Differenza tra dolore acuto, cronico, persistente ed episodico con esempi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MAL DI SCHIENA LOMBALGIA ESERCIZI DOLORE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneEsistono diversi modi per classificare il dolore. Uno di questi consiste nel differenziarlo base alla sua durata e alla sua ripetibilità. Prendiamo ad esempio un tipico dolore molto diffuso e conosciuto nella popolazione generale: la lombalgia.

La lombagia può essere definita:

  • acuta quando dura da meno di sette giorni;
  • subacuta nel periodo che va da sette giorni a sette settimane dopo l’insorgenza;
  • sub-cronica nel periodo che va da sette settimane a tre mesi dopo l’insorgenza;
  • cronica quando dura da più di tre mesi.

Ecco alcune caratteristiche ed esempi di alcuni tipi di dolore:

  • Dolore acuto – Il dolore acuto solitamente si presenta all’improvviso ed ha una durata limitata. Spesso è causato da un danno tissutale a carico di ossa, muscoli od organi, e l’insorgenza è spesso accompagnata da ansia o stress emotivo.  E’ acuto il dolore nocicettivo, di breve durata, nel quale, di solito, è ben evidente il rapporto di causa/effetto. Questo dolore si esaurisce quando cessa l’applicazione dello stimolo o ripara il danno che l’ha prodotto. Esempi sono il dolore post-operatorio, le coliche viscerali (renale, biliare, eccetera) ed il dolore traumatico. Una caratteristica fondamentale del dolore acuto è quello di rispondere ad adeguate misure antinocicettive: questa caratteristica è condivisa dal dolore persistente ma non dal dolore cronico. Qualunque sia l’origine, il dolore acuto produce frequentemente reazioni di difesa e di protezione che comprendono:
    • alterazioni dell’umore (depressione, ansia, paura)
    • modifiche del sistema nervoso autonomo (alterazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, nausea, vomito, sudorazione)
    • atteggiamenti di modifica della postura.
  • Dolore cronico – Il dolore cronico ha una durata maggiore rispetto al dolore acuto ed è generalmente alquanto resistente al trattamento medico. Di solito è associato ad una malattia a lungo termine, come l’osteoartrite. In alcuni casi, come per esempio in presenza di fibromialgia, rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la malattia. Il dolore cronico può essere una conseguenza di un danno tessutale, ma molto spesso è attribuibile a un danno nervoso. Circa il 70% delle persone che soffrono di dolore cronico trattato mediante l’assunzione di antidolorifici sperimenta episodi di ciò che viene definito dolore episodico intenso. Le cause più comuni di dolore cronico sono: lombalgia cronica, mal di testa, fibromialgia e neuropatia (malattia che coinvolge i nervi periferici). Il dolore cronico è molto comune e si ritrova in circa l’11% della popolazione adulta.
  • Dolore persistente. E’ persistente il dolore dovuto alla permanenza dello stimolo nocicettivo o della disnocicezione. Questo tipo di dolore è stato definito anche come “ongoing acute pain”, a sottolineare che conserva le caratteristiche del dolore acuto e va distinto dal dolore cronico. Un esempio è il dolore da coxartrosi, dove la persistenza della lesione anatomica giustifica il ripresentarsi del dolore ad ogni movimento dell’articolazione dell’anca. Un altro esempio è il dolore associato alle malattie neoplastiche, dove la causa del dolore continua ad essere operante. Anche in questi casi, come nel dolore acuto, si ha di solito una buona risposta agli analgesici ed alle misure antinocicettive come i blocchi anestetici e gli interventi neurolesivi.
  • Il dolore episodico intenso si riferisce a episodi di dolore che si verificano quando l’antidolorifico, ad esempio un FANS (antinfiammatorio non steroideo) viene impiegato regolarmente. A volte può essere spontaneo o insorgere dopo un evento apparentemente insignificante, come cadere dal letto. Talvolta può insorgere in concomitanza con la fine dell’effetto antidolorifico del farmaco prima dell’orario previsto per assumere la dose successiva.

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Dolore e psiche
Sia il dolore acuto che il dolore cronico possono essere debilitanti ed entrambi possono influenzare ed essere influenzati dallo stato mentale dell’individuo. Ma la natura del dolore cronico, ovvero il fatto che in alcuni casi sembra essere costante, rende il soggetto che lo sperimenta più suscettibile a conseguenze di stampo psicologico, come depressione e ansia. Al tempo stesso, lo stress psicologico può amplificare il dolore.

Un dolore acuto può diventare cronico?
Certamente è possibile. Un dolore acuto in un corpo con scarse difese oppure trascurato, o ancora, mal curato, può via via diventare dolore cronico (ad esempio un colpo di frusta cervicale che determina dolore acuto, può causare se non curato, un’artrosi cervicale e relativo dolore cronico).

Il comportamento del malato
Per spiegare il procedimento che può trasformare un dolore acuto in dolore cronico, in medicina si è formulato il modello concettuale del dolore, “pain behaviour” (comportamento dovuto al dolore) e il modello clinico  della malattia, “illness behaviour” (comportamento da malato).  Vediamo un esempio di questi modelli applicati ad uno dei dolori più diffusi in assoluto: il mal di schiena.
Quando il soggetto in fase acuta gestisce il dolore con un atteggiamento positivo, il mal di schiena, anche se è forte, diminuisce in fretta e non restano quasi mai conseguenze negative. Se, invece, il soggetto in fase acuta subisce il dolore, si scoraggia, ha paura che provochi ulteriori danni, si affida solo a terapie passive e assume un atteggiamento da malato, soffre di più, soffre più a lungo,  si indebolisce, è soggetto a continue ricadute, rischia di avere una lombalgia cronica e diventare disabile a causa del mal di schiena.
Pertanto, il dolore cronico può essere la conseguenza di un comportamento inadeguato in fase acuta. Di conseguenza, se il comportamento dovuto al dolore (pain behaviour) non è adeguato, può provocare un comportamento da malato (illness behaviour) e un dolore cronico.

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Strage dell’Heysel: storia di una vergognosa pagina di sport

MEDICINA ONLINE STRAGE HEYSEL SPORT VERGOGNA JUVENTUS FINALE COPPA CAMPIONI LEAGUE CHAMPIONS FOOTBALL CALCIO SOCCER.jpgIl 29 maggio 1985 a Bruxelles si consumò una delle peggiori tragedie della storia del calcio, sicuramente quella più nota perché avvenuta prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

Sono le sette e venti di sera allo stadio Heysel di Bruxelles, in campo due squadre di ragazzini belgi con indosso le maglie rosse e bianconere si stanno sfidando in attesa dell’incontro dei grandi, in cielo un bellissimo tramonto sembra disegnato apposta da Emile Claus per fondersi con i colori delle sciarpe e delle bandiere dei tifosi. Sono le sette e venti di sera allo stadio Heysel, quando qualcosa va storto.

Quella che doveva essere la festa della finale di Coppa Campioni tra il Liverpool, che l’aveva vinta l’anno prima all’Olimpico contro la Roma, e la Juventus, che la stagione precedente aveva vinto la Coppa delle Coppe e poi a gennaio la Supercoppa Europea proprio contro i Reds, si trasforma in una tragedia.

Alla fine di quasi due ore di panico e angoscia, di urla e di spaventi, di paura e di delirio, si contano 39 morti (di cui 36 italiani, il più vecchio di 58 anni e il più giovane di 11 anni) e oltre 600 feriti. Sono le nove e quaranta allo stadio Heysel di Bruxelles, e da quel maledetto 29 maggio del 1985 il calcio non sarà più lo stesso.

Alle sette e venti, dopo le prime scaramucce tra tifosi del Liverpool (sistemati nei settori X e Y dello stadio Heysel) e della Juventus (che si trovano inopinatamente nel settore Z, lì a fianco), separati solo da una rete, un gruppo di inglesi rompe le deboli recinzioni che separano i settori e cerca lo scontro. E’ il panico.

Chi cerca di uscire dai cancelli d’ingresso posti in cima li trova incredibilmente chiusi con i lucchetti, i vigili del fuoco decine di minuti dopo li dovranno rompere con le cesoie, chi prova a entrare in campo è ricacciato indietro dalla polizia belga, che entra in campo a cavallo sventolando i manganelli, senza capire cosa sta succedendo e senza aiutare nessuno. Anzi, aumentando il panico.

A decine sono soppressi nella calca del fuggi-fuggi generale, e muoiono schiacciati. Altri per uscire dal settore Z provano a scavalcare il muro, che crolla sotto il loro peso schiacciando i fuggitivi. Alla nove e quaranta, quando è calata la notte e l’arbitro fischia l’inizio della partita, a terra ci sono già quei 39 morti di cui il calcio non si è mai assunto le responsabilità.

Non è il disastro peggiore della storia, nel 1964 in Perù ci furono quasi 400 morti, nel 1982 in Russia circa 340, poche settimane prima dell’Heysel nel fuoco di Bradford morirono in 56 e pochi anni a dopo a Sheffield saranno 96.

Ma è il più clamoroso. Perché è una finale di Coppa dei Campioni. Perché la tragedia avviene prima del calcio d’inizio, eppure si gioca lo stesso, a onta dei 39 morti. Perché le televisioni, a eccezione di quella tedesca, decidono di trasmettere lo stesso le immagini della partita, in un silenzio che puzza di morte. Perché ci si rende conto fin da subito che le responsabilità sono tanto degli organizzatori e delle forze dell’ordine quanto dei famigerati hooligans.

Lo conferma l’inchiesta del giudice belga Marina Coppieters, che tre anni dopo condanna una decina d’inglesi a pochi anni di galera per omicidio colposo, ma soprattutto condanna la Uefa al risarcimento danni per le vittime in quanto ritenuta responsabile della strage.

E se il presidente della Uefa Jacques Georges e il segretario generale Hans Bangerter non sono arrestati per un soffio nel dopopartita, Albert Roosens, allora presidente della federcalcio belga, e Johan Mahieu, responsabile dell’ordine pubblico, sono condannati a sei mesi di reclusione.

I club inglesi, che allora dominavano in Europa, saranno squalificati per cinque anni dalle competizioni internazionali. I tifosi dei Reds negli anni seguenti racconteranno una verità terribile, confermata dalla commissione d’inchiesta affidata al giudice britannico Popplewell: infiltrati tra i presunti hooligans del Liverpool c’erano alcuni tifosi del Chelsea del gruppo di estrema destra Headhunters, membri dell’organizzazione neonazista Combat 18 e del partito National Front, tra cui addirittura due consiglieri comunali di Liverpool.

I gruppi di neofascisti che dalla fine degli anni Settanta in Inghilterra approfittavano del calcio per aumentare il livello di tensione, e favorire la repressione delle proteste sindacali, si era spinto fino in Belgio.

I tifosi bianconeri negli anni seguenti denunceranno di essere stati lasciati soli, dal club e dalle istituzioni calcistiche italiane. Quella sera si rompe il patto di fiducia tra società e tifosi, tra chi a Bruxelles ha visto morire amici e parenti e chi con quella partita ci ha guadagnato e vinto una coppa.

I giocatori, eroi del Mundial spagnolo dell’82, ammetteranno infatti solo molto tempo dopo che sapevano dei morti prima di scendere in campo, molti di loro diranno che quella partita non si doveva giocare, ma quasi nessuno di loro all’epoca acconsentì di donare il premio partita alle famiglie delle vittime.

La stessa Juventus non rinuncerà mai a quella coppa – nonostante le richieste che arrivavano dallo scrittore Italo Calvino all’allora direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò – ma si rifiuterà anche per anni di intrattenere rapporti con l’Associazione dei parenti delle vittime. Lo ha denunciato più volte il presidente dell’associazione Otello Lorentini, il cui figlio Roberto una volta uscito dal settore Z sceglie, da uomo e da medico quale era, di tornare indietro a cercare di salvare gli altri, e trova la morte.

Ma la figura peggiore davanti a quella carneficina la fa la Uefa, che decide che the show must go on per non rimborsare biglietti e pagare penali alle tv. E non tornerà mai più indietro. Le responsabilità della Uefa risalgono a prima, alla decisione di fare giocare il match in uno stadio fatiscente, con mattoni di calcestruzzo talmente leggeri che alcuni tifosi fanno buchi nei muri per entrare.

Alla decisione di vendere i biglietti del famigerato settore Z, a fianco dei settori X e Y riservati al Liverpool, sia agli italiani residenti in Belgio sia alle agenzie di viaggio italiane che organizzano i pacchetti, pur sapendo che l’anno prima all’Olimpico i tifosi del Liverpool e della Roma se le erano date di santa ragione.

Le responsabilità della polizia belga sono evidenziate, oltre che dall’assurdo comportamento delle guardie a cavallo in campo, dalla decisione di utilizzare solo 5 (cinque!) poliziotti lungo le reti che dividono il settore X dallo Z, mentre fuori ne impiegano 40 (quaranta!) per inseguire un ragazzo che ha rubato un hot dog. Scaricate per anni le colpe sui tifosi inglesi brutti, sporchi e cattivi, di queste nefandezze le autorità del calcio e della politica non si sono mai assunte la responsabilità.

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Il cioccolato fondente fa dimagrire? Calorie e valori nutrizionali

MEDICINA ONLINE POLLO CIOCCOLATO FONDENTE DARK CHOCOLATE Italian egg pie EGGS PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA WALLPAPER PICS PHOTO.jpgBandito dalle diete per il suo alto contenuto calorico il cioccolato, soprattutto il fondente, sta lentamente guadagnando fiducia anche da parte dei consumatori più attenti alla linea e al benessere grazie a delle doti nascoste che sembrano avere effetti davvero positivi sulla salute e perfino sulla bellezza! Curiosi di scoprire i valori nutrizionali e le proprietà che rendono cosi interessante questo alimento? Prima però capiamo quando il cioccolato può definirsi fondente.

Calorie e valori nutrizionali del cioccolato fondente

Caratteristiche e definizione del prodotto.

Per poter parlare delle caratteristiche del cioccolato fondente, bisogna risalire alla normativa della direttiva comunitaria 2000/36/CE recepita con D.leg.vo 12/6/2003 n. 178, che decorre dal 3 agosto 2003: in questa normativa, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao e vengono indicate precisamente le percentuali e gli ingredienti di base dei vari tipi di cioccolato.

La percentuale di cacao contenuta va specificata in etichetta e, se nella lista degli ingredienti vi è la parola “puro”, il cioccolato che state acquistando è realizzato senza aggiunta di ulteriori grassi vegetali, che comunque non possono essere addizionati in misura maggiore al 5% del peso del prodotto finale.

  • Il cioccolato fondente ed extra-fondente contiene una quota minima di cacao pari al 43% e 28% di burro di cacao. Percentuali di sostanza secca (pasta di cacao e cacao) che vanno dal 55% al 70% risultano ottimali nel rapporto gusto/proprietà benefiche. La tipologia extra-fondente può anche contenere percentuali di cacao superiori al 70%.
  • Il cioccolato amaro ed extra-amaro ha una percentuale di cacao che varia dall’85 al 99% ed è un prodotto che non piace a tutti, a causa del sapore molto intenso ed amaro.

Stabilito di cosa stiamo parlando ed a cosa prestare attenzione quando compriamo una tavoletta per essere certi che sia cioccolato fondente, vediamo ora i macro e micronutrienti che lo compongono. Il cioccolato fondente è una buona fonte di fibra: circa 3,2g. ogni 40g. di cioccolato rispetto all’1,4g. di quello al latte.

Inoltre 40g di cioccolato fondente contengono: carboidrati (19,88g), zuccheri (19,88g) e proteine (2,64g). Il totale delle calorie è di 206 Kcal per il cioccolato fondente contro le 218 Kcal di quello al latte.

I grassi del cacao amaro e gli effetti sul colesterolo.

Nonostante il suo contenuto di grassi saturi, studi dimostrano che mangiare il cioccolato fondente non ha alcun effetto sui livelli di colesterolo potenzialmente dannosi nel sangue; questo perché non tutti i grassi saturi sono uguali. Il grasso nel cioccolato viene dal burro di cacao, il grasso vegetale che si trova nei semi (il cioccolato al latte ha grassi in più dovuti all’aggiunta di latte). Circa il 36% del grasso nel chicco di cacao è “grasso buono” – sia mono che polinsaturi, tra cui, l’acido oleico (l’acido grasso che si trova in abbondanza anche nell’olio d’oliva) che costituisce la percentuale più elevata.

Del contenuto di grassi saturi nel cioccolato fondente, oltre la metà è costituita dall’acido stearico, che è stato dimostrato in numerosi studi non avere impatto sul colesterolo nel sangue. La ragione principale sta nel fatto che quando quest’acido viene metabolizzato esso si converte in grasso insaturo per azione del nostro organismo.

Quali sono, quindi, i grassi che costituiscono il cioccolato fondete? La metà dei grassi saturi del cioccolato fondente puro è costituita dall’acido stearico, che è neutro sul colesterolo, e un altro terzo del totale è rappresentato da mono e polinsaturi, che hanno effetto riducente sui livelli di colesterolo.

Diverso è il discorso per gli altri tipi di cioccolato, il contenuto di colesterolo in questi casi dipende dall’eventuale presenza di latte.

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Proprietà benefiche ed antiossidanti

Tra i componenti del cioccolato fondente che hanno riscosso maggiore interesse per le loro proprietà benefiche ci sono, primi fra tutti, gli antiossidanti. Vediamo nel dettaglio il loro ruolo e quello degli altri componenti di questo tipo di cacao.

Gli antiossidanti: il cacao in polvere e il cioccolato fondente contengono concentrazioni relativamente elevate di composti polifenolici, in particolare alcuni flavanoli, soprattutto in forma monomerica, come l’epicatechina, ed in forma di oligomeri e polimeri chiamati proantocianine. Questi composti agiscono come forti antiossidanti alimentari. Il cioccolato fondente contiene più antiossidanti e meno zucchero del cioccolato al latte. Gli antiossidanti proteggono e riparano le cellule dall’ossidazione causata dai radicali liberi, molecole inquinanti a livello ambientale e pericolose per l’organismo stesso, poiché danneggiano le cellule e possono essere causa di malattie croniche come il cancro. Gli antiossidanti sono agenti protettivi del frutto, particolarmente presenti nella buccia, infatti il processo produttivo può ridurne la concentrazione in base al tempo di fermentazione e al tempo di essiccazione: una concentrazione troppo elevata di antiossidanti conferisce una forte astringenza al prodotto, rendendolo meno palatabile, e una concentrazione troppo bassa fa perdere molti degli effetti benefici al cioccolato.

I minerali: il cioccolato è naturalmente ricco di minerali, e più è puro, più minerali sono contenuti in esso. Una barretta da 40g di cioccolato al latte contiene il 5,2% della dose giornaliera raccomandata di ferro, mentre una tavoletta di cioccolato fondente ne contiene il 6,9% (cioccolato con il 50-60% di cacao). Inoltre, contiene anche altri minerali importanti come Rame, Magnesio e Potassio. Una barretta media (40g) di cioccolato fondente copre quasi il 12% del fabbisogno giornaliero di Magnesio, importante per la prevenzione di diverse malattie croniche come il diabete di tipo 2, l’ipertensione e malattie cardiovascolari; ha un contenuto di rame pari al 14% del fabbisogno giornaliero; 4,2% di Potassio; 5,3% di Fosforo; 4,3% di Zinco e solo l’1,3% di Calcio rispetto al 7,6% del cioccolato al latte, ovviamente conferito dall’aggiunta di latte alla miscela di preparazione.

Caffeina e teobromina: eccitanti che fanno dimagrire?

Il cioccolato fondente contiene quantità relativamente basse di caffeina, più o meno quanto una tazza di caffè decaffeinato. Tuttavia, il cioccolato contiene anche teobromina, un parente della caffeina, ma molto meno potente: la teobromina è un alcaloide noto per ridurre la pressione sanguigna ed ha anche azione lipolitica.

Per questo motivo, al cioccolato vengono associate proprietà eccitanti, che però dall’altro lato contribuirebbero a stimolare il metabolismo e quindi favorire il dimagrimento. Attenzione però questo significa che per dimagrire bisogna mangiare chili di cioccolato anzi, superate certi dosi si perderebbero tutti gli effetti positivi, 20 – 30 gr al giorno sono più che sufficienti! Va detto inoltre che qualsiasi effetto benefico è totalmente vano se non inserito in una dieta equilibrata ed abbinato ad uno stile di vita sano. Ricordate sempre che non esistono alimenti che fanno dimagrire o bruciano i grassi, ma solo nutrienti che ci possono aiutare in questo senso, ma serve un minino di impegno anche da parte nostra!

N.B.Le donne in gravidanza, che non devono eccedere con il consumo di caffeina, devono prestare attenzione anche a quella poca quantità contenuta nel cioccolato fondente, per non eccedere nel consumo quotidiano.

Effetti benefici del fondente sul sistema cardio-circolatorio e sul diabete

Sono stati riscontrati effetti positivi legati all’assunzione di cioccolato scuro per alcuni problemi dell’apparato cardio-circolatorio e su persone affette da diabete.

Pressione arteriosa e cuore: il cacao è un regolatore chiave dell’omeostasi vascolare, agisce come trasduttore di segnale di fattori metabolici e infiammatori che modificano la funzione e la morfologia della parete del vaso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (2009), la pressione alta è responsabile del 13% dei decessi a livello globale e il sovrappeso e l’obesità sono responsabili del 5%. L’ipertensione e l’obesità sono spesso associati, e l’associazione causale tra obesità e pressione arteriosa elevata è stata dimostrata da tempo.

Interventi sullo stile di vita, tra cui la dieta, agiscono sullo stato di salute del sistema circolatorio. Recentemente, il cacao e i suoi prodotti derivati, come il cioccolato fondente al 70% o più di cacao, hanno guadagnato l’attenzione a causa di evidenze che dimostrano che sono in grado di abbassare la pressione sanguigna e migliorare la funzione endoteliale. Questi effetti positivi sono stati spesso attribuiti ai flavonoidi, un sottogruppo della famiglia polifenolica di sostanze chimiche antiossidanti, presenti in abbondanza in frutta, verdura, vino rosso, tè e cacao. La catechina e il suo isomero, l’epicatechina, sono tipi di flavonoidi con proprietà antiossidanti. Il cioccolato fondente contiene alte concentrazioni di epicatechina ed ha un contenuto antiossidante due volte superiore a quello del vino rosso e quasi tre volte superiore a quello del tè verde.

Ai flavanoidi del cioccolato fondente sono stati associati numerosi benefici tra cui la stimolazione della ossido nitrico sintasi, il miglioramento del flusso sanguigno e dell’elasticità arteriosa, la diminuzione della pressione sanguigna e l’aggregazione piastrinica, oltre che proprietà antinfiammatorie.

Ci sono diversi meccanismi plausibili attraverso cui i polifenoli possono migliorare la funzione endoteliale e abbassare la pressione sanguigna. In aggiunta ai loro effetti antiossidanti, che aumentano la biodisponibilità di ossido nitrico (NO), i polifenoli sono anche in grado di migliorare la produzione del fattore iperpolarizzante di derivazione endoteliale (EDHF) e la prostaciclina, e di inibire la sintesi di vasocostrittori come endotelina-1 e l’enzima di conversione dell’angiotensina.

Gli effetti del cioccolato fondente e del cacao in soggetti ipertesi è stato correttamente dimostrato: tuttavia, vi è una mancanza di studi che valutino il suo effetto su soggetti ipertesi e sovrappeso o obesi. Alcuni studi dimostrano che nei soggetti con ipertensione di tipo 1 ed elevato peso corporeo, il consumo di cioccolato fondente è associato comunque ad un miglioramento della funzione endoteliale, ma occorrono ulteriori studi.

A luglio del 2008, è stato pubblicato un articolo sull’ “American Journal of Clinical Nutrition” che dimostra come il livello di zucchero nel cioccolato influisca sul suo effetto benefico finale: un contenuto di zucchero più elevato potrebbe attenuare gli effetti benefici sul cuore, mentre una bassa concentrazione di zucchero potrebbe anche amplificarli. Ne consegue che maggiore è la concentrazione di cacao nel cioccolato e migliori sono gli effetti sulla salute.

Diabete: recenti studi hanno inoltre dimostrato gli effetti benefici del cioccolato fondente e del cacao sulla resistenza all’insulina, il profilo lipidico, e sullo stato infiammatorio.

Gli effetti antiossidanti del cacao possono influenzare direttamente l’insulino-resistenza e, di conseguenza, ridurre il rischio di diabete, attraverso un effetto protettivo della lipossidazione delle lipoproteine plasmatiche. Dal 1966 al 2010 sono stati condotti 10 studi clinici comprendenti 320 partecipanti. La durata del trattamento variava da 2 a 12 settimane. L’intervento consisteva nel somministrare cioccolato fondente quotidianamente ai soggetti esaminati, e in tutti si è riscontrata una riduzione significativa delle lipoproteine sieriche a bassa densità (LDL) e dei livelli di colesterolo totale, senza effetti statisticamente significativi sulle lipoproteine ad alta densità (HDL) e sui trigliceridi. Inoltre, il consumo di cioccolato fondente può stimolare cambiamenti redox-dipendenti attraverso le vie di segnalazione coinvolte nell’espressione genica e la risposta immunitaria.

Tuttavia, il numero di studi a lungo termine che valutano l’effetto del cioccolato fondente su questi fattori di rischio è relativamente basso, e alcuni autori sono in disaccordo, quindi occorrono ulteriori indagini a riguardo.

Per la bassa percentuale di zucchero contenuta, il cioccolato fondente e, ancora meglio, quello extra-fondente, sono tra i pochi dolci non “banditi” dalle diete per diabetici: il cioccolato fondente al 70% o più di cacao ha un indice glicemico che non supera il 30, il cioccolato fondente con una percentuale di cacao inferiore ha un indice glicemico medio e quello al latte o il cacao zuccherato arrivano ad un indice glicemico di 70, pari a quello delle fette biscottate e del cocomero.

Perchè il cioccolato migliora l’umore.

Tra i tanti minerali e nutrienti, il cioccolato fondente è ricco anche di triptofano, un aminoacido precursore della sintesi di serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore che ha un ruolo importante sull’umore, il sonno, la sessualità e l’appetito; è coinvolta in numerosi disturbi neuropsichiatrici, come l’emicrania, la depressione, il disturbo bipolare e l’ansia, e non è un caso che sia un target di molti psicofarmaci. Inoltre l’ingestione di carboidrati stimola il rilascio di insulina, che, insieme ai suoi effetti anabolici, promuove l’ingresso degli aminoacidi del sangue nelle cellule muscolari, tranne che del triptofano. Questo causa un aumento relativo di triptofano che passa la barriera emato-encefalica, entra nel cervello, e genera un aumento della sintesi di serotonina, che va a spiegare, in parte, “gli effetti sull’umore” associati al consumo di cioccolato.

Infiammazioni, alterazioni del sistema nervoso o anemia? Aiutiamoci con il cioccolato amaro

Il consumo di cioccolato fondente è positivamente correlato anche a situazioni particolari del sistema nervoso o a stati infiammatori.

Sistema nervoso ed infiammazioni: gli studi sostengono che il cioccolato scuro concorra alla protezione dei nervi da danno meccanico e infiammazione. I grassi buoni entrano a far parte della struttura mielinica protettiva dei nervi e gli antiossidanti li proteggono dal danno ossidativo. La ricerca epidemiologica suggerisce che un’elevata assunzione di flavonoidi è correlata ad una minore incidenza dei disturbi cerebrali, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. La teoria è che il cioccolato fondente contenga composti ferro-chelanti. Molte delle proteine amiloidi (responsabili della formazione della placca amiloide, una manifestazione fisiologica nella malattia di Alzheimer) sono geneticamente regolate da proteine ferro-dipendenti, responsabili di una delle forme più diffuse di anemia tra donne, bambini e anziani. Da qui nasce l’ipotesi dell’effetto benefico del cioccolato fondente, ma sono necessarie ulteriori ricerche a riguardo.

Anemia: mangiare una piccola quantità di cioccolato fondente insieme ad altri alimenti ricchi di Ferro può essere d’aiuto nei casi lievi di anemia sideropenica, che non necessitano di trattamento farmacologico.

L’anemia si verifica quando il corpo ha un numero eccessivamente basso di globuli rossi. L’anemia sideropenica, o anemia da carenza di Ferro, si ha quando c’è una insufficiente quantità di Ferro presente nel corpo a causa di forti emorragie o malnutrizione ed è una delle forme più diffuse di anemia tra donne, bambini e anziani. Il Ferro è responsabile della produzione di emoglobina e il trasporto di ossigeno in tutto il corpo. In questi casi occorre aumentare l’assunzione di vitamina C e Ferro nella dieta (La vitamina C è necessaria per aumentare l’assorbimento di Ferro). Per incrementare l’assunzione quotidiana di Ferro alimentare si può contare anche su qualche pezzetto di cioccolato fondente. E’ importante sottolineare che il cioccolato non contiene abbastanza Ferro e vitamine del gruppo B per il trattamento dell’anemia da carenza di folati o anemia megaloblastica, ed occorre quindi consultare un medico o uno specialista, poiché il consumo di cioccolato fondente può solo funzionare da supporto.

Tipologie e produzione del fondente: dai semi al cioccolato.

Le fave di cacao sono i semi del frutto della pianta Theobroma Cacao. Il frutto ha la forma di baccello, ogni baccello produce circa 35-50 semi circondati da una polpa dolce. Il baccello e la polpa che circonda il seme di cacao costituiscono il frutto del cacao. Dopo la raccolta, i semi vengono posti in contenitori e fermentati sotto l’azione di microrganismi presenti in natura che si nutrono dello zucchero dalla polpa, loro fonte di energia. I semi vengono poi essiccati al sole o in forni a legna e successivamente ripuliti, tostati e macinati per ottenere tre prodotti: la pasta di cacao, da cui si ricava il burro di cacao, e la polvere di cacao.

Esistono tre varietà di cacao da cui si produce il cioccolato:

  • Tipologia Criollo: molto pregiato, è aromatico e ha un sapore delicato, non amaro; è originario del Messico, poco prodotto e, per tutte queste caratteristiche, anche il più caro sul mercato.
  • Tipologia Forestiero: dell’Amazonia, più acido e amaro al gusto per la sua ricchezza di antiossidanti è comunque più coltivato e meno pregiato del Criollo, quindi più economico.
  • Tipologia Trinitario: un ibrido ottenuto dalle prime due, ha caratteristiche organolettiche intermedie tra quelle parentali. Spesso in commercio troviamo cioccolato ottenuto miscelando le diverse tipologie di cacao, proprio come succede per il caffè.

Effetti sui denti, attenzione alle carie

La permanenza dello zucchero a contatto con i denti è la vera causa delle carie, più che la quantità di zucchero consumata. Il cioccolato non resta “attaccato” ai denti quanto i cracker, i biscotti o la frutta secca. Studi suggeriscono che il cioccolato fondente e il cacao possono addirittura avere affetti benefici sulla salute dentale, perché i flavanoli antiossidanti e altri composti presenti nel cioccolato fondente rallentano l’accumulo di placca.

Bisogna comunque ricordare l’importanza di lavare i denti dopo un pasto, a prescindere dalla natura dello stesso, per prevenire la comparsa di carie.

Un buon alleato per la fame nervosa da stress

Lo stress produce, generalmente, effetti differenziali sull’alimentazione a seconda del tipo di soggetto ed è spesso associato ad un aumento del consumo di grassi e cibi particolarmente gradevoli al palato. Vari studi hanno dimostrato che gli individui in uno stato d’animo negativo mangiano come forma di distrazione o di compenso. Il cioccolato è uno dei prodotti più consumati o riconosciuti come appetibile in queste circostanze umorali, e per l’alto contenuto lipidico e quindi calorico è considerato “un peccato di gola”; in realtà, come abbiamo visto il consumo di fondente può anche avere effetti benefici sul metabolismo, basta solo cercare di non esagerare. In circostanze di particolare stress ci si può anche concedere qualche pezzetto di cioccolato fondente con nocciole, mandorle o arachidi, essendo anche questi frutti ricchi di proprietà benefiche, ma proprio come il cioccolato sono molto calorici, quindi non bisogna lasciarsi andare con le quantità assunte.

Controindicazioni del cioccolato fondente: quando non abusarne

Tra le principali controindicazioni legate al consumo eccessivo di cioccolato fondente c’è il rischio di ingrassare:abbiamo detto che la teobromina ha azione lipolitica, ma ricordiamo che questo è molto diverso dal dire che mangiare cioccolato “brucia i grassi”, perché parliamo comunque di un alimento molto calorico, che deve essere consumato a piccole dosi in un regime alimentare equilibrato. Inoltre abbiamo visto come contenga caffeina e treobromina, sostanze eccitanti che vanno consumate entro certi limiti (soprattutto in caso di gravidanza, allattamento o nel caso si soffra di tachicardia).

Il cioccolato fondente può contenere Nichel o altri allergeni come tracce di frutta secca o latte,

quindi occorre leggere bene le etichette e non abusarne.

L’Università del Maryland Medical Center ipotizza che il cioccolato possa essere causa di emicrania, poiché contiene naturalmente la tiramina, responsabile dell’insorgenza del disturbo. Un altro fattore che scatena l’emicrania è l’elevato livello di zucchero nel sangue, quindi se si soffre di questo disturbo è bene scegliere cioccolato con basso tenore di saccarosio.

Il cioccolato contiene ossalati, il cui incremento è correlato al rischio di calcoli renali: coloro che sono predisposti a calcoli o hanno sofferto di questo problema devono fare attenzione al consumo di cioccolato.

La ricerca, ad oggi, suggerisce che i benefici di un moderato consumo di cioccolato fondente (anche tutti i giorni, non più di 40g e preferendo il fondente con maggiore percentuale di cacao) probabilmente superano i rischi relativi al suo consumo regolare.

Prevenire rughe acne e cellulite con trattamenti al cioccolato amaro

Trattamenti per la pelle a base di cioccolato fondente, che ha la maggiore percentuale di cacao e che conserva maggiormente intatti gli antiossidanti (il processo produttivo del cioccolato bianco causa la perdita della maggior parte dei composti antiossidanti), possono aiutare la pelle a mantenersi giovane e sana, quindi mangiare piccole dosi di cioccolato fondente, anche tutti i giorni, o utilizzare trattamenti esterni a base di cioccolato fondente può avere benefici per la pelle.

I chicchi freschi di cacao contengono 10.000 mg di antiossidanti per 100 g. Il burro di cacao estratto dal chicco è stato usato per secoli come crema idratante intensiva.

Rughe e invecchiamento della pelle: le proprietà antiossidanti del cioccolato fondente possono aiutare a prevenire i danni causati dai radicali liberi sull’elastina e il collagene della pelle, contribuendo così a prevenire le rughe e le macchie.

Il cioccolato è apparso come un ingrediente dei prodotti di bellezza per il corpo a partire dalla metà del 1800, quando è stato scoperto l’effetto emolliente del burro di cacao sulla pelle. Il burro di cacao fonde alla temperatura corporea quindi è facilmente assorbito dalla pelle, e per questo in passato veniva raccomandato dai dermatologi per una varietà di problemi, come l’eczema, le dermatiti e per la prevenzione di smagliature in gravidanza.

Esistono diversi trattamenti per corpo al cioccolato fondente: scrub corpo al cacao e zucchero per eliminare le cellule morte ed ottenere una pelle luminosa; impacchi e bagni di cioccolato fondente per idratare la pelle e aumentare la circolazione; altri trattamenti per il corpo, come pedicure, manicure, massaggi e cere che sfruttano il cioccolato per stimolare i sensi e rendere il trattamento più piacevole.

Per ottenere i massimi benefici da questi trattamenti al cioccolato è importante scegliere prodotti che contengono cioccolato fondente, cacao o burro di cacao come ingrediente principale. Janice Cox, autrice americana del libro “La bellezza naturale a casa” dice che più scuro è il cioccolato, migliori sono i suoi benefici per la pelle, quindi quando è possibile bisogna scegliere i trattamenti che utilizzano il cioccolato contenente almeno il 35% di cacao.

Cellulite: La teobromina – di cui abbiamo parlato prima – appartiene alla famiglia delle metilxantine, come la teofillina del tè e la caffeina del caffè, ed è una sostanza lipolitica, quindi contenuta in molte creme o fanghi adatte per il trattamento della cellulite. Pensare che il cioccolato fondente sia un nemico perché favorisca la comparsa della cellulite proprio per il suo contenuto di teobromina ci induce in errore, infatti è sufficiente non abusarne, anche perché ad alte dosi le metilxantine hanno effetti collaterali come tachicardia e insonnia.

Acne: la vecchia credenza che lega il consumo di cioccolato alla comparsa di acne è, in realtà, errata. L’acne degli adolescenti è dovuta a fattori ormonali, non al consumo di cioccolato, soprattutto di cioccolato fondente.

Esiste una relazione tra alimentazione e comparsa di acne, ma questa è legata al consumo di alimenti dall’alto indice glicemico che aumentano il rilascio di insulina, e alimenti dall’alto contenuto di steroidi anabolici come il latte vaccino. Allo stesso modo si associa la comparsa di un brufoletto nel periodo pre-mestruo delle donne al maggiore consumo di cibi grassi o cioccolato, in realtà, si tratta di cambiamenti ormonali che accompagnano questo periodo a determinare un aumento del desiderio di cioccolata o cibi grassi in molte donne.

Ricetta scrub al cacao fondente:

Sciogliere 30g di cioccolato fondente a bagnomaria e aggiungere un cucchiaino di olio di semi e un cucchiaino di miele. Togliere dal fuoco e aspettare che intiepidisca, poi aggiungere un cucchiaio di bagnoschiuma, possibilmente privo di profumazione. Prima che si raffreddi del tutto aggiungere un cucchiaio di sale grosso. Terminata la parte liquida aggiungere farine con diversa grana (quella di mais lo rende più aggressivo ed è poco adatta alle pelli delicate, quella di riso è molto più sottile e soffice), 2 cucchiaini di farina di cocco e un fondo di caffè. Le quantità e gli ingredienti sono a discrezione personale, fino ad ottenere la densità desiderata. Non preparatene una grande quantità, in quanto non aggiungendo conservanti lo scrub non può essere conservato a lungo né bisogna esagerare con questo trattamento, dato che rimuove le cellule morte ma anche il sebo della pelle. Preparato con farine più sottili e delicate può essere usato più spesso e, lasciato agire sulla pelle per una decina di minuti, ha azione anticellulite grazie al contenuto di caffè, sale e cioccolato fondente che lo rende anche idratante e nutriente con laggiunta di olio e miele. L’azione esfoliante delle farine completa il tutto e il risultato sarà una pelle morbida e compatta.

Bagno idratante e rilassante al cioccolato amaro:

Riempire una vasca da bagno di acqua, sciogliere a bagnomaria 100g. di cioccolato fondente, aggiungere 2 bicchieri di latte, 1 cucchiaio di miele e togliere dal fuoco, aggiungere 2 cucchiai di bagnoschiuma delicato e versare il tutto nella vasca da bagno. Questo trattamento è paragonabile a quelli da spa, ma più economico! è rilassante e idratante, una vera ricetta di bellezza per la pelle.Aggiungendo del sale grosso si potenzia anche l’ effetto anticellulite…

Dai Maya al XX secolo, curiosità e aneddoti sui chicchi di cacao.

Risale agli Aztechi il primo utilizzo del cioccolato a scopi medici, riservato principalmente ai sacerdoti e alle classi più agiate, ma anche ai soldati per conferire loro forza ed energia.

Per secoli è stato consumato come bevanda dai Maya, dagli Aztechi e dai primi europei: questo infuso schiumoso a base di chicci di cacao era un fenomeno della natura, a causa del suo valore stimolante delicato che li faceva sentire svegli, vigili e forti. Così, il cioccolato ha rapidamente guadagnato una reputazione come alimento essenziale per la salute.

Il Codice Badianus, pubblicato nel 1590, dice che i fiori di cacao venivano utilizzati in bagni profumati per curare la fatica dei funzionari del governo e narra di una miscela di fave di cacao, mais ed erbe in grado di alleviare la febbre, lenire le ansie e trattare i deboli di cuore.

In Europa la bevanda al cioccolato venne considerata una panacea, utilizzata per il trattamento di disturbi diversi, dall’anemia ai problemi di digestione. Sono più di 100 gli usi medicinali relativi al cioccolato dei quali si è rinvenuto nei manoscritti europei dal XVI al XX secolo.

All’inizio del 1800, in Inghilterra, il Dottor Hughes disse che era un alimento particolarmente indicato per le donne in gravidanza: “Il cioccolato è la bevanda più eccellente che sia mai stata trovata. Ottima anche da sola per la colazione, è benefica per il corpo e può essere bevuta da persone di tutte le età, in particolare dalle donne in gravidanza, dal momento che nutre l’embrione, e impedisce gli svenimenti “.

Come segno della reputazione del cioccolato, quando nel 1753 il naturalista svedese Linneo assegnò ufficialmente una nomenclatura a tutte le piante del mondo, chiamò l’albero del cacao Theobroma cacao, che appunto significa “cibo degli Dei”.

Come preparare la crema di nocciole e cioccolato fondente fatta in casa

Ingredienti:

  • 80g. di cioccolato fondente
  • 50g. di nocciole sgusciate
  • 90g. di zucchero
  • 90mL di latte
  • 50g. di burro o margarina

Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria, tritare zucchero e nocciole a parte. Aggiungere il burro e il latte nel contenitore a bagnomaria (il cioccolato deve essere quasi del tutto sciolto) e fare attenzione che il cioccolato non arrivi a temperature elevate, affinché mantenga intatte le sue properietà. Spezzettate il cioccolato e il burro, in modo che si scioglieranno prima, e poi versare la polvere di zucchero e nocciole e mischiare bene tenendo il contenitore ancora a bagnomaria per far addensare la crema. Spegnere il fuoco una volta raggiunta la consistenza desiderata.

Il risultato sarà una crema spalmabile buonissima ma calorica, quindi non esagerate!

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A che età smette di crescere il seno nelle adolescenti?

MEDICINA ONLINE MARE SPIAGGIA SOLE ESTATE PISCINA MARE ACQUA NUOTO NUOTARE ABBRONZATURA FITNESS ESERCIZI DONNA COSTUME SENO SEXY SEA BEACH SUN POOL SWIMMING GIRL WOMAN SUMMER WALLPAPER SSolitamente il seno comincia a crescere all’inizio della pubertà, quindi tra i 10 e i 13 anni; successivamente la crescita della mammella prosegue Continua a leggere

Differenza tra pentosi, esosi e triosi: cos’è il fruttosio?

MEDICINA ONLINE ZUCCHERI PENTOSI ESOSI CARBOIDRATI ZUCCHERI MONOSACCARIDI POLI MONO OLIGO GLUCIDI EGG PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE WALLPAPER PIC PHOTO.jpgTra gli zuccheri, qual è la differenza tra esosi, triosi e pentosi?

Sia gli zuccheri esosi che pentosi e triosi, sono glucidi monosaccaridi (zuccheri semplici, composti organici formati da carbonio, idrogeno e ossigeno). La differenza principale è il numero di atomi di carbonio:

  • Trioso: zucchero monosaccaride con tre atomi di carbonio. La formula bruta di un trioso è sempre C3H6O3. Tutti i triosi presentano un gruppo funzionale carbonile. Se è presente un chetone, si parla di chetotrioso; se è presente una aldeide, si parla di aldotrioso. Esempi di triosi sono: gliceraldeide e diidrossiacetone.
  • Pentoso: zucchero monosaccaride a cinque atomi di carbonio. Gli aldopentosi, con 3 carboni chirali, esistono in otto possibili strutture (4 coppie di enantiomeri), mentre i chetopentosi, con 2 carboni chirali, esistono in quattro strutture (2 coppie di enantiomeri). Alcuni pentosi (l’arabinosio e lo xilosio, per esempio) si trovano in certe resine del legno, specialmente degli alberi di ciliegio e di pesco, ma non hanno una funzione fisiologica conosciuta. I pentosi più importanti dal punto di vista biologico sono il D-ribosio e il 2-D-desossiribosio.
  • Esoso: zucchero monosaccaride composto da sei atomi di carbonio, avente formula chimica C6H12O6. Gli esosi rappresentano la categoria di monosaccaridi più comuni in natura. Gli esosi sono classificati attraverso i gruppi funzionali che presentano. Si distinguono così 16 aldoesosi (8 coppie di enantiomeri), che presentano una aldeide in posizione 1, ed 8 chetoesosi (4 coppie di enantiomeri) con un chetone in posizione 2. Alcune molecole come il D-altrosio fra gli aldoesosi e il D-allulosio fra i chetosi, non esistono in natura e sono state sintetizzate dai chimici in laboratorio.

Sinteticamente:

  • nei triosi la forma aldeidica si chiama gliceraldeide, mentre la forma chetonica prende il nome di diidrossiacetone;
  • nei pentosi la forma aldeidica si chiama ribosio, mentre la forma chetonica prende il nome di ribulosio;
  • infine, negli esosi la forma aldeidica si chiama glucosio, mentre la forma chetonica prende il nome di fruttosio.

Il fruttosio è un esoso.

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La natura non smette mai di stupirmi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LA NATURA E UN POSTO MERAVIGLIOSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgGuardate la bellezza di questa immagine: la natura è non smette mai di stupirmi! E’ così anche per voi?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Progesterone: cos’è, a cosa serve, valori e quali funzioni ha in gravidanza?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOIl progesterone (o 4-pregnen-3,20-dione) è uno è un ormone steroideo, il principale tra quelli noti come progestinici; il monitoraggio del progesterone durante il ciclo mestruale, permette, insieme con l’estradiolo, di valutare l’ovulazione.

Da cosa è prodotto?
Il progesterone è prodotto principalmente dalla corticale del surrene, dal corpo luteo e dalla placenta, assente durante la fase follicolare del ciclo, che appare appena prima dell’ovulazione ed aumenta durante la fase luteale.

Quali sono le funzioni del progesterone?
Le sue funzioni principali consistono in:

  • preparazione dell’utero all’impianto dell’embrione e del suo mantenimento in corso di gravidanza;
  • regolazione delle funzioni degli organi sessuali secondari durante il ciclo mestruale;
  • regolare modificazioni di struttura e di attività funzionale delle tube e della mammella.

Come varia il progesterone durante il ciclo mestruale?
Durante il ciclo, il progesterone viene secreto in quantità modesta dall’ovaio nella seconda metà del ciclo mestruale; dopo l’ovulazione, detta appunto fase luteale (luteinica) o progestinica, il corpo luteo ne produce quantità elevate. Da quel momento il progesterone esercita la sua azione principale, permettendo la creazione delle condizioni adatte alla fecondazione della cellula uovo e al suo annidamento nella mucosa uterina (endometrio), eventi che segnano l’inizio della gravidanza.

Progesterone in gravidanza
Durante la gravidanza, il progesterone viene prodotto in grosse quantità dalla placenta e, durante la stessa, impedisce che avvengano altre ovulazioni. Durante la gravidanza il progesterone è di fondamentale importanza perché garantisce la secrezione endometriale, inibisce le contrazioni del miometrio (lo strato muscolare liscio al di sotto della tonaca endometriale dell’utero) e soprattutto blocca la risposta immunitaria materna che porterebbe alla fagocitosi dell’embrione riconosciuto come corpo estraneo.

Progesterone alto: cosa indica?
Valori elevati di progesterone possono essere presenti in caso di adenoma ipofisario secernente LH, cisti luteiniche, mola vescicolare.

Esaminare il progesterone
L’esame si effettua su campione di sangue. I farmaci che possono influenzare i livelli di questo ormone (estrogeni, progestinici e corticosteroidi) devono essere sospesi 48 ore prima del dosaggio ormonale.

Valori di riferimento
Nell’uomo adulto i valori normali sono inferiori a 100 ng/dl di sangue.

Nella donna:

  • in fase follicolare essi sono inferiori a 70 ng/dl di sangue;
  • nella fase luteale da 200 a 2000 ng/dl di sangue.

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Come ed in quanto tempo avviene il cambio gomme in Formula 1?

MEDICINA ONLINE F1 FORMULA 1 GOMME TIRES PNEUMATICI DIFFERENZE MESCOLA ULTRASOFT SUPERSOFT MEDIUM HARD SOFT DURE MORBIDE GRIP ASCIUTTO RAIN BAGNATO PISTA INTERMEDIE COLORS FULL WET BLUE.jpgCosa succede nei pochi secondi di un pit stop di Formula 1? Tutto si svolge in pochissimi secondi ed ogni tecnico si muove con una specie di coreografia provata e riprovata un numero elevatissimo di volte, al fine di non intralciarsi ed effettuare ognuno le operazioni assegnategli. Ecco come si svolge il pit stop:

  • la vettura si ferma per il pit stop e viene alzata da terra da due meccanici con appostiti carrelli;
  • quattro meccanici (uno per ruota) con pistole ad aria compressa svitano il gallettone centrale, una specie di dado che fissa le ruote alla vettura;
  • altri quattro meccanici (uno per ruota) tolgono le gomme usate,
  • altri quattro meccanici (uno per ruota) infilano le gomme nuove;
  • i quattro meccanici con la pistola rimettono il gallettone e lo fissano;
  • come operazione finale viene serrato un piccolo fermo di sicurezza sul gallettone per impedire che il dado si sviti in modo accidentale;
  • la vettura può ripartire.

Quanto tempo serve per un cambio gomme?

Il cambio pneumatici avviene in un tempo variabile, di solito tra circa 3 e 4 secondi, salvo imprevisti, che negli ultimi anni sono diventati abbastanza rari, specie da quando non è più possibile per motivi di sicurezza effettuare il rifornimento durante il pit stop (in quei casi il pit stop durava circa 4 secondi in più). A tal proposito, leggi anche: Qual è stato il pit stop più veloce della storia della Formula 1?

Quanti meccanici compiono il cambio gomme?

Come abbiamo visto i meccanici che lavorano su ogni ruota sono tre, più due destinati ai carrelli per alzare la vettura; in totale, quindi, il cambio dei pneumatici in Formula 1 impegna contemporaneamente 14 persone; anche se al pit stop sono presenti varie altre figure professionali, ognuno con uno specifico compito, che fa salire il numero di tecnici coinvolti nel pit stop ad oltre 20 persone.

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