Le meravigliose mandorle: bloccano la tua fame senza farti ingrassare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO MANDORLE NOCCIOLINE FRUTTA SECCA SEMI SEMINICi hanno sempre detto che per tenere a bada l’appetito ed evitare le abbuffate bisogna fare almeno due spuntini tra i pasti principali? Giusto. Ci hanno detto che doveva trattarsi di un frutto o di uno yogurt, o insomma di qualcosa di poco calorico che servisse solo a ingannare lo stomaco senza aggiungere troppe calorie? Forse non è poi così giusto, o meglio, questa potrebbe non essere l’unica via.

Vitamine E, grassi e fame

Uno studio pubblicato sullo European Journal of Clinical Nutrition ha stabilito che consumare 1,5 once ovvero circa 40 grammi di mandorle tostate e leggermente salate al giorno riduce la fame e costituisce una buona fonte di vitamina E e di grassi monoinsaturi, considerati “buoni” per la salute, senza causare un aumento di peso. I ricercatori della Purdue University hanno verificato l’effetto di un modesto consumo di mandorle su 137 adulti a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Li hanno divisi in 5 gruppi: niente mandorle, mandorle a colazione, mandorle a pranzo, mandorle come snack di metà mattina e come spuntino di metà pomeriggio, sempre nella dose di circa 40 grammi. Entrambi gli spuntini dovevano avvenire a circa due ore di distanza sia dal pasto precedente sia dal successivo. Ai partecipanti allo studio non era richiesto nessun altro cambiamento della dieta né dello stile di vita, in termini per esempio di attività fisica da svolgere. Nonostante assumessero circa 250 calorie in più al giorno a causa delle mandorle, l’assunzione totale giornaliera di calorie non aumentava nei 4 gruppi attivi, né il peso dei partecipanti è aumentato nel corso delle 4 settimane di durata dello studio. Spiega Richard Mattes, autore principale della ricerca: “I partecipanti compensavano le calorie aggiuntive fornite dalle mandorle e hanno dichiarato di avere meno fame e un minore desiderio di mangiare al pasto successivo, specialmente quando le mandorle erano consumate come spuntino”.

Grassi che ti rendono sazi

L’aumento del senso di sazietà, sia nelle persone in sovrappeso che in quelle normopeso, è probabilmente dovuto alla presenza di grassi monoinsaturi, proteine e fibre. Inoltre pare che, a causa della loro rigida struttura cellulare, non tutte le calorie fornite dalle mandorle siano realmente disponibili per l’assorbimento, quindi questo snack potrebbe fornire il 20% delle calorie in meno rispetto a quelle calcolate dalle attuali tabelle nutrizionali.

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I giovani italiani sono più in forma dei loro genitori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINI SPORT CALCIO ATTIVITA FISICA GINNASTICAMentre il luogo comune vuole che i giovani mangino male, e non conoscano i principi di una sana alimentazione, sono invece molto più in forma dei loro padri e delle loro madri Secondo un’indagine dell’Osservatorio Nestlè-Fondazione ADI, infatti, il 66 per cento dei ragazzi italiani tra i 16 e i 34 anni è normopeso, contro il 44,6 per cento delle persone tra i 45 e i 65 anni. I dati sono stati presentati oggi a Lecce in occasione del XV Corso Nazionale ADI (Associazione di Dietetica e Nutrizione clinica).

Lo studio, spiegano i suoi responsabili, ”rappresenta una delle più complete analisi sulle abitudini alimentari e sullo stato di forma fisica della popolazione italiana: in questa edizione ha raggiunto oltre 8 mila partecipanti, per un totale di oltre 43 mila interviste in 5 anni”. Secondo l’Osservatorio ”continua il trend positivo iniziato lo scorso anno, con una percentuale stabile al 54% di coloro che risultano normopeso. Ancora alta, invece, la percentuale delle persone in sovrappeso (30%) mentre risulta leggermente in calo rispetto al passato la percentuale degli obesi, che è del 13%: erano il 16% nel 2010”.

“Abbiamo l’impressione – commenta Giuseppe Fatati, presidente Fondazione ADI e coordinatore scientifico dello studio – che le tante iniziative di sensibilizzazione ai corretti stili di vita comincino ad avere qualche successo. Purtroppo le buone abitudini sembrano limitate ai più giovani e non coinvolgono proprio le persone più a rischio, in relazione all’età, di malattie metaboliche e patologie cardiovascolari. I giovani cominciano a dare il buon esempio; la speranza è che questo trend possa in tempi brevi coinvolgere anche i meno giovani”. Un altro dato ”incoraggiante” dello studio è la diminuzione degli italiani sedentari (31% rispetto al 35% dello scorso anno); sono in aumento invece le persone che saltano i pasti (29%, contro il 26% del 2012), e in diminuzione le persone che fanno un pasto completo: ”Quest’anno sono il 15% del campione, contro il 23% dello scorso anno”. La cena, comunque, è vista quasi da tutti come un momento casalingo (93%), e da trascorrere con la famiglia e gli amici (86%).

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Dieta mediterranea e videogiochi ringiovaniscono il tuo cervello

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PASTA DIETA MEDITERRANEA CUCINARE CIBO DIETA DIMAGRIRE CUCINA POMODORIProteggere la mente dal declino dovuto agli anni che passano non è solo un problema per gli anziani, dal momento che il deterioramento della funzionalità del cervello secondo alcuni studi comincia con la mezza età, ma in base ad altri avverrebbe già a partire dai 28 anni. Sia come sia, due studi americani freschi di stampa portano buone notizie. La prima è che una dieta prevalentemente mediterranea, ricca di acidi grassi Omega -3, che si trovano in pesce e pollo, e povera di grassi saturi contenuti in carne rossa e latticini, potrebbe avere un ruolo protettivo della memoria e delle abilità cognitive. Un’associazione che però non si è dimostrata stringente nelle persone con diabete. Sono state valutate le abitudini alimentari e svolti test per misurare la memoria e le capacità cognitive su una popolazione di 17.478 persone, afro-americane e bianche, con un’età media di 64 anni, nell’arco di 4 anni. Il 7% dei partecipanti alla ricerca, svolta dall’Università dell’Alabama negli Usa e da quella di Atene, in Grecia, e pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, ha sviluppato un deterioramento del pensiero e della memoria nel corso dello studio.

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Le conclusioni cui sono giunti i ricercatori è che tra le persone sane, coloro che si attenevano più strettamente a una dieta mediterranea avevano il 19% di probabilità in meno di sviluppare problemi di tipo cognitivo. Questo beneficio si è dimostrato valido per persone bianche e di colore senza particolari differenze, ma non per il 17% dei partecipanti che erano affetti da diabete. “Siccome non esistono cure definitive per la maggior parte delle malattie da demenza, le attività modificabili, come la dieta, che possono ritardare la comparsa dei sintomi sono molto importanti”, spiega Georgios Tsivgoulis, tra gli autori dello studio. “L’esercizio fisico, evitare l’obesità e il fumo” sono altri comportamenti che giocano un ruolo decisivo. E forse anche giocare ai videogame. O almeno questo è ciò che sostiene un altro studio appena pubblicato, su PLOS One, svolto dall’Università dell’Iowa.

Basterebbero 10 ore di pratica su un semplice videogioco per ottenere un duplice effetto sul cervello delle persone anziane: non solo di prevenzione del naturale invecchiamento, con i sintomi che lo accompagnano, ma anche un aumento della velocità di elaborazione, quindi una sorta di ringiovanimento della mente. Con il passare degli anni il nostro cervello perde smalto e peggiorano gradualmente le “funzioni esecutive” come la memoria, l’attenzione, la percezione e la capacità di risolvere problemi. Il mondo scientifico si domanda oggi più che mai se e come sia possibile arrestare questo declino. Frederic Wolinski, autore principale dell’articolo, e colleghi hanno coinvolto 618 persone sane e le hanno divise in due gruppi: uno composto da individui di età compresa tra i 50 e i 64 anni e un altro di over 65. Ciascun gruppo è stato poi diviso in 4 sottogruppi: a uno sono stati assegnati dei cruciverba da risolvere al computer, ad altri tre invece un videogioco dal titolo “Road tour”.

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Il videogame richiede di riconoscere un veicolo, mostrato una volta molto brevemente, e di abbinarlo a un particolare segnale stradale mostrato insieme a tante icone false. Se il giocatore riesce ad abbinare auto e segnale 3 volte su 4 può passare al livello successivo, dove la velocità richiesta aumenta di pari passo con i segnali falsi e depistanti e così via. Lo scopo del gioco è aumentare la velocità e l’agilità con cui si identifica il veicolo e si sceglie il segnale stradale in mezzo a un mucchio di segnali messi lì solo per distrarre.

Rispetto alla velocità iniziale, valutata per ciascun giocatore alla prima partita, l’allenamento con il gioco può aiutare a diventare del 70% più veloci. I gruppi di partecipanti che hanno giocato per un totale di 10 ore, nel laboratorio o a casa, in base a una formula elaborata dai ricercatori avevano ottenuto almeno 3 anni di miglioramento cognitivo quando sono stati esaminati un anno dopo la fine dell’esperimento. Chi ci aveva giocato per almeno 14 ore di anni ne aveva guadagnati 4. “Non solo abbiamo prevenuto il declino”, dichiara soddisfatto Wolinski, “ma li abbiamo anche velocizzati”.

Migliorare la velocità di elaborazione delle informazioni da parte del cervello comporta molti benefici, uno di quelli maggiormente riconosciuti consiste nell’ampliamento del campo visivo, che tende a restringersi con l’età, dando luogo alla cosiddetta “visione a tunnel”, causa di molti incidenti stradali. Il videogame si è dimostrato assai più efficace del cruciverba nel migliorare le funzioni esecutive dei partecipanti, inclusa la concentrazione, l’ampiezza di visione e la capacità di fare multitasking. Un vero trattamento anti-età per la mente.

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La dieta corretta in gravidanza

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADRELa qualità dell’alimentazione materna durante la gravidanza è uno dei fattori che può influenzare in maniera significativa la salute della gestante durante tale periodo e la salute del nascituro, non solo durante il periodo fetale e neonatale, ma anche e soprattutto durante la vita adulta e la terza età.

FARE ATTENZIONE DA PRIMA

È  quindi opportuno prestare attenzione all’alimentazione della gestante già a partire dal periodo pre-concezionale, ovvero già prima del concepimento, fino a tutto il periodo in cui il bambino verrà allattato al seno. La fase pre-concezionale fa parte del periodo che viene chiamato “peri-concezionale” e che include, dopo il periodo pre-concezionale, il concepimento, l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero, la formazione della placenta e degli annessi (cosiddetta “placentazione”) e, infine, l’embriogenesi (la formazione e la crescita dell’embrione).

AUMENTI DI PESO IN GRAVIDANZA

I primi tre mesi

Nel primo trimestre di gravidanza, l’aumento di peso della mamma si deve all’aumento del volume di sangue e alla crescita dell’utero. Non è quindi un aumento di peso rilevante (può essere all’incirca di un chilo) e, a meno che non vi siano situazioni di particolari carenze o insufficienza di peso da parte della donna, non è necessario incrementare l’apporto dietetico di energia: la dieta deve essere variata, completa, equilibrata e deve includere l’integrazione con le vitamine e sostanze necessarie alla futura mamma, il cui fabbisogno non può essere soddisfatto unicamente con la dieta (soprattutto l’acido folico e il ferro). Non va quindi dato credito al detto popolare secondo il quale è bene che la donna che aspetta un bambino “mangi per due”: è anzi opportuno controllare con attenzione il peso corporeo nel tempo.

Dal quarto mese

Nel secondo trimestre, l’aumento dei tessuti materni (volume mammario, placenta, liquido amniotico, riserve di grassi) e la crescita fetale fanno sì che aumenti il fabbisogno calorico. Il peso, per donne normopeso, cresce di circa 0,5 kg alla settimana.
I LARN (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana) consigliano un fabbisogno aggiuntivo di 350 kcal/die per il secondo semestre di gravidanza e di 460 kcal/die per il terzo trimestre.
È bene ricordare che il fabbisogno aggiuntivo di energia in gravidanza e l’aumento auspicabile di peso va comunque stabilito individualmente e varia a seconda dell’IMC pre-gravidanza (l’Indice di massa corporea, in inglese Body mass  index – BMI, valore che si ottiene dividendo il peso in Kg per il quadrato dell’altezza in metri).
Per una donna normopeso (IMC precedente alla gravidanza compreso tra 18,5 e 24,9), ad esempio, l’incremento di peso può essere compreso tra circa 10 e 15 kg. L’intervallo cambia a seconda che il soggetto sia sottopeso o sovrappeso o in caso di gravidanza gemellare. Il fabbisogno giornaliero di una donna in gravidanza è generalmente compreso tra 1600 e 2400 kcal/die.
Un eccessivo incremento ponderale durante la gravidanza è da evitare perché responsabile di complicanze pericolose sia per la futura mamma (gestosi, diabete gestazionale, parto prematuro) che per il nascituro (macrosomia, lesioni durante il parto).

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GLI ALIMENTI CHE NON DEVONO MANCARE IN GRAVIDANZA

Durante l’intero periodo di gravidanza, e come detto anche prima del suo inizio, è bene seguire una dieta varia e sana per assicurare al feto tutti i nutrienti di cui ha bisogno per il suo sviluppo. In gravidanza e durante l’allattamento aumenta il fabbisogno di vitamine (A, D, C, B6, B12), acido folico, sali minerali, lipidi (acidi grassi essenziali). La dieta deve soddisfare tali richieste dell’organismo sia della gestante che della nutrice in modo da garantire lo sviluppo ottimale al bambino e la salute della donna.
Gli alimenti che non devono mancare sono:

  • frutta e verdura
  • carboidrati (pane, pasta, riso, orzo, patate), limitando gli zuccheri derivanti prevalentemente da dolci e bibite
  • proteine (pesce, carne, legumi, uova)
  • latte e derivati del latte (formaggi, yogurt)
  • alimenti ricchi di fibre, per contrastare la stipsi che spesso si presenta durante gravidanza (pane pasta e cereali integrali, frutta, verdura e/o supplementazione con integratori contenenti fibre solubili).

Le donne che seguono una dieta vegetariana o vegana devono prestare attenzione ai livelli di assunzione raccomandati dalla comunità scientifica per quanto riguarda le proteine: la raccomandazione è quella di un incremento giornaliero di 6 g/die. Alle donne vegetariane in stato di gravidanza si consiglia inoltre un supplemento di vitamina B12: è opportuno chiedere al medico indicazioni su come alimentarsi al meglio.

CONSIGLI DIETOLOGICI PER LA DONNA IN GRAVIDANZA

Ecco una serie di consigli pratici dietetici per la donna in gravidanza:

  • Frazionare la dieta in 4-5 pasti suddivisi durante la giornata
  • Mangiare lentamente, l’ingestione d’aria può dare un senso di gonfiore addominale
  • Seguire una dieta quotidiana il più possibile varia e contenente tutti i principi nutritivi
  • Preferire alimenti freschi per mantenerne inalterato il contenuto di vitamine e minerali
  • Preferibilmente evitare cibi precotti o conservati in scatola che, in genere, contengono additivi
  • Evitare i cibi di origine animale crudi o poco cotti e gli insaccati (obbligatorio per le gestanti che risultano non avere sviluppato immunità contro il toxoplasma)
  • Evitare il consumo di grassi animali (burro, lardo) e preferire l’olio extravergine d’oliva
  • Evitare le bevande alcoliche e limitare il consumo di caffè
  • Limitare il consumo di sale e comunque usare il sale iodato
  • Meglio evitare i legumi secchi che potrebbero favorire la comparsa di meteorismo e coliche addominali
  • Bere abbondantemente durante tutta la giornata (2 litri di acqua, preferibilmente oligominerale)
  • Non assumere aspartame o altri dolcificanti
  • Evitare caramelle, bevande zuccherate, pasticceria, cioccolato, cibi fritti, condimenti molto elaborati
  • Consumare latte e/o yogurt, preferibilmente  a ridotto contenuto di grassi
  • Ridurre al minimo il consumo di carboidrati raffinati (zucchero, dolci, gelati) preferendo modiche quantità di pasta, pane, patate
  • Preferire le carni magre tipo pollo, tacchino, manzo cucinate alla griglia o in forno o in umido
  • Preferire pesci tipo sogliola, merluzzo, nasello, trota, palombo, dentice, orata cucinati alla griglia o al cartoccio o al vapore o in umido.
  • Evitare i pesci conservati sott’olio o in salamoia.
  • Evitare il consumo di molluschi e crostacei
  • Consumare non più di 2 uova a settimana, cucinate alla coque o in camicia o  frittata cotta al forno o in padelle antiaderenti (quindi senza condimenti)
  • Preferire i formaggi freschi tipo mozzarella o ricotta o crescenza
  • Consumare ogni giorno verdura cotta o cruda (insalata, patate, zucchine, piselli, broccoli, carote,  pomodori, peperoni eccetera) e frutta preferibilmente di stagione (mele, banane, pere, pesche, albicocche, anguria, melone, uva, fragole, kiwi).

ALTRI CONSIGLI UTILI IN GRAVIDANZA

Occorre introdurre in gravidanza gli acidi grassi essenziali, quelli che cioè non sono prodotti autonomamente dall’organismo (tra questi, gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolar modo della serie  omega-3, tra cui il più il più importante è il DHA presente nel pesce, soprattutto quello detto “azzurro”). Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato come già il periodo prenatale presenti rischi di carenza di omega-3.

Per coprire il fabbisogno di acidi grassi essenziali, si può ricorrere su consiglio del medico ad alimenti fortificati o supplementare l’assunzione con integratori. La disponibilità di adeguate quantità di acidi grassi essenziali è importante anche per la crescita e lo sviluppo del sistema nervoso centrale neonato e serve in particolare alle strutture cerebrali e retiniche. Di norma, il pesce andrebbe consumato almeno due volte la settimana in quanto è fonte di sostanze necessarie per lo sviluppo del sistema nervoso del feto e del lattante.

MIO MARITO MI MANGIA DAVANTI

Capisco che per alcune future mamme all’ascolto seguire tutte queste regole sarà veramente durissima, specie se siete delle “buone forchette”. Molte pazienti incinta mi hanno rivelato di provare molto fastidio anche soltanto nel vedere il proprio marito che continua tranquillamente a mangiare salame, fritti e dolci, mentre loro non possono toccare neanche un goccio di vino. Lo so che è dura ma ricordiamoci che stiamo parlando di un essere indifeso che “mangia” tutto quello che voi mangiate voi, “beve” tutto quello che voi bevete e “fuma” tutto quello che voi fumate. E’ vostro figlio e se volete iniziare a prendervi cura di lui fin dal principio, dovrete faticare un po’.

E cercate di dire a vostro marito di mangiare meno fritti davanti a voi che mangiate un’insalata (farà bene anche a lui!).

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Avete sempre freddo? Ecco la dieta che vi riscalda!

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RISTORANTE MANGIARE CUCINA DIETA CIBO CHEFAvete sempre freddo? L’ultimo gelido week end vi ha costretto a tirare fuori tutte le sciarpe di lana che avevate rinchiuso mesi fa negli armadi? Sappiate che il freddo si combatte non solo con giacche e termosifoni: potete sconfiggerlo anche a tavola! Legumi, carne, frutta e verdure di stagione, come spinaci, zucchine e broccoli, aiutano l’organismo ad alzare la temperatura. Questi cibi, grazie al loro apporto calorico, danno una marcia in più al metabolismo, che riesce a produrre più energia e più calore.

Attenzione alle diete troppo severe con pochissime calorie e pochi grassi: tali diete esagerate, fatte in periodi freddi, rallentano la capacità di regolare la temperatura corporea, ed anche per questo tendo a sconsigliarle ai miei pazienti. Attenzione anche all’alcol che, dopo una iniziale vasodilatazione che determina una sensazione di calore, lascia spazio ad una vasocostrizione che ti farà sentire parecchio freddo!

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Ora una breve parentesi scientifica per farvi capire quanto può essere soggettiva la sensazione di freddo. Il termometro del corpo è composto dai termorecettori cutanei, microscopici sensori in grado di rilevare il caldo e il freddo: percepiscono le variazioni di calore dell’ambiente e innescano la risposta. Che è affidata a neuroni termosensibili, posti nell’ipotalamo. Lo scopo è mantenere costanti i gradi corporei attraverso un meccanismo di termoregolazione, che disperde calore (se fa caldo) o ne favorisce la produzione (se fa freddo). La pura verità è che si sa ancora ben poco sulla struttura delle terminazioni nervose termorecettive, e ancora meno sulle modalità in cui gli individui percepiscono le sensazioni di caldo e freddo. Restano poco chiari i meccanismi per i quali, a parità di temperatura, alcune persone avvertono una sensazione confortevole e altre hanno freddo. Nelle persone “freddolose” la temperatura percepita dai termorecettori viene interpretata come gelida indipendentemente da un riscontro oggettivo, ossia anche in presenza di temperature abbastanza elevate. Non esistono farmaci o terapie: oltre a curare il regime alimentare, l’unica soluzione rimane coprirsi di più. Anche l’uso di farmaci vasodilatatori non ha giustificazione scientifica e può avere effetti negativi. Ma ora passiamo all’argomento “caldo”: quali cibi ci riscaldano di più?

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I CIBI ANTI-FREDDO PER ECCELLENZA

LEGUMI
I cibi ricchi di ferro hanno un effetto anti-gelo. Questo minerale contribuisce infatti a creare una sorta di scudo nei confronti del freddo. Del resto, quando il ferro scarseggia e si ha l’anemia sideropenica, uno dei disagi accusati è proprio la scarsa resistenza alle basse temperature. Dove si trova il ferro assimilabile dall’organismo? Nei legumi, negli ortaggi a figlia verde, nella carne e nel pesce.

KIWI
Quando il termometro si abbassa, la pelle del viso comincia a tirare, arrossarsi e screpolarsi. Per difenderla, un aiuto arriva dal kiwi. Contiene ben 85 milligrammi di vitamina C ogni cento grammi di frutto (contro i 50 milligrammi di media degli agrumi). La vitamina C è importante per la produzione del collagene, che costituisce la struttura di sostegno dei tessuti connettivi in generale e del derma in particolare.

BROCCOLI
I carotenoidi, precursori della vitamina A, sono raccomandati dal ministero della Salute perché in grado di stimolare le difese immunitarie, più fragili in inverno. Dove si trovano? Oltre che nei broccoli (il cui sapore personalmente non mi fa del tutto impazzire) li possiamo trovare in abbondanza anche in in carote, zucca, patate, pomodori, spinaci, carciofi, barbabietole rosse, cavolfiori, peperoni.

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BISTECCA
Consumare proteine sviluppa calore, quindi nel tuo menù dell’inverno non dovrebbe mancare un po’ di carne, ma anche latte, uova, pesce, prosciutto e legumi. Attenzione però a non esagerare con le proteine: gli eccessi non sono salutari, perché appesantiscono il lavoro di fegato e reni.

FRUTTA E VERDURA
Per tenere alla larga l’influenza e i mali di stagione, porta a tavola frutta e verdura (l’Oms raccomanda 5 porzioni al giorno) di tutti i colori. In questo modo puoi rinforzare il tuo sistema immunitario.

NOCI
Per prevenire il raffreddore, mangia tutto l’anno cibi ricchi di zinco: oltre a noci, carne di manzo, uova (il tuorlo), ostriche, crostacei, cereali, legumi e verdure. E ancora: germe di grano, lievito di birra e lecitina di soia.

SPREMUTE D’ARANCIA
Per prevenire il raffreddore le spremute d’arancia sono utili. Contengono una discreta quantità di vitamina C e di antocianidine, sostanze che hanno potere protettivo sulle cellule e anche sul sistema immunitario.

YOGURT
Secondo una ricerca dell’Università degli Studi di Milano, pubblicata sul Journal of Clinical Gastroenterology, l’impiego costante di probiotici riduce i casi di infezione e rende le forme influenzali meno aggressive.

MANDORLE
Il tocoferolo (vitamina E) è raccomandato dal Ministero della Salute nella stagione invernale perché in grado di fare da scudo contro raffreddori e influenze. È contenuto soprattutto in mandorle, nocciole e olio extravergine d’oliva.

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ACQUA E TÈ
Pur se senti meno bisogno di bere rispetto ai mesi caldi, anche d’inverno devi idratarti: non farti mancare acqua, tè, tisane e minestre.

ALCOL? NO GRAZIE
Attenzione agli effetti degli alcolici: dopo una iniziale vasodilatazione, con sensazione di calore, possono lasciare spazio a una vasocostrizione con sensazione di freddo.

NON ESAGERARE COI DOLCI
Una cosa che mi è spesso successa è di trovarmi nello studio di fronte alla solita signora convinta che poteva combattere il freddo mangiando più dolci: “I dolci sono pieni di calorie che fanno aumentare il calore del corpo“. Ecco, mi spiace ma non è esattamente così che funziona! Una fetta di torta non può aiutarti a sentire meno il freddo: gli zuccheri hanno anzi un basso potere termogenico e i grassi l’hanno ancora più basso. Ricordate che sono le proteine ad aver il più alto valore di  ”Termogenesi Indotta dalla Dieta”. Insomma, i dolci fanno aumentare le calorie ma non il calore!

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Curare la disfunzione erettile (impotenza) con l’esercizio fisico e l’alimentazione

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA CIBO VEGETALI DIETA DIMAGRIRE CUCINAAlcuni tipi di disfunzione erettile (quella che una volta veniva chiamata “impotenza”) possono essere curati con l’esercizio fisico e una buona alimentazione: lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori della East Carolina University guidati dal dottor Christopher Wingard in uno studio pubblicato su American Journal of Physiology. L’esercizio aerobico sembra però poter curare solo la disfunzione erettile maschile che viene causata da una scorretta alimentazione: i dati emersi dallo studio su un modello animale hanno messo infatti in evidenza la stretta correlazione fra il cibo spazzatura, l’esercizio aerobico e la capacità erettile. I ricercatori infatti hanno sottoposto per 12 settimane un gruppo di topi a una dieta ricca occidentale con cibo spazzatura ricco di zuccheri e grassi. L’altro gruppo ha invece seguito una dieta sana e durante il periodo di osservazione metà degli animali sono stati sottoposti a esercizio fisico. I risultati hanno dimostrato che i topi che avevano seguito la dieta “occidentale” ricca di cibo spazzatura e che non avevano praticato l’esercizio fisico avevano sviluppato una disfunzione erettile presentando arterie coronarie poco elastiche. Al contrario i topi che pur avendo seguito la stessa dieta avevano praticato l’esercizio fisico non presentavano disfunzione erettile rifuggendo i problemi alle arterie.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile

Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età, anche in caso di disfunzione erettile, e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

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Impieghi terapeutici dell’Aloe Vera nella dieta, nella cosmesi, nelle terapie antitumorali e contro gastrite e colesterolo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ALOE VERA PIANTA NATURA PIANTE IDRATANTE FOGLIE COSMETICOA volte viene chiamata addirittura “la pianta del miracolo“ oppure “il guaritore naturale”, sto parlando dell’Aloe Vera, una pianta dalle infinite sorprese. Ci sono oltre 200 varietà di Aloe, ma solo l’ Aloe Barbadensis Miller (Aloe Vera) è la pianta che ha maggior utilità per l’uomo grazie alle sue già dimostrate scientificamente proprietà medicinali. Il nome Aloe vera è stato usato per la prima volta da Linneo, come Aloe perfoliata var. vera (1753), tuttavia la descrizione di Linneo dell’Aloe vera come specie a sé stante è successiva alla descrizione di Miller dell’Aloe barbadensis (1768), pur trattandosi sicuramente di esemplari della stessa specie. Inoltre il nome barbadensis venne attribuito da Miller a esemplari raccolti sull’isola di Barbados, nelle Piccole Antille, sicuramente discendenti da qualche pianta di Aloe lasciata sull’isola dai navigatori portoghesi o spagnoli oltre due secoli prima. Per questo motivo, in base alle regole sull’attribuzione dei nomi, deve essere usato il nome Aloe vera Miller, (non: Linneo). Precedentemente alla classificazione binomia introdotta da Linneo, la specie era chiamata Aloe vera vulgo o Aloe vera Vulgaris sive sempervivum marinum, e successivamente Aloe foliis spinosis confertis dentatis, vaginantibus planis maculatis. Questo indica che il nome vera stia a spiegare che la pianta è stata considerata dal “volgo” la vera Aloe.

Cosa c’è nell’aloe vera?

L’aloe è composta essenzialmente da tre gruppi di sostanze:

  • i polisaccaridi (contenuti nel gel);
  • gli antrachinoni (racchiusi tra la scorza e il gel);
  • sostanze nutritive di vario tipo, come vitamine, sali minerali, amminoacidi, acidi organici, fosfolipidi, enzimi, saponine e lignine.

L’Aloe Vera contiene:

  • Vitamine: A,B1, B2, B3, B6, B12, C, E, Acido Folico,  Niacina, Colina.
  • Minerali: Calcio, Fosforo, Magnesio, Sodio, Rame, Ferro, Manganese, Zinco, Potassio, Cromo, Silicio, Boro, Germanio organico.
  • Mono e Polisacaridi: Cellulosa, Glucosio, Mnnosio, Galattosio, Arabinosio, Aldonentosio, L-ramnosio, Acidi urico, Xilosio, Acido glucuronico, Pentosi, Esosi, Saccarosio, Lattosio, Maltosio,Glicogeno, Amido, Acemannano.
  • Aminoacidi Essenziali: Isoleucina, Lisina, Treonina, Valina, Metionina, Leucina, Feilalanina, Triptofano.
  • Enzimi: Fosfatasi, Amilasi, Bradichinasi, Catalasi, Ossidasi, Cellulasi, Creatinfosfochinasi, Lipasi, Alienasi, Transaminasi GOT, Transaminasi GPT, Nucleotidasi, Fosfatasi alcalina, Enzimi proteolitici, Per ossidasi, Acidi grassi insaturi (tra cui l’acido caprilico).
  • Lignina, Saponine, Antrachinoni: Isobarbaloina, Antracene, Emodina, Emodina di Aloe, Acidi cinnamico, Estere di acido cinnamico, Barbaloina, Antraonolo, Acido aleatico, Olio essenziale, Resitanolo, Acido crisofanico.

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Usi e proprietà

L’uso dell’aloe è molto antico, come testimoniato dal testo cuneiforme di alcune tavolette d’argilla ritrovate sul finire dell’Ottocento da un gruppo di archeologi nella città mesopotamica di Nippur, nei pressi di Bagdad, Iraq, e databili attorno al 2000 a.C. Nel testo si legge: «… le foglie assomigliavano a foderi di coltelli». L’aloe era nota e utilizzata anche presso gli egizi (es. citata nel “papiro Ebers” del 1550 a.C.) per i preparati per l’imbalsamazione (da qui “pianta dell’immortalità”) o per la cura e l’igiene del corpo o come cicatrizzante, nonché citata svariate volte nella Bibbia (es. Giovanni 19:39: «… e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre») quale pianta aromatica o per la preparazione degli unguenti prima della sepoltura. Lo studio sistematico di questa pianta ebbe inizio solo nel 1959 grazie al farmacista texano Bill Coats, che mise a punto un processo per stabilizzare la polpa aprendo la strada alla commercializzazione dell’aloe senza più problemi di ossidazione e fermentazione. Parallelamente, il governo americano dichiarò ufficialmente le proprietà curative di questa pianta per il trattamento delle ustioni. Da allora gli studi sull’aloe sono molto attivi in tutto il mondo. Da un punto di vista chimico si possono distinguere tre grandi classi di componenti nell’aloe: gli zuccheri complessi, in particolare glucomannani tra cui spicca l’acemannano, nel gel trasparente interno con proprietà immuno-stimolanti; gli antrachinoni nella parte verde coriacea della foglia ad azione fortemente lassativa e poi svariate altre sostanze come sali minerali, vitamine, aminoacidi, acidi organici, fosfolipidi, enzimi, lignine e saponine. Estratti e preparati a base di aloe vera sono stati finora proposti per le supposte proprietà:

  • Rigeneranti: stimola la crescita dell’epitelio sulle ferite;
  • Proteolitiche e cicatrizzanti: dissolve e assorbe enzimaticamente le cellule morte o danneggiate;
  • Antinfiammatorie: accompagna e aiuta a superare il processo infiammatorio;
  • Umettanti: è idratante e favorisce l’idratazione dei tessuti della pelle;
  • Analgesiche: dà sollievo al dolore;
  • Fungicide: ostacola la crescita dei funghi;
  • Virostatiche: ostacola la crescita dei virus;
  • Antibiotiche: ostacola la crescita dei batteri;
  • Emostatica: riduce la fuoriuscita di sangue nelle lesioni;
  • Lenitive: dà sollievo nel prurito;
  • Disintossicanti: aiuta la disintossicazione del corpo dalle tossine.

L’Aloe Vera si ritrova anche in integratori con funzione lassativa, proprio per il loro contenuto in composti antrachinonici. L’effetto lassativo si manifesta circa 6-7 ore dopo l’assunzione. Ha azione protettiva per l’apparato digerente, contrasta la gastrite e riduce il colesterolo. L’Aloe Vera è utile infine per riattivare il metabolismo, dimagrire e combattere la cellulite, a tal proposito vai a questo articolo cliccando sul link

Controindicazioni, tossicità ed effetti collaterali

Gli estratti a base di Aloe Vera non presentano rilevanti controindicazioni o tossicità. Attenzione a non esagerare con gli integratori ad uso lassativo. Attenzione alle possibile interazione con farmaci che agiscono a livello cardiaco, diuretici ed anticoagulanti piastrinici. Attenzione alle possibili allergie: alcune creme a base di Aloe Vera possono scatenare forti dermatiti.

Un ottimo integratore di Aloe Vera, è questo: https://amzn.to/3wMFyYM

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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