La diarrea è pericolosa nel bambino e neonato? Quando chiamare il pediatra? Cosa fare?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO NEONATO PIANGE TRISTE NERVOSO DEPRESSIONE POST PARTO PARTUM GENITORI PANNOLINI BIBERON LATTEIn un’altra occasione , in questo post, abbiamo analizzato i motivi e le cure relativi alla diarrea “comune”, articolo che vi consiglio di leggere per meglio comprendere cause e cure per la diarrea. Ma cosa fare quando la diarrea colpisce un bambino o un neonato?
Se il paziente è neonato si può continuare ad allattarlo e, se già svezzato, si può introdurre nella dieta alimenti altamente digeribili come il riso (che ha proprietà astringenti), la tapioca, la farina di mais e carne di tacchino e pollo.

  • idratare il bimbo facendogli bere una adeguata quantità di acqua e spremute di arancia ed evitando i succhi di frutta  del commercio che contengono  zuccheri aggiunti.
  • offrire al bambino durante lo spuntino pomeridiano, yogurt bianco naturalmente ricco di fermenti lattici per normalizzare la flora intestinale.

Quando bisogna chiamare il pediatra?

Interpellate subito il proprio pediatra se:

  • il bambino ha meno di 6 mesi;
  • ha una diarrea ininterrotta da 1 giorno;
  • se si riscontra del muco o sangue nelle feci;
  • se il bimbo vomita;
  • se urina di rado e poca quantità;

Consigli per prevenire la diarrea

Di seguito troverete alcuni consigli utili per prevenire eventuali tossinfezioni batteriche che causano la diarrea:

  • lavare sempre le mani per due minuti con sapone liquido contenente antibatterico;
  • bere acqua solo in bottiglia se si viaggia in paesi stranieri;
  • mangiare cibi cotti evitando quelli crudi, abbrustoliti o conservati che hanno un aspetto dubbio.

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Perché viene la diarrea? Quando diventa pericolosa? Cura farmacologica e rimedi casalinghi

Tutti noi, almeno una volta nella vita ne abbiamo sofferto, è molto fastidiosa ma per fortuna nella maggioranza dei casi innocua, sto parlando della diarrea. La diarrea consiste nella emissione di abbondante materiale fecale (quantità oltre i 300 – 400 grammi) di consistenza molto liquida o semiliquida in modo frequente durante la giornata (più di tre evacuazioni al giorno).
Tramite le scariche diarroiche, l’organismo elimina le sostanze tossiche dannose, il cibo non digerito contaminato o i batteri patogeni che risiedono nel nostro intestino.
La diarrea non è una classica malattia come la gastrite o il reflusso gastro esofageo ma è un sintomo, cioè la manifestazione associata a patologie gastrointestinali dovute a batteri, virus, intolleranze alimentari o neoplasie. E’ importante tenere d’ occhio la diarrea perché induce la perdita di parecchi liquidi e sali minerali e materiale non digerito dall’intestino tenue fino a portare alla disidratazione. La diarrea è associata spesso ad altri sintomi: crampi addominali, gonfiore, nausea e tenesmo (la sensazione di dover evacuare senza riuscire a farlo).

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Tipi di diarrea

Esistono varie tipologie di diarrea che si possono raggruppare in termini di frequenza di ondate diarroiche:

  • Diarrea acuta: spesso provocata da infezioni intestinali batteriche o virali, da tossine o in seguito all’assunzione di antibiotici che modificano l’equilibrio della normale flora batterica intestinale;
  • Diarrea cronica: persiste nel tempo ed è causata da infiammazioni croniche e allergie alimentari.
  • Diarrea ricorrente: compare a periodi alterni, talvolta in relazione all’assunzione di alimenti a cui si è intolleranti (per esempio lattosio).

Si può ulteriormente classificare la condizione in base alle varie cause scatenati in:

  • Diarrea da alterato assorbimento: causata da un cattivo funzionamento dei meccanismi intestinali che si occupano dell’assorbimento dei principi nutritivi contenuti negli alimenti; il mancato assorbimento può essere dovuto ad alterazioni della mucosa intestinale per infiammazioni o neoplasie, alla riduzione o scomparsa dei villi intestinali (celiachia), alla mancata digestione degli alimenti da parte degli enzimi (malattie del pancreas), ad interventi chirurgici (ad esempio il bypass intestinale) che riducono la superficie di contatto e di assorbimento.
  • Diarrea osmotica: causata da farmaci lassativi osmotici come sali di magnesio che alterano l’ equilibrio elettrolitico e richiamano acqua nell’intestino.
  • Diarrea secretoria: che causa una secrezione elevata a livello intestinale di acqua ed elettroliti, nel caso di tumori (adenoma del colon), di malattie endocrine, o di infezioni batteriche che producono tossine (colera) o che danneggiano l’ epitelio intestinale causando anche infiammazione, ulcerazioni e perdite di sangue che si può ritrovare nelle feci (shigella).
  • Diarrea motoria: aumento della velocità del transito del materiale e la riduzione del tempo a disposizione dell’intestino per assorbire i nutrienti per motivi neurologici.

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Diarree sostenute da germi patogeni

Questo tipo di diarrea (dissenteria) rappresenta circa la metà delle diarree riscontrabili negli esseri umani: sono innescate da batteri come Shigella o Salmonella e dai virus Rotavirus,Adenovirus e  della epatite. Sono molto comuni le salmonellosi soprattutto nei piccoli a seguito di ingestione di uova, latte non pastorizzato o di carne contaminati. La diarrea si manifesta nelle prime 48 ore dal contagio con delle feci con muco e sangue e scariche frequenti (ogni 3 ore circa). Oltre ai virus influenzali e parainfluenzali, un altro virus in grado di capace di provocare diarrea, è quello della epatite A; il serbatoio di questo patogeno sono i molluschi e i frutti di mare. La manifestazione clinica principale è  l’ittero.

Le tossinfezioni alimentari

Per tossinfezioni alimentari si intendono quelle patologie dovute all’azione di tossine prodotte da batteri presenti  nel cibo o acqua contaminati. La diarrea  si manifesta rapidamente, dopo 30 minuti dall’ingestione degli alimenti contaminati. Uno degli agenti batterici frequentemente responsabile è lo Stafilococco.
Un’altra possibile causa di diarrea è un’alimentazione con elevato apporto di proteine o di carboidrati come pasta, legumi, pane e dolci che rendono difficile la defecazione, favoriscono l’ emissione di gas e conseguente diarrea; infine anche le intolleranze e le allergie alimentari a cibi particolari come latte e glutine sono importanti cause di diarrea soprattutto nel bambino e l’ adolescente.

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Quali sono le cause di diarrea?

Ecco di seguito le possibili cause della dissenteria:

  • infezioni batteriche o virali, inclusa la diarrea del viaggiatore;
  • intolleranze alimentari (glutine, lattosio);
  • presenza di parassiti intestinali (spesso i bambini li prendono a scuola o all’asilo);
  • effetto collaterale indesiderato della terapia antibiotica;
  • malattie dell’intestino come colite, celiachia, malattie infiammatorie croniche (m. di Crohn, colite ulcerosa), colon irritabile;
  • stress psicofisico:
  • tumori intestinali o gastrici;
  • assunzione di farmaci lassativi o antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • malattie genetiche o auto immuni.

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Diagnosi della causa della diarrea

Il medico per diagnosticare in modo esatto la causa della diarrea dovrà prima di tutto svolgere un’ anamnesi accurata del paziente a cui porrà domande specifiche sulla insorgenza, sulla durata e sull’eventuale esposizione ad agenti ambientali (principalmente cibo e bevande).
Inoltre esistono nella pratica clinica dei test diagnostici molto utili:

  • esami delle feci per verificare la presenza di batteri oltre a quelli già presenti in intestino o di parassiti;
  • esame del sangue;
  • colonscopia per osservare attentamente l’intero colon in cerca di eventuali infiammazioni.

Cosa fare in caso di diarrea

Se siete affetti da diarrea è bene seguire queste indicazioni:

  • non bere acqua di provenienza sconosciuta, ma sempre e solo quella nelle bottiglie con tappo sigillato;
  • se avete un bambino piccolo, sterilizzate sempre il suo biberon e i  giochi con cui viene a contatto.
  • in caso di diarrea in atto cercare di evitare la disidratazione assumendo almeno 2 litri di acqua al giorno o bevande con integratori alimentari per rimpiazzare la perdita di sali minerali;
  • prediligere dei pasti leggeri e poco complessi come il riso, patate lesse, carote,  mele e pere. Quando le condizioni inizieranno a migliorare si potranno reintrodurre nella dieta della carne di pollo, tacchino o vitello;
  • evitare di assumere farmaci anti diarroici perché vanno ad interferire con la motilità intestinale, ma non risolvono la causa della diarrea;
  • evitare bevande fredde o stimolanti come il vino, sia rosso sia bianco, la birra, il caffè, gli alcolici e la cioccolata; assumere delle tisane rilassanti e rinfrescanti che porteranno da subito sollievo e miglioramenti, si trovano facilmente in erboristeria.

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Diarrea e disidratazione

Una delle più grandi complicazioni della diarrea è la disidratazione perché riduce la quantità di acqua a disposizione degli organi come cuore e  sistema nervoso, arrecando seri problemi al loro funzionamento. La disidratazione è pericolosa nei bambini e negli anziani perché essi riescono più difficilmente a ripristinare l’equilibrio idrico; i sintomi riscontrati in un soggetto disidratato sono:

  • sete;
  • scarsa quantità di urine;
  • stanchezza;
  • secchezza del cavo orale;
  • febbre alta;
  • irritabilità;
  • mancanza di appetito;
  • sonnolenza.

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Diarrea: terapia farmacologica

Sono disponibili molti farmaci per curare la diarrea. Molte volte, la diarrea tende ad autorisolversi senza necessità di trattamenti particolari; prima di intraprendere un iter terapeutico per la cura del disturbo, il controllo del medico è sicuramente necessario, dato che, come abbiamo analizzato, alla base della diarrea si annoverano moltissimi e differenti fattori. A detta di ciò, ben si comprende come il trattamento per la diarrea dovrebbe differenziarsi proprio sulla base della condizione patologica che l’ha scatenata.

IMPORTANTE: Nell’evenienza di assunzione di farmaci per patologie più o meno gravi, uno dei problemi più frequenti legati alla co-manifestazione della diarrea è la modulazione dell’assorbimento dei principi attivi: la posologia del farmaco che si sta assumendo dovrà essere modificata dal medico, dato che la diarrea può favorire l’espulsione del principio attivo ancora prima che l’organismo possa averlo assorbito.

Ecco una lista di farmaci usati per la cura della diarrea:

1) Inibitori della motilità intestinale (antidiarroici): da utilizzarsi anche in caso di diarrea acuta, complicata o meno. Si raccomanda, inoltre, di assumere soluzioni elettrolitiche per via endovenosa qualora la diarrea fosse accompagnata da disidratazione. È doveroso puntualizzare che l’assunzione degli antidiarroici non è utile per la cura della patologia sottostante alla diarrea, ma ne cura semplicemente i sintomi.

  • Lactobacillus Acidophilus (es. Lacteol, Lacteol Forte): si tratta di un antidiarroico di origine microbica, costituito da microbi inattivati di Lactobacillus acidophilus. In particolare, è indicato per il trattamento della diarrea associata a dispepsia o colite, specie nel neonato. Per la cura della diarrea acuta, iniziare la terapia con 2 capsule da 5 miliardi di Lactobacillus acidophilus, tre volte al dì; proseguire con 2 capsule, due volte al giorno.
  • Bismuto salicilato: la posologia di questo antidiarroico (utilizzato anche per la cura della gastrite) varia dagli 87 ai 262 mg, da assumere ogni 30-60 minuti, al bisogno. Generalmente, questo farmaco è indicato per il trattamento della diarrea nei bambini. Consultare il medico.
  • Saccharomyces boulardii lyo: questo antidiarroico/probiotico è indicato per la cura della diarrea acuta: indicativamente, la posologia è 250 mg (1 capsula), due volte al giorno.
  • Loperamide (es. Imodium): iniziare il trattamento per la diarrea acuta con 4 mg di farmaco per os, da assumere dopo la prima evacuazione. Proseguire la terapia con 2 mg di sostanza (non superare i 16 mg in 24 ore). Generalmente, il disturbo svanisce in 48 ore. Non assumere il farmaco per oltre 5 gg consecutivi.  Per il trattamento della diarrea cronica, assumere 4 mg di farmaco per os, seguiti da 2 mg di attivo a seguito di ogni evacuazione. Non superare i 14 mg in 24 ore. La dose di mantenimento varia dai 4 agli 8 mg. In genere, il netto miglioramento clinico è osservabile dopo 10 gg di terapia.
  • Difenoxilato: assumere 2 tavolette o 10 ml di soluzione per os, 4 volte al dì. La terapia di mantenimento prevede l’assunzione di 2 tavolette una volta al dì. La posologia appena descritta è indicata per il trattamento della diarrea acuta nell’adulto; per il bambino, la dose varia in base all’età (1,5-10 ml, 4 volte al dì). Consultare il medico.
  • Codeina (es. Hederix Plan, Codein F FN): oltre che per la cura della tosse, la codeina viene talvolta impiegata in terapia per il trattamento della diarrea acuta non complicata degli adulti. La dose indicativa è 30 mg, 3-4 volte al dì. Il farmaco non è indicato per i bambini.

2) Antispastici e anticolinergici: non sono i farmaci utilizzati come prima linea per la cura della diarrea. Sono indicati per ridurre i sintomi che accompagnano il disturbo, come crampi e dolori addominali. Tra questi, i più indicati sono:

  • Scopolamina (es. Erion, Addofix): particolarmente indicata per dare sollievo sintomatico a disturbi gastrointestinali (spasmo della muscolatura liscia). Assumere per os 20 mg di principio attivo 4 volte al dì (dimezzare la dose per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni). È possibile somministrare il farmaco anche per via endovenosa, alla stessa posologia.
  • Alverina citrato: si consiglia la somministrazione orale di 60-120 mg 1-3 volte al giorno. È sconsigliata la somministrazione ai bambini sotto i 12 anni.
  • Atropina solfato (es. Atropina Lux): utile in caso di spasmo della muscolatura liscia nel contesto della diarrea. Generalmente, si somministra il farmaco per iniezione sottocutanea o intramuscolare alla posologia di 20 mcg per chilo di peso corporeo (dose massima 600 mcg).

3) Antiemetici: sono indicati in caso di vomito nel contesto della diarrea. Sono sconsigliati nei bambini. Non costituiscono il trattamento di prima linea per la cura della diarrea.

4) Antibiotici a largo spettro: indicati in caso di diarrea dipendente da infezioni batteriche. Ad ogni modo, gli antibiotici non sono generalmente utilizzati per il trattamento della diarrea associata a gastroenteriti semplici, anche in caso di presunta infezione batterica, dato che la condizione tende a risolversi da sé in pochi giorni. Solo in caso di diarrea nel contesto di accertata co-infezione batterica, il medico può prescrivere farmaci antibiotici.

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Quando chiamare il medico?

E’ bene contattare il medico di famiglia:

  • se il paziente è un neonato e la diarrea continua per oltre 24 ore;
  • in caso di diarrea cronica;
  • in caso di probabili patologie infettive;
  • in caso di feci di color nero (non semplicemente scuro) per la presenza di sangue digerito proveniente da emorragie gastrointestinale;
  • quando il paziente ha la febbre alta;
  • se la diarrea nell’ adulto perdura per oltre 3 giorni;
  • se ci sono sintomi di disidratazione del malato.

Consigli per prevenire la diarrea

Di seguito troverete alcuni consigli utili per prevenire eventuali tossinfezioni batteriche che causano la diarrea:

  • lavare sempre le mani per due minuti con sapone liquido con antibatterico;
  • bere acqua solo in bottiglia se si viaggia in paesi stranieri;
  • mangiare cibi cotti evitando quelli crudi, abbrustoliti o conservati che hanno un aspetto dubbio.

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Neonato accoltellato 14 volte e sepolto vivo dalla madre

MEDICINA ONLINE NEONATO NEWBORN FOOT PIEDI BIMBO BAMBINO NATO PRETERMINE GIORNATA MONDIALE PREMATURI 17 NOVEMBRE AMORE PAPA MAMMA FIGLI GENITORI PRENDITI CURALa nascita di un figlio dovrebbe essere la gioia più grande della nostra vita, eppure ci sono persone in tutto il mondo che ricorrono ad aborti o addirittura ad omicidi post nascita pur di disfarsi del frutto d’amore immenso che il neonato rappresenta. Ogni volta che ci vediamo costretti a commentare e scrivere di questi atroci atti di crudeltà non possiamo che rimanere basiti, specialmente se, come nel caso del piccolo Aidin (bambino di soli sette mesi nato in Thailandia), il tentato omicidio setta nuovi parametri di malvagità.

Sepolto ancora vivo

In Thailandia l’aborto è illegale, così, il figlio indesiderato ha continuato a crescere dentro la pancia della madre finché non è arrivato il momento di essere partorito. Generalmente una madre appena vede il bambino si commuove e decide di tenerlo con se, il miracolo della nascita è qualcosa di meraviglioso e anche nei casi in cui la donna ha deciso di dare in adozione il figlio il legame che si instaura trai due è talmente forte da farle cambiare idea. In questo caso, la madre degenere, non solo non ha voluto dare in adozione il figlio, ma appena ha potuto ha cercato di ha cercato di ucciderlo con 14 coltellate e poi lo ha sepolto quando era ancora vivo. Non conosco la madre e le motivazioni che l’hanno portata a questo gesto estremo, tuttavia l’atto di efferata malvagità si commenta da solo.

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Trovato da un agricoltore

Il piccolo Aidin stava per morire solo, dissanguato, sotto terra, al freddo finché Kachit Krongyut, un agricoltore della zona, lo ha sentito piangere e quando ha visto il suo piedino che sbucava dalla terra ha scavato con le mani ed estratto il piccolo in lacrime. L’uomo incredulo si è diretto all’ospedale più vicino salvando la vita al bambino: “All’inizio ho pensato che qualcuno avesse seppellito un animale domestico ancora vivo, ma all’improvviso ho visto un piede. Ho cercato di controllarmi per chiedere aiuto. Il bambino era stato sepolto con il visetto rivolto verso il basso. È stato tremendo”. I medici sono riusciti a ricucire tutte le ferite ed a farlo ristabilire, ma com’è possibile che Aidin non sia morto dissanguato? La spiegazione dei medici è che il corpicino fragile del neonato è stato compresso dal terreno, questo ha impedito la fuoriuscita del sangue. Adesso lo sfortunato piccolino si è ripreso ed è stato affidato dai servizi sociali alle cure amorevoli di una famiglia. La madre, una donna di 42 anni, è stata arrestata dalla polizia per tentato omicidio e sevizie a minore.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Prevenire le infezioni nel bambino: l’importanza dei vaccini

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO VACCINO BAMBINI PUNTURA INIEZIONE SPALLA (2)L’influenza è una malattia che ogni anno, soprattutto durante la stagione invernale, colpisce fino al 30% dei bambini a livello mondiale ma prevenirla si può e la vaccinazione resta il mezzo più efficace. Ciò spiega perché le autorità sanitarie di molti Paesi concordino nel raccomandarla non soltanto negli anziani e nei pazienti di ogni età con fattori di rischio ma anche in bambini sani, come avviene già negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Anche il nostro Paese sembra aver reso ufficiale questa linea di pensiero come emerge dal Calendario per la Vita 2016, attualmente al vaglio del Ministero della Salute, in cui si evidenzia da parte dei pediatri e medici di medicina generale una forte e univoca raccomandazione all’estensione della vaccinazione antinfluenzale anche ai bambini sani dell’età prescolare.

Vaccino antinfluenzale nei bambini

“I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e tutti coloro che soffrono di malattie croniche gravi  – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, presidente del Congresso, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici – sono i soggetti a maggior rischio di forme particolarmente gravi che possono comportare la necessità di ricovero ospedaliero o, più raramente, condurre alla morte. L’influenza può avere un decorso particolarmente negativo soprattutto quando i virus responsabili dell’infezione sono strutturalmente diversi da quelli che avevano circolato negli anni precedenti, come si verifica nelle pandemie”. Esistono numerosi fattori per considerare il bambino, anche quello sano, come target di interesse per la vaccinazione contro l’influenza:

  • Il bambino da 0 a 5 anni si ammala d’influenza circa 10 volte più di frequente dell’anziano e circa 5 volte più dell’adulto.
  • Il bambino da 6 a 14 anni si ammala d’influenza circa 8 volte più di frequente dell’anziano e circa 4 volte più dell’adulto.
  • I bambini rappresentano i principali soggetti responsabili della trasmissione dell’influenza nella popolazione.
  • L’ospedalizzazione per influenza del bambino sotto i 2 anni avviene con proporzioni superiori a quelle del paziente anziano.

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato lo sviluppo di vaccini quadrivalenti invece che trivalenti in considerazione del frequente fenomeno del ‘mismatch’ (mancata corrispondenza) tra ceppi di virus B circolanti e ceppi presenti nel vaccino. Da oltre 30 anni, infatti, il vaccino contro l’influenza è stato preparato con due tipi di virus del gruppo A, l’A/H1N1 e l’A/H3N2, e un virus del gruppo B, i principali responsabili dell’influenza nell’uomo. I dati epidemiologici, in effetti, hanno dimostrato la concomitante e consistente presenza di ambedue i ceppi (o lineage) B-Victoria e BYamagata spesso (come nella stagione influenzale dello scorso anno) con una predominanza o importante circolazione del ceppo non presente nel vaccino e, conseguentemente, con un maggior rischio di complicanze per la popolazione target della vaccinazione.

L’inclusione di ceppi dei due lineage di virus B (Yamagata e Victoria) è pertanto raccomandata per i vaccini antinfluenzali da utilizzare da ora in poi, e quindi i vaccini quadrivalenti andranno progressivamente a sostituire per raccomandazione gli attuali vaccini split o subunità trivalenti a partire dai 3 anni di età (in quanto attualmente sono ancora in corso studi di efficacia e sicurezza per l’approvazione anche nei primi 3 anni di vita).

Immunostimolanti e probiotici

Non solo influenza e vaccino antinfluenzale, ma anche immunostimolanti e probiotici, tra i temi ampiamente discussi al Congresso. In Italia, il 25% dei bambini nei primi anni di vita soffre di infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) e ciò è dovuto principalmente all’immaturità del loro sistema immunitario e alla presenza di fattori ambientali che aumentano il rischio di esposizione ad agenti patogeni. Tra le strategie di prevenzione più efficaci, vi è la somministrazione di immunostimolanti/immunomodulatori come il pidotimod e l’OM-85. A tal proposito, un nuovo studio è stato recentemente avviato dall’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano con l’obiettivo di raccogliere ulteriori dati sull’efficacia e la sicurezza dell’immunostimolante/immunomodulatore OM-85 nei bambini con una storia di infezioni respiratorie ricorrenti, analizzando anche l’impatto di OM-85 sul microbiota respiratorio e intestinale.

“Nonostante si tratti di infezioni generalmente lievi – sottolinea Esposito – le IRR hanno un impatto medico, familiare e socio-economico rilevante e questo spiega perché diverse strategie di prevenzione, tra cui la somministrazione di immunostimolanti/immunomodulatori, vengano utilizzate nel tentativo di ridurre la loro incidenza. Dati recenti sebbene non ancora definitivi hanno dimostrato, poi, il ruolo primario del microbiota respiratorio e intestinale nell’aumentare il rischio di recidive respiratorie e l’impatto negativo degli antibiotici sul microbiota. Queste informazioni risultano essere di particolare interesse considerando che alcuni immunostimolanti/immunomodulatori agiscono proprio sull’immunità innata intestinale a seguito della somministrazione per via orale”.

Il microbiota intestinale e di qui l’utilizzo dei probiotici, sembra avere un ruolo importante non soltanto nelle patologie respiratorie ma anche in ambito neurologico. Nuovi studi clinici hanno dimostrato, infatti, una stretta correlazione tra intestino e cervello: un’alterazione nel microbiota, cioè il patrimonio genetico dei batteri che servono al nostro organismo per i processi vitali, determinata da infezioni batteriche o utilizzo frequente di antibiotici, potrebbe contribuire allo sviluppo dei sintomi dell’autismo.

“Il microbiota riveste nell´intestino importanti funzioni fisiologiche – sottolinea Esposito– quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l´assorbimento di vitamine e minerali, influenzando anche il comportamento. Il sistema immunitario ha sviluppato degli strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno, avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori, in alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastro-intestinale ma anche come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo. La possibilità di interventi specifici per modificare la qualità del microbiota apre, quindi, la prospettiva ad una serie di nuovi approcci terapeutici nel trattamento dei sintomi dell’autismo, tra cui l’utilizzo dei probiotici”.

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Essere bravi genitori: cinque consigli per crescere fratelli uniti

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINI FRATELLI FAMIGLIA GENITORI FAMIGLIA (4)Essere bravi genitori è la cosa più difficile al mondo, specie quando il figlio non è più uno solo ed il secondogenito va ad alterare degli equilibri che si erano creati in casa: si verifica la classica gelosia tra i figli (maschi o femmine) che nasconde quasi sempre la difficoltà del primogenito di accettare che il rapporto con mamma e papà non possa essere unico ed esclusivo. Tutto nasce da un desiderio di possesso: ogni figlio non vorrebbe ‘dividere’ i genitori con il fratello o la sorella ma non può prendersela con loro, quindi ‘sfoga’ le sue emozioni verso l’altro/a. La tipica competizione nel quotidiano scatta proprio per questa ragione più profonda ed è bene tenerlo a mente. In altre parole, i litigi sono fisiologici e non sono un segnale di scarso affetto tra fratelli: anche quando si punzecchiano (quasi) in continuazione, di fatto si vogliono bene. Tuttavia, mamma e papà devono il più possibile favorire lo sviluppo di una buona relazione tra fratelli e sorelle, e farli crescere uniti, evitando alcuni comportamenti che invece possono allontanarli. Ecco cinque consigli per evitare gli errori più comuni.

1 Non intervenire quando i bambini litigano
E’ molto importante lasciare che fratelli e sorelle risolvano da soli i loro conflitti, entro ovviamente certi limiti. “I bambini trovano le loro misure e l’intervento a favore di uno o dell’altro contribuisce invece ad aumentare la gelosia. Ma anche punire tutti nello stesso modo non è una buona strategia perché è percepito come ingiusto.  Un errore molto comune tra i genitori è poi quello di agire da giudici imbastendo una sorta di processo, che va avanti all’infinito, per stabilire chi ha iniziato la lite. Un atteggiamento del genere è controproducente e non porta a nulla. Dal punto di vista dell’esperta, l’approccio migliore è invece invitare i figli a cavarsela da soli cercando un accordo e riferendolo, poi, all’adulto.

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2 Quando un bambino picchia il fratello o la sorella, cercate di calmarlo con tono tranquillo e senza mai urlare
Se un figlio usa spesso le mani contro l’altro/a significa che è davvero molto arrabbiato e si sfoga contro il più debole, che di solito è il più piccolo. Attenzione, però, non significa che non voglia bene al fratello o alla sorella, in realtà il vero obiettivo della sua rabbia potrebbero essere mamma e papà. Al momento, di fronte all’episodio concreto, è opportuno invitare il bimbo che dà le botte al fratello a sospendere quello che sta facendo e calmarlo parlando in tono tranquillo. Non serve dirgli ‘non devi fare così’ ma è molto importante mostrare comprensione e contenerlo con modi pacati. Non si risponde mai alla rabbia urlando. Quando la situazione si ripete spesso il genitore dovrebbe interrogarsi e mettersi in discussione poiché l’azione violenta è sintomo di paura e angoscia di abbandono. Il bambino violento è spaventato a morte dall’idea di ‘non essere visto’ e dà la colpa a qualcuno, al fratello o alla sorella. Questo può capitare perché non è stato aiutato a sufficienza nella sua evoluzione e ha bisogno di stare più tempo insieme ai genitori. E’ fondamentale rassicurarlo e aiutarlo a superare la paura che i genitori spariscano. Un buon modo per farlo è chiacchierare con lui, andare a prenderlo a scuola una volta in più e condividere tempo e giochi. Fino alla fine della primaria, il gioco e le fiabe, da leggere insieme ad alta voce la sera, sono strumenti efficaci e preziosi per stemperare queste emozioni di ogni bambino.

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3 Evita una sorta di ‘spartizione’ tra mamma e papà nell’accudimento dei figli che non crea solidarietà
“Tu ti occupi del piccolo e io del grande!”. Certo, è possibile fare a turni, ma mamma e papà devono condividere insieme ogni aspetto dell’educazione e della vita dei figli.

4 Fare le stesse cose del fratello o della sorella per un periodo è positivo: aiuta a sviluppare l’empatia
A volte sono proprio le osservazioni e gli interventi inopportuni dei genitori a dividere i figli. Se il maggiore, per esempio, che magari frequenta già le medie, si mette a giocare con il fratellino (o sorellina), non è bene dire una cosa tipo: “Ma tu sei ormai troppo grande per questo gioco!”. In modo analogo, se il bambino chiede ancora biberon e ciuccio – ormai abbandonati da tempo – o di dormire accanto alla mamma perché vede farlo il fratellino o la sorellina, non deve essere un problema. In genere, atteggiamenti simili, in cui il bimbo sembra tornare più piccolo, indicano che quei progressi gli sono costati molta fatica. Questi episodi di regressione sono una grande occasione di ri-sperimentare una situazione ma non significa perdere le competenze già acquisite. Tornare indietro, semplicemente, rinfranca un po’ il bambino, ed è una sorta di terapia, quindi è bene lasciarlo fare. Dopo un po’, per aiutarlo (senza ansia) a riconquistare le sue abitudini, è sufficiente sostenerlo con un atteggiamento sereno e positivo. “Riccardo, mi sa che il gelato, in fondo, ti piace di più del latte nel biberon, eh… perché tu sei grande!”. In ogni caso, è un segnale positivo immedesimarsi nel piccolo è un modo per capirlo. Di fatto, mettersi al posto dell’altro vuol dire provare empatia ed un bimbo di tre-quattro anni lo fa concretamente. Anche nel caso contrario quando è il bambino più giovane a voler imitare il grande, non è corretto bloccarlo subito perché è ‘piccolo’: è invece appropriato incoraggiare questi momenti. “Bene, mi piace che giocate insieme, ecco qui delle penne per te anche se non sai ancora scrivere!”.

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5 Asseconda la complicità dei tuoi figli e non osteggiarli quando fanno ‘banda’
Nella relazioni tra fratelli o sorelle, arriva un momento in cui i figli si ‘coalizzano’ contro i genitori, nonostante, magari, la differenza di età. E’ tipico il caso di nascondere le marachelle: “Prendiamo insieme un altro pezzetto di cioccolato!”, “Diciamo alla mamma che il vaso l’ha rotto il gatto”. Fare fronte comune diventa una sorta di colla, e getta le basi di quella solidarietà che dura tutta la vita ; è fondamentale non osteggiare questi comportamenti, al contrario, i genitori dovrebbero leggere la creatività dietro a tutto ciò, in base all’età dei bambini”. Se a metà della scuola primaria, per esempio, i figli preparano dei cartelli perché desiderano un computer, si tratta di una ‘sommossa’ positiva. Anche in seguito, quando sono più grandi, fratelli e sorelle possono mettersi insieme per ottenere un permesso speciale o una particolare concessione. Questo senso di complicità dovrebbe essere assecondato perché è parte positiva della relazione tra figli.

Articolo di Marzia Rubega pubblicato su: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-crescere-fratelli-uniti-4-principi-guida-ai-genitori

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Febbre alta: quando rivolgersi al medico

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAFFREDDORE RINITE INFLUENZA FEBBRE TOSSE MAL DI GOLA SINUSITE FREDDO NASO CHE COLA BAMBINI BIMBI (4)La febbre è un meccanismo di difesa importantissimo per il nostro corpo (a tale proposito leggi anche: Perché ci viene la febbre e perché non dobbiamo aver paura di lei) e di solito non desta particolare preoccupazione essendo molto comune, tuttavia ci sono dei casi in cui è necessario l’intervento del medico, per evitare situazioni pericolose che possono mettere a repentaglio la vita, specie se riguarda bambini ed anziani. È importante allora che il paziente sappia descrivere nel dettaglio l’andamento della febbre e gli altri sintomi che l’accompagnano, in modo che il medico possa individuarne la causa e prendere così i provvedimenti necessari (la terapia da seguire).

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Chiedete l’intervento del medico se:

  • la febbre supera i 40°C: è un fatto raro, spesso sintomo di avvelenamento, infezioni gravi o di un colpo di calore;
  • la febbre è accompagnata da vomito continuo;
  • la febbre si verifica assieme a forte dispnea improvvisa (cioè fame d’aria, senso di respirazione difficoltosa);
  • la febbre si manifesta dopo una giornata trascorsa al sole o in luogo molto caldo;
  • la temperatura non si abbassa dopo 48 ore o la febbre, anche se modesta, continua per diversi giorni;
  • sono presenti disturbi urinari, forti dolori addominali o al torace;
  • la febbre supera certi limiti (superiore ai 39°C) in alcune categorie di pazienti particolari, ad esempio donne incinte, bambini sotto i 12 anni, o chi soffre di patologie cardiache;
  • la febbre (qualsiasi temperatura) colpisce i bambini di età sotto i 6 mesi oppure gli anziani.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Vostro figlio soffre di autismo? I primi segnali per capirlo e come comportarsi con lui

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO TRISTE TRISTEZZA DEPRESSIONE BAMBINI VETRO TRENO VIAGGIOLa scienza medica ha identificato alcuni sintomi di autismo che possono rappresentare indicatori precoci della patologia a cui è bene prestare molta attenzione. Non sempre debbono essere presenti tutti gli indicatori di seguito elencati per procedere ad effettuare un approfondimento psicodiagnostico, allo stesso modo la presenza di un singolo sintomo non deve necessariamente condurre a diagnosi. Se sono presenti tutti o alcuni di questi sintomi si consiglia comunque di rivolgersi al più presto ad un medico.

Sintomi di autismo

I sintomi di autismo più comuni, includono:

  1. Difficoltà ad instaurare contatto oculare;
  2. Assenza di risposta al sorriso sociale;
  3. Assenza di risposte di orientamento a stimoli sonori o al proprio nome, anche se pronunciato da persone famigliari;
  4. Difficoltà a seguire con lo sguardo oggetti in movimento;
  5. Assenza di gesti comunicativi come indicare, salutare con la mano ecc..;
  6. Difficoltà a seguire con lo sguardo il movimento di indicare delle altre persone;
  7. Assenza di comportamenti appropriati per richiamare l’attenzione degli altri;
    Difficoltà a esternare manifestazioni di affetto o a riceverle da altre persone;
  8. Assenza del comportamento di allungarsi per essere preso in braccio;
  9. Assenza del comportamento imitativo;
  10. Difficoltà a mettere in atto giochi con altri bambini;
  11. Difficoltà a richiedere aiuto o oggetti/attività desiderati;
  12. I sintomi che possono rappresentare indicatori dell’autismo variano spesso sulla base dell’età del bambino: si differenziano nei primi due anni di vita rispetto a bambini più grandi.

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INDICATORI PRECOCI (0 – 24 mesi)

Nei primi anni di vita del bambino i segnali indicatori di autismo si manifestano molto più spesso come assenza di comportamenti che rappresentano tappe evolutive fondamentali nel percorso di sviluppo del bambino, che non come presenza di comportamenti strani o atipici. A seconda dell’età del bambino i sintomi sono diversi:

  • 6 mesi: assenza di sorriso sociale e manifestazione di gioia. I bimbi autistici solitamente tendono a non rispondere al sorriso degli altri, come invece spesso fanno i bambini non autistici, e non esternano manifestazioni di gioia
  • 9 mesi: i bambini autistici non si orientano a suoni ed espressioni facciali,
  • 12 mesi: i bambini con autismo non rispondono quando chiamati per nome; inoltre è spesso assente la lallazione o alcuni idiomi tipici dei bambini a questa età, così come tipicamente mancano gesti con chiara valenza comunicativa come salutare ed indicare con le mani.
  • 16 mesi: assenza di singole paroline pronunciate vocalmente.
  • 2 anni: assenza di frasi a due parole (diverse da semplici ripetizioni di quanto detto da altri o in cartoni animati, musiche…); molto spesso se sono presenti consistono principalmente in ripetizioni di frasi sentite alla televisione o sentite pronunciare dagli adulti di riferimento.

INDICATORI DI AUTISMO NEI BAMBINI DAI 2 ANNI IN POI

I possibili sintomi di autismo nei bambini dai 2 anni in poi riguardano principalmente i deficit nelle abilità sociali, linguistiche e comunicative (sia come comunicazione verbale che non verbale) e la presenza di comportamenti ristretti e stereotipati. Come si manifestano questi comportamenti?

Per quanto riguarda l’area delle abilità sociali i comportamenti che possono rappresentare sintomi di autismo sono:

  1. Appare disinteressato alle altre persone o a ciò che accade intorno a lui
  2. Non sa come entrare in contatto con altre persone, giocare o farsi amici
  3. Preferisce non essere toccato, preso in braccio o cullato
  4. Non si impegna in giochi di finzione, in giochi di gruppo, non imita gli altri, o non usa i giochi in modo creativo
  5. Ha difficoltà a parlare di sé o dei suoi sentimenti
  6. Sembra non sentire quando gli altri gli parlano
  7. Non mostra interesse per gli altri.

Per quanto riguarda i sintomi del linguaggio:

  1. Ha iniziato a parlare tardi
  2. Utilizza un tono di voce atipico, o per ritmo o per intensità.
  3. Ripete le stesse parole o frasi più e più volte
  4. Risponde alle domande ripetendo la domanda e non formulando la risposta
    Si riferisce a se stesso in terza persona
  5. Usa il linguaggio in modo scorretto (errori grammaticali, parole sbagliate)
    Ha difficoltà a comunicare bisogni e desideri
  6. Non comprende semplici istruzioni, richieste e domande
  7. Interpreta ciò che gli viene detto in modo molto letterale (non coglie l’ironia e il sarcasmo).

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Per quanto riguarda le difficoltà a livello di comunicazione non verbale:

  1. Evita il contatto oculare
  2. Usa espressioni facciali che non sono coerenti con ciò che sta dicendo
  3. Non coglie il significato delle espressioni facciali degli altri
  4. Ha una gestualità molto limitata (per esempio difficilmente indica ciò che desidera).
  5. Reagisce in modo inusuale ad alcuni stimoli visivi, uditivi, oppure ad alcuni sapori e consistenze.
  6. Può essere particolarmente sensibile a certi rumori anche se bassi.

Segni e sintomi di comportamenti rigidi e stereotipati:

  1. Segue routine rigide (per esempio: insiste per fare sempre la stessa strada in macchina per andare a scuola)
  2. Ha difficoltà a adattarsi a qualunque cambiamento nella giornata (mangiare a un orario diverso dal solito) o nell’ambiente (spostamento di mobili)
  3. Mostra un attaccamento inusuale a oggetti o giochi particolari
  4. Allinea in modo ossessivo gli oggetti, o li sistema con un certo ordine prestabilito
  5. Mostra interesse per alcuni argomenti specifici
  6. Impegna molto tempo a sistemare giochi e oggetti in modi specifici
  7. Mostra interesse per il movimento degli oggetti
  8. Ripete le stesse azioni o movimenti più e più volte.

Come comportarsi con un bambino autistico? Ecco le 10 cose che un bambino autistico vorrebbe che tu sapessi:

  1. Io sono un bambino
  2. I miei sensi non si sincronizzano
  3. Distingui fra ciò che non voglio fare e non posso fare
  4. Sono un pensatore concreto. Interpreto il linguaggio letteralmente
  5. Fai attenzione a tutti i modi in cui cerco di comunicare
  6.  Fammi vedere! io ho un pensiero visivo
  7. Concentrati su ciò che posso fare e non su ciò che non posso fare
  8. Aiutami nelle interazioni sociali
  9. Identifica che cos’è che innesca le mie crisi
  10. Amami incondizionatamente.

Aggiornamento

L’autismo è ora chiamato disturbo dello spettro autistico (ASD): nel DSM-5 (cioè l’ultima versione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”), la “vecchia” categoria del disturbo pervasivo dello sviluppo (e tutti i disturbi in essa compresi, tra cui anche autismo ed Asperger), è stata sostituita appunto dal “disturbo dello spettro autistico“. L’asse a cui il disturbo dello spettro autistico fa riferimento è, nel DSM-5, quello dei “disturbi del neurosviluppo“. Per approfondire: Disturbi pervasivi dello sviluppo (disturbi dello spettro autistico)

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