Lo stretching fa bene o fa male? Tutte le verità scientifiche

MEDICINA ONLINE STRETCHING ATTIVO PASSIVO BALISTICO STATICO DINAMICO DIFFEREZE CORSA PALESTRA PESI ALLENAMENTO SPORT MUSCOLI TENDINI ALLUNGAMENTO DOLORE IPERTROFIA RUNNER MARATONA CORPOLo stretching è una delle armi più gettonate dai terapeuti per prevenire e curare gli infortuni sportivi; in realtà non è difficile capire che si tratta di un’arma un po’ sconosciuta e come tale non sempre proposta a dovere. Consideriamo alcuni fatti:

a) molti terapeuti non sono in grado di spiegare chiaramente perché lo stretching dovrebbe funzionare, non ne conoscono le motivazioni fisiologiche e, interrogati, si arrampicano sugli specchi, fornendo spiegazioni approssimative con la semplice logica del buon senso (del tipo: “se allunghi i muscoli, sono più pronti allo sforzo”).

b) Molti sono i runner che ci hanno scritto dicendo che i loro problemi sono cessati quando hanno smesso di fare stretching.

c) Sono stati proposti diversi metodi di stretching, il che è già indice di confusione anche fra gli addetti ai lavori. Per citarne uno, il metodo Wharton ebbe notevole fama nel 1992 quando fu usato dagli atleti americani alle olimpiadi di Barcellona; ma se funzionava veramente perché non fu più utilizzato a livello di team nazionale nelle olimpiadi successive? Scopo di questo articolo è pertanto quello di fare chiarezza sulla questione.

Lo stretching fa male? Cosa dice la ricerca

Rispondere alla domanda che dà il titolo a questo articolo non è poi così banale; peraltro i moltissimi studi effettuati sulla disciplina in questione non sempre aiutano a fare chiarezza. Cerchiamo pertanto di fare il punto sulla situazione.

Prove limitate – Le ricerche che per anni hanno promosso lo stretching come parte integrante dei programmi di fitness per diminuire il rischio di infortuni, per alleviare il dolore da rigidità o per migliorare la prestazione sportiva non contengono che generiche indicazioni, trasformate dai lettori in verità assodate e divulgate ai quattro venti. In queste ricerche si ipotizzano diverse soluzioni (a volte anche in contrasto) senza tuttavia fornire un’analisi e senza portare risultati sperimentali. Si tratta cioè di idee da sviluppare che sono state considerate già sviluppate!

I supposti benefici dello stretching – Si parte ovviamente da una diminuzione diretta della rigidità muscolare, definita come la forza richiesta per produrre un certo allungamento e causata da modifiche nella viscoelasticità passiva, arrivando a una diminuzione indiretta dovuta all’inibizione del riflesso e dei ponti actina-miosina. Ovviamente una diminuita rigidità consente un maggiore ampiezza di movimento.

Previene o no? – Ricerche successive hanno mostrato che lo stretching prima dell’esercizio non previene né gli infortuni cronici né quelli acuti. Tuttavia lo studio su animali ha mostrato come lo stretching continuo (cioè 24 ore al giorno!), confrontato con la classica seduta di pochi minuti al giorno, può produrre ipertrofia con quindi teorica prevenzione degli infortuni. Altre ricerche non sono riuscite a stabilire un livello minimo in termini di tempo al giorno perché lo stretching possa produrre risultati significativi.

Per il dolore? – Per quanto riguarda la funzione dello stretching nell’alleviare il dolore da indolenzimento, la ricerca ha messo in evidenza che non è importante diminuire la rigidità, quanto aumentare la tolleranza all’estensione. Cioè il paziente deve sentire meno dolore applicando la stessa forza al muscolo, anche se quest’ultimo mantiene la stessa rigidità. Lo stretching avrebbe cioè un effetto analgesico e la cosa non sempre può essere positiva.

I danni dello stretching – In effetti i danni derivano proprio dall’effetto analgesico. Il muscolo viene sollecitato oltre misura, ma, a causa dell’analgesia, il dolore è sopportabile: il successivo impegno fisico provoca un danno a breve irreversibile. Quindi una raccomandazione importante: mentre si fa stretching tensione sì, ma dolore o fastidio (lo stadio in cui l’analgesia è attiva) no.

Quale stretching? – Il problema è poi di definire come fare stretching. Alcune ricerche ritengono che il bouncing stretching (o ballistic stretching, quello balistico, ottenuto con movimenti armonici del corpo) possa essere addirittura pericoloso. Anche sui tempi non c’è accordo: a seconda dei vari autori si va dai 10 ai 60 secondi. Il problema è che chi propone un tempo diverso giudica inefficace o addirittura dannosa l’altrui scelta.

Caldo o freddo? – Una cosa che molti non sanno è che la ricerca afferma che senza fattori sinergici (rinforzanti) lo stretching perde gran parte della sua efficacia. Tali fattori sono il calore superficiale, il freddo superficiale (notare la contraddizione), il calore profondo e il riscaldamento (l’unico mezzo facilmente a disposizione).

Cercheremo adesso di rispondere alle seguenti questioni:

a) durata e frequenza dello stretching perché si possa ragionevolmente sperare in un effetto;

b) il ruolo reale della temperatura corporea nello stretching;

c) il reale scopo dello stretching.

Non considereremo situazioni patologiche.

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Durata e frequenza – Per capire come ottimizzare i due parametri, occorre capire il concetto di viscoelasticità. I muscoli non sono puramente elastici, ma viscoelastici. Una sostanza elastica si allunga sotto l’azione di una forza e ritorna alla sua naturale lunghezza dopo che la forza si è azzerata. L’effetto non dipende dal tempo. L’azione della stessa forza su una sostanza viscosa (si pensi alla melassa) è invece dipendente dal tempo.

Una sostanza viscoelastica ha entrambe le proprietà. Se si applica la forza a un muscolo questo si allunga; quando la forza cessa, ritorna lentamente alla sua originale lunghezza. Non si tratta di una deformazione plastica, poiché il ritorno alla lunghezza iniziale è completo: ci vuole solo del tempo.

Anche se lo stretching interessa i tendini e le altre strutture, la rigidità della struttura è dovuta alla viscoelasticità del muscolo: sono i suoi tempi che determinano il ritorno nella posizione di riposo.

Per la maggior parte dei soggetti è sufficiente una durata di 15-30 secondi; per una percentuale significativa occorre un tempo più lungo e diverse ripetizioni per il singolo gruppo muscolare.

L’aumento di escursione dinamica si ottiene per una diminuzione della viscoelasticità e per l’effetto analgesico descritto nella prima parte dell’articolo. Da notare che se si allunga il tempo di stretching si agisce solo sul fattore analgesico, cioè la viscoelasticità non aumenta. Da esperimenti su animali risulta invece che la viscoelasticità aumenta con quattro ripetizioni (34); esperimenti su umani hanno portato a cinque il valore massimo di ripetizioni per avere aumento di viscoelasticità. La situazione è complicata poi dal fatto che per alcuni gruppi muscolari (adduttori) è stato dimostrato da ricercatori statunitensi che non cambia nulla al variare della durata dello stretching (15, 45 secondi o due minuti!).

Alcuni autori hanno proposto, ragionevolmente, che la durata dello stretching deve dipendere dal gruppo muscolare interessato.

Gli effetti a lungo termine – Come abbiamo visto è molto difficile ottenere dati significativi da ricerche che considerano gli effetti immediati dello stretching.  Spostandoci su ricerche che studiano gli effetti a lungo termine le cose diventano meno contraddittorie. Dopo sei settimane l’estensibilità muscolare è massima se la durata degli esercizi è di 30 secondi (rispetto a 15) e non c’è nessun beneficio a portarla a un minuto. Altri studi mostrano che dopo sei settimane uno stretching di 30 secondi produce lo stesso effetto di 3 ripetizioni di 30 secondi (ovviamente per giorno). Altri ancora hanno mostrato poi che, se è vero che con stretching da 10 o 20 secondi in sei settimane non si ottiene molto, prolungandolo fino a dieci settimane si ottengono gli stessi effetti di uno stretching da 30 secondi per sei settimane.

Gli effetti della temperatura – Per ottenere il massimo aumento di viscoelasticità è necessario un riscaldamento iniziale, mentre il solo riscaldamento non l’aumenta (è per questo che chi evita lo stretching dovrebbe eseguire allunghi blandi dopo il riscaldamento e prima dell’allenamento). Su questi punti tutte le ricerche sono concordi (anche se molti runner eseguono lo stretching PRIMA del riscaldamento!).

Diverse sono le posizioni sull’effetto passivo del caldo e del freddo. Nello stretching statico per alcuni gruppi muscolari, fra cui il tricipite surale, il caldo ha migliorato la situazione; il freddo, se applicato nei primi secondi dell’esercizio (!), sembra funzionare. Nello stretching PNF (facilitazione neuromuscolare propriocettiva) non c’è nessun miglioramento con la variazione di temperatura superficiale.

Previene o meno gli infortuni? – Alla fine di questa lunga escursione nei meandri della ricerca possiamo concludere che:

1) nonostante la credenza comune, la ricerca clinica ha dimostrato che lo stretching non previene gli infortuni, mentre un corretto riscaldamento sì.

2) Lo stretching, aumentando l’estensione muscolare, è fondamentale per la prestazione.

3) Ricerche canadesi mostrano che, se si dà importanza più alla prevenzione che alla prestazione, sarebbe più opportuno aumentare i tempi di riscaldamento ed evitare lo stretching.

Qual è il più efficace? – Anche se alcuni risultati smentiscono la maggioranza delle ricerche, lo stretching PNF è quello che consente di aumentare maggiormente l’estensibilità. Fra le differenti tecniche (tanto per complicare la situazione) il metodoagonista-contrazione-relax è risultato migliore di quello contrazione-relax (cioè contrazione seguita da stretching passivo), a sua volta superiore alla più banale tecnica mantieni-relax (cioè contrazione isometrica con resistenza applicata gradualmente per nove secondi). In realtà si tratta di esercizi molto complessi che richiedono un apprendimento solido per evitare i rischi. Infatti, tutte le tecniche PNF aumentano l’estensibilità aumentando la tolleranza alla trazione e il muscolo è soggetto a una contrazione eccentrica durante lo stretching. La conseguente analgesia può migliorare la prestazione, ma aumenta i rischi di infortunio rispetto allo stretching statico.

Per quest’ultimo, si è visto che non è necessario eseguirlo ciclicamente (cioè stretching, relax e poi nuovamente stretching).

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Stretching: impara le basi per farlo bene!

MEDICINA ONLINE STRETCHING ATTIVO PASSIVO BALISTICO STATICO DINAMICO DIFFEREZE CORSA PALESTRA PESI ALLENAMENTO SPORT MUSCOLI TENDINI ALLUNGAMENTO DOLORE IPERTROFIA RUNNER MARATONA CORPOLo stretching è sicuramente una disciplina difficile: sono state scritte decine di libri e ancora non è stata detta la parola fine. Esiste perfino una macchina da palestra per l’esecuzione di tutti gli esercizi di stretching.

Il grosso problema (che anche il semplice uso della macchina senza un valido istruttore non risolve) è l’esecuzione degli esercizi. I libri infatti possono avere delle illustrazioni o dei commenti testuali del tipo “la posizione di allungamento va raggiunta lentamente e mantenuta fino a quando si ha la sensazione che il muscolo regga bene la tensione raggiunta” (la frase che uso nel mio libro); i dvd possono mostrare pure dei filmati. Nonostante ciò, continuo a vedere persone che eseguono male lo stretching (molti lo eseguono anche al momento sbagliato e con tempi errati): gli errori sono talmente tanti che non è facile correggerli con poche indicazioni.

Stretching: la teoria

Per capire i fondamenti dello stretching è importante conoscere:

a) le basi dell’elasticità muscolare e della flessibilità articolare

b) l’anatomia-fisiologia del muscolo.

Senza queste basi chi parla di stretching (atleti, allenatori, preparatori ecc.) parla a vanvera. Infatti lo stretching può far ben o far male a seconda delle decine di parametri che lo caratterizzano. Infatti, a  differenza di una normale contrazione muscolare, durante lo stiramento dei muscoli, l’actina e la miosina annullano l’effetto del legame elettrostatico tipico della contrazione. Interviene anche la terza proteina, la titina per garantire oltre l’elasticità, anche la resistenza, la cosiddetta tensione di riposo. Se lo stiramento continua nel tempo o nell’intensità, la struttura del sarcomero può essere compromessa fino ad arrivare alla rottura. La ricerca ha dimostrato che in media un sarcomero può stirarsi fino al 150% della sua lunghezza a riposo.

Gli organi di controllo – Le fibre nervose dei muscoli striati (volontari) possiedono due tipi di recettori in grado di rilevare lo stiramento: gli organi del Golgi e i fusi neuromuscolari. L’interazione fra recettori e stimolo dà origine a particolari riflessi e controlli del movimento. Gli organi del Golgi sono presenti nella zona fra muscoli e tendini, ma non all’interno dei tendini. Essi sono sensibili soprattutto alle tensioni generate dalla contrazione. I fusi invece sono posti parallelamente al muscolo con due terminazioni sensoriali, primarie e secondarie; solo le primarie reagiscono allo stiramento dinamico. La soglia di scarica degli organi del Golgi è 30 volte superiore a quella dei fusi; per questo motivo la risposta degli organi del Golgi è molto più lenta, mentre quella dei fusi è immediata. In ogni caso un allungamento di 30 secondi è più che sufficiente per stimolare anche gli organi del Golgi. Il funzionamento dei muscoli in genere avviene a coppie agonista/antagonista: quando si flette l’avambraccio si contrae il bicipite e si stira il tricipite, mentre accade il contrario quando si stende il braccio. Bicipite e tricipite formano la coppia. Quando un muscolo riceve un impulso di contrazione, il suo antagonista si rilascia perché non lo riceve.

I riflessi – Tutti conoscono il riflesso della rotula colpita con il martelletto. Il riflesso ha lo scopo di mantenere la tonicità muscolare ed è la risposta a un improvviso aumento della lunghezza del muscolo. Lo stiramento di un muscolo allunga le fibre e i fusi. Questa deformazione dei fusi attua un riflesso che contrae il muscolo per ridurre al minimo il suo allungamento (una sorta di principio di azione-reazione). Esiste però anche un riflesso che coinvolge gli organi del Golgi: è il riflesso miotatico inverso. È inverso perché il muscolo anziché contrarsi si rilascia. Quando lo stiramento o la contrazione muscolare oltrepassano un certo limite, gli organi del Golgi (ma anche altri recettori) intervengono e si produce un riflesso per bloccare la contrazione, il muscolo si rilascia e la tensione scompare.Questo riflesso è possibile perché gli impulsi degli organi del Golgi hanno la forza di neutralizzare quelli dei fusi. In realtà anche gli impulsi degli organi del Golgi possono essere neutralizzati da altri segnali provenienti da un livello superiore del sistema centrale. Spesso è proprio questa disattivazione del sistema di controllo del riflesso miotatico inverso che porta all’infortunio durante lo stretching.

Come si vede è veramente molto ottimistico sperare di eseguire bene lo stretching senza un acculturamento preciso! Diffidate di chi vi propina soluzioni senza essere preparato.

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Pompe a vuoto per l’allungamento del pene: cosa sono e funzionano davvero?

MEDICINA ONLINE POMPA A VUOTO ACQUA AUMENTARE LUNGHEZZA PENE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSULITA SESSO COPPIA AMORE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA FOBIA.jpgLe pompe a vuoto per l’allungamento penieno, hanno una costruzione generalmente semplice in quanto consistono di un cilindro in cui infilare il pene e di un meccanismo di pompaggio che, aspirando l’aria, crea una minor pressione all’interno del cilindro, facendo espandere il pene oltre le sue normali capacità. Recentemente, sono comparse sul mercato pompe a vuoto che utilizzano la pressione dell’acqua (come la Bathmate) invece dell’aria: l’azione risulta teoricamente più efficace e meno invasiva rispetto alle pompe a vuoto tradizionali. Inoltre l’acqua calda aiuterebbe a mantenere i risultati nel tempo.

Pompe a vuoto o estensore penieno?

Le pompe a vuoto sono solitamente più voluminose e ingombranti di un classico estensore penieno: è solitamente impossibile indossarle sotto ai pantaloni, anche perché normalmente il pene deve essere mantenuto perpendicolare al corpo durante l’utilizzo, altrimenti la pressione sul pene diminuirebbe rendendo inutile l’utilizzo. Il tempo per cui si può utilizzare la pompa a vuoto è molto minore di quello dell’estensore e non dovrebbe mai superare i 60 minuti, spesso è sufficiente molto meno. Mentre un estensore deve essere indossato diverse ore al giorno per poter essere veramente efficace, con una pompa a vuoto sarebbero sufficienti dai 15 ai 30 minuti di utilizzo al giorno per ottenere risultati. L’aumento della lunghezza del pene ottenuto sarebbe permanente: persiste anche dopo che si è smesso di usare la pompa a vuoto.

Le pompe a vuoto funzionano davvero?

A parer mio, le pompe a vuoto non forniscono nella maggioranza dei casi guadagni macroscopici delle dimensioni del pene, tuttavia in alcuni soggetti potrebbero effettivamente aumentare, anche se di poco, circonferenza e lunghezza. Esempi di pompe a vuoto tecnicamente ben costruite, sono:

Le pompe Bathmate non sono tuttavia sempre disponibili su Amazon. Un prodotto più economico, ma comunque caratterizzato da buona costruzione, è questo: https://amzn.to/3qn4ILB
Un altra pompa peniena, ancora più economica ma comunque ben funzionante, è questa: https://amzn.to/3K7H6Ti

Attenzione: il loro uso esasperato può determinare danni alle delicate strutture peniene quindi vanno usati con estrema attenzione.

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Tavor (lorazepam) 2mg/ml gocce orali, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

TAVOR

Categoria Farmacoterapeutica

Ansiolitici, derivati benzodiazepinici.

TAVOR 2 mg/ml gocce orali, soluzione 10 ml di soluzione contengono:

Principio attivo: Lorazepam 20 mg

20 gocce = 1 mg di lorazepam.

Eccipienti

Compresse orosolubili: gelatina, mannitolo. Compresse: lattosio, cellulosa microcristallina, polacrilin potassio, magnesio stearato, ipromellosa, macrogol 6000, titanio diossido, talco. Gocce orali: mannite, alcool etilico 95 gradi, acqua deionizzata.

Indicazioni

Stati di ansia o di tensione nervosa, insonnia nervosa e depressione ansiosa. Le benzodiazepine sono indicate soltanto quando il disturbo e’grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Miastenia gravis; ipersensibilita’ al principio attivo (lorazepam), alle benzodiazepine o ad uno qualsiasi degli eccipienti; grave insufficienza respiratoria; grave insufficienza epatica; sindrome da apnea notturna; glaucoma ad angolo stretto. Non somministrare durante la gravidanza.

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Posologia

E’ somministrato per via orale. Per avere risultati ottimali la dose,la frequenza di somministrazione e la durata della terapia devono essere adattate individualmente secondo la risposta del paziente. La doseminima efficace deve essere prescritta per il piu’ breve tempo possibile. Le compresse orosolubili possono essere prese senza acqua, infattisi sciolgono rapidamente sulla lingua senza bisogno di essere deglutite. Ogni compressa orosolubile presenta una tacca per un eventuale suddivisione. Poiche’ il rischio di sintomi da astinenza o da rimbalzo e’maggiore dopo la sospensione brusca del trattamento, si suggerisce dieffettuare una diminuzione graduale del dosaggio. Ansia: il trattamento deve essere il piu’ breve possibile. Il paziente deve essere rivalutato regolarmente e la necessita’ di un trattamento continuato deve essere valutata attentamente, particolarmente se il paziente e’ senza sintomi. La durata complessiva del trattamento, generalmente, non deve superare le 8-12 settimane, compreso un periodo di sospensione graduale. In determinati casi, puo’ essere necessaria l’estensione oltre il periodo massimo di trattamento; in tal caso, cio’ non deve avvenire senza rivalutazione della condizione del paziente. In medicina generale, la maggior parte dei pazienti risponde ad un dosaggio di 2-3 compresse/compresse orosolubili da 1 mg pro die o 20 gocce 2-3 volte al giorno.Per casi particolarmente severi ed in psichiatria il dosaggio puo’ essere aumentato fino a 3 o 4 compresse/compresse orosolubili da 2,5 mg pro die o 50 gocce 3-4 volte al giorno. Si consiglia di prendere la dose piu’ alta la sera, prima di coricarsi. Nei pazienti anziani o debilitati, si raccomanda un dosaggio iniziale di 1-2 mg al giorno in dosi suddivise, da adattarsi secondo le necessita’ e la tollerabilita’. In pazienti con insufficienza renale o epatica il dosaggio deve essere attentamente adattato secondo la risposta del paziente. I dosaggi piu’ bassi possono essere sufficienti per tali pazienti. Insonnia: il trattamento deve essere il piu’ breve possibile. La durata del trattamento, generalmente, varia da pochi giorni a due settimane, fino ad un massimodi quattro settimane, compreso un periodo di sospensione graduale. Indeterminati casi, puo’ essere necessaria l’estensione, oltre il periodo massimo di trattamento; in caso affermativo, non deve avvenire senza rivalutazione della condizione del paziente. Per i disturbi del sonno, 1-2 compresse/compresse orosolubili da 1 mg o 20- 40 gocce, somministrate al momento di coricarsi, dovrebbero essere sufficienti. Qualorai disturbi fossero persistenti si consiglia di usare le compresse/compresse orosolubili da 2,5 mg. Nei pazienti anziani o debilitati, si raccomanda un dosaggio iniziale di 1-2 mg al giorno in dosi suddivise, da adattarsi secondo le necessita’ e la tollerabilita’. In pazienti coninsufficienza renale o epatica il dosaggio deve essere attentamente adattato secondo la risposta del paziente. Nell’insufficienza epatica dosaggi piu’ bassi possono essere sufficienti per tali pazienti. Come terapia pre-chirurgica, si raccomanda un dosaggio di 2-4 mg la sera precedente e/o 1-2 ore prima dell’intervento. Il trattamento deve essereiniziato con la dose consigliata piu’ bassa. La dose massima non deveessere superata.

Conservazione

Nessuna in particolare se non quelle comuni a tutti i farmaci. Compresse 1,0 mg e 2,5 mg: Non conservare al di sopra di 25 gradi C.

Avvertenze

L’uso di benzodiazepine, puo’ portare a depressione respiratoria potenzialmente fatale. Gravi reazioni anafilattiche/anafilattoidi sono state riportate con l’uso delle benzodiazepine. Casi di angioedema riguardanti la lingua, la glottide o la laringe sono stati riportati in pazienti dopo aver assunto la prima dose o dosi successive. Alcuni pazientihanno avuto sintomi addizionali come dispnea, chiusura della gola, onausea e vomito. Se l’angioedema riguarda la lingua, la glottide o lalaringe, si puo’ verificare ostruzione delle vie respiratorie che potrebbe essere fatale. I pazienti che sviluppano angioedema dopo trattamento non devono essere trattati nuovamente con il farmaco. L’uso in soggetti predisposti alla dipendenza quali, per esempio, alcoolisti e farmacodipendenti, dovrebbe essere evitato del tutto, se possibile a causa della predisposizione di tali pazienti alla abitudine e alla dipendenza. Non e’ destinato al trattamento di disturbi depressivi primari onel trattamento primario della psicosi. Le gocce orali contengono alcool etilico. Tolleranza. Una certa perdita di efficacia agli effetti ipnotici delle benzodiazepine puo’ svilupparsi dopo un uso ripetuto peralcune settimane. Dipendenza. L’uso di benzodiazepine puo’ condurre allo sviluppo di dipendenza fisica e psichica da questi farmaci. Il rischio di dipendenza aumenta con la dose e la durata del trattamento; esso e’ maggiore in pazienti con storia di abuso di droga, farmaci, alcool o con marcati disturbi della personalita’. La possibilita’ di dipendenza e’ ridotta quando il farmaco e’ usato nella dose appropriata conun trattamento a breve termine. Sintomi da astinenza possono manifestarsi in seguito alla sospensione del dosaggio consigliato dopo una solasettimana di terapia. La brusca sospensione del trattamento deve essere evitata. Una volta che la dipendenza fisica si e’ sviluppata, il termine brusco del trattamento sara’ accompagnato dai sintomi da astinenza. Questi possono consistere in cefalea, dolori muscolari, ansia estrema, tensione, irrequietezza, confusione, irritabilita’, fenomeni di rimbalzo, disforia, capogiri, nausea, diarrea, perdita di appetito. Neicasi gravi possono manifestarsi i seguenti sintomi: derealizzazione,depersonalizzazione, iperacusia, intorpidimento e formicolio delle estremita’, ipersensibilita’ alla luce, al rumore e al contatto fisico, allucinazioni/delirio, scosse epilettiche o convulsioni. Altri sintomisono: depressione, insonnia, sudorazione, tinnito persistente, movimenti involontari, vomito, parestesia, alterazioni percettive, crampi addominali e muscolari, tremore, mialgia, agitazione, palpitazioni, tachicardia, attacchi di panico, vertigini, iper-reflessia, perdita della memoria a breve termine, ipertermia. Insonnia e ansia di rimbalzo: all’interruzione del trattamento puo’ presentarsi una sindrome transitoriain cui i sintomi che hanno condotto al trattamento con benzodiazepinericorrono in forma aggravata. Sintomi da sospensione, specialmente ipiu’ gravi, sono piu’ comuni in quei pazienti che hanno ricevuto dosieccessive per un lungo periodo di tempo, essi possono pero’ verificarsi anche dopo sospensione di benzodiazepine prese di continuo a dosaggiterapeutici, specie se la sospensione avviene in modo brusco. Amnesia. Le benzodiazepine possono indurre amnesia anterograda o disturbi della memoria. Reazioni psichiatriche e paradosse. Sono state occasionalmente riportate reazioni paradosse come irrequietezza, agitazione, irritabilita’, aggressivita’, delusione, collera, incubi, allucinazioni, psicosi, alterazioni del comportamento, stati d’ansia, ostilita’, eccitazione, disturbi del sonno/insonnia, eccitazione sessuale, sedazione,affaticamento, sonnolenza, atassia, confusione, depressione, smascheramento di depressione, capogiri, cambiamenti nella libido, impotenza, diminuzione dell’orgasmo. Tali reazioni sono piu’ frequenti nei bambinie negli anziani. Non e’ stata stabilita l’efficacia e la sicurezza d’impiego nei bambini sotto i 12 anni di eta’. Le benzodiazepine non devono essere date ai bambini senza valutazione attenta dell’effettiva necessita’ del trattamento; la durata del trattamento deve essere la piu’ breve possibile. I pazienti anziani o debilitati possono essere piu’suscettibili agli effetti del farmaco, pertanto tali pazienti devonoessere monitorati frequentemente. A causa del rischio di depressione respiratoria, le stesse misure prudenziali devono essere adottate per ipazienti con insufficienza cardiaca, bassa pressione arteriosa, funzione respiratoria compromessa, COPD, sindrome da apnea notturna. Le benzodiazepine non sono consigliate per il trattamento primario della malattia psicotica. Non usare per trattare la depressione o l’ansia connessa con la depressione; in tali pazienti va evitata la somministrazione di elevate quantita’. Una depressione pre-esistente puo’ emergere opeggiorare durante l’uso di benzodiazepiner. L’uso puo’ smascherare latendenza al suicidio in pazienti depressi ed esse non devono essere somministrate senza un’adeguata terapia antidepressiva. Usare con attenzione estrema in pazienti con una storia di abuso di droga o alcool. Usare con cautela nei pazienti con grave insufficienza epatica e/o encefalopatia in quanto, come tutte le benzodiazepine, puo’ precipitare l’encefalopatia epatica. In corso di trattamento prolungato o nel trattamento di pazienti con insufficienza renale o epatica e’ consigliabileprocedere a frequenti controlli del quadro ematico e della funzione renale e/o epatica. In pazienti con insufficienza renale o epatica il dosaggio deve essere attentamente adattato secondo la risposta del paziente. In pazienti, nei quali disturbi gastrointestinali o cardiovascolari coesistono con l’ansia, va notato che il farmaco non ha mostrato benefici significativi nel trattamento della componente gastrointestinale o cardiovascolare. Dilatazione dell’esofago e’ stata osservata in ratti trattati con lorazepam per piu’ di un anno con un dosaggio di 6 mg/kg/di’. La dose, alla quale tale effetto non si e’ verificato era di1,25 mg/kg/die. L’effetto era reversibile solo se il trattamento veniva sospeso entro 2 mesi dalla prima osservazione del fenomeno. Le compresse contengono lattosio quindi non adatte per i soggetti con deficitdi lattasi, galattosemia o sindrome da malassorbimento di glucosio/galattosio.

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Interazioni

L’associazione con altri psicofarmaci richiede particolare cautela e vigilanza da parte del medico onde evitare inattesi effetti indesiderati da interazione. L’assunzione concomitante con alcool va evitata. L’effetto sedativo puo’ essere aumentato quando il medicinale e’ assuntocongiuntamente ad alcool. Cio’ influenza negativamente la capacita’ diguidare o di usare macchinari. Associazione con i deprimenti del sistema nervoso centrale (SNC): l’effetto depressivo centrale puo’ essereaccresciuto nei casi di uso concomitante con alcool, barbiturici, antipsicotici (neurolettici), ipnotici/sedativi, ansiolitici, antidepressivi, analgesici narcotici, antiepilettici, anestetici e antistaminici sedativi. Nel caso degli analgesici narcotici puo’ avvenire aumento dell’euforia conducendo ad un aumento della dipendenza psichica. L’uso concomitante di clozapina puo’ produrre sedazione marcata, salivazione eccessiva, atassia. La somministrazione contemporanea con il valproatopuo’ risultare in un aumento delle concentrazioni nel plasma e ad unaridotta eliminazione del farmaco. Il dosaggio deve essere ridotto del50% quando e’ cosomministrato con il valproato. La somministrazione contemporanea con il probenecid puo’ risultare in una insorgenza piu’ rapida o in un prolungamento dell’effetto dovuti ad una maggiore emivitao ad una diminuita eliminazione totale. Il dosaggio deve essere ridotto del 50% quando e’ cosomministrato con il probenecid. La somministrazione di teofilline o amminofilline puo’ ridurre gli effetti delle benzodiazepine. Composti che inibiscono determinati enzimi epatici (specialmente citocromo P450) possono aumentare l’attivita’ delle benzodiazepine. In grado inferiore, questo si applica anche alle benzodiazepineche sono metabolizzate soltanto per coniugazione. Non e’ stato dimostrato che il sistema citocromo P-450 sia coinvolto nel metabolismo del farmaco e, diversamente da molte benzodiazepine, le interazioni farmacocinetiche che coinvolgono il sistema P-450 non sono state osservate. Sono stati riportati casi di eccessivo stupor, riduzione significativadella frequenza respiratoria e, in un caso, ipotensione, quando e’ stato somministrato concomitantemente alla loxapina. Con l’uso di lorazepam non sono state riportate o identificate interferenze nelle analisidi laboratorio.

Effetti Indesiderati

Effetti collaterali, qualora si verifichino, vengono normalmente osservati all’inizio del trattamento e generalmente diminuiscono di intensita’ o scompaiono con il progredire della terapia, oppure riducendo ildosaggio. Gli effetti collaterali osservati piu’ frequentemente comprendono sonnolenza, ottundimento delle emozioni, riduzione della vigilanza, confusione, affaticamento, debolezza muscolare, atassia, senso diinstabilita’. Meno frequentemente sono stati osservati: sintomi extrapiramidali, tremori e vertigini, disartria/difficolta’ nella articolazione del linguaggio, disturbi della vista (compresi diplopia e offuscamento della vista), disorientamento, depressione, nausea, modificazionidell’appetito, cefalea, convulsioni/crisi epilettiche, amnesia, disinibizione, euforia, coma, ideazione suicidaria/tentativi di suicidio, compromissione dell’attenzione/concentrazione, disturbi dell’equilibrio, disturbi del sonno, cambiamenti nella libido, agitazione, sintomi dermatologici comprendenti reazioni anche molto gravi, reazioni allergiche cutanee, alopecia, disturbi della funzione oculare, disturbi gastro-intestinali di vario genere, costipazione, aumento della bilirubina,ittero, aumento delle transaminasi epatiche, aumento della fosfatasi alcalina, trombocitopenia, agranulocitosi, pancitopenia, reazioni di ipersensibilita’, reazioni anafilattiche/anafilattoidi, angioedema, SIADH (sindrome da inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico), iponatremia, ipotermia, ipotensione, abbassamento della pressione sanguigna, depressione respiratoria, apnea, peggioramento dell’apnea notturna (l’entita’ della depressione respiratoria per l’uso di benzodiazepine e’ dipendente dal dosaggio; una depressione piu’ severa si verificacon dosaggi piu’ alti), peggioramento della patologia ostruttiva polmonare e manifestazioni autonomiche. L’incidenza di sedazione e senso diinstabilita’ aumenta con l’eta’. Gli effetti delle benzodiazepine sulSNC sono dipendenti dal dosaggio. Alti dosaggi danno luogo ad una depressione del SNC piu’ severa. In caso di surdosaggio relativo, possonoraramente osservarsi atassia, disartria, ipotensione, ritenzione urinaria, alterazione della libido. Amnesia. Amnesia anterograda puo’ avvenire anche ai dosaggi terapeutici, il rischio aumenta ai dosaggi piu’alti. Gli effetti amnesici possono essere associati con alterazioni del comportamento. Depressione. Durante l’uso di benzodiazepine puo’ essere smascherato uno stato depressivo preesistente. Le benzodiazepine oi composti benzodiazepino-simili possono causare reazioni come: irrequietezza, agitazione, irritabilita’, aggressivita’, delusione, collera, incubi, allucinazioni, psicosi, alterazioni del comportamento. Talireazioni possono essere abbastanza gravi. Sono più probabili nei bambini e negli anziani. Dipendenza. L’uso di benzodiazepine (anche alle dosi terapeutiche) può condurre allo sviluppo di dipendenza fisica; lasospensione della terapia può provocare fenomeni di rimbalzo o da astinenza. Può verificarsi dipendenza psichica. E’ stato segnalato abuso di benzodiazepine.

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Gravidanza E Allattamento

Non deve essere usato durante la gravidanza. L’assunzione di benzodiazepine durante la gravidanza puo’ causare danni al feto. Un aumentato rischio di malformazioni congenite associato con l’uso di agenti ansiolitici (clordiazepossido, diazepam, meprobamato), durante il primo trimestre di gravidanza, e’ stato suggerito in diversi studi; evitare sempre, quindi, la somministrazione di benzodiazepine durante il primo trimestre di gravidanza. Se il prodotto viene prescritto ad una donna ineta’ fertile, ella deve mettersi in contatto con il proprio medico, sia se intende iniziare una gravidanza, sia se sospetta di essere incinta, per quanto riguarda la sospensione del medicinale. Nell’uomo i livelli ematici, ottenuti dal cordone ombelicale, indicano che il farmacoe il suo glucuronide passano attraverso la placenta. Se, per gravi motivi medici, il prodotto e’ somministrato durante l’ultimo periodo di gravidanza, o durante il travaglio alle dosi elevate, possono verificarsi effetti sul neonato. Sintomi quali ipoattivita’, ipotonia, depressione respiratoria, ipotermia, apnea, problemi di nutrizione e rispostemetaboliche alterate da diminuita resistenza al freddo sono state osservate in neonati le cui madri hanno fatto uso di benzodiazepine durante la fase tardiva della gravidanza o durante il parto. Inoltre, neonati nati da madri che hanno assunto benzodiazepine cronicamente durantele fasi avanzate della gravidanza possono sviluppare dipendenza fisicae possono presentare un certo rischio per sviluppare i sintomi di astinenza nel periodo postnatale. Sembra che nei neonati la coniugazionedel farmaco avvenga lentamente essendo il suo glucuronide rintracciabile nelle urine per piu’ di 7 giorni. La glucuronizzazione del farmacopuo’ inibire competitivamente la coniugazione della bilirubina, portando all’iperbilirubinemia nel neonato. Poiche’ le benzodiazepine sono escrete nel latte materno, esse non devono essere somministrate alle madri che allattano al seno, a meno che il beneficio atteso per la donnanon superi il rischio potenziale per il neonato. Sedazione ed incapacita’ ad assumere latte dal seno, si sono manifestate, durante l’allattamento, in neonati le cui madri assumevano benzodiazepine. I neonati nati da tali madri devono essere osservati per effetti farmacologici (comprese sedazione ed irritabilita’).

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Il caffè fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE CUCINA RICETTA GELATO AL CAFFE FATTO IN CASA CUCINARE DOLCE FACILE VELOCEIl caffè non zuccherato apporta pochissime calorie, quindi non fa ingrassare ed è compatibile con qualsiasi tipo di dieta. Senza l’aggiunta di zucchero, latte o alcolici, una tazzina di caffè fornisce all’organismo soltanto 2 calorie.

Oltretutto la caffeina contenuta in un caffè innalza leggermente il metabolismo, per cui il caffè non zuccherato potrebbe essere considerato addirittura un alimento a calorie negative, cioè dimagrante.

Chiaramente, l’apporto energetico di un caffè corretto con latte, panna o alcolici aumenta notevolmente rispetto alla controparte amara, ed è sconsigliato.

E’ necessario infine considerare che la caffeina tende ad aumenta il senso di fame quindi è meglio consumarlo dopo i pasti.

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Ventolin (salbutamolo) 2mg compresse e sciroppo, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

VENTOLIN

Categoria Farmacoterapeutica

Farmaci per le sindromi ostruttive delle vie respiratorie – agonisti selettivi dei recettori beta2-adrenergici.

Principi Attivi

Compresse: salbutamolo solfato 2,4 mg pari a salbutamolo 2 mg. Sciroppo: salbutamolo solfato 2,4 mg pari a salbutamolo 2,0 mg.

Eccipienti

Compresse: sodio citrato bibasico, sodio bicarbonato, povidone, sodiobenzoato. Sciroppo: sodio citrato, acido citrico monoidrato, ipromellosa, sodio benzoato, saccarina sodica, aroma naturale, sodio cloruro, acqua depurata.

Indicazioni

Trattamento dell’asma bronchiale, broncopatia ostruttiva con componente asmatica.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Le formulazioni di salbutamolo non devono essere impiegate nella minaccia d’aborto. Anche se tra le pazienti che hanno assunto il salbutamolo in gravidanza e’ stata segnalata una percentuale di anomalie congenite sovrapponibile a quella riportata nella popolazione non espostaal farmaco, se ne sconsiglia l’uso in gravidanza tranne che nei casiin cui il beneficio per la madre sia superiore al possibile rischio per il feto.

Posologia

La durata d’azione del salbutamolo nella maggior parte dei pazienti e’di 4-6 ore. Un aumento della necessita’ di ricorrere all’impiego deibeta2-agonisti puo’ indicare un deterioramento delle condizioni dell’asma. Qualora cio’ si presenti puo’ essere necessaria una verifica delpiano terapeutico del paziente e dovrebbe essere presa in considerazione la necessita’ di una terapia corticosteroidea concomitante. Dato che, a dosaggi elevati, possono comparire effetti indesiderati, il dosaggio e la frequenza delle somministrazioni devono essere variati solo su indicazione del medico. >>Sciroppo. Adulti: 1-2 cucchiai (2-4 mg) per 3-4 volte al giorno (1 cucchiaio pari a 10 ml). Bambini: 3-6 anni: mezza-1 cucchiaio (1-2 mg) per 3-4 volte al giorno; 6-12 anni: 1 cucchiaio (2 mg) per 3-4 volte al giorno. Oltre i 12 anni: come per gli adulti. Nei pazienti anziani o nei pazienti ipersensibili agli agonisti beta-adrenergici, e’ consigliabile iniziare il trattamento con 1 cucchiaio (2 mg) di salbutamolo per 3 o 4 volte al giorno. Il dosaggio ottimale dipende da una precisa valutazione clinica delle necessita’ individuali. Lo sciroppo, di gusto gradevole, e’ particolarmente indicato inpediatria e permette una facile somministrazione negli anziani ed in tutti quei casi ove esista difficolta’ nella deglutizione. >>Compresse.Adulti: 1-2 compresse (2-4 mg) per 3-4 volte al giorno. Bambini: 3-6anni: mezza-1 compressa (1-2 mg) per 3-4 volte al giorno; 6-12 anni: 1compressa (2 mg) per 3-4 volte al giorno. Oltre i 12 anni: come per gli adulti. Nei pazienti anziani o nei pazienti ipersensibili agli agonisti beta-adrenergici, e’ consigliabile iniziare il trattamento con 1compressa (2 mg) di salbutamolo per 3 o 4 volte al giorno. Il dosaggioottimale dipende da una precisa valutazione clinica delle necessita’individuali. La compressa effervescente permette un’istantanea solubilizzazione del prodotto in poca acqua e ne consegue una maggiore praticita’ nella somministrazione, specie nella prima infanzia e negli anziani. Inoltre la compressa, dotata di una linea di frattura, consente l’aggiustamento della posologia alle necessita’ cliniche dei singoli pazienti.

Conservazione

Compresse: il prodotto e’ igroscopico; pertanto deve essere protetto dall’umidita’. Sciroppo: proteggere dalla luce.

Avvertenze

I pazienti con asma grave presentano una sintomatologia costante e frequenti riacutizzazioni; la loro funzionalita’ polmonare e’ ridotta, presentano valori di PEF inferiori al 60% del normale con variabilita’ anche superiori al 30%. Normalmente tali valori non si normalizzano completamente dopo l’assunzione di un broncodilatatore. Tali pazienti richiedono quindi una terapia steroidea inalatoria ad alte dosi (es. > 1mg al giorno di Beclometasone dipropionato) oppure orale. Un improvviso aggravamento della sintomatologia puo’ richiedere un aumento del dosaggio degli steroidi che devono essere somministrati con urgenza sottoil controllo del medico. Il trattamento dell’asma deve essere normalmente eseguito nell’ambito di un piano terapeutico adattato alla gravita’ della patologia; la risposta del paziente alla terapia deve essereverificata sia clinicamente che mediante esami di funzionalita’ polmonare. La necessita’ di ricorrere piu’ frequentemente ai beta2-agonistiinalatori a breve durata d’azione per il controllo della sintomatologia, indica un peggioramento del controllo dell’asma; in tale circostanza il piano terapeutico del paziente deve essere modificato. L’aggravamento improvviso e progressivo dell’asma e’ potenzialmente pericoloso per la vita e si deve prendere in considerazione la possibilita’ di instaurare una terapia con corticosteroidi o aumentarne il dosaggio. In pazienti considerati a rischio puo’ essere raccomandato da parte del medico il controllo giornaliero del picco di flusso. E’ necessario consultare il medico ogniqualvolta l’efficacia o la durata d’azione usualirisultino diminuite e non aumentare la dose o la frequenza della somministrazione. Gli agenti simpaticomimetici devono essere usati con molta cautela in pazienti che possono essere particolarmente suscettibiliai loro effetti. Ipokaliemia anche grave puo’ conseguire alla terapiacon beta2-agonisti, soprattutto in caso di somministrazione parenterale e per nebulizzazione. E’ necessaria particolare cautela nell’asma grave acuto poiche’ questo effetto puo’ essere potenziato dal trattamento concomitante con derivati xantinici, steroidi, diuretici e dall’ipossia. Si raccomanda, in tali situazioni, di controllare regolarmente ilivelli sierici di Potassio. Ci sono evidenze da dati post marketing edalla letteratura pubblicata di rari casi di ischemia miocardica associata all’uso di salbutamolo. I pazienti con preesistenti patologie cardiache gravi (ad es. cardiopatia ischemica, tachiaritmia o insufficienza cardiaca grave) che ricevono salbutamolo per patologie respiratorie, devono essere avvertiti di informare il proprio medico qualora si verifichi dolore toracico o sintomi di peggioramento della patologia cardiaca. Nei pazienti con malattie quali coronaropatie, aritmie, ipertensione arteriosa e nei pazienti affetti da glaucoma, ipertiroidismo, tireotossicosi, feocromocitoma, diabete ed ipertrofia prostatica, il prodotto va utilizzato solo in caso di assoluta necessita’. Poiche’ sonostati riscontrati edema polmonare materno ed ischemia miocardica durante o a seguito del trattamento del parto prematuro con beta2-agonisti, deve essere posta particolare attenzione al bilancio dei fluidi e deve essere monitorata la funzione cardio-respiratoria, incluso l’ECG. Se si sviluppano segni di edema polmonare o di ischemia miocardica deveessere presa in considerazione l’interruzione del trattamento. Il medicinale, analogamente ad altri beta-agonisti, puo’ determinare alterazioni metaboliche reversibili quali ad esempio iperglicemia che i pazienti diabetici non sempre sono in grado di bilanciare e sono stati riportati casi di chetoacidosi. La somministrazione contemporanea di glicocorticoidi puo’ aggravare questo effetto. E’ necessario consultare ilmedico ogniqualvolta l’efficacia del broncodilatatore a breve durata d’azione risulti diminuita o risulti necessario incrementarne le dosi.Nei pazienti affetti da asma grave o instabile, i broncodilatatori nondebbono essere l’unico o il principale trattamento terapeutico. L’asma grave richiede una verifica medica regolare, inclusi test di funzionalita’ polmonare, dal momento che tali pazienti sono a rischio di attacchi gravi ed anche di morte. Il medico deve prendere in considerazione la necessita’ di adottare le massime dosi raccomandate di steroidi inalatori e/o orali.

Interazioni

Di norma il prodotto ed i farmaci beta-bloccanti non selettivi, come il propranololo, non devono essere prescritti contemporaneamente. Il salbutamolo non e’ controindicato nei pazienti in trattamento con inibitori della monoaminossidasi (farmaci anti-MAO).

Effetti Indesiderati

Di seguito sono riportati gli eventi avversi elencati per organo, apparato/sistema e per frequenza. Le frequenze sono definite come: molto comune (>=1/10), comune (>=1/100, <1/10), non comune (>=1/1000, <1/100), raro (>=1/10.000, <1/1000) e molto raro (<1/10.000), incluse segnalazioni isolate. Gli eventi molto comune e comune sono stati determinatiin genere dai dati degli studi clinici. Gli eventi raro e molto rarosono stati determinati in genere dai dati provenienti dalla segnalazione spontanea. Disturbi del sistema immunitario. Molto raro: reazioni di ipersensibilita’ incluse: angioedema, orticaria, broncospasmo, ipotensione e collasso. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Raro:ipokaliemia. Ipokaliemia potenzialmente grave puo’ essere associata alla terapia con beta2-agonisti. Patologie del sistema nervoso. Molto comune: tremore; comune: cefalea; molto raro: iperattivita’. Patologie cardiache. Comune: tachicardia, palpitazioni; raro: aritmie cardiache incluse fibrillazione atriale, tachicardia sopraventricolare ed extrasistolia; molto raro: ischemia miocardica. Patologie vascolari. Raro: vasodilatazione periferica. Patologie del sistema muscolo scheletrico edel tessuto connettivo. Comune: crampi muscolari; molto raro: sensazioni di tensione muscolare.

Gravidanza E Allattamento

Anche se tra le pazienti che hanno assunto il salbutamolo in gravidanza e’ stata segnalata una percentuale di anomalie congenite sovrapponibile a quella riportata nella popolazione non esposta al farmaco, se nesconsiglia l’uso in gravidanza, tranne che nei casi in cui il beneficio per la madre sia superiore al possibile rischio per il feto. Poiche’ il salbutamolo viene probabilmente secreto nel latte materno non sene raccomanda l’uso nelle madri che allattano, a meno che i benefici prevedibili superino i rischi potenziali. Non e’ noto se il salbutamolopresente nel latte materno possa determinare effetti dannosi sul neonato.

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Stimolare il punto L col massaggio prostatico: tecnica e precauzioni

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FPrima di iniziare la lettura di questo articolo, ti consiglio di leggere: Punto G maschile: trovare e stimolare il punto L per provare orgasmi più intensi ed aumentare la forza dell’eiaculazione

Per stimolare efficacemente il punto L la migliore “strada” è quella dall’interno: potete infilare un dito (indice o medio sono i migliori in tal senso) nell’ano dell’uomo a circa 5/6 cm di profondità, premendo in avanti in direzione del pube (vedi freccia verde nell’immagine in alto). E’ preferibile tenere il palmo della mano in direzione dello scroto.
Infilate un dito finché non trovate anteriormente una zona di consistenza diversa che corrisponde alla prostata. Se non riuscite ad avvertirla (ci vuole esperienza) procedete con la penetrazione muovendo delicatamente il dito finché non sarà l’uomo stesso ad avvertire che in una certa zona avverte più piacere: quella zona sarà la prostata.
Una volta trovata la ghiandola prostatica potete fare un massaggio premendo e rilasciando la punta del dito, variando la velocità a piacere ed aumentandola durante l’eiaculazione, momento in cui anche la pressione può essere accentuata. Il massaggio prostatico eseguito con vigore nel momento dell’eiaculazione, incrementa il piacere dell’orgasmo e può aumentare la forza del getto dello sperma. Durante il massaggio prostatico potete contemporaneamente praticare al partner sesso orale o masturbarlo con l’altra mano. Il massaggio prostatico può essere effettuato ovviamente anche durante il rapporto sessuale vero e proprio. La prostata può essere stimolata anche con una penetrazione anale tramite opportuni sex toy o in un rapporto omosessuale.

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Precauzioni importanti per un massaggio prostatico sicuro e piacevole:

1) il dito usato deve avere l’unghia ben tagliata e non deve avere anelli: possono sfilarsi e rimanere incastrati nel retto;

2) non inserire il dito nell’ano “a freddo”, ma aspettare che l’uomo raggiunga un buon grado di eccitazione per farlo, il miglior consiglio è quello di iniziare prima con una masturbazione “classica” agendo sul pene e – solo quando l’uomo è abbastanza eccitato – inserire contemporaneamente il dito nell’ano;

3) non inserite il dito “a sorpresa”: avvertite sempre il partner prima di farlo;

4) inserite il dito lentamente e smettete se il partner ve lo chiede;

5) all’inizio dell’inserimento l’uomo può inconsciamente contrarre i muscoli dello sfintere anale, rendendo più difficile e dolorosa la penetrazione. Per favorire l’inserimento del dito, l’uomo deve rilassarsi e rilasciare i muscoli dello sfintere;

6) non inserire oggetti piccoli: potrebbero non avere la lunghezza giusta per arrivare a stimolare il punto L e, nel tentativo di raggiungerlo, si rischia di spingerli troppo in profondità e potrebbero rimanere incastrati nel retto. In questo caso potrebbe rendersi necessario l’intervento del medico per estrarre l’oggetto incastrato;

7) non inserite oggetti appuntiti: potrebbero causare lesioni anche gravi;

8) non usare oggetti in più pezzi, come una penna ad esempio: il tappo può staccarsi e rimanere incastrato nel retto;

9) se l’inserimento del dito risulta difficoltoso, si può usare un olio per massaggi steso su di esso;

10) il movimento del dito o di un oggetto adeguato, non deve essere violento altrimenti potrebbe procurare lesioni all’uomo;

11) subito dopo l’eiaculazione, cessate la pressione e togliete il dito lentamente: l’eccitazione maschile cessa di colpo e l’uomo può avvertire improvvisamente fastidio o dolore;

12) se l’uomo prova dolore intenso, interrompete immediatamente la penetrazione;

13) se si verifica abbondante proctorragia (vedete uscire sangue dall’ano) e dolore molto intenso, non perdete la testa e contattate subito un medico, tenendo bene a mente che anche piccole lesioni superficiali e poco gravi di un tessuto molto vascolarizzato come la mucosa anale, possono dare sanguinamenti copiosi e apparentemente “spaventosi”.

Lubrificante per la stimolazione prostatica: quale scegliere?
Il massaggio prostatico praticato con un lubrificante di buona qualità, rende il rapporto più piacevole ed appagante per entrambi i partner. Il miglior lubrificate anale attualmente sul mercato, selezionato, testato e consigliato dal nostro Staff, è il seguente: http://amzn.to/2BUNEAO. Questo prodotto facilita e rende più piacevole il sesso anale e può essere usato da solo, cospargendolo su dito/sex toy e superficie esterna dell’ano, o inserendolo all’interno dell’ano tramite un clistere di alta qualità come questo: http://amzn.to/2kmuIU4

Vibratori prostatici
Esistono una serie di vibratori che possono essere usati per stimolare il punto L ed ottenere orgasmi decisamente più piacevoli, noi vi consigliamo questo massaggiatore di prostata e perineo: http://amzn.to/2jSbfve

Se trovate fastidiosa – psicologicamente o fisicamente – la stimolazione dall’interno, provate la stimolazione dall’esterno: Stimolare il punto L col massaggio perineale ed il sesso orale con aspirazione ritmica

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Stimolare il punto L col massaggio perineale ed il sesso orale con aspirazione ritmica

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE PRIMA VOLTA COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE FIRST TIME LOVPrima di iniziare la lettura di questo articolo, ti consiglio di leggere: Punto G maschile: trovare e stimolare il punto L per provare orgasmi più intensi ed aumentare la forza dell’eiaculazione

MASSAGGIO DEL PERINEO
A causa della penetrazione anale, non tutti gli uomini accettano di buon grado il massaggio prostatico descritto precedentemente. In questo caso si può provare un massaggio prostatico dall’esterno, premendo delicatamente ma profondamente sul perineo, una zona tra la radice dello scroto (la sacca che contiene i testicoli) e l’ano. Questo massaggio permette di sollecitare il punto L in modo meno invasivo e solitamente più accettato dall’uomo, anche se ovviamente in maniera meno diretta rispetto alla stimolazione anale vista precedentemente. Il massaggio può essere effettuato con la mano, ma anche con la lingua ed altre parti del corpo: usate la fantasia! Come vedete nella foto in alto, è possibile stimolare la prostata dall’esterno con l’indice (freccia verde) e contemporaneamente dall’esterno con il pollice (freccia azzurra) per un maggiore piacere sessuale.

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SESSO ORALE CON ASPIRAZIONE RITMICA
Il sesso orale è una buona strategia per sollecitare il punto L maschile. In particolare dovrete praticare un’aspirazione ritmica del glande, la punta del pene. In questo modo stimolerete l’uretra, ed in modo indiretto la prostata e quindi il punto L. Ovviamente durante il sesso orale potete contemporaneamente stimolare la prostata dall’interno con l’indice e dall’esterno col pollice, come già precedentemente accennato.

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