Disfunzione erettile: terapia orale, mininvasiva e chirurgica

MEDICINA ONLINE TESTICOLI ANATOMIA ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO TRISTE SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE COPPIA PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE UOMO DONNA LIBIDO SPERMA PIACERE MALE GENITALIA SEX.jpgLa disfunzione erettile, chiamata in passato impotenza è definita come “l’incapacità del soggetto di sesso maschile a raggiungere e/o mantenere una erezione sufficiente a condurre un rapporto soddisfacente”. Oggi non ci focalizzeremo sulle cause della disfunzione erettile, faremo invece chiarezza su tutte le terapie disponibili per questa patologia. Se volete sapere cause e prevenzione della disfunzione erettile, leggete invece: La disfunzione erettile (o impotenza): quali sono le cause e come prevenirla

Le terapie per la disfunzione erettile sono classificabili in tre grandi gruppi: la terapia orale (non invasiva), quella mininvasiva, quella chirurgica (invasiva).

1) TERAPIA ORALE (la terapia di prima scelta)

    • TADALAFIL, SILDENAFIL, VARDENAFIL (CIALIS, LEVITRA, VIAGRA)
      Farmaci messi a punto inizialmente per il trattamento dell’angina pectoris, nel corso degli studi clinici mostrarono di aumentare il numero delle erezioni nei pazienti trattati. Devono essere assunti da 30 a 60 minuti prima della prevista attività sessuale, possibilmente a digiuno. La loro azione ha una durata variabile che può arrivare anche alle 36 ore. Non provocano erezione direttamente ma potenziano il rilasciamento protratto della muscolatura liscia dei corpi cavernosi migliorando la qualità dell’erezione. Sono controindicati negli uomini che assumono farmaci a base di nitrati (compresse sub-linguali o cerotti adesivi che producono vasodilatazione delle coronarie) per il rischio di eccessivo abbassamento della pressione arteriosa anche in maniera grave. È efficace nel 50-80% degli uomini. Gli effetti collaterali possono essere: cefalea (16%), flushing (vampate di calore) nel 10%, dispepsia (7%), alterata percezione dei colori, maggiore sensibilità alla luce o visione sfocata (3%). Si consiglia utilizzarli con cautela nei pazienti cardiopatici in terapie complesse con più farmaci (antipertensivi ed antiaritmici) ed in pazienti con crisi lipotimiche (crisi di abbassamento della pressione arteriosa con perdita della coscienza). A tale proposito vi consiglio di leggere anche: Meglio Viagra, Cialis, o Levitra per trattare la disfunzione erettile? Un utile confronto tra i tre farmaci
    • Terapia sostitutiva ormonale
      Il desiderio sessuale è legato ad un buono stato di salute generale, più in particolare al giusto livello di androgeni (ormoni maschili) che regolano anche il tono muscolare, la funzione cardiaca, il tono dell’umore e della concentrazione. Anche se meno nota della menopausa, l’andropausa è quella condizione che inizia nell’uomo che ha superato i 50 anni di età e che si manifesta con una diminuita produzione di testosterone. La somministrazione di testosterone oltre a migliorare la libido e l’induzione dell’erezione, migliora il tono muscolare, riduce
      la stancabilità fisica, aiuta a mantenere il giusto peso forma, migliora la sensazione di benessere. La somministrazione di androgeni va sempre effettuata sotto controllo
      medico-specialistico, in particolar modo per gli effetti collaterali che può avere sulla prostata.
    • Yohimbina
      È un alcaloide estratto dalla corteccia dello Yohimbe (albero del Sud Africa).
      Dai primi del ‘900 è utilizzato come afrodisiaco. Possiede debole attività bloccante alfa adrenergica, cioè bloccherebbe gli stimoli nervosi che determinano spasmo dei vasi sanguigni e mancato rilasciamento della muscolatura dei corpi cavernosi e quindi favorirebbe l’afflusso di sangue al pene. Gli studi clinici non hanno dimostrato però molta efficacia per cui il farmaco non possiede vera e propria validazione scientifica.

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2) TERAPIA MINIVASIVA (FIC e Vacuum Device)

Farmacoprotesi (FIC)

Consiste nell’introduzione, mediante una siringa dotata di un sottilissimo ago, all’interno dei corpi cavernosi, di un farmaco che induce erezione. La FIC consente di ottenere una valida erezione ed esercita un effetto elasticizzante sul tessuto erettile “ginnastica vasoattiva”.
È oggi considerata una terapia di seconda scelta laddove hanno fallito le terapie orali.
Il dosaggio del farmaco scelto è strettamente individuale e va accuratamente determinato
per evitare effetti dannosi secondari quali il priapismo. È sempre raccomandabile avere la reperibilità dello specialista urologo quando si utilizzano tali terapie per far fronte ad eventuali imprevisti, è inoltre indispensabile controllare ogni 6-12 mesi lo stato di salute dei corpi cavernosi con un’ecografia. Per facilitare l’utilizzo di tali terapie in soggetti con scarsa manualità sono stati posti in commercio dispositivi automatici di autoiniezione. L’erezione indotta da farmacoprotesi è generalmente pronta (si manifesta in genere dopo10-20 minuti)
e duratura, migliora con la stimolazione sessuale.
I farmaci utilizzati sono: Prostaglandina E (PGE1 – alprostadil): il farmaco oggi più utilizzato per efficacia, maneggevolezza e sicurezza. È efficace nel 70-80% dei casi.
L’incidenza degli effetti collaterali è molto bassa. La dose varia da 5 a 20 microgrammi.
Casi di erezione prolungata sono segnalati nell’1%. È disponibile nelle farmacie italiane
a pagamento, mentre è gratis per i pazienti medullolesi.
Fenossibenzamina: ottimo e pronto effetto protesico ma scarsamente maneggevole per la sua lunga emivita (24 h) e per la facilità con cui induce priapismo.
Associazioni di farmaci: in caso di scarsa risposta ai farmaci standard (prostaglandine
e papaverina).
Papaverina + fentolamina: utilizzata a motivo della sua efficacia e di un costo relativamente modesto; è più efficace della sola papaverina.
Trimix (papaverina + prostaglandina + fentolamina): viene dosata e preparata sotto stretto controllo specialistico.

Dispositivi a vuoto (vacuum device)

Questi dispositivi creano “vuoto” attorno al pene in modo che il sangue viene costretto ad affluire all’interno degli spazi cavernosi. Sono costituiti da un cilindro di materiale plastico trasparente che viene posto intorno al pene e fatto aderire al pube utilizzando una crema lubrificante per un’adeguata tenuta d’aria. Collegato al cilindro c’è un meccanismo per pompare all’esterno l’aria e produrre il vuoto all’interno che faciliterà l’afflusso di sangue al pene. A tal punto, un elastico verrà Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma DISFUNZIONE ERETTILE IMPOTENZA TERAPIA VUOTO PENE Macchie Tatuaggi Capillari PELI RUGHE Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Peeling Pressoterapia Linfodrenante Pelle HD 01fatto scivolare dall’esterno del cilindro alla base del pene occludendo il deflusso venoso e favorendo la rimozione del cilindro. La pressione all’interno dei corpi cavernosi aumenta sino a valori simili a quelli ottenibili con la papaverina.
L’effetto compressivo dell’anello elastico riduce sia l’afflusso arterioso che il deflusso venoso causando un aspetto cianotico e l’abbassamento della temperatura del pene. L’anello costrittivo va rimosso al massimo dopo 30 minuti. Il maggior problema di questo sistema
è rappresentato dalla mancanza di spontaneità del rapporto sessuale. Per tale motivo è raccomandato nelle coppie stabilizzate. Necessita inoltre di una certa abilità manuale.
Questi dispositivi sono particolarmente indicati negli uomini anziani con relazioni stabili
e nel caso in cui altri trattamenti risultino inefficaci.

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3) TERAPIA INVASIVA (chirurgica correttiva, vascolare e protesica)

Chirurgia correttiva delle malformazioni:

1) incurvamento del pene congenito o secondario a trauma. Le tecniche chirurgiche di raddrizzamento consistono essenzialmente nel confezionamento di aree di controtrazione controlaterali alla curvatura, mediante plicature o riduzioni della guaina di rivestimento dei corpi cavernosi (albuginea)
in caso di curvature con angolo inferiore ai 90°. Quando l’incurvamento supera i 90° si procede alla correzione dell’angolo di curvatura mediante l’innesto di patch di derma autologo o liofilizzato (patch di allungamento).

2) pene nascosto e micropene: un eccessivo cuscinetto di grasso sovrapubico o un’eccessiva riduzione della cute che riveste
i corpi cavernosi possono nascondere parte del pene.tali difetti possono essere corretti con interventi di liposcultura o utilizzando la pelle prepuziale per aumentare la visibilità del pene.                                        

3) ipospadia: anomalia di sviluppo dell’uretra con sede anomala del meato uretrale esterno.

 4) induratio penis plastica: una volta stabilizzata farmacologicamente la malattia si può procedere ad escissione della placca ed a sostituzione della lesione con patch di derma autologo o liofilizzato con recupero del normale allineamento ed elasticità del pene. Nei casi estremi della malattia con estesa compromissione dei corpi cavernosi (albuginea e tessuto spongioso) è consigliato l’impianto di protesi malleabili.

5) traumi dei corpi cavernosi:

trauma Trauma del pene con frattura del corpo cavernoso

A) ematoma peniero da stravaso per frattura
del corpo cavernoso preparazione     chirurgica del corpo

B) soffusione emorragica sovrapubica     cavernoso ed evidenza della rottura

C) versamento emorragico scrotale

trauma trauma
Preparazione chirurgica del corpo cavernoso ed evidenza della rottura Sutura del corpo cavernoso fratturato

Quando non immediatamente risolti i traumi dei corpi cavernosi danno come esito delle lesioni molto simili a quelle indurative. Il trattamento è analogo a quello della induratio penis plastica e degli incurvamenti.

Chirurgia vascolare del deficit erettile

Le cause più frequenti di disfunzione erettile organica sono quelle vascolari
che possono essere di due tipi:

1) Insufficienza arteriosa (ipoafflusso): erezione incompleta
2) Insufficienza venosa (iperdeflusso): erezione breve (difficoltà di mantenimento)
Dal perfetto bilanciamento del flusso sanguigno arterioso e venoso all’interno dei corpi cavernosi dipende infatti, oltre che l’integrità, anche la durata dell’ erezione. A seconda del tipo di defici (arterioso o venoso) si procede con:

1) Chirurgia del deficit erettile da insufficienza arteriosa: sono stati ideati numerosi interventi chirurgici volti ad aumentare il flusso sanguigno dei corpi cavernosi quando la portata delle arterie dorsali del pene o delle arterie cavernose si mostra insufficiente. Con tecniche diverse si è attuata una deviazione della circolazione ematica da altri distretti a quello penieno mediante by-pass arteriosi (epigastro-cavernoso, epigastro-dorsale termino/laterale o termino/terminale). Tali interventi sono stati ormai abbandonati sia per la loro complessit à che per l’alta incidenza di trombosi e quindi di chiusura dell’anastomosi che di fatto ne vanifica gli effetti positivi.

2) Chirurgia del deficit erettile da disfunzione veno-occlusiva (dvo o fuga venosa):
è una condizione che viene a verificarsi quando esiste un difetto dei meccanismi preposti al mantenimento del sangue all’interno dei corpi cavernosi (sistema corporo-occlusivo) con conseguente impossibilità per i corpi cavernosi di raggiungere e mantenere una pressione adeguata al raggiungimento di una valida erezione. Il sangue defluisce dai corpi cavernosi attraverso 3 sistemi di drenaggio venoso: il superficiale (v. Dorsale superficiale), l’ intermedio (v. Dorsale profonda) ed il profondo (v. Cavernose e crurali). L’intervento consiste nel ridurre il deflusso del sangue dai corpi cavernosi, legando, sezionando ed asportando una delle principali vie di scarico venoso: la vena dorsale profonda con le sue emissarie (vene Circonflesse). Nei casi più complessi si può agire anche sul sistema delle vene cavernose e crurali.

Chirurgia protesica

Obiettivo della chirurgia protesica è quello di sostituire i corpi cavernosi difettosi con degli analoghi artificiali che consentano al pene di mantenere un adeguato livello di rigidità tale da consentire la penetrazione.
È quindi indicata solo su quei soggetti che hanno subito un danno fisico ed irreversibile della struttura erettile dei corpi cavernosi e che quindi non si giovano dei trattamenti farmacologici non invasivi. Va considerata come ultima scelta terapeutica.
Va consigliata solo a pazienti “motivati” con un buon equilibrio e con una buona vita relazionale ed affettiva che hanno ben compreso che la protesi rappresenta l’unico mezzo meccanico che consente di avere un rapporto.
L’impianto di protesi peniene consiste nell’inserire all’interno dei corpi cavernosi dei cilindri di materiale plastico inerte che li sostituiscono nella funzione erettile. I cilindri vengono posizionati nel tessuto spongioso dei corpi cavernosi all’interno della guaina albuginea. L’indicazione all’impianto delle protesi viene oggi limitata alle fibrosi estese dei corpi carnosi, ai casi estremi di induratio penis plastica, a ben definite forme di deficit erettile di origine psicogena in pazienti che rifiutano o non si giovano di terapie farmacologiche alternative non invasive.Indicazioni all’inserimento di protesi peniene

Fibrosi dei corpi cavernosi Fibrosi post-iniettiva (farmacoprotesi)
Fibrosi post-chirurgica
Esiti di priapismo
Induratio Penis Plastica avanzata
Insuccesso di altri trattamenti Deficit erettile vasculogenico
Deficit erettile psicogeno
Rifiuto del paziente di trattamenti alternativi

Le protesi si dividono in due grosse categorie: le semirigide e le gonfiabili.
Entrambe presentano vantaggi e criticità che possono essere così riassunti:

1) semirigide: basso costo, semplicità di impianto, semplicità di utilizzo, elevata affidabilità
nel tempo. Il pene mantiene costantemente una erezione che può indurre imbarazzo.

2) gonfiabili: alto costo, impianto complesso, utilizzo a volte difficoltoso, ridotta affidabilità
nel tempo per rottura di un componente. Ottimo effetto estetico.
Il pene riesce a simulare un’erezione normale.
A volte non garantiscono la rigidità necessaria per un’agevole penetrazione.

All’interno di entrambe le categorie esiste una serie di sottogruppi con caratteristiche specifiche per ogni indicazione. La decisione sulla scelta del tipo di protesi da impiantare varia da caso a caso e deve essere presa insieme al paziente ed alla partner.
Le protesi semirigide debbono conciliare la necessità di una adeguata rigidità con un certo grado di flessibilità, così da essere esteticamente accettabili quando non sono in uso. Sono costituite da un cilindro di materiale plastico inerte che contiene al suo interno un’armatura metallica malleabile che, aumentandone la rigidità, favorisce la penetrazione. Le protesi gonfiabili sono costituite da una coppia di cilindri di materiale plastico inerte che raggiungono la rigidità desiderata grazie ad un liquido che viene fatto circolare a pressione al loro interno. Si dividono in:

1) protesi tricomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio da inserire nello spazio prevescicale + pompa di attivazione da inserire nello scroto. I tre componenti vengono collegati da tubi che permettono il flusso del liquido dal serbatoio ai cilindri per l’erezione ed in senso inverso per la detumescenza.

2) protesi bicomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio e pompa di attivazione associati e posti nello scroto. I due componenti sono collegati da tubi che consentono il flusso del liquido nelle due direzioni.

3) protesi monocomponenti: cilindro con pompa e serbatoio integrati. I cilindri inseriti nei corpi cavernosi contengono nell’estremità distale il complesso pompa/serbatoio che viene attivato con una pressione sul glande. Una seconda pressione attiva la valvola per sgonfiare la protesi consentendone la detumescenza.

Protesi idraulica bicomponente Protesi idraulica monocomponente
Protesi idraulica tricomponente Protesi semirigida

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Amore senza sesso o sesso senza amore?

La sessualità è uno degli argomenti su cui elaboriamo sempre mille ipotesi, congetture e supposizioni. Si tratta di un tema complesso, che è stato trattato dalle discipline più diverse. Alcuni cercano di comprenderlo a partire dall’enigmatico mondo dei neurotrasmettitori. Altri vogliono decifrarlo dal punto di vista culturale, oppure semplificarlo appellandosi alla semplice questione istintiva. La cosa certa è che sul tema della sessualità non esiste l’ultima parola. I modi diversi di godere della sessualità oppure di soffrirla sono innumerevoli, tanti quanti gli esseri umani che abitano il nostro pianeta. Una delle maggiori fonti di inquietudini è la relazione tra sesso e amore. Fino a che punto può esistere l’amore in una coppia senza che ci sia del sesso nella relazione? E fino a che punto può esistere una relazione sessuale senza che intervenga l’amore?

Amore senza sesso

È stato chiamato in mille modi diversi: “amore platonico”, “amore cortese” o, a volte, “amore bugiardo“. La domanda è: può esserci davvero amore in una coppia senza incontro a livello sessuale? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima specificare un dettaglio che a volte dimentichiamo: la sessualità non si limita soltanto ai nostri genitali. Quest’affermazione potrebbe risultare incomprensibile ad alcuni, in particolare alle persone che non concepiscono una sessualità che vada al di là dell’atto sessuale in quanto tale. La sessualità coinvolge anche un vasto insieme di esperienze sensoriali diverse. Un bacio o una carezza sono un’espressione della sessualità, e non soltanto un suo “preambolo”. Le mani, la voce, le carezze sono uno modo di creare vicinanza sessuale nella coppia. Ma torniamo alla domanda centrale: può esistere amore senza sesso? La risposta è senz’altro un bel SÌ. In materia di sessualità non esiste nulla di fisso e irremovibile. Al contrario: non dovremmo mai imporre delle regole. Uno studio condotto dal professor Anthony Bogaer dell’Università di Ottawa ha scoperto che alcune coppie, dopo diversi anni di convivenza, continuano a sentirsi innamorate, ma non hanno rapporti sessuali. Non vogliono lasciare il loro partner perché hanno una relazione stabile e gratificante, ma allo stesso tempo non provano più nessuna attrazione sessuale. D’altra parte, anche lo psicanalista Oscar Menassa ha indicato che in realtà è molto raro che l’amore e il desiderio sessuale coincidano. Quando ciò accade, inoltre, spesso è soltanto per un breve periodo. Infine, ha aggiunto che non dobbiamo dimenticare le persone che si definiscono “asessuali”.

Sesso senza amore

Al giorno d’oggi, il “sesso senza amore” è diventato per qualcuno quasi la norma. Per molte persone affermare che ci sia bisogno di amore per avere un rapporto sessuale è un’idea romantica e ormai sepolta. Si è fatta strada l’idea che il sesso corrisponda al piacere, mentre l’amore all’impegno e, per tanto, ai problemi. Molte coppie mettono subito in chiaro che un rapporto sessuale “non significa niente” a livello affettivo. In modo che nessuno si faccia idee sbagliate. E molti vedono di cattivo occhio che uno dei due voglia “qualcosa di più” o inizi a provare sentimenti dopo un rapporto sessuale apparentemente senza impegno. Si presuppone che il rapporto sessuale sia una sorta di “test di qualità”. Se il risultato è soddisfacente, potrebbe dar luogo ad una relazione un po’ più lunga; altrimenti, che ognuno prosegua per la sua strada. Ma quindi, può esistere il sesso senza amore? Anche in questo caso dobbiamo tornare alla definizione di sessualità. Se concepiamo il sesso come il puro atto sessuale, la risposta è senz’altro SÌ. Ma se estendiamo il concetto come abbiamo spiegato poco fa, la risposta è NO.

Amore: molteplici realtà

A questo punto vale la pena anche chiarire che la parola “amore” può definire molteplici realtà. La portata di questo sentimento dipende dalle caratteristiche di chi lo prova. Per alcuni si tratta di un lago di acqua gelida, in cui riescono a mala pena a immergere la punta delle dita. Altri invece si tuffano e nuotano in profondità, senza curarsi della temperatura. Se parliamo dal punto di vista della salute mentale, senz’altro è molto più sano e gratificante il sesso con amore. Ma questo non significa affatto che il sesso senza amore sia un’esperienza negativa! Al contrario: in alcuni casi è un modo totalmente legittimo di godere appieno dei piaceri della vita. In ogni caso, ogni persona deve trovare il suo personale modo di godere della sua sessualità. Non esiste la norma, la “normalità” è un semplice dato statistico. Soltanto noi possiamo sapere se il modo in cui stiamo vivendo la nostra sessualità ci gratifica o ci fa stare male. Se ci gratifica, ciò che facciamo non importa: lo stiamo facendo nel modo giusto. Se invece ci fa stare male, vale la pena prendersi del tempo per riflettere e capire che cosa c’è che non va.

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Trattare macchie cutanee, tatuaggi, capillari, cicatrici, acne, peli e rughe grazie ai laser usati in medicina estetica

MEDICINA ONLINE MEDICINA ESTETICA BELLEZZA DONNA BELLA MAGRA PELLE NUDA SEXY CORPOLa laserterapia è una tecnica medica che sfrutta l’amplificazione di luce mediante emissione stimolata di radiazione, a scopo terapeutico. E’ attualmente uno dei sistemi più usati nel campo della medicina e chirurgia estetica per migliorare o correggere difetti ed imperfezioni di tipo estetico e/o funzionale, congeniti od acquisiti. Esistono vari tipi di apparecchiature laser, ciascuno con una funzione specifica, ed in grado di eseguire determinati trattamenti, ovvero di intervenire su determinate patologie o in estetismi. Tra i più importanti laser troviamo:

1) Laser CO2

2) Laser Erbium Yag

3) Laser ND-Yag

4) Laser frazionato o frazionale

5) Luce pulsata

I laser hanno una propria specifica lunghezza d’onda e sono in grado di colpire determinati tessuti, o cellule bersaglio, in modo selettivo, ovvero senza danneggiare i tessuti circostanti; i vari tessuti hanno infatti un differente contenuto di pigmenti che li compongono (es. emoglobina) ed il laser risulta selettivo in quanto permette di “colpire” soltanto determinati pigmenti. E’ chiaro quindi che per ciascun in estetismo o patologia, andrà utilizzato il tipo di laser specifico e maggiormente efficace. Inoltre il trattamento laser può variare, oltre che per l’apparecchiatura e tipo di laser utilizzato, anche per la durata del trattamento e per il numero di sedute necessarie a completare la terapia. Vediamo ora in sintesi a cosa servono i laser prima elencati.

1) Laser CO2

Il laser CO2 pulsato consiste in un raggio ad anidride carbonica che agisce sul contenuto d’acqua delle cellule, vaporizzandole. Il bersaglio del laser CO2 è quindi l’acqua contenuta all’interno delle cellule, senza danneggiare o ustionare i tessuti circostanti. I vantaggi del laser CO2 sono rappresentati da un ridotto danno termico, minor sanguinamento, minore infiammazione e miglior cicatrizzazione. Un altro vantaggio del laser C02 è dato dalla sicurezza che le zone che vengono trattate vengono “livellate” sempre dello spessore desiderato I vantaggi del Laser CO2
Il laser CO2 è adoperato con grande successo, così come il laser Erbium, per il “Ringiovanimento cutaneo ablativo” ed il “Laser Skin Resurfacing”. La differenza con il laser Erbium è che quest’ultimo è un laser molto più delicato del laser CO2 e comporta un periodo postoperatorio molto più rapido, un arrossamento più limitato nel tempo ma anche un risultato lievemente inferiore; è perciò indicato soprattutto per rinfrescare il volto ed eliminare le rughe più superficiali. Sarà ovviamente il medico a decidere quale dei due laser usare per il vostro specifico inestetismo.
Il laser CO2 è ideale nei casi di pelle molto rovinata e poco elastica perchè non solo elimina gli strati più superficiali ma è anche in grado di determinare una importante contrazione delle fibre collagene ed elastiche presenti nel derma e rendere perciò la pelle molto più tonica. Possibili complicanze sono ustioni, danni termici, o problemi di cicatrizzazione.

Indicazioni terapeutiche per il laser CO2
Il laser CO2 è usato per effettuare trattamenti per vari inestetismi o patologie, quali:

  • Peeling superficiali
  • Ringiovanimento cutaneo ablativo – skin resurfacing
  • Rughe delle labbra
  • Rughe rughe degli occhi
  • Rughe del volto
  • Verruche
  • Fibromi
  • Condilomi
  • Cheratosi seborroiche
  • Cicatrici da acne
  • Cicatrici ipertrofiche
  • Rimozione di piccole neoformazioni benigne
  • Cheratosi
  • Rinofima
  • Pigmentazioni cutanee

Ringiovanimento cutaneo con Laser CO2
Il laser Co2 è spesso adoperato per il ringiovanimento cutaneo ablativo, detto anche Laser Skin Resurfacing.
Infatti nei casi di pelle rovinata e poco elastica il resurfacing con laser Co2 elimina gli strati più superficiali della pelle che verrà rigenerata da nuovo tessuto, e provoca una contrazione delle fibre di collagene rendendo la pelle molto più tonica.
In particolare ad esempio, il peeling effettuato con laser Co2 provoca la vaporizzazione dello strato superficiale della pelle e la successiva formazione di nuovo tessuto, che dona alla pelle un aspetto più giovane e fresco.

Prima del trattamento con Laser CO2
Prima del trattamento con laser Co2 è importante evitare l’esposizione al sole o a lampade UVA e non assumere farmaci che aumentano la sensibilità della pelle alla luce.
Prima del trattamento solitamente viene applicata, sulla cute da trattare, una crema anestetica.

Dopo il trattamento con Laser CO2
Dopo il trattamento la pelle rimane arrossata per qualche settimana, e in questo periodo é da evitare l’esposizione al sole o alle lampade abbronzanti, e dopo il trattamento il medico applicherà una crema antibiotica ed antinfiammatoria.

2) Erbium Yag

Questo laser emette una luce grandemente assorbita dall’acqua. La pelle contiene circa il 75-80 % d’acqua perciò questo tessuto assorbe per la quasi totalità il raggio laser che provoca la vaporizzazione degli strati più superficiali dell’epidermide con un effetto di rinnovamento e tensione maggiore nelle aree trattate.
E’ un laser molto più delicato del CO2 e comporta un periodo postoperatorio molto più rapido, un arrossamento più limitato nel tempo ma anche un risultato lievemente inferiore; è perciò indicato soprattutto per rinfrescare il volto ed eliminare le rughe più superficiali.
A guarigione ultimata l’aspetto della pelle è decisamente modificato: cute nuova, fresca, rosata, delicata e vellutata; le rughe molto attenuate, spesso scomparse, la tessitura della pelle è morbida e la consistenza decisamente aumentata.

Utilizzo:

  • Ringiovanimento cutaneo ablativo
  • Laser skin resurfacing
  • Rughe del volto e del corpo
  • Verruche
  • Fibromi
  • Cicatrici da acne

Può essere combinato insieme al già citato laser CO2 per ottenere un vero e proprio “effetto lifting”.

Preparazione al trattamento
Evitare assolutamente l’esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA nelle settimane precedenti al trattamento.
Non assumere farmaci che aumentino la sensibilità della pelle alla luce.

Periodo post-operatorio
Applicare una pomata antibiotica per alcuni giorni sulla superficie trattata.
I filtri solari sono indispensabili prima di esporre la zona trattata ai raggi solari per evitare iperpigmentazioni. L’arrossamento che consegue il trattamento scompare nel giro di alcune settimane.

3) Laser ND-Yag

E’ indicato in particolare per il trattamento di capillari (teleangectasie) e varici. Il laser ND-Yag riesce a trattare anche capillari di una certa consistenza (1-3 millimetri di diamentro) ed è attualmente viene considerato il sistema laser che può dare i migliori risultati per le teleangectasie degli arti inferiori, sia per quelle superficiali di colore rosso ma in particolare per quelle di colore blu. L’effetto del calore concentrato sui piccoli vasi sanguigni (capillari) ne provoca la chiusura e quindi il colore roseo o rosso-blu si attenua o sparisce.
Si tratta di un laser vascolare dotato di una alta penetrazione attraverso la pelle. Il capillare viene chiuso dall’energia laser, la cute non viene assolutamente danneggiata.
Per far scomparire la maggior parte dei capillari presenti sono in genere necessarie tre sedute, a distanza di due mesi una dall’altra. Il laser ND-Yag ad impulso lungo è quello che ha dato i risultati migliori nel trattamento dei capillari delle gambe.

Preparazione al trattamento

Evitare assolutamente l’esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA nelle settimane precedenti al trattamento Non assumere farmaci che aumentino la sensibilità della pelle alla luce.

Periodo post-operatorio

Applicare una pomata antibiotica per alcuni giorni sulla superficie trattata. I filtri solari sono indispensabili prima di esporre la zona trattata ai raggi solari per evitare iperpigmentazioni.

4) Laser Frazionato o frazionale

Una nuova tipologia di laser che da poco tempo è presente sul mercato, è il laser frazionale o fractale detto anche laser frazionato. Il laser Frazionale viene utilizzato con successo per ridurre o eliminare macchie della pelle, melasma, cicatrici da acne, piccole rughe del volto e per effettuare il ringiovanimento cutaneo non ablativo.

Come agisce il laser Frazionale Il laser Frazionato agisce bruciando delle piccolissime frazioni di tessuti in profondità, ma lasciando intatta la pelle in superficie, e di conseguenza i tempi di guarigione e per la ripresa delle normali attività si abbreviano molto.
In particolare attraverso le fibre ottiche, il laser frazionale produce dei minuscoli forellini in profondità provocando la denaturazione del collagene e la conseguente produzione di nuovo collagene, ed è per questo che il trattamento produce un ringiovanimento e miglioramento del tessuto cutaneo ma senza intaccare la pelle in superficie, per il resurfacing, cicatrici d’acne, melasma, iperpigmentazioni e cicatrici chirurgiche.

Applicazioni ed indicazioni per il laser Frazionato
Il laser frazionale è utile per trattare numerosi inestetismi del viso, collo e mani, o del corpo, quali:

  • macchie della pelle (macchie solari o senili)
  • lentigo solari
  • cicatrici da acne
  • rughe del viso (specie quelle attorno a occhi e labbra)
  • melasma e cloasma

5) Luce pulsata

La luce pulsata o IPL (Intense Pulsed Light) è la rivoluzionaria tecnica per il trattamento di inestetismi e problemi legati alla pelle. Si tratta di una tecnologia che, grazie all’emissione di energia luminosa, permette di colpire la zona interessata senza ledere i tessuti circostanti. La luce pulsata permette di trattare in modo efficace e poco invasivo una vasta gamma di lesioni benigne:

  • Couperose e rosacea
  • Macchie della pelle, lesioni pigmentate, iperpigmentazioni
  • Ringiovanimento cutaneo non ablativo
  • Depilazione definitiva
  • Cancellazione tatuaggi

Principali applicazioni della luce pulsata
L’azione della luce pulsata è particolarmente evidente nei trattamenti di ringiovanimento cutaneo e di epilazione definitiva.
Il Ringiovanimento cutaneo con IPL consiste nel ricompattare i pori dilatati, eliminare le macchie scure e i capillari del viso provocati dall’eccessiva esposizione solare e dal passare del tempo.
Il flash luminoso è in grado di attivare la pelle in profondità, stimolando la produzione di nuovo collagene, che rivitalizza la tessitura e la consistenza della pelle.
Per quanto riguarda l’epilazione definitiva, invece, la luce pulsata agisce direttamente sul bulbo pilifero, impedendo la ricrescita del pelo, senza intaccare la cute circostante, determinando una epilazione semipermanente.

Come si svolge un trattamento di luce pulsata?
La prima fase del trattamento consiste nell’applicazione di un apposito gel conduttore sulla zona interessata. Tramite un apparecchio simile ad un laser, si passa poi all’invio degli impulsi di luce, che ad intervalli regolari colpiscono i “bersagli”, agendo in profondità. La durata del trattamento dipende dall’estensione dell’area interessata e dal tipo di intervento, ma in generale si può dire che la singola seduta dura intorno ai 30 minuti. La seduta deve essere ripetuta dalle 4 alle 6 volte nel caso del fotoringiovanimento, mentre per ottenere una riduzione rilevante della densità pilifere sono necessarie almeno 5 sedute.

Preparazione al trattamento
Evitare assolutamente l’esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA nelle settimane precedenti al trattamento e non assumere farmaci che aumentino la sensibilità della pelle alla luce.

Periodo post-operatorio
I filtri solari sono indispensabili prima di esporre la zona trattata ai raggi solari per evitare iperpigmentazioni.

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La natura è il posto più bello dove passare l’eternità

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PSICHIATRIA MEDICINA DELLE DIPENDENZE DIRETTORE MEDICINA ONLINE PANORAMA ORIZZONTE NATURA ACQUA FIUME LIJIANG CINA

Fiume Lijiang, Cina

Quando morirò tornerò ad essere parte della natura, contribuirò al suo incantevole divenire, parteciperò ai suoi colori, ai suoi odori, ai suoi gusti, diventerò un’arancia, o magari un papavero, o magari…

Le mie molecole diventeranno le corna di un robusto stambecco della Carinzia, oppure il lungo esofago di una giraffa della savana subsahariana, o forse le colorate ali di una farfalla solitaria di Villa Borghese.

Diventerò una Tedradenia Riparia e diffonderò nell’aria il migliore odore di incenso che abbiate mai odorato, o forse diventerò clorofilla e donerò ossigeno ad i miei ed ai vostri nipoti, diventerò mais e regalerò un sorriso ad un bambino affamato della Tanzania.

Le mie molecole diventeranno il substrato di un enzima e catalizzerò miliardi di reazioni chimiche, diventeranno serotonina che salverà la vita ad una persona triste, parteciperanno al ciclo degli acidi tricarbossilici facendo respirare una cellula.

Sarò la sabbia fine e rovente del deserto di Thar in India, od un sasso colorato del fiume Songhua nella Manciuria cinese, o sarò parte di un enorme meteorite diretto verso Chirone in orbita attorno a Saturno.

Viaggerò nel mondo tra nuvole ed oceani tramite l’infinito ciclo dell’acqua; sarò nelle gocce di pioggia che bagnano il Monte Waialeale nelle Hawaii, nella nebbia che avvolge l’enorme lago Vostok in Antartide, nella rugiada sui fiori irlandesi delle infinite praterie di Clare Island.

Non so dove sarò dopo la mia morte, ma so che sarò felice:
la natura è il posto più bello dove passare l’eternità.

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Samantha Cristoforetti è il vero 8 marzo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma SAMANTHA CRISTOFORETTI SPAZIO TERRA RIENTRO ATTERRAGGIO 8 MARZO FESTA DONNA ASTRONAUTA Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaSamantha Cristoforetti è arrivata a terra assieme al suo record mondiale di permanenza consecutiva nello spazio. Ecco la vera donna italiana che ci deve rappresentare nel mondo, ecco il vero 8 marzo!

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Samantha Cristoforetti astronauta da record mondiale: è la donna con la più grande permanenza consecutiva nello spazio!

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma SAMANTHA CRISTOFORETTI RECORD MONDIALE PERMANENZA SPAZIO DONNA Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaSamantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana della storia e 59esima di sempre (tra le donne), oggi è entrata definitivamente nella storia spaziale internazionale superando il precedente record mondiale: Samantha è la donna che ha trascorso consecutivamente più giorni nello spazio. L’11 giugno quando rientrerà sulla Terra chiuderà una missione di lunga durata di complessivi 199 giorni che migliorano il precedente record appartenuto alla 49enne statunitense dell’Ohio, Sunita Williams che tra il dicembre del 2006 ed il giugno 2007 aveva trascorso 195 giorni.

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Sintomi di eccitazione sessuale femminile e maschile

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-perche-viene-la-pelle-doca-cute-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-puIl desiderio sessuale è una fase fondamentale nel rapporto. Perché questa fase sia attiva, il cervello deve produrre in quantità un neurotrasmettitore, la dopamina , che sollecita il desiderio e si deve rallentare la produzione della sostanza che lo inibisce: la serotonina . Occorre per questo uscire dall’anestesia emotiva, tanto che si ha anche una riduzione della produzione di endorfine da parte dell’ipotalamo. Contemporaneamente aumenta la produzione di una molecola che regola il sistema ormonale riproduttivo: il GnRH . Perché tutto ciò si svolga adeguatamente è necessario che il cervello emozionale, chiamato sistema limbico, abbia dato il “via libera” di fronte ad un’emozione con connotazione erotica .

Le 4 fasi della risposta sessuale

L’insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano in seguito ad uno stimolo erotico viene definito “ciclo di risposta sessuale” e comprende 4 fasi:

  1. eccitamento;
  2. plateau;
  3. orgasmo;
  4. risoluzione;

Naturalmente l’intensità e la durata di queste fasi varia molto da un soggetto all’altro, perché esiste un’importante componente psicologica che accompagna, stimola o addirittura deprime e inibisce una buona risposta sessuale, soprattutto nella fase dell’orgasmo. Oggi si pensa che la proporzione ottimale fra mente e corpo sia del 50%, perciò è importante sapersi abbandonare all’istinto e alle sensazioni, imparare a rilassarsi, diminuendo il livello di ansia e le inibizioni. Questo buon approccio psicologico permette il realizzarsi della fisicità del rapporto a partire dalla prima fase cioè l’eccitamento , costituito da una serie di stimoli erotici sia fisici (carezze, stimolazione genitale) sia sensoriali (odore della pelle e delle secrezioni, fantasie erotiche). Se la tensione sessuale persiste si raggiunge la fase statica: il plateau costituito dal perdurare dell’eccitazione fisica fino al raggiungimento della terza fase che è l’orgasmo, la cui intensità è condizionata sia dall’efficacia degli stimoli precedenti, sia dalle motivazioni e dalla disponibilità psicologica del soggetto. L’orgasmo si manifesta con un acme di piacere intenso e involontario nel quale si riversano tensioni fisico-psichiche del soggetto avvertite nella donna a livello di vagina, clitoride ed utero e nell’uomo a livello di pene, prostata e vescichette seminali. Nel maschio questa fase è sempre molto intensa e stabile, mentre nella donna è più variabile e si possono avere schemi di risposta diversi : in uno l’orgasmo si manifesta come un acme evidente sulla fase di plateau, talvolta invece l’acme è molto debole e con caratteristica ondulatoria, altre volte viene raggiunto per mezzo di un rapido e progressivo incremento della tensione sessuale. La fase di risoluzione vede una progressiva diminuzione della tensione sessuale che si manifesta con profonde differenze fra i due sessi. Nell’uomo si ha un fisiologico “periodo refrattario” la cui durata è estremamente soggettiva e variabile: in genere è più breve nei giovani. Tale periodo è caratterizzato da una fase di detumescenza rapida con condizioni inferiori alla norma d’eccitabilità. La donna, quando si trova in questa fase, se riceve un’adeguata stimolazione, può ricominciare il ciclo e avere successivi orgasmi distinti fra loro provando ondate di piacere nel corso dello stesso rapporto sessuale.

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RISPOSTA SESSUALE MASCHILE

La zona maggiormente sensibile agli stimoli in fase d’eccitazione è il glande, perché ricco di recettori sessuali specifici che trasmettono le sensazioni attraverso il midollo spinale, fino all’encefalo. Il parasimpatico controlla il sistema vascolare penieno e agisce sia sull’afflusso di sangue in fase di erezione, sia sul deflusso che avviene con il calo dell’erezione .La stimolazione diretta dei genitali determina l’inizio del periodo di eccitamento caratterizzato dall’aumentato afflusso sanguigno con conseguente allagamento e irrigidimento dei corpi cavernosi. Nel sistema limbico si trovano le aree MEDICINA ONLINE RISPOSTA SESSUALE MASCHILE ECCITAZIONE.gifresponsabili dell’erezione che sono sensibile all’azione del testosterone, infatti durante la fase di eccitamento si ha un aumento della sua secrezione. Nella fase di plateau, con il perdurare dell’eccitazione, il pene raggiunge il massimo di durezza, di lunghezza e di diametro . A questo proposito è importante sottolineare che non esiste una proporzione tra le dimensioni del pene a riposo e quelle in stato di erezione, perché molto dipende dall’elasticità dei tessuti e da come è fisiologicamente posizionata l’asta peniena dietro all’arcata pubica. La fase di plateau ha una durata variabile a seconda dell’individuo e si allunga spontaneamente con l’età ed è caratterizzata dal glande di un colore rosso vinoso e dall’aumento di volume dei testicoli, che risalgono aderendo al perineo per contrazione del saccco scrotale. L’orgasmo che segue è caratterizzato da una serie di violente contrazioni ritmiche che determinano l’emissione e l’eiaculazione. L’emissione è costituita dal rilascio di sperma e di fluidi di ghiandole accessorie nell’uretra pelvica, mentre l’eiaculazione consiste nell’espulsione del seme maschile. L’intensità del piacere è dovuta a più fattori: le contrazioni precedenti il momento dell’eiaculazione, il volume dell’eiaculato, il tempo di astinenza, la durata e l’intensità dell’eccitazione sessuale e da una serie di fattori psicologi estremamente variabili da un individuo all’altro.

RISPOSTA SESSUALE FEMMINILE

Il primo essenziale segno di eccitazione femminile, corrispondente all’erezione maschile, è la lubrificazione vaginale, che si manifesta velocemente e rende possibile e non doloroso il coito . Inoltre le secrezioni diminuiscono l’acidità della vagina che altrimenti sarebbe inadatta alla motilità degli spermatozoi. I centri nervosi che assicurano la risposta fisica sessuale , anche nella donna sono situati a livello midollare e in rapporto con il Sistema Nervoso Centrale. La stimolazione del clitoride, zona erogena di primaria importanza nella donna, attiva migliaia di fibre nervose e determina una serie di reazioni vascolari ed endocrine che contribuiscono alla formazione della “piattaforma orgasmica”. Questa fase è costituita da una vasocongestione vaginale, dall’appiattimento e dalla distensione delle grandi labbra contro il perineo fino a scoprire parzialmente l’ostio vaginale e dall’aumento del diametro delle piccole labbra fino a sporgere dalle grandi labbra. Il colore varia dal rosa al rosso intenso, aumenta il corpo del clitoride e si ha una trasudazione di sostanza mucosa che ricopre tutta la parete vaginale. La zona esterna della vagina è, quindi, quella sicuramente più sensibile, infatti nel suo interno non si MEDICINA ONLINE RISPOSTA SESSUALE FEMMINILE ECCITAZIONE.giftrovano molte terminazioni nervose. Si pensa che la sensibilità erogena vaginale sia comunque collegata a recettori profondi a partenza muscolare, ciò spiega il fatto che molte donne apprezzano una penetrazione profonda, ricavandone un piacere intenso diverso da quello ottenuto dalla stimolazione vaginale esterna. Il proseguire della fase di eccitamento porta alla fase di plateau , caratterizzata da un’intensa vasocongestione, dalla riduzione del lume vaginale di circa il 50% rispetto alla dilatazione verificatasi nella fase di eccitamento, dall’intensificazione del colore e dall’appiattimento delle pieghe mucose. Tutto questo porta all’aumento delle sensazioni fino ad arrivare all’orgasmo il cui piacere è unico e può variare parecchio di intensità in relazione allo stimolo iniziale. In questa fase il condotto vaginale si espande e si determinano una serie di contrazioni dei muscoli perivaginali spesso accompagnate da simili contrazioni dello sfintere anale esterno e da motilità del perineo. Avviene un’innalzamento dell’utero e il sollevamento del canale cervicale per creare una eventuale sede di deposito dello sperma. Dopo questa fase, l’eccitazione sessuale svanisce lentamente, senza avere il rapido crollo caratteristico dell’uomo e sia l’utero che il canale cervicale recuperano la loro posizione normale. Si è molto discusso sul tipo di orgasmo femminile: se è determinato dalla stimolazione clitoridea o da quella vaginale. Sicuramente la stimolazione del clitoride in modo diretto (carezze, baci…) prima del coito e quella che avviene durante il rapporto attraverso i movimenti penieni, lo sfregamento e la pressione delle pareti vaginali produce intense sensazioni che portano all’orgasmo. Esiste, però, un orgasmo definito vaginale del quale si ignorano ancora le cause scatenanti. Si crede che esistano alcuni punti capaci di attivarlo, per esempio il punto G nella parte interna anteriore della vagina, lo sbocco dell’uretra stimolato durante il coito, la prima parte della vagina e le strutture vaginali profonde. L’eccitazione dell’orgasmo è un’esperienza totale e unica che può arrivare a livelli così elevati da far perdere coscienza per qualche attimo. E’ avvertito con contrazioni involontarie definite come tremito pelvico e precedute da una sensazione di spasmo, di calore che parte dalla zona pelvica e si irradia a tutto il corpo. Queste sensazioni possono ripetersi più volte nel corso dello stesso rapporto sessuale in particolari condizioni di coinvolgimento emotivo e di grande eccitazione, dando vita a quello che viene definito come orgasmo multiplo.

Leggi anche: Come capire se una donna ha avuto davvero un orgasmo? Ecco i segnali del piacere femminile

REAZIONI EXTRAGENITALI

Nella donna il primo segno di eccitazione è dato dall’erezione dei capezzoli e dalla congestione mammaria, che in seguito determina un aumento di volume delle mammelle e un ispessimento dell’aureola che ingloba parzialmente il capezzolo eretto. In fase di plateau facilmente nella donna si manifesta una reazione eritematosa sul torace, sul collo e sul volto che diventa un rossore generalizzato con l’aumentare dell’eccitamento e che scompare dopo l’orgasmo. Sia nell’uomo che nella donna è presente un aumento della tensione nella muscolatura degli arti, nei muscoli addominali e in quelli intercostali e un’accelerazione del ritmo respiratorio. Nella fase iniziale della risposta sessuale c’è il controllo volontario della muscolatura striata, ma questo scompare nella fase preorgasmica, nella quale si instaura un periodo tonico seguito da contrazioni cloniche tipiche dell’orgasmo . Spesso nel momento immediatamente successivo si può avere un tremolio in quei muscoli che avevano avuto movimenti involontari. Viene inibita la mobilità intestinale ed è presente una dilatazione delle pupille. Costante della tensione sessuale sono l’iperventilazione e la tachipnea con associazione di vocalizzi, gemiti che culminano con una inspirazione forzata nel momento dell’orgasmo. Si ha un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa. In fase di risoluzione nell’uomo si presenta sudorazione a livello della superficie plantare dei piedi e delle mani e nella donna a livello del torace e delle cosce.

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Cos’è l’adrenalina ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE SURRENE RENE ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESIQuante volte l’avete sentita nominare nei telefilm a tema ospedaliero o anche in film come Pulp Fiction o Mission Impossible? Tantissime, sto parlando dell’adrenalina (o epinefrina, se amate Grey’s Anatomy come il sottoscritto!). Ma sapete esattamente cosa sia l’adrenalina? E sapete quali sono le sue funzioni? Facciamo un po’ di chiarezza.

Etimologia

Il termine “adrenalina” deriva dal prefisso latino “ad”, che significa “nei pressi”, e “renalis” che significa rene. I due termini insieme significano “che sta presso il rene”.
Il termine “epinefrina” deriva dal prefisso greco ἐπί (pronuncia “epì”) che chignifica “sopra” e νεϕρός (pronuncia “nefròs”) che significa “rene”. I due termini insieme significano “che sta sopra il rene”.
In entrambi i casi si fa quindi riferimento al fatto che l’adrenalina viene prodotta nel surrene, posizionato anatomicamente sopra il rene. In inglese l’adrenalina viene chiamata adrenaline o epinephrine. In inglese i surreni vengono chiamati adrenal glands o suprarenal glands.

Che cos’è l’adrenalina?

L’adrenalina, anche chiamata epinefrina (i due termini sono sinonimi), è un ormone sintetizzato nella porzione midollare del surrene. Una volta rilasciata in circolo, l’adrenalina determina alcuni cambiamenti nel nostro corpo: accelera la frequenza cardiaca, restringe il calibro dei vasi sanguigni, dilata le vie aeree bronchiali ed esalta la prestazione fisica; in pratica l’adrenalina migliora la reattività dell’organismo in situazioni di stress, preparandolo in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di “combatti o fuggi” (per comprendere meglio questa particolare reazione, vi consiglio la lettura di “Combatti o fuggi: ecco cosa accade nel nostro corpo quando siamo terrorizzati“).
Insieme alla noradrenalina (o norepinefrina), con la quale condivide origine e diverse azioni, l’adrenalina è il “neurotrasmettitore” tipico del sistema nervoso simpatico, il quale costituisce (insieme al sistema nervoso parasimpatico ed enterico) il sistema nervoso autonomo (SNA), cioè quell’insieme di cellule e fibre che innervano gli organi interni e le ghiandole, controllando le funzioni vegetative (ovvero quelle che sono al di fuori del controllo volontario).

Leggi anche: Cos’è una ghiandola endocrina? A che servono gli ormoni ed il sistema endocrino?

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Il sistema nervoso autonomo, con le rispettive funzioni

Leggi anche: Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona

Situazioni di stress e risposta dell’organismo

Un rumore improvviso di notte, una pacca improvvisa di un amico che sta dietro di voi e vuole farvi uno scherzo, una situazione di pericolo improvvisa… Quante volte vi è capitato? Sono tutte situazioni stressogene che portano ad una massiccia attivazione del prima menzionato sistema simpatico. In pochi istanti il cuore aumenta la forza e la frequenza contrattile, i bronchi, la pupilla ed i vasi sanguigni dei muscoli appendicolari e del sistema coronarico si dilatano, mentre a livello epatico viene stimolata la glicogenolisi. Contemporaneamente, sempre allo scopo di preparare l’organismo all’imminente attività fisica, i processi digestivi vengono sensibilmente rallentati, mentre i vasi sanguigni cutanei e periferici si costringono e la pressione arteriosa aumenta. Molti degli effetti appena elencati sono mediati appunto dall’adrenalina.

Leggi anche: Morire per una puntura di vespa: capire cos’è uno shock anafilattico può salvarti la vita

Come si crea l’adrenalina?

L’adrenalina viene sintetizzata a livello surrenale a partire dalla tirosina: la prima reazione è l’ossidazione dell’amminoacido in diidrossifenilalanina (L-DOPA), seguita dalla decarbossilazione nel neurotrasmettitore dopamina, dalla β-ossidazione in noradrenalina ed infine dalla metilazione in epinefrina. Ecco uno schema per capire rapidamente come si forma l’adrenalina:

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Cosa causa il rilascio dell’adrenalina?

Come avrete già potuto intuire, la liberazione di adrenalina è legata principalmente alla percezione di stimoli come minaccia fisica e paura, eccitazione, forti rumori, luce intensa ed elevata temperatura ambientale; tutti questi stimoli vengono elaborati a livello ipotalamico, dove evocano una risposta del sistema nervoso parasimpatico. Altri stimoli sono rappresentati da ipovolemia, ipossia, ipotensione, ipoglicemia, dolore e stress; non a caso l’adrenalina trova impiego in terapia d’emergenza contro shock anafilattico, violenti attacchi asmatici, bradiaritmie sintomatiche e nella rianimazione cardiopolmonare. Tra gli effetti collaterali rientrano dispnea, vomito, tachicardia, aritmia, ansietà, tremori, mal di testa ed edema polmonare acuto, mentre tra le controindicazioni all’uso terapeutico dell’adrenalina ricordiamo diabete, ipertensione, ipertiroidismo gravidanza e glaucoma.

Leggi anche: Neurotrasmettitori: cosa sono ed a che servono

Quali sono nello specifico le funzioni dell’adrenalina?

L’adrenalina aumenta la glicogenolisi e la gluconeogenesi epatica e muscolare, stimolando anche la lipolisi. Facilita quindi il rilascio di glucosio ed acidi grassi, substrati energetici primari per soddisfare le richieste energetiche dell’organismo (aumento della glicemia e degli acidi grassi liberi); come tale sostiene l’attività metabolica dell’organismo. Tra le altre azioni dell’adrenalina ricordiamo: aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, dilatazione delle pupille (importante in situazioni in cui è necessario vedere con poca luce), rilasciamento dei muscoli lisci delle pareti dei bronchioli (migliore fornitura di aria agli alveoli polmonari), aumento della pressione arteriosa, vasocostrizione e vasodilatazione selettiva (riduce l’apporto sanguigno a certi tessuti, come quello cutaneo, per aumentarlo soprattutto a livello muscolare → rilasciamento della muscolatura liscia delle arteriole dei muscoli scheletrici ed effetti favorevoli sulla contrazione muscolare → affaticamento più tardivo). Allo stesso tempo si ha un’attività inibitoria di alcuni processi “non-essenziali”: ad esempio, inibizione della secrezione e dell’attività motoria gastrointestinale, e dell’eccitamento sessuale, un po’ come dire che in situazioni di pericolo il corpo si prepara a combattere o a scappare, mentre tralascia la digestione e il desiderio sessuale.

Quali sono le differenze tra adrenalina e noradrenalina?

A tale proposito leggi questo articolo: Differenze tra adrenalina e noradrenalina

Cenni sui recettori dell’adrenalina

L’adrenalina produce un effetto sistemico influenzando l’attività di quasi tutti i tessuti dell’organismo. Per espletare i suoi effetti biologici, l’adrenalina deve interagire con specifici recettori, i cosiddetti recettori adrenergici. Se ne riconoscono essenzialmente due tipi, alfa e beta, con vari sottotipi per ciascuna classe; la diversa espressione di questi recettori e delle relative isoforme influenza le varie attività adrenergiche a livello tissutale, in maniera assai varia: ad esempio a livello dei bronchioli l’adrenalina induce una dilatazione, mentre espleta un effetto costrittivo sulla muscolatura liscia arteriolare.

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La prossima volta che nei film citeranno l’adrenalina, sarete sicuramente preparati!

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