Le 5 frasi da non dire mai ad un uomo insicuro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CEFALEA COITALE ORGASMICA SESSUALE SESSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneSpesso siamo portati a credere che solo le donne siano vittime di insicurezze e capaci di ragionamenti al limite del possibile. In realtà le insicurezze e la paura di essere ingannati fanno parte dell’indole umana. Naturalmente ci sono persone che riescono a razionalizzare maggiormente le loro insicurezze e quindi trasformarle in punti di forza. Altre persone invece sono incapaci di gestire le situazioni che le fanno sentire in difetto e possono reagire male in determinate circostanze. Le relazioni amorose fanno emergere molto spesso le insicurezze di uno dei due partner. Quando il partner è insicuro non va mai rimproverato per questo e naturalmente andrebbero evitate delle frasi che potrebbero generare in lui una maggiore insicurezza. Vediamo insieme quali sono 5 frasi da non dire mai a un uomo insicuro.

1) Perché non ti iscrivi i palestra o vai a correre?

Non bisognerebbe mai pronunciare la frase “perché non ti iscrivi i palestra o vai a correre?”. Anche se pronunciata con le migliori intenzioni e senza la volontà di offendere il partner. Se il vostro uomo soffre di insicurezze e voi gli suggerite di fare attività fisica, potrebbe iniziare a credere che non proviate più attrazione per lui. Proponetegli delle attività da svolgere insieme, ne sarà sicuramente più felice.

2) Sai, il fidanzato della mia amica ha fatto…

L’uomo insicuro non sopporta i confronti con altri uomini. Evitate sempre frasi come “sai, il fidanzato della mia amica ha fatto..”, finirebbe con l’odiare senza alcun motivo il ragazzo della vostra amica e inoltre penserà che voi lo credete buono a nulla.

3) Il mio capo ha organizzato una cena di lavoro, anche i partner sono invitati, ma forse è meglio che tu non venga

Dovete sempre rendere partecipe il vostro fidanzato della vostra vita lavorativa e non. Coinvolgetelo nelle attività extra lavorative e fategli capire che non vi vergognate di lui. Se il vostro uomo è insicuro e voi lo tenete sempre lontano da tutto ciò che ha a che fare con i vostri amici o colleghi, penserà che forse vi vergognate di lui. Quindi non pronunciate mai frasi come: “il mio capo ha organizzato una cena di lavoro, anche i partner sono invitati, ma forse è meglio che tu non venga”. Anche se il motivo per cui gli suggerite di non venire è per evitare che lui si annoi, date a lui la possibilità di scegliere.

4) Ieri ho incontrato il mio ex e abbiamo scambiato due chiacchiere

“Ieri ho incontrato il mio ex e abbiamo scambiato due chiacchiere”: altra fase tabù. Questo vale nei confronti di qualsiasi tipo di partner insicuro e non. Gli ex sono sempre un argomento molto spinoso in ogni coppia. Quando ci si ama è normale essere gelosi, sopratutto degli ex. Se il vostro uomo è insicuro il vostro passato e i vostri ex rappresentano un pericolo ancora più grosso.

5) Il nuovo ragazzo della mia amica è davvero simpatico e carino

Come detto in precedenza i confronti non sono facili da digerire per gli uomini insicuri. Quindi evitate di porre eccessivamente alla loro attenzione qualità e doti di altri ragazzi. Per una civile convivenza evitate dunque anche la frase: “il nuovo ragazzo della mia amica è davvero simpatico e carino”.

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Differenza tra memoria a breve termine ed a lungo termine

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA NERVO FACIALE ATTACCHI PANICO ANSIA IPPOCAMPO IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA LOCUSLa “memoria” è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale. La memoria può essere trattata, in maniera complementare, studiando i processi neurofisiologici associati presenti nel cervello e quelli psicologici, cioè dal punto di vista soggettivo intrapersonale.

Classificazione della memoria per durata

Il più diffuso criterio di classificazione della memoria si basa sulla durata della ritenzione del ricordo, identificando tre tipi distinti di memoria: la memoria sensoriale, la memoria a breve termine, e la memoria a lungo termine. Esperimenti effettuati di recente sugli animali hanno confermato la teoria che prevede due diverse fasi di modellazione sinaptica: la memoria a breve termine ricorre all’ausilio di proteine preesistenti, per modificare in modo temporaneo l’attività sinaptica, mentre quella a lungo termine necessita dell’attivazione di geni e la sintesi di proteine nuove, allo scopo di variare le sinapsi, nella quantità e nella conformazione. Alcuni psicologi sostengono che la classificazione della memoria in base alla durata sia ingiustificata, e sia solo il risultato di diversi livelli di attivazione all’interno di un unico magazzino.

Memoria a breve termine

La memoria a breve termine (o Short-Term Memory) viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

  1. la memoria di lavoro (in inglese Working Memory, o WM), che contiene informazioni che vengono tenute in mente per uno scopo.
  2. la memoria iconica, una tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo visivo, pur essendo terminato, continua a persistere per qualche istante.
  3. la memoria ecoica una tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo uditivo, pur essendo terminato, persiste per qualche istante.

Il concetto di “memoria di lavoro” è stato introdotto da Baddeley ed Hitch, ed è sostanzialmente una modifica al modello di Atkinson e Shiffrin.

La memoria di lavoro, nel modello di Baddeley, è composta da tre componenti funzionali:

  1. l'”Esecutore centrale”, che ha molte affinità funzionali con i processi attentivi, e che coordina la gestione delle richieste cognitive;
  2. il “Loop articolatorio”, o circuito articolatorio, che contiene le informazioni in una forma fonologica, basata sul discorso verbale;
  3. il “Taccuino visuo-spaziale”, o visuo-spatial sketchpad, che è specializzato nella codifica visuale o spaziale delle informazioni.

Secondo diversi ricercatori, la componente del loop articolatorio sarebbe più complessa di quanto Baddeley ed Hitch abbiano ipotizzato in un primo momento; vi sarebbero infatti due diverse sottocomponenti in questo sistema: una passiva, che si basa sull’ascolto del linguaggio, ed una che si basa sulla sua produzione attiva.

Memoria a lungo termine

La memoria a lungo termine (MLT), o Long-Term Memory, viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

  1. memoria semantica: memoria legata alla comprensione del linguaggio; si riferisce ai significati delle parole e dei concetti;
  2. memoria episodica: memoria relativa agli eventi (ad es., la memoria episodica autobiografica è relativa agli eventi della nostra vita);
  3. memoria procedurale: memoria relativa alle azioni e procedure per eseguire comportamenti complessi.

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Cocaina: trattamenti farmacologici per contrastare l’astinenza

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICNon sono ad oggi disponibili farmaci specifici per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da cocaina, come invece avviene in caso di dipendenza da eroina. Quanto affermato è probabilmente dovuto alla complessità dei meccanismi che regolano i sistemi su cui la cocaina agisce, tuttavia, se si considerano le diverse estrinsecazioni patologiche che l’assunzione di cocaina produce, è possibile individuare, per i vari gruppi di problemi clinici, strategie di intervento sulla base delle condizioni cliniche sintomatiche e per i problemi correlati. In questa prospettiva, l’approccio dimensionale ai problemi clinici può fornire una chiave di lettura che permette l’utilizzo razionale di farmaci che possono contribuire alla gestione del paziente in modo integrato con una più ampia ed articolata strategia di intervento. Il trattamento del cocainomane deve essere preceduto da una attenta valutazione clinica (medica, psichiatrica e tossicologica), sia anamnestica che obbiettiva.

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Intervento ambulatoriale od ospedaliero
Il trattamento dell’astinenza da cocaina rappresenta un processo fondamentale per l’ex cocainomane: il periodo dell’astinenza è infatti un momento estremamente a rischio per la ricaduta in quanto il malessere percepito può accompagnarsi a forte craving (desiderio impulsivo ed impellente di assumere la sostanza). L’astinenza quindi, a seconda del livello di gravità, delle condizioni soggettive del paziente o di quelle ambientali di vita, richiede di fare una prima valutazione del contesto più appropriato dove effettuare il trattamento: ambulatorio o ambiente protetto.
L’intervento ambulatoriale durante il trattamento farmacologico, nel caso di quadri di gravità lieve-media, consente al paziente di rimanere nel suo contesto ambientale famigliare e lavorativo e inoltre risulta più vantaggioso in termini di costi dell’assistenza.
L’intervento in ambiente ospedaliero sarebbe da riservare a casi più gravi sia per il grado di sofferenza soggettiva che per la presenza di complicanze psichiche e/o organiche che richiedano osservazione, contenimento, trattamento specifico e assistenza.
Nei casi in cui vi sia rischio di ricaduta e difficoltà a mantenere l’adesione ai trattamenti, a causa di problemi ambientali, per compromissione delle relazioni famigliari o per la persistenza di stimoli per il craving nel contesto sociale (disponibilità di cocaina), le misure di ricovero o di inserimento in ambiente residenziale protetto specifico possono contribuire a contenere i rischi e a interrompere l’andamento ricorsivo delle ricadute.

Farmaci per trattare l’astinenza da cocaina
In una certa quota di casi l’astinenza da cocaina non presenta aspetti di particolare gravità e può non necessitare di interventi farmacologici. Altri soggetti invece possono sperimentare quadri di malessere più grave, con ansia, disturbi dell’umore e disforia, tali da costituire elementi di alto rischio di ricaduta, e vissuti con forti sentimenti di fallimento e frustrazione.
Anche per il trattamento dell’astinenza da cocaina non sono indicati trattamenti di specifica e provata efficacia. è comunque utile anche qui fare delle considerazioni sull’approccio farmacologico agli aspetti dimensionali del fenomeno e quindi orientarsi a scegliere un tipo di intervento basato sul controllo dei sintomi più rilevanti riscontrati clinicamente. In linea teorica i farmaci da cui ci si attenderebbero i migliori risultati dovrebbero essere quelli ad attività di incremento sui sistemi della dopamina e modulatori di altri sistemi di neurotrasmettitori implicati negli effetti della cocaina.
La bromocriptina, al dosaggio di 2-10 mg, ha mostrato di avere qualche vantaggio nel contribuire al controllo del craving. Allo stesso modo l’amantadina è sembrato contribuire al trattamento in questo senso. I dati di studi clinici controllati comunque non confermano le osservazioni empiriche riportate, e sono probabilmente necessari ulteriori studi di utilizzo, con modalità e in contesti diversi.
Altri farmaci che possono essere di aiuto nel trattamento dell’astinenza sono le benzodiazepine a lunga emivita che garantiscono un discreto controllo dell’ansia e della disforia.

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Cocaina in gravidanza: effetti sul feto e sul bambino

Fumi durante la gravidanza Spegni subito quella sigarezza se vuoi davvero bene al tuo bambinoNegli ultimi anni si è riscontrato un significativo aumento del consumo di cocaina da parte di donne in gravidanza. Sono quindi aumentati l’interesse e gli studi relativi alle alterazioni prodotte da questa sostanza durante la gestazione. La cocaina può superare la barriera placentare accumulandosi nei tessuti fetali ed esercita un’azione vasocostrittrice a livello dell’arteria ombelicale, riducendo il flusso ematico e causando ipossia fetale.

Effetti sul feto
Gli effetti dell’uso di cocaina da parte di donne in gravidanza sul feto non sono completamente noti. Tuttavia, molti studi scientifici riportano che bambini nati da madri che consumano cocaina durante il periodo di gestazione nascono spesso prematuramente, con parti che durano a lungo. Al momento della nascita mostrano una circonferenza cranica inferiore e sono anche di lunghezza inferiore rispetto ai bambini di madri che non hanno fatto uso di cocaina in gravidanza. Con l’ecografia si sono riscontrati nei feti di madri che assumevano cocaina un maggior numero di movimenti, una maggior irritabilità e la presenza di “scatti”, indipendentemente dalla dose assunta e dal tempo intercorso tra l’assunzione e l’ecografia. Nonostante ciò, è difficile stimare con precisione le conseguenze dell’uso di droghe da parte della madre e determinare quale rischio sia associato ad una o l’altra sostanza. Ciò si spiega con il fatto che sono numerosi i fattori che possono interagire con il feto: la quantità e il numero di droghe consumate, l’esposizione ad ambienti sociali violenti, le condizioni socio-economiche, l’alimentazione della madre, altre condizioni di salute, l’esposizione ad altre malattie sessualmente trasmissibili. Studi longitudinali finalizzati ad individuare eventuali disturbi cognitivi in questi bambini hanno evidenziato alterazioni del linguaggio e del QI.

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Lievi ma significativi deficit
Un tempo si riteneva che i bambini nati da madri che in gravidanza facevano uso di crack fossero destinati a soffrire di danni irreversibili, incluse delle abilità intellettuali e sociali ridotte. Studi scientifici hanno mostrato che questa convinzione era errata. Tuttavia, il fatto che la maggior parte di questi bambini appaia comunque normale non deve far pensare che non ci possano per loro essere delle complicazioni. Grazie all’impiego di tecnologie avanzate, gli scienziati stanno mostrando che l’esposizione a cocaina durante lo sviluppo fetale può comportare dei lievi ma significativi deficit in alcuni bambini, inclusi deficit delle performance cognitive e del processamento delle informazioni, elementi importanti per la realizzazione del pieno potenziale di un bambino. Inoltre, da alcuni studi è emerso che i bambini esposti a cocaina durante il periodi di gestazione mostrano problemi di tipo comportamentale ed erano più irritabili rispetto ai figli di donne che non avevano consumato cocaina in gravidanza e mostravano riflessi più lenti. Questi effetti sulla crescita e il comportamento sono consistenti con altri risultati riportati in letteratura e con l’ipotesi che l’esposizione prenatale alla cocaina influisca sullo sviluppo comportando dei cambiamenti sul sistema dei neurotrasmettitori.

Neuroni dopaminergici
Alcuni studiosi sostengono che le alterazioni comportamentali causate dalla somministrazione di cocaina abbiano bisogno di metodi sensibili per essere evidenziate. La ricerca sperimentale condotta su animali sembra identificare quali importanti responsabili di questi effetti sul comportamento e sullo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale, i sistemi dopaminergici. Sembra che la cocaina, infatti, somministrata cronicamente nell’animale adulto, provochi una sensibilizzazione del sistema dopaminergico a partenza mesencefalica, inducendo una “down-regulation” se somministrata in fasi ontogenetiche precoci. Questo indica che l’abuso di cocaina determina, a livello delle vie dopaminergiche, processi molecolari specifici in rapporto al particolare periodo di somministrazione. L’esposizione in utero a cocaina riduce la funzionalità dei sistemi di trasduzione del segnale a carico del recettore D1 accoppiato alla proteina G di tipo stimolatorio. Questa alterazione induce eventi biochimici che possono influire sullo sviluppo e sulla attività dei neuroni dopaminergici in aree cerebrali coinvolte nella regolazione dei comportamenti influenzati da somministrazione prenatale di cocaina.

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Meccanismo d’azione della cocaina: il reuptake della dopamina

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma CERVELLO 75% DI ACQUA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sessualità Sex Filler BotulinoLa cocaina è uno psicostimolante che agisce a livello del sistema nervoso centrale (SNC).
Nel SNC, i neuroni, cellule del cervello, utilizzano delle sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, per comunicare tra loro. Ad ogni stimolo si ha rilascio di neurotrasmettitori che comportano una risposta specifica. Uno dei neurotrasmettitori coinvolti nei fenomeni di dipendenza è la dopamina.
Questa viene rilasciata dai neuroni per dare una risposta a segnali naturali di piacere come potrebbero essere il richiamo del cibo, il sesso.
La dopamina rilasciata dai neuroni attiva una risposta, ovvero una sensazione di benessere. Una volta completata la sua funzione, la dopamina rilasciata in circolo, viene riciclata (“reuptake”) per ripristinare una condizione di normale equilibrio.

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La ricaptazione della dopamina
Il meccanismo di azione della cocaina sembra essere dovuto principalmente ad una inibizione del “reuptake” (ricaptazione) della dopamina, ovvero del recupero da parte delle terminazioni neuronali della dopamina rilasciata in seguito a stimoli. Il risultato di questa azione di blocco del reuptake si manifesta come un aumento delle concentrazioni di dopamina libera tra le terminazioni neuronali nel cervello. Il neurotrasmettitore è così ancora in grado di stimolare il cervello e prolungare la sensazione di piacere ricercata dagli utilizzatori.
La dopamina, infatti, è uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nel meccanismo del piacere e della ricompensa nel nostro cervello. Le droghe di abuso agiscono generalmente in termini di aumento del rilascio della dopamina per provare sensazioni di piacere.

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Depilazione inguine: i metodi più efficaci, indolori e sicuri

MEDICINA ONLINE FOLLICOLITE DA DEPILAZIONE INGUINE INGUINALE COSCE GAMBE PUBE CAUSE RIMEDI NATURALI CURELa ceretta è sicuramente il metodo più diffuso e di gran lunga il più efficace, sebbene all’inizio possa rivelarsi doloroso. Con la ceretta inguinale infatti, il bulbo pilifero viene strappato assieme al pelo, lasciando la pelle liscia per circa 3 settimane. Inoltre il nuovo pelo ricrescerà più morbido e sottile e sarà più facile da eliminare nelle depilazioni successive.

La crema depilatoria è totalmente indolore e permette una depilazione molto precisa. Ti consigliamo questo metodo solo se vuoi una depilazione semplice, se invece vuoi procedere a una depilazione molto sgambata evita questo metodo, poiché contiene agenti chimici che possono irritare la pelle o le mucose.

Il rasoio è sicuramente il modo più rapido e indolore per eliminare i peli superflui, tuttavia con questo metodo i peli vengono solo tagliati, non strappati insieme al bulbo come accade invece con la depilazione, quindi ricrescono piuttosto rapidamente. Se scegli di usare il rasoio, per precauzione rasati sempre sotto la doccia e solo dopo aver insaponato bene la parte interessata, per evitare di tagliarti. Rasarsi a secco è altamente sconsigliato.

Il rasoio elettrico non è particolarmente indicato per la depilazione dell’inguine, e in generale per le zone sensibili ricche di ghiandole, come ad esempio le ascelle, dunque sarebbe opportuno evitarlo. Per le parti intime, l’ideale sarebbe la cera a freddo con le strisce depilatorie, in quanto più delicata e meno invasiva della tradizionale ceretta a caldo, oltre ad essere un comodo metodo di ceretta da fare a casa. Ci sono comunque diversi metodi di depilazione fai da te, tra cui scegliere, in base alle proprie esigenze e preferenze.

In ogni caso, la ceretta inguinale resta il metodo migliorare per garantire una depilazione perfetta nelle parti intime, in quando più duratura ed efficace, anche se leggermente più dolorosa. Non bisogna scordare poi, che con la ceretta all’inguine, si evita follicolite e peli incarniti e si garantisce una ricrescita molto più lenta con conseguente indebolimento del pelo.

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Differenza tra colecisti e cistifellea

MEDICINA ONLINE BILE DOTTO EPATICO COMUNE CISTICO COLEDOCO CISTIFELLEA COLECISTI FEGATO DIGESTIONE ANATOMIA SCHEMA SISTEMA BILIARE SINTESI IMMAGINEPotrebbe sembrare una domanda banale ma, dal momento che il paziente non è quasi mai un “addetto ai lavori”, è importante fare chiarezza: qual è la differenza tra “colecisti” e “cistifellea”? Non c’è alcuna differenza: i due termini sono infatti sinonimi ed indicano il medesimo organo del corpo umano; a tal proposito leggi: Cistifellea: cos’è, a cosa serve e dove si trova

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Diencefalo: anatomia, struttura e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA  NERVO FACIALE ATTACCHI PANICO ANSIA IPPOCAMPO IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE DIENCEFALO.jpgIl diencefalo è una porzione dell’encefalo. Assieme al telencefalo (gli emisferi cerebrali più i nuclei della base) costituisce il cervello. Mediano e simmetrico, con forma di piramide tronca, è intercalato tra i centri assiali inferiori (midollo spinale, tronco encefalico) e quelli superiori (telencefalo). Al suo interno si ritrova la cavità del terzo ventricolo. Il diencefalo è situato rostralmente rispetto al mesencefalo, con il quale condivide alcune formazioni nucleari, ed è completamente rivestito dal telencefalo (ad eccezione della sua superficie ventrale, che affiora liberamente sulla superficie encefalica). Di conseguenza, esso risulta visibile solo dopo ampia demolizione degli emisferi telencefalici e della sostanza bianca che lo avvolge.

Il diencefalo deriva dalla primitiva vescicola prosencefalica del tubo neurale, la quale, attorno al 32º giorno di gravidanza, si divide ulteriormente in due vescicole distinte, telencefalica e diencefalica. Da quest’ultima derivano poi il diencefalo e le altre formazioni comunicanti, quali la retina.

Posizione e rapporti

Il diencefalo si trova al centro della scatola cranica, ed è delimitato rispetto al telencefalo dalla capsula interna. Per la sua descrizione si usa suddividerlo in una faccia dorsale, una faccia ventrale o ipotalamica, due facce laterali, una faccia anteriore ed una faccia posteriore.

  • La faccia dorsale del diencefalo è ricoperta dalla tela corioidea superiore, che contribuisce alla costituzione dei ventricoli laterali: questa si riflette nel punto in cui viene a contatto con la superficie diencefalica, dando luogo ad una linea molto spessa, orientata in senso sagittale, che prende il nome di tenia del talamo. All’estremo posteriore della faccia dorsale del diencefalo troviamo due formazioni, l’epifisi e l’abenula.
  • La faccia ventrale o ipotalamica è l’unica porzione del diencefalo ad affiorare sulla superficie encefalica, e pertanto risulta visibile ad occhio nudo senza bisogno di demolire nessun’altra formazione. La faccia ventrale è delimitata posteriormente dal tronco encefalico (e precisamente dai peduncoli cerebrali), anteriormente dal chiasma ottico che la separa dai lobi frontali, e lateralmente dai poli temporali dei due emisferi. In direzione anteroposteriore, si riconoscono nella faccia ventrale tre strutture fondamentali assegnate all’ipotalamo, e cioè il chiasma ottico, il tuber cinereum o peduncolo ipofisario ed i corpi mammillari.
  • Le facce laterali del diencefalo sono costituite dai due talami, le più voluminose delle diverse strutture che compongono il diencefalo stesso. Queste facce sono a stretto contatto con il telencefalo, dal quale sono separate solo per l’interposizione della capsula interna; dorsalmente, i talami sono invece ricoperti dal nucleo caudato, un nucleo telencefalico, per cui diventa molto difficile stabilire un confine tra queste due formazioni, ed in genere si sceglie a questo scopo il solco optostriato.
  • La faccia anteriore comprende anch’essa i poli anteriori dei soli talami, ed ha un’estensione abbastanza modesta. I suoi limiti possono essere individuati dal chiasma ottico, in basso, e dai forami interventricolari (di Monro), in alto.
  • La faccia posteriore del diencefalo non ha una vera e propria connotazione anatomica, e può essere individuata come un piano virtuale che si estende dalla commessura posteriore fino al limite posteriore dei corpi mammillari ipotalamici.

Struttura

Come già detto, il diencefalo contiene al suo interno la cavità del terzo ventricolo, che permette di suddividere con un piano sagittale l’intera struttura in due metà pari e simmetriche. Ciascuna di queste due metà può essere ulteriormente suddivisa in una porzione ventrale ed in una dorsale, grazie all’esistenza di un solco che attraversa in senso trasversale tutta la cavità del terzo ventricolo, e che viene denominato solco ipotalamico. La porzione ventrale, ossia quella parte di diencefalo che rimane al di sotto di tale solco, comprende:

  • l’ipotalamo, una formazione impari e mediana che si estende dal chiasma ottico, anteriormente, fino ai corpi mammillari, che ne rappresentano il limite posteriore;
  • il subtalamo, pari e simmetrico, localizzato lateralmente all’ipotalamo da ciascun lato, che contiene una serie di formazioni grigie e bianche in diretta continuazione con il mesencefalo sottostante.

La porzione dorsale, ossia quella che rimane al di sopra del solco ipotalamico, comprende invece:

  • il talamo, la porzione più voluminosa del diencefalo, a cui sono assegnate importantissime funzioni di ricezione e ritrasmissione delle informazioni a provenienza sia periferica che centrale;
  • l’epitalamo, in posizione arretrata rispetto al talamo;
  • il metatalamo, situato posterolateralmente rispetto al talamo e comprendente solo i corpi genicolati mediali e laterali.

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