Riusciremo a smetterla di considerare bambini troppo pasciuti e cicciottelli l’orgoglio di mamma e papà? I pediatri continuano a ripetere che il sovrappeso da piccoli è una seria ipoteca sulla salute da adulti e durante l’ultimo congresso mondiale di endocrinologia pediatrica di Milan hanno dato indicazioni per un metodo semplice e alla portata di chiunque per capire se c’è da preoccuparsi o no: basta misurare il girovita e fare il rapporto fra questa misura e l’altezza per sapere se il bimbo è a rischio obesità. Il problema infatti è la “pancetta”, negli adulti come nei bimbi: il grasso viscerale è il più pericoloso e il classico indice di massa corporea (ovvero il peso corporeo diviso per il quadrato dell’altezza) non è l’ideale per capire se c’è.
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Lo Staff di Medicina OnLine
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L’Italia vanta uno dei tassi più alti di obesità infantile. La percentuale di bambini italiani obesi e in sovrappeso è pari infatti al 31,6% della popolazione, seconda solo a quello degli Stati Uniti, dove sono il 35,5%, tra i paesi occidentali. E’ uno dei dati emersi al seminario sui costi dell’obesità organizzato a Milano dal Barilla center for food and nutrition. Nel mondo un bambino su 10, in età scolare, è obeso o in sovrappeso. Nei paesi Ocse la media è del 22,1%, e tra quelli con i tassi peggiori, oltre Usa e Italia, ci sono Regno Unito (24,7%) e Brasile (22,1%), mentre la Cina è quella che registra le cifre più basse (5,2%), con Giappone (15,3%), India e Germania (19%).
Dalla misurazione dell’
Affermazione banale per molti, ma non per la scienza: essa abbisogna di prove scientifiche e lunghi esperimenti per dimostrare anche la più banale delle affermazioni: questo è il caso.
Alcuni tipi di disfunzione erettile (quella che una volta veniva chiamata “impotenza”) possono essere curati con l’esercizio fisico e una buona alimentazione: lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori della East Carolina University guidati dal dottor Christopher Wingard in uno studio pubblicato su American Journal of Physiology. L’esercizio aerobico sembra però poter curare solo la disfunzione erettile maschile che viene causata da una scorretta alimentazione: i dati emersi dallo studio su un modello animale hanno messo infatti in evidenza la stretta correlazione fra il cibo spazzatura, l’esercizio aerobico e la capacità erettile. I ricercatori infatti hanno sottoposto per 12 settimane un gruppo di topi a una dieta ricca occidentale con cibo spazzatura ricco di zuccheri e grassi. L’altro gruppo ha invece seguito una dieta sana e durante il periodo di osservazione metà degli animali sono stati sottoposti a esercizio fisico. I risultati hanno dimostrato che i topi che avevano seguito la dieta “occidentale” ricca di cibo spazzatura e che non avevano praticato l’esercizio fisico avevano sviluppato una disfunzione erettile presentando arterie coronarie poco elastiche. Al contrario i topi che pur avendo seguito la stessa dieta avevano praticato l’esercizio fisico non presentavano disfunzione erettile rifuggendo i problemi alle arterie.
I ricercatori dell’Università di Guelph (Ontario, Canada) hanno messo a paragone centinaia di ricerche sulle sostanze afrodisiache per comprenderne l’effetto sulla funzionalità sessuale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Food Research, sostiene che tra i rimedi naturali per aumentare il desiderio, l’aggiunta di ginseng e zafferano (ma anche banane, asparagi e fichi) alla dieta è il più efficace perché agisce come un “turbo” sulla libido. Il ginseng contiene ginsenosidi che migliorano le performance fisiche, donano all’organismo energia e vitalità e sembrano essere direttamente responsabili dell’aumento del desiderio sessuale. Sembra inoltre avere effetto sull’asse ipotalamo-ipofisi-ghiandole surrenali, aumentando il livello di corticosteroidi nel circolo sanguigno. Lo zafferano è in grado di risvegliare i sensi: migliora la circolazione del sangue e favorisce il riscaldamento delle mucose aumentandone la sensibilità. Una ricerca condotta parallelamente da Ashleymadison.com, promuove altri dieci ingredienti afrodisiaci: asparagi, banane, fichi, ravanelli, vaniglia, tartufo, cioccolato, champagne, caviale e ostriche.
Da sempre nota per le sue proprietà immunostimolanti, l’aloe può essere impiegata con successo anche nei casi di sovrappeso e cellulite. Questa è una pianta preziosa per ripristinare e regolare numerose funzioni essenziali per l’organismo. Inoltre, è antiossidante, rivitalizzante, antiosteoporosi e bruciagrassi. L’integrazione si effettua impiegando il succo e la polpa dell’Aloe arborescens che contengono calcio e fosforo, indispensabili per ossa e denti; potassio, drenante e antiritenzione; zinco, utile per la pelle; magnesio, antifame nervosa; cromo, necessario per regolare i livelli di zuccheri nel sangue e mantenere attivo il metabolismo; vitamina E, antiossidante, permette di assimilare meglio i principi attivi dell’aloe; vitamine del gruppo B, fondamentali per il sistema nervoso; vitamina C, antiossidante e stimolante della produzione del collagene, quindi antirughe; monosaccaridi e polisaccaridi dalle potenti proprietà immunostimolanti; aminoacidi essenziali (che il corpo deve assumere perché non li produce da sé).
A volte viene chiamata addirittura “la pianta del miracolo“ oppure “il guaritore naturale”, sto parlando dell’Aloe Vera, una pianta dalle infinite sorprese. Ci sono oltre 200 varietà di Aloe, ma solo l’ Aloe Barbadensis Miller (Aloe Vera) è la pianta che ha maggior utilità per l’uomo grazie alle sue già dimostrate scientificamente proprietà medicinali. Il nome Aloe vera è stato usato per la prima volta da Linneo, come Aloe perfoliata var. vera (1753), tuttavia la descrizione di Linneo dell’Aloe vera come specie a sé stante è successiva alla descrizione di Miller dell’Aloe barbadensis (1768), pur trattandosi sicuramente di esemplari della stessa specie. Inoltre il nome barbadensis venne attribuito da Miller a esemplari raccolti sull’isola di Barbados, nelle Piccole Antille, sicuramente discendenti da qualche pianta di Aloe lasciata sull’isola dai navigatori portoghesi o spagnoli oltre due secoli prima. Per questo motivo, in base alle regole sull’attribuzione dei nomi, deve essere usato il nome Aloe vera Miller, (non: Linneo). Precedentemente alla classificazione binomia introdotta da Linneo, la specie era chiamata Aloe vera vulgo o Aloe vera Vulgaris sive sempervivum marinum, e successivamente Aloe foliis spinosis confertis dentatis, vaginantibus planis maculatis. Questo indica che il nome vera stia a spiegare che la pianta è stata considerata dal “volgo” la vera Aloe.