Fino ad alcuni anni fa la lingua parlata superava quella scritta, oggi invece, grazie all’avvento di pc, tablet e smartphone, usiamo la Continua a leggere
Archivi categoria: Neurochirurgia, neurologia, intelligenza e memoria
I 21 segni che indicano che sei intelligente
Alcune ricerche scientifiche fatte in varie università del mondo, sembrano confermare che ci sono alcuni comportamenti, segni e caratteristiche fisiche che sembrano essere associati all’intelligenza. Alcuni, come l’aver imparato a leggere presto, sono piuttosto scontati, ma altri – vi assicuro – vi sconvolgeranno! Se volete sapere se voi, il vostro partner, i vostri figli o i vostri amici rientrano nella categoria delle persone con più alto quoziente intellettivo, leggete i prossimi 21 punti e controllate quali appartengono alla persona interessata.
1) Leggere prima degli altri. Le persone intelligenti sono quelle che in media hanno imparato a leggere prima dell’età scolare o comunque velocemente e facilmente. Nel 2012, a supporto di questa analisi, un gruppo di ricercatori ha esaminato quasi 2.000 coppie di gemelli identici nel Regno Unito e ha scoperto che il fratello che aveva imparato a leggere prima tendeva ad un punteggio più alto nei test sulle abilità cognitive.
2) Prendere lezioni di musica. Una gran quantità di ricerche scientifiche, confermano che saper suonare uno strumento musicale, specie fin da giovani, sia legato ad una maggiore intelligenza. Chi suona uno strumento musicale in tenera età, ha un cervello che si svilupperà meglio e più precocemente.
3) Essere fratelli maggiori. Secondo la scienza, sembrerebbe che i fratelli maggiori siano effettivamente in genere anche quelli più intelligenti.
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4) Essere magri. Uno studio del 2016 ha affermato che più grande è la circonferenza addominale, minore sarà la capacità cognitiva.
5) Avere un gatto. Una ricerca del 2014 afferma che le persone che possiedono un gatto sono più intelligenti della media, inoltre le persone “da gatto” sarebbero più sveglie delle persone “da cane”.
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6) Essere stati allattati al seno. L’allattamento al seno sembra essere determinante per l’intelligenza futura. Almeno secondo quanto affermato da due studi condotti in Gran Bretagna a Nuova Zelanda.
7) Fare uso di droghe leggere. La scienza afferma che un alto quoziente intellettivo è mediamente legato all’adozione di comportamenti potenzialmente dannosi per la salute, tra cui l’uso di droghe leggere.
8) Bere alcolici regolarmente. Per il consumo degli alcolici vale lo stesso discorso fatto per le droghe leggere.
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9) Essere mancini. Il mancinismo è generalmente associato con istinti potenzialmente criminali, ma può anche indicare un pensiero fuori dalla norma e dai soliti schemi. Ecco perché è segno di intelligenza.
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10) Essere alti. E’ il risultato di un’indagine condotta nel 2008 a Princeton: le persone più alte sono anche quelle mediamente più intelligenti.
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11) Essere politicamente liberali. Anche essere politicamente liberali è segno di intelligenza, mentre invece essere “di destra” sembra essere collegato ad un minore quoziente intellettivo, almeno secondo la scienza.
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12) Essere ansiosi. Un numero crescente di ricerche suggerisce che gli individui più ansiosi possono essere anche i più intelligenti.
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13) Essere simpatici. Le persone divertenti e con senso dell’umorismo sono anche più intelligenti della media.
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14) Essere donna. Mi dispiace per i colleghi maschi, ma la scienza sembra confermare che le donne siano mediamente più intelligenti di noi.
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15) Essere atei. Uno studio del dipartimento di analisi dell’Università di Rochester di New York pubblicato sul sito del noto quotidiano The Independent e dedicato alla relazione tra il cervello umano e l’esistenza di Dio. I risultati dello studio infatti dicono che gli atei sono più intelligenti di chi ha una qualche fede religiosa.
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16) Essere del nord Italia. Uno studio del prof. Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’università dell’Ulster a Coleraine, in Irlanda del Nord, afferma che le persone del nord dell’Italia sono più intelligenti delle persone del sud Italia.
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17) Giocare ai videogiochi. Una ricerca, pubblicata su Nature dal Max Planck Institute for Human Development, afferma che tanto più si gioca con i videogiochi tanto più il cervello diventa “forte”. Lo studio ha dimostrato che la materia grigia migliora grazie all’attività continua con i videogiochi.
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18) Mangiare bene. Una smisurata lista di studi scientifici conferma che mangiare bene, tiene in forma il nostro cervello e ci rende più reattivi intellettivamente.
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19) Usare poco lo smartphone. Varie ricerche confermano che usare troppo il cellulare, può peggiorare la nostra intelligenza.
Leggi anche: Se usi troppo lo smartphone rischi la demenza digitale e anche: Videogiochi e applicazioni per smartphone possono causare ritardo mentale
20) Fare attività fisica. Uno studio, pubblicato sulla rivista Stem Cells, conferma che la corsa è in grado di rallentare moltissimo il processo di invecchiamento cerebrale e di stimolare la produzione di nuove cellule staminali, che migliorano le capacità mnemoniche.
21) Dormire in modo adeguato. I risultati di una ricerca condotta da un team di ricercatori della School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, che ha condotto uno studio sugli effetti della deprivazione del sonno sui topi, parlano chiaro: dormire troppo poco provoca la morte delle cellule cerebrali.
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Non avete nessun segno distintivo di alto quoziente intellettivo? Non vi preoccupate, perché la scienza rimette – come al solito – tutto in discussione! Leggete questo articolo: Il quoziente intellettivo? Un mito da sfatare
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Effetti collaterali insoliti: dopo l’operazione chirurgica si sveglia cleptomane
Insolito effetto collaterale per una donna di 40 anni sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica in Brasile: al termine dell’operazione la Continua a leggere
Truman Show esiste davvero e si chiama Hogewey: la città per i malati di Alzheimer
Vicino ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, esiste una piccola città con 23 case, alcuni ristoranti, vari caffè, negozi, un salone di bellezza, un teatro e un cinema. Questa città si chiama Hogewey ed al suo interno ci vivono attualmente 152 persone, tutte anziane, e tutte affette da una grave demenza o da uno stadio avanzato di Alzheimer. Hogewey è letteralmente una casa di cura organizzata come un piccolo paese, così da permettere ai pazienti di condurre una vita quasi normale e di sentirsi a casa, e di ricevere nello stesso tempo le cure necessarie. Hogewey è stata fondata nel 2009 e da allora è diventata, specie per la sua particolare natura, un punto di riferimento importante a livello mondiale anche tra gli studiosi della demenza.
Anziani controllati da personale specializzato
In tutte le strade di Hogewey sono dislocate telecamere per monitorare i cittadini/pazienti, mentre i giardinieri, i cassieri, gli impiegati alla posta sono in realtà infermieri, assistenti e medici che controllano la loro salute senza che se ne rendano conto. Hogewey è collegato al mondo esterno da un’unica entrata, ma è facilmente accessibile a parenti e amici degli ospiti che possono visitarli liberamente anche ogni giorno. Per la sua particolare natura, questa piccolo centro città è stato subito associato alla città di The Truman Show, il film il cui protagonista, interpretato da Jim Carey, scopre che la sua vita è un reality show e che tutto quello che credeva reale è una finzione messa in piedi per divertire il pubblico. Ovviamente nel caso di Hogewey, lo scopo non è “usare” gli ignari pazienti, bensì farli vivere in un ambiente famigliare e non isolato come nelle “normali” strutture sanitarie. Gli anziani “vivono” le strade del paese senza essere costretti nei piccoli corridoi e stanze di una casa di riposo standard ed in questa situazione è la loro salute ad avere grandi vantaggi: i cittadini/pazienti hanno bisogno di meno medicine, mangiano meglio, vivono più a lungo e sembrano più felici di quelli ospitati nelle case di cura tradizionali.
Sentirsi a casa propria
Il centro è stato finanziato dal governo olandese, che ha speso per la sua costruzione 20 milioni di euro. Il costo delle cure ricevute da ogni paziente è di quasi 10.000 euro al mese, ma il governo fornisce dei sussidi alle famiglie: pagano la retta in base al reddito e comunque mai più di 4.500 euro al mese. A Hogewey tutti i posti sono occupati sin dall’apertura ed è raro che se ne liberi uno (di fatto solo con la morte di un ospite). I pazienti vivono in gruppi di sei o sette per casa, ognuna arredata con i mobili e lo stile dell’epoca in cui la memoria a breve termine dei pazienti ha smesso di funzionare: ci sono così abitazioni ambientate negli anni Cinquanta, Settanta o negli anni Duemila. Il centro – privo di reparti, lunghi e tristi corridoi e il tipico odore di disinfettante delle case di cura tradizionali – è suddiviso in sei aree, ognuna dedicata a una specifica funzione: c’è quella artistica dove si può dipingere o ascoltare musica, quella religiosa per pregare, quella dove si possono lavorare oggetti d’artigianato. Si può comprare al mercato e nei negozi ma all’interno del centro non avviene alcuno scambio di denaro – che confonderebbe facilmente i pazienti – ma tutto è compreso nella retta. Infine i pazienti passano molto tempo all’aperto, contrariamente a quelli ospitati nelle strutture tradizionali olandesi che escono una media di 96 secondi al giorno.
Altri progetti simili ad Hogewey
Altre strutture sanitarie stanno cercando di prendere esempio da Hogewey: a Farton, in Inghilterra, è stata costruita una città ambientata negli anni Cinquanta per permettere ai pazienti di sentirsi a casa, e un progetto simile è in costruzione a Wiedlisbach, in Svizzera. I costi di simili operazioni però sono molto elevati e purtroppo attualmente solo le famiglie economicamente benestanti possono permettersi di affidare il loro caro ad una struttura così straordinaria. La mia speranza è che, col tempo, i costi possano abbassarsi così da permettere a tutti di affrontare questa malattia nella maniera più naturale possibile. Malattia che, complice l’invecchiamento della popolazione, è in aumento: entro il 2030 le persone colpite dalla malattia saranno quasi 80 milioni in tutto il mondo.
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Rinunciò ai regali per donare valvole all’ospedale, morta a dieci anni la piccola Marta
Nel Natale 2014, la sua storia aveva commosso l’Italia: Marta Magosso, 10 anni, ricoverata in ospedale per neuroblastoma, aveva scelto di rinunciare ai regali di Natale donando i suoi risparmi, 475 euro, proprio all’ospedale dove era ricoverata per acquistare i tappi blu, cioè valvole speciali per la pulizia dei cateteri con cui tutti i bambini ricoverati nel reparto di oncoematologia devono convivere. Marta però non ce l’ha fatta: dopo tre anni di lotte, dimostrando tenacia e grande generosità si è arresa alla malattia. I medici avevano diagnosticato a Marta il neuroblastoma il 25 febbraio 2013. Dopo due anni di chemioterapia sembrava essere uscita dal tunnel ma a metà luglio ha avuto una ricaduta dal quale non si è più ripresa. Era in ospedale dal 2 dicembre ed è uscita solo nel giorno di Natale, che ha trascorso con la famiglia. La piccola lascia il padre Andrea, ex giocatore e allenatore del Valsugana Rugby Padova, mamma Sandra e la sorella Matilde.
Il neuroblastoma
Il neuroblastoma è un tumore che ha origine dalle cellule del sistema nervoso autonomo, cioè quell’insieme di strutture che controlla alcune funzioni involontarie come il battito cardiaco, la respirazione o la digestione. Nei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni, i tumori maligni del sistema nervoso simpatico – quasi tutti classificati come neuroblastoma (96%) – rappresentano circa il 7% di tutti i tumori. Il neuroblastoma, in particolare, è di gran lunga più diffuso tra i bambini di età inferiore a un anno.
Il ricordo del papà
«Era sempre molto attenta agli altri e alle loro esigenze, qualità che ci rendeva molto orgogliosi e ci stupiva» racconta papà Andrea al Mattino di Padova. Nella sua letterina di Natale quest’anno aveva chiesto regali per i genitori, la sorella, i nonni e tutti quelli che si stavano dando da fare per lei.
Ti abbracciamo forte piccola Marta.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Chi non riesce ad alzarsi presto la mattina è più intelligente e creativo
Tempi duri per chi, come il sottoscritto, è abituato a svegliarsi presto la mattina. Alcuni ricercatori dell’Università di Madrid e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sono recentemente riusciti a dimostrare che il ritmo sonno-veglia è strettamente connesso alla creatività, all’immaginazione e alla riflessione di un individuo. Vediamo in cosa consiste questa connessione.
Ragionamenti più logici e creativi
I ricercatori spagnoli hanno studiato i ritmi circadiani (ritmo biologico che dura circa 24 ore) e nell’uomo quello più marcato nella vita quotidiana è ovviamente il ritmo sonno-veglia. Nelle loro ricerche hanno classificato degli studenti in due categorie scoprendo che quelli che vanno a dormire tardi e si svegliano a mattinata inoltrata, compiono dei ragionamenti più logici e molto più strutturati rispetto agli altri.
Il dipartimento di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha invece studiato il rapporto tra ritmo sonno-veglia e creatività. In questo caso, i ricercatori di psicologia hanno scoperto che le persone che restano sveglie tardi la notte e fanno tardi al mattino, sono dotate di una più grande immaginazione rispetto a chi va a letto presto e si sveglia nelle prime ore del mattino: i “notturni” sono dotati – secondo la ricerca – di una capacità migliore di risolvere problemi, trovando strade creative ed innovative.
Soluzioni originali
Marina Giampietro, professoressa a capo della ricerca dell’Università Cattolica ci spiega che: “Moltiplicare le situazioni che deviano dalle abitudini del soggetto, incoraggia lo sviluppo di un spirito non convenzionale, adatto a trovare soluzioni alternative e originali ai problemi che si presentano. Quindi stare in piedi la notte e dormire di giorno, è assolutamente normale e funzionale. Anzi, vivere in questo modo ‘inverso’ potrebbe migliorare certe nostre qualità intrinseche.”
Da domani, tutti svegli a mezzogiorno? Io sicuramente no, visto che la mia sveglia suona alle 6!
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Sindrome del tunnel carpale: cos’è, cause, sintomi, rimedi, intervento e prevenzione
Con “sindrome del tunnel carpale” (in inglese “carpal tunnel syndrome”) si intende una neuropatia (cioè una patologia che colpisce il SNP, Sistema Nervoso Periferico) dovuta Continua a leggere
Sempre preoccupati ed ansiosi? Siete i più intelligenti
Essere preoccupati ed in ansia per un certo evento, soprattutto in questo periodo di crisi economica e disoccupazione così diffusa (e di esami universitari!), è un fatto abbastanza comune: ognuno di noi ci è passato almeno una volta nella vita. L’essere preoccupati, nonostante sia spesso considerato un elemento negativo, è invece un comportamento umano importantissimo, che ha permesso alla nostra specie di sopravvivere: fin dalla preistoria la paura blocca l’essere umano dal mettere in pratica comportamenti pericolosi, come avventurarsi in una tetra foresta o affrontare una bestia feroce da soli ed a mani nude.
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Ansiosi ed intelligenti
Da oggi essere “preoccupati”, assume ancor di più una sfumatura positiva: una ricerca canadese – che ha analizzato un gruppo di studenti – ha infatti scoperto che i grandi ansiosi sono in realtà mediamente più intelligenti di chi vive in pace con se stesso e tiene a bada le proprie emozioni. Sappiamo bene che l’intelligenza non è di un solo tipo: l’intelligenza presa in esame dalla ricerca è quella linguistico-verbale, ovvero la capacità di parlare e scrivere con facilità usando la giusta terminologia, che risulta nel’arte di ben spiegare, convincere ed insegnare.
Leggi anche: Ti spiego perché tuo fratello maggiore è più intelligente di te
I risultati della ricerca
Lo studio è partito da un gruppo di studenti canadesi, messi alla prova dai ricercatori della Lakehead University nello stato dell’Ontario. I 126 giovani sono stati sottoposti a test di intelligenza, e a diversi questionari e prove che ne tracciavano i livelli di ansia, depressione, timidezza, paura, rimuginìo (la tendenza a ripensare ossessivamente al passato) e ruminazione mentale (ancora una volta un pensiero ossessivo, ma rivolto agli eventi futuri). Si tratta di comportamenti che scatenano una iperattivazione delle facoltà cognitive e spesso portano chi ne soffre a provare sentimenti negativi. I risultati sono chiari: al salire di preoccupazioni e ruminazione, aumentavano però anche i livelli e i risultati nei test di intelligenza verbale. Lo stesso legame è stato collegato anche alla depressione: chi mostrava segni conclamati di tale patologia psicologica, aveva ancora una volta ottimi risultati nei test intellettivi legati alla lingua. Per i ricercatori, esiste dunque una visione positiva delle ansie tipiche di chi pensa troppo, ed è quella che passa proprio dalla loro intelligenza, che li porterebbe a una maggiore abilità di analisi rispetto agli altri.
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