I 5 modi per evitare di arrossire sul volto ed apparire imbarazzati

MEDICINA ONLINE PERCHE SI ARROSSISCE AMORE IMBARAZZO EMOZIONE VOLTO STRESS PELLE ROSSA RAGAZZA DONNA FACCIA ERITEMA AMORE RIMEDI face swatch red blush skin hiding.jpgCome abbiamo visto in questo articolo, arrossire in viso è un meccanismo automatico determinato da emozioni forti ed improvvise. Pur essendo impossibile impedire che esso si verifichi, esistono vari sistemi per limitarlo al massimo e prevenirlo. Vediamone alcuni.

1) Rilassati

Come prima accennato, arrossire è un meccanismo automatico e non c’è un sistema che lo impedisca del tutto, tuttavia – essendo determinato da forti emozioni – imparare a controllare lo stress potrebbe limitare il tuo rossore. Quando ti capita di arrossire, puoi provare a rilassare i muscoli (soprattutto quelli di spalle e collo) per cominciare a riacquistare il giusto colorito. Prova a rilasciare la tensione che senti. Mantieni la postura eretta, con le gambe bilanciate. Per rilassarti, prova a:

  • inspirare ed espirare profondamente;
  • ricordare a te stesso che non è la prima volta che arrossisci e probabilmente non sarà l’ultima;
  • ricordare che arrossire è qualcosa di naturale, di cui non devi vergognarti;
  • pensare al fatto che arrossire può addirittura essere un segno di salute e piacevole e può spingere la persona che hai di fronte (e che magari ti piace) a fare il primo passo;
  • prova a sorridere: rende le guance di un colorito rosso naturale e inoltre ci fa sentire felici, distruggendo così ogni ansia sociale;
  • chiudi gli occhi e pensa di essere in un posto diverso da dove sei.

Leggi anche: Perché viene voglia di fumare dopo aver fatto sesso?

2) Prova a richiamare l’attenzione sul tuo arrossire

Se una persona va a un appuntamento e fa qualcosa di incredibilmente imbarazzante, un modo apparentemente paradossale per salvare la situazione potrebbe essere il richiamare l’attenzione proprio su quello: “Bene, questo è stato imbarazzante. Ti giuro che non sono sempre così impacciato!”. Facendo in questo modo, si smaschera l’imbarazzo, che di solito svanisce quasi subito. Puoi fare la stessa cosa con il tuo arrossire.

3) Lavati la faccia

Lavarsi la faccia con acqua fredda tende a diminuire il rossore, perché il freddo determina vasocostrizione e quindi minor afflusso sanguigno ai capillari.

Leggi anche: Perché viene la pelle d’oca? A che serve?

4) Previeni le situazioni imbarazzanti

Devi scoprire quali sono le situazioni in cui arrossisci: quando ti arrabbi o quando sei agitato? Quando guardi una persona che ti piace? Oppure arrossisci quando l’attenzione è puntata su di te? In realtà, non devi evitare queste situazioni, ma cerca soltanto di renderti conto che non c’è ragione di arrossire in queste circostanze. Questo è il primo passo da fare per evitare l’imbarazzo di arrossire.
Fai una lista di tutte le volte che hai avuto questo problema di recente, specialmente nelle situazioni sociali. Prendi nota ci che cosa è successo. Ti hanno preso in giro? La gente se n’è accorta? Nella maggior parte dei casi, le persone normali non pensano che il rossore sia un problema e non ci fanno caso. E perché dovrebbero? Non è qualcosa che puoi controllare. Comincia a pensare che il rossore non è così importante come pensi.

Leggi anche: Perché ho sempre le mani ed i piedi freddi? Cosa fare e cosa NON fare per scaldarli

5) Trova delle tecniche che ti aiutino a rilassarti

Prepara corpo e mente a rilassarsi prima di arrossire, attraverso la meditazione e la ginnastica dolce. Sentirti rilassato e pensare di avere il controllo potrebbe aiutarti a prevenire il rossore.

  • Prova lo yoga: è l’esercizio perfetto per corpo e mente che ti aiuterà a concentrarti e stimolerà il tuo fisico affinché il sangue scorra lungo tutto il corpo e non solo in faccia. Prova diversi tipi di yoga, ne esistono dozzine; trova quello che va bene per te.
  • Prova la meditazione dolce: la parola “meditazione” può avere significati diversi. Prova semplicemente a diventare consapevole del tuo corpo e porta questa consapevolezza fuori da te stesso, per aiutarti a liberarti. Per prima cosa, concentrati sui pensieri nella tua testa e poi sposta gradualmente la tua consapevolezza fino ai confini del tuo corpo, finché non lo percepisci nel suo insieme.

Chiedi l’aiuto di uno specialista

Se la sola idea di arrossire ti crea tali problemi da impedirti una vita normale, potresti aver bisogno di un aiuto da parte di una specialista. Per approfondire, leggi: Eritrofobia, la paura di arrossire: cause, caratteristiche, cure e consigli

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Perché si arrossisce senza motivo o per amore? Cause e rimedi

MEDICINA ONLINE PERCHE SI ARROSSISCE AMORE IMBARAZZO EMOZIONE VOLTO STRESS PELLE ROSSA RAGAZZA DONNA FACCIA ERITEMA AMORE RIMEDI face swatch red blush skin hiding.jpgA chi non è mai capitato almeno una volta di sentire all’improvviso le guance scottare ed accorgersi di essere diventato rosso come un peperone? Questa è la reazione tipica che si ha quando ci si trova in determinate situazioni. Ma perché si arrossisce?  I veri motivi per cui si arrossisce sono ancor oggi oggetto di studi da parte di scienziati e psicologi. Quello che è dato ormai per certo è che si arrossisce senza poter fare nulla per evitarlo. E’ un meccanismo involontario, non lo possiamo controllare, almeno NON del tutto! E’ come la respirazione ed il battito del cuore: possiamo modularli con varie tecniche, tuttavia loro funzionano autonomamente. Non a caso ho citato battito cardiaco e respirazione: un aumento della loro frequenza tende infatti a verificarsi contemporaneamente alla comparsa del rossore. Inoltre il rossore si associa alla tipica sensazione di calore che sale verso il viso e successivamente interessa tutto il corpo

Zone del rossore

Il tipo di arrossamento può variare:

  • c’è chi arrossisce solo sulle guance;
  • chi sull’intero volto;
  • altri solo sulle orecchie o sul collo.

Motivi fisici dell’arrossamento

L’arrossamento tecnicamente è provocato dall’aumento del flusso sanguigno dovuto all’incremento di adrenalina nel nostro corpo. Questo capita in particolari situazioni di stress, o quando si verifica quello che gli studiosi chiamano “meccanismo di combatti o fuggi”. All’improvviso si prova imbarazzo, aumenta l’adrenalina, aumenta il flusso sanguigno ai capillari superficiali e si diventa rossi in viso. L’aumento del flusso ematico causa anche la forte sensazione di calore sulla faccia. Il rossore nel volto può essere determinato anche da varie condizioni e patologie, come vedremo in seguito. Quello che è ancora poco chiaro è il perché il rossore compaia principalmente sulle guance (molto più raramente anche sul collo) e non anche su tutto il resto del fisico. I capillari sono presenti in tutto il corpo, ma solamente quelli sul viso sono più soggetti al rossore.

Leggi anche: Perché piango sempre per tutto e senza motivo? Cosa posso fare?

Motivi psicologici che determinano rossore in viso

Nella maggior parte dei casi quando si arrossisce è perché in quel preciso momento si sta provando una forte emozione, quasi sempre imbarazzo. Il tutto accade all’improvviso: è una reazione istintiva ed emotiva nei confronti del contesto nel quale ci si trova. Con il rossore sul viso si manifesta, senza parlare, uno stato di imbarazzo e/o disagio. Quasi sempre l’arrossamento si verifica quando si sente in difetto o in colpa verso gli altri e si assume un atteggiamento difensivo che diventa manifesto tramite il rossore.

Quali sono le classiche situazioni che portano all’arrossamento del viso?

Ecco una lista di situazioni tipiche che determinano rossore in viso:

  • quando si viene presi in giro davanti ad altre persone;
  • quando siamo di fronte – o semplicmente pensiamo – ad una persona di cui siamo innamorati;
  • quando si è interrogati dall’insegnante e non si è preparati;
  • quando baciamo una persona che ci piace;
  • quando facciamo sesso;
  • quando si è colti in flagrante a fare qualcosa che non si dovrebbe;
  • quando proviamo un forte piacere o una forte paura;
  • quando si viene sbugiardati di fronte agli altri;
  • quando si riceve un complimento inaspettato;
  • quando si deve fare un discorso in pubblico;
  • quando si ricorda un’occasione in cui si è provato forte imbarazzo;
  • quando ci si arrabbia.

Si potrebbe andare avanti a lungo con questa lista: il rossore si può verificare in qualsiasi situazione in cui si prova una forte emozione, di qualsiasi tipo essa sia.

Leggi anche: Perché viene la pelle d’oca? A che serve?

Perché non tutti arrossiscono?

Non tutti arrossiscono. Alcuni diventano rossi come peperoni in pochi secondi anche con una emozione poco intensa, altri non lo diventano mai o solo raramente e con rossore poco evidente. Ciò dipenderebbe sia da motivi fisici (vascolarizzazione superficiale del viso più o meno fitta, pelle più o meno scura a causa di quantità più elevate o più basse di melatinina…) che psicologici (alcune persone sono ad esempio più “emotive” di altre), tuttavia i veri motivi di questa grande variabilità, non sono ancora stati del tutto chiariti.

Patologie e condizioni che determinano rossore

Ci sono alcuni casi in cui il rossore può essere determinato da condizioni o da patologie particolari. Tipici casi sono quando:

  • si assume una grande quantità di alcolici;
  • si è sessualmente eccitati;
  • si compie uno forzo pesante o a lungo;
  • si espone la pelle a freddo eccessivo;
  • quando si prende troppo sole senza protezione solare.

Un rossore patologico particolare è l’eritema a farfalla che compare nel Lupus eritematoso sistemico, a tal proposito leggi anche: Lupus eritematoso sistemico (LES): cause, sintomi e terapie

La fobia di arrossire

Il rossore in viso in alcuni casi sfocia in un vero e proprio disturbo psichiatrico: l’eritrofobia o ereutofobia, cioè la paura ossessiva di arrossire. Per chi soffre di questa patologia l’arrossire è praticamente una costante. Questa fobia, inoltre, può compromettere seriamente la vita lavorativa e sociale, tanto che molte persone che ne sono affette decidono di sottoporsi ad un intervento chirurgico, la simpaticectomia endotoracica, che va a limitare il problema.

Come evitare di arrossire

Esistono vari sistemi per limitare al massimo il rossore, li potete trovare in questo articolo: I 5 modi per evitare di arrossire sul volto ed apparire imbarazzati

Per approfondire, leggi: Eritrofobia, la paura di arrossire: cause, caratteristiche, cure e consigli

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Perché piango sempre per tutto e senza motivo? Cosa posso fare?

MEDICINA ONLINE TRISTE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE VERTIGINE DONNAA tutti quanti può capitare di sentirsi più emotivi rispetto al solito, e di ritrovarsi a piangere apparentemente senza nessun reale motivo. In alcuni casi, un pianto immotivato può essere provocato da emozioni che non abbiamo ancora elaborato. Ecco quali sono le possibili cause che ci portano a piangere apparentemente senza nessun motivo:

  • depressione: nella maggior parte dei casi, la depressione comporta sintomi più evidenti rispetto al semplice pianto, ma fra questi può esservi anche la tendenza a piangere senza un’apparente causa;
  • ansia: molte persone piangono prima o dopo aver avuto un attacco di ansia o panico;
  • stress: elevati livelli di stress sono collegati a una maggiore tendenza a piangere. Se è questo il vostro caso, provate a gestire meglio lo stress, apprendendo una tecnica di rilassamento, praticando yoga o meditazione, o imparando a gestire in maniera più sana la vostra vita quotidiana;
  • sindrome premestruale: circa il 20-40% delle donne, per cause ormonali, sperimenta problemi emotivi durante il periodo della sindrome premestruale, che potrebbero sfociare in pianti apparentemente immotivati. Per lo stesso motivo piange spesso anche la donna incinta, specie se per lei è la prima gravidanza;
  • mancanza di sonno: proprio come i bambini, gli adulti che non dormono abbastanza tendono ad essere emotivamente più fragili, e quindi possono piangere senza una causa evidente.

Come fare ad affrontare e superare questo problema?

In primo luogo, sarà importante riuscire a comprendere qual è la vera causa alla base di questo vostro malessere. Non importa cosa pensate, non si piange mai senza un’effettiva ragione, anche se essa può non essere nota a livello cosciente. Per meglio comprendere cosa sta effettivamente accadendo, potreste farvi aiutare da un professionista esperto, grazie al quale potrete ritrovare il vostro benessere mentale e fisico. Inoltre, potrà essere utile apprendere delle tecniche di rilassamento, o scrivere i vostri pensieri e le vostre sensazioni su un diario. Se il problema continua a lungo, meglio non sottovalutarlo: è opportuno l’aiuto di uno psicoterapeuta o di uno psichiatra. Ber ritrovare il benessere mentale, potrebbe essere utile assumere un integratore alimentare di magnesio: https://amzn.to/2MYZ2Bx da solo o anche in associazione con un integratore completo come questo: https://amzn.to/42hbovv

Se ti ritrovi spesso a piangere senza motivo apparente, oppure senti di non riuscire a trovare una “via d’uscita” ai tuoi problemi, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

L’inquilino del terzo piano (1976): trama e spiegazione del film

MEDICINA ONLINE LINQUILINO DEL TERZO PIANO SPIEGAZIONE FINALE The Tenant is a 1976 psychological horror film Roman Isabelle Adjani Melvyn Douglas Shelley Winters 1964 Le locataire chimérique Roland Topor..jpg

Chi si nasconde davvero sotto queste bende?

Un film di Roman Polanski, con Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Bernard Fresson, Jo Van Fleet. Titolo originale “Le locataire”, in USA conosciuto come “The Tenant”. Drammatico, thriller psicologico, durata 125 min. – Francia 1976.

Trama senza spoiler

Trelkovski, modesto ed anonimo impiegato di origini polacche, prende possesso a Parigi di un appartamento la cui inquilina precedente, Simon Chule, si è uccisa buttandosi dalla finestra. Circondato da inquietanti e grotteschi vicini, Trelkovski scopre nell’appartamento orribili tracce dell’ex-inquilina, che lo porteranno a conseguenze drammatiche e totalmente impreviste. L’inquilino del terzo piano, insieme a “Repulsion” ed a “Rosemary’s baby”, completa la trilogia dedicata da Polanski al lato oscuro, ai meandri orrorifici della mente umana, sebbene gran parte della sua produzione possa a mio avviso ricondursi ad inquietudini sottili e morbose che l’essere umano sperimenta nella propria esperienza, basti pensare al meraviglioso “Una pura formalità“.

Leggi anche: Arrival (2016): trama, recensione e spiegazione del film

Spiegazioni (SPOLER)

Non esiste una spiegazione univoca e razionale a questo film veramente eccezionale di Polanski. Partiamo dal fatto che l’Inquilino del terzo piano inizia e termina con la stessa scena, un paio di occhi (vedi foto in alto) che spuntano da un corpo quasi interamente bendato e ingessato. Non sembra un grido “casuale”, bensì è il tipico urlo di chi riconosce il proprio carnefice ma non può indicarlo, oppure l’urlo terrorizzato che personalmente farei io se fossi bloccato a letto e vedessi me stesso dall’esterno del mio corpo. Quali le possibili spiegazioni a quell’urlo ed al film in generale?

1) Malattia mentale

Una delle possibili soluzioni, tra le più semplici, è che Trelkovski sia malato di una malattia mentale, ad esempio schizofrenia, che lo porta a travestirsi da donna e ad immaginare di essere Simone. La sua paranoia potrebbe essere scaturita dal suo carattere remissivo ed eccessivamente accomodante che lo espone all’aggressività degli altri: travestirsi da donna dal carattere forte potrebbe essere un sistema per sfuggire alla gabbia del suo carattere debole. La stessa malattia lo esporrebbe alle numerose scene irreali del film, che sarebbero allucinazioni, a tal proposito, leggi anche: Schizofrenia: sintomi iniziali, violenza, test, cause e terapie

2) Personalità multipla

Trelkovski è affetto da personalità multipla: dalla finestra vede sé stesso nel suo appartamento e ciò farebbe pensare ad uno sdoppiamento di personalità. Trelkovski riflette “il suo io” dall’altra parte. Ma il suo io è sé stesso o è Simone? Trelkovski vede dal suo appartamento Simone Choule che si toglie le bende perché ha una allucinazione o perché vede una delle sue personalità, quella di Simone? Ed è Simone una delle personalità di Trelkovki o è Trelkovski una delle personalità di Simone?

Leggi anche: Disturbo di personalità multipla: sintomi, terapie e film in cui è presente

3) Reincarnazione

Le innumerevoli simbologie egizie presenti nel film farebbero supporre la tematica della reincarnazione: Trelkowski e Simone sarebbero in realtà la stessa persona, l’una incarnata nell’altra, il che spiegherebbe la scena in cui Trelkowski, dalla finestra del proprio appartamento, vede una figura avvolta nelle bende (Simone e/o sé stesso nel futuro) nel bagno dello stabile; il bagno, coperto di geroglifici, rappresenterebbe una camera mortuaria egizia e Simone, in questa stanza, si toglie le bende come se fosse una mummia che si è risvegliata dalla morte.

Leggi anche: Una pura formalità (1994) spiegazione, analisi e significato del film

4) Un loop temporale

Il film inizia e termina con la stessa scena. Non una scena simile: è proprio la stessa, o almeno così ci vuole suggerire Polanski: alla fine del film siamo portati a pensare che sotto le bende di Simone, viste all’inizio del film, ci sia Trelkovski e non Simone. Questo sta forse a significare che Simone Choule è Trelkovski e che l’intera storia sia una specie di serpente che si morde la coda, come in un loop temporale senza uscita? In tal senso il film potrebbe essere inquadrato nell’ottica del loop circolare, a tal proposito, leggi: Bootstrap paradox e paradosso della predestinazione: spiegazione ed esempi nei film

5) Tutto il film è nella mente di Simone

Trelkowski sarebbe un personaggio fittizio creato dalla mente della stessa Simone quando si ritrova bloccata a letto, o una fantasia basata su un uomo che va a visitarla in ospedale. Di conseguenza, l’intera linea narrativa del film sarebbe fittizia, esclusa la breve scena introduttiva.

Leggi anche: Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

6) Omosessualità latente

Simone crea Trekovski con l’immaginazione. La ragazza amava le donne e non gli uomini: lo dice Stella all’inizio del film. Per conquistare la sua amica, Simone avrebbe proiettato la sua personalità in un uomo, sentendo di possedere una identità sessuale maschile. Essendo stata respinta da Stella, si getta nel vuoto. Questo avvalora l’idea che solo Simone sia reale, mentre Trekovski – ed il suo rapporto d’amore con Stella – sarebbe solo immaginato.
Oppure il contrario: Trelkowski potrebbe essere reale e Simone la parte femminile che è sopita in lui e che lotta per manifestarsi. Il disagio mentale di Trelkowski potrebbe essere quindi il risultato della resistenza del sé uomo che cerca di evitare che la propria identità di donna esca allo scoperto oppure della insopportabile disforia di genere derivata dall’essere trans, cioè dal possedere una identità di genere (femminile) diversa dal sesso assegnato alla nascita (maschile). Ricordiamo che nella società dell’epoca, l’orientamento sessuale omosessuale ed una identità di genere diversa dal sesso descritto sui documenti, erano fonte di notevolissimo disagio e, vista la rigidità culturale, questo portava a meccanismi di difesa molto elevati che sfociavano in puro delirio. Per approfondire questi argomenti, leggi:

7) Non c’è alcuna spiegazione precisa

Questa potrebbe essere la migliore spiegazione possibile, non trovate? La vita stessa ci espone a domande a cui probabilmente non avremo mai replica del tutto certa ed i film, in quanto descrizione della nostra vita, perché dovrebbero mai darci tutte le risposte, togliendoci il gusto – tipicamente umano – di ricercarle con una curiosità mai sopita?

Il bello dell’arte

Le risposte che ha trovato il sottoscritto finiscono qui, almeno per ora. Nonostante le mie spiegazioni avete ancora la faccia di chi ha visto per la decima volta “2001 Odissea nello spazio” e non ha ancora capito cosa significano i 5 minuti finali o di chi continua a rivedere “Donnie Darko” nel tentativo di trovare una spiegazione assolutamente certa al film? Non vi preoccupate, siete in buona compagnia. Ho la vaga sensazione che neanche Roman Polanski potrebbe dare una risposta certa agli interrogativi della propria stessa opera e, almeno per quel che mi riguarda, questo è uno dei lati che amo di più in questo film e nell’arte in generale: la possibilità di interpretare, di ragionarci su, di confrontare le proprie idee con altri appassionati.

Sei appassionato di cinema e serie TV? Fatti un piccolo regalo! Sceglilo tra queste offerte imperdibili!

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Il narcisismo patologico al femminile: quando la donna manipola l’uomo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUI AMA SESSO LEI INTESA SESSUALE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei AnoQuando si pensa al narcisismo patologico spesso, quasi tutti noi associamo la manipolazione affettiva al partner maschile e ci riferiamo alla donna come vittima del rapporto malsano, ma ciò non è sempre detto: in alcuni casi l’abusante è lei ed innesca meccaniche di manipolazione altrettanto perverse e tossiche, similarmente a quando la manipolazione sia effettuata da un uomo. Relazionarsi con una donna narcisista in modo patologico è spesso molto complicato, almeno quanto lo è vivere con a un uomo narciso.

Leggi anche: Le 5 cose che indicano che stai con qualcuno che ti farà sicuramente soffrire

Caratteristiche del narcisismo patologico femminile

Il narcisista patologico, sia uomo che donna, è un soggetto apparentemente brillante ed affascinante. In particolare la donna narcisista appare capace nel proprio ambito lavorativo, molto focalizzata sulla propria carriera, attenta alla cura di sé, perfezionista in ogni cosa faccia, ma è contemporaneamente ossessionata dalla relazione che ha con il proprio partner. Una narcisista patologica ha alcuni tratti distintivi precisi, ad esempio:

  • è particolarmente attenta ai difetti del partner, anche quelli più insignificanti;
  • pensa di meritare tutti i complimenti ed i premi possibili;
  • rinfaccia al proprio partner ogni singola mancanza o presunta tale;
  • non tollera di mostrare i propri lati più fragili ed entra nella difensiva se il compagno prova ad affrontare l’argomento;
  • è egocentrica, desiderando essere sempre al centro dell’attenzione del partner e di amici/colleghi;
  • ha un romanticismo estremo tanto che sviluppa delle aspettative irrealizzabili nei confronti del rapporto;
  • ha aspettative nei confronti del partner spesso irrealistiche (ad esempio desidera che lui diventi il capoufficio);
  • paragona il compagno agli altri uomini, spesso enfatizzando i difetti del partner ed i pregi degli altri;
  • tende a vedere qualsiasi altra donna come una minaccia, che sparla alle sue spalle e che trama qualcosa di losco nei suoi confronti;
  • tende ad invidiare qualsiasi altro soggetto, specie femminile, che abbia più successo di lei;
  • ha avuto genitori molto autoritari e/o fratelli o sorelle lodati più di lei dai genitori, o più capaci di lei in qualche ambito dove lei si considerava la migliore;
  • idealizza rapidamente il partner per poi svalutarlo altrettanto rapidamente dopo poco tempo;
  • è in costante competizione con il partner: ciò crea una situazione paradossale in cui lei sente di meritarsi un partner di “alto livello” e lo incita a diventarlo lamentandosi degli scarsi risultati di lui, ma se il partner diventa effettivamente quello che lei vuole, diventa una minaccia perché tra i due è lei quella che deve essere “migliore”. Tale situazione si nota ancor di più se entrambi fanno lo stesso tipo di lavoro;
  • è apparentemente sensibile ed empatica verso il partner e gli altri, ma in realtà è molto egoista e bada solo al proprio vantaggio;
  • detesta perdere in qualsiasi campo (sportivo, professionale…);
  • non ricerca realmente una reale intimità né un rapporto autentico con il partner.

Generalmente la donna narcisista in modo patologico si pone nella relazione come partner forte, mortificante, capricciosa ed intransigente: ogni piccola presunta mancanza viene amplificata e diventa motivo di mortificazione, anche pubblica, verso il partner.

Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni

Come si comporta la narcisista patologica?

Esattamente come avviene quando il narcisista patologico è un uomo, la narcisista patologica appare, nel primo periodo della relazione, come la compagna perfetta: è affascinante, eclettica, letteralmente perfetta in ogni piccolo particolare, tanto che spesso la “vittima” maschile tende ad essere un soggetto bello ed acculturato, il “migliore” tra gli uomini del gruppo (seppur in fondo possieda un carattere “dipendente”, che si presta a farsi sottomettere); tuttavia – col passare del tempo – la maschera di perfezione indossata dalla donna narcisista diventa sempre meno nascosta ed emerge la sua componente negativa. In breve tempo l’uomo vede la sua compagna “perfetta” trasformarsi: di colpo la vede infuriarsi per cose assolutamente di poco conto, lo accusa di non far abbastanza per far funzionare il rapporto, lo manipola per ottenere quello che vuole, lo svaluta facendo paragoni con altri partner maschili e richiede attenzioni costanti che sono difficili da raggiungere. L’uomo diventa suddito e la donna diventa tiranno, in una relazione malsana che può durare anche a lungo. Questo tipo di coppia tende a lasciarsi e tornare insieme più volte, ma il risultato è comunque sempre distruttivo per l’uomo, che arriva al punto di voler “scappare” dalla relazione, senza però essere capace di interromperla.

Leggi anche: Quando una storia d’amore subisce un duro colpo, può tornare come prima?

Come risolvere la situazione?

Se la partner è consapevole di soffrire di narcisismo patologico ed è disponibile a collaborare, il rivolgervi insieme ad uno psicoterapeuta potrebbe risolvere il problema. Qualora invece il partner non sia disponibile ad ammettere i propri errori, il nostro consiglio è quello di abbandonare, se possibile il rapporto oppure – se non riesci a staccarti dalla partner – rivolgerti da solo ad uno professionista per imparare a distaccarti da lei e prendere consapevolezza delle motivazioni che ti hanno portato a scegliere di permanere, magari per anni, all’interno di una relazione malsana.

Se credi di essere intrappolato in una relazione tossica o che la tua partner sia una narcisista manipolatrice, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questa situazione.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Crisi di mezza età maschile: sintomi, quanto dura, depressione

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITALa crisi di mezza età viene comunemente identificata con una serie di stereotipi legati ad azioni “sconsiderate” come, per esempio, licenziarsi dal posto di lavoro in modo impulsivo, comprare una macchina sportiva o lasciare il coniuge. Per anni, la crisi di mezza età ha evocato questo repertorio di luoghi comuni. Oggi, invece, non viene più definita come crisi, bensì transizione di mezza età. Gli esperti di salute mentale affermano che il termine crisi, infatti, spesso è inappropriato, perché sebbene questa fase della vita possa essere caratterizzata da grave depressione, può anche rappresentare un periodo di grande crescita interiore. Ciò che è importante realizzare è quando questa transizione rischia di trasformarsi in depressione, in modo da poter chiedere aiuto a chi di dovere.

Leggi anche: Crisi di mezza età maschile: come superarla?

Definizione di “crisi di mezza età”

A partire dagli anni ’80, il termine “crisi di mezza età” ha acquisito molta importanza in ambito scientifico, soprattutto da parte degli studiosi dello sviluppo e delle transizioni della personalità adulta. Non è mai stata catalogata come una formale categoria diagnostica. Inoltre, l’età in cui può presentarsi la crisi di mezza età è variabile. Essa, infatti, dipende dal soggetto e in parte da fattori come, per esempio, l’aspettativa di vita dell’individuo. La crisi di mezza età è comunque un periodo della vita di un uomo – ma può interessare anche la donna, seppur in maniera lievemente minore – in cui il fisiologico decadimento fisico ed intellettivo porta il soggetto a non sentirsi più in grado di reggere i ritmi lavorativi, sociali, sessuali di quando era più giovane, fatto che viene accettato con estrema difficoltà dalla maggioranza degli uomini e che può portare ad una vera e propria depressione. Il risultato di queste considerazioni equivale ad una forte frattura nella mente maschile e ad una conseguente ricerca di fuga. La prima cosa ad esser messa in discussione è il rapporto di coppia: il desiderio sessuale cala, la moglie o compagna viene vissuta come la materializzazione del tempo che avanza e quindi come fonte d’angoscia. L’insoddisfazione comincia a farsi sentire con atteggiamenti di “evitamento”: si cercano interessi fuori delle mura domestiche, si tira tardi con gli amici, si cerca in ogni modo di sentirsi più giovani e di mettersi alla prova per provare a sé stessi di “essere ancora in grado di”. Gli atteggiamenti estremi sono le relazioni con donne molto più giovani, l’acquisto di moto o auto sportive, il rinnovo del guardaroba, del linguaggio, del taglio/tintura di capelli, della musica ascoltata: tutto nella disperata ricerca di una nuova giovinezza.

Leggi anche: Differenza tra la crisi di mezza età maschile e femminile

Crisi di mezza età negli uomini: quanto dura?

La crisi di mezza può comparire, come già prima accennato, in un arco temporale piuttosto ampio che va dai 40 ai 50 anni. Secondo alcuni studi la data “precisa” nella quale questa condizione si manifesta, sia 53 anni, anche se chi scrive pensa sia sbagliato ridurre l’arco temporale in una data così specifica. La crisi di mezza età maschile ha una durata estremamente variabile: solitamente i sintomi possono durare alcuni mesi fino anche a svariati anni.

Leggi anche: Crisi di mezza età maschile: come influisce sul matrimonio e come superarla?

Cause della crisi di mezza età negli uomini

Qualsiasi sia il termine utilizzato (crisi o transizione), di norma questa fase tende a verificarsi in concomitanza con eventi particolarmente significativi della vita, tra cui la laurea del figlio più giovane oppure la nascita di un nipotino che annuncia l’inizio di una nuova fase della vita. Anche la morte dei propri genitori, che mediamente avviene quando si hanno circa 50 anni, può essere un evento in grado di influenzare la propria percezione delle cose, facendo pensare all’uomo di essere “il prossimo della lista“. Qualsiasi evento che può ricordarci che “il tempo passa”, anche semplicemente ascoltare una canzone della propria infanzia e rendersi conto che è di quarant’anni fa, può scatenare sentimenti malinconici ed introdurre la crisi. Secondo alcuni psicologi in realtà, la causa di una crisi di mezza età, vanno ricercate in come ci si “sente dentro”: si invecchia se ci si sente vecchi. Insomma, tralasciando eventuali patologie, la crisi di mezza età dipenderebbe solamente da una errata percezione di tipo psicologico e legata alla personalità piuttosto che ad un vero e proprio calo fisico. Anche se va detto che grazie all’allungamento della vita ed al miglioramento delle condizioni generali vi è un minore “attaccamento” alle questioni anagrafiche, di ogni sorta.

Leggi anche: Come confortare vostro marito durante la crisi di mezza età

I sintomi della crisi di mezza età

Quelli che possiamo definire i sintomi della crisi di mezza età sono evidenti e facilmente riconoscibili. Il primo segno è quello di trovarsi a disagio nel non capire le nuove generazioni e lamentarsi che “i giovani sentono musica e vedono film stupidi”, sviluppare frustrazione verso le innovazioni ed una maggiore dipendenza dai riposini pomeridiani. Come dicevamo piccoli ma indicativi cambiamenti, e sottolineiamolo ancora, sentirsi vecchi è la prima via per invecchiare sul serio. Tra gli altri sintomi, possiamo trovare l’odio – mai provato prima – per i luoghi affollati e rumorosi, il focalizzarsi sui propri dolori alle articolazioni ed avere la tendenza a parlarne sempre in pubblico, sviluppare delle piccole manie o ossessioni che prima non avevate (es: giardinaggio o la cura di qualche animale domestico in particolare, dimenticare i nomi delle persone, perdere di vista oggetti importanti come le chiavi di casa e dell’auto. O ancora lamentarsi di tutto e tutti e ricercare ossessivamente prodotti anti-invecchiamento come cosmetici ed integratori. Altro sintomo è pensare sempre al passato con malinconia e credere che ormai i momenti più belli della vita sono già stati vissuti e persi. Infine può nascere una sorta di invidia – prima mai provata – per le generazioni più giovani, con idee ossessive sul tipo “se fossi io al posto di quel giovane, mi divertirei molto di più di lui”.

Leggi anche: Differenze tra menopausa ed andropausa: come cambia la sessualità nell’uomo e nella donna

La crisi di mezza età come normale fase della vita

La transizione di mezza età è sempre più vista come una fase normale della vita. La rinomata “teoria dello sviluppo della personalità adulta” del celebre e stimato psicologo Daniel Levinson prevede che tutti gli adulti nel corso delle loro vite passino attraverso una serie di fasi. Il punto focale di questa teoria è la struttura della vita individuale, che viene descritta come il modello base della vita di una persona in un determinato momento. Per molte persone, questa struttura coinvolge principalmente famiglia e lavoro, ma può anche includere, per esempio, religione e condizione economica. Secondo questa teoria, la transizione di mezza età è semplicemente un’altra normale transizione verso una diversa fase della vita.

Leggi anche: Andropausa (menopausa maschile): cos’è, a che età, sintomi e cura

Rivalutare priorità ed obiettivi

Le donne, sentendo di aver ormai cresciuto i loro figli, possono esprimere il desiderio di tornare a studiare, anche se hanno lavorato in passato, basando questa nuova esigenza sul fatto che ora sono libere di fare ciò che vogliono. Si sentono, quindi, in grado di realizzare quei sogni che avevano deciso di abbandonare per dare priorità alle responsabilità familiari. Gli uomini, invece, potrebbero entrare più in contatto con il loro lato femminile. In questo caso, tenderanno a svolgere attività come cucinare, pittura (o qualsiasi altra disciplina creativa) oppure volontariato con i bambini. Le donne di mezza età possono diventare più “egoiste”, pur valorizzando l’importanza delle relazioni interpersonali. Sentono di aver già “pagato i loro debiti” verso la vita e potrebbero anche non essere disposte a fungere da baby sitter ai loro nipotini ogni volta che verrà loro chiesto di farlo.

Leggi anche: Andropausa precoce: quali sono i sintomi ed i rimedi

Crisi di mezza età: depressione o crescita interiore?

La transizione di mezza età per alcuni può essere illuminante, per altri difficile. Il modo con cui viene affrontata questa fase della vita dipende da una serie di fattori, tra cui il sostegno del partner e delle persone care. La Dottoressa Joan R. Sherman, terapeuta matrimoniale e familiare, ricorda il caso di una donna che si recò nel suo studio per un consulto. La donna in questione aveva quasi 50 anni, era sposata con un uomo che aveva la sua stessa età e che per tutta la durata del loro matrimonio era spesso in viaggio per lavoro. La continua assenza del marito la rese l’unica responsabile dell’educazione dei figli. Prima di diventare madre era un’infermiera, ma rinunciò alla sua carriera per essere genitore a tempo pieno. Quando i figli creberro e se ne andarono di casa, la donna domandò a sé stessa “e adesso?”. Sentiva di aver perso la sua identità. Il marito, che ebbe modo di parlare con la Dottoressa Sherman, cominciò a preoccuparsi dopo aver visto la moglie piangere e non dormire per un’intera settimana. La volta successiva che Sherman vide la donna nel suo studio, le offrì un’alternativa: “…Lei non sta perdendo la sua identità, ora ha l’opportunità di crearne una nuova”. Certo, il ruolo genitoriale della donna era cambiato, ma ora aveva molte meno responsabilità e questo le avrebbe permesso di sviluppare una nuova immagine di sé stessa. Questa alternativa piacque molto alla donna e la settimana successiva l’incontro si recò all’università per vagliare le opzioni disponibili.

Leggi anche: Come cambia lo sperma negli anni? Quantità, consistenza ed altre caratteristiche

La crisi di mezza età si può trasformare in depressione

Non tutti sono in grado di affrontare la transizione di mezza età con scioltezza e facilità. E’ necessario, quindi, essere consapevoli dei sintomi che caratterizzano la depressione, come:

  • cambiamento delle abitudini alimentari;
  • cambiamento delle abitudini legate al sonno ed insonnia;
  • stanchezza cronica;
  • pessimismo;
  • senso di disperazione;
  • irrequietezza;
  • ansia;
  • irritabilità;
  • senso di colpa;
  • senso di impotenza o di inutilità;
  • perdita di interesse nelle attività un tempo considerate piacevoli;
  • pensieri autolesivi e suicidari;
  • dolori fisici come mal di testa o disturbi gastrointestinali che non rispondono al trattamento.

Integratori alimentari consigliati

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Crisi di mezza età diventata depressione, cosa fare?

Se pensi che la tua crisi di mezza età sia in realtà la spia di una depressione, il primo passo è quello di rivolgersi ad un professionista della salute mentale. La terapia comportamentale o la talk therapy (terapia del dialogo), così come la prescrizione di farmaci antidepressivi (come gli SSRI) possono contribuire a trattare la depressione anche clinica. In uno studio pubblicato sul Journal of Consulting and Clinical Psychology, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno messo a confronto farmaci, terapia del dialogo o la combinazione di entrambi su più di 656 persone che soffrivano di depressione cronica. Hanno scoperto che la combinazione di entrambi gli elementi, ovvero farmaci e terapia del dialogo, comportava una più rapida e completa remissione della depressione cronica. Nel caso in cui la depressione sia di lieve entità, un approccio singolo può essere sufficiente.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Quanto tempo mi rimane da vivere? E se ho pochissimo tempo?

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-christmas-blues-natale-sei-triste-felice-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecTi è stato appena detto che la malattia che ti ha colpito ha la peggiore delle caratteristiche: è incurabile. La prima domanda che, ora e per i prossimi giorni, continuerà a risuonarti in testa è…

Quanto tempo mi rimane da vivere?

Questa è forse la più dolorosa domanda che un medico si può sentire rivolgere. Una volta che la malattia viene denominata “terminale”, nessuno – neanche il miglior medico al mondo – può ovviamente prevedere con certezza quando sopraggiungerà la morte, né se questa arriverà davvero nel 100% dei casi. In campo medico può capitare di prevedere tre mesi di vita a pazienti che invece poi vivono per anni e viceversa. Anche se ciò avviene raramente, nulla vieta che i medici si siano sbagliati o che la malattia definita “incurabile”, possa effettivamente invertire la sua rotta per cause che la medicina non riesce ancora a spiegare. Rimane comunque una domanda assolutamente normale, ma a cui è oggettivamente molto difficile rispondere, soprattutto quando il paziente vorrebbe avere una risposta precisa e netta, per “pianificare” il tempo che gli rimane e sistemare le sue cose.

Non sono un numero

Il tuo medico non sarà in grado di darti una risposta esatta a questa domanda e questo avviene perché ognuno è diverso e nessuno può dire esattamente per quanto tempo vivrai. Puoi comunque chiedere, spiegando al medico che ovviamente non ti aspetti che la sua risposta sia completamente accurata. Il tuo medico – soprattutto se ha molta esperienza – dovrebbe essere in grado di darti un tempo stimato, in base a quanto tempo hanno vissuto altre persone con il tuo tipo e stadio di malattia. Potrebbe non darti un tempo preciso, bensì un arco temporale (ad esempio tra quattro e cinque mesi). Oppure potrebbe dirti qualcosa sul tipo “Con la sua malattia, a 5 anni dalla diagnosi è vivo il 10% dei pazienti”, il che significa che – tra 5 anni esatti – su 100 pazienti che hanno ricevuto la tua stessa diagnosi, 90 saranno purtroppo deceduti. Ricorda che la risposta del tuo medico è una stima basata su statistiche, ma che tu sei un essere umano e non un numero ed il tempo effettivo potrebbe essere più breve (ma anche più lungo) di quanto una o più ricerche possano dire. Certamente è più facile per un medico stimare un possibile arco temporale se sei già in cura da lui da tempo e conosce bene la tua anamnesi e lo stato di salute del tuo corpo: se ti vede per la prima volta è più difficile per un medico fare delle previsioni attendibili.

Ho pochissimo tempo…

E se il tuo medico ti ha detto che ti rimane un tempo molto breve, ad esempio alcune settimana di vita? Già ricevere una diagnosi di malattia terminale è drammatico, ma sentire che il tempo che rimane è molto ridotto rischia di essere il trauma che ci stende del tutto. Si tratta di un vero e proprio momento di shock nello shock. E’ un momento di totale disorientamento, dove però sarà necessario mantenere il sangue freddo per prendere alcune decisioni dolorose ma necessarie, come fare testamento e parlare ai propri famigliari (ad esempio ai propri figli, soprattutto se molto piccoli). E’ importante chiedere al medico come potrebbe evolvere la malattia ed il tuo corpo nelle settimane che seguono. Nella malattie terminali, come ad esempio un cancro al pancreas incurabile, in genere il corpo si indebolisce gradatamente, si perde l’appetito, si dimagrisce e – quando l’organismo si starà per spegnere – potresti non avere la forza per alzarti dal letto e di essere autonomo: sarà quindi importante pensare ora a chi potrebbe accudirti in quei momenti. Molte persone temono inoltre di provare molto dolore quando moriranno e ciò è possibile: i tuoi medici e infermieri però si concentreranno sul mantenerti il più possibile a tuo agio e facendoti provare la minor quantità di dolore possibile. Potresti a tal proposito informarti ora su medici anestetisti che possano seguirti nella terapia del dolore. In questi momenti drammatici potresti avere un aiuto importante da famigliari, amici, figure religiose (ad esempio il parroco della chiesa che eventualmente frequenti) e psicoterapeuti. Chi sta per morire attraversa delle tipiche fasi ed a tal proposito ti invito a leggere: Sto per morire: le 7 fasi di elaborazione del dolore e della morte

Se a te o ad un tuo caro è stata diagnosticata una malattia terminale e credi di non riuscire a gestire da solo o da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui, ti aiuterò ad affrontare questo difficile momento.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Per approfondire, leggi:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Ansia da prestazione sessuale: cos’è e come combatterla

MEDICINA ONLINE ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA TIMORE COPPIA MENTE PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE MATRIMONIO FIDANZATI UOMO DONNA METODI CURA TERAPIA RIMEDI.jpgL’ansia da prestazione sessuale consiste nel timore del manifestarsi di una difficoltà sessuale, in genere già vissuta in passato, dal quale consegue un’attivazione ansiosa e una eccessiva vigilanza razionale che, interferendo con il coinvolgimento sessuale e con la normale risposta fisiologica, diviene essa stessa origine del problema temuto. Nel tipico processo di condizionamento dell’ansia da prestazione si attiva progressivamente un circolo vizioso psicologico e comportamentale dal quale risulta spesso difficile uscire con le abituali strategie di problem solving. Infatti i tentativi di superare l’ansia da prestazione finiscono spesso per alimentare un’eccessiva presenza razionale e valutativa, un monitoraggio continuo di quello che accade, come se si osservasse se stessi dall’esterno, perdendo contatto con il proprio corpo oltre che con l’altra persona e con la naturale dinamica erotica. Il concetto di prestazione quindi non rimanda alla pretesa di una performance sessuale particolarmente efficace quanto alla distorsione che l’ansia da prestazione induce nel dare priorità al monitoraggio dell’atto inteso come prestazione piuttosto che al piacere e all’esperienza emotiva e relazionale che l’intimità sessuale rappresenta.

Leggi anche: Tecniche mentali per sconfiggere l’ansia da prestazione sessuale

Come nasce l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione è certo favorita dalla cultura imperante che propone la necessità di “essere all’altezza” di aspettative sociali e parametri prestazionali che ben poco hanno a che fare con l’autentica natura istintiva ed emozionale dell’espressione sessuale.
Sul piano individuale l’eccessiva ricerca di approvazione da parte degli altri, caratteristiche della propria autostima, l’attitudine ad un prevalente controllo razionale e la tendenza all’attivazione ansiosa possono rappresentare dei fattori predisponenti all’ansia da prestazione. Tuttavia chiunque può incorrere nell’ansia da prestazione se esperienze e vissuti, anche episodici, convergono incidentalmente verso tale condizionamento emotivo.
Molto spesso nella propria storia il primo rapporto ha subito l’interferenza dello stato di tensione e insicurezza legato all’inesperienza e da allora l’ansia da prestazione è rimasta nella propria vita costantemente o manifestandosi a fasi alterne.
In molte altre situazioni l’ansia da prestazione subentra in un successivo momento in seguito ad un’esperienza andata male per motivi casuali o situazionali, a volte associata a vicende sentimentali difficili, alle conseguenze di una separazione e frequentemente nella fase in cui si cerca un figlio e sull’intimità di coppia si sentono gravare ulteriori aspettative e significati.
Non è raro che una reazione negativa della partner e le sue eventuali insicurezze o timori possano contribuire ad enfatizzare e alimentare una difficoltà altrimenti del tutto temporanea, altrettanto spesso però la serenità e la comprensione da parte dell’altra persona giovano ma non fanno la differenza nello svilupparsi dell’ansia da prestazione.

Leggi anche: Ansia da prestazione sessuale: vincila con un sano egoismo

Quando e come si manifesta l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione può manifestarsi nella vita di coppia fin dall’inizio o in una fase successiva, anche dopo anni di vita insieme. Molti uomini vivono invece un condizionamento circoscritto alla prima fase di incontro con una nuova partner e sentendosi dunque limitati dall’ansia da prestazione nel poter conoscere una nuova persona o nella possibilità di vivere serenamente un rapporto occasionale.
L’ansia prestazionale può interferire con ogni tipo di attività erotica (fino a incidere sull’autoerotismo) oppure focalizzarsi sul rapporto penetrativo e in alcuni casi su momenti specifici come quello in cui si indossa il preservativo o quando la partner è vicina all’orgasmo.
È frequente una componente di ansia anticipatoria che si associa alle occasioni in cui è probabile o prevedibile una situazione di intimità, creando nelle ore o nei giorni precedenti un clima di tensione interiore e preoccupazione che contribuisce a condizionare negativamente il pensiero della sessualità oltre a creare un campo emotivo favorevole al successivo manifestarsi della difficoltà temuta.
Una ulteriore complicazione correlata all’ansia da prestazione riguarda quindi la frequente alterazione della libido e del desiderio che ne risulta progressivamente ridotto fino ad essere sostituito da comportamenti di evitamento di situazioni che possano implicare un contatto erotico nella quotidianità della coppia così come nella vita sociale per i single.

Leggi anche: Erezione del pene: come mantenerla più a lungo possibile

Problemi sessuali associati all’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione è una realtà sommersa ma largamente diffusa rappresentando la principale causa di problematiche sessuali maschili e con un ruolo significativo anche nei problemi femminili. Nell’uomo l’ansia da prestazione può causare disfunzione erettile psicogena (impotenza psicogena), eiaculazione precoce, inibizione dell’orgasmo o calo del desiderio sessuale.
Nella donna l’ansia da prestazione concorre nell’origine dell’anorgasmia, dell’anedonia, del vaginismo, della dispareunia, del calo della libido e del disturbo dell’eccitazione.

Leggi anche: Mancata erezione da ansia da prestazioni: 24 modi per combatterla

Come superare l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione sessuale può essere ritenuta una forma specifica di ansia o fobia sociale associata al timore di un fallimento sessuale in cui sulla presenza dell’altro si proiettano i propri timori di inadeguatezza e il proprio atteggiamento auto-giudicante. Superare l’ansia da prestazione in modo autentico significa modificare gli atteggiamenti cognitivi e relazionali verso la sessualità che generano tale predisposizione ansiosa. Allo stesso tempo le emozioni disfunzionali che hanno sostituito il naturale vissuto spontaneo possono essere superate sviluppando una maggiore competenza nella gestione dell’ansia e nell’orientare la propria risposta psicofisica nella direzione del rilassamento e del coinvolgimento corporeo.
Molti rimedi per l’ansia da prestazione proposti in rete derivano purtroppo da meri intenti commerciali e mancano di fondamenta scientifiche. È ovviamente bene diffidare di simili proposte che in un momento di difficoltà emotiva potrebbero tentarci, approfondendo sempre se l’autore è un medico, psicologo, sessuologo che possa quindi garantire una competenza e formazione adeguata ad affrontare tematiche certamente importanti e complesse.
Un consulto sessuologico è consigliato dalla prima manifestazione del problema e in ogni caso se un iniziale tentativo autonomo di superare l’ansia da prestazione risulta inefficace è bene ricorrere al supporto di un sessuologo per affrontare la situazione in modo corretto e in genere con tempi di risoluzione molto più rapidi di quanto si possa sperare, anche quando il problema persiste da tempo.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!