Sindrome del pene piccolo: quando si può parlare di patologia?

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FL’organo genitale maschile, nella storia della civiltà occidentale è stato da sempre considerato come un elemento che andava ben al di là di una semplice parte del corpo. Come sottolinea David Friedman (2007) “il pene era un’idea, uno strumento concettuale, ma in carne e ossa, che determinava il posto dell’Uomo nel Cosmo”. Con questa affermazione è chiaro che pur riconoscendo il fatto “scientifico” che gli uomini abbiano un pene, non è altrettanto scontato immaginare l’idea che questi possano averne al riguardo, quello che solitamente arrivano a provarne a livello emotivo e soprattutto l’uso che ne fanno! Ogni cultura ha la sua proiezione giusta o sbagliata dell’organo genitale, quindi la corrispondente immaginativa che, inevitabilmente, solleva elementi psicologici e psicopatologici della sessualità maschile.

Anatomia tutta al maschile

Dando un breve sguardo alla storia è chiaro ad esempio quanto il pene venisse associato al potere. In primis un potere di tipo “divino”, infatti come sottolinea Sarah Dening in The Mythology of Sex quando un re succedeva ad un altro, era consuetudine che il nuovo eletto mangiasse il pene del suo predecessore onde assorbirne la sacra autorità. Ma anche nella Bibbia è facile ritrovare il membro virile, anche se sotto mentite spoglie (la coscia), dove venivano addirittura effettuati giuramenti sacri fra Israeliti. Infatti, come viene narrato dalla Genesi nel momento in cui Giacobbe lottò con Dio quest’ultimo gli toccò la cavità della coscia. Da quel momento sembra che Giacobbe ogni qual volta avesse dovuto fare giurare o promettere qualcosa a qualcuno invocasse l’importanza di mettere la mano sotto la sua coscia. A tale riguardo, la riprova sta nel fatto che molti dei traduttori della Bibbia hanno spesso utilizzato il termine “coscia” come eufemismo di pene.
Sembra abbastanza chiaro quindi che, sin dai tempi dei tempi, l’organo genitale maschile acquisti un significato importantissimo nella sperimentazione e affermazione di sé degli uomini.

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E le dimensioni?

Storicamente si sono osservati importanti passaggi legati al concetto delle dimensioni dell’organo genitale maschile anche se tendenzialmente l’idea di grande e grosso riecheggia fino a nostri giorni. In Grecia infatti, gli artisti erano soliti dipingere schiavi e forestieri con peni particolarmente enormi a segno di disprezzo e disdegno. Per i greci le dimensioni dovevano essere molto simili a quelle di un giovane atleta adolescente; nel pene veniva osservata “la misura della prossimità [dell’individuo greco] al potere divino, alla divina intelligenza…” (Friedman, 2007). Come viene sottolineato anche dagli scritti di Aristotele un pene piccolo era migliore di uno più grande, in quanto “scientificamente” nel secondo caso, lo sperma si raffredda, divenendo meno fecondo. Si ricorda quanto la curiosità della meccanica dell’erezione e dell’orgasmo siano cresciute costantemente con l’intelligenza dell’uomo. Al fine di fare maggiore chiarezza rispetto all’oscillazione dell’importanza del pene come piccolo, ovvero grande si deve arrivare fino ai romani, dove la divinità di Priapo (amato in Grecia, ma considerato nume minore) divenne l’icona più significativa, in quanto rappresentazione di estrema virilità. Priapo con il suo enorme membro poteva penetrare uomini e donne dando estrema prova di forza e potere.
Ecco quindi che un pene grande rappresentava il potere di Roma che si incarnava ed ogni uomo adulto che metteva in mostra la sua “nuda” verità (un esempio erano le terme romane) poteva suscitare negli altri una chiara e forte invidia.
Quindi tra i greci e i romani si osserva una particolare differenza nella concezione di dimensione del membro maschile associabile al concetto di “potere”, pur avendo in comune la rappresentazione mentale di forza associata a procreazione. Ma anche il concetto di “piacere” sembrerebbe essere percepito e vissuto con modalità differenti. Per i romani infatti era usuale, come rilevano alcuni referti importantissimi (un esempio sono gli affreschi rinvenuti nella Casa dei Vettii a Pompei), godere della breve esperienza fornita dalla vita. Un altro esempio può essere ancora più esaustivo: sempre a Pompei i romani erano soliti fare scolpire dei bassorilievi raffiguranti un pene eretto con una particolare effige: “Hic habitat felicitas (Qui abita la felicità).

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Il pene eretto è potere, il pene non eretto è mancata potenza

Quindi, nonostante le divergenze osservate nelle varie forme e soprattutto dimensioni del pene nelle diverse culture, l’organo genitale maschile continua ancora oggi a suscitare attenzioni e preoccupazioni da parte degli stessi uomini. Ciò che sembra essere rimasto ancorato alle idee e ai pensieri dei nostri avi è sicuramente l’associazione dell’organo sessuale maschile al concetto di “potere” e non a caso infatti, qualora in un uomo venissero riscontrate disfunzionalità dell’erezione, quest’ultimo si sentirebbe colpito da “impotenza“, che negli ultimi anni è stata più correttamente definita “disfunzione erettile“. A tale riguardo si ricorda quanto medici e sessuologi continuino ancora oggi ad evidenziare l’importanza nel ridefinire tale esperienza negativa. L’inesattezza del termine impotenza rispetto a quello più corretto di disfunzione erettile, può costantemente causare disagi di natura psicologica procurando nell’uomo una forte componente negativa di tipo ansioso-depressivo, coinvolgendolo in un malessere non più focalizzato solo sull’erezione, bensì generalizzato nell’esperienza di vita (non sono più in grado di fare nulla!). Molti uomini hanno la convinzione che il loro pene non sia collegato al loro cervello, come se avesse una propria autonomia. Spesse volte infatti anche nell’attività clinica viene osservata una forte tendenza a non comprendere l’esatta funzionalità dell’organo genitale, dando per scontato l’esistenza di un “pulsante”, situato ipoteticamente in prossimità del pene, che si è guastato e non risponde più a certi comandi. Tale fantasia è strettamente correlata ad un immaginario maschile che, come già accennato in precedenza, fa fatica a svincolarsi da certi stereotipi che continuano ad essere trasmessi culturalmente soprattutto dagli stessi appartenenti a questo “genere”.

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Dismorfofobia peniena e la sindrome da spogliatoio

Sembra che nel percorso evolutivo di un maschio “sano” la fantasia di non avere una dimensione del proprio organo genitale adeguata, conforme agli standard sociali, sia un passaggio pressoché obbligato. Quello che più colpisce riguarda essenzialmente la paura in tali individui di non sentirsi conformi anatomicamente rispetto alla dimensione del proprio organo genitale nello stato di riposo.
Ecco svelata la sindrome da spogliatoio. Infatti la maggior parte dei giovani adolescenti che iniziano ad entrare in contatto con i propri coetanei, oppure con individui anche più adulti durante l’attività sportiva, tendono a confrontarsi costantemente focalizzando soprattutto l’attenzione sulla zona genitale, rischiando di preoccuparsi ed incastrarsi in pensieri assolutamente impropri.
Lo stato di flaccidità del pene ha una dimensione del tutto variabile e questo dipende essenzialmente da alcuni fattori:

  • la struttura anatomica costituzionale dell’individuo;
  • agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende), ovvero troppo fredde (il pene si restringe);
  • condizioni di “salute” dello stesso individuo.

Inoltre è importante sottolineare quanto la percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale sia “visivamente” distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte. L’auto-osservazione, se non effettuata allo specchio rimanderà costantemente una prospettiva completamente differente (alto-basso) rispetto a quanto osservato frontalmente. Il pene di chi abbiamo di fronte apparirà inevitabilmente più allungato e proporzionato! Spesse volte infatti, nell’attività clinica è possibile intervenire rapidamente su quegli individui che sentono di avere una certa inadeguatezza rispetto al proprio organo genitale, facendoli semplicemente confrontare con se stessi di fronte ad uno specchio. Se non sussistono altre disfunzionalità di tipo psicopatologico, la possibile presa di coscienza permetterà un primo passo importante verso il processo di adeguamento delle proprie sensazioni psico-corporee.
Cosa più pericolosa riguarda invece il disagio vissuto da alcuni uomini rispetto alla convinzione costante e destrutturate di non avere un organo genitale adeguato sia questo nello stato di flaccidità, che in quello di erezione.
La dismorfofobia peniena infatti evidenzia il forte stato stressogeno in un uomo a prescindere dall’età, dalle esperienze vissute e dal contesto sociale di riferimento. Tale stato è alla base di un costante disagio di tipo ansioso con presunti tratti depressivi. Il non riuscire a svincolarsi da pensieri ossessivi oltre ad incastrarlo in un circolo vizioso, portano lo stesso individuo ad isolarsi e chiudersi costantemente in se stesso allontanandolo quindi dal contesto sociale di appartenenza.
Le presunte motivazioni riguardano sia elementi psicologici o psicopatologici, ma anche possibili caratteristiche anatomiche dello stesso organo genitale.

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Qual è la dimensione “normale” dell’organo genitale maschile?

I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene, considerando la difficoltà a procedere in un’indagine valutata come invasiva e le varie tecniche di misurazione utilizzate, hanno evidenziato alcune dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica). La concordanza dei dati evidenzia una dimensione a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza pari a 12 cm
Probabilmente l’uomo che rimane legato al concetto di potenza-virilità non valuterà positivamente tali dati numerici, bensì continuerà a confrontarli con le dimensioni degli organi genitali di uomini più dotati. Ecco che il confronto fatto con la pornografia può rimandare costantemente ad una visione distorta. A tale riguardo è necessario ricordare che un pene per essere definito piccolo, o come viene scientificamente nominato micropene deve avere una dimensione in erezione sotto i 7 cm. Questo è stato definito in base all’impossibilità, di un pene con tali dimensioni in erezione, di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm, quindi un pene che in erezione ne misura mediamente il doppio non avrà particolari difficoltà durante il coito. Avendo accennato alle caratteristiche dei genitali femminili è importante ricordare che la dimensione della larghezza vaginale ha invece una particolarità. Infatti, la vagina può essere definita una cavità virtuale, le sue pareti sono normalmente a contatto e quindi si adattano al pene durante il coito. Ha una grande elasticità e si conforma a dimensioni diverse, non perdendo mai il contatto con il pene che la penetra. Spesso alcuni uomini durante la penetrazione hanno la convinzione che il loro pene non sia adatto per quella vagina. Questo viene riportato essenzialmente in alcune sensazioni dove è presente un’abbondante lubrificazione vaginale. Forse sarebbe necessario ricordarsi però che, se la vagina è particolarmente lubrificata, la donna sta vivendo un costante e piacevole stato di eccitazione.

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Quando si può parlare di patologia?

Alcuni dati scientifici evidenziano quanto la richiesta di risoluzione di adeguamento psico-fisico rispetto ad una dismorfofobia peniena sia in aumento. Infatti dagli ultimi convegni di andrologia e sessuologia si evince un incremento di tali richieste. Durante le visite andrologiche il 20% richiede un possibile intervento risolutivo anche di tipo chirurgico, mentre l’80% di uomini che effettua una visita per disagi non inerenti alla possibile micropenia, comunque pone la domanda relativa alla presunta “normalità” della dimensione del loro organo genitale. Questo fa molto riflettere sulla “potenza” del confronto tra gli uomini, come anche sull’ipotesi che “essere migliori (potenti)” significhi avere un pene più grande! L’idea che l’ignoranza in materia e la scarsa educazione socio-affettiva delle persone continui a mantenere alto il grado degli stereotipi e dei pregiudizi, sembra confermare un forte disagio psicologico che risulta essere tendenzialmente invalidante. Esistono diversi quadri clinici, molto rari, che nell’età infantile e in quella adulta osservano una conformazione ridotta delle dimensioni del pene. In queste casistiche è possibile rilevare la vera forma patologica del micropene, quindi un organo genitale con una dimensione in erezione al di sotto dei 7 cm.
Vi sono sindromi genetiche come quella denominata Klinefelter, dove il soggetto nasce con una conformazione anatomica dei genitali esterni essenzialmente poco sviluppata.
Anche disagi di tipo endocrino come l’ipogonadismo-ipogonadotropo evidenziano una particolare difficoltà nello sviluppo dei genitali maschili. Inoltre, alcune forme di anomalie di tipo funzionale, se non risolte chirurgicamente, possono impedire un corretto sviluppo del pene, ovvero una regolare funzionalità erettile. Nello specifico si ricorda l’ipospadia (uno sbocco anomalo del meato uretrale).
Per risolvere alcune delle forme più gravi e pericolose di micropene si ricorre essenzialmente agli interventi chirurgici, ma vista la rarità di tali disfunzioni e la richiesta di allungamento del pene, tale metodica acquista sempre di più un interesse di tipo estetico.
A tale riguardo gli allungamenti del pene che, come sottolineano molti urologi ed andrologi nella maggior parte dei casi non sarebbero “funzionalmente” necessari, riguardano in primis la recisione del legamento sospensore e le innovative tecniche di stiramento ed elongazione dei corpi cavernosi.
Nel primo caso la possibilità di recidere tale legamento, che sostiene l’asta del pene alla base del pube sulla sacca scrotale, consente all’organo genitale di cadere a piombo sopra i testicoli acquistando in media circa 2 cm. Spesse volte tale intervento viene richiesto dagli attori porno per aumentare ulteriormente le loro dimensioni già consistenti.
Per quanto riguarda invece le tecniche di elongazione consistono in sedute definibili fisioterapiche, dove vengono applicati dei tutori all’organo genitale al fine di creare, per mezzo di una costante trazione, un aumento di circa 3 cm.

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Conclusioni

Il fenomeno della sindrome del pene piccolo sembra essere in costante aumento e l’importanza di una chiara diagnosi differenziale utile a comprender il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale, diventa fondamentale nonché indispensabile.
Non è un caso che alcuni studiosi hanno rilevato quanto la richiesta di eventuali interventi di allungamento non fosse direttamente correlata ad una reale caratteristica di micropene. A tale riguardo il disagio rimanda essenzialmente ad una dismorfofobia peniena, che difficilmente si sarebbe risolta con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche.
Quando il disagio è più di natura psicologica diventa necessario un intervento sessuologico utile a ridimensionare il vissuto catastrofico, che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica.
La possibilità di rieducare e fare riappropriare alcuni uomini della loro sicurezza e stima di sé è alla base di una modificazione e di una migliore percezione di alcune parti del proprio corpo. Per quanto riguarda l’organo genitale, probabilmente si tratta di riappropriarsi di uno status di “potere” necessario al buon funzionamento intimo e soprattutto “relazionale”.

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I 10 motivi per cui è stressante avere il pene, che le donne non possono capire

MEDICINA ONLINE PENE TESTICOLO ASIMMETRICO PENIS SCROTO DAVID MICHELANGELO FIRENZE ASIMMETRIA VENA VARICOCELEOgni volta che una donna ha il ciclo, oppure è costretta a fare l’equilibrista per fare pipì in un bagno pubblico senza sedersi, pensa che avere il pene renderebbe tutto più facile.

In realtà, anche se ci sono indubbi vantaggi come quello di fare pipì in piedi, essere maschi ha anche degli aspetti negativi da non sottovalutare.

Il giornalista di Cosmopolitan Frank Kobola ne ha elencati dieci, vediamo quali sono.

I 10 svantaggi di avere il pene

  1. Una delle esperienze più dolorose, è chiudersi la punta nella cerniera del pantalone dopo aver fatto pipì. C’è chi finisce al pronto soccorso!
  2. Anche sedersi sui testicoli fa parecchio male. Non accade con molta frequenza per fortuna, ma accade ed è doloroso.
  3. In generale, è stressante doversi costantemente preoccupare dei propri testicoli. Quando un uomo viene colpito nelle parti basse, sente un dolore fortissimo e una nausea profonda che si irradia dall’interno. Certo, partorire è più doloroso, ma è possibile prepararsi con l’epidurale, mentre nulla può preparare un uomo ad un calcio sui testicoli.
  4. Quando fa caldo, avere il pene è insopportabile: i testicoli diventano sudaticci e appiccicosi, sotto il perineo (lo spazio tra l’ano e i testicoli) si forma una pozza di sudore!
  5. Un’altra esperienza dolorosa e pericolosa è la torsione testicolare, davvero tremenda!
  6. Gestire un’erezione è tra le cosa più complicate per un uomo, soprattutto in costume o quando si indossa la tuta. Qualsiasi cosa potrebbe scatenarla, anche in momenti sconvenienti e imbarazzanti.
  7. Nelli Stati Uniti, dove l’acqua del water raggiunge quasi il bordo, è raccapricciante sedersi e toccarla con la punta del pene e i testicoli.
  8. Gli uomini odiano fare pipì dopo il sesso, sia per il fastidioso pizzicore dello sperma secco, sia perché il getto non finisce mai dove dovrebbe, ovvero nella tazza.
  9. Le donne possono avere più orgasmi uno dopo l’altro, l’uomo ha il cosiddetto“periodo refrattario”, il pene deve riposarsi!
  10. La depilazione intima non è mai piacevole, men che meno quando bisogna rasare sopra e attorno ai testicoli.

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L’auto grande è davvero il prolungamento di un pene piccolo?

MEDICINA ONLINE AUTO SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FETICISTA TRANS DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE COUPLE LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WA SQUIRTIGIn questo momento di furiosi spostamenti estivi, in cui le autostrade si saturano e si saturano anche le statali, vorrei tornare su un argomento di cui occasionalmente si discute ma sempre senza approfondire abbastanza, senza arrivare al dunque, e senza dare qualche speranza che prima o poi ci possa essere una vera soluzione del problema. Il problema è quello solito dell’automobile come prolungamento fallico. La gente, cioè i maschi, hanno un fallo, o un pene, e però ne giudicano la lunghezza insoddisfacente per avere una propria vita felice, o almeno normale. Traducendo in un italiano d’uso un po’ più gergale ma più espressivo, quasi tutti gli uomini vorrebbero avere un cazzo un po’ più lungo, se possibile vorrebbero essere quelli che hanno il cazzo più lungo della loro città, o della nazione, e forse del mondo e dell’intero universo. Diciamo così, normalmente il tuo cazzo non ti basta, rispetto ai tuoi desideri è sempre un po’ un cazzino. Come risolvere il problema?

Secondo alcuni psicologi e sociologi l’uomo troverebbe un adeguato sostitutivo della carente lunghezza del suo pene nell’automobile, che diviene il suo confortante prolungamento fallico principale. E’ noto che qualsiasi automobile è più lunga di un pene, anche la Panda o la Smart, però si sottintende che l’uomo preferisca come prolungamento fallico le macchine di grossa taglia. Se puoi ti compri questa macchina molto grande che è come avere un pene molto lungo, e, tra l’altro, che tutti possono vedere parcheggiato davanti a casa tua, in modo da saperlo che ce l’hai; mentre il pene, quello vero, lo tieni sempre chiuso nelle mutande dove nessuno lo vede. Un maligno potrebbe pensare a questo punto che, seguendo una specie di proporzionalità inversa, tanto più lunga sia la macchina che riesci a acquistare, tanto più corto sia il tuo pene.

Se questo fosse vero, ogni volta che vedi passare uno con una Panda dovresti pensare che lui sia uno che ha un pene piuttosto lungo, e ogni volta che invece passa una Mercedes o una BMW, dovresti pensare che chi la sta guidando ha un pene piccoletto. In questo senso l’automobile di grossa taglia sarebbe per un verso il prolungamento fallico desiderato, ma per l’altro, diventerebbe una specie di confessione sulle scarse dimensioni della propria strumentazione intima (voglio dire che anche questo poi potrebbe non essere uno svantaggio perché tutte quelle donne che hanno una loro conformazione intima per cui troppo grosso dà più fastidio che piacere potrebbero vedere passare uno con una Audi di quelle grandi e dirsi: “Ve’ che macchinone, quello lì magari ha uno di quei cazzetti proprio come piacciono a me”).

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Ma tutto questo non mi sembra possibile, e mi sembra piuttosto una forma di moralismo veterocomunista. Se la cosa stesse veramente così, la macchina grande sarebbe diventata una specie di raccorciatore fallico, e tutti avrebbero comprato delle Smart che a quel punto sarebbero diventate loro l’autentico prolungamento fallico desiderato. Quindi, in assenza di dati reali che mettano in correlazione la lunghezza del fallo di x con la dimensione dell’automobile di x, possiamo dire che non sappiamo se ci sia una vera corrispondenza tra la lunghezza del proprio fallo e la lunghezza della propria automobile, ma restiamo sul fatto che la corrispondenza sia a livello di desiderio: visto che quasi tutti desidererebbero avercelo più lungo, la lunghezza del succedaneo (automobile) compensa la lunghezza del desiderio di avere un pene tal dei tali e non la lunghezza di un pene reale.

Ma vorrei ritornare qui al problema di cui si parlava all’inizio e lanciare una grande sfida alla bioingegneria dell’avvenire: non si potrebbe, grazie alle cellule staminali, riuscire a creare in laboratorio dei prolungamenti del pene fatti di pene, cioè dei tessuti cavernosi in più e dei pezzi di pelle, in modo che per esempio, se uno rispetto al suo desiderio gli sembra di non averlo lungo abbastanza, possa farsi un prolungamento del pene in pene e non in lamiera e motore a combustione interna e eccetera, con tutto quello che comporta di produzione di anidride carbonica e occupazione di spazio.

Per esempio, un prolungamento del pene fatto di automobile equivale a almeno dodici quintali di materie (ferro, plastica, gomme, etc), che occupa dodici metri quadrati di spazio e in un ora di uso produce tot grammi di anidride carbonica e consuma almeno quattro litri di petrolio. Un prolungamento del pene fatto di pene, per esempio un nuovo pezzo di pene lungo cinque centimetri da attaccarti al tuo che hai già occupa meno di dieci centimetri quadrati, peserà trentacinque grammi, tanto da starti comodamente nelle mutande se non lo usi, e in un ora di uso consumerà quattrocento calorie.

Secondo me puoi venderlo a qualche migliaio di euro, facciamo fino a cinquemila, che comunque è molto inferiore come costo a quello di una Mercedes, e il costo di manutenzione poi è molto minore e non devi neanche assicurarlo. Al momento l’unica pecca che vedo nella cosa è che come prolungamento fallico per venire in montagna nel weekend è meglio l’automobile, anche se poi, una volta arrivato in montagna con una signorina graziosa, ritorna migliore il prolungamento fallico fatto di pene con le staminali.

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Come si contrae il Virus del papilloma (HPV)?

TESTA DONNA TRISTE MAL DI TESTAIl Papilloma Virus Umano o HPV è un virus appartenente alla famiglia dei Papillomaviridae. Le infezioni da HPV sono estremamente diffuse e possono causare anche malattie della cute e delle mucose. Si calcola che oltre il 70% delle donne contragga un’infezione genitale da HPV nel corso della propria vita; solitamente l’infezione provocata da questo virus non causa nessuna alterazione e si risolve da sola specie se il sistema immunitario è ben funzionante; solo in caso di persistenza nel tempo di infezioni di HPV ad alto rischio oncogenico è possibile, in una minoranza dei casi e nel corso di parecchi anni, lo sviluppo di un tumore maligno del collo uterino.

Come si contrae il Virus del papilloma?

Gli HPV si contraggono tramite contatto diretto (sessuale, orale e cutaneo) o in luoghi poco puliti (ad esempio bagni pubblici non disinfettati a norma). Non sono presenti in liquidi biologici quali sangue o sperma. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni). Il virus è più frequentemente trovato tra le popolazioni promiscue e in condizioni precarie di igiene. L’uso del profilattico non pare avere azione protettiva completa in quanto l’infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e del perineo. L’infezione da HPV è asintomatica nella maggior parte dei casi. In alcuni casi, si può invece manifestare con condilomi acuminati in sede genitale (pene e vulva, perineo). Le lesioni da HPV del collo uterino possono essere riconosciute mediante il Pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare, e le lesioni del pene mediante la penescopia. Ogni anno, in Italia, sono circa 3.500 le donne che si ammalano di cancro del collo dell’utero. Si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita.

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Le 10 peggiori frasi che un uomo può dire per provarci con una donna

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Proprietà MAGNESIO DEPRESSIONE ANSIA STRESS UMORE CIBI RICCHI Roma Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Perdere  Donna Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoQuesta guida semiseria è dedicata a tutti quegli uomini che, instancabilmente, continuano a provarci con tutte le donne che Continua a leggere

Ansia da prestazione sessuale: vincila con un sano egoismo

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FIn molti casi un’ansia da prestazione grave, di quelle che impediscono di vivere serenamente un rapporto sessuale e non permettono una normale erezione, è procurata nell’uomo (ma anche nella donna) dal pensiero ossessivo di non riuscire a far provare piacere sessuale al proprio o alla propria partner. Non “far godere” il compagno o la compagna, rappresenta una possibilità che viene vista come totale fallimento e ciò genere ansia.

Circolo vizioso

L’ansia generata dal timore di fallire è capace essa stessa di farci fallire “sotto le coperte”, in una sorta di “profezia che si auto-avvera” o, ancor meglio, di circolo vizioso: paura di fallire -> ansia -> fallimento -> maggior timore di fallire la volta successiva. Alla base di molte disfunzioni erettili di origine psicogena c’è proprio questo tipo di meccanismo, come anche in alcuni casi di eiaculazione precoce, di erezione tardiva o di mancato feeling di coppia. In caso di erezione debole, si può ricorrere ai farmaci come il Viagra, il Cialis o il Levitra, tuttavia, se il timore di fallire è fortemente radicato nella persona e soprattutto se al contempo è presente un complesso di inferiorità, può capitare che perfino l’uso dei farmaci non permetta una erezione adeguata o comunque un permetta di vivere un rapporto sessuale soddisfacente.

Cosa fare?

Sembra un consiglio banale o addirittura controproducente, tuttavia in alcuni casi è riuscito a migliorare la situazione: il paziente deve imparare ad essere “egoista“. Se una persona parte con l’idea che dovrà essere in grado di procurare necessariamente piacere nel partner, oltre a vivere il rapporto in modo ansioso (cosa che aumenta le possibilità di NON procurare piacere nel partner), rischia di dimenticarsi di provare lei stessa piacere. Comportandosi in modo innaturale, pensando ossessivamente a quello che il partner ricerca nel rapporto, avendo continuamente paura di fare il movimento sbagliato o che l’altro si stia annoiando, la persona apparirà come impacciata, distratta e poco coinvolta, fatto che di certo non ecciterà il partner. Se invece la persona riesce a concentrarsi in modo egoista sul proprio piacere, facendo quello che le va di fare per procurare piacere a sé stessa e non per procurare piacere al partner, state sicuri che quest’ultimo – vedendovi particolarmente coinvolti ed eccitati – si ecciterà a sua volta, il che ecciterà di più anche voi ed innescherà un circolo vizioso non più di ansia, ma di eccitazione. Comportarsi in modo egoista non però è certamente un invito a disinteressarsi completamente di rivolgere attenzioni anche ai bisogni del partner: è invece uno sprone a non disinteressarsi dei bisogni di sé stessi.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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Coprofagia umana e animale: cause, rischi e pericoli di ingerire feci

MEDICINA ONLINE MAL DI PANCIA INDIGESTIONE DISPEPSIA MAL DI STOMACO DIGERIRE DIGESTIONE NAUSEA VOMITO CIBO STRESS INSONNIA DORMIRE DIARREA COLITE DOLORE FASTIDIO DIETOLOGIA MANGIARE MALELa coprofagia è un comportamento animale che consiste nell’ingoiare escrementi propri o altrui. Molte specie animali si sono evolute per praticare la coprofagia, pratica dalla quale assumono sostanze preziose per la propria sopravvivenza; altre specie non consumano normalmente feci ma potrebbero farlo in condizioni inusuali. Abbastanza diffusa nel regno animale, è considerata in ambito umano come parafilia sessuale, ove prende il nome di coprofilia, caratterizzata dal particolare interesse per gli escrementi che diventano oggetto di piacere e, in alcuni casi, di eccitazione sessuale. Nelle pratiche erotiche BDSM e fetish consiste in una serie di giochi connessi alla defecazione. In alcuni soggetti la coprofagia è associabile a malattie psichiatriche, come la schizofrenia. Le cause della coprofagia umana, al pari di altre parafilie, non sono ancora del tutto note.

Coprofagia negli insetti

Gli insetti coprofagi ingeriscono e digeriscono gli escrementi di grandi animali; questi contengono sostanziali quantità di cibo semi-digerito (il sistema digerente erbivoro è particolarmente inefficiente). L’insetto che si nutre di feci più diffuso è la mosca.

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Coprofagia nei mammiferi

Anche i maiali mangiano a volte i propri escrementi, o quelli di altri animali. In Corea del Sud, soprattutto a Jeju-do, i suini neri vengono spesso nutriti con escrementi umani, e la loro carne (solitamente servita in ristorantini tipici specializzati) è molto apprezzata. I giovani elefanti, panda, koala e ippopotami mangiano le feci della madre per ottenere i batteri necessari alla digestione della vegetazione trovata nella savanae nella giungla. Alla nascita, il loro intestino è infatti sterile. Senza di essi, non sarebbero in grado di ricavare alcun nutrimento dalle piante. Gli escrementi dell’ippopotamo nutrono i pesci fluviali che poi costituiscono la principale risorsa alimentare delle popolazioni locali. Per questo motivo, la caccia spietata di cui gli ippopotami sono stati vittime ha influito in maniera pesantemente negativa anche sulla fauna ittica e sull’aspettativa di vita delle comunità umane che vivono di pesca sul fiume. I gorilla mangiano le proprie feci e quelle degli altri esemplari di gorilla: tale comportamento sembrerebbe essere motivato dal fatto di riassumere i nutrienti non assorbiti durante il transito dei vegetali nell’intestino e quindi rimasti nelle feci, motivo per cui la coprofagia è da molti ribattezzata “seconda digestione”. L’ipotesi è ad oggi contestata da alcuni ricercatori, in quanto se un organismo vivente lascia materia utile non digerita tra le feci, difficilmente sarà capace di assimilare gli scarti durante un secondo passaggio: è quindi possibile che tali comportamenti siano originati non da motivi nutrizionali, bensì da parafilie del tutto simili a quelle umane. Il comportamento coprofago è abituale nel cane, il cui metabolismo provoca spesso carenze di sali minerali che necessitano di essere reintegrati rapidamente. Per questo il cane ingerisce escrementi propri o altrui. Anche le feci dei cavalli sono particolarmente appetibili per i cani. I criceti mangiano i propri escrementi: si pensa che questa sia un risorsa di vitamina B e K, prodotta da batteri nell’intestino. Alcune scimmie sono state viste mangiare escrementi di cavallo e di elefante per ottenere sale, mentre la coprofagia è stata osservata anche nella talpa nuda.

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Coprofagia nelle arti

Esistono vari esempi di coprofilia nelle produzioni pornografiche o d’autore in cui si affronta questa tematica. L’attore e regista austriaco Simon Thaur (creatore della KitKatClub di Berlino) è autore della serie pornografica Avantgarde extreme, che esplora la coprofagia e la coprofilia. Salò o le 120 giornate di Sodoma del celebre regista Pasolini abbonda di scene di coprofagia, mentre un legame tra feci e sessualità è anche chiaramente presente nel lungometraggio La grande abbuffata. Per girare una scena del film Fenicotteri rosa di John Waters il travestito Divine, che nel film impersona se stesso, ha dovuto ingerire le feci di un cane. La coprofagia è il tema centrale della saga The Human Centipede del regista Tom Six.

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Rischi legati all’ingestione di feci

La coprofilia, tralasciando i giudizi di natura morale, può avere delle conseguenze legate all’igiene. Infatti, nelle feci sono contenuti numerosi batteri e virus e la loro ingestione potrebbe causare gravi danni alla salute. La pratica della coprofagia comporta seri rischi per chi ingerisce poiché le feci sono un veicolo per numerosi agenti patogeni, anche vermi e parassiti. Al contrario, il pissing (la pratica secondo la quale si ingerisce urina), non presenta rischi di questo genere. Va sottolineato che in casi di presenza di epatite le feci sono il principale veicolo di trasmissione. Per quanto riguarda il virus HIV (responsabile dell’AIDS) non vi sono rischi, a meno che nelle feci non sia presente del sangue.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Le caratteristiche di una persona che NON fa per te

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Flebologo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma  Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia DIECI MOTIVI LITIGARE IN VACANZA COPPIASiete sicuri che la vostra compagna o il vostro compagno attuale sia davvero la persona giusta? Probabilmente qualche dubbio, in cuor vostro, lo covate anche perché, probabilmente, chi vi circonda e vi vuole bene non fa altro che sottolineare che lei/lui non fa per voi. Ma come capire se ci si è imbarcati in una storia priva di futuro e se la persona che siamo sicuri di amare è veramente quella che desideriamo avere accanto? Ci sono dei comportamenti o dei segnali che occorre tenere d’occhio per vivere con tranquillità il proprio rapporto oppure se mettervi fine senza troppi rimpianti. Vediamo quali:

  • Vi sminuisce e vi contraddice: prendere in giro la propria metà può essere divertente e serve a mantenere una certa ironia e leggerezza, ma arrivare a deridere o a sminuire pesantemente l’altro, soprattutto davanti ad altri, è inaccettabile. Evidentemente non vi rispetta e non vi stima. Siete certi di voler sopportare?
  • Fruga tra le vostre cose: mettere il naso nelle cose altrui, che sia la borsa o la casella di posta elettronica, non è un gesto rassicurante. Non si fida e senza fiducia è improbabile che una relazione possa proseguire.
  • Somiglia molto all’ex: se in passato avete già avuto a che fare con persone poco trasparenti e, magari, siete già stati traditi, avrete di certo imparato la lezione. Ebbene se la/il vostro partner è molto simile a chi avete già mollato, allora potrebbe essere destinato a fare la stessa fine.
  • Gli amici non si fidano: essere presi da una persona, spesso, rende poco obiettivi. Se i vostri migliori amici vi fanno notare certi comportamenti e certe pessime abitudini del vostro partner, probabilmente hanno ragione.
  • Non vuole conoscere la vostra famiglia: per alcuni, soprattutto uomini, conoscere i genitori della propria donna equivale ad impegnarsi a vita. Ovviamente è un discorso sbagliato ma ci sono persone troppo vili per cambiare approccio.
  • Fa troppi regali: chi si sente in colpa, solitamente, riempie di regali e sorprese l’altra persona. Forse sotto si nasconde qualcosa di poco chiaro che sarebbe molto meglio affrontare e portare alla luce, ma potrebbe non piacervi granché.

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