Non fare più nemmeno un tiro: il libro gratuito per chi ha smesso e per chi vuole smettere di fumare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FUMO SIGARETTA NICOTINA TABAGISMO TOSSICODIPENDENZA UOMOIeri mi sono fatto un gran bel regalo: sono stati 800 giorni esatti da quando ho smesso di fumare!

Puoi stare tranquillo

Parlandone con i miei amici di Facebook, mi ha colpito l’affermazione di un utente: “se sono 800 giorni credo che ormai puoi stare tranquillo”. Ed invece non posso stare tranquillo per niente, perché chi è stato fumatore ed ha smesso, non può mai abbassare la guardia: tutti noi conosciamo persone che hanno smesso per anni e poi – quando ormai si sentivano “tranquille” – hanno compiuto l’errore di fare anche un solo tiro e si sono ritrovate ad essere nuovamente fumatori abituali! Sia chiaro: è ovvio che per me, dopo più di due anni, è più facile resistere alla tentazione rispetto a chi ha spento l’ultima sigaretta due giorni fa! Ma MAI abbassare la guardia perché la debolezza di un secondo può farvi ritornare nel vortice.

Quasi quasi me lo faccio un tiro

Chi ha smesso da anni può sentirsi ormai al sicuro ed una bella sera può dire “quasi quasi me lo faccio un tiro, tanto ho smesso da sei anni: non ritornerò ad essere un fumatore per un solo tiro!”. Ed invece no. Quello che deve essere capito da tutti gli ex-fumatori all’ascolto è che hanno davanti a loro solo due alternative: possono continuare a non fumare o possono tornare a fumare come (e più di) prima. Non esiste una via di mezzo. Alcune persone perdono il loro tempo a pensare come sarebbe bello poter essere un fumatore occasionale: devono invece mettersi in testa che non potranno mai più avere quel “piacere”. Fare anche un solo tiro vi riporterà al punto di partenza, e parlo anche per esperienza diretta. Alcuni anni fa avevo smesso e dopo un paio di mesi, sentendomi al sicuro, ho rifumato una sigaretta: la prima di una lunga serie purtroppo. Quando si smette… si smette! Non ci sono scappatoie e, se ci sono, vi riporteranno inevitabilmente a fumare.

Non fare più nemmeno un tiro

A tale proposito consiglio caldamente a tutti (fumatori, ex fumatori, amici di fumatori) la lettura di questo illuminante libro dello statunitense Joel Spitzer – un esperto nel campo dello smettere di fumare – chiamato Non fare più nemmeno un tiro. E’ un e-book (cioè un libro scaricabile e leggibile su pc e smartphone) che l’autore stesso ha voluto generosamente rendere gratuito, quindi potete legalmente scaricarlo ed inviarlo ai vostri cari! E’ scritto in maniera semplice e chiara: leggetelo tutto d’un fiato come ho fatto io!

Potete scaricare gratis il libro “Non fare più nemmeno un tiro” seguendo questo link: Non fare piu nemmeno un tiro

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Medico Chirurgo
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Auguri di buone feste e felice anno nuovo a tutti i lettori di Medicina OnLine

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Medicina Estetica Roma AUGURI BUONE FESTE FELICE ANNO NUOVO MEDICINA ONLINE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo Dermatologia

Tanti auguri di buone feste a tutti voi lettori, alle vostre famiglie, ai vostri cari ed ai vostri animali domestici, con l’augurio che il 2015 sia un anno pieno di salute, serenità e gioia.

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200 mila euro a Nicole Minetti

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO DONNA COPPIA DIVANO AMORE ABBRACCIATI GUARDANO LA TV CINEMA TELEVISIONE FILM SERIE TVPare che 200 mila euro saranno dati a Nicole Minetti per andare all’isola dei “famosi”. Un vigile del fuoco, che ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella degli altri, deve lavorare quasi 20 anni per guadagnare la stessa cifra. Si, lo so: è un discorso vagamente “populista”, e non vengono spesi certamente soldi pubblici, però mi viene lo stesso un gran fastidio…

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Anoressia: le immagini drammatiche di un corpo che non esiste più

MEDICINA ONLINE ANORESSIA ANORESSICA ANOREXIA IMAGE IMMAGINI CORPO NON ESISTE PIU BULIMIA NERVOSA VOMITO OSSA DIMAGRIMENTO CIBO MANGIARE PSICHIATRIA DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTAREAnoressia. Tecnicamente parlando “anoressia nervosa”. Una patologia diffusa che getta nella disperazione intere famiglie. A volte difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali quando piccole perdite di peso e umore diverso dal solito sono interpretati da genitori ed amici come un fenomeno passeggero e trascurabile. A tale proposito, prima di continuare con la lettura di questo post, vi invito a dare una occhiata a questo mio articolo: Una vostra amica è troppo magra? Vi insegno a capire se soffre di anoressia

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L’anoressia cambia il nostro corpo in una maniera che mai avremmo immaginato. Oggi vi propongo una serie di immagini (e relative storie) davvero drammatiche, sperando possano in qualche modo tenere alta l’attenzione su questo male spesso taciuto.

Attenzione: le seguenti immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità

KATE CHILVER

Il 13 dicembre 2011 muore Kate Chilver, definita come il caso più eclatante di anoressia della storia clinica di questa malattia. Si spegne a soli 31 anni con un peso di 29 chili.

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Non c’è tanto da dire se non che la sua lotta è partita già all’età di 12 anni ma, nonostante la buona volontà della stessa ragazza e tutto l’impegno dei medici, è avvenuto l’inevitabile.

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I suoi organi non rispondevano più ed era impossibile che rispondessero visto che la malattia li aveva uccisi ancor prima di lei. Le arterie erano in parte necrotizzate e non lasciavano affluire il sangue così come parte dell’intestino e dello stomaco. Questa povera ragazza, come tante altre, era una piccola creatura fragile che cercava – ancor prima delle cure mediche – di essere compresa dalla famiglia e dagli amici.

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ISABELLE CARO

17 novembre 2010 muore a soli 28 anni, Isabelle Caro, divenuta famosa per un servizio fotografico di Oliviero Toscani (vedi foto in basso) che aveva realizzato dei manifesti pubblicitari contro l’anoressia. Pubblicità che fu ritirata perché accusata di incoraggiare le ragazze all’emulazione. Questa ragazza è sicuramente un esempio emblematico, benché solo un esempio tra i tanti, di quello che la morbosità di alcuni genitori possono, a volte, causare.

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La madre si era separata dal marito quando Isabelle aveva solo quattro anni. La donna si lega alla bambina in modo viscerale e malato, dandole il significato di una rivalsa personale per il fallimento avuto come moglie. Presto si accorge che la figlia cresce e cerca di evitare questa crescita perché, crescendo, prima o poi sarebbe andata via e avrebbe decretato un suo ennesimo fallimento. La figlia asseconda volentieri la mamma per non dispiacerle: la madre le fa indossare vestiti molto piccoli e quindi lei evita di mangiare per non crescere. Il vortice della vera e proprio malattia psichiatrica della madre ha il suo apice nella morte della povera Isabelle. Solo allora la madre comprende tutto il male fatto alla figlia e si toglie la vita. Per alcuni questo estremo gesto non è stato la risposta ai propri sensi di colpa, quanto il risultato alla perdita dell’oggetto della sua ossessione.

VALERIA LEVITIN

Ha 41 anni e pesa 25 chili, come un bimbo di sette anni: è Valeria Levitin, la donna più magra al mondo. Ha 41 anni e pesa 25 chili, come un bimbo di sette anni: è Valeria Levitin, la donna più magra al mondo. Nasce in Russia e fin da bambina viene istruita per tenersi lontana dalle calorie. Sedicenne si trasferisce con la madre e il nuovo compagno in America e il suo desiderio di piacere la spingono ancora di più a ridurre il cibo. La ragazza, in cerca della forma perfetta, si priva di carboidrati e zuccheri. Nel 1994 vince il titolo di Miss Chicago per inseguire il sogno della moda vuole dimagrire ancora.

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“L’anoressia vive nella testa. Quando diventa visibile nel corpo è già troppo tardi” ha dichiarato Valeria Levitin in seguito cercando di convincere con la sua testimonianza a non seguire il suo esempio. “Questo non è un gioco o uno scherzo: è la vita. Voglio condividere la mia storia per avvertire chi soffre del mio stesso male e le loro famiglie, evitando così che si compia per altre il mio stesso destino. L’anoressia mi ha resa sola, non attraente e repellente per le persone attorno a me.”

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Quando a presentarsi è l’anoressia nervosa, si rimane sbigottiti perché fino a qualche minuto prima non si vedeva nulla. I genitori appaiono impreparati e si colpevolizzano del fatto di non essere riusciti a comprendere per tempo il disagio dei figli. Alcuni si sentono anche traditi perché realizzano che l’autonomia concessa ai figli è stata usata per nascondere loro dei gravi problemi irrisolti.

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Non tutti sanno che questa drammatica malattia del comportamento alimentare può coinvolgere anche i maschi, sebbene “solo” in circa un caso su venti di anoressia.

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Alcuni uomini entrano nelle maglie dell’anoressia quasi casualmente e vi rimangono imprigionati allo stesso modo dei soggetti femminili perché dietro questa patologia non c’è una questione di genere ma di sensibilità. Per approfondire il legame tra anoressia e sesso maschile leggi questi articoli:

Il fotografo polacco Andrzej Dragan è famoso per lavorare molto le fotografie in post produzione per farne dei veri ritratti ma afferma: “Una sola delle foto che ho fatto, per esempio, è assolutamente vera: è il ritratto di una ragazza anoressica, una modella di diciotto anni, molto bella e alta, ma estremamente magra. Non sono quasi intervenuto, in post produzione. Ho lasciato l’immagine così com’era. E questa è una delle foto cui le persone credono di meno!“

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Corpi consunti come candele, fantocci che non lasciano spazio alla vita, immagini che possono urtare e dare fastidio e che svelano un mondo che cerca di difendersi dalle paure e le insicurezze, aggredendo per primo se stesso.

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L’anoressia è un morbo che dilania l’anima ed il corpo riducendo tutto a brandelli. Brandelli sottili e fragili, da cui però, con tanto impegno, amore e cure, è possibile uscire.

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Un oggetto che tocchi 150 volte al giorno ha più batteri della tavoletta del wc

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE LABORATORIO RICERCA OSPEDALE SCIENZA SCIENZIATO MICROSCOPIO VETRINO FARMACI CHIMICA TEST ESPERIMENTO ANALISI CLINICHE BIOLOGIA MICROBIOLOGIA VIRUS LABORATORYSiamo abituati a pensare ad alcuni oggetti, di uso comune, come sporchi e possibile fonte di contaminazione: la tavoletta del wc è uno di questi oggetti e, proprio per questo, tendiamo a pulirlo il più possibile. Eppure c’è un altro oggetto – che usiamo ben più spesso del wc – che è molto più sporco ed infetto ma nonostante ciò lo tocchiamo, lo avviciniamo alla nostra bocca, lo usiamo nel nostro letto e ci dormiamo perfino vicino. Di quale oggetto parlo? Ma è ovvio: lo smartphone.

Un covo di batteri portatile

Vari studi (tra cui quello citato in questo articolo) concordano sul fatto che il nostro smartphone è un vero e proprio dispenser portatile di batteri: su di esso vive e prolifera circa l’80% dei più comuni batteri umani! A complicare la situazione è l’uso smodato che facciamo del nostro cellulare: sembra che lo tocchiamo mediamente 150 volte al giorno (una volta ogni sei minuti)! Un problema ulteriore è che il cellulare viene più volte avvicinato a zone del nostro corpo molto sensibili, come il nostro viso (in particolare orecchio e bocca).

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I batteri che vivono sul tuo cellulare

1) Pseudomonas aeruginosa. Questo batterio molto aggressivo è in cima alla lista di quelli presenti sui cellulari. Il motivo è semplice: il patogeno in questione ha bisogno di pochissime risorse nutritive e spopola, così, sulle superfici più disparate, da quelle dei dispositivi ospedalieri ai lavandini, agli smartphone, appunto. Lo Pseudomonas è anche tra i batteri più resistenti agli antibiotici: un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale.

2) Staphylococcus aureus. Alcuni ceppi di questo batterio normalmente presente sulla cute possono provocare manifestazioni morbose e aggressive del patogeno, sotto forma di infezioni più o meno gravi. Uno studio turco del 2009 l’ha identificato sul 52% dei cellulari maneggiati dal personale sanitario. Nella foto, lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, un ceppo che non risponde agli antibiotici, evidenziato sulle mani di un impiegato nel settore sanitario.

3) Escherichia coli. È un batterio normalmente presente nel nostro intestino, e necessario al processo digestivo. Si tratta, pertanto, di un batterio fecale, e il problema sta proprio in questo: il fatto che sia finito sul cellulare rispecchia l’uso intensivo che si fa degli smartphone in bagno e potrebbe essere una spia di contaminanti ben peggiori che avvolgono lo schermo del caro smartphone. Un ceppo particolare, l’O157:H7, o Escherichia coli enteroemorragico, associato all’assunzione di cibi contaminati o poco cotti, è particolarmente pericoloso, perché provoca diarrea emorragica, anemia e insufficienza renale.

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4) Clostridium difficile. Secondo uno studio dell’American Journal of Infection Control pubblicato nel 2013 questo batterio sarebbe tra i più persistenti su tablet e smartphone, nonché particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Il patogeno è tra i principali responsabili di diarrea e irritazione al colon, e colpisce soprattutto gli anziani o chi ha difese immunitarie basse.

5) Streptococco. Si trova in genere in due forme: quello di tipo A, responsabile di una delle più frequenti faringo-tonsilliti in età pediatrica; e quello di tipo B, che può causare una vasta gamma di infezioni anche in età adulta, dalle polmoniti alle infezioni del tratto urinario. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari, così come gran parte dei microbi che più comunemente ci portiamo appresso.

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6) Staffilococchi coagulasi negativi. Questi batteri responsabili del 30% delle infezioni sanguigne contratte in ospedale è risultato presente sul 15% dei cellulari esaminati in uno studio ghanese. Anche in questo caso si tratta di patogeni resistenti a molti farmaci, difficili da debellare.

7) Coliformi. Sono normalmente presenti in piante, terriccio e feci. Come per l’Escherichia coli, il fatto che siano presenti sul cellulare non è preoccupante di per sé (per lo meno, se si tratta di piccole quantità). Ma potrebbe essere sintomo di contaminazioni più pericolose.

8) Corynebacterium. Ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni su alcuni cellulari nel 2014, ma probabilmente si trattava di versioni non infettive. Questo batterio è infatti all’origine della difterite, una malattia infettiva acuta e contagiosa delle vie aeree superiori che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Fortunatamente le vaccinazioni hanno drasticamente ridotto il numero di infezioni da nei paesi occidentali. Ecco perché gli esemplari trovati sugli smartphone erano probabilmente innocui.

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9) Lieviti. Alcuni, come la Candida albicans, responsabile di infezioni al cavo orale e alla vagina, sono normalmente presenti nel corpo umano e limitati, nella diffusione, dal sistema immunitario. Uno studio turco condotto su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. La buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari: ma il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano.

10) Muffe. Non si trovano solo sulla frutta dimenticata in frigorifero, ma anche sul 10% dei cellulari. a lungo andare, se inalate possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e – in rari casi – infezioni polmonari.

Come pulire il proprio smartphone per difendersi dai batteri?

Insomma, dopo avervi “spaventato” un po’, devo anche dire che non sempre i microrganismi citati sono pericolosi. Inoltre, anche se si viene a contatto con questi batteri, non è detto che si contragga un’infezione. Però è allo stesso tempo vero che gli smartphone e i tablet vanno puliti anche più volte al giorno. Passare un panno in microfibra umido sui dispositivi è sufficiente a eliminare quasi tutti i batteri più comuni: potete portare un piccolo panno in tasca o in borsa e passarlo sul dispositivo ogni tanto. Per quelli più resistenti meglio usare le salviettine alla candeggina: rimuovono completamente gli agenti patogeni. Meno efficace invece il batuffolo di cotone imbevuto di alcol.

Tenere pulite le mani

Infine il trucco più antico del mondo: lavarsi le mani. A tale proposito leggete questo articolo: Lavarsi veramente bene le mani non è così facile come sembra: ecco i trucchi per farlo nel modo giusto!

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Il miglior selfie di sempre!

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MIGLIOR SELFIE SEMPRE KEVIN RICHARDSON Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura HD Dietologo Dermatologia

Guardate questa dolcissima foto di Kevin Richardson e del suo amico felino: non trovate che sia il miglior selfie di sempre? Buon week end a tutti i lettori del blog!

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Come vivere spendendo due euro al giorno

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PENTOLA PADELLA CUCINA DIETA CIBO MANGIARE PATATEStando al rapporto Coop 2014 “Consumi e Distribuzione”, uscito all’inizio di settembre di quest’anno, gli italiani spendono in media per cibo e bevande il quattro percento in più rispetto agli altri paesi europei, ovvero il 18 percento delle spese totali. Dall’inizio della crisi sono comparsi articoli che illustrano strategie per massimizzare il risparmio. Tempo fa lessi anche di un libro, realizzato dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, pensato appositamente per spiegare ai pensionati come fosse possibile mangiare in modo soddisfacente con soli due euro al giorno. La storia dei due euro, però, non era esattamente veritiera: la stima che il libro proponeva andava da un minimo di 1,60 a un massimo di cinque euro al giorno, quindi una spesa che oscillava fra i 50 e i 150 euro mensili. Ho deciso allora di sottopormi personalmente, e in modo immersivo, a un esperimento sociale: provare a vivere per cinque giorni con due euro al giorno da destinare al cibo.

Continua la lettura su https://www.vice.com/it/article/pp78ay/italia-mangiare-con-2-euro-al-giorno-598

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Samantha Cristoforetti e il vero simbolo del degrado italiano

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma SIMBOLO DEGRADO ITALIANO Samantha Cristoforetti Radiofrequenza Rughe Cavitazione Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nevi Dietologo Dermatologia 1

Samantha ha raggiunto l’orbita da pochi secondi: il sorriso più bello è tra le stelle!

Una partita di calcio. Un derby, quindi sicuramente una gara particolarmente importante per i giocatori in campo e per i tifosi sfegatati, che sentono la stracittadina come qualcosa di fondamentale nelle loro vite. Ma sempre una partita di calcio. Come ce ne sono tante e come ce ne saranno tante in futuro. Ma cominciamo dal principio.

Erano quasi le dieci e Samantha stava per partire

Ieri sera torno a casa dal lavoro di fretta, erano le dieci meno dieci e alle 22 e 01 la nostra astronauta Samantha Cristoforetti (ne avevo parlato in questo articolo) doveva lasciare la Terra – prima donna italiana – per elevarsi a 400 km dal suolo, scrivere la storia e portare le italiane e l’Italia tra le stelle, sulla Stazione Spaziale Internazionale. La 37enne della provincia di Trento parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo (le lingue che parla l’italiano medio, insomma); laureata a Monaco in ingegneria meccanica, pilota espertissimo, specializzata in Texas, selezionata per fare l’astronauta tra quasi 9000 candidati preparatissimi (super-genio tra i geni) ma rimanendo sempre estremamente umile: insomma l’esempio di quanto di buono può fare una persona col proprio corredo di neuroni quando ha volontà, dedizione, capacità e coraggio. Un esempio da mostrare nelle scuole elementari. Neanche mi levo la giacca e corro in salone. Accendere il pc richiederebbe troppo tempo e lo streaming mi farebbe osservare in leggera differita un evento che invece volevo vivere in diretta. Accendo la televisione nella sicurezza di trovare le immagini della nostra astronauta, non certo a reti unificate, ma almeno sul primo canale e metto su Rai Uno: c’è un film. Metto su Rai Due: c’è una replica di NCIS. Cambio su Rai Tre: c’è Report. Ma dove diavolo mandano la diretta? La mente mi ricorda che siamo nella nazione dell’ignobile servizio televisivo del TG4 dove “la sonda Philae vìola la nostra pura immagine natalizia di una cometa, trapanandola senza pietà”. Ma possibile che davvero nessuno ne parli in tv? Con un po’ di timore mi sposto su RaiNews24 dove effettivamente c’è una diretta dell’evento, anche se – sinceramente – i commentatori non mi sembrano molto all’altezza della situazione. Ma per fortuna parlano le immagini dalla cabina e l’emozione è fortissima: Samantha saluta in telecamera, sorride e controlla la strumentazione di bordo con la stessa naturalezza con la quale io metto le frecce sulla mia Polo ed il mio sistema nervoso centrale si riempie di scariche di orgoglio. Penso a quanto ha dovuto affrontare per essere fisicamente ed intellettualmente in grado di sostenere un viaggio nello spazio. Penso che non siamo più da tempo un Paese di poeti o santi, ma abbiamo ancora grandi navigatori. Penso a quando in una intervista disse che nel suo paese natio (Malé) c’è poco inquinamento luminoso e la sera da bambina guardava un cielo limpido e pieno di stelle e che da li è nata la sua passione per gli astri. Sorrido pensando: “fosse nata a Las Vegas, che lavoro farebbe ora?!”. Quella bimba diceva di voler andare sulla luna, da grande, circondata dai sorrisi degli adulti.
Partenza.
Emozioni indescrivibili.
La netta certezza di vivere attimi che ricorderò anche tra trent’anni.

Passare dalla felicità al disgusto

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RaiNews24 a pochi minuti dal lancio

Dopo qualche minuto il veicolo spaziale Sojuz TMA-15M raggiunge l’orbita. La nostra Samantha è nello spazio. Mi affaccio alla finestra, il cielo di Roma è senza nuvole e i sassolini nel cielo luminosi come se vivessi anche io a Malé. Mi immagino quella esile donna appassionata di speleologia, che galleggia sulla mia testa a 27 mila km/h e mi scappa una lacrima di gioia che neanche il giorno della mia laurea o il primo giorno da medico in sala operatoria ero così felice. Mi emoziono ora anche solo a ricordare il suo sorriso pochi secondi dopo aver raggiunto l’orbita. Passano pochi minuti e su RaiNews24 si mettono a parlare di altro (vedi foto illuminante in alto). Non mi aspettavo certo cinque ore di trasmissione, ma smettere di parlarne appena dieci minuti dopo aver raggiunto l’orbita mi sembrava un po’ poco. Mi ritrovo a pensare che Samantha è così oltre da far apparire la nostra classe dirigente, ancor più meschina e grottesca di quello che già è. Ho la complottistica paura che una tale mente sia volontariamente tenuta il più possibile nascosta al popolo.
Ho la radio vicino e mi sintonizzo subito su Radio Uno. Radiocronaca in diretta della partita di calcio Milan-Inter. E’ solo allora che – ancora con la lacrima di gioia che mi cola sul viso – realizzo che la prima radio d’Italia, quella per cui tutti noi paghiamo il canone, durante la partenza della prima donna italiana verso lo spazio, ha diffuso la radiocronaca di una partita di calcio. Un derby, quindi una partita sicuramente importante. Ma una partita di calcio come ce ne sono tante e ce ne saranno tante in futuro. Ma sarebbe stato lo stesso anche se fosse stata la finale della coppa del mondo. In quel momento, che siate d’accordo o no, Samantha stava facendo la storia, e non parlo solo della storia dell’astronomia italiana, parlo proprio della Storia italiana, quella che i nostri nipoti studieranno sui libri di storia. E la prima radio nazionale parlava di calcio. Ma chiariamolo bene: il punto non è neanche il calcio, poteva anche parlare di qualsiasi altra cosa. Il punto è la poca considerazione che viene data in Italia ad un evento scientifico storico. Se pensate che questo sia un post contro il calcio o contro chi ha la più che legittima passione per il calcio, credetemi: sono stato frainteso. Il degrado cui faccio riferimento nel titolo, non è il calcio. Il degrado è quanto la cultura, che in altri lidi sarebbe valorizzata fino a diventare primo motore economico di una nazione, venga in Italia mortificata, anzi POLVERIZZATA come i ruderi di Pompei dissolti in una criminale noncuranza. Non è paradossale che la nazione che possiede un patrimonio artistico e culturale sterminato come il nostro, sia in queste condizioni indegne?
In seguito mi hanno detto che la radiocronaca della partita è stata interrotta qualche minuto per collegarsi col lancio. Qualche minuto su due ore di gara? Ah bene, allora questo cambia tutto! Qualcuno mi ha detto: “Ma non è una cosa così importante, le cose importanti sono altre“. Sono ormai anni che va di moda il “benaltrismo” e sono anni che in Italia la ricerca scientifica è vista come una zavorra inutile da un popolo un tempo germoglio della cultura universale ed ora al primo posto al mondo per analfabetismo funzionale (dati Ocse, rapportoSkills outlook 2013). Io mi sono francamente stancato di dare sempre risposte che cadono come un sassolino in un burrone perciò ad uno che vi dice una cosa del genere – se non ci arriva da solo – è impossibile spiegare alcunché, quindi issate bandiera bianca sin da subito e fatelo rimanere della propria opinione: lui tornerà presto a parlare di belen rodriguez e voi risparmierete il vostro tempo per questioni più importanti come ad esempio discutere con chi ha la mente ancora feconda.

Domanda ed offerta

E’ una vecchia legge e si coniuga così: il cittadino medio preferisce un derby o x factor ad un evento scientifico storico ed irripetibile (per qualcuno non così storico, per me si)? Ed ecco che la RAI, da educatore che era 50 anni fa, si trasforma in un venditore di tappeti dozzinali. Tutto questo immerso in un circolo vizioso che vede una platea sempre più anestetizzata ed ignorante, rincorsa da programmi sempre più scadenti che rendono il pubblico ancora più cafone, giorno dopo giorno, cronicamente ed inesorabilmente. Un vortice che ci porta sempre più giù, in una ignoranza che in Italia da decenni non conosce più confini né dignità, legittimata da una società che si auto-annienta premiando fenomeni da baraccone e persone ricolme di nulla, in una corsa esponenziale al ribasso dove se dici che preferisci un documentario sui delfini all’isola dei famosi, ti guardano come un EXTRATERRESTRE. Ti fanno sentire come un perdente. Ma, come dissi ai miei amici qualche tempo fa: in un mondo dove vince la prevaricazione, il latrocinio e la mediocrità, essere perdenti è il più grande degli onori, quindi siate orgogliosi di essere considerati degli sfigati in questo paese alla deriva. Un paese che premia la minetti con 200 mila euro per andare qualche giorno su un’isola a prendere il sole mentre un vigile del fuoco, che ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella degli altri, deve lavorare quasi 20 anni per guadagnare la stessa cifra. Un pensiero “populista“? Forse si, ma a me questa cosa fa schifo lo stesso.
Vi chiedete se il problema riguarda solo la televisione? NO! Il problema è più profondo perché radicato in fondo alla nostra stessa arrivista italianità. Stesso discorso vale per i giornali di questa mattina, dove rende di più parlare di Hamilton che vince il mondiale di formula 1, che non delle conquiste di una brillante mente italiana che – partita da un paesino del nord – passerà i prossimi sei mesi su una stazione spaziale a fare ricerca scientifica. Quella stessa ricerca che permetterà – domani – di creare un nuovo laser per rimuovere un tumore maligno dal seno di vostra moglie lasciandole intatta la mammella o forse una stampante 3D che vi permetterà di costruirvi un ecografo da tenere in casa per prevenire l’infarto di vostro padre. E sento ancora persone dire che i soldi spesi nella ricerca sono soldi buttati. Quindi la prossima volta che venite in ospedale, la risonanza magnetica non ve la facciamo, che ne dite? Così avrete più tempo per scagliarvi davanti ad una scatola che vi vomiterà addosso le immagini del plastico della casa dell’ultima probabile madre assassina, di cui saprete presto ogni scabroso particolare privato, prima ancora che sia entrata in tribunale, in barba alla presunta innocenza.
Ieri sera, demoralizzato e dopo essere stato mio malgrado informato del risultato di una partita di calcio (anche piuttosto piatta, visto il risultato), non ho poi neanche controllato se almeno su Radio Due parlavano di Samantha. Con la lacrima ormai ghiacciata sulla guancia, ho acceso il pc. Per fortuna esiste internet e ho potuto continuare a vivere (sulle televisioni straniere) questo evento storico, evento che sarebbe dovuto andare in diretta su Rai Uno e contemporaneamente su Radio Uno come invece accade il febbraio di ogni benedetto anno, quando c’è Sanremo e salgono sul palco sempre gli stessi quattro cantanti. Lo ammetto: non sono un grandissimo appassionato di calcio (né di Sanremo), ma qui la mia passione non c’entra nulla. C’entra invece uno stato dove ormai la cultura ed un evento storico della scienza, vengono superati da un cantante mediocre, dalla replica di un film e da una banale partita di calcio.

Mi spiace, ma ho perso la speranza.

Termino con il mio status di ieri sera che racchiude – in una frase – tutta la mia disperazione:

La prima donna italiana va nello spazio e su radiouno va in onda la radiocronaca di milan-inter: questo è il vero simbolo dell’ormai irrecuperabile degrado italiano… Vai Samantha!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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