La donna più fertile del mondo: 69 figli

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DONNA PIU FERTILE MONDO 69 FIGLI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgValentina Vassilyeva è la mamma di tutte le mamme. A lei appartiene il record mondiale di tutti i tempi di figli: tra il 1707 e il 1765 ebbe 69 figli, frutto di 16 parti gemellari, 7 trigemini e 4 quadrigenimi, per un totale di 27 travagli; 67 dei suoi 69 figli raggiunsero l’età adulta.Valentina Vassilyeva era una contatina russa che abitava nella cittadina di Šuja, in Russia, ed ebbe tutti questi figli con Fëdor Vasil’ev. Il record di donna vivente con più figli appartiene invece a Leontina Albina che a 90 anni, con 55 eredi a carico, è la donna più prolifica del mondo attualmente in circolazione. La signora vive in Cile, a Sant’Antonio, ed è oggetto di grandi discussioni perché, mentre lei giura sui propri figli di averne 64, i documenti ufficiali ne contano 9 in meno. Il passaparola ci avrà messo del suo, ma il numero è comunque impressionante e difficilmente eguagliabile. Basti pensare che la seconda donna più feconda del pianeta, senza parti gemellari sul curriculum, ha una prole composta “solo” da 18 elementi. Si tratta della rumena Livia Ionce, 44 anni. In pratica ha passato un terzo della sua vita con il pancione.

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Riattaccata la testa ad un bimbo di 16 mesi “decapitato” in un incidente

MEDICINA ONLINE Jackson Taylor decapitazione interna testa collo vertebre incidente operazione decapitato head.jpgGrazie ad un intervento chirurgico estremamente complesso, ad un bambino australiano è stata riattaccato il cranio, staccatasi internamente dal Continua a leggere

Quali sono i dieci cibi più costosi al mondo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SUPERMERCATO MARKET CIBO SPESA CIBO CARRELLO COMPRARE ETICHETTA ALIMENTI DIETA (2)Nel mondo ci sono alcuni alimenti che per la loro rarità e bontà possono raggiungere quotazioni esorbitanti. Battuti all’asta come fossero opere d’arte o gioielli, pagati a peso d’oro, chef e buongustai se li contendono. Dal tartufo bianco di Alba, eccellenza nostrana, al caviale albino made in Russia, dai pregiati meloni giapponesi al miele turco, ecco quali sono i dieci cibi più costosi al mondo e quanto sono quotati.

Tartufo bianco di Alba

Il tartufo, e ancora di più il tartufo bianco, sono già molto costosi di loro, ma quando un imprenditore di Hong Kong si è aggiudicato ad un asta un pezzo del peso di 1,51 kg per 160.406 dollari ha fatto schizzare il tubero nostrano in cima a tutte le classifiche.

Caviale Almas

Il caviale è il cibo dei ricchi per eccellenza, sinonimo di lusso ed esclusività. Questa varietà bianca proveniente dall’Iran e venduta in Europa solo da “The Caviar House & Prunier” a Piccadilly Circus a Londra, è la più rara in circolazione e viene venduta in una confezione d’oro a 24 carati. Costo? 25mila dollari al chilo (22.500 euro).

Melone Yubari King

Questa particolare tipo di melone coltivato a Sapporo in Giappone è molto raro e di solito viene venduto a coppia. Può arrivare a costare fino a 2,5 milioni di Yen (20mila euro) a coppia. Nella terra del Sol Levante è spesso usato come ‘dono’.

Angurie nere di Densuke

Crescono solo nel nord dell’isola di Hokkaido in Giappone. Sono rare e apprezzate per la loro equilibrata dolcezza, talmente dolci da arrivare a costare 6.100 dollari (5500 euro).

Miele Elvish

Ne sono stati trovati 18 chili in una grotta a 1800 metri di profondità in Turchia: è il miele più costoso al mondo, e costa 5mila euro al chilo. Il primo chilo è stato venduto nel 2009 in Francia per 45mila euro, l’anno seguente in Cina per 28mila. Adesso si vende in piccole confezioni da 250 grammi e il suo costo è calato.

Nidi di rondine

In Italia li chiamiamo nidi di rondine ma in realtà appartengono a diverse specie di uccelli e sono prodotti da una particolare secrezione dell’animale simile alla saliva. Molto rinomati e ricercati nella cucina cinese, rari e considerati afrodisiaci. Posso arrivare a costare fino a 4mila euro a confezione.

Funghi Mattake o Matsutake

Crescono solo in alcune zone del mondo: Giappone, Cina, Corea, Stati Uniti, Canada, Finlandia e Svezia. Fanno parte della stessa famiglia dei porcini, ma sono molto più rari. La variante ‘pino rosso’ si trova solo in Giappone e può arrivare a costare tra i mille e i 2.200 dollari al chilo (circa 2mila euro).

Kopi Luwak

Non è una novità. Da diversi anni se ne parla anche qui da noi e lo si trova in vendita in alcuni negozi molto ricercati: è un particolarissimo caffè prodotto con le bacche parzialmente digerite e defecate dallo zibetto. Prodotto in Indonesia, il suo prezzo varia dai 650 euro ai 2500 euro.

Ostriche giganti della Coffin Bay

Nell’Ottocento erano il cibo dei poveri, poi sono diventate sinonimo di lusso e cibo di qualità. Abbastanza costosa questa particolare varietà australiana si trova in quantità così ridotte ed è così apprezzata che ogni singolo esemplare può arrivare a costare 100 dollari.

Zafferano rosso iraniano

Già lo zafferano che troviamo nei nostri supermercati non è certo a buon mercato. Ma la variante più pregiata di zafferano iraniano varia dai 15 ai 44 dollari (40 euro) al grammo.

FONTE

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La donna con un enorme “seno” sulla schiena

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAUna donna di Dublino di 46 anni è diventata famosa per avere… un “seno” sulla schiena. La donna – ora in lista di attesa per essere operata – ha raccontato che questa enorme massa è presente sul suo corpo da almeno dieci anni spiegando che, solo negli ultimi tre anni, era cresciuta a dismisura. I medici hanno misurato 19 centimetri di lunghezza e 6,7 centimetri di larghezza.

La massa impressionante è stata analizzata da una risonanza magnetica e una biopsia che hanno escluso la presenza di un cancro. In realtà quello presente sulla schiena della donna non è un seno in sovrannumero, bensì un lipoma, cioè un tumore benigno costituito da cellule adipose. Il dottor Tunde Abdulsalam ha raccontato al Daily Mail che pubblica la foto, di non aver mai visto nulla del genere. “‘E’ una cosa insolita lasciarlo crescere così tanto. La maggior parte dei pazienti lo avrebbe rimosso prima se non altro per ragioni estetiche” ha concluso il medico.

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Il bambino con tre peni

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE PANCREAS ANESTESIAUn bambino indiano di due anni è stato operato per risolvere la sua rara malformazione: è nato con tre peni. Questa malformazione prende il nome di “diphallia”, anche se in questo specifico caso si potrebbe parlare di “trifallia”. I dottori hanno definito i peni in esubero come masse “fatte di ossa e pelle”, l’urina infatti passa solo da uno. Il bimbo è stato operato e sottoposto anche ad una colostomia, cioè un abboccamento chirurgico tra colon e parete addominale per permettere alle feci di fuoriuscire attraverso una via alternativa all’ano. I medici hanno corretto la malformazione rimuovendo uno dei tre peni e unito tra loro gli altri due. “Desideravamo solo che il nostro bambino avesse una vita normale – hanno dichiarato i familiari del piccolo – e siamo grati ai dottori per aver portato a termine con successo l’intervento chirurgico”. La “diphallia” è una malformazione estremamente rara: il primo caso è stato registrato nel 1609 e, da allora, la letteratura medica ne ha registrati appena un centinaio. Se vuoi sapere qualcosa di più su questa malformazione, leggi anche: Diphallia: l’uomo nato con due peni [FOTO]

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Giuseppe Moscati, il medico dei poveri disposto a tutto per curare i suoi pazienti

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma IL MIO MITO E INVECE GIUSEPPE MOSCATI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo Dermatologia Peeling Scrub Olog

Giuseppe Moscati (seduto, con i baffi) tra i suoi studenti

Il mio mito è Giuseppe Moscati. Non lo conoscete? Tante persone devono la vita a questa persona, fonte di ispirazione per generazioni di medici, tra cui il sottoscritto.

Giuseppe Moscati, medico italiano nato a Benevento il 25 luglio 1880, nel 1903 si laureò a pieni voti con una tesi sull’urogenesi epatica, successivamente vinse brillantemente i concorsi per assistente ordinario e per coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili. Era molto mattiniero, ogni giorno si alzava presto per recarsi a visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli di Napoli prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano.
Profondo credente, Moscati insegnò all’Ospedale degli Incurabili di Napoli, divenendo un modello di vita insostituibile per i suoi allievi, essendo lui il più chiaro esempio di umanizzazione del medico, figura in controtendenza in quegli anni in cui il medico tendeva invece ad elevarsi e distaccarsi dal malato in una posizione di paternalistica superiorità.
Nell’aprile del 1906 il Vesuvio iniziò ad eruttare ceneri e lapilli su Torre del Greco, mettendo in pericolo un piccolo ospedaletto, succursale degli Incurabili. Il generoso medico si recò prontamente sul posto, contribuendo a mettere in salvo gli ammalati, poco prima del crollo della struttura. I testimoni dissero che il giovane medico mise a repentaglio la sua stessa vita per salvare i pazienti della struttura.

La madre di questo grandissimo medico italiano – quando Moscati si stava per iscrivere all’università – era preoccupata, poiché la scelta di diventare medico avrebbe messo a dura prova il sensibilissimo animo del figlio a causa del contatto continuo con il dolore che questa professione imponeva. Di fronte alla preoccupazione della madre, Giuseppe Moscati rispose:

“Sono disposto a tutto per curare il paziente, per alleviare le sue sofferenze sono disposto anche a coricarmi nel letto dell’ammalato”

Beatificato da papa Paolo VI nel corso dell’Anno Santo 1975 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987, Giuseppe Moscati è da sempre definito “il medico dei poveri”.

Il mio mito è Giuseppe Moscati, la scienza, la fede e l’amore che si incontrano in una mente illuminata.

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Primo trapianto di cuore da donatore cadavere in Europa

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAE’ avvenuto alcuni giorni fa il primo trapianto di cuore “fermo” (non più battente) in Europa: l’intervento, di cui danno notizia i principali quotidiani inglesi, è stato portato a termine al Papworth Hospital nel Cambridgeshire su un uomo di 60 anni che ha ricevuto un cuore fermo, ed è perfettamente riuscito. Fino ad ora era stato possibile trapiantare cuori ancora in funzione da pazienti in stato di morte cerebrale. Ma i chirurghi britannici hanno dimostrato che anche un cuore fermo può essere riattivato. Il primo intervento è stato portato a termine un mese fa, ed il paziente che ha ricevuto il nuovo cuore si sta riprendendo bene. Huluseyin Uca, il ricevente, ha dichiarato: “Sto bene. Prima del trapianto riuscivo a malapena a camminare, la mia vita era difficilissima. Ora mi sento ogni giorno più forte ed oggi sono andato a piedi in ospedale per un controllo senza nessun problema”.

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Ignác Fülöp Semmelweis: la geniale intuizione del salvatore delle madri

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma Ignác Fülöp Semmelweis Salvatore Madri Mito Mani Lavarsi  Igiene Pulito Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaIl mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. Non lo conoscete? Sappiate che voi stessi o qualche vostro parente siete probabilmente vivi ed in salute grazie al signore che vedete raffigurato nell’immagine. Leggete la sua incredibile storia e capirete quanto sia assurdo che un tale genio sia quasi del tutto sconosciuto in Italia.

La febbre puerperale

Nato a Budapest nel 1818, diventa medico e presta servizio nella clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna. In quegli anni una terribile malattia caratterizzata da dolore, malessere generale e febbre elevata – conosciuta come “febbre puerperale” – sterminava letteralmente le puerpere ricoverate negli ospedali viennesi così come in tutti gli ospedali del mondo. Le cause erano sconosciute, la ricerca scientifica era in alto mare e nel frattempo – visto che non esisteva una cura – migliaia di donne morivano tra atroci dolori.

La geniale intuizione

Un collega di Sommelweis, Jacob Kolletschka, morì per una malattia sconosciuta. Durante l’autopsia del collega, Semmelweis si accorse che il suo corpo evidenziava lesioni simili a quelle che si riscontravano sulle donne morte per febbre puerperale. Inoltre scoprì che Kolletschka solo qualche giorno prima si era ferito nel corso di una autopsia praticata sul cadavere di una di queste mamme morte per febbre puerperale. Grazie a questi due indizi Semmelweis giunge ad una ipotesi che oggi potrebbe apparire quasi banale, ma che per l’epoca (prima metà del 1800) era GENIALE:

La febbre puerperale è una malattia che viene trasferita da un corpo all’altro a seguito del contatto che i medici e gli studenti presenti in reparto hanno prima con le donne decedute (su cui praticano autopsia) ed immediatamente dopo con le partorienti che vanno a visitare in corsia.

Era una teoria sconvolgente per i tempi. Basti pensare che la nascita della microbiologia viene fatta risalire alla teoria microbica delle malattie, formulata da Robert Koch decine di anni dopo l’intuizione di Semmelweis. L’affermazione di cui sopra era quasi come dire che la terra era tonda quando tutti pensavano fosse piatta: banale per noi, ma assurda per l’epoca!

Alla ricerca di una conferma

Per dimostrare questa tesi geniale, il giovane Semmelweis mise in atto una banale disposizione: tutti coloro che entravano nel reparto delle madri, sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di ipoclorito di calcio. A questo aggiunse la disposizione che a tutte le partorienti venissero cambiate le lenzuola sporche con altre pulite. Oggi sembrano disposizioni banali, ma non allora. I fatti gli diedero immediatamente ragione. Era il maggio 1847, la vita di migliaia di donne da quel momento in poi era cambiata per sempre, in meglio, grazie a questa persona meravigliosa!

La conferma e le gelosie dei colleghi

Le disposizioni di questo genio, diedero prestissimo degli ottimi risultati. Nell’anno 1846, su circa 4.000 puerpere ricoverate presso il reparto di Semmelweis, ne erano morte 459 (pari all’11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l’adozione del lavaggio delle mani con ipoclorito di calcio, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l’anno successivo la percentuale si attesterà intorno all’1%. Centinaia di donne erano vive grazie a questo sconosciuto ma geniale medico. Questi dati avrebbero potuto suscitare se non entusiasmo almeno interesse o curiosità, invece gli attirarono gelosia, invidia e risentimenti vari. I colleghi ed i suoi capi erano gelosi dei suoi successi, probabilmente consci del fatto che la mente di questo giovane medico, si era spinta nell’Iperuranio, alle cui porte – invece – il loro limitato intelletto si era inesorabilmente fermato. Le scoperte di Semmelweis vennero fermamente screditate, le sue disposizioni annullate e le giovani madri ricominciarono a morire tra atroci dolori. Esiste qualcosa di più ottuso di un essere umano invidioso? Oltre il danno, la beffa: il povero dottore Semmelweis venne anche licenziato dall’ospedale di Vienna, nonostante i positivi risultati fossero davanti agli occhi di tutti.

La morte da incompreso

Semmelweis fu ignobilmente ostracizzato dalla stolta comunità scientifica dell’epoca, inoltre – a causa del forte stress – finì per essere ricoverato in manicomio, dove morì nel 1865, a causa delle percosse subite forse dalle guardie dell’istituto. Solo dopo la sua morte, i lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister hanno dimostrato la grandezza delle intuizioni di Semmelweis, mettendo finalmente fine ad uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di uno scienziato. Nel 1894, la città di Budapest gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente fu collocata davanti all’ospedale San Rocco, ed infine gli intitolò la Clinica Ostetrica dell’Università. L’università di Budapest (che precedentemente si chiamava “Reale Università ungherese di Scienza”) fu rinominata “Università Semmelweis” in suo onore. Nel 2013 l’UNESCO ha deciso di inserire alcuni documenti sulla scoperta di Semmelweis nel registro della Memoria del mondo. Per il suo importante contributo nello studio delle trasmissioni batteriche da contatto e specialmente nella prevenzione della febbre puerperale è conosciuto anche come il “salvatore delle madri”.

“Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis.” Ferdinand von Hebra

Il mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. L’uomo che ha salvato la vita a migliaia di mamme ed ai loro bambini.

Se interessati alla vita di questo grande medico, vi consiglio di leggere il libro: “Il dottor Semmelweis” di Louis-Ferdinand Céline, che potete trovare qui: http://amzn.to/2mQNnZz

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