Differenza tra ventilazione polmonare e alveolare: spazio morto anatomico e fisiologico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA VENTILAZIONE POLMONARE ALVEOLARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano.gifLa ventilazione polmonare corrisponde al volume che entra o esce dal naso (o dalla bocca) ad ogni singolo atto respiratorio (è anche detto volume corrente e di media corrisponde a 0,5 l).

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Si definisce invece ventilazione alveolare il volume che entra o esce dagli alveoli in un singolo atto respiratorio. Detto volume è il volume funzionalmente rilevante ed è diverso e inferiore rispetto al volume corrente. Parte del volume inspirato infatti non arriva agli alveoli ma si ferma a riempire le vie aeree che non effettuano scambi aria-sangue e viene espulsa senza poter essere utilizzata nella successiva espirazione.

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La differenza tra ventilazione polmonare e ventilazione alveolare è definita spazio morto anatomico e indica il volume delle vie non scambianti ossigeno col sangue. In genere corrisponde a 140 ml nell’uomo di 70 kg, circa 2ml per kg di peso corporeo. Per aumentare l’aria respirata è più vantaggioso immettere nei polmoni volumi maggior facendo respiri più profondi che fare respiri più frequenti: lo spazio morto rimane costante. Lo spazio morto anatomico può essere misurato col metodo di Fowler.

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Oltre allo spazio morto anatomico può esistere uno spazio morto fisiologico che viene ventilato ma non perfuso. Questo comprende lo spazio morto anatomico e gli alveoli che non vengono perfusi e quindi non possono scambiare gas con il sangue. Se nello spazio morto fisiologico non si può scambiare gas con il sangue, chiaramente assistiamo a una situazione in cui la concentrazioni di ossigeno e co2 nello spazio morto rimangono costanti.

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Apparato respiratorio: anatomia in sintesi, struttura e funzioni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma APPARATO RESPIRATORIO ANATOMIA SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’apparato respiratorio è costituito da un gruppo di organi altamente specializzati che ha il principale – ma non esclusivo – compito di rifornire di ossigeno le cellule e di eliminare l’anidride carbonica prodotta dall’ossidazione delle sostanze organiche. Nell’uomo esso è costituito dalle vie aeree, dai due polmoni e dalla pleura interna ed esterna. Le vie aeree sono formate dal naso esterno (fosse nasali e cavità nasali), dalla faringe, dalla laringe, dalla trachea, dai bronchi e dai bronchioli. Il polmone destro, più voluminoso, è suddiviso in tre lobi, mentre il sinistro è suddiviso solo in due lobi per far spazio all’apice (punta) del cuore. L’inspirazione, l’espirazione e la breve pausa che si verifica fra i due movimenti costituiscono un atto respiratorio. Ogni atto respiratorio comporta una serie di cambiamenti nella gabbia toracica dove sono alloggiati i polmoni e nella posizione del diaframma, un muscolo piatto che separa il torace e l’addome.

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Funzione dell’apparato respiratorio
La funzione principale del sistema respiratorio è quella di garantire la corretta ossigenazione del nostro sangue e l’eliminazione della CO2 che possediamo in eccesso. Poiché questi gas devono entrare nel circolo ematico o da questo devono essere espulsi le vie respiratorie necessariamente accoppiano ventilazione e perfusione. Il processo meccanico definito comunemente respirazione prende il nome di ventilazione polmonare, mentre il termine respirazione indica l’intero processo che va dall’immissione di ossigeno alla sua utilizzazione per l’ossidazione dei substrati e la conseguente produzione di energia. Le vie aeree hanno lo scopo di distribuire il flusso d’aria su una superficie di 70 m2 circa per un uomo di 70kg.

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Anatomia e funzioni delle singole parti del sistema respiratorio
Le vie aeree si dividono in superiori e inferiori. Delle vie aeree superiori fanno parte:

  • le cavità nasali, che hanno il compito di umidificare l’aria e portarla circa a una temperatura uguale a quella corporea. Forniscono circa il 50% della resistenza al flusso, inoltre si comportano come un filtro e bloccano le particelle di diametro superiore a 10 micrometri.
  • La faringe. Essa non è solo una via di passaggio ma grazie a numerosi aggregati linfocitari fornisce una protezione attiva contro gli agenti infettivi.
  • La laringe che contiene l’organo della fonazione e la glottide(che può essere volontariamente occlusa).

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le vie aeree inferiori originano sotto l’anello della cartilagine cricoide e si dividono in:

  • trachea, un condotto cilindrico che è formato da una struttura membranosa tesa tra anelli cartilaginei di sostegno strutturale, non collassabile.
  • Bronchi, che originano in numero di due, uno per lato, e costituiscono i condotti in cui termina la trachea. penetrati nel polmone si arborizzano diventando bronchi lobari, lobulari e dando ramificazioni sempre minori; la sezione delle 2 ramificazioni figli è pero complessivamente maggiore della sezione del bronco da cui originano. Per dieci ordini id ramificazione(che avvengono ad angolo acuto), fino al diametro di 1 micrometro, i bronchi conservano nella loro parete placche cartilaginee che conferiscono una certa rigidità strutturale. Al disotto di questo diametro i bronchi prendono il nome di bronchioli e divengono collassabili dalla pressione. Dopo sei ordini di ramificazioni (a T) nei bronchioli iniziano a comparire, lungo la parete sporadici alveoli. Le successive ramificazioni prendono il nome di bronchioli terminali(o respiratori). Questi ultimi continuano a dividersi fino a generare dotti alveolari, ovvero bronchioli la cui superficie è cosparsa di alveoli. Nel polmone sono individuabili unità morfofunzionali definite unità respiratorie formate da decine di bronchioli respiratori e di conseguenza alcune migliaia di alveoli. Queste sono individuabili in numero di circa 60000 per polmone. L’albero bronchiale è dotato di una propria innervazione attribuibile al sistema simpatico. È ricco di terminazioni sensitive che rispondono a stimoli quali agenti irritanti (l’ipersensibilizzazione causa l’asma). Inoltre è innervata la circolazione nutrizionale bronchiale e il sistema muscolare. Il sistema muscolare bronchiale risponde agli stimoli costringendosi e aumentando la resistenza al flusso(è ad esempio l’effettore dell’asma), a stimoli opposti in maniera opposta. La circolazione bronchiale deriva dalle arterie bronchiali dell’aorta toracica e costituisce l’apporto nutrizionale del sistema bronchiale. Esistono alcuni shunt anastomotici tra la circolazione polmonare e quella bronchiale ma nel soggetto normale non sono significativi.
  • Alveoli. Sono deputati allo scambio di ossigeno tra aria e sangue; tale scambio avviene per diffusione passiva, che è molto facilitata visto che la barriera aria sangue nei polmoni è spessa circa 0,15 micrometri. (ricordiamo che secondo la legge di fick la diffusione avviene in modo inversamente proporzionale alla distanza). La barriera aria sangue è composta dall’accollamento di cellule laminari dell’endotelio capillare e pneumociti (anch’essi con medesima struttura laminare e nucleo protrudente nel lume) e dalla membrana basale tra i due strati cellulari. Le concentrazioni di ossigeno e anidride carbonica sono all’equilibrio dopo 0,2 secondi. Il tempo di transito del sangue è di circa 0,8 secondi, più che sufficiente. In questo tempo transita la gittata sistolica di sangue, circa 70 ml(fino a 200 ml sotto sforzo: il limitato aumento di gittata fa si che le richieste metaboliche di O2, che sotto sforzo aumentano anche di sei volte, vengano soddisfatte aumentando il prelievo dall’emoglobina, che funge anche da riserva), distribuita su una superficie capillare circa uguale a quella alveolare. Si ritiene che la grande estensione della superficie non sia funzionale all’ossigenazione del sangue quanto alla distribuzione della gittata cardiaca in vasi di piccole dimensioni, quelle di un eritrocito, perfettamente ossigenabili.Ogni alveolo polmonare ha la parete costituita da un epitelio pavimentoso semplice e da uno strato connettivale ricco di capillariL’epitelio alveolare è costituito, oltre che da macrofagi, da due particolari tipi di cellule: gli pneumociti di I e di II tipo:
  1. pneumociti di tipo I sono cellule appiattite strutturali. Sono definiti anche piccole cellule alveolari, ricoprono circa il 90% della superficie alveolare totale. Sono cellule piccole, sottili, le quali si sviluppano come un sottile film che ricopre la superficie dell’alveolo. Gli pneumociti di tipo I aderiscono alla superficie dei vasi capillari tramite la membrana basale, permettendo la diffusione e lo scambio dei gas.
  2. pneumociti di tipo II sono anche detti cellule di Clara. Sono cellule presenti a livello dei bronchi lobulari e bronchioli intralobulari nel parenchima polmonare. Il loro ruolo è quello di secernere materiale sieroso che mantenga fluido il materiale mucoso prodotto dalle cellule caliciformi mucipare ad azione surfactante che va a ricoprire la superficie dell’epitelio dei bronchi e degli alveoli polmonari.

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Il percorso dell’aria dentro il nostro corpo

  1. L’aria entra nel naso dalle narici e percorre le cavità nasali tappezzati internamente dal muco che ha la funzione di inumidire l’aria e di trattenere microbi e polvere. E’ possibile inspirare con la bocca, azione che si compie normalmente quando si è molto raffreddati, ma in questo caso viene a mancare la funzione di protezione da microbi e polvere.
  2. Le pareti delle cavità nasali sono fittamente intrise da capillari sanguigni e rivestite di piccoli peli: l’aria viene riscaldata a contatto con i capillari e filtrata dai peli.  L’aria entra poi nella faringe, un organo che nella parte inferiore comunica, posteriormente con l’esofago e anteriormente con la laringe. La faringe è anche un organo dell’apparato digerente e in essa l’aria e il cibo possono essere presenti contemporaneamente.
  3. Attraversata la laringe, l’aria passa nella trachea un tubo flessibile cosparso internamente di ciglia che muovendosi dal basso verso l’alto contribuiscono ad espellere eventuali impurità e corpi estranei.
  4. L’aria passa nei bronchi, nei bronchioli e negli alveoli.
  5. Nell’alveolo polmonare avvengono gli scambi gassosi fra aria e sangue. L’insieme dei 300 milioni di alveoli polmonari costituisce i polmoni, organini spugnosi ed elastici.
  6. L’aria compie a ritroso il percorso per poi venire espulsa all’esterno dell’organismo.

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Tumore al polmone in chi non fuma: da cosa viene causato?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TUMORE AL POLMONE CHI NON FUMA DA COSA E CAUSATO  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgIl tumore polmonare è una delle patologie che causa più decessi nel mondo: 1,6 milioni di morti anno (con una previsione di raddoppio nel 2035), è al primo posto fra le cause di morte per cancro negli uomini e al terzo posto fra le donne. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio principale ed è la causa di almeno l’80 per cento dei casi, tuttavia quasi un tumore al polmone su cinque si sviluppa in chi non ha mai fumato in vita sua. Un mistero che secondo Harald zur Hausen, premio Nobel per la Medicina nel 2008 per aver scoperto il legame fra il Papilloma Virus Umano o HPV (acronimo di “Human Papilloma Virus” ) ed il tumore della cervice uterina, potrebbe essere almeno in parte spiegato da infezioni virali, batteriche o fungine che potrebbero favorire il cancro, indipendentemente dalle sigarette.

Ipotesi allo studio
L’esperto ha parlato in occasione della conferenza internazionale dell’International Association for the Study of Lung Cancer, a Vienna, invitando a concentrare le ricerche sugli effetti di ambiente e germi sul tumore al polmone. Per il momento non si sa molto sulle cause che portano alla comparsa del carcinoma polmonare in chi non fuma: si è verificato che in una buona percentuale di casi c’è una familiarità e in alcuni pazienti è evidente la correlazione con l’esposizione a inquinanti ambientali, ma il quadro complessivo ancora sfugge e gli oncologi vogliono vederci chiaro, perché i carcinomi nei non fumatori sono in lieve ma continuo aumento, così come quelli nei soggetti più giovani. Il meccanismo possibile, secondo zur Hausen, implica che alcuni virus o batteri presenti negli animali (e per loro innocui) una volta nell’uomo diventino cancerogeni provocando mutazioni. «Le infezioni virali in se stesse non sono sufficienti a determinare il tumore, servono modifiche genetiche perché il cancro si sviluppi», ha sottolineato il tedesco.

Infezioni e infiammazione
Alcuni tumori, come quello della cervice uterina, sono certamente indotti da virus; per altri, come il tumore al polmone, è lecito sospettarne la possibilità ma non esiste per ora un’esatta correlazione provata dagli studi scientifici. La possibilità teorica che da un’infezione si possa arrivare al tumore tuttavia esiste: l’infezione infatti provoca uno stato di infiammazione che può diventare cronica e agire su geni oncosoppressori, facilitando il passaggio da cellula sana a cellula con displasie e da questa a una cellula tumorale. I meccanismi che dall’infiammazione cronica portano a un aumento della probabilità di tumori sono assodati, tanto che sono molti gli studi di chemioprevenzione con aspirina nei quali si mira a ridurre il rischio neoplastico proprio diminuendo lo stato infiammatorio. I virus possono modificare il DNA delle cellule e questo può attivare oncogeni o alterare la cellula in senso tumorale; tuttavia servono ulteriori studi per capire quali possano essere i microrganismi coinvolti e come.

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Raffreddore nel neonato: come curarlo, cosa fare e prevenirlo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO NEONATO PIANGE TRISTE NERVOSO DEPRESSIONE POST PARTO PARTUM GENITORI PANNOLINI BIBERON LATTEIl raffreddore è un’infezione del tratto respiratorio superiore che può essere causato da diversi virus ma che non risparmia nemmeno i bambini più piccoli visto che il neonato può contare solo su un sistema immunitario ancora in formazione. Malanno stagionale per eccellenza, comunque, il nasino chiuso (e tutto quello che ne consegue) non devono spaventare le mamme e i papà ma, visto che – specialmente nei primi mesi di vita del bebè – i timori sono all’ordine del giorno, ecco rimedi contro il raffreddore.

Raffreddore bambini: come curarlo?

Se si presenta nel corso dei primi tre mesi di vita, anche il più banale dei raffreddori deve essere visto da un pediatra che saprà consigliare ai neo-genitori il metodo migliore per intervenire. Nell’attesa della visita, però, è necessario liberare il naso dei bebè (che, in questo periodo della loro vita, non hanno ancora imparato a respirare con la bocca) utilizzando delle semplicissime pompette create ad hoc e facilmente disponibili in farmacia. Se il muco è abbondante, poi, è preferibile – prima dell’aspirazione – lavare le narici del bimbo con qualche goccia (2 o 3 al massimo) di soluzione fisiologica di modo che la pulizia risulti più approfondita.

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Prevenire il raffreddore: come fare?

Nel caso dei bambini (piccoli o più grandi che siano), poi, vige sempre l’antica regola secondo la quale prevenire è meglio di curare. Per assicurare ai figli un autunno e un inverno lontani dal raffreddore, quindi, è indispensabile far loro respirare il più possibile aria pulita evitando di tenerli chiusi in casa e senza rinunciare alle passeggiate all’aperto anche durante i mesi più freddi. Contemporaneamente, poi, ci si dovrà ricordare di areare la loro cameretta e gli spazi della casa nei quali i piccoli trascorrono la maggior parte del tempo. Anche un ambiente troppo secco, poi, può facilitare la comparsa del raffreddore: per questo è utile servirsi di umidificatori ad hoc e, quando si riscontrano i primi sintomi di nasino chiuso, sottoporre i bambini a bagni di vapore lasciando scorrere l’acqua calda in bagno finché l’ambiente non diventerà “nebbioso” e rimanendo poi nella stanza il più a lungo possibile almeno una volta al giorno.

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L’influenza 2016/17 sarà più aggressiva, ecco perché e come difendersi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAFFREDDORE RINITE INFLUENZA FEBBRE TOSSE MAL DI GOLA SINUSITE FREDDO NASO CHE COLA BAMBINI BIMBI (3)Perché si dice che quest’anno l’influenza sarà più prepotente che mai? Principalmente per due fattori: il largo anticipo con cui è stato isolato il virus (e questo vuol dire che c’è un rischio di maggiore diffusione anche tra le persone che solitamente si vaccinano) e poi perché sono stati isolati due virus che contengono delle mutazioni che potrebbero favorire una maggiore circolazione dell’influenza. Proprio per questi motivi i medici faranno maggiore pressione sui propri pazienti per non sottovalutare i rischi e vaccinarsi, soprattutto i soggetti che sono più a rischio di complicazioni (chi ha superato i sessantacinque anni ed i malati cronici), ma anche i bambini e gli adulti sopra i 50 anni.

Quando vaccinarsi?

Il picco stagionale è previsto per gennaio 2017: considerando che il vaccino impiega come minimo due settimane per attivare il suo potere immunizzante, si consiglia di vaccinarsi entro novembre. In Italia il numero delle persone che sceglie di immunizzarsi contro l’influenza è in continuo calo (in generale siamo sotto al 20%, e tra gli anziani la percentuale è scesa dal 70 a sotto il 50%); è previsto che l’influenza 2016/2017 possa costringere a letto circa sei milioni di italiani.

Sintomi, segni e durata per adulti e bambini

I sintomi e segni dell’influenza generici più o meno abbiamo imparato a riconoscerli tutti nel corso della nostra vita: possono essere diversi e solitamente si manifestano dopo 1/4 giorni dal momento del contagio. Febbre più o meno alta, malessere generale, raffreddore, tosse, mal di testa, nausea, dolori muscolari, inappetenza, astenia (mancanza di forze), diarrea e vomito sono i sintomi principali. Molti non lo sanno, ma chi è malato di influenza può contagiare gli altri anche a distanza di un paio di metri; principalmente i virus si diffondono tramite le goccioline di saliva che vengono emesse starnutendo tossendo, ma anche semplicemente parlando. Ma è possibile essere contagiati anche toccando un oggetto o una superficie contaminata e poi avvicinando la mano alla bocca o al naso.
In media gli adulti possono essere contagiosi per circa 5/7 giorni a partire dal giorno prima che si manifestino i sintomi (questo vuol dire che si può essere contagiosi anche prima di sapere di essere malati), mentre i bambini possono trasmettere l’affezione anche per più di sette giorni. Può capitare che alcune persone infette non sviluppino nessun sintomo particolare, ma anche in questi casi corrono il rischio di trasmettere il virus ad altre persone.

Come evitare il contagio

Per evitare di essere contagiati bisognerebbe prendere alcuni accorgimenti. Sembra ovvio e scontato dirlo, ma bisognerebbe stare alla larga dalle persone che hanno già preso l’influenza (e loro dovrebbero starsene a casa per curarsi meglio ed evitare rischi per gli altri); questo vuol dire anche non utilizzare i loro stessi piatti o posate se non dopo averli lavati con attenzione e pulire e disinfettare le superfici di casa (o scuola o posto di lavoro); è molto importante anche lavarsi le mani spesso. Nel periodo di massima diffusione del virus si dovrebbero evitare i luoghi chiusi e affollati e limitare i contatti fisici. Chi ha contratto il virus dovrebbe coprirsi naso e bocca quando starnutisce o tossisce (e poi lavarsi le mani) e buttare immediatamente il fazzoletto di carta usato, che è una vera e propria scoria infetta. Non sarebbe una cattiva idea neanche cambiare lo spazzolino da denti, visto che i virus possono rimanervi fino a sette giorni.

I rimedi per superare l’influenza

Il vaccino antinfluenzale è l’unica arma specifica per combattere questa affezione; gli antivirali non rappresentano un’alternativa e possono essere presi solo su indicazione del medico; i soggetti che non corrono il rischio di complicazioni possono anche ricorrere ai medicinali sintomatici(ad esempio la Tachipirina per la febbre), ma sempre meglio chiedere al dottore. Ma non vanno messi in secondo piano i classici rimedi della nonna, ovvero delle semplici soluzioni che possono fornire qualche tipo di protezione nei confronti dell’antipatico virus. Il grande classico in questi casi è il brodo di pollo: contiene delle proteine che rinforzano il nostro sistema immunitario e, se viene consumato caldo, può avere effetti fluidificanti su catarro e muco. Cipolla e aglio magari non faranno profumare l’alito, ma hanno delle importanti proprietà antisettiche. Il miele aiuta a calmare le crisi di tosse e favorisce la fluidificazione del catarro; fare dei suffumigi con acqua calda e magari qualche essenza balsamica può essere molto utile per contrastare tosse e congestione nasale. Infine bisogna fare attenzione alla dieta: no ai cibi grassi o particolarmente conditi e spazio a frutta e verdura e a piatti leggeri; è molto importante l’idratazione (specialmente per chi soffre di virus intestinale, visto che con diarrea e vomito si perdono tanti liquidi).

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Perché si russa e quali sono i rimedi per smettere di russare? I pericoli dell’apnea ostruttiva del sonno

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE SI RUSSA SMETTERE APNEA OSTRUTTIVA SONNO Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pulsata Macchie Capillari Pene ANon tutti ne soffrono e per qualcuno può sembrare un “difetto” innocuo, ma non per i tanti mariti e mogli “costretti” a dormire accanto ad un partner che non smette di russare dalla sera alla mattina! Oggi cerchiamo di fare luce su un problema diffuso ed apparentemente innocuo.

Per quale motivo russiamo?

Il palato superiore è formato da due parti: una dura, delimitata dai denti dell’arcata superiore, e l’altra molle, situata all’interno, che si chiama velopendulo (o palato molle).
Quando ci si addormenta, soprattutto se si è distesi sull’addome, questo, per effetto del peso, sporge nel fondo della gola. Al punto che può ostruire la faringe. In questo caso l’aria che arriva durante l’inspirazione dal naso fa vibrare la volta, producendo il caratteristico ronzio, più forte quanto più il passaggio dell’aria viene ostacolato.

Chi ne soffre di più?

I più grandi russatori sono soggetti di sesso maschile (russano più gli uomini che le donne), che sono in sovrappeso o obesi, fumano e bevono alcolici in quantità elevata. Fattori aggravanti sono sicuramente la familiarità (cioè se qualcuno dei vostri genitori o nonni, russano) e l’età: più si diventa anziani e più il problema tende ad aumentare.

Quali sono le patologie e le condizioni che portano a russare?

Alcune condizioni e patologie aumentano il rischio di russare, tra queste:

  • Scarso tono muscolare della lingua e della gola. Se i muscoli sono troppo rilassati, la lingua ricade all’indietro nella gola, oppure i muscoli della gola si restringono e impediscono una corretta respirazione. Un lieve rilassamento è normale durante le fasi di sonno profondo, però potrebbe diventare un problema se viene aggravato dall’alcol o dai farmaci che provocano sonnolenza.
  • Eccessivo ingombro dei tessuti della gola. I bambini con le tonsille e le adenoidi gonfie russano molto frequentemente. Le persone in sovrappeso possono avere un eccesso di tessuti molli nel collo, che provoca il restringimento delle vie aeree. Solo in casi rarissimi la parziale ostruzione delle vie aeree è provocata da cisti o da tumori.
  • Palato molle e/o ugola troppo lunghi. Se il palato è troppo lungo, va a ostruire parzialmente l’apertura tra il naso e la gola. Se il palato molle e/o l’ugola sono troppo lunghi, fanno da valvola vibrante quando il respiro si fa più rilassato, e provocano il caratteristico rumore.
  • Ostruzione delle vie aeree nasali. Se il naso è pieno o ostruito l’organismo deve fare uno sforzo maggiore per far passare l’aria. In questo modo si crea un vuoto maggiore del solito nella gola, che tende a far avvicinare tra loro i tessuti molli, e perciò si russa. Si può russare, quindi, solo durante l’allergia ai pollini, oppure solo nel corso del raffreddore o della sinusite. L’ostruzione può anche essere provocata da anomalie anatomiche del naso o del setto nasale, ad esempio dal setto nasale deviato (malformazione delle pareti che separano le narici).

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Se il bambino russa

Nei bambini il russare può essere un sintomo di problemi alle tonsille e alle adenoidi. Se il problema è cronico il bambino dovrebbe essere visitato da un otorinolaringoiatra, che gli può consigliare l’intervento di tonsillectomia e adenoidectomia per riportarlo in piena salute.

Quando russare diventa pericoloso?

Il russare determina un sonno poco riposante ed il soggetto il giorno dopo si sveglia stanco: ne possono risentire il rendimento sul lavoro, la condotta di guida o l’uso dei macchinari (si alza il rischio di incidenti anche gravi). Tuttavia, il vero pericolo legato al russare, è l’apnea ostruttiva del sonno, che a sua volta può causare problemi di salute gravi.

Cos’è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno?

La Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSA) è caratterizzata da diverse interruzioni della respirazione durante la notte, pause che possono durare anche più di dieci secondi. Chi soffre di apnea può avere anche centinaia di episodi simili per notte. Le interruzioni della respirazione sono principalmente dovute al restringimento o al collasso delle vie aeree superiori. In questo modo la quantità di ossigeno nel sangue aumenta e il cuore è costretto a lavorare più intensamente, con tutti i rischi connessi ad un problema cronico, specie in soggetti che soffrono di patologie cardiocircolatorie. L’apnea nel sonno, se non adeguatamente curata, fa aumentare il rischio di infarto ed ictus, ma anche di diabete ed altre patologie.

I rimedi pratici per smettere di russare

Chi russa può risolvere il problema con dei dispositivi che migliorano il flusso d’aria, come:

Inoltre chi russa può provare ad adottare questi rimedi pratici:

  • Seguire uno stile di vita sano, con un’attività fisica sufficiente, in modo da ottenere un buon tono muscolare e dimagrire.
  • Evitare i tranquillanti, i sonniferi e gli antistaminici prima di andare a dormire.
  • Evitare gli alcolici nelle quattro ore prima del sonno e i pasti o gli spuntini pesanti per almeno tre ore prima di dormire.
  • Seguire un ritmo sonno-veglia regolare.
  • Dormire sdraiati su un fianco, anziché supini.
  • Alzare il materasso sotto la testa di una decina di centimetri o usare un cuscino più alto.

Per dormire bene, è inoltre utile assumere 1 mg di melatonina circa mezz’ora prima di mettersi a letto. Il miglior integratore di melatonina, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2yax2CB Questo prodotto è veramente molto efficace anche perché oltre alla melatonina, contiene melissa, tiglio, valeriana, passiflora e papavero californiano, piante le cui proprietà sono perfette per farci addormentare e riposare bene.

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Russare: quali sono le terapie mediche? 
Il russamento o l’apnea nel sonno possono guarire grazie a varie terapie prescritte dall’otorinolaringoiatra o dal chirurgo maxillo-facciale, in funzione della diagnosi e dell’entità del restringimento delle vie aeree:

  • L’apnea ostruttiva del sonno viene curata il più delle volte con un dispositivo che riapre le vie aeree con una pressione positiva di lieve intensità. La pressione viene esercitata da una mascherina nasale indossata durante il sonno. Questa terapia è detta CPAP, ed è attualmente la terapia d’elezione per i pazienti affetti da apnee ostruttive del sonno.
  • L’uvulopalatofaringoplastica (UPPP) è un intervento chirurgico in grado di curare il russamento e l’apnea ostruttiva nel sonno. Rimuove il tessuto del palato molle in eccesso e riapre le vie respiratorie. Il tessuto rimasto, inoltre, si indurisce guarendo, e quindi si minimizzano le vibrazioni dei tessuti. Le vie aeree possono essere ancor più allargate se all’intervento si aggiunge anche una tonsillectomia.
  • Gli interventi di termoablazione eliminano l’eccesso di tessuto nei turbinati nasali, alla base della lingua e/o nel palato molle e sono usati sia per il russamento sia per le apnee ostruttive. Tra i metodi di termoablazione vi sono la cauterizzazione bipolare, la radiofrequenza, il laser.
  • Tra i metodi usati per aumentare la rigidità del palato molle senza rimuovere alcun tessuto ricordiamo l’iniezione di una sostanza irritante che irrigidisce la zona circostante l’ugola. Un altro metodo comporta l’impianto di inserti (procedura Pillar) nel palato molle.
  • L’avanzamento del genioglosso e dello ioide è un intervento chirurgico che serve per curare l’apnea ostruttiva del sonno. Previene il collasso della parte bassa della gola e spinge in avanti i muscoli della lingua, riaprendo le vie aeree ostruite.
  • Per alcuni pazienti che russano o soffrono di apnee nel sonno, può essere indicato un apparecchio ortodontico su misura, che spinge in avanti la mascella. Deve essere posizionato e adattato da un otorinolaringoiatra, da un dentista o da un ortodontista specializzato.
  • Per alcuni pazienti, infine, è consigliabile dimagrire in modo significativo per migliorare i problemi di russamento e di apnee nel sonno.

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Smog killer: la nebbia in Val Padana ti uccide

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO INQUINAMENTO FUMO CAMINO INDUSTRIA GAS SCARICO PM10 NANOPARTICELLE NUBE TOSSICA (2)Non che qui a Roma si stia molto meglio – proprio ieri qui nella capitale c’è stato un blocco della circolazione delle automobili per contrastare l’inquinamento imperante – ma al nord forse le cose vanno ancora peggio. Il dato scientifico è che di “nebbia in Val Padana” si muore due-tre anni prima del normale: tutta colpa dello smog e le polveri sottili che si mescolano alla coltre che avvolge la pianura lombarda. A dirlo è la ricerca EpiAir, sulla sorveglianza epidemiologica per l’inquinamento atmosferico, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, che controllando la qualità dell’aria in 15 città italiane nel quadriennio 2006-10, ha rilevato come la mortalità cresca con l’aumentare del PM10: ovvero, più 0,69% per ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubo di PM10.
In sostanza, su 1000 morti per cause naturali, 7 sono da imputare allo smog. Questo studio fa il paio con un altro, svolto solo in Lombardia, secondo cui 20% di sforamento dei limiti delle polveri sottili nell’aria equivarrebbe a 302 morti annue, 231 delle quali si verificano solo a Milano.

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Le 14 cose che sicuramente non sai sul raffreddore

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAFFREDDORE RINITE INFLUENZA FEBBRE TOSSE MAL DI GOLA SINUSITE FREDDO NASO CHE COLA BAMBINI BIMBI (3)Arriva poco dopo l’inizio della scuola e ci accompagna fino alle vacanze estive. Parlo del famigerato “raffreddore”, circondato da sempre da una marea di luoghi comuni che hanno ben poco di scientifico. C’è chi non abbandonerà mai la convinzione che un colpo di freddo faccia venire il raffreddore e chi è sicuro di prenderlo quando ha il sistema immunitario indebolito. Nonostante decenni di ricerche, alcune veramente curiose, bisogna ammettere che anche la scienza è ancora perplessa di fronte al raffreddore e tante domande sono ancora senza una risposta chiara. Ecco che cosa ad oggi si può dire in materia. Con un’avvertenza: la scienza non è fatta di dogmi (per fortuna!) e quindi non è detto che le risposte siano definitive.

1. Quanti sono i raffreddori?  Anche se perfino gli scienziati parlano del «virus del raffreddore», a causare il malanno sono cinque famiglie di virus. I più comuni, responsabili del 30-40 per cento dei raffreddori, sono i Rhinovirus, di cui esistono circa duecento varietà geneticamente distinte.

Continua la lettura su https://www.focus.it/scienza/salute/la-scienza-del-raffreddore

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