Perché spegnere il cellulare in aereo? Ovviamente dietro questo piccolo accorgimento si nascondono motivazioni importanti che è sempre bene Continua a leggere
Archivi tag: pc
Burnout, alienazione, tecnostress e computer rage in psicologia del lavoro
Il termine “burnout” è stato introdotto nel 1974 dallo psicanalista statunitense contemporaneo Herbert Freudenberger, con l’intento di Continua a leggere
Tendinite da smartphone, sindrome del tunnel carpale, epicondiliti, text neck: dolori da cellulare
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte aumento di patologie da sovraccarico a livello di mano, polso, gomito, tutte correlate all’aumentata diffusione di dispositivi portatili come smartphone e tablet, ma anche di Continua a leggere
Dipendenza da videogiochi: ora è ufficialmente una patologia
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ultimamente inserito nel proprio rapporto annuale sulle nuove patologie (documento ICD-11) quella del “gaming disorder” (disturbo da videogiochi), un disturbo che porta una parte dei videogiocatori all’estraniazione e al distacco dalla realtà che li circonda, causato dall’abuso patologico di questa modalità di intrattenimento.
Il documento stila una lista di alcuni comportamenti che, se portati ad un livello eccessivo e concomitante, possono ora essere considerati come una vera e propria patologia, simile al gioco d’azzardo patologico. Vediamoli insieme, premettendo che il documento include giochi che possono essere online o offline, ma accomunati dalla piattaforma digitale in senso ampio.
1) Compromissione del controllo sull’attività videoludica. Chi ne è affetto perde il controllo del tempo e ne dedica una parte davvero eccessiva in rapporto alle normali attività quotidiane. Sotto osservazione anche la frequenza di gioco, la difficoltà a staccarsene e la necessità di giocare a prescindere dal contesto in cui ci si trova (soprattutto per giochi mobile, ovviamente).
2) Priorità alterate. Chiara e oggettiva perdita del senso della realtà, poiché l’attività videoludica scavalca le normali attività quotidiane.
3) Costante o maggiore attività gaming pur avendo la percezione delle conseguenze negative. Del tutto simile alle problematiche del gioco d’azzardo, chi è affetto da “gaming disorder” è consapevole di avere un problema ma ciò non lo ferma, anzi, in molti casi la dipendenza lo porta a dedicarsi sempre più all’attività. Anche con conseguenze economiche, poiché molti giochi richiedono acquisti in app per fare progressi in tempi rapidi.
Questi comportamenti possono portare a seri problemi in ambito familiare, lavorativo, sociale e scolastico. Il documento pone un’indicazione abbastanza arbitraria per distinguere la patologia dalla semplice passione per i videogiochi ovvero che i pattern patologici devono durare da almeno 12 mesi, oppure meno nel caso siano davvero molto evidenti. Insomma, per essere tecnicamente affetti da “gaming disorder” devono coesistere differenti situazioni di estraniazione e disturbo comportamentale, per i quali saranno previsti percorsi di cura nell’ambito della psicologia e/o assistenza presso apposite strutture. Stando ad alcuni specialisti contattati possiamo affermare che la percentuale di situazioni realmente patologiche sul totale dei videogiocatori è tutto sommato modesta, ma è anche vero che fino ad oggi la problematica non aveva ancora i tratti della patologia ufficiale.
Ora servirà obiettività e concretezza al fine di non demonizzare oltremisura una pratica, quella del gaming, che non è certo solo patologia e estraniazione, come molti tenderanno a pensare anche in presenza di comportamenti tutto sommato normali. Riteniamo comunque sacrosanta la nuova direttiva OMS in quanto le situazioni particolarmente gravi è giusto che siano trattate come una vera patologia, con un percorso di cura che possa garantire a chi ne è affetto un ritorno alla vita normale lontano da ansia, estraniazione e distacco dai propri affetti.
Leggi anche:
- Dipendenza da internet: in Cina banditi i videogiochi da mezzanotte
- Ansia da messaggio, paura di rimanere sconnessi e di essere esclusi dai social: le nuove patologie da smartphone
- Come smettere di drogarsi o aiutare un amico a smettere
- Differenza tra sostanza psicotropa, stupefacente e droga
- Cos’è una sostanza stupefacente?
- Quello che pubblichi sui social indica se sei maniaco depressivo
- Dipendenza da gioco: cosa fare per smettere di scommettere
- Apple Watch: faremo l’elettrocardiogramma con un orologio?
- Diagnosi di melanoma: meglio il medico o una applicazione sul cellulare?
- Pornografia su internet, masturbazione e dopamina: le droghe che distruggono il cervello
- I videogiochi ti fanno diventare più intelligente
- Cinque incredibili fatti sui selfie che succedono anche a te
- Tendinite da joystick e pollice da smartphone: arrivano le tecnopatologie
- Disturbi bipolari e Sindrome maniaco depressiva: sintomi e cure
- Depressione maggiore e minore, suicidio, diagnosi e cura: fai il test e scopri se sei a rischio
- Voglio morire: ecco i consigli per convincerti a non suicidarti
- I bambini che usano il tablet imparano a scrivere con più difficoltà
- Controllare il colesterolo con la fotocamera dell’iPhone
- Cos’ha di tanto importante questa vecchietta?
- Lo hai anche tu senza saperlo, è il collo smartphone: il disturbo di chi usa il cellulare
- Il miglior selfie di sempre!
- Il tungsteno contenuto nel tuo smartphone aumenta il rischio di ictus cerebrale
- Le maratone di serie tv peggiorano il sonno e causano insonnia
- Gli smartphone mettono a rischio il cuore dei giovani
- Videogiochi e applicazioni per smartphone possono causare ritardo mentale
- Sei smartphone dipendente? Ecco i consigli per disintossicarti dal tuo cellulare
- Dipendenza da smartphone: vi spiego come capire se siete schiavi del vostro cellulare
- Cerchi un farmaco? Lo smartphone ti dice in quale farmacia lo puoi trovare
- Dipendenza da smartphone: guardiamo il cellulare 150 volte al giorno, una volta ogni 6 minuti
- La dipendenza da smartphone ti rende stupido
- Se usi troppo lo smartphone rischi la demenza digitale
- Quanto tempo al giorno passiamo davanti allo smartphone?
- Usare troppo il cellulare ti fa prendere brutti voti e ti rende ansioso e triste
- Quanti anni di vita passiamo davanti a uno schermo?
- La miopia aumenta per l’uso scorretto della tecnologia
- Il tuo cellulare è pieno zeppo di batteri
- Il cellulare fa male?
- Guardi lo smartphone mentre cammini? Rischi problemi di postura
Lo staff di Medicina OnLine
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!
Monitor del pc: a che distanza per evitare danni agli occhi?
A che altezza e distanza dagli occhi va posto il monitor del pc per avitare danni agli occhi? La medicina del lavoro dà istruzioni ben precise relativamente a ciò. Nel Decreto Legislativo 626/94, poi trasfuso nel Testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008, in seguito integrato e modificato), sono indicate tutte le caratteristiche che il posto di lavoro deve avere e che il datore è tenuto a far rispettare affinché si abbia il massimo comfort. Questa normativa prevede il rispetto di alcune importanti regole d’interesse oculare che possono essere applicate anche quando si usa il computer a casa. Esse riguardano in particolare:
- La distanza visiva adeguata, che per schermi di dimensioni standard (17 pollici) deve essere variabile indicativamente tra i 50 e gli 80 cm; ovviamente, maggiore sarà la grandezza dello schermo e più elevata dovrà essere la distanza.
- L’altezza dello schermo, che deve essere posizionato leggermente più in basso rispetto all’altezza degli occhi (di 15-20°) e, se possibile, a una distanza di almeno un metro e mezzo dalle finestre.
Consigli per non affaticare la vista:
- Posizionare la tastiera sul tavolo di lavoro in modo che ci sia lo spazio sufficiente per appoggiare gli avambracci.
- Non ci dovrebbero essere fonti luminose poste a meno di 30° rispetto alla direzione del vostro sguardo per evitare di essere abbagliati o infastiditi.
- È importante che siano sempre indossati gli occhiali eventualmente prescritti dall’oculista quando si svolge un’attività di fronte allo schermo. Fate sapere all’oculista che lavorate al videoterminale; potrà, quindi, tenerne conto nella scelta degli occhiali.
- Il contrasto e la luminosità dei monitor devono essere ben regolati, in modo tale da non dare fastidio. Fate delle prove per trovare la vostra condizione ottimale per svolgere confortevolmente le attività al computer.
- Evitate che ci siano riflessi sullo schermo che rendono difficoltosa la lettura: in genere il monitor va collocato a 90 gradi rispetto alla fonte di luce naturale o, comunque, in modo tale che la leggibilità sia ottimale. Inoltre anche il piano di lavoro dovrebbe avere una superficie chiara, possibilmente non di colore bianco e, in ogni caso, non riflettente.
- Fate una pausa della durata di 15 minuti ogni due ore (oppure di cinque minuti ogni tre quarti d’ora o, ancora, di venti secondi ogni venti minuti secondo lo standard americano), cercando di guardare oggetti posti a una distanza di almeno sei metri: questo permette agli occhi di riposarsi.
- Usate un carattere ben leggibile (almeno corpo 12), preferibilmente in colore scuro su sfondo chiaro. Sono, comunque, da evitare i seguenti abbinamenti cromatici: rosso e blu; giallo e violetto; giallo e verde. Come sfondo di prassi non vanno usati il rosso, il giallo, il verde e l’arancione.
- Quando siamo concentrati sul monitor (ad esempio quando leggiamo un testo) diminuiamo involontariamente la frequenza con cui sbattiamo le palpebre (ammiccamento). Ciò comporta una minore protezione per la superficie anteriore dell’occhio (cornea); per evitare che si incorra in secchezza oculare può essere utile prestare attenzione a non ridurre l’ammiccamento e, se necessario, ricorrere alle lacrime artificiali.
Leggi anche:
- Sindrome dell’occhio secco: lenti a contatto, vista appannata e bruciori
- Cataratta: cosa fare e cosa non fare dopo l’intervento
- Occhi rossi, forse è congiuntivite
- Lo hai anche tu senza saperlo, è il collo smartphone: il disturbo di chi usa il cellulare
Uso prolungato del monitor: quali problemi visivi si rischiano?
L’utilizzo prolungato del monitor del pc (ma anche degli smartphone e dei tablet) può comportare la comparsa di disturbi oculari quali bruciore, arrossamento, lacrimazione o secchezza oculare, fastidio alla luce (fotofobia), senso di affaticamento e annebbiamenti visivi transitori (complessivamente indicati in inglese con l’espressione Computer Vision Syndrome). Tutti questi fastidi possono essere controllati riducendo il tempo trascorso davanti allo schermo, facendo pause più frequenti o arrivando a sospenderne l’uso per un periodo di tempo proporzionale alla gravità dei disturbi (è consigliabile, in questo caso, evitare temporaneamente l’eventuale impiego di lenti a contatto e fare uso di occhiali dotati di lenti antiriflesso). È, comunque, sempre consigliabile sottoporsi a una visita oculistica se i disturbi persistono. Quando si è affetti da congiuntiviti, cheratiti e altre patologie oculari a carattere infiammatorio (specialmente in forma acuta) potrebbe essere opportuno ridurre al minimo l’attività svolta di fronte al monitor oppure di sospenderla del tutto per un breve periodo.
Leggi anche:
- Bruciore agli occhi: cause e rimedi naturali
- Cataratta primaria, secondaria, congenita: sintomi e terapie
- Sei smartphone dipendente? Ecco i consigli per disintossicarti dal tuo cellulare
- Dipendenza da smartphone: vi spiego come capire se siete schiavi del vostro cellulare
- Quanti anni di vita passiamo davanti a uno schermo?
- Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia
- Come funziona la vista e dove si formano le immagini che l’occhio vede?
- Differenza diottrie, gradi e decimi
- Cosa significa “diottria”? Che significa avere 10/10 di vista?
- Differenza tra strabismo e diplopia
- I muscoli e nervi che controllano i movimenti degli occhi
- Strabismo nell’adulto: risultati dell’intervento
- Differenza strabismo paralitico, non paralitico, eteroforia, eterotropia
- Differenza tra maculopatia secca ed umida
- Differenza tra maculopatia e glaucoma
- Differenza tra maculopatia e retinopatia
- Differenza tra maculopatia e retinite pigmentosa
- Differenza tra glaucoma angolo aperto e chiuso
- Differenza tra strabismo ed occhio pigro
- Se uso gli occhiali per la presbiopia poi non ne potrò più fare a meno?
- Che vuol dire “occhio dominante”?
- Come vediamo i colori e cos’è lo spettro visibile?
- L’occhio quando fissa è fermo? Cosa sono i movimenti saccadici?
- Nei bambini non usare gli occhiali porta ad un aggravamento della miopia?
- Congiuntivite ed allergia congiuntivale: cause, sintomi e cure
- Nictalopia (cecità notturna): cause, sintomi e terapie
- Cheratocono: cause, sintomi e terapie
- Distacco di retina: sintomi, cure, intervento ed esiti
- Distacco posteriore di vitreo: sintomi, cause, diagnosi e cure
- Esoftalmo: cause, sintomi e terapie
- Foro maculare: cause, sintomi e terapie
- Infezioni oculari interne ed esterne: cause, sintomi e terapie
- Neurite ottica: sintomi, cause e terapie
- Nistagmo: cause, sintomi, classificazione e terapia
- Pterigio: cause, sintomi e terapie
- Pucker maculare: cause, sintomi e terapie
- Retinoblastoma: cause, sintomi e terapie
- Retinopatia diabetica: cause, sintomi e terapie
- Retinopatia ipertensiva: cause, sintomi e terapie
- Esame del fondo oculare: a che serve, come si esegue, come ci si prepara?
- Fluorangiografia retinica: preparazione, effetti collaterali e patologie studiate
- Tracoma: cause, sintomi, diagnosi e terapie
- Ulcera corneale (lesione della superficie oculare trasparente): cause, sintomi e cure
- Uveiti: classificazione, cause, sintomi e terapie
- Xeroftalmia e ulcerazione della cornea: cause, sintomi e terapie
- Dottore ho un neo nell’occhio: sintomi e cure del melanoma oculare
- Sensazione di corpo estraneo nell’occhio: cause e cure
- Oftalmodinia solare: il dolore agli occhi che dipende dalla luce
- Gli occhi più incredibili che abbiate mai visto, grazie alla eterocromia
- Sindrome di Sjögren: sintomi, invalidità, terapia e mortalità
- Lacrime: di che sono fatte, a che servono e cosa le produce?
- Perché si piange? Per quale motivo si piange di gioia, di dolore e dal ridere?
- Come cambiare in maniera permanente il colore degli occhi
- Come difendere la salute dei nostri occhi al mare e cosa fare se si irritano?
Lo staff di Medicina OnLine
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!
Tutti i motivi per cancellare il tuo ex fidanzato da Facebook
Hai rotto con il tuo fidanzato ormai da diverso tempo, magari ti stai già frequentando con qualcun altro, non c’è rancore tra di voi, e quindi tu e il tuo ex siete ancora “amici” su Facebook. Come mai dopo aver eliminato ogni traccia del vostro amore (strappato le foto, regalato i vestiti comprati insieme, tolto di mezzo tutto ciò che potesse farti pensare ancora a lui) non lo hai cancellato dalla cerchia delle tue amicizie social? Non ce la fai? Non vuoi? O magari vorresti ma è troppa la curiosità di continuare a monitorare la sua vita a distanza?
Mantenere un rapporto di amicizia via social con l’ex fidanzato è sempre più frequente, soprattutto tra i giovani, ma, sebbene apparentemente non ci sia nulla di male, psicologicamente ed emotivamente il poter accedere quando si vuole, dal pc o dallo smartphone, alle foto, ai video e ai post dell’ex può essere deleterio ed impedirti di voltare pagina una volta per tutte.
Ecco tutti i motivi per cui è meglio cancellare il tuo ex da Facebook:
1. Dimenticarlo sarà più semplice
Soprattutto se nella storia sei tu ad essere stata lasciata, mantenere l’amicizia con il tuo ex su Facebook non ti aiuterà a dimenticarlo, anzi, soffrirai di più e ti dannerai ad ogni foto che lui pubblicherà con una ragazza sospetta. Per dimenticare e ricominciare, meglio non vedere e non sapere
2. Eviterai la dipendenza da ex
Poter controllare in qualunque momento la vita “virtuale” del tuo ex può portarti fino alla dipendenza, fino a sentire il bisogno spasmodico di vedere dove si trova, con chi sta e cosa posta appena hai un momento libero. Come si fa a voltare pagina così?
3. Lui non potrà controllarti
Non devi sottovalutare il fatto che, se siete “amici” su Facebook, anche lui può controllare cosa fai, cosa scrivi e le foto che posti e questo potrebbe provocarlo e portarlo ad avere una reazione (un mi piace, uno smile, un cuoricino). Se hai deciso di chiudere definitivamente, meglio evitare che ciò accada.
Leggi anche:
- La paura di restare single ti fa scegliere il partner sbagliato
- Come riconquistare un/una ex: consigli ed errori da non fare
- Ho superato i trentanni e sono single. Perché? Ecco i 10 motivi
- Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla
4. Allontanerai depressione e rimpianti
Facebook è anche il miglior amico dei rimpianti. A guardare e riguardare le foto del tuo ex, potresti finire per rimpiangere i momenti passati insieme e, se disgraziatamente lui dovesse iniziare ad uscire con una nuova ragazza, potresti finire per deprimerti. Cliccare su quell’ “elimina” è la cosa migliore per il tuo cuore e per la tua salute e dopo averlo fatto ti sentirai subito più leggera
5. Sarai più felice
Secondo uno studio eseguito in America, le persone che non hanno gli ex tra i propri amici di Facebook hanno il 73 per cento di possibilità in più di essere felici
6. Potrai essere te stessa
Quello che viene mostrato attraverso Facebook, è solo una parentesi della proprio vita e questo vale anche per te e il tuo ex. Se ti limiterai a seguire solo la sua vita virtuale, avrai sempre una visione distorta della realtà, che potrebbe portarti a fraintendere e a rispondere mostrando sui social una te poco vera, ma molto influenzata dal tuo ex e da quello che potrebbe pensare aprendo il tuo profilo.
A meno che tu non abbia mantenuto un rapporto di amicizia vera e face to face con il tuo ex, dunque, cancellarlo da Facebook sarà la cosa migliore da fare, per poter guardare avanti da single o con una nuova persona al tuo fianco.
Leggi anche:
- Preoccuparsi troppo del giudizio degli altri e temere il rifiuto
- Come superare il dolore della fine di una relazione d’amore
- Mi ha lasciato da mesi ma io soffro come il primo giorno: cosa faccio?
- Come faccio a superare la fine di una storia d’amore?
- I peggiori modi per essere lasciati da qualcuno
- Mi sento così sola, perché non riesco a trovare l’amore?
- Ecco perché in amore “aspettare” è quasi sempre inutile
- Le migliori scuse per lasciare qualcuno, per lui e per lei
- In amore chi deve fare il primo passo, l’uomo o la donna?
- Come fare il primo passo con un ragazzo?
- Gli piaccio, ma lui non non si fa avanti: perché?
- Coppia: le cose per cui non vale MAI la pena litigare
- Primo appuntamento: ecco come fare colpo su di lui
- Ci siamo lasciati: adesso come si fa?
- Sono gelosa delle sue ex: come fare?
- Superare la fine di una storia, come riuscirci?
- “Mi ha lasciato e non mi cerca”: cosa fare quando lui (o lei) ti lascia
- Perché si soffre così tanto per amore?
- Lui mi ha lasciata all’improvviso, senza una spiegazione: che fare?
- Cosa fare quando si soffre per amore
- Depressione maggiore e minore, suicidio, diagnosi e cura: fai il test e scopri se sei a rischio
- Crisi di mezza età maschile: sintomi, quanto dura, depressione
- Consigli per smascherare un tradimento
- Come affrontare e superare un tradimento
- Uomo egoista a letto: cosa fare e come comportarsi?
- Uomo troppo geloso: cosa fare e come comportarsi con lui?
- Uomo aggressivo e violento: cosa fare e come comportarsi?
- Uomo egoista: cosa fare e come gestire il rapporto?
- Uomo pigro e svogliato: cosa fare e come comportarsi con lui?
- Uomo distante e che si allontana: cosa fare e come gestire il rapporto?
- Come resistere alla tentazione di un tradimento
- Come sconfiggere la paura del tradimento
- Confessare un tradimento e riavvicinarsi al partner dopo averlo tradito
- Riconquistare la fiducia del partner dopo averlo tradito
- Gelosia patologica e delirio di infedeltà: la possessività esclusiva
- Sindrome di Otello, Gelosia Ossessiva, Sindrome di Mairet: quando la gelosia diventa patologica
- Gelosia: dieci consigli per controllarla e superarla
- I 10 uomini da evitare accuratamente in una relazione
- La Sindrome da abbandono: cos’è e come si supera
- Come sedurre una donna o un uomo col gioco di sguardi
- Sei vittima di un narcisista? Forse sei una donna dipendente
- L’uomo moderno non più macho: la dipendenza dalle donne
- Il narcisismo patologico al femminile: quando la donna manipola l’uomo
- 7 uomini sbagliati: come capire quali sono e lasciarli in tempo
- Anaffettività: non farla diventare una scusa per perdonargli tutto
- “Se tu non mi ami è colpa mia”: i pensieri di una donna che ama un uomo anaffettivo
- Quando una storia d’amore subisce un duro colpo, può tornare come prima?
- Ecco perché la vostra storia d’amore finirà male
- Perché la donna tradisce l’uomo? Nove donne raccontano senza censure il loro tradimento
- Gli uomini sono per natura poligami e sono attratti da donne giovani: le verità che nessuno ha il coraggio di ammettere
- Un semplice test per misurare i tuoi livelli di autostima e migliorarli
- Impara a non preoccuparti del giudizio degli altri in quattro passi
- Le dieci tecniche per toglierti qualcuno dalla testa
- L’abuso verbale ed emozionale nella coppia
- Rinuncia a chi non ti ama ed impara a rispettare te stesso
- I tre modi per gestire facilmente i conflitti di coppia
- Trasforma la noia in una tua alleata
- E’ notte, penso troppo e torno ad aver paura
- Come comprendere e vincere la paura della paura
- Tagliarsi e sentirsi meglio: come vincere l’autolesionismo
- Ho paura di guidare l’auto, come faccio a superarla?
- Differenza tra paura, fobia, ansia, panico e terrore
- Ho davvero bisogno di uno psicologo o di uno psicoterapeuta?
- Come capire se una donna ha avuto davvero un orgasmo? Ecco i segnali del piacere femminile
- Non ho mai raggiunto l’orgasmo: è un problema? Quali soluzioni?
- Il sesso è davvero importante in una coppia?
- Amore senza sesso o sesso senza amore?
- Come distinguere un vero orgasmo femminile da uno “finto”
- L’orgasmo femminile è tutta questione di ritmo
- Lui ha il pene piccolo? I 6 trucchi per raggiungere lo stesso l’orgasmo
- Le 6 cose che gli uomini con il pene piccolo vogliono che la donna sappia
- Micropene: intervista a due uomini che hanno il pene piccolo
- Le donne rivelano le 16 piccole cose che rendono un uomo irresistibile
- Orgasmo femminile: dieci consigli per raggiungerlo più facilmente
- Differenza tra orgasmo maschile e femminile
- L’orgasmo e le altre fasi del ciclo di risposta sessuale
- Orgasmo maschile e femminile: nuovo studio sulle differenze fisiologiche
- Qual è la lunghezza media del pene?
- Come raggiungere un orgasmo femminile lungo ed intenso
- Orgasmo femminile: una donna su 5 non lo ha mai provato in vita sua
- Dare un nome al proprio pene ed altre cose che fanno gli uomini di nascosto
- Come avere un orgasmo vaginale
- Orgasmo femminile: le posizioni migliori per raggiungerlo
- Sintomi di eccitazione sessuale femminile e maschile
- Cos’è il liquido emesso da una donna durante l’orgasmo?
- Le 5 cose che le donne vogliono sentirsi dire dal proprio uomo
- Le 10 cose che non devi mai dire ad una donna gelosa
- Le 10 cose che non devi mai dire ad una donna grassa
- Le 10 cose che non devi mai dire ad una donna magra
- Le 5 frasi da non dire mai ad una donna mentre fate l’amore
- Cosa regalare e non regalare ad un’amica grassa
- Le 5 frasi da non dire mai ad un uomo insicuro
- Le 10 peggiori frasi che un uomo può dire per provarci con una donna
- Le 5 frasi da evitare se stai conoscendo una ragazza su Facebook
- Le 10 cose da non dire ad una donna al primo appuntamento
- Le 10 frasi da non dire mai ad una mamma single
Lo staff di Medicina OnLine
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!
Bimbi sempre più digitali: bravi col pc ma non sanno nuotare né andare in bicicletta
Sempre più “tecnologici” ma meno inclini al movimento e alla vita all’aria aperta. È questo il profilo dei bambini di oggi, realizzato da Avg, azienda informatica specializzata in software di protezione, secondo cui i piccoli sono molto più bravi ad usare il pc e oggetti affini che ad andare in bicicletta. Il triste scenario emerge da un sondaggio svolto dalla società su 2200 mamme con bimbi di età compresa tra i 2 e i 5 anni, residenti in 10 Paesi diversi, Italia compresa. Confrontando le abitudini dei piccoli emerge che il 58% di essi, prevedibilmente, è in grado di utilizzare il computer per giocare. Tuttavia, è inferiore la percentuale di chi invece sa andare in bicicletta (52%). Inoltre, a conferma della tendenza, dei bambini tra i 2 e i 5 anni il 19% sa giocare con uno smartphone mentre solo il 9% sa allacciarsi le scarpe da solo. Allo stesso modo, il 25% sa aprire un browser e navigare ma solo il 20% sa nuotare.
Poche sono le differenze legate al sesso. Qualcosa cambia invece da stato a stato. Ad esempio, i bambini italiani sono più bravi col cellulare, mentre quelli inglesi con i videogiochi e i francesi col computer. Lo studio ha riguardato anche le mamme e ha registrato come le più giovani, rispetto alle over 35, sono meno propense a insegnare concrete abilità manuali ai loro figli, come scrivere il proprio nome. Meno pazienza o meno tempo? Il rischio è quello di invertire le tappe della crescita dei bambini. “Ci sono tre compiti fondamentali che un bambino deve svolgere nei primi 5-6 anni di vita: imparare a muoversi, socializzare e imparare a parlare – ha detto Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma -. Se lo si avvicina troppo precocemente al mondo virtuale rischia di non avere completato questa crescita”.
Genitori avvertiti. Ok alla tecnologia, ma non dimentichiamo di portare i nostro pargoli a fare una bella passeggiata in bici.
Leggi anche:
- Sindrome di Hikikomori e dipendenza da internet: giovani sempre più colpiti
- Giappone: Hikikomori non denuncia la morte del padre
- Otaku ed anime: significato, tipologie e caratteristiche patologiche
- Quelli che preferiscono stare con una ragazza virtuale piuttosto che con una in carne ed ossa
- Cosa si prova a vivere il proprio funerale?
- Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio ed i suoi omicidi misteriosi
- Differenza tra inumazione, tumulazione, cremazione, imbalsamazione e mummificazione
- Che significa malattia terminale?
- Quanto tempo mi rimane da vivere?
- Cure palliative: cosa sono ed a che servono?
- Com’è fatto il cervello, a che serve e come funziona la memoria?
- Cervello maschile e femminile: quali sono le differenze?
- Narcolessia: cause, sintomi, cure e terapia farmacologica
- Sognare topi, serpenti, gatti, sangue… Perché alcuni sogni sono ricorrenti e cosa significano?
- Si può vivere senza bere acqua? Per quanto tempo?
- Si può vivere senza mangiare cibo? Per quanto tempo?
- Si può vivere senza respirare aria? Quanto può durare una apnea?
- Ciclo di Krebs e respirazione cellulare: spiegazione facile e schema
- La morte per mancanza di sonno è davvero possibile? Per quanto tempo si può restare svegli?
- Ollie, il “bambino Pinocchio” nato con il cervello nel naso
- Dolore: cos’è, da cosa è causato, quanti tipi di dolore esistono?
Lo staff di Medicina OnLine
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!
Otaku ed anime: significato, tipologie e caratteristiche patologiche
Otaku è un termine della lingua giapponese che dai primi anni ottanta in poi ha iniziato – in senso vagamente dispregiativo – ad indicare una subcultura giapponese di appassionati in modo ossessivo di manga, anime, ed altri prodotti ad essi correlati. In occidente il termine viene di solito usato per indicare genericamente gli appassionati di cartoni animati, di fumetti giapponesi e di tutto quello che proviene dal Giappone. In Occidente otaku è generalmente affine a geek, o è sinonimo di nerd. Il significato occidentale del termine è molto meno dispregiativo rispetto a quello giapponese.
Leggi anche:
- Il filo rosso del destino: significato e leggenda dell’amore predestinato
- Differenza tra kimono e yukata in Giappone
- Giappone: Hikikomori non denuncia la morte del padre
- Quelli che preferiscono stare con una ragazza virtuale piuttosto che con una in carne ed ossa
Differenza otaku ed hikikomori: sono la stessa cosa?
No, sono due tipologie ben distinte, anche se in certi casi possono esistere tra loro dei punti di contatto. Il termine “hikikomori” si riferisce a quelle persone che sentono il grande peso della pressione sociale giapponese, percepita in gran parte dai giovani all’ingresso nel mondo degli studi superiori o del lavoro. Si sentono incapaci di integrarsi nell’apparato sociale e si difendono, rinchiudendosi circondati dalle mura domestiche. L’hikikomori si riduce a vivere chiuso in casa come un eremita, fino al punto di non andare più a scuola o al lavoro, pur di evitare ogni rapporto sociale, essendo di solito mantenuto dai genitori a distanza. Essere un otaku non significa necessariamente essere anche hikikomori (e vale anche il contrario), tuttavia non è raro che un otaku, ossessionato dalle proprie passioni, arrivi al punto di non uscire quasi mai di casa per poter passare la giornata coi propri fumetti, giocando al pc o guardando anime; come è anche possibile che un hikikomori, per passare il tempo stando chiuso nella sua stanza, non si appassioni a fumetti o anime in maniera compulsiva, acquisendo quindi caratteristiche tipiche di un otaku.
Significato del termine
In giapponese la parola otaku significa “la sua casa”. Il termine è composto dalla preposizione onorifica o (お) e dal sostantivo taku (宅) che significa casa, dimora, a casa. Per estensione il termine è utilizzato anche come pronome di seconda persona onorifico quando ci si rivolge a qualcuno che non si conosce (un corrispettivo dell’italiano Lei), usato tra pari assume un significato ironico o sarcastico. Verso la fine degli anni settanta i disegnatori di anime e manga Haruhiko Mikimoto e Shoji Kawamori usavano chiamarsi a vicenda usando la parola otaku come appellativo sarcasticamente onorifico.
La cultura otaku
Otaku è una manifestazione del consumismo collegato all’immaginario prodotto dai mass media giapponesi, emersa alla fine degli anni settanta come subcultura. Gli otaku, le persone che le hanno dato vita, sono appassionati collezionisti di oggetti futili, di informazioni e storie, e amano manipolare o trasformare i prodotti esistenti. Molti otaku costituiscono una buona parte delle energie creative da cui prende vita la cultura pop giapponese, e hanno sviluppato un sistema, che si basa sui fanservice, per giudicare i manga, gli anime, i videogiochi, le dōjinshi, e i dating sim. L’underground Otaku non è contrapposto al sistema, ma è piuttosto un laboratorio culturale del capitalismo contemporaneo giapponese, e un rifugio dalle frustrazioni del dominio culturale dell’Occidente, sviluppatosi nel retrobottega dei nuovi media. L’indipendenza della sottocultura Otaku dal resto della società ha contribuito al senso di caos e di perdita di controllo, avvertito dai media e da diversi intellettuali giapponesi, nel rapporto con le giovani generazioni.
Tipi di otaku
Gli otaku si suddividono in diverse categorie a seconda degli interessi specifici, ma la parola può essere collegata a qualunque mania, hobby, passione o ossessione: ci possono essere otaku della musica, delle arti marziali, della cucina e così via. Nel senso monomaniaco si utilizzano spesso nomi peculiari, per esempio un otaku malsano è un kimo-ota (contrazione di kimoi otaku).
Questi alcuni tipi di otaku:
- Akiba-kei (秋葉系), che trascorrono molto tempo nel quartiere di Akihabara a Tōkyō e sono ossessionati principalmente da anime, idol e videogiochi.
- Anime otaku o aniota, maniaco degli anime.
- Cosplay otaku, maniaco del cosplay.
- Figure moe zoku, collezionisti di PVC Figure (Staction figure realizzate con Cloruro di polivinile).
- Gēmu otaku, maniaco dei videogiochi.
- Itasha (痛 车), è la mania di decorare le automobili con i personaggi, prevalentemente ragazze di anime, manga o videogiochi. Gli Itasha otaku frequentano luoghi come Akihibara a Tokyo, Nipponbashi a Osaka, e Osu a Nagoya. Le manie per le decorazioni di moto e biciclette sono chiamate rispettivamente itansha (痛単車) e itachari (痛 チャリ).
- Manga otaku, maniaco dei manga.
- Pasokon otaku, maniaco dei pc.
- Wota (precedentemente idol otaku), maniaco delle idol che usa particolari danze durante i concerti chiamate wotagei per sostenere l’idol. Esistono anche otaku donne, che nel 2008 frequentavano Otome Road, una strada del quartiere Ikebukuro a Tokyo, o il bar Edelstein, sorto nel 2007 a Shibuya, e ispirato all’omonimo manga culto del 1970 ambientato nei primi anni del XX secolo in un collegio in Germania.
Le passioni e gli interessi specifici degli otaku alimentano un vasto e diversificato mercato di oggetti di consumo, ad esempio, tra la grande varietà di elementi che caratterizzano una tipica stanza di otaku, possono esserci i dakimakura, grandi cuscini da abbracciare su cui sono stampate le immagini delle protagoniste di anime, manga o videogiochi.
Patologie tipiche degli otaku
Solitamente l’otaku presenta alcuni dei tratti patologici tipici di alcune patologie psichiatriche, come: disordine ossessivo compulsivo, disordine ossessivo compulsivo di personalità, depressione, fobia sociale, agorafobia, attacchi di panico, disturbo post traumatico da stress e sindrome di accumulo; a tal proposito leggi:
- Sindrome da accumulo: caratteristiche cliniche della disposofobia
- Fobia sociale: aver paura del giudizio degli altri
- Disturbo post-traumatico da stress: rivivere ogni giorno una esperienza drammatica
- Disturbo ossessivo-compulsivo: ripetere, ripetere e ripetere ancora all’infinito un gesto. Differenze col disturbo di personalità ossessivo-compulsivo
- Depressione maggiore e minore, suicidio, diagnosi e cura: fai il test e scopri se sei a rischio
- Disturbo da attacchi di panico: sensazione di morte imminente e angoscia
- Che cos’è il Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, come si riconosce, come si cura e come si distingue dal Disturbo ossessivo-compulsivo
Leggi anche:
- I giapponesi non fanno più sesso: preferiscono bambole e fumetti
- Toradora! (2008) Trama e recensione dell’anime senza spoiler
- Sindrome di Hikikomori e dipendenza da internet: giovani sempre più colpiti
- Il mistero della pietra azzurra (anime): trama e recensione
Lo staff di Medicina OnLine
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!