha aggiunto dell’altro, accostando anche la pozza di acqua divenuta rossa per il sangue di RoboCop e di Boddicker al miracolo della tramutazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana da parte di Gesù.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Differenza tra atomo e nucleo

MEDICINA ONLINE CHIMICA ATOMO NUCLEO FISSIONE REAZIONE NUCLEARE BOMBA ATOMICA PROTONE NEUTRONE ORBITALE ENERGIA ELETTRONE IONE POSITIVO NEGATIVO COMPOSTO ELEMENTO H20 HO2L’atomo è una struttura nella quale è normalmente organizzata la materia nel mondo fisico o in natura. Gli atomi sono formati da costituenti subatomici quali protoni, elettricamente positivi, neutroni, elettricamente neutri, ed elettroni, elettricamente negativi. In un atomo, inoltre, il numero di protoni è uguale al numero di elettroni; protoni ed elettroni hanno carica uguale in valore assoluto, ma di segno opposto. Il termine atomo deriva dal greco e significa “indivisibile”, ciò sta ad indicare che non può essere né creato né distrutto, cosa che poi si scoprì non essere vera.

Il nucleo atomico è invece solo una parte dell’atomo, quella centrale, molto densa e costituita da protoni che possiedono carica positiva e neutroni che non posseggono carica, detti collettivamente nucleoni.

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Gli piaccio, ma lui non non si fa avanti: perché?

MEDICINA ONLINE TRISTE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE COUPLE WALLPAPERTi piace e probabilmente tu piaci a lui, ma non si fa avanti. Non capisci perché, ti provoca fastidio la cosa, pensi che gli uomini siano cambiati. Ah, i bei tempi andati eh? Non poche ragazze si lamentano di questo fatto. Ma perché oggi l’uomo non si fa avanti? Cerchiamo di ragionarci su con questo articolo “semiserio”, che speriamo vi fornisca qualche spunto di riflessione. Per iniziare, magari, è bene farsi un esame di coscienza. Se hai la pettinatura di uno Wookiee e sei vestita come la loro nonna, forse tutti i torti non li hanno. Ma, passata questa fase preliminare, anche alla ragazze più belle capita che l’uomo che vorrebbero conoscere non si fa faccia avanti.

Perché?

Magari si fanno avanti sempre i soliti: maschi arroganti, altri per te insignificanti o quelli che si accontentano di una che “basta che respiri” sperando nei grandi numeri. Magari si fanno avanti sempre questi soggetti perché tutti i “bravi ragazzi” li avete già scartati prima perché (sbagliando) non li reputavate alla vostra altezza. Chissà… Cominciamo con il dire che i motivi sono i più svariati, difficile quindi ricondurli a un caso specifico. Una cosa è certa: se ti interessa davvero fai tu la prima mossa, no? Non è scritto da nessuna parte che debba farla necessariamente l’uomo. Soprattutto di questi tempi, dove i ruoli classici (preda e cacciatore) sembrano aver perso di significato e in molti casi si vede addirittura un’inversione dei ruoli. Ormai sono completamente saltati i ruoli classici, quindi non si può più pretendere che l’uomo cerchi e la donna si faccia sedurre: anche la donna può in prima persona darsi da fare, se nessuno che le piace si fa avanti.  Le donne sono molto diverse da quelle della generazione precedente. Più sicure di sé, più emancipate e sanno ottenere quello che vogliono: questo è sicuramente un bene. Esigono giustamente parità con l’uomo, quindi ci può stare che siano loro a fare il primo passo, senza aspettare necessariamente il maschio. L’emancipazione femminile ha portato alcuni uomini ad avere quasi il terrore dell’approccio, visto l’alto livello di pretensiosità femminile raggiunto negli ultimi anni, limitandolo solo a quando ci sono buone probabilità che vada a buon fine. Quante volte siete state più acide dell’acido solforico? O avete trattato male chi vi faceva la corte, pensando all’uomo bello e impossibile? Un po’ di autocritica non fa mai male: dovete anche saper “volare basso” e apprezzare le persone normali, senza cercare il principe azzurro stra-bellissimo protagonista della vostra serie tv preferita.

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La donna cacciatrice

L’uomo è ancestralmente un cacciatore che compete con gli altri maschi per la preda “dolce e indifesa”, come era l’immaginario collettivo fino al secolo scorso. Ora, però, assistiamo a scene con donne che cacciano in prima persona, con spregiudicatezza: il vedere donne così forti, tanto da poter mettere i maschi in ridicolo o distruggere la loro virilità e autostima, crea in questi confusione, se non addirittura terrore. Forse per questo cercano rifugio in ciò che non potrà ferirli, come l’interfacciarsi con rapporti virtuali, inesistenti, o con filmini vari… Per questo limitano gli approcci, evitando magari donne troppo spregiudicate. Ormai è diventato sempre più comune che sia la donna a inseguire, a cacciare, a snervarsi per farsi notare e non viceversa. Li avete abituati male, i maschietti: abituati alla pappa pronta, al fatto che che tanto ci sarà sempre una (ma anche molte più di una) che li cercherà e si farà in 10 per loro pur di farsi notare… perché dovrebbero darsi una mossa?

Cominciate a farvi desiderare anche voi, senza inseguire maschi sfuggevoli come Arsenio Lupin. Solo così i maschi, per forza di cose, saranno costretti a uscire allo scoperto e tornare a corteggiare. Ora come ora, con tutte le donne che si buttano per prime, non ne hanno quasi più motivo. Lanciate segnali, ma sempre equivocabili. Fate capire interesse, ma senza fare il tappetino persiano pronto all’uso. Bastano un sorriso o uno sguardo per infondere coraggio. Se l’altro non si fa avanti, può darsi semplicemente che non gli interessiate (eh capita), o che sia sveglio come un pollo arrosto (che notoriamente fa i salti mortali una volta a tavola).

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Come capire se è interessato?

Come capire allora se quel ragazzo è interessato senza saltargli addosso come un gatto sul topo? Anche lui, che, come abbiamo spiegato prima, probabilmente si farà avanti solo se ha molte chances, cercherà di capire se vi interessa guardandovi, sorridendo, parlandovi con qualche scusa, anche la più banale. Non importa se dice “ciao, come stai?” o “Lo sapevi che i pinguini imperatori vivono anche in Sudamerica?”, se vi parla, vuol dire che comunque vi reputa interessanti: incalzate il discorso, mostrandovi sorridenti e interessate, loquaci (sebbene gli uomini preferiscano più parlare che ascoltare), e avrete modo di conoscervi sempre meglio. Se invece lui vi risponde a malapena se ci parlate, gli lanciate uno sguardo e lui piuttosto preferisce contare le crepe nel muro…beh…allora sareste proprio masochiste a proseguire: non gli piacete abbastanza.

E se siete timidissime?

Dovete cercare sicurezza in voi stesse, avete solo da perderci restando timide: vedrete sfuggire occasioni delle quali vi pentirete dopo anni. Le paure sono infondate generalmente, davvero vi interessa il giudizio di una persona che, se va male, domani neanche si ricorderà di voi? Non avete nulla da perderci, buttatevi. Spostate l’attenzioni su argomenti in cui vi trovate a vostro agio, sfoggiate sempre un bel sorriso, perché gli uomini amano le donne sorridenti, anche se un po’ chiuse, piuttosto che quelle acide e musone.

In conclusione c’è da dire che mentre le donne hanno acquisito via via la conoscenza e l’interpretazione del mondo, dei rapporti sociali, una maturità sociale in età molto giovane, i maschi hanno cominciato una lunga e grossa opera di infantilizzazione. L’egoismo e il materialismo li hanno portati a chiudersi in se stessi e a non affrontare mai il mondo esterno, tanto da essere impreparati quando sono costretti a farlo.

Si preferisce stare da soli con le proprie cose che avere rapporti sociali. Per non parlare del fatto che questa infantilizzazione ha portato a non comprendere le basilari regole dei rapporti sociali: il corteggiamento, l’importanza del mantenere i rapporti e l’importanza del dialogo. Non è raro trovare gli uomini con gli amici a giocare di continuo, aspettando che la donna cada dal cielo, perché né sanno come fare né hanno le capacità per corteggiare. Così non è raro che le cose nella coppia non funzionino, proprio perché l’uomo tende a essere molto più infantile della donna, più immaturo nel costruire un rapporto.

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Le 20 curiosità che ancora non conosci sul film Aliens – Scontro Finale

MEDICINA ONLINE ALIEN 2 SCONTRO FINALE Aliens is a 1986 American science-fiction action horror film written and directed by James Cameron, produced by Gale Anne Hurd and starring SigournQuanto ne sapete sul film Aliens – Scontro Finale dl 1986? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film di fantascienza, seguito del primo Alien del 1979!

20 – Sigourney Weaver NON voleva girare un secondo film nei panni di Ripley. La storia presentata da James Cameron le piacque però tanto da farle cambiare idea: restava quindi da appianare solo un piccolissimo problema in merito al suo cachet. Le discussioni tra il suo agente e la Fox andarono avanti così a lungo che, a un certo punto, la compagnia cercò di convincere Cameron a sviluppare un sequel SENZA Ripley. Alla fine il regista contattò l’agente di Schwarzenegger, fingendo di volerlo tirare dentro come protagonista. L’agente, come previsto da Cameron, chiamò il collega che si occupava della Weaver per avvisarlo, visto che i due lavoravano per la stessa agenzia, e in breve tempo si trovò l’accordo. Tutta contenta, l’attrice si portò dietro pure la mamma (Elizabeth Inglis interpreta la figlia di Ripley, invecchiata e morta mentre la madre era in giro in ipersonno). Sigourney Weaver pose inizialmente tre condizioni a Cameron: in questo seguito Ripley non doveva impugnare alcuna arma, doveva essere ingravidata da un alieno ed alla fine doveva morire. Cameron non ne ha rispettata nessuna.

19 – L’APC (M577 Armoured Personnel Carrier), il veicolo impiegato per il trasporto truppe dai Marine, nei piani di Cameron avrebbe dovuto avere un design diverso. Ma la società incaricata di crearlo da zero pretendeva troppi soldi e perciò si è ripiegato su un rimorchio della British Airways, uno di quei così piatti con le ruotone giganti usati negli aeroporti per tirarsi dietro gli aerei. Per renderlo più veloce, però, si è stati costretti ad eliminare buona parte della struttura originale, riducendone così il peso di oltre 45 tonnellate.

18 – Il nome della nave del primo Alien, la Nostromo, era un omaggio al romanzo omonimo di Joseph Conrad. Quello della nave di Aliens – Scontro Finale, la USS Sulaco pure. Sulaco era la città mineraria sudamericana in cui lo scrittore polacco-britannico ha ambientato Nostromo. Le altre citazioni letterarie di Aliens spaziano da Starship Troopers di Heinlein (la “caccia all’insetto” di cui parla Hudson all’inizio) ad Asimov: Bishop cita a un certo punto in versione bignami la prima delle tre leggi della robotica, quella secondo cui “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”.

17 – Nella prima versione dello script, “Alien II” (settembre 1983), il personaggio di Carter Burke non c’era, il nome del pianeta era solo Acheron senza la sigla alfanumerica LV-426, la figlia di Ripley era ancora viva, Ripley, Newt e Hicks finivano imbozzolati e, soprattutto, gli alieni erano divisi in varie razze. Quelli addetti all’imbozzolamento, in particolare, erano albini e più piccoli dei guerrieri.

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16 – Il set della colonia Hadley’s Hope, cioè la vecchia centrale elettrica dismessa di Acton, Londra, è stato riutilizzato nel Batman di Tim Burton per gli interni della Axis Chemicals. La troupe di Aliensha lasciato tutto così, ciao, chiudete voi, e i tizi della Warner si sono trovati i muri con la finta bava e tutto il resto da ripulire. Felicissimi, guarda. Non ti dico. Stando a quanto dichiarato da Lance Henriksen, visto che le scene in interni ai Pinewood Studios sono state girate mentre Kubrick era alle prese con il suo Full Metal Jacket, cast e troupe delle due pellicole hanno organizzato in quelle settimane lì feste, partite a scaricabarile e pinella, gare di rutti. In uno studio lì accanto c’era anche Al Pacino (sul set di Revolution), che è passato un paio di volte a distribuire cinque alti a tutti.

15 – Tutti gli attori che interpretano dei marine nel film, tranne il ritardatario Michael Biehn hanno dovuto seguire due settimane di addestramento da parte di uomini del SAS britannico. Cameron ha esentato Sigourney Weaver, Paul Reiser e William Hope, perché Ripley e Burke sono due civili e Gorman doveva fare la figura dell’incapace.

14 – Le capsule dell’ipersonno sulla Sulaco che si vedono all’inizio del film sembrano dodici, ma sono in realtà solo sei. Il problema era ovviamente di natura pecuniaria, perché ciascuno di quei cosi costava la bellezza di quattromila e trecento dollari

13 – All’inizio delle riprese, Hicks era James Remar. Solo che a un certo punto lui e James Cameron hanno litigato perciò Remar è stato allontanato ed al suo posto è stato chiamato in fretta Michael Biehn, con cui Cameron aveva già lavorato in Terminator. Narra la leggenda che il venerdì sera il regista gli abbia fatto un colpo di telefono e che il lunedì mattina lui fosse già a Londra sul set. Ma che fare delle scene già girate? Quelle in cui i Marine entrano nella colonia? C’erano i soldi per rigirarle da capo? No, no che non c’erano. Morale della favola, anche se voi non lo sapete, in alcune inquadrature in cui lo si vede di spalle, Hicks è ANCORA James Remar.

12 – Gli attori che interpretano i Marine della Sulaco hanno avuto carta bianca da Cameron per personalizzare armature ed elmetti. Giusto per quel tocco di realismo da warmovie in Vietnam in più che buttalo via. Cynthia Dale Scott, che nel film è Dietrich, si è fatta scrivere “BLUE ANGEL” sull’elmetto, come omaggio all’angelo azzurro di Marlene Dietrich. Bill Paxton (Hudson), invece, “Louise” sulla corazza, come dedica alla moglie, Louise Newbury. Ricco Ross (Frost) il diminutivo “Heath” in un cuore, per la fidanzata dell’epoca, Heather.

11 – Per le navette da sbarco (UD-4L Cheyenne Dropship), James Cameron ha ingaggiato diversi designer ed esaminato molte proposte. Ma siccome nessuna lo convinceva, ha fatto da sé: il suo prototipo l’ha ottenuto incollando sul cockpit di un elicottero Apache giocattolo dei pezzi di altri modellini.

10 – Lance Henriksen voleva indossare delle lenti a contatto con la doppia pupilla per far assumere a Bishop un look più inquietante nella scena in cui sta osservando dei campioni al microscopio in laboratorio.

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9 – Il fucile a impulsi dei Marine (M41A Pulse Rifle) nasceva dall’accoppiamento di una mitragliatrice Thompson M1A1, di uno shotgun Remington 870 e di alcuni pezzi di un altro fucile, il bimodale semi-automatico/a pompa Franchi SPAS 12. Le smart gun M56 derivavano invece da vecchie mitragliatrici tedesche MG 42 fissate a un’imbracatura da steadicam modificata. Pesavano davvero un casino. Sempre a proposito delle armi, nella scena in cui Vasquez si trova nel condotto dell’aria e spara agli alieni con la pistola, l’attrice Jenette Goldstein non riusciva a tener ferma l’arma dopo aver fatto fuoco. In quelle scene, perciò, è stata sostituita da una stuntman d’eccezione: la produttrice Gale Anne Hurd, da poco moglie di Cameron, che aveva già maneggiato armi vere al poligono e sapeva che diavolo fare. Oggi la Hurd è tra i produttori di The Walking Dead. Ha divorziato da James Cameron nel 1989: due anni dopo ha sposato Brian De Palma, ma anche lì è durata poco. Il suo terzo marito è lo sceneggiatore e regista Jonathan Hensleigh (The Punisher).

8 – La produzione voleva coinvolgere H.R. Giger per fargli sviluppare un altro po’ di design per il film, ma Cameron si disse contrario. C’era da creare in pratica solo la Regina Aliena, e per quella aveva già dei bozzetti pronti. Appena finiva di ramazzare il set, preparare il pranzo per tutti e spicciare casa ci si metteva lui.

7 – In una scena eliminata del film, un impiegato della colonia, prima di diventare amico intimo di un facehugger come tutti i suoi colleghi, incontra un supervisore e i due si lamentano della compagnia, la Weyland Yutani: “…e otteniamo sempre la stessa risposta: Lascia stare”. Cameron riutilizzò in seguito tutta la scena, frase inclusa, in Terminator 2 – Il giorno del giudizio. Metti la CyberDyne Systems al posto della Weyland Yutani ed ecco fatto.

6 – Altri collegamenti con la saga di Terminator? Quanti ne volete. In una delle scene presenti solo nella special edition, Bill Paxton (Hudson) parla del “phased plasma pulse rifle”. I fucili usati dai marine coloniali esplodono proiettili e granate, non plasma: si tratta infatti di una citazione dal primo Terminator, la scena in cui il giovane Schwarzenegger chiede al tipo nell’armeria, perlappuntamente, un “phased plasma rifle”. Nel primo Terminator appaiono inoltre vari membri del cast di Aliens: Michael Biehn, Lance Henriksen e Bill Paxton. In Terminator 2 si aggiunge alla cumpa anche Jenette Goldstein/Vasquez.

5 – Tutta quella parte del film in cui Ripley tiene con una mano il fucile e con l’altro braccio regge Newt? Per evitare alla Weaver un eccessivo sforzo, venne realizzato un fantoccio più leggero della giovane Carrie Henn da impiegare in alcune inquadrature. Le scarpe di Ripley, quelle sneaker alte con lo strap, erano un paio di Reebok. L’azienda britannica ne ha rimesso in commercio una replica nel 2010. Il conto alla rovescia di quindici minuti, a fine pellicola? Dura davvero quindici minuti.

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4 – Dei Marine Coloniali della Sulaco non viene citato il nome di battesimo, ma solo il cognome. Per praticità, nei documenti ufficiali del film ciascuno conservava il nome dell’attore che lo impersonava: Colette Ferro (Colette Hiller), Daniel Spunkmeyer (Daniel Kash), Mark Drake (Mark Rolston), Ricco Frost (Ricco Ross), Trevor Wierzbowski (Trevor Speedman), Al Apone (Al Matthews), Jenette Vasquez (Jenette Goldstein), William Hudson (Bill Paxton), William Gorman (William Hope), Cynthia Dietrich (Cynthia Dale Scott). L’unica eccezione è rappresentata dal caporale Hicks, che di nome fa Dwayne e non Michael o James (come Biehn e Remar).

3 – Al Matthews, che nel film interpreta il sergente Apone, era stato davvero un sergente dei Marine. Matthews ha combattuto in Vietnam, dove ha rimediato varie medaglie ed è stato il primo soldato di colore della prima divisione Marine ad esser promosso sul campo sergente.

2 – Hudson (Bill Paxton) pronuncia nel film 35 volte la parola “Man”. La celebre scena in cui, precipitata la dropship, dice “Game over, man! Game over!” non era così sul copione e fu frutto perlopiù di una sua improvvisazione. La parola “fuck”, invece, è ripetuta 25 volte. 18 delle quali per bocca di Hudson.

1 – Avete presente tutta quella tonnellata di xenomorfi fatti a brandelli nel film? La produzione poteva contare su SEI costumi da alieno, alcuni dei quali incompleti (tutine nere con giusto delle parti in lattice appiccicate sopra). Il risultato finale è frutto solo di un lavoro di pianificazione, scelta delle inquadrature, abuso di trucchi di illuminazione e montaggio così certosini da avere il beneplacito ufficiale della Grande Chartreuse.

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