Differenza tra animale ed uomo

MEDICINA ONLINE UOMO VITRUVIANO DI LEONARDO ARTE ANIMALE UOMO DIFFERENZA FILOSOFIA RELIGIONE SCIENZA.jpgTra l’uomo e gli animali la differenza è qualitativa e fondamentale. Sta nella ragione teoretica e nella volontà, che è libera e capace di amare. E che è solo dell’uomo. Secondo i sostenitori dell’animalismo riduzionista, tra l’uomo e l’animale non c’è una differenza qualitativa bensì solo quantitativa, dovuta ad uno sviluppo più avanzato dell’uomo.
In realtà, però, tra l’uomo e l’animale sussistono molte differenze qualitative. Ne focalizziamo solo due, che tuttavia sono cruciali: la ragione teoretica e la volontà libera.

La ragione teoretica
L’animalismo afferma che l’intelligenza non è una prerogativa esclusiva dell’uomo, bensì è una caratteristica anche degli animali superiori. Tuttavia, bisogna replicare – già con Aristotele (Politica, I, 1253 a 10-18) – che la «conoscenza » degli animali superiori è qualitativamente inferiore a quella dell’uomo. Infatti, l’animale:
1. si accorge solo di alcune cose, cioè si accorge solo delle cose utili/dannose, piacevoli/dolorose, pericolose/vantaggiose e le altre cose del mondo non le percepisce nemmeno (al riguardo cfr. anche altri pensatori come Plessner, Gehlen, Scheler e Cassirer);
2. in merito a queste cose di cui si accorge, si interroga solo sull’utilità/dannosità, piacevolezza/ dolorosità, si domanda soltanto: «mi serve/non mi serve?», «è utile/disutile? », «è piacevole/doloroso?», «è pericoloso/ vantaggioso?». Dunque, la conoscenza animale è esclusivamente pragmatica-utilitarista. Invece l’uomo:
1. si accorge di tutte le cose e non solo di quelle che gli possono essere utili/nocive;
2. si interroga non solo sull’utilità/nocività, ecc. delle cose, ma anche sulla loro natura, cioè si chiede: «che cos’è questa cosa?», perché vuole conoscerla anche a prescindere dalla sua eventuale utilità/dannosità, vuole conoscere anche la verità sulle cose, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, vuole distinguere il bello e il brutto.

Dunque, la conoscenza umana non è solo pragmatica-utilitarista, bensì anche teoretica. Questa differenza si manifesta nella comunicazione: mentre la comunicazione animale si esprime mediante i versi ed è esclusivamente pragmatica (segnala un pericolo, richiede cibo, richiama l’attenzione, ecc.) o espressiva delle proprie sensazioni piacevoli/spiacevoli, viceversa la comunicazione umana si esprime attraverso la parola, non è solo pragmatica, bensì anche teoretica, cioè comunica la verità, la bellezza, il bene, ecc.

Da notare che la connessione tra ragione umana e linguaggio umano è già indicata dalla duplice accezione del temine greco logos, che vuol dire sia ragione, sia parola: solo chi ha logos = ragione (teoretica) può comunicare attraverso il logos = parola.

Tale dimensione teoretico-concettuale della ragione umana differenzia anche la stessa conoscenza pragmatica dell’uomo rispetto a quella animale. Come scrive Paolo Pagani (in un eccellente articolo, pubblicato all’interno di un prezioso volume collettaneo, cfr. bibliografia), una cosa è usare oppure adattare qualcosa per farne uno strumento, come fanno sia l’uomo sia gli animali; un’altra è fabbricare strumenti, come fa solo l’uomo. Il Professor Washburn (Berkeley) ha approntato negli anni ’60 degli esperimenti per far capire ai suoi studenti quale notevole abilità e competenza siano state necessarie ai nostri lontani antenati del Paleolitico per produrre anche i più elementari manufatti.

Ad esempio, diede agli studenti un semestre di tempo per produrre un utensile come quelli usati nel paleolitico: essi dovevano adoperare solo i materiali di cui gli uomini di quell’epoca disponevano in natura. Questi studenti sapevano quali strumenti sono stati prodotti dagli antenati in quell’epoca, perciò avevano un notevole vantaggio rispetto ad essi, perché sapevano già che cosa cercare di realizzare, cioè non avevano bisogno di ideare quale strumento fosse necessario per ottenere certi scopi. Eppure, nessuno degli studenti ci riuscì e ciò vuol dire che la capacità critica e l’abilità tecnica degli antenati sono stati «frutto di parecchi tentativi, i cui esiti dovevano essere tramandati di generazione in generazione attraverso il linguaggio simbolico (quindi concettuale)» (Pagani, p. 154).

È vero che nel 2000 una scimmia è stata indotta, dopo un lungo addestramento, a scheggiare delle pietre, ma ciò non smentisce la differenza qualitativa dell’uomo, bensì è solo un esempio di comportamento imitativo, simile a quello del pappagallo, la cui abilità di riprodurre articolazioni fonetiche degli esseri umani e di combinare alcuni fonemi non è prova né di una sua capacità di ragionamento nè di un linguaggio simbolico- concettuale-teoretico (ibidem).

Anche i tentativi recenti di addestrare le scimmie all’uso del linguaggio concettuale sono falliti. Gli sperimentatori sono riusciti a indurre una qualche capacità di associare dei fonemi ad oggetti, ma non ad insegnare strutture sintattiche: per riuscire a compiere l’associazione di fonemi a cose è sufficiente la memoria associativa, ma per usare regole sintattiche bisogna disporre della capacità di riconoscere appunto delle regole e di questo gli animali non sono capaci, come dimostra un esperimento: nascondiamo del cioccolato dentro alcuni cassetti, mettendolo la prima volta nel primo cassetto, la seconda volta nel secondo cassetto e così via, cioè applichiamo la regola per cui  ogni volta il cioccolato viene nascosto nel cassetto successivo rispetto a quello precedente. Gli esseri umani già a quattro anni scoprono ben presto questa regola; invece le scimmie, anche se le sottoponiamo ad un numero enorme di tentativi, non capiscono la regola e, alla luce della memoria associativa, si slanciano sempre verso il cassetto della volta precedente (ibid., p. 156).

La volontà libera e l’amore 
Inoltre, l’animale si comporta secondo il meccanismo stimolo-risposta, reagisce agli stimoli assecondando necessariamente i propri istinti, è come una tessera di un domino che riceve uno stimolo e, talvolta, lo ritrasmette.

Viceversa, l’uomo non risponde agli stimoli in modo necessario, bensì è in grado di scegliere un’azione (o un omissione) al posto di un’altra, è capace di non assecondare i suoi istinti, è capace di iniziare nuove sequenze di azioni invece che reagire necessariamente agli stimoli. Come dice Hannah Arendt, «Agire […] significa prendere un’iniziativa, incominciare» e «perché ci fosse un inizio fu creato l’uomo […]. Questo inizio non è come l’inizio del mondo, non è l’inizio di qualcosa ma di qualcuno, che è a sua volta un iniziatore. Con la creazione dell’uomo, il principio del cominciamento entrò nel mondo stesso, e questo, naturalmente, è solo un altro modo di dire che il principio della libertà fu creato quando fu creato l’uomo, ma non prima. […] Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può aspettare l’inaspettato», (Vita activa, Bompiani, 1958, pp. 187-188).

E attraverso l’azione l’uomo può «rovesciare […] la logica entropica», cioè la tendenza della natura all’aumento necessario del disordine, che è affermata dal secondo principio della termodinamica (L. Alici, Azione e persona: le radici della prassi, Vita e Pensiero, 2002, p. 26).
Inoltre, dato che (come abbiamo detto) gli animali sono sempre pragmatici-utilitaristi, ne segue che essi non sono capaci di amore gratuito, reagiscono alle cose solo in relazione alla convenienza/mancanza di convenienza con le loro esigenze vitali, con i loro istinti. Invece, l’uomo, in quanto è capace di non essere utilitarista-autointeressato, è capace di amare l’altro volendo il suo bene e cercando di realizzarlo.

L’animalismo ribatte in proposito: ci sono alcuni animali che sacrificano per amore la propria vita per altri animali, dunque essi non sono autointeressati, non sono pragmatici- utilitaristi. In realtà, però, questi loro comportamenti non sono realmente espressioni di amore gratuito e sono pur sempre autointeressati. Infatti:
1. il loro comportamento non è frutto di una scelta, bensì dettato dall’istinto, mentre l’amore è un atto libero;
2. gli animali che sacrificano la propria vita per i cuccioli considerano il cucciolo come un prolungamento di sé, lo percepiscono come una parte di sé, mentre l’amore materno-paterno vede nel figlio un soggetto autonomo (ovviamente se tale amore è “sano”, perché ci sono genitori umani che vogliono che i figli siano una loro continuazione).
2.1. La riprova di questo modo di considerare i cuccioli da parte degli animali si vede nel fatto che la cura animale si esaurisce nel momento del distacco del cucciolo dai genitori, mentre l’amore umano è sollecito verso i figli anche quando sono adulti, anche quando sono completamente autonomi e magari distanti migliaia di chilometri.

Ora, è gratuito ciò che si fa non a proprio vantaggio, bensì degli altri. Così, se il cucciolo è sentito istintivamente dall’animale come un prolungamento di sé, vuol dire che ciò che l’animale fa per il cucciolo lo fa in modo autointeressato per sé.

Per saperne di più…

Paolo Pagani, Appunti sulla specificità dell’essere umano, in Luca Grion (a cura di), La differenza umana. Riduzionismo e antiumanesimo, La Scuola, 2009, pp. 147-161.

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Il motore di ricerca Microsoft ha un pene nello sfondo

MEDICINA ONLINE bing-pene-sfondo-microsoft PENIS.jpgNella giornata di ieri il motore di ricerca Bing.com, di proprietà di Microsoft, è diventato oggetto di numerosi post divertenti all’interno dei social network per via dello sfondo che mostrava nella homepage. Una delle caratteristiche di questo motore di ricerca è proprio quella di mostrare ogni giorno uno sfondo differente. Per la giornata di ieri, giovedì 17 agosto, il team del colosso di Redmond ha scelto di mostrare la spiaggia dell’isola di Brac, in Croazia.

Tuttavia gli utenti sono stati colpiti da un particolare che ha reso l’immagine virale. Nel dettaglio, analizzando l’immagine, un gruppo di utenti ha notato un pene disegnato sulla sabbia. La notizia è stata subito diffusa attraverso i social network come Twitter e Facebook e in poche ore il motore di ricerca ha subito un’impennata negli accessi proprio per via di questo strano dettaglio che i responsabili di Microsoft non avevano notato.

MEDICINA ONLINE bing-pene-sfondo-microsoft PENIS 2.jpg

Numerose le pagine Facebook che hanno riproposto lo screenshot della homepage di Bing.com con la forma fallica disegnata sulla sabbia. Una volta ricevuta la segnalazione il team di Microsoft ha provveduto a modificare l’immagine e ad eliminare il pene spiaggiato dallo sfondo del noto motore di ricerca.

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Differenza tra equinozio e solstizio con date

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo KEPLER 186f PIANETA SIMILE TERRA Dieta Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoL’equinozio corrisponde a quel momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui quest’ultimo si trova allo zenit dell’equatore. Esso ricorre due volte durante l’anno solare e, in tale momento, il periodo diurno (ovvero quello di esposizione alla luce del Sole) e quello notturno sono uguali, giungendo i raggi solari perpendicolarmente all’asse di rotazione della Terra. Gli equinozi d’autunno e primavera sono quindi i momenti dell’anno che indicano che la durata del giorno e della notte sono uguali in tutti i punti del pianeta.

  • Equinozio di autunno: 22 settembre.
  • Equinozio di primavera: 20 marzo.

I due solstizi, solstizio d’estate e solstizio d’inverno, indicano invece il giorno in cui sia l’emisfero nord che quello sud della Terra ricevono rispettivamente il minimo e il massimo irraggiamento solare nel corso dell’anno. Il solstizio è  il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Questo significa che i solstizi di estate e di inverno rappresentano rispettivamente il giorno più lungo e più corto dell’anno.

  • Solstizio d’estate: 21 giugno (giorno più lungo dell’anno).
  • Solstizio d’inverno: 21 dicembre (giorno più corto dell’anno).

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Le 10 frasi da non dire mai ad una mamma single

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSE DA NON DIRE DONNA PARTORITO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionist Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Cutanee Pene Pressoterapia MassaggioEssere mamma è di per sé una bella responsabilità, ma essere allo stesso tempo single può complicare le cose in quanto manca la cosiddetta “spalla maschile” a gestire le questioni scomode.
Ma tante volte sono proprio i figli che alcune volte aumentano il peso delle circostanze.
Per tale motivo questa lista di 10 frasi da non dire ad una mamma single, vuole essere un aiuto ad evitare di aprire bocca a sproposito, e ferire inutilmente l’orgoglio di una mamma che con tanto amore vi vuole bene.
È importante per una mamma essere considerata tale in ogni circostanza, ma allo stesso tempo è nella natura dell’essere donna che risiede quel desiderio di avere al fianco un uomo.

1) Mamma, ma quel tipo non ti piace?

Dire ad una mamma questo tipo di frase significa comunicarle che ti stai preoccupando per la sua sfera sentimentale.
Una mamma generalmente tende a nascondere il proprio lato di “Donna” ai figli.
Per tale motivo questo genere di frasi solitamente mettono in imbarazzo le mamme.

2) Mamma, ieri ho fatto sesso con un tipo, è stato uno sballo!

Per una ragazza che comunque ha un rapporto anche amichevole con la mamma è comunque sconsigliabile parlare della propria sfera sessuale, semplicemente per non farla sentire a disagio o ancor peggio scatenare dei piccoli sensi d’invidia, che seppur ridicoli, fanno male al cuore.

3) Mamma, è colpa tua che sei sola!

Non ha nessuna importanza per un figlio se la colpa di un eventuale divorzio sia da accreditarsi a gesti del padre o della madre. Tu come figlio/a non devi sindacare scelte che hanno fatto i tuoi genitori. Possono esserci elementi a te oscuri che potrebbero ribaltare tutti i tuoi giudizi, o elementi che ti sono tenuti nascosti perché potrebbero darti fastidio.
In ogni caso non dare mai colpe dirette a mamma, anche se possono apparire evidenti, tante volte sono travestite da stupide menzogne a fin di bene.

4) Mamma, mi manca papà!

Questa frase è particolare, è bisogna stare attenti più che altro al contesto nella quale viene detta. In un contesto affettuoso è comprensibile che un figlio/a contribuisca allo stato d’animo della famiglia, richiamandola come forma di desiderio. Ma utilizzare questa frase al termine di un litigio con mamma, nella quale non si ha ottenuto quello che si voleva, significa quasi voler dire “sei cattiva! Se c’era papà sarebbe stato tutto diverso e avrei avuto ragione io!”

5) Mamma, ma quando sarò grande e mi sposerò, tu cosa farai?

Ciò significa preoccuparsi del tempo. E la mamma sa che il tempo non è infinito e che dovrà un giorno fare i conti anche con la vecchiaia, magari senza un compagno.
È inutile ricordarglielo, dicendogli che anche tu ti stai preoccupando.
Quasi a sottolineare involontariamente che non sarai tu a prenderti cura di lei un giorno.

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6) Mamma, mi sono innamorato di una della tua età!

Può apparire una frase sciocca, e tanti si chiederanno cosa può esserci di strano nel non dire una cosa del genere, nel caso dovesse accadere.
Beh, per una mamma avere in casa la fidanzata del proprio figlio che ha la sua età può essere molto difficile da accettare.
Immaginate soltanto cosa potrebbe provare mentre pensa: “mio figlio che fa sesso con una donna che potrei essere io”.

7) Mamma, vado via di casa, o me o lui!

Nel caso della mamma single che inizia a frequentare un tipo, senza stringere nessun legame, questa frase può essere la più sbagliata da pronunciare, se la mamma vede in quel tipo il suo futuro. Già! Sta giostrando i suoi sentimenti per cercare di far collimare i sentimenti dei figli e quelli del futuro partner; se ci mettete un carico da 90 togliete a lei ogni speranza di un futuro di coppia. Provate invece a conoscere il tipo. Forse non è tanto male…

8) Mamma, andiamo via, qui non sto bene!

Ovviamente, questa frase dipende dalla situazione di malessere che stai vivendo. Ma se il vostro deve essere solo un capriccio cercate prima di osservare come sta la mamma. Se lei è felice non rovinategli questi attimi. Se poi è insieme ad un uomo, cercate di mostrarvi indifferente ma felice. Servirà a renderla più sicura.

9) Mamma, sto male! (…e non è vero!)

Mai dire ad una mamma che state male senza che sia vero. Magari solo per attirare attenzione. Rischiate solamente di generare panico all’interno di lei facendola preoccupare inutilmente.
Ma la cosa più grave è se prendete l’abitudine; alla fine non vi crederà più e la volta che magari state male davvero rischiate di non avere alcun aiuto da lei.

10) Mamma, sei poco seria!

Questa frase o simili possono scappare in eta adolescenziali durante i litigi magari più serrati. Per quanto possa essere serrato il dialogo, oppure vera l’affermazione; non dite mai una frase del genere a vostra madre perché è proprio quello che lei cerca di insegnare a voi di non essere.
Se voi fate un affermazione del genere è come dirgli che l’educazione che vi ha dato è stata un disastro.

 

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Social Eating: cos’è e come funziona il nuovo fenomeno del web?

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTE.jpgIn un’epoca in cui il web e i social networks stanno completamente trasformando la società, anche il cibo e la convivialità a tavola non restano esclusi dall’influenza del 2.0. E se ancora non l’avete sentita nominare, tenete bene a mente la parola Social Eating, perché è destinata ad avere un ruolo sempre più preponderante nella nostra quotidianità, per più di una valida ragione.

Cos’è il Social Eating

Capire cosa sia il Social Eating è molto più semplice se si illustra cosa esso sia in concreto. Il Social Eating nasce da questi presupposti di base: ci sono persone che amano cucinare – pur non trattandosi di cuochi professionisti – e desiderano organizzare pranzi o cene a casa propria; per contro ci sono persone che pur amando moltissimo il cibo, sono restie a trascorrere molto tempo tra i fornelli oppure non desiderano affatto cucinare e vogliono che qualcuno lo faccia al loro posto. Come si incontrano tali contrapposte esigenze? Oggi in modo assai facile, perché grazie al social eating, offerta (coloro che organizzano pranzi o cene) e domanda (coloro che parteciperebbero volentieri a tali eventi) possono incontrarsi senza alcuna difficoltà.

Ma il Social Eating non è soltanto buon cibo a tavola, che i cuochi preparano per i propri ospiti. Il Social Eating è anche voglia di incontrare persone nuove e di estendere la propria rete di amicizie e conoscenze, di trascorrere del tempo con persone con cui si condividono passioni e persino occasione per trovare l’anima gemella. Perché alla base di questo fenomeno c’è anche, e soprattutto, la voglia di abbandonare lo schermo di un pc o di uno smartphone e tornare ad incontrarsi e a parlarsi vis à vis.

I numeri del Social Eating

Per far capire quanto stia dilagando il fenomeno del Social Eating, basta mostrare i numeri della principale piattaforma italiana – nonché partner di Coca-Cola –  Gnammo.com. Attualmente Gnammo ha oltre 220 mila utenti in costante crescita (di questi oltre 5 mila sono cuochi), 15 mila eventi pubblicati e che si sono svolti in 1500 città d’Italia e oltre 20 mila persone che hanno provato il servizio.

Ne parliamo con Cristiano Rigon, founder di Gnammo

Per cercare di capire di più sul mondo del Social Eating, abbiamo intervistato il fondatore di Gnammo.con, Cristiano Rigon, che ci ha raccontato come funziona la piattaforma, la tipologia di utenti che la animano e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri del Social Eating. A lui la parola!

Ciao Cristiano, qual è l’utente tipo di Gnammo, sia esso cuoco o gnammer?

L’utente tipo di Gnammo ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni, è appassionato di tecnologia, avvezzo all’uso di smartphone, presente sui social, ha una discreta capacità di spesa ed è amante del buon cibo. Ci sono poi coloro che non solo amano il buon cibo ma amano anche cucinarlo:  sono i Cook di Gnammo, appassionati che hanno voglia di mettersi in gioco e condividere la propria creatività in cucina, creando un’opportunità per incontrare nuove persone a tavola. Statisticamente hanno qualche hanno in più degli gnammers, e molti sono viaggiatori, desiderosi di riproporre quanto hanno sperimentato. Per quanto riguarda invece gli gnammers, stiamo sperimentando che si tratta di persone amanti del cibo ma che trovano in Gnammo soprattutto un’occasione per socializzare ed incontrare nuovi amici intorno a quella tavola e quei piatti che forse non amano tanto cucinare quanto assaporare”.

Come si vive l’esperienza di prenotare una cena su Gnammo?

Tutto molto semplice. Se tu abiti a Milano, ad esempio, puoi trovare la cena che più ti piace sulla nostra piattaforma e richiedere di partecipare effettuando il pagamento della cifra richiesta dal cook direttamente online. Gnammo non è un ristorante e quindi nel momento in cui tu paghi la quota richiesta dal cuoco, non hai fatto altro che inviargli una richiesta di partecipazione, con la piattaforma che nel frattempo trattiene i tuoi soldi. Il cuoco, a questo punto, analizza i tuoi eventuali feedback oppure i tuoi social network (che noi suggeriamo di collegare alla piattaforma). Collegando i social, anche se tu fossi nuovo sulla piattaforma, dai comunque modo al cuoco di capire se accettarti o meno. Una volta che il cuoco ti approva, ricevi informazioni dettagliate (indirizzo e numero di telefono del cuoco) per recarti presso il luogo in cui si svolge la cena. Il giorno dopo ricevi una mail che ti chiede “Hai mangiato bene a casa di…?”. Darai una valutazione generale (assegnando un numero di stelline) e una valutazione testuale per giudicare il cuoco, l’ambientazione, la cucina e la pulizia. Il cuoco farà la stessa cosa con te gnammer, andando a valutare la puntualità, il tuo apprezzamento per i piatti e l’educazione. Il cuoco riceverà anche la mail in cui viene calcolato l’incasso totale e la percentuale trattenuta da Gnammo, per cui avrà anche la relativa fattura”.

Quali saranno i futuri sviluppi del Social Eating? C’è pericolo che si tratti di “moda” passeggera?

Quando abbiamo deciso di partire con l’avventura di Gnammo, l’abbiamo fatto anche sulla base di uno studio della Comunità Europea che diceva che le persone hanno bisogno di staccarsi dal cellulare per tornare ad incontrarsi faccia a faccia, trasformando internet in uno strumento per poterlo fare.

Detto questo, io credo che il social eating crescerà sia come fenomeno a sé stante, sia per Gnammo nello specifico, in particolare con le Special Dinner, ossia cene a casa di un host ma rivolte ai turisti che desiderano sperimentare quelle che sono le peculiarità del posto che visitano. Gnammo ha anche una crescita costante, mese su mese, delle persone che ripetono l’esperienza. Il 38 per cento dei nostri utenti è andato a più di tre eventi; il 6 per cento di utenti ha partecipato a più di venti eventi. Quindi io credo che il fenomeno non possa che crescere”.

Cosa rende speciali le vostre cene? Qual è oltre il buon cibo l’ingrediente fondamentale perché gli gnammers si sentano a casa e si crei l’atmosfera giusta per un evento memorabile?

Gli ingredienti giusti sono soprattutto quelli che ruotano attorno ad un tema. Stiamo sperimentando che tutte le volte in cui c’è un evento che “racconta” qualcosa, e che quindi non è solo mangiare assieme, questo va a buon fine. Quindi, un bell’evento è un evento che permette alle persone di incontrarsi intorno ad una storia, attorno ad un interesse. L’obiettivo principale è incontrarsi, stare insieme e avere argomenti comuni. Si tratta del valore della socialità, condiviso e promosso anche da Coca-Cola, e che Gnammo ha voluto sposare grazie ad una partnership col brand”.

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Miliardario offre 180 milioni di dollari all’uomo che sposerà sua figlia

MEDICINA ONLINE MILIARDARIO OFFRE 180 MILIONI SPOSARE FIGLIAL’amore non si può comprare… o forse si? Cecil Chao Sze-tsung è uno dei miliardari più influenti di tutta la Cina, è il proprietario della Cheuk Nang Holdings Ltd ed è un signore che non ha certo problemi economici! Cecil però ha dovuto imparare a sue spese che non tutto si può controllare con il denaro… nonostante tutti i suoi sforzi la figlia Gigi è attratta dalle donne, ha una compagna da 9 anni e qualche tempo fa l’ha sposata in Francia, dove ha dichiarato a tutti la sua omosessualità.

Il padre non ha mai accettato che alla figlia non piacessero gli uomini e già qualche anno fa aveva offerto 65 milioni di dollari all’uomo che avrebbe sposato la figlia. La povera ragazza è stata importunata da qualcosa come 20,000 aspiranti mariti che volevano la sua mano… e i soldi del futuro suocero! Adesso il miliardario ha deciso di rincarare la dose e ha raddoppiato la posta in palio, offrendo 180 milioni di dollari all’uomo che sposerà sua figlia!

Nonostante Gigi abbia sposato la sua compagna a Parigi nel 2012 per il padre non era un vero matrimonio e quindi cerca ancora di accoppiarla con qualche uomo. Quello che il povero miliardario non ha ancora capito è che l’amore non si compra e non si vende e che sua figlia ha la testa dura almeno quanto la sua!

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Auguri di buon San Valentino di… cuore!

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUGURI BUON SAN VALENTINO CUORE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAuguri a tutti di buon San Valentino di… cuore!

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Differenza tra balcone e terrazzo

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-mistero-palazzo-ghiacciato-milano-clima-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoUna prima differenza esistente tra balcone e terrazzo riguarda la collocazione e la posizione dei due elementi architettonici all’interno dell’edificio. Un balcone, per esser definito tale, deve sporgere dal fabbricato ma, per quanto questo possa essere grande e spazioso, non potrà mai avanzare in modo troppo eccessivo verso l’esterno. Il terrazzo invece fa parte integrante dell’edificio essendo considerato per legge uno spazio abitabile ed avendo, talvolta, delle dimensioni piuttosto rilevanti.

Il terrazzo è provvisto di pavimentazione ed è generalmente privo di coperture. Raramente potrebbe capitare che questo venga fornito di particolari tettoie che all’eventualità possono essere facilmente rimosse, ma tale alternativa è a libera discrezione dell’occupante. Un’esempio di terrazzo può essere dato dal tetto opportunamente pavimentato di un edificio (lastrico solare).

La seconda differenza che c’è tra balcone e terrazzo riguarda invece l’utilizzo che si può fare di questi due differenti spazi architettonici. Il balcone, avendo per sua natura un estensione particolarmente limitata e stretta, non garantisce la possibilità di usufruire appieno del suo spazio se non appunto per tenere piante di piccole dimensioni o simili elementi decorativi  non eccessivamente ingombranti.

Il terrazzo invece, data la maggiore estensione di cui dispone (generalmente superiore ai venti metri quadrati), si presuppone essere molto più adatto per lo svolgimento di numerose attività sociali quali cene all’aperto, feste o serate in compagnia di familiari e amici. La terza differenza che c’è tra balcone e terrazzo riguarda la suddivisione della spesa condominiale nel caso in cui si presenti essere necessaria una sua manutenzione. Il balcone, essendo realizzato in modo che sia accessibile solamente da un appartamento, è quindi privato e le spese di manutenzione per la sua ristrutturazione dovranno essere totalmente sostenute da parte del proprietario della casa stessa.

Si fa eccezione solamente nel caso in cui, a dover subire un intervento manutentivo, sia la parte inferiore del balcone. La ristrutturazione di quest’ultima parte infatti sarà totalmente a carico della persona che abita nell’appartamento a cui questo fa da soffitto, ossia l’appartamento sottostante. Per quanto riguarda invece il terrazzo, essendo stata realizzata come area comune, è accessibile da più appartamenti per cui le spese di manutenzione andranno adeguatamente divise tra tutti i diversi proprietari che occupano i singoli appartamenti.

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