I venti cibi più disgustosi del mondo

Ragni fritti, frittelle di sangue, occhi di tonno, zuppa di pipistrello con contorno di bruchi… No, non sto parlando del menù della cena offerta da Zalim Singh ad Indiana Jones nel celebre film “Indiana Jones e il tempio maledetto“, sto parlando di cibi veri, diffusi in varie parti del nostro pianeta. Non saranno probabilmente i più disgustosi del mondo – i gusti sono soggettivi – ma probabilmente sono quelli più “assurdi”, almeno per quel che riguarda noi italiani!

1. Occhi di tonno – Giappone

Nei negozi giapponesi spesso si trovano degli strani pacchetti, che “osservano” il cliente con i loro grandi occhi da pesce. E in molti bar, dove preparano anche il sushi, si possono gustare gli occhi di tonno già cucinati, in umido o leggermente scottati. Di buono, a nostro avviso, hanno poco: sotto un involucro “gommoso” si trova una sostanza morbida e grassa, il cui gusto ricorda quello dei calamari o del polpo.

Глаза тунца, ЯпонияFoto: Kenneth Berger, CC BY-NC 2.0

2. Huitlacoche – Messico

L’huitlacoche o “tartufo del mais” è un fungo parassita dei chicchi di mais. Le spore penetrano nello spadice, crescono al suo interno e lo trasformano in qualcosa di terrbile. Immaginare cosa possa passare per la testa di chi assaggia per la prima volta qualcosa di così brutto e non appetitoso è molto difficile, ma rimane il fatto che l’huitlacoche in Messico è un cibo molto costoso e moltissimi piatti che lo contengono sono considerati vere e proprie prelibatezze.

Уитлакоче, МексикаFoto: International Maize and Wheat Improvement Center, CC BY-NC-SA 2.0

3. Shiokara – Giappone

La cucina giapponese e i frutti di mare sono praticamente sinonimi, per questo non c’è nulla da meravigliarsi se la maggior parte delle “schifezze” del posto vengano dalle profondità del mare. Lo shiokara non è un piatto conosciuto e diffuso come il sushi. Probabilmente perché sono dei calamari (di solito) marinati nelle loro viscere e “dimenticati” per un mese in un contenitore ermetico. Noi non sappiamo come sia il gusto di questo piatto ma, tenendo conto di quello che c’è nelle interiora dei pesci, possiamo indovinare che nella versione fermentata di certo non migliorano.

Шиокара, Япония

Foto: tami_chan, CC BY-NC-SA 2.0

Шиокара, ЯпонияFoto: Okona CC BY-SA 2.5, Wikimedia Commons

4. Ragni fritti – Cambogia

Nel Sud-Est asiatico si frigge e si mangia tutto quello che cammina, vola o nuota. Si possono trovare grilli, scarafaggi, scorpioni e cavallette e – perché no? – anche provarli nel centro di Bankok. Ecco però che gli abitanti della Cambogia si sono spinti oltre e, non più solo per una particolarità asiatica ma per la fame durante la dittatura dei Khmer rossi, hanno iniziato a friggere i ragni. I commercianti che vendono tarantole nere grandi come il palmo della mano fritte si possono incontrare facilmente nella zona della città di Skuon, sulla strada che da Siem Reap porta a Phnom Penh.

Жареные пауки, Камбоджаfoto: Gusjer, CC BY 2.0

5. Muktuk – Canada, Groenlandia, Chukotka – Russia

Il piatto tradizionale degli Inuit e degli Eschimesi è la pelle, completa di grasso sottocutaneo, di balena, narvalo o beluga congelata. Di solito è un cibo che viene consumato senza cottura, ma talvolta può anche essere fritta o impanata. Dal punto di vista della sopravvivenza nel clima secco e rigido del nord è una grande fonte di vitamine C e D. Dal punto di vista culinario no – il gusto non è di certo come pollo.

Китовая кожаFoto: Magalie L’Abbé, CC BY-NC 2.0

6. Hákarl – Islanda

Ancora un altro piatto nordico, in questo caso è stato ideato dai Vichinghi ed è toccato in eredità all’Islanda. In passato le acque del luogo erano popolate da squali polari, la cui carne però non era buona da mangiare a causa dell’alto contenuto di acidi urici. Per questo motivo gli squali catturati venivano sfilettati e appesi sotto una collinetta di pietre per un paio di mesi, durante i quali perdevano l’urina e gli altri acidi urici. Poi venivano lasciati ancora per 2-4 mesi all’aria aperta. Vengono preparati esattamente allo stesso modo anche nell’Islanda dei giorni nostri; ma ora si possono giustificare solo come rispetto per la tradizione, visto che sia il gusto che l’odore del piatto ricordano lo squalo putrefatto.

Хаукарль, ИсландияFoto: Chris Wronski, CC BY-ND 2.0

7. Uovo centenario – Cina

Uno degli antipasti cinesi più popolari si prepara molto semplicemente: le uova vengono mischiate ad una soluzione alcalina ( di solito è una miscela di calce, cenere e sale) e chiuse in un contenitore ermetico. Non per cento anni, come suggerisce il nome, ma per un periodo che va dai 15 giorni ai 4 mesi. Dopo questo rimane solo da sbucciare le uova e tagliarle a spicchi: l’albume assume una consistenza gelatinosa, mentre il tuorlo diventa di un colorito grigio-verde. Ad onor del vero dobbiamo dire che l’unica cosa disgustosa delle uova centenarie è solo il loro aspetto: la consistenza, ovviamente, è strana; ma il gusto e il sapore sono molto neutri, a parte il tuorlo che acquista un retrogusto di ammoniaca.

Столетние яйца, Китайfoto: Reforma.imufomot Wikimedia Commons

Столетние яйца, КитайFoto: Jo del Corro, CC BY 2.0

8. Biscotti con le vespe – Giappone

A proposito di novità della cucina giapponese, una cosa incredibile sono i biscotti con le vespe, diventati popolari già nel XXI secolo. Immaginatevi un cracker di farina di riso con una farcitura di vespe selvatiche precedentemente scottate. Rispetto ai biscotti normali qui c’è un altissimo contenuto di insetti proteine.

Печенье с осами, ЯпонияFoto: Foodfanatic83 CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

9. Beondegi – Corea del Sud

Un popolare antipasto coreano sono le crisalidi dei bachi da seta bollite o in umido: si possono trovare sia sui banchetti dei venditori ambulanti, sia sugli scaffali dei negozi e anche sui menu dei bar. I beondegi si mangiano con salse e spezie o si utilizzano per cucinare altri piatti. Gli esperti sono ancora in dubbio su che sapore ricordano i beondeghi: alcuni sostengono sia il legno, altri dicono sia più simile alla resina.

Беондеги, КореяFoto: Clément Gault, CC BY-NC-SA 2.0

10. Zuppa di nidi di uccelli – Sud Est Asiatico

Per noi i “nidi di uccelli” non suonano come qualcosa di commestibile, ma i gourmand asiatici sono pronti a sborsare fino a 2000 dollari per un chilo di questi! Non abbiate fretta di organizzare un pranzo di lavoro con la famiglia di rondini che ha appena fatto il nido sotto il vostro tetto: per questo piatto si utilizzano solo nidi di rondini-salangana, che vivono nel Sud Est Asiatico. In pratica, i loro nidi sono composti da saliva secca di uccelli e la famosa zuppa ricorda come consistenza il muco o un budino molto denso. Non sappiamo che gusto abbia la saliva, non l’abbiamo provata, ma magari, questa zuppetta vale i soldi che costa.

Суп из птичьих гнездfoto: Janine Cheung, CC BY-NC-SA 2.0

11. Escamoles – Messico

Alla base di questo tradizionale piatto messicano ci sono le uova delle formiche nere giganti. Si mangiano sia crude che fritte, o anche con tacos e guacamole oppure in umido con cipolla e peperoncino. Le escamoles non sono economiche e non è una sorpresa: le uova si trovano all’interno del formicaio, brulicante di formiche molto aggressive, pronte a pungere molto dolorosamente. Tuttavia, se siete in Messico, vale la pena almeno una volta di provare le escamoles: questo cibo è considerato una prelibatezza e non solo è molto salutare, ma anche, dicono, molto buono!

Эскамолес, МексикаFoto: Kent Wang, CC BY-SA 2.0

12. Sannakji – Corea

Mangiare pesce o carne cruda è una cosa di cui ormai non si meraviglia più nessuno, ma cosa faremmo se il cibo addirittura scappasse dal piatto? In Corea si può assaggiare come antipasto il sannakji: un piatto composto da tentacoli appena tagliati di polipo che ancora si muovono, conditi con olio di sesamo. Nonostante l’aspetto orribile e la possibilità che scappi, il sannakji è molto popolare non solo tra gli abitanti del luogo, ma anche tra i turisti che dicono sia molto buono.

13. Gamberi ubriachi – Cina

Dal nostro punto di vista, questo piatto cinese è ancora più pauroso dei tentacoli che si muovono del polpo già morto, perché è stato ideato per poter mangiare i gamberetti ancora vivi. Proprio come dice il nome, prima di essere messi in tavola questi gamberi di fiume vengono marinati nell’alcool così che, “Ubriacandosi”, diventano meno agili e praticamente non fanno nessuna resistenza mentre vengono puliti e mangiati. Brr.

Пьяные креветки, Китайfoto: Vinnie, CC BY 2.0

14. Cuy – Perù, Equador, Colombia

In pratica il cuy non è altro che il porcellino d’India. A quanto pare gli abitanti della regione andina non li regalano ai loro bambini come animali domestici e nemmeno li usano per esperimenti in laboratorio, ma li allevano nelle fattorie e li mangiano. Normalmente li cucinano fritti o stufati con le verdure. Dicono che sia molto buono e che somigli molto al coniglio.

Куй - жареная морская свинкаFoto Irina Callegher, CC BY-NC-SA 2.0

Жареные морские свинки, Южная АмерикаFoto: Nestor Lacle, CC BY 2.0

15. Tepa – Alaska

È il piatto tradizionale degli Eschimesi in Alaska. La seconda denominazione del Tepa – “teste puzzolenti” – spiega piuttosto bene di cosa si tratta. Le teste dei salmoni vengono chiuse in una botte (talvolta anche con le interiora) e sepolte sotto la terra per una o più settimane. Le “teste puzzolenti” si mangiano crude e non vengono considerate come prelibatezze, ma sono soprattutto un modo per utilizzare interamente il pesce, non disdegnando nessuna sostanza nutritiva che si riesce ad ottenere.

Рыбьи головыFoto: eye dropper, CC BY-NC-ND 2.0

16. Sangue e latte – Africa

Se in Russia dire che una persona è “sangue e latte” significa che è in ottima salute, in Africa questo modo di dire viene preso alla lettera. In alcune tribù, in particolare fra i Masai, è sempre molto importante trovare dei modi per sopravvivere. La mucca in Africa è una risorsa importantissima per essere uccisa solo per la carne, allora viene estratto il sangue in modo che non ci siano danni per l’animale. Viene mescolato con il latte e questo sangue da alle tribù africane tutto il nutrimento necessario per la vita durante la siccità e nei periodi in cui non c’è possibilità di trovare altro cibo.

"Добыча" крови, ЭфиопияFoto: Dietmar Temps, CC BY-NC-SA 2.0

Кровь с молоком, ЭфиопияFoto: Dietmar Temps, CC BY-NC-SA 2.0

17. Frittelle di sangue – Svezia, Finalndia

In pratica si tratta di semplici frittelle, solo che al posto del latte c’è del sangue fresco. Talvolta si mangiano con carne di maiale o di renna arrosto. In realtà questo piatto è strano più che disgustoso, sia alla vista che al gusto somiglia molto al sanguinaccio.

Кровяные блиныFoto: Lapplänning Wikimedia Commons

18. Tofu di sangue – Cina

Generalmente il sangue finisce nelle preparazioni di molti cibi in moltissimi paesi del mondo, ma dal punto di vista dell’originalità gli asiatici battono tutti. In Cina e a Hong Kong è molto diffuso il cosiddetto tofu di sangue, preparato cuocendo a fuoco lento il sangue di animali (in genere maiale o anatra). Come risultato si hanno dei panetti gelatinosi che vengono tagliati a pezzi e consumati nelle zuppe o stufati con le verdure.

Суп с кровяным тофу, КитайFoto: Amy Ross, CC BY-ND 2.0

19. Bruchi Mopane – Africa

Grossi e verde scuro, i bruchi delle farfalle Saturnidi sono molto preziosi e, ancora più importante, sono una fonte gratuita di proteine per gli abitanti di molti stati africani. I bruchi vengono raccolti sugli alberi Mopane e bolliti o essiccati al sole. Nell’Africa del Sud, dove i bruchi sono considerati una prelibatezza, vengono allevati in fattorie e spesso vengono serviti anche nei ristoranti.

Гусеницы мопане, АфрикаFoto:: Greg Willis, CC BY-SA 2.0

20. Zuppa di pipistrello – Indonesia, Palau

Questo piatto non si differenzia molto dalle zuppe tipiche asiatiche, anche perché si cucina con il pipistrello, che ha un gusto molto neutro. Ma la particolarità della ricetta è che si cucina con il pipistrello intero, completo di ali, denti, peli e artigli. Anche in alcuni paesi del Sud Est Asiatico e nelle regioni americane affacciate sull’Oceano Pacifico la carne di pipistrello è usata per numerosi piatti, ma non in modo così brutale, visto che viene privata dei peli e delle altre parti.

Суп из летучей лисицы, ПалауФото: tobze, CC BY-NC-ND 2.0

E come dessert il gelato Royal Baby Gaga dall’Inghilterra

E, come bonus, qualcosa che non ha nulla di realmente terribile. In effetti l’abbiamo provato tutti (si, anche voi!), ma forse sotto un’altra forma. Nella primavera del 2015 la fabbrica londinese The Licktators ha prodotto una partita di gelato fatto di latte materno. In ogni senso, un vero e proprio “gusto dell’infanzia”, prodotto in occasione della nascita del secondo figlio del Principe William e di Kate Middleton. Non estremo come gli altri nella lista, ma di sicuro insolito. Voi lo provereste?

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Ricostruire un cuore con la stampante 3D per un futuro senza infarto del miocardio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CUORE DOLORE TORACE (2)Il cuore è un organo estremamente semplice eppure estremamente complesso, robusto eppure delicato, dal suo corretto funzionamento dipende la nostra salute. Uno dei sogni dei ricercatori di tutto il mondo è sempre stato quello di creare un cuore “di ricambio” in laboratorio ed oggi forse questo sogno potrebbe essere un po’ più accessibile.

Ricostruire un cuore funzionante con una stampante in 3D, oggi non è più fantascienza grazie ad una particolare tecnica di stampa sviluppata dagli esperti di bioingegneria della Carnagie Mellon University di Pittsburgh. Nei loro laboratori hanno già preso forma piccoli cuori embrionali e arterie coronarie, fatti con materiali biologici morbidi come il collagene. Le loro strutture riproducono fedelmente quelle ‘fotografate’ dal vivo con la risonanza magnetica, e in futuro potranno essere ulteriormente arricchite con cellule viventi per permettere la contrazione.

Il risultato, annunciato sulla rivista Science Advances, apre nuove prospettive per la ricostruzione degli organi con la medicina rigenerativa, che in un futuro non troppo lontano potrebbe perfino risolvere il problema delle liste d’attesa per i trapianti. “La sfida che si pone nell’usare materiali morbidi come gelatine è che quando vengono stampati in 3D tendono a collassare sotto il loro stesso peso”, spiega il bioingegnere Adam Feinberg. ”Per risolvere questo problema – aggiunge – abbiamo pensato di stampare i materiali morbidi dentro ad un materiale di supporto.

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La donna più fertile del mondo: 69 figli

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DONNA PIU FERTILE MONDO 69 FIGLI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgValentina Vassilyeva è la mamma di tutte le mamme. A lei appartiene il record mondiale di tutti i tempi di figli: tra il 1707 e il 1765 ebbe 69 figli, frutto di 16 parti gemellari, 7 trigemini e 4 quadrigenimi, per un totale di 27 travagli; 67 dei suoi 69 figli raggiunsero l’età adulta.Valentina Vassilyeva era una contatina russa che abitava nella cittadina di Šuja, in Russia, ed ebbe tutti questi figli con Fëdor Vasil’ev. Il record di donna vivente con più figli appartiene invece a Leontina Albina che a 90 anni, con 55 eredi a carico, è la donna più prolifica del mondo attualmente in circolazione. La signora vive in Cile, a Sant’Antonio, ed è oggetto di grandi discussioni perché, mentre lei giura sui propri figli di averne 64, i documenti ufficiali ne contano 9 in meno. Il passaparola ci avrà messo del suo, ma il numero è comunque impressionante e difficilmente eguagliabile. Basti pensare che la seconda donna più feconda del pianeta, senza parti gemellari sul curriculum, ha una prole composta “solo” da 18 elementi. Si tratta della rumena Livia Ionce, 44 anni. In pratica ha passato un terzo della sua vita con il pancione.

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Riattaccata la testa ad un bimbo di 16 mesi “decapitato” in un incidente

MEDICINA ONLINE Jackson Taylor decapitazione interna testa collo vertebre incidente operazione decapitato head.jpgGrazie ad un intervento chirurgico estremamente complesso, ad un bambino australiano è stata riattaccato il cranio, staccatasi internamente dal Continua a leggere

Quali sono i dieci cibi più costosi al mondo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SUPERMERCATO MARKET CIBO SPESA CIBO CARRELLO COMPRARE ETICHETTA ALIMENTI DIETA (2)Nel mondo ci sono alcuni alimenti che per la loro rarità e bontà possono raggiungere quotazioni esorbitanti. Battuti all’asta come fossero opere d’arte o gioielli, pagati a peso d’oro, chef e buongustai se li contendono. Dal tartufo bianco di Alba, eccellenza nostrana, al caviale albino made in Russia, dai pregiati meloni giapponesi al miele turco, ecco quali sono i dieci cibi più costosi al mondo e quanto sono quotati.

Tartufo bianco di Alba

Il tartufo, e ancora di più il tartufo bianco, sono già molto costosi di loro, ma quando un imprenditore di Hong Kong si è aggiudicato ad un asta un pezzo del peso di 1,51 kg per 160.406 dollari ha fatto schizzare il tubero nostrano in cima a tutte le classifiche.

Caviale Almas

Il caviale è il cibo dei ricchi per eccellenza, sinonimo di lusso ed esclusività. Questa varietà bianca proveniente dall’Iran e venduta in Europa solo da “The Caviar House & Prunier” a Piccadilly Circus a Londra, è la più rara in circolazione e viene venduta in una confezione d’oro a 24 carati. Costo? 25mila dollari al chilo (22.500 euro).

Melone Yubari King

Questa particolare tipo di melone coltivato a Sapporo in Giappone è molto raro e di solito viene venduto a coppia. Può arrivare a costare fino a 2,5 milioni di Yen (20mila euro) a coppia. Nella terra del Sol Levante è spesso usato come ‘dono’.

Angurie nere di Densuke

Crescono solo nel nord dell’isola di Hokkaido in Giappone. Sono rare e apprezzate per la loro equilibrata dolcezza, talmente dolci da arrivare a costare 6.100 dollari (5500 euro).

Miele Elvish

Ne sono stati trovati 18 chili in una grotta a 1800 metri di profondità in Turchia: è il miele più costoso al mondo, e costa 5mila euro al chilo. Il primo chilo è stato venduto nel 2009 in Francia per 45mila euro, l’anno seguente in Cina per 28mila. Adesso si vende in piccole confezioni da 250 grammi e il suo costo è calato.

Nidi di rondine

In Italia li chiamiamo nidi di rondine ma in realtà appartengono a diverse specie di uccelli e sono prodotti da una particolare secrezione dell’animale simile alla saliva. Molto rinomati e ricercati nella cucina cinese, rari e considerati afrodisiaci. Posso arrivare a costare fino a 4mila euro a confezione.

Funghi Mattake o Matsutake

Crescono solo in alcune zone del mondo: Giappone, Cina, Corea, Stati Uniti, Canada, Finlandia e Svezia. Fanno parte della stessa famiglia dei porcini, ma sono molto più rari. La variante ‘pino rosso’ si trova solo in Giappone e può arrivare a costare tra i mille e i 2.200 dollari al chilo (circa 2mila euro).

Kopi Luwak

Non è una novità. Da diversi anni se ne parla anche qui da noi e lo si trova in vendita in alcuni negozi molto ricercati: è un particolarissimo caffè prodotto con le bacche parzialmente digerite e defecate dallo zibetto. Prodotto in Indonesia, il suo prezzo varia dai 650 euro ai 2500 euro.

Ostriche giganti della Coffin Bay

Nell’Ottocento erano il cibo dei poveri, poi sono diventate sinonimo di lusso e cibo di qualità. Abbastanza costosa questa particolare varietà australiana si trova in quantità così ridotte ed è così apprezzata che ogni singolo esemplare può arrivare a costare 100 dollari.

Zafferano rosso iraniano

Già lo zafferano che troviamo nei nostri supermercati non è certo a buon mercato. Ma la variante più pregiata di zafferano iraniano varia dai 15 ai 44 dollari (40 euro) al grammo.

FONTE

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La donna con un enorme “seno” sulla schiena

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAUna donna di Dublino di 46 anni è diventata famosa per avere… un “seno” sulla schiena. La donna – ora in lista di attesa per essere operata – ha raccontato che questa enorme massa è presente sul suo corpo da almeno dieci anni spiegando che, solo negli ultimi tre anni, era cresciuta a dismisura. I medici hanno misurato 19 centimetri di lunghezza e 6,7 centimetri di larghezza.

La massa impressionante è stata analizzata da una risonanza magnetica e una biopsia che hanno escluso la presenza di un cancro. In realtà quello presente sulla schiena della donna non è un seno in sovrannumero, bensì un lipoma, cioè un tumore benigno costituito da cellule adipose. Il dottor Tunde Abdulsalam ha raccontato al Daily Mail che pubblica la foto, di non aver mai visto nulla del genere. “‘E’ una cosa insolita lasciarlo crescere così tanto. La maggior parte dei pazienti lo avrebbe rimosso prima se non altro per ragioni estetiche” ha concluso il medico.

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Il bambino con tre peni

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE PANCREAS ANESTESIAUn bambino indiano di due anni è stato operato per risolvere la sua rara malformazione: è nato con tre peni. Questa malformazione prende il nome di “diphallia”, anche se in questo specifico caso si potrebbe parlare di “trifallia”. I dottori hanno definito i peni in esubero come masse “fatte di ossa e pelle”, l’urina infatti passa solo da uno. Il bimbo è stato operato e sottoposto anche ad una colostomia, cioè un abboccamento chirurgico tra colon e parete addominale per permettere alle feci di fuoriuscire attraverso una via alternativa all’ano. I medici hanno corretto la malformazione rimuovendo uno dei tre peni e unito tra loro gli altri due. “Desideravamo solo che il nostro bambino avesse una vita normale – hanno dichiarato i familiari del piccolo – e siamo grati ai dottori per aver portato a termine con successo l’intervento chirurgico”. La “diphallia” è una malformazione estremamente rara: il primo caso è stato registrato nel 1609 e, da allora, la letteratura medica ne ha registrati appena un centinaio. Se vuoi sapere qualcosa di più su questa malformazione, leggi anche: Diphallia: l’uomo nato con due peni [FOTO]

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Giuseppe Moscati, il medico dei poveri disposto a tutto per curare i suoi pazienti

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma IL MIO MITO E INVECE GIUSEPPE MOSCATI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo Dermatologia Peeling Scrub Olog

Giuseppe Moscati (seduto, con i baffi) tra i suoi studenti

Il mio mito è Giuseppe Moscati. Non lo conoscete? Tante persone devono la vita a questa persona, fonte di ispirazione per generazioni di medici, tra cui il sottoscritto.

Giuseppe Moscati, medico italiano nato a Benevento il 25 luglio 1880, nel 1903 si laureò a pieni voti con una tesi sull’urogenesi epatica, successivamente vinse brillantemente i concorsi per assistente ordinario e per coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili. Era molto mattiniero, ogni giorno si alzava presto per recarsi a visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli di Napoli prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano.
Profondo credente, Moscati insegnò all’Ospedale degli Incurabili di Napoli, divenendo un modello di vita insostituibile per i suoi allievi, essendo lui il più chiaro esempio di umanizzazione del medico, figura in controtendenza in quegli anni in cui il medico tendeva invece ad elevarsi e distaccarsi dal malato in una posizione di paternalistica superiorità.
Nell’aprile del 1906 il Vesuvio iniziò ad eruttare ceneri e lapilli su Torre del Greco, mettendo in pericolo un piccolo ospedaletto, succursale degli Incurabili. Il generoso medico si recò prontamente sul posto, contribuendo a mettere in salvo gli ammalati, poco prima del crollo della struttura. I testimoni dissero che il giovane medico mise a repentaglio la sua stessa vita per salvare i pazienti della struttura.

La madre di questo grandissimo medico italiano – quando Moscati si stava per iscrivere all’università – era preoccupata, poiché la scelta di diventare medico avrebbe messo a dura prova il sensibilissimo animo del figlio a causa del contatto continuo con il dolore che questa professione imponeva. Di fronte alla preoccupazione della madre, Giuseppe Moscati rispose:

“Sono disposto a tutto per curare il paziente, per alleviare le sue sofferenze sono disposto anche a coricarmi nel letto dell’ammalato”

Beatificato da papa Paolo VI nel corso dell’Anno Santo 1975 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987, Giuseppe Moscati è da sempre definito “il medico dei poveri”.

Il mio mito è Giuseppe Moscati, la scienza, la fede e l’amore che si incontrano in una mente illuminata.

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