Schizofrenia: sintomi iniziali, violenza, test, cause e terapie

MEDICINA ONLINE ELETTROSHOCK TERAPIA ELETTROCONVULSIVANTE TEC PSICHIATRIA DEPRESSIONE LOBOTOMIA SCHIZOFRENIA CERVELLO SISTEMA NERVOSO A BEAUTIFUL MIND ELETTRICITA SCOSSA OGGI LEGGE COSEL’incubo della schizofrenia è non sapere ciò che è reale. Immagini, se ad un tratto venisse a sapere che le persone, i luoghi ed i momenti più significativi per lei non fossero spariti o morti, ma peggio ancora… non fossero mai esistiti. 

Che razza di inferno sarebbe?

(dal film “A Beautiful Mind“, da cui è tratta anche l’immagine in alto)

La schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività, da un decorso superiore ai sei mesi, con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare le normali attività di vita della persona.

Violenza

Gli individui affetti da gravi malattie mentali tra cui la schizofrenia hanno un rischio significativamente maggiore di compiere reati sia violenti che non violenti. D’altra parte, la schizofrenia è stata a volte associata a un più alto tasso di atti di violenza, anche se questo è in primo luogo dovuto agli alti tassi di consumo di droga da parte degli affetti. I tassi di omicidi legati alla psicosi sono simili a quelli correlati all’abuso di sostanze. Il ruolo della schizofrenia sulla violenza, indipendentemente dall’abuso di stupefacenti, è controverso, tuttavia alcuni aspetti della storia individuale o dei propri stati mentali possono esserne causa. La copertura mediatica relativa alla schizofrenia tende a focalizzarsi su rari e insoliti episodi di violenza. Inoltre, in un grande campione rappresentativo analizzato in uno studio del 1999, il 12,8% degli statunitensi crede che gli individui con schizofrenia “molto probabilmente” possano compiere atti violenti contro gli altri e il 48,1% ha dichiarato che ciò era “piuttosto probabile”. Oltre il 74% ha dichiarato che le persone affette da schizofrenia erano o “poco capaci” o “non in grado del tutto” di prendere decisioni riguardanti il loro trattamento e il 70,2% ha detto lo stesso delle decisioni riguardo alla gestione del denaro. Secondo una meta-analisi, la percezione comune riguardo agli individui affetti di psicosi come persone violente, è più che raddoppiata a partire dagli anni cinquanta.

Leggi anche: Amare uno schizofrenico: come comportarsi con uno schizofrenico?

Cause e fattori di rischio

Una combinazione di fattori genetici e ambientali gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della schizofrenia. Le persone con una storia familiare di schizofrenia e che soffrono di una psicositransitoria hanno una probabilità che va dal 20 al 40% di ricevere una diagnosi entro un anno. Per approfondire leggi:

Come si sviluppa la schizofrenia?

La cause esatte dello sviluppo della schizofrenia, non sono ad oggi ancora del tutto note. Tra le ipotesi dello sviluppo di schizofrenia ci sono cause fisiopatologiche ed anche relative a violenze sessuali e traumi intensi vissuti soprattutto in giovane età. Per approfondire la patogenesi della schizofrenia, leggi: Come si diventa schizofrenici

Segni e sintomi iniziali e tardivi

In una persona con diagnosi di schizofrenia possono verificarsi allucinazioni uditive, deliri (generalmente di natura bizzarra o persecutoria), disordine nel pensiero e nel linguaggio. Queste ultime possono variare da perdita del filo logico di un discorso a frasi solo vagamente collegate nei casi più gravi; per approfondire, leggi: Come riconoscere uno schizofrenico: primi sintomi di schizofrenia

Diagnosi

Per la diagnosi di schizofrenia conta sia la natura sia la durata dei sintomi (sintomi che differiscono per durata caratterizzano ad esempio il disturbo schizofreniforme). I sintomi psicotici possono essere presenti in molti altri disturbi mentali, tra cui il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità, le intossicazione da sostanze stupefacenti e la psicosi farmaco-indotta. Per approfondire: Comportamento schizofrenico: come fare diagnosi di schizofrenia

Test per la schizofrenia

Esistono test attendibili per diagnosticare la schizofrenia? A tal proposito leggi: Test per la diagnosi di schizofrenia

Trattamento

Il trattamento primario della schizofrenia prevede l’uso di farmaci antipsicotici, spesso in combinazione con un supporto psicologico e sociale. L’ospedalizzazione può essere necessaria solo per gravi episodi e può essere decisa volontariamente o, se la legislazione lo permette, contro la volontà del paziente. Per approfondire: Schizofrenia: come si cura

Prognosi

La schizofrenia è una condizione che comporta elevati costi sia umani, sia economici. La condizione si traduce in un’aspettativa di vita ridotta di 12-15 anni rispetto alla popolazione generale, soprattutto a causa della sua associazione con l’obesità, a stili di vita sedentari, al tabagismo e a un aumento del tasso di suicidi che, tuttavia, riveste un ruolo minore. Questa differenza nella speranza di vita è aumentata tra gli anni settanta e anni novanta, e tra gli anni 1990 ed il primo decennio del XXI secolo non è sostanzialmente cambiata neppure in un sistema sanitario con accesso aperto alle cure (come in Finlandia). La schizofrenia è una delle principali cause di disabilità, con la psicosi attiva classificata come la terza condizione più invalidante dopo la tetraplegia e la demenza e davanti alla paraplegia e alla cecità. Circa tre quarti delle persone con schizofrenia hanno disabilità in corso con recidive e 16,7 milioni di persone nel mondo sono considerate con disabilità moderata o grave a causa di questa condizione. Alcune persone guariscono completamente e altre riescono comunque a integrarsi bene nella società. La maggior parte delle persone affette da schizofrenia riescono a vivere in modo indipendente con il sostegno della comunità. Nelle persone con un primo episodio di psicosi, un buon risultato a lungo termine si verifica nel 42% dei casi, un risultato intermedio nel 35% e un risultato scarso nel 27%. Il decorso per la schizofrenia appare migliore nei paesi in via di sviluppo rispetto al mondo sviluppato. Queste conclusioni, tuttavia, sono state messe in discussione. Si riscontra un tasso di suicidi maggiore associato alla schizofrenia, ritenuto essere del 10%; tuttavia un’analisi più recente su studi e statistiche ha rivisto al ribasso la stima portandola al 4,9%. Più spesso i suicidi si verificano nel periodo successivo all’insorgenza della condizione o con il primo ricovero ospedaliero. Spesso (dal 20 a 40% dei casi) vi è almeno un tentativo di suicidio. Vi sono una serie di fattori di rischio, tra cui il sesso maschile, la depressione e un elevato quoziente d’intelligenza. In studi effettuati in tutto il mondo, si è rilevata una forte associazione tra il tabagismo e la schizofrenia. L’uso di sigarette è particolarmente elevata nei soggetti con diagnosi di schizofrenia, con stime che vanno dall’80% al 90% di fumatori abituali tra i pazienti schizofrenici, rispetto al 20% nella popolazione generale. Coloro che fumano tendono a farlo molto e in aggiunta fumano sigarette ad alto contenuto di nicotina. Alcune evidenze suggeriscono che la schizofrenia paranoide possa avere una prospettiva migliore rispetto agli altri tipi di schizofrenia per la vita indipendente e per la vita lavorativa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: cause, sintomi, cure e differenze col disturbo ossessivo-compulsivo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CERVELLO SISTEMA NERVOSO BRAIN (5)Cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità?

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (da cui l’acronimo DOCP), in inglese “Obsessive–compulsive personality disorder” (da cui l’acronimo OCPD) è un disturbo di personalità caratterizzato da: preoccupazione per l’ordine e Continua a leggere

Sindrome da spogliatoio o dismorfofobia peniena: il pene sembra deforme o più piccolo o più grande di quanto sia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO UOMO DOCCIA TRISTE PENE PICCOLO ACQUA LAVA SAPONE DEPRESSIONE STANCO SESSO BARBA CAPELLI FACCIA PELLE CORPOUna delle paure più grandi di ogni uomo è quella di avere un pene diverso da quello degli altri uomini, paura – spesso totalmente immotivata – che porta ansia da prestazione e difficoltà ad approcciarsi con l’altro sesso per paura di mostrare al partner un pene che si ritiene essere deforme o troppo piccolo. Quando questa paura diventa un chiodo fisso, diventa la base su cui si instaura la dismorfofobia peniena, anche chiamata “sindrome da spogliatoio” in quanto chi ne soffre tende a evitare di fare la doccia insieme ad altri uomini in palestra o dopo l’attività sportiva nel timore di essere sottoposti a giudizio per via delle dimensioni o della forma dei propri genitali. A volte queste preoccupazioni non sono motivate dalla presenza di reali anomalie, ma ciò non impedisce ad alcuni uomini di diventare preda di idee ossessive e di comportamenti compulsivi, come il guardarsi continuamente allo specchio nel tentativo di confermare le proprie valutazioni o ricorrere a frequenti controlli medici per potere correggere il (presunto) problema.

Leggi anche: Mappa mondiale della lunghezza del pene: gli italiani quale posizione occupano?

Pene troppo grande per il rapporto

Uno dei lati più scientificamente interessanti della dismorfofobia peniena, in costante aumento tra gli uomini, è che questa patologia non porta necessariamente a vedere il proprio pene come deforme o più piccolo di come realmente sia: chi ne soffre può vedere il proprio pene più grande della realtà e può arrivare a pensare che queste sue dimensioni “esageratamente generose” potrebbero far male alla partner durante il rapporto.

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Le dimensioni di un pene normale ed il confronto con gli attori pornografici

E’ impressionante sapere che circa l’80% dei pazienti che si sottopongono a interventi di allungamento del pene non ne avrebbero alcun bisogno, avendo un organo genitale di dimensioni normali. Ciò rimanda ad una dismorfofobia peniena, che difficilmente si sarebbe risolta con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche: nessuna misura appare abbastanza normale a chi soffre di questa patologia. Ma quali sono queste dimensioni normali? I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene, considerando la difficoltà a procedere in un’indagine valutata come invasiva e le varie tecniche di misurazione utilizzate, hanno evidenziato alcune dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica). La concordanza dei dati evidenzia una dimensione a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza pari a 11- 12 mm.
Lo stato di flaccidità del pene ha una dimensione del tutto variabile e questo dipende essenzialmente da alcuni fattori:

  • la struttura anatomica costituzionale dell’individuo;
  • agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende); oppure troppo fredde (il pene si restringe);
  • condizioni di “salute” dello stesso individuo.

Inoltre, è importante sottolineare quanto la percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale sia visivamente distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte. Probabilmente l’uomo che rimane legato al concetto di potenza-virilità non verrà comunque rassicurato dai dati numerici prima accennati, bensì continuerà a confrontarli con le dimensioni degli organi genitali di uomini più dotati, iniziando un confronto anche con gli attori pornografici superdotati che lo vedrà, per ovvi motivi, quasi sempre sconfitto: tutto questo può rimandare costantemente ad una visione distorta della realtà dei fatti.

Il micropene e la capacità di adattamento della vagina

Gli specialisti concordano nel ritenere che è opportuno parlare di micropene quando la sua lunghezza, in stato di erezione, è inferiore ai 7 centimetri. Condizione davvero molto rara. Questo è stato definito in base all’impossibilità di un pene al di sotto di tale dimensione in erezione, di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm. E’ importante però ricordare che la vagina ha una particolarità essendo una cavità a dimensioni variabili: a riposo le sue pareti sono normalmente unite, durante il coito si allargano per accogliere il pene adattandosi alle sue dimensioni. La vagina possiede una grande elasticità e si conforma a dimensioni diverse, non perdendo mai il contatto con il pene che la penetra dal momento che la natura ha previsto che una perdita di opposizione non determinerebbe la stimolazione ritmica della prostata dell’uomo e quindi eiaculazione e concepimento.

Leggi anche: “Dottore, il mio pene si sta accorciando”: la sindrome della retrazione genitale

Troppa lubrificazione vaginale e poca sensazione di penetrazione

Alla luce di quanto appena detto si può quindi dire che la maggior parte dei peni, siano perfetti per la maggior parte delle vagine, tuttavia alcuni uomini durante la penetrazione hanno la convinzione che il loro pene non sia adatto per quella vagina. Questo viene riportato essenzialmente in alcune sensazioni dove è presente un’abbondante lubrificazione vaginale e dove la donna, non essendo più giovanissima, ha perso “tono vaginale”. Sarebbe necessario ricordarsi che, se la vagina è particolarmente lubrificata, è perché la donna sta vivendo un costante e piacevole stato di eccitazione e dovreste godere di ciò, invece, di farvi problemi sull’abbondanza del liquido vaginale e sulle dimensioni del pene. Anzi, dovreste preoccuparvi se la vostra partner fosse poco o per niente lubrificata! Sembra incredibile ma la lubrificazione vaginale rimane una delle prime causa di sindrome da spogliatoio. Il mio consiglio può essere quello di interrompere temporaneamente il rapporto ed asciugare il pene dall’eccesso di liquido lubrificante femminile, per tornare ad avvertire una sensazione di maggiore penetrazione.

Leggi anche: Il pene si accorcia o no con l’età? Come le misure cambiano negli anni

Diagnosi e cure

La diagnosi è relativamente facile, il soggetto – nonostante le sue dimensioni siano normali – tende generalmente a:

  • rivolgersi insistentemente al medico per avere rassicurazioni (di cui mai si sentirà realmente soddisfatto);
  • evitare i rapporti con l’altro sesso;
  • avere pensieri ricorrenti ed ossessivi riguardo alle dimensioni del pene;
  • avere ansia da prestazione;
  • guardarsi ripetutamente allo specchio i genitali alla ricerca di un difetto che non esiste;
  • guardare di nascosto gli altri peni (nei bagni, sotto le docce della palestra…) per confrontarsi con gli altri, sentendosi sempre il “perdente” del confronto (in ogni caso, anche quando in realtà il pene degli altri è più piccolo del proprio).

Se vi ritrovate in questo quadro, potreste aver bisogno dell’aiuto di un medico (terapia farmacologica) ed un psicoterapeuta che miri a lavorare sul disturbo d’ansia e sul vissuto problematico del soggetto, consentendogli di riappropriarsi della propria autostima e di imparare ad accettare il proprio corpo perché possa essere accettato anche dagli altri. Il problema va affrontato alla radice: la scarsa autostimaGli uomini che si convincono del fatto che i propri organi genitali siano differenti rispetto agli standard medi provano infatti scarsa stima per se stessi. Le loro ansie diventano di frequente motivo di disagio non soltanto nelle relazioni sessuali ma pure nei rapporti sociali e professionali, nei casi più gravi spingendo i soggetti con dismorfofobia all’isolamento.

Ed anche: Come misurare correttamente la lunghezza del pene

Intervento chirurgico o no?

L’intervento chirurgico è generalmente sconsigliato e va considerato solo se esiste realmente una qualche anomalia nella forma o nelle dimensioni del proprio pene che solo il medico può valutare: la chirurgia può rappresentare una soluzione capace di sollevare il paziente dalle sue preoccupazioni, restituendogli una normale vita di relazione, in tutti gli altri casi (pene normale) l’intervento chirurgico è da evitare essendo quasi sicuramente non risolutivo.

Se pensi di soffrire della sindrome da spogliatoio, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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Le 21 cose che non devi MAI dire ad una donna incinta, soprattutto se sei una donna

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA MATERNITA FIGLIO MAMMA MADRE GENITORI CONCEPIMENTO PARTO FETO EMBRIONE (8)Sono un uomo e, ovviamente, non potrò mai capire a fondo come funziona il cervello di una donna, tuttavia negli ultimi mesi una cosa credo di averla imparata con certezza: durante la gravidanza – ma anche subito dopo il parto – qualsiasi donna viene sottoposta ad uno stress incredibile sia fisico che mentale ed  è estremamente fragile, molto più fragile di quanto sia disposta ad ammettere con se stessa e con gli altri.

Chiunque deve dire la propria

Oltre ai vari cambiamenti fisici-estetici-ormonali, alle privazioni che invece non colpiscono il partner, alla paura del parto, al timore che il proprio corpo non sia un buon “incubatore” per il bimbo, ai dolori del parto, alla depressione che molto spesso penetra nella sua mente, alla paura di non essere una brava madre ed alla privazione del sonno caratteristica dei primi mesi dopo la nascita del proprio figlio, la donna deve sopportare una esagerata quantità di consigli da chiunque la veda (specie dalle donne): a partire dal trio madresuocera-cognata, passando per le “amiche” e colleghe di lavoro, fino ad arrivare a perfette sconosciute incontrate alla fermata dell’autobus che pensano di sapere tutto sulla gravidanza perché “il mese scorso sono diventata zia“. Chiunque deve dire la propria, anche chi non ti conosce, chi non ha mai avuto un figlio e chi ha partorito quarant’anni fa quando era tutto diverso. E non importa se il consiglio viene dato in buona fede o per sottolineare malignamente qualche – presunto – errore della futura madre (in questo caso le donne riescono ad essere davvero molto cattive tra di loro, ancora più del solito!). Quasi qualsiasi consiglio o osservazione sarà visto come fastidioso o, comunque, tenderà a minare le fragili certezze di una donna incinta, specie se si tratta del primo figlio.

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Quindi il mio consiglio è quello se possibile di evitare alcune osservazioni che, a mio parere, sono decisamente fuori luogo quando si ha di fronte una donna incinta. Mi rivolgo umilmente soprattutto alle donne, perché la medesima osservazione detta da un uomo, seppure indelicata, manca della sfumatura tipicamente “competitiva” che permea invece la stessa frase detta da una donna.

Ho compilato questa lista con tipiche affermazioni che sento in giro molto spesso e che immagino siano fastidiose per una donna incinta:

1) Una mia amica ha partorito in… E’ inutile dire che una tua amica ha avuto un travaglio di mezz’ora (scatenando aspettative inverosimili e, nel peggiore dei casi, invidia) o di due giorni (scatenando timori che ad una donna incinta non servono proprio).
COSA DIRE INVECE: “il travaglio ha una lunghezza variabile e, con pazienza, riuscirai ad affrontarlo pensando in ogni momento che lo stai facendo per la persona più importante della tua vita: tuo figlio”.

2) Ma vai in maternità cosi presto? Ma vai in maternità così tardi? Ognuno di noi ha un lavoro diverso, un fisico diverso, un temperamento diverso e necessità economiche diverse. Davvero credete che se voi avete smesso di lavorare al sesto mese di gravidanza, potete convincere una donna che invece vuole smettere al quinto o al settimo? E se invece volesse smettere al quarto? Conoscete la storia clinica di chi avete davanti, storia che condiziona molto l’inizio del periodo di maternità? Io credo di no…
COSA DIRE INVECE: “continua a lavorare fin quando ti sentirai in grado di lavorare: se ascolti il tuo corpo sarà lui a indicarti il periodo giusto per stare a casa e riposare in vista del grande giorno”.

3) Che bei capelli che hai ora! Goditeli perché dopo il parto ti diventeranno secchi ed opachi! Frase da evitare, che probabilmente nasconde molta invidia da parte vostra nei confronti di una vostra amica incinta. Evitatela! Si avvicina, per certi versi, ad un’altra frase tipica: “fai sesso ora che sei solo al terzo mese perché dopo il parto il sesso te lo scordi per anni“.

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4) Prima di partorire devi assolutamente fare il corso acquagym per gestanti che ho fatto io. Prima di partorire devi assolutamente leggere il libro che ho letto io. Non è detto che la vostra amica voglia fare il vostro stesso corso di acquagym o leggere il vostro stesso libro. Ognuno si prepara al parto nella maniera che giudica migliore. Conosco donne che non hanno fatto il corso preparto e se la sono cavata benissimo lo stesso il grande giorno.
COSA DIRE INVECE: “io mi sono trovata bene con un libro molto interessante sul parto, se hai voglia di leggerlo te lo presto”

5) Mi raccomando non sparire dopo il parto. Io verrò a trovarti tutti i i giorni. E se invece la tua amica volesse stare per i fatti suoi subito dopo il parto? O con suo marito e basta? O con sua madre e basta?
COSA DIRE INVECE: “dopo il parto sappi che per qualsiasi cosa basta uno squillo: io ci sono!”

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6) Sei sicura che sia solo uno? Forse sono due gemelli: hai una pancia enorme! Sicura che sei solo al sesto mese? Sembri almeno all’ottavo! Anche se dette in buona fede, queste frasi potrebbero generare fastidio in una donna incinta. In gravidanza le trasformazioni del corpo non sono sempre facili da accettare per la donna, che vede cambiata la sua immagine: tienine conto quando commenti la sua fisicità.
COSA DIRE INVECE: “che bel pancione! A parte la pancia non sei cambiata per niente!”

7) Posso toccare il pancione? Questa frase è spesso puramente retorica, perché solitamente viene pronunciata già con la mano appoggiata sulla pancia della donna incinta. La donna può viverla con un senso di invasione e profondo fastidio. La donna incinta potrebbe voler permettere solo a pochissimi intimi di poterle toccare la pancia e, farlo con superficialità dando per scontato di essere in quella cerchia ristretta di persone potrebbe essere un grosso errore.
COSA FARE INVECE: nulla, proprio nulla, state tranquille che – se vuole – sarà la stessa donna incinta a prendere la vostra mano e poggiarla delicatamente sulla sua pancia.

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8) Non ti stancare, riposati, non fare sforzi! Sono suggerimenti ansiogeni e che fanno sentire la donna “malata”. Chi è incinta sa perfettamente di avere limitazioni e già questo è fonte di frustrazione. Quindi non ha bisogno di sentirselo ribadire.
COSA DIRE INVECE: “coccolati e fatti un po’ viziare dal tuo uomo”.

9) Hai paura del parto? Ma che domanda è? Ogni donna che lo ammetta o no sotto sotto ha paura di partorire, quindi questa frase non fa altro che ingigantire questi pensieri, aumentando i suoi timori e le sue apprensioni.

10) Dormi adesso, che poi non dormirai più! Lo ammetto: questa frase la dico spesso anche io perché – diciamo la verità – è vero e lo sanno tutti. Lo si dice per scherzare, però perché mettere alla donna ulteriori preoccupazioni sul futuro, specie se è una cosa di dominio pubblico?
COSA DIRE INVECE: “i primi mesi sono un po’ difficili ma passano presto e l’amore per tuo figlio li farà volare”

11) Quanto stai bene coi vestiti premaman. Diciamo la verità: è quasi impossibile che una donna stia bene con i vestiti premaman e tutte le donne lo sanno, quindi una frase come questo potrebbe dare fastidio perché appare falsa e di circostanza. Meglio evitarla. Altra frase dello stesso campo è “Ma da quando sei incinta vai sempre in giro con gli stessi vestiti?“. Alcune donne non tengono troppo alla moda e durante la gravidanza alcuni indumenti molto usati possono fare sentire più a suo agio la donna incinta: non criticatela per questa scelta, anche perché i soldi risparmiati magari li vuole usare per comprare dei vestiti più carini per il figlio in arrivo.

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12) Era programmato?  Questa è una domanda troppo intima, poiché riguarda i due membri della coppia e le loro scelte. Non è detto che la donna voglia svelare i retroscena della sua gravidanza. Evita di porle questo quesito, per non essere inopportuna e soddisfare una curiosità che non ti riguarda, come evita di uscirtene con un “Siete davvero sicuri di essere pronti a diventare genitori?“.

13) Ma come non vuoi fare i test per le malattie genetiche?  Ogni donna, per motivi religiosi, culturali o – comunque – personali, può decidere legittimamente di non fare alcun test opzionale (al di fuori di quelli di routine). Non giudicare mai questo tipo di scelta.

14) Tesoro calmati, è tutta colpa degli ormoni! Tipica frase che dice l’uomo alla propria donna incinta. Sicuramente è vero che le variazioni ormonali in gravidanza possono rendere la donna un po’ “pazzerella” ma spesso, se la donna incinta è arrabbiata con noi uomini, non è colpa degli ormoni ma nostra. In tale caso, dire la frase in questione farà solo arrabbiare ancora di più la nostra donna! Dello stesso tenore una frase che a volte l’uomo si lascia scappare: “Tesoro ma non starai mangiando un po’ troppo?”. Mai e poi mai dire una cosa simile, come mai lasciarsi scappare – di fronte all’evidente lentezza di una donna incinta – un “Tesoro ti muovi?” oppure un “Tesoro sei solo al quarto mese, che senso ha passare tutto questo tempo a fare shopping per il bambino?” o un “Tesoro ma devo venire per forza ad ogni ecografia che fai?“.

15) Che pancia gigantesca, vedrai che smagliature! Anziché dire una frase così fastidiosa, consigliate alla futura mamma di leggere questo mio articolo: Prevenire le smagliature, rigenerare i capelli, combattere rughe e cellulite: i dieci usi dell’olio di mandorla che ancora non conosci; oppure questo:  Tutti i metodi per attenuare e cancellare le tue smagliature

16) Sicura di volerlo chiamare così? Non importa se il nome che la vostra amica ha scelto per suo figlio a voi non piaccia. Evitate semplicemente di esporre il vostro disappunto.

17) Parto naturale o cesareo? Interessarsi troppo a questo argomento, a meno di non essere amico intimo della donna incinta, può risultare fastidioso. Se, nel dubbio, la donna esprime la volontà di preferire il parto cesareo, nessuno al mondo la dovrà far sentire “meno donna” di chi ha partorito in maniera naturale.

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18) Ahh, che buona questa birra! Quando la sera andate ad un pub con gli amici e tra essi c’è una donna incinta (che dovrebbe evitare gli alcolici), è preferibile non “godersi” troppo una birra di fronte a lei, facendoglielo notare mentre lei è costretta a bere un succo di frutta!

19) Scusa tesoro, il cioccolato era finito al supermercato, però ti ho preso uno yogurt al cioccolato! Mai sottovalutare le voglie in gravidanza, quindi se lei ti ha chiesto un dato cibo, cerca di trovare quello e non qualcosa che gli somiglia.

20) Vuoi un maschio o una femmina? È una domanda che rischia di banalizzare la gravidanza e non tiene conto degli aspetti emotivi di chi sta aspettando un bimbo. Questo perché una donna difficilmente comunicherà la propria preferenza, che intimamente c’è sempre, perché è focalizzata soprattutto sugli aspetti che riguardano più lo stato di salute del bambino che il sesso.
COSA DIRE INVECE: “chissà se sarà maschietto o femminuccia? Comunque, maschio o femmina, i bimbi sono tutti belli”.

21) Wow, Beyonce ha avuto un figlio e guarda già che fisico! Se sei un uomo e dici una frase del genere alla tua donna incinta, non stai facendo certo una bella mossa!

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Effetti collaterali insoliti: dopo l’operazione chirurgica si sveglia cleptomane

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAInsolito effetto collaterale per una donna di 40 anni sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica in Brasile: al termine dell’operazione la Continua a leggere

La disoccupazione modifica il tuo carattere, ecco come

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO TRISTE TRISTEZZA DEPRESSIONE (1)In Italia il tasso di disoccupazione a novembre dell’anno scorso raggiungeva quota 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Si trattava del massimo storico, il valore più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, ovvero dal 1977 (37 anni fa). La disoccupazione è un grave problema di qualsiasi società al mondo, che si ritrova a produrre meno ricchezza e benessere. Ma i problemi legati alla mancanza cronica di lavoro sono anche altri.

Disoccupazione e cervello

Essere disoccupati per lunghi periodi modifica il nostro carattere, riducendo lentamente una serie di qualità – dalla disponibilità alla precisione, dalla meticolosità alla franchezza – che sono requisiti essenziali per trovare un nuovo impiego. E, come in un circolo vizioso, più passa il tempo senza lavorare, più diventa difficile dimostrarsi all’altezza di un colloquio. Lo rivela uno studio dell’università di Stirling in Gran Bretagna pubblicato su “Journal of Applied Psychology”. Il campione preso in esame conta 6,769 tedeschi (3,763 uomini e 3,063 uomini), di cui 210 senza lavoro. Le caratteristiche prese in considerazione sono cinque: meticolosità, nervosismo, disponibilità, estroversione, franchezza.

Donne e uomini reagiscono diversamente alla disoccupazione

Le caratteristiche positive della personalità aumentano nelle fasi successive alla perdita di un precedente lavoro, come se ci fosse una sorta di ottimismo che ci porta a pensare di poter trovare subito un nuovo lavoro, tuttavia questi lati positivi diminuiscono tra sei mesi ed un anno di distanza dall’inizio della disoccupazione. Gli uomini diventano “meno brillanti” dopo circa due anni di inattività, mentre alle donne “bastano” dodici mesi per perdersi d’animo e tendere al negativo. Precisione e puntualità iniziano, invece, a latitare tra gli uomini di pari passo a giornate vuote e inconcludenti, in modo abbastanza lineare. La ricerca quindi conferma un concetto relativamente ovvio: la mancanza di lavoro produce un deterioramento del singolo individuo e, quindi, dell’intera società, oltre ad essere direttamente ed indirettamente causa di patologie gravi come l’insonnia cronica e la depressione.

Disoccupazione crea danni più gravi di quanto si immaginasse

Dallo studio appare chiaro il legame tra disoccupazione e psiche delle persone, legame che si manifesta in danni molto più gravi di quanto si pensasse precedentemente. “Dai risultati emerge che la disoccupazione ha delle implicazioni psicologiche più ampie di quanto si potesse pensare in precedenza”, commenta Christopher J. Boyce, responsabile dello studio, “La politica svolge un ruolo chiave nella prevenzione dei cambiamenti di personalità nella società, con tassi di disoccupazione più bassi e offrendo maggiore sostegno per i disoccupati”.
Vi lascio con l’augurio che questo brutto periodo di crisi passi per tutti, per il bene della singola persona e dell’intera Italia.

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Impara a camminare da solo e non cadrai mai

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CAMMINARE SPORT SCARPE GINNASTICA CORRERESi cammina in compagnia nei sentieri di questa vita, ma non appoggiarti mai completamente a nessuno: se lui si sposta, tu cadi. Impara a camminare da solo e non cadrai mai…e quando avrai imparato a camminare bene da solo, sarà più bello camminare in due!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Le mani dicono molto su comportamento sessuale e propensione al tradimento

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AMORE COPPIA SESSO FIDANZATI MANI COLAZIONE CAFFELa dott.ssa Debbie Moskowitz, psicologa della McGill University di Montreal, ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Personality and Indivdual Differences. Lo studio è stato condotto su 155 persone tra donne e uomini ed ha calcolato per ognuno la lunghezza dell’indice e dell’anulare, sviluppando poi una proporzione tra le due misurazioni e chiedendo ai partecipanti di tenere nota delle loro relazioni sociali durante il corso dei venti giorni di esperimento. Lo studio ha dimostrato la correlazione tra comportamento e lunghezza delle dita negli uomini, mentre lo stesso non è successo per le donne donne. Il risultato conferma che tanto più il dito indice di un uomo è corto rispetto all’anulare, tanto più è probabile che sarà gentile con le donne, portato ad ascoltare, sorridere e fare complimenti. Gli uomini che hanno anulare e indice di lunghezza simile hanno la tendenza ad essere promiscui e più traditori, inoltre, in base ad uno studio svolto nel 2011, pare che abbiano anche il pene più lungo. La relazione tra comportamento e lunghezza delle dita sembra essere la quantità di testosterone.

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