Prova costume: bocciata la metà degli italiani

MEDICINA ONLINE DIETA UOMO PANCIA GRASSO DIMAGRANTE GRASSI CALORIE ATTIVITA FISICA SPORT DIMAGRIRE PERDERE PESOProva costume: bocciata quasi la metà degli italiani, il 46%. Tanti infatti risultano sovrappeso (35,6%) o addirittura obesi (10,4%) secondo un’analisi della Coldiretti. In particolare gli uomini che sono fuori forma nel 55,5% dei casi rispetto alle donne (37,1%). La situazione è dunque drammatica anche perché – osserva la Coldiretti – i segnali non sono incoraggianti neanche nelle giovani generazioni, con il 26,9% di ragazzi italiani tra i 6 e i 17 anni in eccesso di peso.

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Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo NON PERMETTERE DIRTI NON SAI FARE La Ricerca Della Felicità Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Peso Pancia Sessuologia Pene Laser Filler Ruga BotulinoSe hai un sogno tu lo devi proteggere.
Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Quando le persone non sanno fare qualcosa, dicono a te che non la sai fare.

Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.

Foto: una scena tratta dal film La ricerca della felicità

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Primo mare, primo sole: i consigli per proteggere la nostra pelle dalle scottature (anche a tavola)

Fa molto caldo qui a Roma e sono sicuro che le spiagge di Ostia e Fregene in questo momento saranno molto affollate! La voglia di godersi il primo sole è sicuramente tanta e, ad essere sincero, se non avessi da lavorare, anche io sarei in spiaggia cullato dai raggi di sole! Nonostante non sia ancora estate, è necessario ricordare alcune precauzioni per evitare scottature e danni causati dall’esposizione ai raggi ultravioletti. Ecco alcuni pratici consigli che possono tornarvi molto utili per “salvare la vostra pelle” come diceva Ligabue in una vecchia canzone!

1) La protezione inizia prima di arrivare in spiaggia: perché i solari siano efficaci occorre applicarli una ventina di minuti prima dell’esposizione al sole. E’ poi importante che siano usati su tutta la superficie del corpo, anche nelle zone poi coperte dal costume. Vanno inoltre riapplicati ogni 2 o 3 ore, dopo un’immersione in acqua o dopo aver sudato

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2) Scegliere la protezione giusta: il corretto livello di protezione dipende dal fototipo di ciscuno. Chi ha occhi e pelle chiara, e capelli biondi ad esempio ha una pelle con minor capacità di resistere ai danni dei raggi ultravioletti. Chi, al contrario, ha occhi e capelli più scuri e carnagione olivastra ha un fototipo alto, ovvero può esporsi con maggior tranquillità al sole.

3) Non abbassare la protezione: in molti, dopo aver applicato delle creme solari ad alta protezione, nei primi giorni di sole, tendono a passare a protezioni di livello inferiore, ma non si dovrebbe mai fare. Questo perché gli studi ci dicono che la reale protezione non viene mai applicata a dovere, dunque sarebbe consigliabile mantenere una protezione alta nel tempo.

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4) Proteggersi anche quando si fa sport: è assolutamente consigliabile ricorrere alle protezioni solari anche quando si fa sport all’aria aperta, quando si suda e non si pensa all’azione dei raggi ultravioletti.

5) Massima attenzione ai bambini: i più piccoli che, specie in questa stagione e in estate trascorrono molto tempo fuori casa, vanno adeguatamente protetti, sempre. E’ infatti dimostrato che l’esposizione violenta ai raggi Uv (dunque con scottature) in età pediatrica è uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza di tumore della pelle in età adulta.

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6) La prevenzione si fa anche a tavola: è molto importante alimentarsi e idratarsi adeguatamente. In estate e quando ci si espone al sole maggiormente, è bene idratarsi, bevendo almeno due litri di acqua al giorno. La dieta poi aiuta a prevenire i danni dei raggi ultravioletti e a ripararli (vedi punto successivo).

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7) Sì a frutta e verdura di stagione in quantità: la natura ci fornisce ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno. Dopo un’esposizione al sole è bene introdurre degli antiossidanti naturali, primo tra tutti l’uva, che matura proprio ad estate inoltrata, quando la pelle ne ha più bisogno. Via libera poi a verdura e frutta colorata: pomodori, albicocche, meloni e pesche sono tutti ricchi di beta-carotene, che aumenta la naturale protezione della pelle nei confronti del sole.

8) Usa un multivitaminico: un integratori completo di vitamine e sali minerali, aumenta le possibilità di avere una abbronzatura perfetta. Noi vi consigliamo questo prodotto: https://amzn.to/3wPTlxT

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Dermatite atopica: cause, sintomi, conseguenze, congligli e terapie topiche e sistemiche

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La dermatite atopica (in inglese “atopic dermatitis“) è una patologia cronica della pelle, non contagiosa, caratterizzata dalla comparsa di infiammazione e lesioni eritematose. Presenta spesso andamento tipico con momenti di esacerbazione intervallati da periodi di remissione. Chi soffre di dermatite atopica in genere è affetto anche da Continua a leggere

Dermatite atopica: giusta alimentazione e probiotici quando le cure tradizionali falliscono

Porta con sé prurito e irritazioni cutanee con cui può essere difficile convivere, iniziando dall’infanzia e a volte continuando fino all’età adulta. È la fastidiosa patologia che prende il nome di dermatite atopica (anche detta eczema atopico , neurodermite). Tale malattia è un eczema cronico cioè una reazione dermica infiammatoria (dermatite) cronica, pruriginosa e non contagiosa. Spesso è difficile trovare una terapia veramente efficiente per la dermatite atopica. A volte non sono efficaci né i rimedi topici, né i farmaci da assumere per via orale. Anche in questi casi rimane, però, un barlume di speranza. Sono infatti sempre più numerosi gli studi che fanno intravedere una soluzione nella integrazione alimentare con probiotici, che rappresenta un valido aiuto per migliorare la gestione della malattia.

Continua la lettura su https://www.saperesalute.it/dermatite-atopica-che-fare-quando-le-cure-tradizionali-falliscono

Per approfondire: Dermatite atopica: cause, sintomi e terapie di una patologia della pelle molto diffusa

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Shirataki, la pasta senza carboidrati e senza glutine che non fa ingrassare e può essere consumata anche da celiaci e diabetici

Esiste una pasta senza carboidrati e che può essere consumata anche dai celiaci e da chi soffre di diabete? Certo, si chiama shirataki! Se non li avete mai sentiti nominare, imparerete subito ad amarli: saranno infatti la vostra arma segreta per sopravvivere alla dieta senza rinunciare a un piatto di pasta! Gli shirataki sono infatti degli spaghetti senza glutine, senza carboidrati con un bassissimo apporto calorico ma con un alto contenuto di fibre. Insomma la pasta perfetta per chi è a dieta!

Leggi anche: Differenze tra il diabete di tipo 1 e 2 (insulino dipendente e resistente)

Caratteristiche degli shirataki

Gli shirataki assomigliano in tutto e per tutto alla pasta occidentale. Hanno però tre caratteristiche fondamentali per tutti coloro che cercano di perdere peso:

  • Contengono pochissime calorie (100 grammi di Shiritaki hanno circa 10 calorie)
  • Danno un senso di sazietà immediato e che dura a lungo: la fibra vegetale che forma questi spaghetti assorbe infatti moltissima acqua e questa sua particolarità consente di aumentare la sua massa.
  • Possono essere tranquillamente consumati anche da chi è celiaco, in quanto non contengono glutine, caratteristica apprezzatissima da molti miei pazienti!

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Gli shirataki si presentano in due modi

Gli shirataki sono secchi o liquidi:

1) Secchi: da reidratare, basterà immergerli in un pentolino con acqua bollente per 7 minuti, non importa ne girare ne controllarli, non scuociono mai; e una volta reidratati sciacquarli sotto acqua calda per togliere i residui di zuccheri presenti sulla pasta per formare le matassine (per 100gr in questo caso avremo circa 20 calorie).

2) Liquidi: pronti per essere risciacquati sotto acqua tiepida e snodati dalla sua matassina e saltarli in padella con il condimento scelto (in questo caso le kcal sono sotto le 10 per 100gr).
Sotto forma di “pasta”, gli shirataki hanno un sapore gradevole. Facili da preparare, senza gusto particolare, si impregnano della salsa o della preparazione che li accompagnano, per un pranzo o cena a basso contenuto calorico ma con un delicato sapore orientale.

Si ottengono dalla radice di Konjac

Gli shirataki sono di origine Giapponese e vengono prodotti dalla radice della pianta di Konjac: questa è ricca di glucomannano, la fibra che consente a questi spaghetti di avere tutte queste proprietà. Al fine di preservare la qualità del prodotto, la pianta viene raccolta e i tuberi, raccolti di fresco, sono puliti e sbucciati. Per prima cosa il Konjac viene cotto. Poi è fatto seccare e macinato a farina. Il Konjac può essere utilizzato per preparare diversi piatti. Nei diversi paesi, il Konjac assume nomi diversi come : Konjacu, Konnyaku, Konjaku.

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Cartoline dalla mia città: il rettorato dell’Università Sapienza

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo RETTORATO UNIVERSITA SAPIENZA Dieta Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Sex Pene Laser Filler Rughe BotulinoSi lo so, potevo mettere qualche foto più caratteristica di Roma, come il Colosseo, Fontana di Trevi o Piazza Navona, ma nel giorno in cui una donna si candida a rettore per la prima volta in 711 anni… beh, volevo essere un po’ meno banale!

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Dolore al seno (mastodinia): da cosa è causata e quando preoccuparsi?

La mastodinia (“dolore al seno”, “mammalgia” o “mastalgia”) è un sintomo decisamente comune e molto diffuso nel sesso femminile caratterizzato da dolore alle mammelle. Il dolore può variare da un semplice e lieve disagio fino ad un dolore gravemente invalidante. Il dolore al seno che si verifica durante l’allattamento o dopo lo svezzamento non rientra in questa definizione, ma viene di solito classificato come ingorgo mammario o mastite. In molte donne il dolore mammario fa sorgere il timore di un possibile rischio di cancro al seno. In ogni caso questo è il sintomo mammario che con maggiore frequenza (60% circa) conduce la donna ad effettuare una visita senologica. E’ importante anche distinguere la mastodinia legata al ciclo (mastalgia ciclica) dalla mastodinia ciclo-indipendente (mastalgia non-ciclica).

Classificazione

La mastalgia può essere classificata in due principali quadri clinici:

  • ciclica: quando l’intensità del dolore varia a seconda del periodo del ciclo mestruale.
  • non ciclica: quando il dolore rimane sostanzialmente invariato durante il ciclo mestruale.
  • extramammaria: quando il dolore alle mammelle vede una causa extramammaria, non correlata al ciclo mestruale.

Questi ultimi due tipi risultano decisamente meno frequenti.

Cause

Le cause sono estremamente diversificate. E’ importante però distingue la mastalgia legata al ciclo da quella ciclo indipendente.

Mastalgia ciclica

E’ molto spesso associata alla malattia fibrocistica della mammella oppure ad una ectasia duttale (ectasia dei dotti mammari) e si ritiene che possa essere causata da alterazioni nei cambiamenti ormonali dinamici che coinvolgono principalmente la risposta secretiva della prolattina alla tireotropina. Secondo altri autori la stessa azione degli estrogeni non adeguatamente bilanciata dall’attività del progesterone a livello periferico potrebbe determinare modificazioni fisiche che a seguito di ritenzione idrica comporterebbero edema localizzato e tensione mammaria, i quali a loro volta determinerebbero il quadro clinico. Un certo grado di tensione mammaria ciclica è normale durante il ciclo mestruale, ed è di solito associata con la sindrome mestruale o premestruale.

Mastalgia non ciclica

E’ spesso di origine idiopatica (ovvero non nota) oppure riconosce cause molto diversificate e pertanto più difficili da diagnosticare. Un certo grado di tensione mammaria non ciclica può essere normalmente presente a causa di variazioni ormonali che si verificano durante la pubertà (sia nei maschi che nelle femmine), in menopausa e durante la gravidanza. Dopo la gravidanza, il dolore può essere causato dall’allattamento al seno, spesso per colpa di una congestione dei dotti mammari, ma talvolta correlato a variazioni di natura ormonale, nel qual caso si riscontra maggiormente durante o poco prima le mestruazioni. Altre cause di dolore al seno non ciclico includono l’alcolismo in particolare allorché si associa ad epatopatia (danni al fegato) ed è verosimilmente dovuto ad un anomalo metabolismo degli steroidi, la mastite (un processo flogistico, generalmente infettivo, che coinvolge il tessuto mammario), ed i tumori della mammella in stato avanzato (una massa tumorale negli stadi iniziali, infatti, quasi mai è associata a sintomatologia dolorosa. Anche l’Herpes zoster può provocare dolore al seno, generalmente associato alla comparsa di una eruzione cutanea di tipo vescicoloso a livello della mammella. Infine è bene ricordare che in molti casi questa sintomatologia può essere di origine iatrogena, ovvero causata da determinati farmaci e medicamenti. Tra questi farmaci ricordiamo l’ossimetolone (uno steroide anabolizzante orale), la clorpromazina (un antipsicotico), lo spironolattone, il canrenoato di potassio ed altri diureticieplerenone (un antagonista dell’aldosterone), la metildopa, alcuni preparati digitalici.

Trattamento della mastalgia ciclica

In molti casi sarebbe possibile prevedere quale trattamento possa dimostrarsi più efficace eseguendo una serie di indagini endocrinologiche sulla funzionalità tiroidea e ipofisaria. Tuttavia questo approccio è indaginoso e viene raramente applicato nella pratica. I trattamenti che hanno dimostrato una certa efficacia sono:

  • Estratto di Vitex agnus-castus: ci sono prove convincenti che Vitex agnus castus è sicuro ed efficace nel trattamento della mastalgia ciclica. Si presume che, come la bromocriptina, agisca riducendo la secrezione di prolattina dalla ghiandola pituitaria.
  • FANS e analgesici topici e sistemici.
  • Pillola anticoncezionale basata su progestinici oppure applicazioni topiche di progesterone. Questo metodo è efficace solo in una minoranza di donne, ma spesso i clinici ne verificano l’efficacia dato il suo ben noto profilo di sicurezza. Un progestinico somministrato ciclicamente nei giorni 14 e 25 ha mostrato risultati promettenti.
  • Agonisti della dopamina: i migliori risultati, con una minore frequenza di effetti collaterali rispetto alla bromocriptina, possono essere raggiunti con cabergolina. Bromocriptina è un trattamento più vecchio ma comunque molto efficace e di relativa sicurezza. Tuttavia è associato a molti effetti collaterali spiacevoli. Non vi sono molti dati clinici, sia pure promettenti, su lisuride e quinagolide.
  • Iodio: la supplementazione con livelli soprafisiologici di iodio si è dimostrata efficace nel trattamento del dolore al seno. Questo trattamento, tuttavia, non è ancora completamente raccomandato dal momento che non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine sulla tiroide di dosi soprafisiologiche di iodio.
  • Danazolo: il trattamento con danazolo a basso dosaggio si è dimostrato efficace e gravato da effetti collaterali modesti. La dose più bassa testata in uno studio ha anche prodotto i risultati più favorevoli a lungo termine ed è stata associata con effetti avversi minimi.
  • Ormoni tiroidei: la supplementazione con ormoni tiroidei, soprattutto quando è stato diagnosticato un ipotiroidismo franco o subclinico si è dimostrata valida. Tuttavia, anche l’aggiunta di levotiroxina in pazienti con normale funzione tiroidea si dimostra spesso efficace.
  • Tamoxifene: si è dimostrato decisamente efficace, ma è usato molto raramente a causa delle gravi preoccupazioni circa il profilo di sicurezza nelle donne in premenopausa.
  • Ormeloxifene e Afimoxifene: entrambi modulatori selettivi degli estrogeni (SERM) hanno mostrato una certa efficacia nel trattamento della mastalgia e del fibroadenoma.
  • Antociani dal mirtillo: sembrano efficaci nella malattia fibrocistica.

Trattamento della mastalgia non-ciclica

Individuare un adeguato trattamento per la mastodinia non ciclica è più difficile, non solo perché è difficile individuare la causa del dolore, ma anche perché spesso il dolore non riconosce cause ormonali e tendenzialmente non risponde al trattamento ormonale.

Mastalgia e rischio di cancro al seno

La grande maggioranza dei casi di cancro al seno non ha una presentazione caratterizzata dal sintomo di dolore al seno. Alcuni studi epidemiologici suggeriscono che le donne con sintomi di dolore al seno possono effettivamente avere un aumentato rischio di sviluppare a distanza di tempo il cancro al seno, e il rischio aumenta con la durata dei sintomi. Questi studi sono coerenti con l’osservazione che alcuni sottotipi particolari di evoluzione fibrocistica della mammella mostrano un aumento del rischio di cancro al seno. Per approfondire, leggi Tumore alla mammella: cause, diagnosi e prevenzione

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