Tafofobia: la fobia di essere sepolti vivi

Il termine tafofobia (in inglese “taphophobia”) in psichiatria e psicologia si indica una fobia con possibili correlati psicopatologici, derivante dalla paura di essere sepolti vivi, quale risultato dell’errata constatazione della propria morte. Edgar Allan Poe era affetto da tafofobia ed ha sovente tradotto questa sua paura nei classici della letteratura del terrore.

Etimologia

Il termine “tafofobia” deriva dai termini greci τάφος (“taphos” che significa tomba) e φόβος (“phobos” che significa paura).

Cenni storici

Il termine tafofobia e la relativa patologia soggiacente, sono stati descritti per la prima volta dal medico e psichiatra italiano Enrico Morselli nella sua opera “Sulla dismorfofobia e sulla tafefobia”, del 1891.

Descrizione

Questa fobia sembra essere abbastanza rara e appare più che altro come una forma estrema di claustrofobia. Oltretutto si è notato che il picco di tafofobia lo si ritrova in persone anziane che nella loro giovinezza sono rimaste profondamente colpite dalla lettura di racconti ispirati a questo fenomeno. Per questi motivi la tafofobia sembra non rivestire eccessiva rilevanza clinica. E’ importante ricordare che storicamente, prima dell’avvento della medicina moderna, la paura di essere sepolti vivi non era del tutto irrazionale: visto che nell’antichità gli strumenti medici non permettevano la stessa accuratezza degli attuali per constatare la morte reale del paziente. Nella storia vi sono stati numerosi casi accertati di persone accidentalmente sepolte vive perché credute morte. Nel 1896 un impresario di pompe funebri americano, T.M. Montgomery, riportò che quasi il 2% delle persone riesumate erano senza dubbio vittima di uno stato di morte apparente. Allo scopo di evitare questo macabro evento, alla fine del Settecento, l’anatomista danese Jacques-Bénigne Winslow, aveva enunciato una serie di possibili riscontri da attuare sul presunto cadavere affinché la diagnosi di morte fosse certa. Fra questi ad esempio c’erano il versare aceto e sale o urina calda nella bocca, mettere insetti nelle orecchie o infliggere ferite doloroso allo scopo di risvegliare il deceduto, come tagliare le piante dei piedi con delle lamette.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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