La pornografia fa male alla salute: lo dice la scienza

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dietologo Roma Sessuologia Psicologia clinica Eiaculazione precoce Erezione Smettere fumare Masturbazione pornografia causa ImpotenzaLa pornografia fa male alla salute, soprattutto negli uomini. A rivelarlo alcune ricerche scientifiche che hanno mostrato gli effetti negativi della pornografia sulla vita di chi ne abusa.

La dipendenza dal porno sul web viene definita cyber-sexual addiction e fa parte di quel tipo di “disordini psichiatrici legati all’abuso del porno sul web”. La patologia è stata analizzata da moltissimi scienziati ed è stata addirittura inserita nella Diagnostic and statical Manual of Mental disorders, il testo più importante di psicologia.

Secondo alcuni studi il porno causerebbe dei danni fisici a chi ne abusa. Un’eccessiva stimolazione della dopamina (il neurotrasmettitore che si attiva grazie al piacere fisico) porta infatti ad un calo della libido. I danni sono ancora più gravi quando ad avvicinarsi alla pornografia sono gli adolescenti, come ha svelato una ricerca dell’Università di Padova. “La fruizione quotidiana di immagini forti, che richiamano esperienze anche estreme, rallenta la maturazione cerebrale della sessualità, svincolando la sfera sessuale dall’affettività – hanno spiegato i ricercatori -. Il sesso virtuale nei giovani può alterare la risposta alla sessualità reale e portare a un fenomeno clinico nuovo e preoccupante, che possiamo constatare già nell’adolescenza: l’anoressia sessuale, vale a dire la mancanza di desiderio sessuale e di contatto affettivo. La sessualità in internet è fredda e ripetitiva: questo determina assuefazione e comporta poi, nella vita reale, mancanza di desiderio”.

Alla stessa conclusione sono giunti gli andrologi, secondo cui l’uso eccessivo del porno provoca nel 25 per cento dei casi disturbi molto gravi che vanno dall’anoressia sessuale sino alla disfunzione erettile. Il problema è legato soprattutto ai diversi video pornografici che si trovano in rete e che non si limitano a mostrare un rapporto sessuale fra uomo e donna, ma anche contenuti molto più forti, come i rapporti sadomaso. Il risultato è che gli uomini si abituano alle sensazioni particolarmente intense e non trovano più piacere nel rapporto di coppia.

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Se uso gli occhiali per la presbiopia poi non ne potrò più fare a meno?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOLa comparsa di difficoltà nella di lettura o di sdoppiamenti delle lettere, con sensazione di stanchezza agli occhi sono tutti i sintomi della presbiopia incipiente e l’uso dell’occhiale per vicino si rende “fisiologicamente” necessario nei soggetti normali oltre i 40-45 anni di età (e per i più “duri” finché le braccia sono sufficienti). Non vi è nessun beneficio nel sottoporre l’apparato visivo ad inutili affaticamenti cercando di rimandare nel tempo l’uso degli occhiali. Se, pur superata questa età, il paziente non avverte nessun disturbo nella visione da vicino, è probabile che abbia un buona capacità accomodativa o che sia leggermente miope e in tale caso l’uso degli occhiali per vicino potrà essere procrastinato nel tempo. In effetti, generalmente dopo i 40 anni, il meccanismo di messa a fuoco per vicino (di cui l’animazione al link accomodazione), incomincia a non essere così efficiente per perdita progressiva dell’elasticità del cristallino (con il passare degli anni si ha una progressiva e fisiologica perdita della capacità accomodativa dalle oltre 10 diottrie a 8 anni a 1 diottria a 60-65). Dapprima si avverte che ci vuole più tempo per la messa a fuoco nella lettura, poi si incomincia ad allontanare gli oggetti per vederli a fuoco, infine quando le braccia non sono più sufficienti ci si reca dall’oculista. La perdita di elasticità del cristallino rende impossibile l’aumento del suo potere diottrico (la sua capacità di assumere la forma sferica) e per tornare a vedere nitidamente abbiamo necessità di aggiungere al davanti dell’occhio delle lenti convergenti (positive) come quelle dell’ipermetropia. La comparsa dell’affaticamento nella visione per vicino varia anche in rapporto all’attività svolta (passare molte ore davanti al computer è ovviamente più affaticante rispetto a chi fa il rappresentante e utlizza prevalentemente la visione per lontano) e a difetti di vista associati come la miopia, ipermetropia, o l’astigmatismo , nonché alla presenza di disturbi della motilità oculare (come ad esempio, la frequente insufficienza di convergenza). Nel momento in cui quindi, ci si rende conto della crescente difficoltà alla lettura, è consigliabile effettuare una visita oculistica e su consiglio oculistico farsi prescrivere gli occhiali per vicino più adatti per le funzioni da svolgere da vicino (lettura, uso del computer, lavori manuali) per evitare lo sforzo visivo nella lettura prolungata, lo sdoppiamento delle lettere e gli altri sintomi di affaticamento visivo (bruciori, irritazione e arrossamento degli occhi sino alla cefalea). Infine la perdita di elasticità al di sopra i 65 anni, può cominciare ad associarsi alla perdita di trasparenza del cristallino (cataratta).

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Differenza ghiandole eccrine ed apocrine

MEDICINA ONLINE CLASSIFICAZIONE GHIANDOLE ESOCRINE ENDOCRINE ANFICRINE ORMONI SECRETO SIEROSE MUCOSE MISTE MEROCRINE APOCRINE OLOCRINE ECCRINE PARIETALI TUBULARI GLOMERULARI SEMPLICI COMPOSTE ACINOSE ALVEOLARILe ghiandole sudoripare sono ghiandole esocrine tipiche dei mammiferi. Esse partecipano principalmente alla regolazione della temperatura corporea mediante l’emissione del sudore, ma i loro compiti non si limitano a questo. Si distinguono due tipi di ghiandole sudoripare:

  • le ghiandole sudoripare eccrine, presenti su tutta la superficie cutanea e particolarmente concentrate nelle ascelle, sulla fronte, palmo delle mani e pianta dei piedi, mentre sono assenti a livello di glande, clitoride, superficie interna del prepuzio, piccole labbra e faccia interna del padiglione auricolare. Le ghiandole eccrine sono in numero variabile tra 2 e 5 milioni per individuo e producono un sudore incolore e pressoché inodore che, con la sua evaporazione, impedisce un eccessivo aumento della temperatura corporea.
  • le ghiandole sudoripare apocrine, presenti solo in alcune zone: ascelle, areole mammarie, regione inguinale e perineale. Sono più numerose nella donna rispetto all’uomo e le persone di colore ne possiedono circa tre volte tanto rispetto ai caucasici. Le ghiandole apocrine producono, a partire dalla pubertà, un sudore bianco-giallastro e di odore pungente, la cui funzione (più nell’animale che nell’essere umano) è quella di stimolare, con il suo odore, l’interesse sessuale. Un’eccessiva produzione di questo tipo di sudore può generare odori sgradevoli e creare problemi nei rapporti interpersonali. Molte delle ghiandole presenti nel corpo umano sono ghiandole apocrine modificate (ad esempio la ghiandola mammaria, le ghiandole perinali, le ghiandole ceruminose auricolari e le ghiandole di Moll delle palpebre).

Le ghiandole sudoripare eccrine producono ininterrottamente piccolissime
quantità di sudore (circa 400 mg al minuto) di cui non riusciamo ad accorgerci perché evapora subito anche a temperatura ambiente: si parla di perspiratio insensibilis.
L’eliminazione di liquidi attraverso la pelle (traspirazione cutanea) consente di disperdere con l’evaporazione una quantità di calore pari a 15 kcalorie all’ora, se la traspirazione è “insensibile”, ma che può aumentare quando la sudorazione si fa evidente, sotto forma di goccioline di sudore che fuoriescono dai pori. In questo caso, si parla di perspiratio sensibilis, perché la traspirazione cutanea è ben visibile. La produzione di sudore eccrino non è continua, ma dipende da diversi stimoli che influenzano anche le regioni in cui avviene la produzione stessa. Il caldo, per esempio, provoca una sudorazione prevalentemente sulla fronte, sul collo, sul dorso, sul torace e sul dorso delle mani. Stimoli emozionali riguardano invece le regioni delle ascelle, lati del tronco, nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. In 24 ore può essere prodotta una quantità variabile di sudore, che può arrivare anche a 10-12 litri. L’attività delle ghiandole è controllata dall’ipotalamo e le fibre nervose efferenti per le cellule sercernenti sono colinergiche, mentre sono adrenergiche per le cellule mioepiteliali.

Le ghiandole eccrine prendono il nome dal tipo di secrezione che operano, cioè eccrina. Essa prevede la secrezione del solo prodotto delle cellule, tramite trasporto attivo e diffusione, con la caratteristica peculiare di non accumulare il proprio secreto. Si differenziano dalle ghiandole sudoripare apocrine che partecipano alla secrezione con parte della membrana apicale e del citoplasma.

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Differenza tra ghiandola esocrina ed endocrina con esempi

MEDICINA ONLINE CLASSIFICAZIONE GHIANDOLE ESOCRINE ENDOCRINE ANFICRINE ORMONI SECRETO SIEROSE MUCOSE MISTE MEROCRINE APOCRINE OLOCRINE ECCRINE PARIETALI TUBULARI GLOMERULARI SEMPLICI COMLe ghiandole presenti nel nostro corpo sono un insieme organizzato di cellule specializzate nel produrre e secernere una o più particolari sostanze. Alcune ghiandole sono così piccole da poter essere viste solo al microscopio; altre, come il fegato e il pancreas, sono dei veri e propri organi. Esistono due tipi di ghiandole: endocrine ed esocrine.

  • Le ghiandole endocrine (o a secrezione interna): liberano i loro prodotti, ad esempio gli ormoni, nel circolo sanguigno. Esempi di ghiandola endocrina sono: l’ipofisi, il pancreas endocrino, il timo, la tiroide, il fegato endocrino, le paratiroidi e le ghiandole surrenali.
  • Le ghiandole esocrine (o a secrezione esterna): liberano i loro prodotti al di fuori del corpo o all’interno del tubo gastroenterico. Esempi di ghiandola esocrina sono: il fegato esocrino; il pancreas esocrino; la mammella; le ghiandole salivari; le lacrimali; le sebacee; le sudoripare.

Quando una ghiandola è sia endocrina che esocrina, prende anche il nome di ghiandola anficrina, ad esempio il fegato è una ghiandola extramurale anficrina dal momento che possiede sia una secrezione endocrina che esocrina. Altro esempio di ghiandola anficrina è il pancreas che possiede una porzione esocrina che secerne succo pancreatico nel tubo digerente (contenente enzimi come tripsinogeno, lipasi, amilasi, e fosfolipasi importanti per la digestione) ed una porzione endocrina che secerne gli ormoni insulina, glucagone e somatostatina nel sangue, importanti per il mantenimento della corretta glicemia.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra enzimi ed ormoni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COENZIMA Q10 DOVE SERVE DOSAGGI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina GluteiCon il termine “enzima” (in inglese “enzyme“) in campo medico si identifica un catalizzatore dei processi biologici (biocatalizzatore). Quasi tutti gli enzimi sono proteine, solo una minoranza sono “ribozimi”, cioè enzimi a RNA. Essendo un catalizzatore, un enzima ha funzione di aumentare la velocità di una reazione chimica diretta e inversa (dal composto A al composto B e viceversa), senza intervenire sui processi che ne regolano la spontaneità. In altre parole, gli enzimi agiscono dal punto di vista cinetico senza modificare la termodinamica del processo. Un enzima facilita una reazione attraverso l’interazione tra il substrato (la molecola o le molecole che partecipano alla reazione) ed il proprio sito attivo (la parte di enzima in cui avvengono le reazioni), formando un complesso. Dopo che la reazione è avvenuta, il prodotto viene allontanato dall’enzima, che rimane disponibile per iniziarne una nuova (l’enzima non viene infatti consumato durante la reazione).

Gli ormoni sono invece sostanze sintetizzate e secrete da cellule, le quali esercitano un’azione oligodinamica (cioè in concentrazioni infinitesime e senza effetti energetici o plastici diretti) su cellule bersaglio situate a distanza variabile. La loro funzione è quindi quella di fungere da messaggeri che “informano” le cellule bersaglio, raggiungendole per diffusione diretta, se sono vicine, oppure attraverso la corrente sanguigna se sono distanti. Le cellule bersaglio, a loro volta, sono sensibili a un certo messaggio ormonale in quanto, e soltanto se, posseggono specifici recettori di membrana per quell’ormone. In generale, dal punto di vista chimico gli ormoni sono proteine o brevi catene di amminoacidi o molecole derivate da un amminoacido oppure hanno la struttura cosiddetta steroidea (come la molecola del colesterolo, da cui derivano).

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Differenza tra enzimi e catalizzatori

Work of scientists in the chemical laboratory.Con il termine “enzima” (in inglese “enzyme“) in campo medico si identifica un catalizzatore dei processi biologici (biocatalizzatore). Quasi tutti gli enzimi sono proteine, solo una minoranza sono “ribozimi”, cioè enzimi a RNA. Essendo un catalizzatore, un enzima ha funzione di aumentare la velocità di una reazione chimica diretta e inversa (dal composto A al composto B e viceversa), senza intervenire sui processi che ne regolano la spontaneità. In altre parole, gli enzimi agiscono dal punto di vista cinetico senza modificare la termodinamica del processo. Un enzima facilita una reazione attraverso l’interazione tra il substrato (la molecola o le molecole che partecipano alla reazione) ed il proprio sito attivo (la parte di enzima in cui avvengono le reazioni), formando un complesso. Dopo che la reazione è avvenuta, il prodotto viene allontanato dall’enzima, che rimane disponibile per iniziarne una nuova (l’enzima non viene infatti consumato durante la reazione).

Un catalizzatore (in inglese “catalyser“) è una sostanza chimica che interviene durante lo svolgimento di una reazione chimica che, modificando il complesso attivato della reazione, permette un abbassamento dell’energia di attivazione, aumentando quindi la velocità, rimanendo comunque inalterato al termine della stessa (a differenza dei reagenti, che si consumano al procedere della reazione). L’uso di catalizzatori fa sì che processi che avverrebbero molto lentamente (ad esempio anni) si compiano e si concludano in tempi relativamente brevi (ad esempio secondi, minuti, o ore); è necessario tuttavia ricordare l’esistenza anche di catalizzatori “negativi”, che invece rallentano la reazione chimica. Esistono moltissimi tipi di catalizzatori, ad esempio quelli usati a livello industriale (ferro, platino, argento, rutenio, rodio, ossido di alluminio, silice, ossido di magnesio…). I catalizzatori presenti nel nostro corpo sono chiamati biocatalizzatori e sono appunto gli enzimi.

Quindi tutti gli enzimi sono catalizzatori (più precisamente un tipo particolare di catalizzatori chiamati biocatalizzatori), mentre non tutti i catalizzatori sono proteine.

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Il diabetico può mangiare il melone? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE BERE GELATO MELONE FRUTTA DIABETE BEVANDA CALORIE SODIO GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTIIl melone contiene soltanto 34 calorie per 100 grammi, circa 8 grammi di carboidrati e 0,9 grammi di fibra alimentare. Inoltre contiene molta acqua, fibre, e sali minerali, come vitamina C, vitamina B, potassio, fosforo, magnesio e calcio. Il melone può essere assunto dal diabetico, in dosi moderate e possibilmente lontano dai pasti principali.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Cos’è il cucchiaio nel calcio? Chi lo ha inventato per primo?

MEDICINA ONLINE CALCIO ITALIA INGHILTERRA SEMIFINALE EUROPEO 2012 ANDREA PIRLO CUCCHIAIO TIRO FOTO IMMAGINE CAMPIONE VINTO PERSO CAMPO,RIGORE,PORTA NOME PORTIERE PALLA PALLONE CUOIO.jpgLa parola “cucchiaio”, solitamente legata alla cucina, ha fatto il suo ingresso nel mondo del calcio a partire dal 2000. In particolare, è la semifinale tra Italia e Olanda durante gli Europei 2000 a venir segnata come data storica, vale a dire come data di nascita di questa tecnica.

Il cucchiaio nel calcio è infatti un modo per calciare la palla in direzione della rete avversaria e può esser fatto di corsa oppure da fermi battendo un rigore. Quest’ultimo è il caso più ricorrente, nonché quello effettuato da Francesco Tottiquando nel 2000 si è trovato davanti al portiere olandese Edwin Van der Saar. Il pallone si è sollevato in aria e poi ha come seguito la traiettoria di una parabola rovesciata, finendo in rete sotto gli sguardi attoniti di tutti.

Non si tratta di un pallonetto facile da realizzare e prima di allora non se ne era sentito parlare, ma un rigore simile a quello di Totti, che è ben presto divenuto il padre del cucchiaio, era stato battuto nel 1976 da Antonin Panenka durante la finale degli Europei tra Germania Ovest e Ceccoslovacchia. Il calciatore colpì la palla da sotto, in maniera così decisa che questa si alzò e scavalcò il portiere.

Effettuato in movimento o durante un rigore, il segreto del cucchiaio sta nell’arrivare bene sopra il pallone e calciarlo con il collo del piede; la sua buona riuscita dipende poi da quanto il calciatore riesce a fingere un tiro normale davanti al portiere o quanto riesce a giocargli l’effetto sorpresa. Se per esempio il portiere si aspetta un cucchiaio e non si lancia a terra, è difficile che quel tiro diventi un gol perché la palla avrà molte probabilità di essere parata.

Oggigiorno la tecnica del cucchiaio è molto famosa, tuttavia si cimentano in pochi perché è un colpo che richiede elevate capacità tecniche ed un discreto coraggio. Un campione che relativamente di recente ha fatto un cucchiaio impeccabile è Andrea Pirlo durante la partita Italia – Inghilterra, quarti di finale degli Europei 2012. Il suo rigore, immortalato dalla foto che vedete in alto, è stato perfetto, quindi il suo cucchiaio sarà tra quelli che passeranno alla storia.

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