La bufala della frutta in scatola contaminata col virus dell’AIDS

MEDICINA ONLINE FRUTTA NATURA SETE BERE SUCCO ARANCE AGRUMI LIMONI POMPELMI VITAMINE DIETAIn internet sta girando un messaggio-bufala secondo il quale vi sarebbero in circolazione delle confezioni di  frutta in scatola tailandesi deliberatamente infettate con l’HIV. Nel messaggio c’è scritto di non comprare qualsiasi di tipo di marmellata proveniente da quel paese: rambutans, longan, lychee, perché più di 200 pazienti infetti dal virus sarebbero stati obbligati a far gocciolare il proprio sangue nei cibi in scatola. Secondo quanto riportato dal messaggio, il Ministero della salute avrebbe confermato questo fatto e avrebbe ordinato di ritirare i cibi in scatola dalla circolazione. La bufala è stata smascherata da Hoax Slayer.

LA BUFALA

Ovviamente si tratta di una bufala: la storia non assolutamente credibile e non vi è nessun rischio di essere infettati dal virus dell’HIV, che notoriamente non sopravvive al di fuori dell’organismo. Questa storia non è altro che una delle numerose sull’AIDS che circolano da anni: tempo fa c’era la Pepsi contaminata con l’Aids, poi è arrivato il turno del ragazzino morto dopo aver mangiato cibo che conteneva il sangue infetto di un cuoco con l’HIV, poi è arrivato il turno delle bottiglie di ketchup contaminate con il sangue. Chi ha diffuso questa notizia quindi, è solo uno dei tanti che sta cercando di creare scompiglio.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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I tuoi capelli hanno sicuramente la tricoptilosi e tu non sai neanche cos’è, scopri di cosa si tratta!

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI BELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP ROSAOggi parliamo di un tipico problema che le donne reputano molto fastidioso e contemporaneamente noi uomini non riusciamo a comprendere: la tricoptilosi. Ma di che si tratta? La tricoptilosi è una diffusissima anomalia delle punte dei capelli, le quali si presentano tipicamente biforcute. Insomma tricoptilosi è nient’altro che il nome tecnico delle… doppie punt! Spesso anche se la donna tratta i suoi capelli con tanta cura e amore, le doppie punte continuano ad apparire. Vediamo ora di capire il perché vengono e come possiamo fare per evitarle.

Cosa sono le doppie punte?

La tricoptilosi, ovvero le doppie punte, è una vera è propria rottura del capello, che così facendo da origine alle doppie punte, o a volte anche a maggiori sfaldature. Questo avviene perché nel capello creiamo delle bolle d’aria che scoppiando rompono il capello dividendolo, in capelli molto lunghi si possono vedere le doppie punte non solo alla base, ma anche in mezzo al fusto. La causa siamo sempre noi e spesso è colpa di eccessive cure, vediamo quali.

Quali sono le cause delle doppie punte?

1) I lavaggi troppo frequenti, anche se con prodotti che noi pensiamo siano non troppo aggressivi, vanno a togliere l’alimento base del fusto creando uno squilibrio nel manto idrolipidico. Il capello va lavato quando è sporco, non quando non sta in piega.

2) Un cattivo uso di phon e piastre è un altro fattore determinante nella rottura del capello, spesso si usa attrezzatura non professionale e si ha poca manualità. Ci si deve prendere il tempo necessario ad asciugare la chioma senza usare calore e velocità eccessive per non “bollire” il capello e mantenerlo idratato.

3) Una cattiva manipolazione del capello può essere una delle cause. Il capello bagnato è estremamente più fragile rispetto a quello asciutto, ad esempio il pettinarlo con spazzole o pettini a denti troppo stretti o addirittura con pinza fermacapelli (spesso lo vedo fare per fretta sotto le docce nelle palestre o al mare) lo spezzerà e da quella rottura nascerà una doppia punta. Usare pettini a denti larghi con punta arrotondata. Evitare l’uso di spazzole con setole sintetiche.

4) Infine mettiamo anche trattamenti troppo aggressivi, shampoo alcalini, decolorazione permanenti o stirature chimiche, dove non seguono cure appropriate, acconciature tipo rasta, fermagli applicati sempre nella stessa zona e bigodini non applicati nella giusta maniera. Da ricordare anche l’uso esagerato di piastre stiranti/arriccianti.

Come prevenire le doppie punte?

Usare sempre prodotti idonei al nostro tipo di capello e variarlo a secondo delle esigenze, prendersi del tempo per lavarseli e acconciarseli per dare le giuste cure, usare sempre condizionanti come maschere, balsamo e gocce in olio o crema per le punte, evitare di pettinarsi in modo eccessivo, ad esempio piastre o pieghe giornaliere, una spuntatina almeno tre volte l’anno o appena vedete apparire la punta incriminata.

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Suicidarsi a causa del Minority Stress: minoranza, discriminazione e sofferenza

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO TRISTE TRISTEZZA SUICIDIO DEPRESSIONE PAURA AIUTO

Proprio ieri Roma è stata scossa dal suicidio di Simone, un giovane 21enne omosessuale:

“Sono gay. L’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”

Queste le parole che il giovane ha lasciato prima di gettarsi nel vuoto, dall’altissimo palazzo Pantanella, famoso specialmente tra i romani che come me si recano spesso in zona San Giovanni passando dalla Tangenziale Est. Si tratta purtroppo della terza tragedia, in appena dodici mesi, che vede come protagonista un giovane omosessuale nella Capitale. Purtroppo il tasso di suicidi tra le persone omosessuali è circa tre volte più alto rispetto alla popolazione eterosessuale, questo perché l’appartenenza ad una minoranza – in questo caso riguardante l’orientamento sessuale ma potrebbe riferirsi ad una minoranza etnica o religiosa – è essa stessa fonte di stress a causa dei pregiudizi e delle discriminazioni compiuti dal resto della popolazione. Tale stress, di cui oggi vi parlo, in ambienti anglosassoni prende il nome di Minority Stress.

Il “Minority stress” è un importante settore di ricerca in psichiatria e psicologia portato avanti in particolar modo dal Dr. Meyer (Ilan H. Meyer, Ph.D., Professore di Scienze Cliniche Socio-sanitarie e Vice Presidente per i programmi MPH presso il Dipartimento di Scienze medico-sociale a Mailman School of Public Health della Columbia University).

“Minority stress” (stress delle minoranze) è il nome che la psichiatria americana dà al disagio psichico che deriva dalla discriminazione e dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza. Nello sviluppo psicologico, il riconoscimento sociale ha grande importanza perché permette a una rappresentazione interna di consolidarsi nella mente come legittima e convalidata. Questa stabilizzazione assume a sua volta importanza perché, nel costituirsi come «possibile» e «legittima», perde il suo contenuto «minaccioso» e quindi disincentiva le azioni violente e persecutorie nei suoi confronti (come per esempio bullismo, omofobia sociale). Le sue aree di ricerca includono lo stress e la malattia nelle popolazioni di minoranza, e in particolare il rapporto tra status di minoranza e l‘identità di minoranza, il pregiudizio e la discriminazione; si interroga su quali siano i risultati in fatto di salute mentale in minoranze sessuali e quale l’intersezione di fattori di stress di minoranza relative ad un orientamento sessuale, alla razza/etnia, all’età e al sesso.

Sul libro “Disgusto e umanità” (Nussbaum Martha C.) è anche ben descritto come le situazioni di stress si possano verificare a livello inconsapevole e ci sono infiniti motivi di stress inconscio nella vita quotidiana di tutti noi. E’ vero però che anche per chi si sente pienamente accettato, queste situazioni di forzatura a lungo andare possano causare comunque condizioni di stress, infatti pare che a lungo termine volenti o nolenti queste piccole gocce di stress quotidiano tocchino quasi tutti.

Lo stress, è generalmente concepito come una condizione avente il potenziale di suscitare il meccanismo adattivo dell’individuo. La risposta allo stress può verificarsi a fronte di eventi di vita minori o maggiori. Il Dott. Meyer ha sottolineato che lo stress non è l’ unico per gli individui appartenenti ad una qualsivoglia minoranza: il “minority stress” viene da svantaggi, da stigmi e pregiudizi che le persone incontrano. Questo tipo di stress richiede perciò risposte adattative speciali. A tale proposito, spesso le minoranze traggono dai propri meccanismi personali e comunitari a livello di coping, le risorse per sviluppare la resilienza e la robustezza. Allo stesso modo, le persone che adottano una forte identità di minoranza possono essere in grado di gestire nel modo migliore questi fattori di stress, come anche allontanamenti e licenziamenti, oppure affrontare discriminazioni e atteggiamenti pregiudicanti nei loro confronti affermando un’ autovalutazione positiva.

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50 mila volte GRAZIE!

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Sesso Laser Rughe Sale Intestino stitichezza pelle blog scienza 50000 GrazieCome potete vedere dal contatore nella colonna qui a destra, sotto la sezione “Articoli più letti”, proprio oggi questo sito ha superato i 50 mila accessi. La cosa che più mi riempie di gioia, ancor più del numero in se, è il trend: gli accessi di agosto sono stati poco più di 3000, a settembre gli accessi sono stati quasi 10000 e questo mese più di 15 mila! Grazie a tutti coloro che continuano a leggermi e a linkare i miei articoli su facebook e sugli altri social.

GRAZIE!

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Male da ora solare: il drammatico primo lunedì dopo il cambio dell’orario

MEDICINA ONLINE ORA LEGALE SORALE OROLOGIO NUMERI TEMPO CALENDARIO OROLOGIOIrritabilità, cattivo umore e sensazione di fatica: il primo lunedì dopo il passaggio all’ora solare non è facile per un italiano su quattro, che soffrirebbe di un ‘jet lag’ da cambio dell’ora. Bisogna però precisare che non tutti soffrono allo stesso modo il ritorno all’ora solare. Si tratta comunque di un piccolo jet lag, e soprattutto i bambini e gli anziani soffrono di più. Un adulto deve solo avere la pazienza di aspettare due o tre giorni per l’adattamento al nuovo orario. Col ritorno all’ora solare, i soggetti che hanno l’orologio biologico particolare del ‘gufo’ stanno meglio, perché dormono un’ora in più al mattino.

Di fronte a disturbi come la maggiore irritabilità, a volte una persona può essere portata ad assumere ansiolitici o anche bevande alcoliche a scopo ansiolitico, invece è più opportuno idratarsi, come  occorre fare per superare più facilmente il jet lag in caso di viaggi transcontinentali. Meglio bere appena svegli e nel corso della giornata, piuttosto che prima di andare a letto: questo soprattutto per non interrompere il sonno notturno per la necessità di urinare. A tal proposito occorre ricordare che la necessità di eliminare frequentemente l’urina durante il riposo può essere collegato a un problema respiratorio notturno, come il russamento e le apnee: infatti in questo caso si ha il rilascio dell’ormone natriuretico, che è una sorta di diuretico naturale”.

Per approfondire: Jet lag: cos’è, quanto dura, sintomi, rimedi e melatonina

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L’incredibile allergia di Ashleigh Morris

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Fumare Laser Rughe Pelle Pulsato Macchie Lifting Ashleigh Morris Allergia AcquaAshleigh Morris non può nuotare, né farsi un bagno caldo, né tantomeno una doccia rilassante dopo un intero giorno di stress: è allergica… all’acqua. Da 5 anni infatti la pelle di Ashleigh, 19enne di Melbourne, Australia, non può (e non deve) venire in contatto con l’acqua a qualsiasi temperatura essa sia, pena i tipici sintomi da allergia quali rossore, gonfiore, prurito e dolore. Perfino il suo stesso sudore la fa stare male. La sua malattia viene chiamata Aquagenic urticaria, patologia rarissima e senza cure.

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Gabriella Miller: si è spenta a 10 anni la bimba che combatteva per i bambini malati di cancro

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere fumare Cancro Gabriella MillerQuando la vostra vita vi appare triste e buia, ripensate a questa storia e riconoscete che siete in realtà fortunatissimi. Se leggete queste righe significa che siete vivi, mentre alla tenera età di 10 anni si è spenta Gabriella Miller, bambina statunitense diventata nel giro di poco tempo simbolo della lotta al cancro infantile. A dare l’annuncio della morte sono stati i suoi genitori attraverso una breve nota pubblicata sulla pagina Facebook “Make a Wish with Gabriella” creata lo scorso anno per sostenere la causa. Gabriella viveva nella contea di Loundon, in Virginia, Stati Uniti ed aveva subito un estenuante trattamento per la cura del tumore al cervello inoperabile. Il cancro era stato diagnosticato nel novembre 2012, ma da una settimana le condizioni della bambina si erano sensibilmente aggravate. La campagna promossa da Gabriella è riuscita a raccogliere quasi 300 mila euro per la Make a Wish Foundation.

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La cannabis ci salverà dalla leucemia?

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE LABORATORIO RICERCA OSPEDALE SCIENZA SCIENZIATO MICROSCOPIO FARMACI CHIMICA TEST ESPERIMENTO ANALISI CLINICHE LABORATORYUn derivato della cannabis sarebbe in grado di distruggere le cellule cancerose presenti nei malati di leucemia, una neoplasia che, solo per citare qualche numero, uccide quasi 24.000 persone ogni anno soltanto negli Stati Uniti. L’utilizzo sperimentale della cannabis nel trattamento della leucemia è stato al centro di una ricerca condotta nel Regno Unito e i risultati dello studio sono stati riportati dall’Huffington Post francese e quello statunitense. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Anticancer Research. Wai Liu, oncologo all’Università di Londra e leader della ricerca, ha affermato: «I cannabinoli svolgono un’azione complessa e interagiscono in una lunga serie di processi attraverso i quali si sviluppa il cancro. Per questo motivo hanno un grande potenziale se paragonati ad altri farmaci che agiscono singolarmente. L’attività dei cannabinoli è impressionante e penso che possano avere un grande futuro specialmente se affiancati alle chemioterapie classiche».

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