La tecarterapia per trattare dolori articolari e muscolari, gambe gonfie e cellulite

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO TECARTERAPIA FISIOTERAPIA DOLORE MUSCOLI ARTICOLAZIONILa tecarterapia (Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo, anche detta diatermia) è una tecnica che stimola energia dall’interno dei tessuti biologici, attivando i naturali processi riparativi e antinfiammatori, col risultato di alleviare il dolore da patologie osteo-articolare e muscolare, accelerando allo stesso tempo il processo di guarigione. L’idea di trasferire energia ai tessuti infortunati è comune a molte terapie (come la magnetoterapia) ma tutte queste somministrano energia proveniente dall’esterno. La tecarterapia agisce diversamente: essa determina un effetto termico endogeno (cioè il calore nasce direttamente all’interno della lesione trattata).

Effetti fisiologici della tecarterapia sulla zona trattata:

  • una immediata ed efficace azione analgesica che avviene agendo sulle terminazioni nervose;
  • un’azione drenante dei tessuti;
  • una stimolazione funzionale del circolo periferico attraverso l’incremento della temperatura endogena.

Quali patologie posso curare con la tecarterapia?

Le patologie che possono essere trattate con la tecarterapia sono numerose; fra le patologie o le condizioni nelle quali si sono ottenuti buoni risultati ricordiamo le lesioni traumatiche di tipo acuto, i postumi di fratture, i deficit articolari, le gambe gonfie e doloranti (linfedemi), l’epicondilite, la sindrome della cuffia dei rotatori, la cellulite, la tendinite rotulea, la cisti di Baker, la fascite plantare, la ritenzione idrica, la metatarsalgia, la tendinite dell’achilleo, la gonartrosi, la rizoartrosi, la coxartrosi e le coxalgie, la cervicalgia e la cervicobrachialgia, la lombosciatalgia, la sindrome del tunnel carpale, le artropatie da patologie autoimmuni, ecc.

La tecarterapia è efficace nel combattere la cellulite?

Come accennato nel paragrafo precedente, la tecarterapia (essendo tecnicamente accostabile alla Radiofrequenza Monopolare) risulta efficace anche nella cura della cellulite, questo perché l’aumento della temperatura all’interno del tessuto (calore endogeno) aumenta la velocità del flusso ematico, generando una riattivazione del metabolismo dei grassi e restituendo fluidità al liquido in cui sono immerse le cellule. Il ripristino del metabolismo ed il miglioramento della circolazione, permette di trattare la cellulite esistente e di prevenire quella futura. In definitiva, pur non avendo la tecarterapia come primo obiettivo il trattamento della cellulite, può risultare utile per trattarla. Se il vostro obiettivo principale è combattere la cellulite, allora è certamente da preferire un trattamento combinato di Cavitazione Medica e di Radiofrequenza Monopolare.

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Come si svolge una seduta di tecarterapia?

Dopo l’anamnesi (raccolta dei dati) e l’esame obiettivo da parte del medico, importantissimo per escludere controindicazioni (vedi dopo), il paziente viene fatto stendere sul lettino in una posizione tale che la zona da trattare sia facilmente raggiungibile dal medico. Successivamente, il trattamento consisterà principalmente in un massaggio effettuato tramite l’uso di uno speciale manipolo, fatto scorrere sulla zona interessata grazie all’aiuto di gel ed eventualmente sostanze ad azione antiinfiammatoria. Il paziente avverte calore nella zona trattata. Finito il trattamento, che è indolore anzi piacevole, il paziente può tornare anche immediatamente alle sue normali attività.

Associazione con antinfiammatori topici

La tecarterapia viene associata ad alcuni prodotti antiinfiammatori applicati direttamente sulla parte dolorante. I potenti effetti antalgici determinati dal calore endogeno prodotto dalla Tecarterapia, viene potenziato dal maggior assorbimento di antiinfiammatorio dovuto alla vasodilatazione: i risultati sono eccezionali su moltissimi dolori, come il torcicollo, il dolore articolare (acuto e cronico) e quello muscolare.

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È doloroso sottoporsi ad un trattamento di tecarterapia ?

Come precedentemente detto: assolutamente no, non è doloroso, al contrario. La tecarterapia induce un incremento localizzato di calore che, oltre a diminuire il dolore causato dalla patologia, sarà anche avvertito come una sensazione di benessere. La maggior parte dei pazienti riferisce un’esperienza rilassante estremamente piacevole.

    Quanto durano la seduta ed il ciclo di trattamenti?

    Questi dati sono ovviamente variabili in base alla zona ed al tipo di lesione da trattare. Si può comunque affermare che una seduta di tecarterapia ha una durata media di circa mezz’ora. Solitamente, un ciclo di cura completo è composto mediamente di un numero di sedute che varia da 6 a 12, con di solito uno o due trattamenti a settimana. Tutte le fasi del trattamento avvengono sempre sotto il controllo del medico.

    Quanti trattamenti di tecarterapia alla settimana si possono effettuare?

    Le sedute di tecarterapia possono essere effettuate – nei casi più complessi – addirittura anche più volte al giorno se necessario, non esistono controindicazioni segnalate. Una volta effettuata la diagnosi sarà il medico stesso a definire l’itinerario terapeutico più adatto anche sulla base delle esigenze e della disponibilità del paziente. Come già detto precedentemente, di solito si effettuano uno o due trattamenti a settimana.

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    Ci sono controindicazioni alla tecarterapia?

    Si, esistono poche ma tassative controindicazioni alla tecarterapia, che devono essere assolutamente escluse dal medico durante l’anamnesi fatta PRIMA del trattamento. Non possono essere trattati con la tecarterapia le donne in gravidanza, i soggetti portatori di pacemaker e quelli portatori di dispenser elettronici di farmaci.

    Ci sono degli effetti collaterali?

    Non esistono effetti collaterali segnalati dall’utilizzo corretto dello strumento poiché si tratta di una tecnologia che sviluppa un’energia assolutamente biocompatibile con il tessuto organico.

    I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari 

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    Dott. Emilio Alessio Loiacono
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    Mai giudicare in base alle apparenze

    MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO APE INSETTO PUNTURA FIORI COLORI NATURA PIANTA PIANTEIl calore è piacevole e la pioggia è fastidiosa; eppure troppo sole secca la pianta mentre invece l’acqua le regala la vita: mai giudicare in base alle apparenze.

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    Cos’è la pelle, quanto è spessa ed a cosa serve?

    MEDICINA ONLINE PELLE SKIN MOSAIC MOSAICO IMMAGINI CUTE MELANOMA PELO GHIANDOLA SEBACEA SEBO ACNE PRURITO RADICE CAPELLO COSMETICA CREMA FOTOTIPO PROTEZIONE SUDORE SALIVA EPIDERMIDE DERMQuando chiedo ai miei pazienti quale sia, secondo loro, l’organo più esteso e più pesante (in una parola: più grande) del corpo umano, la risposta è di solito il fegato, oppure i polmoni, altri dicono il cervello, oppure l’intestino. Tutte risposte sbagliate. L’organo più grande del nostro corpo in assoluto è un insospettabile: la pelle! Ma perché, la pelle è un organo? Scopriamolo oggi insieme!

    Cos’è la pelle?

    La pelle, o cute, è un tessuto continuo che rappresenta lo strato più esterno dell’apparato tegumentario appena sopra il tessuto sottocutaneo o ipoderma, una regione di connettivo fibrillare lasso ricco, a seconda del posto, di tessuto adiposo.

    Quanto è spessa la pelle nell’uomo e nella donna?

    Nell’uomo è più spessa nel maschio che nella femmina e lo spessore può variare da 0,5 a 2 mm fino ad arrivare a 4 mm nelle regioni della nuca, del palmo delle mani e nella pianta del piede.

    Quanto è “grande” la pelle?

    Il corpo umano ha una superficie compresa tra  1,5 e 2 m2 circa, quindi questa è l’estensione della pelle. Considerando uno spessore medio degli strati superficiali di 2-3 mm, il  peso totale della pelle è valutabile nell’ordine di 10 Kg (il 15% circa della massa corporea totale).

    Leggi anche: Mappatura dei nei e dermatoscopia in epiluminescenza per la diagnosi di melanoma

    Come è composta la pelle?

    E’ composta da due strati principali che, dall’esterno verso l’interno, assumono il nome di epidermidederma, separati tra loro dalla giunzione dermoepidermica. Al di sotto del derma vi è l’ipoderma (o strato sottocutaneo).

    Cos’è l’epidermide?

    L’epidermide è lo strato epiteliale della pelle, non è vascolarizzato (il suo nutrimento dipende quindi dalla diffusione di metaboliti ed ossigeno dallo strato più superficiale del derma). Il suo spessore varia dai 50 µm a 1,5 mm, ed è costituita da diversi strati che rispecchiano il ciclo vitale delle cellule epiteliali presenti, i cheratinociti. L’ultimo strato è costituito da cheratinociti morti che formano la cosiddetta cheratina. Dall’interno all’esterno gli strati sono:

    1. strato basale;
    2. strato spinoso o di Malpighi;
    3. strato granuloso;
    4. strato lucido;
    5. strato corneo.

    Cos’è la giunzione dermoepidermica?

    Posta tra epidermide e derma, la giunzione dermoepidermica è costituita da tre lamine:

    1. lamina lucida: è la zona meno resistente atta a tenere legate le cellule epiteliali alla lamina basale attraverso alcuni filamenti di ancoraggio; è prodotta dal derma;
    2. lamina basale o densa: costituita da una rete tridimensionale di fibre collagene di tipo IV, dona flessibilità e resistenza e funziona da filtro per il passaggio di molecole con un elevato peso molecolare, è prodotta dall’epidermide;
    3. lamina fibroreticolare: contiene fibrille di ancoraggio di collagene di tipo VII e di fibre elastiche provenienti dal derma.

    La presenza di un vero e proprio cemento viscoso fra epidermide e derma costituito da filamenti di cheratina che uniscono il derma al citoscheletro dei cheratinociti basali attraversando le tre lamine garantisce la stabilità tra i due strati. Anche le ghiandole sudoripare eccrine contribuiscono determinando lunghi prolungamenti epiteliali che penetrano in profondità nelle papille dermiche.

    Leggi anche: I consigli per proteggere la nostra pelle dalle scottature (anche a tavola)

    Cos’è il derma?

    Il derma è l’ultimo strato che compone la pelle, il più profondo. È costituito da tessuto connettivo lasso e denso ed è formato da una parte papillare ed una reticolare. Al contrario dell’epidermide è vascolarizzato. Le numerose anse epidermiche che costituiscono le creste e i solchi si giustappongono con strutture analoghe nel derma denominate papille dermiche, strutture coniche provviste di un’ansa capillare e di numerose terminazioni nervose. Ricco di fibre collagene ed elastiche conferisce elasticità e resistenza alla cute. Continua senza un netto distacco con l’ipoderma.

    Cos’è l’ipoderma?

    L’ipoderma o tela sottocutanea è lo strato più profondo della pelle che si trova sotto il derma, da cui non è possibile differenziarlo in maniera netta. La distribuzione e lo spessore dell’ipoderma sono molto variabili. Lo spessore oscilla tra i 0,5 e i 2 cm, risultando minore laddove la pelle è a contatto diretto con osso o cartilagine (come la volta cranica, il naso, il padiglione auricolare) e maggiore in altre sedi (glutei, palmo delle mani o pianta dei piedi). Nelle donne è più omogeneamente distribuita e più spessa, rendendo meno evidente la muscolatura. Mette in rapporto il derma con i tessuti sottostanti (come la fascia superficiale comune del corpo oppure direttamente ossa o cartilagine) permettendo anche un reciproco scorrimento consentendo di sollevare la pelle in pieghe. Un ipoderma particolarmente ricco di adipociti viene definito pannicolo adiposo sottocutaneo. Nell’ipoderma si individuano tre strati di tessuto connettivo, non sempre facilmente separabili, detti, dal più superficiale al più profondo, lamina superficiale, lamina intermedia e lamina profonda della tela sottocutanea che possono presentare spessori e caratteristiche diverse a seconda delle regioni del corpo.

    Leggi anche: Rossore ed irritazione della pelle sotto e tra il seno: cause e rimedi

    Quali sono le proprietà della pelle?

    La pelle gode di tre proprietà fondamentali e straordinarie:

    • l’autoriparazione: la pelle si rigenera in seguito ad una lesione attraverso vari tipi di meccanismi di riparazione (vedi capitolo successivo);
    • l’estensibilità: la pelle si adatta perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita;
    • la resistenza: una striscia di pelle di 3 mm per 100 mm può sopportare fino a 10 kg allungandosi del 50% circa.

    Come la pelle si ripara in seguito ad una lesione?

    La cute ripara le ferite con tre modalità differenti:

    1) Per prima intenzione: è il caso delle ferite da taglio, delle quali rappresenta un esempio quella chirurgica, lineari o a grande curvatura, a margini netti e soprattutto suturate. Tale procedimento, infatti, riducendo al minimo la perdita di sostanza per accostamento dei lembi, ne favorisce il riempimento da parte del tessuto di granulazione con tempi di cicatrizzazione veloci e risultati estetici buoni.

    2) Per seconda intenzione: riguarda le ferite non suturate e quindi lasciate aperte, per scelta o per necessità. In questi casi il tessuto di granulazione, che si forma sul fondo della lesione, per riempirla deve procedere dal basso in superficie con un processo che richiede tempi più lunghi e che può determinare inestetismi anche gravi. Appartengono a questo gruppo le:

    • Ferite lacero-contuse caratterizzate da margini frastagliati e poco vitali, da aree necrotiche e dalla presenza di ematomi, situazioni che predispongono all’infezione.
    • Ferite inquinate o infette quali sono quelle traumatiche particolarmente contaminate o quelle chirurgiche interessanti siti infetti come si verifica in presenza di ascessi o fistole o dermatopatie.
    • Ferite con perdita di sostanza rappresentate tipicamente dalle ustioni per la loro estensione in larghezza, per la irregolarità dei margini, per la presenza di aree necrotiche, per i fenomeni essudatizi.

    3) Per terza intenzione: questo tipo di guarigione riguarda le ferite chirurgiche andate incontro, nel decorso post-operatorio, a una deiscenza parziale o totale. Il trattamento di questa complicazione prevede di norma la riapertura completa della ferita, la sua accurata detersione, l’asportazione delle aree mortificate, un adeguato zaffaggio. In un secondo momento, valutata la situazione locale e dopo aver escluso la presenza di focolai di infezione, si può procedere a una nuova sutura dei lembi. Ciò favorirà il processo di guarigione che, in questo caso, sarà detto per III intenzione.

    Leggi anche: Il potere degli antiossidanti: le vitamine A ed E contrastano l’invecchiamento della pelle

    Quali sono le funzioni della pelle?

    La pelle assolve a numerose e importantissime funzioni:

    • ci protegge da traumi, radiazioni ultraviolette, microrganismi ed agenti chimici.
    • Impedisce la perdita di liquidi; se ad esempio  un’ustione provoca la distruzione di un decimo della superficie cutanea, la perdita di liquidi ed elettroliti può portare a conseguenze mortali.
    • Partecipa al meccanismo della termoregolazione, sfruttando l’intervento delle ghiandole sudoripare e la capacità di regolare il flusso sanguigno, aumentando (vasodilatazione) o rallentando (vasocostrizione) la dispersione del calore. L’ipoderma, lo strato più profondo della pelle, trattiene tanto più calore quanto maggiore è il suo spessore lipidico; per questo motivo le persone in sovrappeso soffrono maggiormente la calura estiva.
    • Coordina la risposta immune contro tumori ed agenti patogeni.
    • La pelle ha proprietà metaboliche, poiché la sintesi della vitamina D avviene proprio a livello cutaneo. La cute rappresenta inoltre un importante riserva lipidica.
    • La pelle ha anche una importantissima funzione sensoriale: con il suo strato più superficiale registra e trasmette stimoli pressori (tattili), dolorifici e termici, mentre con quello più profondo percepisce anche segnali termici e vibratori.

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    Miliardi di persone, una sola anima

    MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO NATURA FIORI MARGHERITE PRATO…e correre nudi per campi sterminati di margherite, senza provare dolore, né fame, né sete, né odio. Senza aver bisogno di tv, cellulare o di elettricità. Senza sonno né paure; senza crudeltà né vergogna. Calunnie ed ipocrisie, concetti ormai dimenticati nel tempo. Liberi di amare senza meschini giudizi; raccolti in un unico colore scevro da pregiudizi. Liberi da schiavitù, guerre, torture, invidie e malattie. Solo il vento tiepido sul viso e sul petto.

    Miliardi di persone, una sola anima.

    Questo è il paradiso.

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    Ignác Fülöp Semmelweis: la geniale intuizione del salvatore delle madri

    Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma Ignác Fülöp Semmelweis Salvatore Madri Mito Mani Lavarsi  Igiene Pulito Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaIl mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. Non lo conoscete? Sappiate che voi stessi o qualche vostro parente siete probabilmente vivi ed in salute grazie al signore che vedete raffigurato nell’immagine. Leggete la sua incredibile storia e capirete quanto sia assurdo che un tale genio sia quasi del tutto sconosciuto in Italia.

    La febbre puerperale

    Nato a Budapest nel 1818, diventa medico e presta servizio nella clinica ostetrica dell’Ospedale generale di Vienna. In quegli anni una terribile malattia caratterizzata da dolore, malessere generale e febbre elevata – conosciuta come “febbre puerperale” – sterminava letteralmente le puerpere ricoverate negli ospedali viennesi così come in tutti gli ospedali del mondo. Le cause erano sconosciute, la ricerca scientifica era in alto mare e nel frattempo – visto che non esisteva una cura – migliaia di donne morivano tra atroci dolori.

    La geniale intuizione

    Un collega di Sommelweis, Jacob Kolletschka, morì per una malattia sconosciuta. Durante l’autopsia del collega, Semmelweis si accorse che il suo corpo evidenziava lesioni simili a quelle che si riscontravano sulle donne morte per febbre puerperale. Inoltre scoprì che Kolletschka solo qualche giorno prima si era ferito nel corso di una autopsia praticata sul cadavere di una di queste mamme morte per febbre puerperale. Grazie a questi due indizi Semmelweis giunge ad una ipotesi che oggi potrebbe apparire quasi banale, ma che per l’epoca (prima metà del 1800) era GENIALE:

    La febbre puerperale è una malattia che viene trasferita da un corpo all’altro a seguito del contatto che i medici e gli studenti presenti in reparto hanno prima con le donne decedute (su cui praticano autopsia) ed immediatamente dopo con le partorienti che vanno a visitare in corsia.

    Era una teoria sconvolgente per i tempi. Basti pensare che la nascita della microbiologia viene fatta risalire alla teoria microbica delle malattie, formulata da Robert Koch decine di anni dopo l’intuizione di Semmelweis. L’affermazione di cui sopra era quasi come dire che la terra era tonda quando tutti pensavano fosse piatta: banale per noi, ma assurda per l’epoca!

    Alla ricerca di una conferma

    Per dimostrare questa tesi geniale, il giovane Semmelweis mise in atto una banale disposizione: tutti coloro che entravano nel reparto delle madri, sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di ipoclorito di calcio. A questo aggiunse la disposizione che a tutte le partorienti venissero cambiate le lenzuola sporche con altre pulite. Oggi sembrano disposizioni banali, ma non allora. I fatti gli diedero immediatamente ragione. Era il maggio 1847, la vita di migliaia di donne da quel momento in poi era cambiata per sempre, in meglio, grazie a questa persona meravigliosa!

    La conferma e le gelosie dei colleghi

    Le disposizioni di questo genio, diedero prestissimo degli ottimi risultati. Nell’anno 1846, su circa 4.000 puerpere ricoverate presso il reparto di Semmelweis, ne erano morte 459 (pari all’11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l’adozione del lavaggio delle mani con ipoclorito di calcio, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l’anno successivo la percentuale si attesterà intorno all’1%. Centinaia di donne erano vive grazie a questo sconosciuto ma geniale medico. Questi dati avrebbero potuto suscitare se non entusiasmo almeno interesse o curiosità, invece gli attirarono gelosia, invidia e risentimenti vari. I colleghi ed i suoi capi erano gelosi dei suoi successi, probabilmente consci del fatto che la mente di questo giovane medico, si era spinta nell’Iperuranio, alle cui porte – invece – il loro limitato intelletto si era inesorabilmente fermato. Le scoperte di Semmelweis vennero fermamente screditate, le sue disposizioni annullate e le giovani madri ricominciarono a morire tra atroci dolori. Esiste qualcosa di più ottuso di un essere umano invidioso? Oltre il danno, la beffa: il povero dottore Semmelweis venne anche licenziato dall’ospedale di Vienna, nonostante i positivi risultati fossero davanti agli occhi di tutti.

    La morte da incompreso

    Semmelweis fu ignobilmente ostracizzato dalla stolta comunità scientifica dell’epoca, inoltre – a causa del forte stress – finì per essere ricoverato in manicomio, dove morì nel 1865, a causa delle percosse subite forse dalle guardie dell’istituto. Solo dopo la sua morte, i lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister hanno dimostrato la grandezza delle intuizioni di Semmelweis, mettendo finalmente fine ad uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di uno scienziato. Nel 1894, la città di Budapest gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente fu collocata davanti all’ospedale San Rocco, ed infine gli intitolò la Clinica Ostetrica dell’Università. L’università di Budapest (che precedentemente si chiamava “Reale Università ungherese di Scienza”) fu rinominata “Università Semmelweis” in suo onore. Nel 2013 l’UNESCO ha deciso di inserire alcuni documenti sulla scoperta di Semmelweis nel registro della Memoria del mondo. Per il suo importante contributo nello studio delle trasmissioni batteriche da contatto e specialmente nella prevenzione della febbre puerperale è conosciuto anche come il “salvatore delle madri”.

    “Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis.” Ferdinand von Hebra

    Il mio mito è Ignác Fülöp Semmelweis. L’uomo che ha salvato la vita a migliaia di mamme ed ai loro bambini.

    Se interessati alla vita di questo grande medico, vi consiglio di leggere il libro: “Il dottor Semmelweis” di Louis-Ferdinand Céline, che potete trovare qui: http://amzn.to/2mQNnZz

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    Cosa sono i brufoli ed i punti neri e come fare per prevenirli e curarli?

    MEDICINA ONLINE PELLE CUTE DERMA DERMATITE COMEDONE PUNTONERO BRUFOLO ACNE GIOVANILE TARDIVA COSA SONO CURA DETERGENTE GEL PELO TERAPIA CURA POMATA CREMA FARMACI RIMOZIONE SEBO SEBACEA.jpgCosa sono brufoli e punti neri lo sanno tutti, ma cosa sono tecnicamente e come si formano, sono informazioni meno conosciute. Cerchiamo oggi di fare un po’ di chiarezza.

    All’origine di tutto c’è il punto nero
    I punti neri (anche detti comedoni) conosciuti anche come punti neri, sono formazioni di colore tendente al giallo scuro o anche al grigio/nero, che si sviluppano sulla superficie della pelle. Si tratta di una dilatazione dell’orifizio del follicolo nel cui interno si trovano grassi, cheratina, melanina, peli e batteri, tra cui il Propionibacterium acnes che danneggia ulteriormente il tessuto.

    Come si forma un punto nero?
    Un comedone si forma quando il canale del follicolo pilifero della ghiandola sebacea si ostruisce a causa di una eccessiva cheratinizzazione. Le lamine cornee si ispessiscono e formano una sorta di tappo che ostruisce l’apertura del dotto ghiandolare, impedendo la fuoriuscita del sebo. Il “tappo” poi scurisce a causa di depositi di melanina e dell’azione ossidante dell’ossigeno.

    Come si forma il brufolo?
    Il comedone crea le basi per la formazione del foruncolo. Vari batteri, tra cui il Propionibacterium acnes e lo Staphylococcus epidermis, possono penetrare all’interno dei pori otturati dai punti neri. Tali batteri passano attraverso il poro e scendono nel follicolo dove si trovano le cellule che fanno crescere i peli e quelle che producono sebo, la sostanza oleosa che li protegge, determinando infezione. Questa infezione richiama subito le difese dell’organismo. Dai vasi sanguigni e dal derma circostante (il tessuto sotto l’epidermide) accorrono globuli bianchi e anticorpi. L’intera zona si gonfia: è nato il foruncolo. È rosso perché i capillari si dilatano per favorire l’afflusso dei “difensori”, che di solito nel giro di 24-48 ore distruggono i batteri. Verso la fine della battaglia i capillari tornano progressivamente normali e dal sangue giungono i macrofagi, cellule specializzate che fanno piazza pulita dei resti dei combattenti morti: il brufolo si “sgonfia”.

    Leggi anche: Punti neri (comedoni): tutti i rimedi naturali per eliminarli

    Cos’è il liquido giallo del brufolo?
    Alla fine della battaglia il foruncolo può risultare pieno di un liquido giallo presente in quantità variabile. Tale liquido giallastro (fatto di acqua, di sebo, di anticorpi e batteri “sconfitti”) e, riuscendo a farsi strada verso la superficie e a uscire dal poro, diventa visibile all’esterno nella caratteristica – ed inestetica – maniera che tutti conosciamo. L’infezione è però vinta: il brufolo è guarito. Lentamente il liquido viene eliminato dall’organismo.

    Perché il foruncolo può lasciare cicatrici?
    La vera e propria battaglia tra sistema immunitario e batteri, è una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge anche gli innocenti: i globuli bianchi emettono infatti enzimi capaci di distruggere la membrana esterna dei batteri. Ma gli enzimi non fanno distinzione, e disgregano anche la parete delle cellule circostanti, quelle che formano il follicolo. Ecco perché, quando i foruncoli sono molti e profondi (come nei casi di acne grave), possono rimanere cicatrici.

    Leggi anche: La zona dove compare l’acne, rivela i tuoi problemi fisici e psicologici

    Perché i brufoli vengono soprattutto durante l’adolescenza?
    L’aumento degli androgeni (ormoni sessuali), estremamente importante nel periodo adolescenziale, stimola le ghiandole sebacee a produrre più sebo. La ghiandola funziona in maniera copiosa ma, come abbiamo visto prima, la cheratinizzazione impedisce al sebo di uscire: nel giro di qualche giorno si forma il punto nero e successivamente il brufolo.

    Serve schiacciare i brufoli?
    Solo se hanno la puntina gialla leggermente in rilievo sul gonfiore circostante: significa che ormai l’apparato immunitario ha svolto fino in fondo il suo compito e si può fare uscire il liquido. Basterà tendere e poi premere un po’ la pelle intorno, anche se il mio consiglio rimane sempre quello di resistere, ed aspettare che il corpo riassorba il liquido. In caso contrario, il trauma dello schiacciamento, potrebbe favorire una nuova infezione del sito.

    Leggi anche: Spremere o incidere il brufolo: lo fa davvero passare prima?

    Cosa fare se il brufolo è rosso?
    Se il brufolo è ancora soltanto rosso, schiacciarlo è dannoso: il liquido non può uscire perché il gonfiore ha stretto il canale che porta verso il poro e, premendo la zona con le dita, le pareti interne del follicolo possono rompersi, propagando l’infezione al derma circostante, con il risultato di aumentare il diametro del brufolo e quindi il rischio di cicatrici. Schiacciare i punti neri serve invece a impedire che si trasformino in foruncoli, quindi è possibile eliminarli, avendo molta cura nel farlo.

    Perché i miei amici non hanno un brufolo ed io si?
    Ci sono persone più fortunate ed altre meno fortunate, in questo neanche il brufolo fa eccezione: alcuni soggetti passano l’adolescenza senza un foruncolo, la pelle liscia come la seta, altri invece devono combattere con essi tutta la vita. La spiegazione è semplice: dipende dal numero e dal funzionamento dei recettori per gli ormoni che ognuno di noi ha sulle ghiandole sebacee. Alcune persone nascono con ghiandole dotate di molti recettori: alla pubertà esse cominceranno a funzionare e, ricevendo più ormoni, produrranno più sebo, dunque comedoni e foruncoli. Altri hanno meno recettori e quindi la pelle liscia. Non a caso ci sono popolazioni che non hanno quasi mai brufoli, come i giapponesi e i coreani: nelle loro ghiandole, pochi recettori.

    Cioccolato, dolci e cibi piccanti fanno venire i brufoli?
    Il cioccolato è innocente. Si può mangiarne a volontà (senza esagerare!) e non avere un brufolo in più. Lo stesso vale per gli alimenti piccanti o per altri tipi di dolci. Diversi esperimenti condotti negli Stati Uniti hanno ormai dimostrato in modo inequivocabile che non sono gli alimenti a riempire la faccia di brufoli (a meno di non essere allergici, naturalmente). I ricercatori hanno messo due gruppi di adolescenti a diete differenziate: una ricca di cioccolato e dolciumi, l’altra del tutto priva di leccornie dolci. Dopo alcune settimane hanno messo a confronto le foto del viso dei ragazzi scattate prima e dopo l’esperimento. Il risultato? Le facce piene di brufoli prima della “cura al cioccolato” erano ancora foruncolose, ma l’acne non era aumentata, mentre la pelle dei ragazzi che non soffrivano di acne non aveva neanche un brufolo, come sempre.

    I migliori prodotti per l’igiene orale e la bellezza del viso
    Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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    Dott. Emilio Alessio Loiacono
    Medico Chirurgo
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    “8 Marzo” La donna non va festeggiata: va rispettata

    MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO NATURA FIORE GIRASOLI PRATO SOLE TRAMONTOMa perché regalare rametti di mimosa? Lasciatela sugli alberi e fatela continuare a vivere! Che tanto se trattate male le donne 364 giorni all’anno, non sarà certo un mazzetto di fiori comprato al semaforo a rendervi più simpatici. Meglio un anno di abbracci che non un fiore un singolo giorno. La mia opinione è che festeggiare la donna un giorno è solo sancire subdolamente – ogni anno – la sua inferiorità. La donna non va festeggiata un solo giorno. La donna non va neanche festeggiata tutto l’anno, come dice qualcuno. La donna non va festeggiata: va rispettata.

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    Cosa sono le rughe? Come faccio a prevenirle ed eliminarle?

    Codice a barre, zampe di gallina, segni d’espressione, pelle “a tessuto sgualcito”, epidermide “a pergamena”. Quanti termini angoscianti per descrivere lo scorrere del tempo sul nostro viso! Sto ovviamente parlando delle rughe, quelle piccole linee che scorgiamo per la prima volta allo specchio quando ci sentiamo ancora troppo giovani per acquistare una crema anti-età, perché in fondo ci sembra passato troppo poco tempo da quando usavamo ancora la crema anti-acne. Ma le rughe non sono solo il nobile segno del tempo che passa, sono anche espressione di cattive abitudini. Vediamo quali sono le cause che portano alla comparsa di questi segni del tempo, e capiamo insieme come prevenirli ed eliminarli.

    Che cos’è una ruga?

    E’ una modificazione dello strato superficiale della pelle, l’epidermide, e di quello più profondo, il derma. Si forma con il passare degli anni nelle zone più sollecitate, dove s’intersecano i muscoli del viso. Esempio: tra il naso e la bocca, tra gli zigomi e le labbra. Questo fenomeno è accentuato dal ricambio cellulare che diventa più lento con l’aumentare dell’età del soggetto. Fino a 25-30 anni, infatti, lo spazio vuoto tra un muscolo e l’altro del viso è riempito da tessuto connettivo di sostegno. Intorno ai 40 anni si assottiglia perché le cellule non impiegano più 28 giorni a riformarsi ma anche due mesi. Risultato: appaiono rughe e piccoli solchi. A 50 anni questi processi s’intensificano e la pelle perde ulteriormente elasticità e tono.

    Cause organiche, comportamentali ed ambientali delle rughe

    Le rughe sono espressione di fenomeni legati non solo all’invecchiamento cronologico (senescenza), ma anche a fattori comportamentali ed ambientali.

    • Tra le cause organiche troviamo fattori genetici, metabolici e ormonali dovuti al naturale mutamento del nostro corpo con il passare del tempo: gli estrogeni si riducono, determinando una progressiva perdita dell’idratazione e del turgore cutaneo (atrofia del derma) e il cedimento delle strutture di sostegno, come il grasso sottocutaneo e il tessuto muscolare che cedono alla forza di gravità.
    • Tra le cause comportamentali/ambientali troviamo tutte le contrazioni dei muscoli facciali, oltre alla postura notturna e al foto invecchiamento causato da una continua e non protetta esposizione ai raggi UVA naturali o artificiali, che causa l’accumulo di radicali liberi e la degenerazione delle fibre elastiche e di collagene: la cute assume diventa giallastra, opaca, con rugosità diffusa e pigmentazione irregolare; altri fattori ambientali sono poi l’inquinamento, il fumo, le sostanze chimiche e lo stress.

    Com’è fatta una ruga e quanti tipi di ruga esistono?

    Una ruga è si presenta come una fenditura lineare della pelle, di profondità variabile. Non esiste una sola tipologia di ruga, ma molteplici:

    • rughe d’espressione, formate dalla trazione ripetitiva dei muscoli mimici. Compaiono già verso i 30 anni, non aumentano di numero, ma con il tempo diventano più profonde ed infine permanenti;
    • rughe gravitazionali, causate dalla perdita di elasticità e collagene del derma, non più in grado di controbilanciare la forza di gravità. Diventano sempre più evidenti con il lento indebolimento delle strutture di sostegno (crono-invecchiamento);
    • rughe attiniche dovute al danno cumulativo provocato dalle radiazioni UV naturali o artificiali sulle fibre elastiche e il collagene. Si presentano come un’accentuazione del reticolo cutaneo che crea una pelle con aspetto “corrugato”, “a pergamena”, fino a diventare “a tessuto sgualcito” in stadio avanzato;
    • pieghe da sonno, determinate dalla postura notturna, ovvero all’appoggio della testa sul cuscino (più evidenti su fronte e guance). Nei soggetti giovani sono reversibili (tendono a sparire dopo 1-2 ore dal risveglio), ma con il tempo tendono a diventare permanenti.

    Classificazione delle rughe in base alla regione di comparsa

    Le rughe possono anche essere distinte in base alla regione del viso dove compaiono:

    Quali errori alimentari contribuiscono a invecchiare la pelle?

    Far prevalere i cibi cotti; ripetere colazioni e pasti senza variare gli alimenti; assumere grassi idrogenati, come quelli contenuti in biscotti, grissini, crackers, oppure cibi verso i quali si sono sviluppate delle allergie. Questi comportamenti predispongono alla formazione di radicali liberi, protagonisti del processo di ossidazione cellulare.

    Leggi anche: La dieta antirughe per una pelle tonica e compatta

    Quali altri errori accelerano il processo di formazione delle rughe?

    Sicuramente uno stile di vita sedentario, il fumo di sigaretta, l’uso di droghe, l’abuso di alcol, l’atteggiamento ansioso cronico, l’esposizione al sole e l’uso smodato di lampade. Peggiorano le rughe anche l’uso eccessivo di trucco, la mancata abitudine a struccarsi la sera, l’uso di cosmetici di scarsa qualità, il mancato uso di scrub/tonico/crema idratante, l’esposizione cronica a smog/inquinamento tipici delle strade delle grandi città.

    Leggi anche: Quando le rughe colpiscono le labbra

    Come posso fare per prevenire le rughe?

    Per prevenire le rughe, o meglio, rallentarne la comparsa e l’intensità, è bene adottare uno stile di vita sano, evitando smog, fumo e stress, non esponendosi mai al sole/lampade UVA senza un’adeguata protezione e difendendosi dal freddo invernale. I cibi che aiutano la pelle a rimanere giovane, eliminando i radicali liberi, sono tutti quelli che contengono le vitamine E, A, C e i microelementi come Zinco e Selenio. E’ importante bere molta acqua ed assumere molta verdura cruda e frutta fresca: essi contengono una maggiore quantità di vitamine. E’ utile anche assumere tisane drenanti. Anche gli integratori alimentari possono aiutare, soprattutto quelli contenenti vitamina A ed E oltre a minerali come rame, manganese, zinco e selenio che bloccano la degenerazione indotta dai radicali liberi.

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    Cosmetici utili contro le rughe

    Per quanto riguarda i cosmetici la regole da seguire sono:

    • Finché si è giovani, prevenire tramite uso quotidiano di una crema idratante;
    • Con il passare degli anni usare a creme più nutrienti, rassodati e ridensificanti;
    • L’età avanza? Utilizza una crema giorno e una crema notte, che favorisca i processi rigenerativi della pelle durante il sonno;
    • Usare sempre una crema contorno occhi, specifica per questa zona delicata e con pelle più sottile.
    • Il Coenzima Q10, un principio attivo specificatamente anti-invecchiamento, che consente di distendere le piccole rughe dell’epidermide, rendendola più tonica e compatta.
    • La Provitamina B5 e la Vitamina E, che svolgono un’azione nutriente, contrastando anche l’azione dei radicali liberi.
    • L’Aloe Vera e la Glicerina, che rendono la pelle splendidamente morbida e idratata.

    Leggi anche: Impieghi terapeutici dell’Aloe Vera nella dieta, nella cosmesi, nelle terapie antitumorali e contro gastrite e colesterolo

    La medicina estetica contro le rughe

    La medicina estetica fornisce tecniche molto efficaci per combattere le rughe, tecniche che possono essere usate da sole ma anche in sinergia per ottenere i migliori risultati. I più diffusi sistemi per trattare le rughe in campo medico estetico sono i filler con acido ialuronico (che riempie la ruga), il peeling (che leviga la cute del volto rimuovendone gli strati più superficiali), la tossina botulinica e la radiofrequenza monopolare (che stendono la ruga).

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