Diete in palestra: denunciati due personal trainer per esercizio abusivo della professione di dietologo

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI MANGIARE PRIM MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBEI Carabinieri del NAS di Milano, nell’ambito dei controlli nel settore del fitness e delle palestre, hanno scoperto che due personal trainer, titolari di una palestra del mantovano, erano soliti prescrivere ai propri numerosi clienti diete alimentari personalizzate dietro compenso economico, pur non avendo alcun titolo professionale ed abilitativo ed esponendo gli sportivi a potenziali rischi per la salute.

I Carabinieri del NAS ricordano che per intraprendere una dieta o un particolare regime alimentare occorre rivolgersi a figure professionali competenti – medici, dietologi, dietisti e biologi nutrizionisti – abilitate all’esercizio della professione sanitaria. Un personal trainer che non abbia al contempo una di queste qualifiche, non può per legge somministrare nessuna dieta.

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Differenza tra recupero attivo e passivo nello sport: qual è migliore?

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  • il superamento della fatica;
  • il ripristino delle capacità di prestazione;
  • la realizzazione degli adattamenti che porteranno a migliorare la prestazione sportiva, ad esempio aumentando la massa muscolare.

Gestire al meglio il recupero può, quindi, fare la differenza tra un allenamento di successo ad uno di scarsi risultati. Durante il recupero si sviluppano un certo numero di processi fisiologici, soprattutto energetici, che permettono al muscolo di restaurare la sua capacità di generare forza. Tali processi, oltre a dipendere dalla tipologia, dalla durata e dall’intensità relativa dell’attività fisica svolta, dipendono anche dal tipo di recupero che si mette in atto, che può essere essenzialmente di due tipi:

  • attivo: in cui l’atleta mantiene un’attività muscolare dinamica, anche se di bassa intensità;
  • passivo: l’atleta non svolge alcun tipo di attività muscolare.

Per comprendere meglio il meccanismo di recupero, è necessario ricordare il processo di eliminazione dell’acido lattico e di resintesi del glicogeno muscolare.

Eliminazione dell’acido lattico

L’esercizio fisico porta ad un aumento della produzione di acido lattico, che nel muscolo si dissocia rapidamente in lattato e H+. Il lattato viene poi eliminato attraverso diversi processi, quali: ossidazione nel muscolo scheletrico, conversione in glucosio e glicogeno a livello epatico, conversione in glicogeno a livello muscolare. L’ossidazione nel muscolo scheletrico è sicuramente il meccanismo più importante di eliminazione del lattato e, per questo motivo, il recupero attivo è in grado di aumentare la velocità di smaltimento del lattato, il recupero attivo, infatti, prevede un’attività muscolare dinamica di bassa intensità, quindi permette di avere una produzione minima di lattato, ma, al tempo stesso, di mantenere una frequenza cardiaca più alta rispetto al recupero passivo, un maggior afflusso sanguigno al muscolo, reclutamento delle fibre lente a carattere prettamente ossidativo e mantenimento di una richiesta energetica extra da parte del muscolo scheletrico. Questi fattori permettono in maniera diversa un miglioramento dei processi di eliminazione del lattato: l’aumento della frequenza cardiaca e del flusso sanguigno muscolare incrementano l’eliminazione del lattato dai tessuti che lo hanno prodotto, il reclutamento delle fibre ossidative con conseguente richiesta energetica proprio da parte di esse, facilita l’ossidazione del lattato a livello muscolare. Con il recupero passivo invece non vi saranno gli effetti appena descritti, per cui una grossa parte del lattato accumulato sarà comunque ossidata a livello muscolare, ma ad una velocità più bassa. L’andamento della lattatemia a seguito di un esercizio massimale cambia se viene eseguito un recupero attivo o passivo.

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Resintesi del glicogeno muscolare

Il glicogeno è la scorta di zuccheri delle cellule. Durante esercizio fisico intenso esso rappresenta la fonte primaria di energia per il muscolo scheletrico. Il glicogeno viene dunque consumato moltissimo durante l’esercizio fisico di alta intensità, e a seguito di esso deve essere risintetizzato. Gli effetti precedentemente descritti riguardo il recupero attivo rallentano la resintesi del glicogeno: le fibre muscolari attive tendono a consumare energia e non a risintetizzare le scorte energetiche, inoltre il lattato degradato per via ossidativa non potrà essere utilizzato per neoglicogenesi. In questo caso il recupero attivo tenderà a rallentare la resintesi del glicogeno, mentre il recupero passivo permetterà una resintesi più rapida. E’ bene precisare che per ottimizzare la resintesi del glicogeno sono fondamentali le quantità e le modalità di assunzione di carboidrati post-esercizio.

Qual è il recupero migliore?

Da quanto detto appare chiaro che:

  • il recupero attivo aumenta la velocità di eliminazione del lattato, ma rallenta la resintesi del glicogeno.
  • il recupero passivo rallenta l’eliminazione del lattato, ma accelera la resintesi del glicogeno.

Questi aspetti devono necessariamente essere presi in considerazione se si vuole ottimizzare il recupero muscolare. Si intuisce facilmente, come spesso accade, che la chiave vincente non sia rappresentata da nessuna delle due opzioni in solitaria, ma dalla giusta combinazione di entrambe in base alle esigenze richieste dall’atleta e dallo specifico periodo di allenamento.

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Quando prendere le proteine per potenziarne l’effetto?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelE’ una delle domande più frequenti e la risposta è facile: per favorisce l’ipertrofia muscolare ed aiutare a preservare la massa muscolare, le proteine devono essere assunte subito dopo l’allenamento. Diversi studi suggeriscono che assumere proteine in prossimità di allenamenti di resistenza muscolare favorisce l’ipertrofia ed un migliore recupero muscolare. Inoltre, si è scoperto che proteine ad alto contenuto di leucina, come le proteine whey, sono più efficaci nello stimolare la sintesi proteica nei muscoli.

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Prendere le proteine al mattino

Molti sportivi o atleti, specialmente quelli che svolgono allenamenti con i pesi, consumano un frullato di proteine come prima cosa al mattino, subito dopo il risveglio, in modo da ridurre il rischio di catabolismo. Questo avviene specialmente nei periodi di intenso allenamento o durante una dieta a basso contenuto calorico. C’è anche chi preferisce bere un frullato di proteine per iniziare la giornata perché sente un effetto energizzante, e chi invece perché aiuta ad aumentare il senso di sazietà.

In breve, uno shake di proteine al mattino è utile per rompere il digiuno in cui l’organismo è rimasto durante il sonno e, per chi vuole perdere peso e grasso, può essere una buona strategia per controllare l’appetito durante tutto l’arco della giornata.

Conclusioni

Per chi pratica sport, specialmente allenamenti con i pesi, un frullato di proteine dopo l’allenamento è un ottimo aiuto per favorire lo sviluppo muscolare e accelerare il recupero. Oltre a questo importante momento della giornata, anche il mattino è molto importante per una seconda dose di proteine, non solo per nutrire i muscoli dopo il lungo periodo di digiuno notturno, ma anche per recuperare energia e aumentare il senso di sazietà durante il resto della giornata.

Ciò nonostante, non bisogna dimenticare che la decisione di consumare uno, due o addirittura più shake di proteine, dipende sempre dal proprio fabbisogno proteico. L’integrazione è un aiuto prezioso per rendere completa una dieta e anche per agevolare il controllo delle calorie durante la perdita di peso, ma non deve sostituire gli alimenti.

Osservazioni finali

In questo articolo, si parla di due momenti della giornata nei quali l’assunzione di proteine può fare maggiore differenza nei tuoi risultati. Tuttavia, puoi bere uno shake di proteine in qualsiasi altro momento: in sostanza, la cosa più importante è l’apporto energetico giornaliero e consumare tutti i macro nutrienti che costituiscono la tua dieta.

Se non hai modo di portare con te uno shake di proteine, puoi scegliere delle proteine liquide o delle barrette, un’altra eccellente alternativa per un boost proteico a qualsiasi ora. E se il problema è come portarle in giro, molte marche produttrici hanno creato delle proteine disponibili in singole bustine. Come puoi vedere, c’è sempre una soluzione per garantirti l’adeguato consumo proteico per sviluppare i tuoi muscoli.

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Morto il bodybuilder Rich Piana a causa degli anabolizzanti e dell’abuso di droghe

MEDICINA ONLINE BREAKING NEWS Rich Piana Is DEAD DEATH COMA OVERDOSE MORTE BODY BUILDING DOPING LETTERA MUSCOLI COME RICONOSCERE DOPATO IN PALESTRA ATLETA TEST ANTIDOPING RECORD ANABOLIZZANTI GH ORMONE CRESCITA DIURETICI 01Oggi, 25 agosto 2017, è purtroppo deceduto un altro bodybuilder: dopo la morte di Dallas McCarver, avvenuta appena tre giorni fa, ci ha lasciato anche Rich Piana. Ancora ignote le cause precise della morte del celebre culturista ed imprenditore statunitense, forse dovuta ad arresto cardiaco. L’abuso di farmaci dopanti e di droghe sembrerebbe aver avuto un ruolo fondamentale nella tragica fatalità. Quello che si sa con certezza è che dallo scorso 11 agosto Rich Piana lottava tra la vita e la morte. Il famoso bodybuilder statunitense, nato da madre di origine armene e padre di origini italiane, era in coma farmacologico dal 17 agosto, quando aveva perso i sensi e, cadendo a terra, aveva battuto la testa. “Overdose da farmaci anabolizzanti“, la prima diagnosi dei medici accorsi nella sua abitazione dopo una chiamata della compagna, anche se altre fonti parlano invece di “overdose da eroina“. L’uomo aveva perso i sensi nella sua casa in Florida dove sono stati poi ritrovati 20 flaconi di anabolizzanti, oltre a vari altri farmaci. Piana aveva 46 anni ed era uno dei culturisti più famosi del mondo, noto con il soprannome di “Hulk“. Tempo fa aveva pubblicamente ammesso di aver assunto steroidi per 30 anni nella sua carriera, cioè da quando aveva appena 16 anni.

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Supermutante da 143 kg

Sui social Richard Eugene “Rich” Piana si definiva atleta ma anche «supermutante». “Non mi pento di nulla, rifarei tutto” ha detto alcuni mesi fa commentando i suoi eccessi. Figlio di una culturista, ha iniziato con il body building quando aveva solo 11 anni, seguendo le orme della madre, e gareggiava già a 15 anni. Rich era una superstar su Instagram ed era ormai diventato milionario. Era alto 183 cm ed il suo peso oscillava tra i 100 ed i 143 kg. Dai 18 anni in poi, Piana è arrivato settimo e undicesimo nei campionati di bodybuilding nazionali. Ha raccolto diversi titoli da uno Stato all’altro ed ha vinto un primo premio in California. Ha vinto il titolo “IFBB Mr. Teen California” nel 1989, “IFBB Mr. California” nel 1998 e la competizione NPC nel 2003 e 2009. Nel 2014 ha fondato una sua linea di integratori e abbigliamento, la “Rich Piana 5% Nutrition”. Piana stimava di aver speso fino a 2500 dollari al mese nei momenti più intensi della sua dipendenza dagli steroidi.

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Se potete, rimanete puliti, ma…

L’ultima sfida del culturista nato a Glendale (Los Angeles) il 26 settembre 1970 è stata seguita dai suoi numerosissimi fan sui social: si tratta del programma «Bigger By The Day», che significa “più grosso ogni giorno”. Un programma mostruoso il suo, a base di allenamenti estremi, 9/10 pasti quotidiani a base di proteine ed il supplemento di steroidi e vari altri tipi di farmaci per aumentare massa, definizione e prestazioni. Il culturista è stato sepolto nel Forest Lawn Memorial Park a Hollywood Hills, in California. Piana ha più volte pubblicamente ammesso l’uso di steroidi anabolizzanti durante la sua carriera nel bodybuilding, iniziando quando era addirittura minorenne. Piana, travolto sui social dalle critiche, spiegava così la sua filosofia:

“Se potete, rimanete puliti, ma se volete diventare bodybuilders professionisti, non avete scelta. Non c’è motivo per usare gli steroidi, si sta male e fa male al corpo, se però non ne potete fare a meno come me, sarete completamente soddisfatti della scelta”

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra creatina monoidrata, titolata, effervescente e tri-creatina malato

MEDICINA ONLINE PALESTRA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO FIBRE MUSCOLARI ROSSE BIANCHE LENTE VELOCI PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTERATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISICOLa creatina monoidrata è stata la prima forma di creatina messa in commercio, tuttora estremamente diffusa grazie ai molti benefici a cui però si uniscono alcuni effetti collaterali come il minimo assorbimento ed i famosi problemi intestinali dovuti alla sua scarsa solubilità. Infatti solo una parte della dose veniva assorbita, mentre l’altra rimaneva nell’intestino dove il corpo inviava acqua per sciogliere i cristalli di creatina e questo causava diarrea e crampi. Quindi bisognava assumere una dose molto massiccia per assimilarne solo una piccola parte.
Oltre questo, la creatina aveva l’inconveniente che non poteva essere usata nei periodi di definizione, in quanto causa di ritenzione idrica.
Per questi motivi sono stati, negli anni, creati molti altri tipi di creatina, più costosa, ma con minor effetti collaterali, tra cui:

Creatina effervescente

La creatina monoidrata è unita al bicarbonato di potassio e all’acido citrico. Grazie a questi due composti diventa effervescente in acqua dando origine ad una potente creatina ionizzata.
Quest’ultima è in grado di manipolare il pH dello stomaco dando un maggiore assorbimento.

Tri – Creatina malato

La creatina è unita all’acido malico. Quest’ultimo è un intermedio del ciclo di Krebs, il quale è importantissimo per la produzione di energia. Quindi la somma della creatina all’acido malico da una produzione di energia (ATP) nettamente superiore alla semplice creatina monoidrata.
Inoltre questo sale non da ritenzione idrica diventando, quindi, consigliabile anche nei periodi di definizione.

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Creatina titolata

La creatina titolata da origine allo stesso prodotto della creatina effervescente ma in un modo differente. Ovvero, si ottiene sempre la potente soluzione ionizzata ma con la “titolazione”, cioè l’aggiunta alla semplice creatina di acido citrico e citrato di sodio. Questo composto cambia il pH dell’acqua in cui viene miscelato dando un completo o quasi assorbimento della creatina.

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Differenza tra creatina micronizzata e monoidrata: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE PALESTRA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO FIBRE MUSCOLARI ROSSE BIANCHE POTENZIALE GENETICO PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTERATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISICOLa creatina micronizzata rappresenta un’evoluzione della classica forma monoidrata, introdotta sul mercato degli integratori alimentari nei primi anni ’90. Quest’ultima, pur essendo la più utilizzata in assoluto dagli atleti, presenta alcune limitazioni, prima fra tutte la scarsa idrosolubilità. Messa in acqua e mescolata, la creatina monoidrato rimane in sospensione, ma tende ben presto a depositarsi sul fondo del recipiente. Così come nel bicchiere, la quota di creatina non solubilizzata si deposita nello stomaco e nell’intestino, richiamando acqua per effetto osmotico. Tutto ciò può causare dolori addominali e diarrea, con conseguente disidratazione, predisposizione ai crampi muscolari e – teoricamente – calo della performances. Per questo motivo i produttori hanno cercato di cambiare la natura fisica del sale monoidrato della creatina, riducendo le dimensioni dei cristalli che lo costituiscono. Da queste ricerche è nata la creatina micronizzata, che rispetto alla tradizionale ha la capacità di rimanere in sospensione più a lungo, grazie ad un diametro delle polveri nettamente inferiore (fino a 20 volte). Il risultato è un migliore assorbimento ed una riduzione dei classici problemi intestinali.
Il prezzo della creatina micronizzata è leggermente superiore rispetto alla tradizionale monoidrata; nonostante ciò, rimane una delle formulazioni più economiche, anche grazie all’elevato contenuto in creatina.

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Come abbiamo visto, la creatina micronizzata si propone di superare uno dei principali limiti della tradizionale formula monoidrato: la scarsa solubilità; tuttavia – a nostro avviso – la micronizzata non determina nessun macroscopico vantaggio in fatto di performance, rispetto alla monoidrata. L’unico vero vantaggio della creatina micronizzata rispetto alla classica forma monoidrata, è un minor rischio di effetti collaterali a livello intestinale, ma solo per quei soggetti che lamentano disturbi intestinali in seguito alla sua assunzione.

Creatina monoidrata:

  • Pro: economica; efficace.
  • Contro: minore solubilità; maggior rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti.

Creatina micronizzata:

  • Pro: maggiore solubilità; minor rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti; efficacia.
  • Contro: maggior costo.

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Quante ossa ed articolazioni abbiamo nel nostro corpo?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OMERO OSSO ANATOMIA FUNZIONI SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione RadiofreLo scheletro umano è formato da una grande quantità di ossa di varie forme e dimensioni e può essere suddiviso in ossa del capo, ossa del tronco e ossa degli arti.

Il numero totale di ossa che compongono lo scheletro di un adulto è: 206.

Il numero totale di articolazioni che compongono lo scheletro di un adulto è: 68.

Lo scheletro umano di un neonato presenta 270 ossa, mentre – come abbiamo visto – il numero di ossa di un adulto è 206. Ciò si spiega col fatto che durante lo sviluppo alcune ossa si uniscono tra di loro.

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Quanti muscoli abbiamo nel nostro corpo?

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI RISCALDAMENTO MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBEIl numero totale di muscoli nel corpo umano è davvero elevato: in totale abbiamo 752 muscoli nel nostro corpo.

Di questi 752, i muscoli scheletrici (volontari) sono 654 così distribuiti:

  • 327 sul lato sinistro del corpo;
  • 327 sul lato destro.

Esistono due muscoli scheletrici che non appartengono Continua a leggere