
Fonte dell’immagine: dr. Mauro Amato – Centro Analisi Cliniche AMATO sas – Via Tattoli 6/o Molfetta (Bari)
Il SNC (sistema nervoso centrale), in funzione degli stimoli che riceve dall’esterno e dall’interno del nostro corpo, trasmette dei messaggi – tramite neurotrasmettitori – all’ipotalamo, che esercita a sua volta un influenza sulla ghiandola sottostante l’ipotalamo stesso, che si chiama ipofisi, attraverso altri neurotrasmettitori da esso liberati, in un complesso sistema che lega le due strutture, chiamato asse ipotalamo-ipofisario o asse ipotalamo-ipofisi (hypothalamic–pituitary axis in inglese).
L’ipotalamo appartiene al sistema nervoso centrale ma, da un punto di vista funzionale, i suoi neuroni sono capaci di ricevere segnali che arrivano sia dalle strutture nervose superiori, sia dalle ghiandole del sistema endocrino (ipofisi e gonadi per esempio), che non sono strutture nervose. Esso è quindi la sede in cui si verificano le connessioni tra sistema nervoso centrale e sistema endocrino (ormonale).
Gli ormoni prodotti dall’ipotalamo sono di natura proteica (mentre quelli prodotti dalle gonadi sono dei derivati del colesterolo, e quindi di natura lipidica) ed agiscono sull’ipofisi. Essa è suddivisa in due porzioni, una anteriore, o adenoipofisi, ed una posteriore, o neuroipofisi.
L’adenoipofisi è collegata all’ipotalamo da un sistema di vasi sanguigni nel quale vengono immessi gli ormoni ipotalamici che arrivano così all’ipofisi. Allo stesso modo, sempre attraverso questo sistema, gli ormoni prodotti dall’ipofisi possono giungere all’ipotalamo ed influenzarne la funzione.
Gli ormoni ipotalamici determinano, a livello dell’adenoipofisi, la sintesi, l’accumulo, quindi la immissione nel sangue di una serie di prodotti che vengono chiamate tropine in quanto agiscono su altre ghiandole del sistema endocrino che sono dipendenti dall’ipofisi (ovaio, testicolo, tiroide, mammella, corticale del surrene, funzione dell’ accrescimento ecc…).
Gli ormoni ipotalamici sono indicati come Relasing Hormones (RH) e cioè sostanze che stimolano la dismissione e l’ingresso nel sangue degli ormoni ipofisari.
Gli RH sono:
- Il GnRH o relasing hormone per le due gonadotropine ipofisarie LH ed FSH, agenti sulle ovaie per l’induzione dell’ovulazione;
- Un relasing hormone per la tireostimolina ipofisaria o TRH agente sulla tiroide;
- Un relasing hormone per l’ormone ipofisario della crescita o GHRH;
- Un relasing hormone per la tropina che stimola la corticale del surrene o CRH, inducendola a sua volta a produrre l’ormone cortisolo;
Allo stesso modo, esistono anche ormoni che inibiscono la secrezione dell’ipofisi qualora ciò risulti necessario.
Sotto lo stimolo o l’inibizione dell’ipotalamo, l’adenoipofisi produce una serie di ormoni o tropine di natura proteica ed altre sostanze, come per esempio le endorfine, che si trovano anche nel cervello ed hanno una struttura chimica che assomiglia a quella degli oppioidi.
Gli ormoni ipofisari sono rappresentati da:
- Gonadotropina FSH (ormone stimolante il follicolo);
- Gonadotropina LH (ormone luteinizzante);
- ICSH (ormone stimolante le cellule interstiziali del testicolo) nell’uomo;
- Prolattina, importante nella preparazione della ghiandola mammaria durante la gravidanza e nella sua funzione durante l’allattamento. Al di fuori dello stato gravidico, i livelli di prolattina non fisiologici possono influenzare negativamente i meccanismi della fertilità, quindi della riproduzione;
- Il TSH (tropina stimolante la tiroide);
- L’ACTH (tropina stimolante la corticale del surrene);
- Il GH (tropina stimolante l’accrescimento corporeo);
Inoltre, l’ipofisi produce peptidi oppioidi (endorfine) e fattori che influenzano il fegato ed il pancreas.
Le gonadotropine agiscono sulle gonadi (ovaio e testicolo). L’ovaio, sotto lo stimolo delle gonadotropine, secerne tre ormoni che derivano dal colesterolo: estrogeni, androgeni, progesterone e suoi derivati.
Esiste nell’ipofisi anche un lobo posteriore a struttura nervosa, chiamata neuroipofisi, a cui arrivano direttamente dall’ipotalamo, stavolta non attraverso il sangue ma tramite dei prolungamenti di neuroni, una serie di sostanze prodotte dai neuroni dell’ipotalamo stesso. Queste, vengono poi immesse nel circolo sanguigno ed hanno azioni su tutto l’organismo. Fra esse, le più importanti sono l’ADH o ormone antidiuretico o vasopressina, responsabile della ritenzione di sodio, e l’ossitocina, che stimola la contrazione della muscolatura dell’utero durante il parto e delle cellule muscolari (mioepiteliali) della mammella durante l’allattamento per favorire l’uscita del latte.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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L’ipofisi (con l’accento sulla o), anche chiamata ghiandola pituitaria (hypophysis o pituitary gland in inglese), è una ghiandola endocrina situata alla base del cranio, nella fossa ipofisaria della sella turcica dell’osso sfenoide. Si può dividere in due lobi, diversi per sviluppo embrionale, struttura e funzioni, che controllano – attraverso la secrezione di numerosi ormoni – l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo:
Le patologie che possono colpire l’ipotalamo o l’ipofisi sono molte e differenti ma portano tutte alla medesima situazione : una iperfunzione o una ipofunzione del sistema ipotalamo-ipofisi.
L’ipotalamo e l’ipofisi sono due strutture anatomiche, strettamente collegate fra loro, situate alla base del cranio. Si tratta di due strutture che rappresentano la più importante area di interconnessione fra il sistema nervoso e il sistema endocrino da cui partono gli impulsi e gli stimoli ormonali che governano l’intero sistema endocrino.
L’ipotalamo (hypothalamus in inglese) è una struttura del SNC (sistema nervoso centrale), situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali, e costituisce la parte ventrale del diencefalo. L’ipotalamo comprende molti nuclei che attivano, controllano e integrano i meccanismi autonomici periferici, l’attività endocrina e molte funzioni somatiche tra cui:
La sindrome temporo-mandibolare è un disturbo che interessa l’articolazione omonima che collega l’osso temporale del cranio alla mandibola oppure i muscoli e i legamenti a supporto. L’articolazione temporo-mandibolare deve essere perfettamente allineata in modo da favorire la corretta masticazione; nei casi in cui non è presente un corretto allineamento, i muscoli e i legamenti a supporto si sforzano per compensare i movimenti errati e viene danneggiata tutta l’articolazione. Tra le cause più accrediatate che possono provocare la patologia vi sono: artrosi dell’articolazione, traumi della mandibola, traumi al collo e altre cause che analizzeremo nel prossimo paragrafo. I pazienti colpiti dalla patologia mostrano una certa difficoltà nell’apertura della bocca accompagnata da schiocchi, blocchi improvvisi e scricchiolii. Esistono diversi trattamenti medici per alleviare il dolore e la tensione muscolare e tra questi sono consigliate anche delle sedute di Agopuntura.
Nel linguaggio di tutti i giorni si usano i termini “mandibola” e “mascella” come se fossero dei sinonimi. Ma è davvero così? In realtà usare mandibola e mascella come se fossero sinonimi è un errore grossolano, purtroppo molto diffuso in Italia, dove ad esempio si usa la parola “mascellone” riferito ad una persona che ha – in realtà – una grossa mandibola e non una grossa mascella. Il termine corretto sarebbe quindi “mandibolone”. Ma dov’è la differenza? Come riportato nell’immagine in alto, dove le due ossa sono evidenziate in giallo, i due termini si riferiscono a due regioni anatomiche ben distinte:
Davvero le persone del nord sono più intelligenti delle persone del sud? Ovviamente non necessariamente, per un semplice motivo: le dimensioni del cervello non sono correlate all’intelligenza (altrimenti si potrebbe dire che oggettivamente le donne sono meno intelligenti dei maschi visto che quest’ultimi hanno un cervello più grande!). Tuttavia è vero che più lontana una persona vive dall’equatore, più grande sarà il suo cervello, secondo un nuovo studio effettuato presso l’Università di Oxford. Ripeto che tale affermazione non vuol dire che queste persone siano più intelligenti, ma soltanto che hanno bisogno di aree di visione più grandi nel cervello per far fronte alle condizioni di luce scarsa come capita alle alte latitudini.