Differenza tra glaucoma angolo aperto e chiuso

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA GLAUCOMA  APERTO CHIUSO PRESSIONE OCCHIO LIQUIDO UMORE ACQUEO CRISTALLINO.jpgIl glaucoma è una malattia oculare dovuta generalmente a un aumento della pressione interna oculare. Da cosa viene causato questo aumento? In condizioni normali all’interno dell’occhio è presente un liquido (umore acqueo) che viene continuamente prodotto e riassorbito. Pertanto, l’occhio si può paragonare a un piccolo serbatoio con un rubinetto e uno scarico sempre aperti. Se il “tubo di scarico” è ostruito si avrà un aumento di pressione all’interno del serbatoio ovvero una maggiore pressione intraoculare. Analogamente a quello che avviene con uno pneumatico, se la pressione è troppo elevata a lungo andare il bulbo oculare si danneggia a livello della testa del nervo ottico (che si trova nella zona centrale della retina). I fattori che predispongono al glaucoma sono, tra l’altro, la riduzione della profondità della camera anteriore (ridotto spazio compreso tra cornea e iride), che si può avere nel caso di ipermetropia elevata, ma anche la cataratta totale (detta “matura intumescente”: il cristallino perde completamente la sua trasparenza ed elasticità fino a sembrare un piccolo sasso bianco).
Il glaucoma può essere di due tipi:

1) Glaucoma ad angolo aperto (o cronico)
Il glaucoma ad angolo aperto è la forma più frequente di glaucoma (circa l’80% dei casi). Si verifica in seguito a un ostacolo che incontra l’umor acqueo nel defluire, in particolare attraverso il trabecolato sclerocorneale, una minigrondaia circolare che si trova sopra l’iride o, più precisamente, nell’angolo irido-corneale. Si sviluppa lentamente e in genere non dà sintomi, per cui ci si può rendere conto di essere malati solo quando il danno al nervo ottico è già giunto a uno stadio avanzato; dunque è opportuno sottoporsi a check-up oculistici periodici per diagnosticarlo precocemente.

2) Glaucoma ad angolo chiuso (o acuto)
Nel glaucoma ad angolo chiuso l’iride può chiudere improvvisamente lo “scarico” (occlusione dell’angolo irido-corneale), causando un rapido aumento della pressione intraoculare nel caso della forma detta ad “angolo stretto” (che colpisce circa il 10% dei glaucomatosi, nel 70% dei casi di sesso femminile). Il glaucoma ad angolo chiuso è capace di determinare rapidamente:

  • offuscamento della vista;
  • comparsa di aloni anomali attorno alle luci;
  • dolore oculare violento;
  • nausea;
  • vomito;
  • malessere generale.

Quest’improvviso incremento pressorio, chiamato attacco acuto di glaucoma, è molto grave: se non curato tempestivamente può portare a cecità in breve tempo.

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Glaucoma congenito e secondario
Il glaucoma può inoltre essere congenito (o primario) o secondario:

  • Glaucoma congenito: in questa forma della patologia oculare il sistema di drenaggio è “cattivo” sin dalla nascita. Per questo motivo si verifica un aumento di pressione intraoculare. Il bambino presenta fastidio alla luce (fotofobia) e lacrimazione eccessiva. L’aumento pressorio può causare un aumento delle dimensioni dell’occhio (nei piccoli le pareti oculari sono meno resistenti) e la cornea può divenire opaca. Ogni sintomo sospetto deve indurre i genitori ad andare dall’oculista per effettuare una visita di controllo. Questo tipo di glaucoma è però raro: colpisce un neonato ogni diecimila.
  • Glaucoma secondario: in questa forma delle patologia l’ostacolo al deflusso è un effetto secondario di alcune malattie (fra cui il diabete e le trombosi retiniche), dell’uso di alcuni farmaci, passando per emorragie, tumori e stati infiammatori.

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Neurite ottica: sintomi, cause e terapie

MEDICINA ONLINE VISTA OCCHIO CHIASMA OTTICO CERVELLO CONI BASTONCELLI MACULA RETINA FOVEA CAMPO CORTECCIA CEREBRALE VISIVO IMPULSO COLORI LUCELa neurite ottica è una patologia del nervo ottico che comprende quadri clinici simili a livello di segni e sintomi, ma molto diversi come eziologia. Non sempre, infatti, le cause di questa malattia oculare sono di natura infiammatoria, ma anche demielinizzante, degenerativa o tossica. Nei pazienti ultracinquantenni si presenta spesso come neuropatia ottica ischemica, nella forma arteritica o non arteritica: queste due forme si differenziano tra loro principalmente per i valori della VES che, nel primo caso, risultano molto più elevati. Sia la forma arteritica che quella non arteritica sono caratterizzate da una perdita della visione repentina e, purtroppo, spesso molto invalidante. Inoltre, nella forma arteritica spesso possono coesistere sintomi come mal di testa, fastidio o dolore del cuoio capelluto, dolore alla masticazione o alle articolazioni, assieme a segni come la palpabilità dell’arteria temporale.

SINTOMI

Perdita rapida funzioni visive. Tale perdita può essere di lieve o, più spesso, di grave entità. I colori appaiono sbiaditi dall’occhio coinvolto. Sono usuali dolori oculari nella forma retrobulbare, soprattutto nei movimenti di sguardo. Si riscontrano alterazioni, di solito specifiche e che aiutano nella diagnosi, del campo visivo.

CAUSE

La causa della neuropatia ottica ischemica è fondamentalmente di natura vascolare. La sclerosi multipla è, invece, una delle principali cause di neurite ottica retrobulbare; spesso è uno dei primi segni evidenti della malattia, che si manifesta con dolore al movimento degli occhi e alterazioni del campo visivo. La neurite ottica può essere causata anche da alcune malattie infettive acute (per esempio dal morbillo come complicanza rara [1]).

QUALI SONO I SEGNI?

Ad una stimolazione fatta con una luce si riscontra un rallentato riflesso della pupilla (difetto pupillare relativo afferente); gli esami del campo visivo – sia manuale che computerizzato – confermeranno la presenza di aree di non percezione visiva (scotomi). L’esame PEV (potenziali evocati visivi) mostrerà alterazioni nella trasmissione del segnale lungo il nervo ottico.

COME SI FA LA DIAGNOSI?

All’esame del fondo oculare il medico oculista può riscontrare la testa del nervo ottico (papilla) rigonfia associata ad emorragie circostanti; ma la papilla può essere normale nel caso in cui si tratti di una neurite ottica retrobulbare. Necessario per la diagnosi è, comunque, l’esame del campo visivo. Per le neuriti ottiche sono utili indagini diagnostiche quali la fluorangiografia e i potenziali evocati visivi (PEV). È importante comunque sottolineare ancora una volta che la neurite ottica può essere un sintomo iniziale di diverse condizioni patologiche. Pertanto un esame clinico-medico completo può aiutare ad escludere eventuali malattie correlate.
Gli esami ematochimici consentono di ricercare la presenza di parametri infiammatori, come la VES o la proteina C reattiva. Una velocità di eritrosedimentazione (VES) elevata può aiutare a determinare se la neurite ottica è causata dall’infiammazione delle arterie craniche (arterite temporale); inoltre, le analisi del sangue consentono di riscontrare la presenza di anticorpi anti-mielina (per indagare su malattie autoimmuni) e segni di eventuali infezioni virali e batteriche. Chi avesse avuto un primo episodio di neurite ottica in genere verrà sottoposto a una risonanza magnetica per cercare eventuali lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Questo test di imaging consente, infatti, di determinare se la mielina sia stata danneggiata e può aiutare ad eseguire un’eventuale diagnosi di sclerosi multipla (soprattutto nelle giovani donne, purtroppo più predisposte alla patologia), dimostrando la presenza di anomalie caratteristiche di questa patologia.

QUAL È LA TERAPIA?

Nella neuropatia ottica ischemica arteritica e in quella retrobulbare si impiegano steroidi per via sistemica, inizialmente per via endovenosa. Rimane fondamentale una diagnosi precoce perché il trattamento andrebbe effettuato il prima possibile per cercare di limitare i danni. Basti pensare anche che, nella forma arteritica, caratterizzata spesso da un recupero visivo scarso, una terapia adeguata riduce fortemente il rischio anche di un episodio analogo nell’occhio sano.

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Differenza tra maculopatia e glaucoma

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOLa maculopatia, o degenerazione maculare, è un termine che racchiude diverse patologie degenerative che danneggiano progressivamente la macula, cioè la zona più ricca di fotorecettori che si trova al centro della retina e che permette di distinguere i dettagli più fini delle immagini. Le parti più esterne della retina ci permettono invece di vedere tutto ciò che si trova intorno al punto che stiamo fissando. Per questo motivo, anche nei casi più gravi, la degenerazione maculare non provoca cecità totale perché la visione periferica e laterale viene conservata. La maculopatia può essere principalmente di due tipi: “secco” od “umido”.

Il glaucoma è una malattia degenerativa e progressiva che colpisce il nervo ottico, deputato alla trasmissione delle immagini dall’occhio al cervello. Il glaucoma può essere acquisito o congenito ed in generale è associato ad una pressione oculare elevata. Il glaucoma viene suddiviso in glaucoma ad angolo chiuso e ad angolo aperto, glaucoma a pressione normale, glaucoma pigmentario. Tutte queste forme hanno come denominatore comune il progressivo danno al nervo ottico. Per approfondire:

Sintomi diversi
La maculopatia non causa dolore. I sintomi iniziali consistono in annebbiamento e distorsione delle immagini nel centro del campo visivo, con zone periferiche conservate. Con il progredire della degenerazione maculare la perdita della visione centrale diventa completa, e può portare all’impossibilità di leggere e distinguere i piccoli dettagli nel punto in cui si fissa lo sguardo. Chi è affetto da patologia maculare accusa una perdita di visione al centro del campo visivo (scotoma positivo), da non confondere con la visione di una macchia nera nella zona centrale del campo visivo (scotoma negativo), come denunciato da pazienti colpiti da neurite ottica. Altro sintomo comune nelle maculopatie è la distorsione delle immagini (metamorfopsie). Ad esempio, le righe di congiunzione delle piastrelle non si vedono più diritte. Sintomi di minore frequenza sono le errate percezioni della dimensione degli oggetti osservati.
Il glaucoma determina un progressivo peggioramento del campo visivo, che, al contrario della maculopatia, avviene a partire dalle zone più periferiche fino alla parte centrale, a seconda dell’entità del danno che il nervo ottico ha subito. Gli scotomi (zone cieche) vengono notati solo quando diventano estesi ed il danno al nervo ottico è già considerevole. Per questo motivo è fondamentale scoprire il glaucoma in tempo.

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Differenza diottrie, gradi e decimi

MEDICINA ONLINE OCCHIO OCCHI COLORE ETEROCROMIA OCCHI CON COLORE DIVERSO DIVERSITA CIGLIA PELI AZZURRI CASTANI CHIARI SCURI BIOTIPO FOTOTIPO SOLE PELLE SGUARDO VISTA VISIONE CIECO.jpgDiottria: è l’unità di misura del potere (cioè della “forza”) di una lente e dunque dell’entità del difetto che quella lente corregge; se ho bisogno di un occhiale da quattro diottrie significa dunque che ho una miopia (o ipermetropia o astigmatismo) pari a quattro diottrie.

Decimi: si misura in decimi il visus, cioè la capacità visiva dell’occhio, la sua prestazione finale con o senza occhiali; un occhio sano ha un visus naturale (cioè non corretto da lenti) di 10/10; un occhio p.es. miope di quattro diottrie può (con le lenti) raggiungere anch’esso i 10/10; altri occhi invece non superano pochi decimi (con o senza lenti) a causa di lesioni o patologie più o meno gravi (cataratta, ambliopia, danni retinici ecc.)

Gradi: non misurano né la quantità del difetto né la forza delle lenti, ma in effetti descrivono unicamente l’asse dell’astigmatismo, cioè un particolare tecnico molto specifico che riguarda oculisti e ottici. Dunque non dovremmo usare questo termine, per non ingenerare confusione.

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Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia

MEDICINA ONLINE CRISTALLINO ACCOMODAZIONE MIOPIA IPERMETROPIA ASTIGMATISMO MIDRIASI MIOSI ANISOCORIA PUPILLA IRIDE RETINA VISTA OCCHIO OCCHI COSTRIZIONE LUCE FISSA DROGHE FARMACOLOGIA MOMiopia e astigmatismo spesso vengono confuse. O per l’esattezza la persona non riesce a capire bene come distinguerle. In realtà questi due difetti della vista sono molto diversi tra loro, così come parzialmente diversi sono i sintomi. Come distinguerli?

Miopia

La miopia è un difetto della vista dovuto al fatto che i raggi luminosi non si focalizzano correttamente sulla cornea ma davanti a essa; nei soggetti miopi il bulbo oculare è più lungo rispetto alle dimensioni normali; come conseguenza l’individuo ha una marcata difficoltà a mettere a fuoco le immagini a distanza, mentre può vedere bene da vicino.

Astigmatismo

L’astigmatismo è un difetto della vista dovuto al fatto che la forma della cornea non perfettamente sferica. La conseguenza è che l’individuo non riesce a mettere a fuoco correttamente né le immagini vicine né le immagini lontane. Questo è il motivo per cui miopia e astigmatismo possono essere confuse da chi soffre di tali sintomi. Sia miopia che astigmatismo possono essere facilmente corretti utilizzando opportuni occhiali o lenti a contatto.

Leggi anche: Differenza strabismo paralitico, non paralitico, eteroforia, eterotropia

Ipermetropia

L’ipermetropia è un difetto visivo riguardante la capacità di vedere bene gli oggetti vicini, in cui i raggi di luce provenienti da oggetti distanti, anziché arrivare correttamente sulla retina dell’occhio, si focalizzano oltre di essa, rendendo quindi sfocata la visione a tutte le distanze. Tuttavia quando il difetto è lieve, l’occhio, fino a 40 anni circa, riesce a correggere naturalmente il difetto attivando perennemente il meccanismo di accomodazione; in questo modo la visione risulta chiara e nitida come in un occhio normale (emmetrope), anche se questo continuo sforzo della vista spesso affatica gli occhi.

Presbiopia

La presbiopia è una condizione patologica oculistica quasi fisiologica dell’apparato visivo, non appartenente ai difetti di rifrazione, non fa quindi parte delle ametropie. Si tratta di un calo del potere di accomodazione dell’occhio al di sotto delle 4 diottrie, dovuto a un progressivo irrigidimento del cristallino. La presbiopia, in un occhio finora non affetto da altri difetti visivi, si manifesta come difficoltà a mettere a fuoco da vicino: si ha difficoltà a leggere, a lavorare al computer, ecc. Questo avviene perché il livello di accomodazione disponibile è diventato insufficiente per garantire una buona messa a fuoco alle brevi distanze. Insorge per lo più tra i 40 ed i 50 anni (a seconda degli individui) e, secondo diversi studi, è minore in abitanti delle basse latitudini. Fino a 65 anni circa il potere accomodativo continuerà a diminuire notevolmente, per poi stabilizzarsi. All’inizio, quando è presente ancora una ridotta capacità di accomodazione, si può ovviare al difetto visivo allontanando dagli occhi ciò che si legge (allungare le braccia); tuttavia dopo i 50 anni diventa indispensabile l’uso di lenti correttive per la lettura da vicino, poiché il livello di accomodazione residuo è ormai estremamente ridotto, e qualsiasi tentativo di mettere a fuoco naturalmente può creare affaticamento visivo, bruciori agli occhi e mal di testa, soprattutto in assenza di una forte illuminazione.

Leggi anche: Se uso gli occhiali per la presbiopia poi non ne potrò più fare a meno?

Presbiopia associata a difetti della vista

Nei soggetti che presentano una miopia lieve o moderata, la presbiopia non viene sempre avvertita perché un occhio miope è già naturalmente focalizzato sulle brevi distanze, e raramente fa uso del meccanismo di accomodazione, pertanto la visione resta pressoché invariata ad occhio nudo (sfocata e confusa da lontano ma nitida da vicino) ; tuttavia, con l’insorgere della presbiopia, il miope si renderà conto che con le sue lenti correttive per vedere bene da lontano, non sarà più in grado di vedere correttamente anche da vicino, pertanto sarà sempre obbligato a toglierle. Chi è affetto da una miopia notevole, invece, non dovrà togliere completamente gli occhiali per leggere da vicino (in tal caso dovrebbe avvicinarsi eccessivamente a ciò che legge), ma farne un altro paio con gradazione inferiore rispetto a quella per lontano, in modo da ottenere una visione nitida a distanza di lettura (30-40cm). Diversamente nei soggetti ipermetropi, la presbiopia può influire molto sulla capacità visiva, poiché gli occhiali per la visione da lontano diventano insufficienti per vedere nitidamente da vicino, rendendo necessario l’uso di lenti ancora più forti per la lettura; per le ipermetropie latenti (fino a +1.50 diottrie), l’arrivo della presbiopia piano piano smaschera il difetto di ipermetropia, fino ad allora occultato dalla continua accomodazione della vista, perché dapprima si manifesta la visione sfuocata da vicino, ma nel giro di 2-3 anni si iniziano ad avere piccole difficoltà di messa a fuoco anche da lontano, con conseguente affaticamento della vista; anche in questo caso sarà necessario un paio di occhiali per la visione da lontano (correzione ipermetropia) ed uno più forte per la visione da vicino (correzione ipermetropia + correzione presbiopia).

Leggi anche: Cataratta primaria, secondaria, congenita: sintomi e terapie

Che cos’è la diottria?

La diottria è la unità di misura con cui é possibile stabilire il potere di refrazione di una lente. Questa unità è usata anche per misurare i difetti di refrazione dell’occhio: miopia, ipermetropia e astigmatismo. In questo caso, le diottrie rappresentano la quantità di correzione che il paziente, affetto da uno o da vari difetti visivi, ha bisogno nelle lenti degli occhiali per normalizzare la vista. Per approfondire, leggi: Cosa significa “diottria”? Che significa avere 10/10 di vista?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra otite e tappo di cerume

MEDICINA ONLINE OTOSCOPIA OTOSCOPIO EQUILIBRIO OTOLITI ESAME VESTIBOLARE OTORINO VERTIGINI NISTAGMO ORECCHIO MOVIMENTI FASTIDIO CADUTA LABIRINTITE MENIERE OTOSCLEROSI DIAGNOSI COSTO SEMICIRCOLARE LABIRINTOCon il termine “otite” (in inglese “otitis”) si identifica una infiammazione a livello auricolare; a seconda della parte dell’orecchio colpita si distingue in: otite esterna, otite media ed otite interna. L’otite può essere inoltre acuta o cronica.

Il “tappo di cerume” è un’ostruzione dell’orecchio medio ed esterno dovuta all’accumulo di secrezione ceruminosa nel canale uditivo. In condizioni fisiologiche la sottile peluria presente nel canale uditivo favorisce lo scorrimento del cerume dall’interno verso l’esterno, impedendo che la sostanza ceruminosa ristagni nel condotto uditivo. Il tappo di cerume si forma quando la quantità di secreto ceruminoso prodotto risulta eccessivamente abbondante, oppure quando viene alterato il suo normale moto di scorrimento verso l’esterno.

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Qual è il rapporto tra tappo di cerume ed otite?
Il normale movimento di scorrimento del cerume può venire ostacolato da molte patologie e condizioni, tra cui anche l’otite esterna/media, che provoca stenosi infiammatoria del canale uditivo esterno. Il tappo di cerume può essere esso stesso fonte di infezione e quindi di otite. In poche parole l’otite può essere causa della formazione del tappo di cerume, ma anche il tappo di cerume può essere causa di otite. In alcuni casi si formano dei veri e propri circoli viziosi in cui otite e tappo di cerume si peggiorano a vicenda.

Come si curano?
Il tappo di cerume può essere rimosso con gocce formulate con glicerina oppure con olio minerale: le gocce vanno instillate direttamente nell’orecchio, 2 volte al giorno, per un periodo di tempo variabile dai 3 ai 6 giorni. Le stesse gocce possono essere istillate a finalità preventive: a tale scopo, si consiglia di instillare alcune gocce nell’orecchio predisposto all’accumulo di cerume, 1 volta a settimana. La cura dell’otite è impostata in base alle cause che l’hanno determinata, quasi sempre include farmaci antiinfiammatori per lenire il dolore ed antibiotici (se l’otite è causata da batteri). In rari casi rende necessario l’intervento chirurgico di timpanoplastica.

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Differenza tra otite esterna, media ed interna con diagnosi e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORECCHIE TAPPATE PIENEZZA AURICOLARE CUR Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneCon il termine “otite” (in inglese “otitis”) si identifica una infiammazione a livello auricolare, di tipo acuto o cronico. La cura è impostata in base alle cause che l’hanno determinata, quasi sempre include farmaci antiinfiammatori per lenire il dolore ed antibiotici (se l’otite è causata da batteri). In rari casi rende necessario l’intervento chirurgico di timpanoplastica.

A seconda della parte dell’orecchio colpita – dall’esterno all’interno dell’orecchio – si distingue in:

  • Otite interna: l’infiammazione coinvolge l’orecchio interno.
  • Otite media: probabilmente la variante più comune nei bambini in età pediatrica, è un’infiammazione a carico dell’orecchio medio.
  • Otite esterna: oltre a coinvolgere il canale uditivo esterno, questa forma di otite tende a colpire anche il timpano. Ad ogni modo, non sempre il timpano ne risulta compromesso.
  • Miringite: l’otite assume la connotazione precisa di miringite quando il processo infettivo-infiammatorio colpisce esclusivamente la membrana timpanica.

Indipendentemente dall’area auricolare colpita dall’infezione, tutte le varie forme di otite possono presentare un decorso acuto o cronico. Si parla di otite acuta quando l’infiammazione si conclude definitivamente nell’arco di un breve periodo, senza necessariamente aver bisogno di cure; diversamente, l’otite cronicizza quando il paziente, non riuscendo a debellare spontaneamente il patogeno in tempi brevi, richiede farmaci specifici per la guarigione completa.
Il sintomo che accomuna tutte le differenti forme di otite è il mal d’orecchio (otodinia): l’intensità del dolore e l’eventuale presenza di altri sintomi (es. perdita d’equilibrio, vertigini, nausea ecc.) dipende dall’area di orecchio interessata dall’infiammazione.

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Sintomi dell’otite interna
L’otite interna esordisce generalmente con vertigini, sempre violente ed acute. Il quadro clinico è completato da ansia, confusione, difficoltà a mantenere l’equilibrio, fischi alle orecchie (acufene), giramenti di testa, nausea, nistagmo, mal di stomaco, pallore e perdita dell’udito.
L’otite interna può dunque causare disagi considerevoli, tanto da sfociare talvolta in depressione ed attacchi di panico.

Sintomi dell’otite media
L’otite media è accompagnata da dolore ed infiammazione auricolare, associati ai sintomi caratteristici della malattia scatenante: mal di gola, febbre/febbricola, congestione nasale (naso chiuso), tosse.
In alcuni casi, l’otite media si manifesta nella variante purulenta: in simili frangenti, il dolore alle orecchie è accompagnato dall’emissione di materiale purulento (pus) dal canale auricolare. Quando l’otite media non viene accuratamente trattata, è possibile che il quadro clinico venga aggravato da perforazione del timpano, compromissione delle capacità uditive ed acufene grave.

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Sintomi dell’otite esterna
L’otite esterna tende ad esordire con una sensazione fastidiosa di prurito, che presto si trasforma in dolore più o meno intenso localizzato nelle strutture uditive esterne. Il dolore auricolare si accentua durante la masticazione o semplicemente toccando l’orecchio. L’otite esterna può essere accompagnata da eritema, iperemia (aumento del sangue nell’orecchio esterno), edema, alterazione della capacità uditiva oppure otorrea (secrezione purulenta/sierosa dal canale uditivo).

Diagnosi e cure
Le otiti possono essere diagnosticate e differenziate tramite:

  • Visita con l’otoscopio.
  • Timpanometria: valuta il movimento del timpano e la pressione all’interno dell’orecchio medio.
  • Timpanogramma: valuta la presenza di liquido/muco nell’orecchio medio e la funzionalità della tuba di Eustachio.
  • Esame audiometrico.
  • TC.

La terapia dell’otite dipende ovviamente dalla causa scatenante: gli antibiotici sono indicati in caso di accertata infezione batterica, mentre gli antivirali – quando necessari – sono indicati per la cura delle infezioni da virus. Per il controllo del dolore, il paziente affetto da otite media può assumere sussidi terapeutici analgesici ed antinfiammatori, utili per velocizzare i tempi di guarigione: i più usati sono paracetamolo, ibuprofene ed idrocortisone (applicazione topica, direttamente nel canale auricolare).

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Differenza tra otite, otalgia ed otodinia

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA IPOACUSIA SISTEMA UDITIVO NERVO 8 VIII CRANICO VESTIBOLO COCLEARE LIEVE PROFONDA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI SENSO UDITO

Otite

Con il termine “otite” (in inglese “otitis”) si identifica una infiammazione a livello auricolare; a seconda della parte dell’orecchio colpita si distingue in: otite esterna, otite media ed otite interna. L’otite può essere inoltre acuta o cronica. La cura è impostata in base alle cause che l’hanno determinata, quasi sempre include farmaci antiinfiammatori per lenire il dolore ed antibiotici (se l’otite è causata da batteri). In rari casi rende necessario l’intervento chirurgico di timpanoplastica. Leggi anche:

Otalgia

Con il termine “otalgia” (in inglese “ear pain”) si identifica un sintomo: è un dolore causato da patologie che non colpiscono direttamente l’orecchio ma che finisce per irradiarsi anche all’orecchio, come ad esempio

  • lesioni del cavo orale;
  • danni alla laringe ed alla faringe;
  • nevralgia del nervo trigemino;
  • nevralgia del nervo glossofaringeo;
  • patologie dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare).

Per approfondire, leggi: Otalgia (dolore irradiato all’orecchio): cause, rimedi, cura, farmaci

Otodinia

Con il termine “otodinia” si identifica sempre un sintomo doloroso, ma provocato da patologie o condizioni che – al contrario dell’otalgia – interessano direttamente l’orecchio come:

  • otite;
  • presenza di acne o pus nel condotto uditivo esterno.

In caso di otite, il dolore auricolare deve essere descritto come otodinia e non come otalgia, anche se spesso, nell’uso comune, i due termini sono ormai usati come sinonimi. Per approfondire: Otodinia: significato, sintomi associati, quando andare dal medico

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