Differenza tra uova rosse, marroni, bianche e punteggiate: quali scegliere?

MEDICINA ONLINE UOVO SPERATURA TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTE.jpgChiunque abbia fatto la spesa almeno una volta nella vita se n’è reso conto esistono uova di gallina “marroni” (qualcuno le chiama “rosse”) e uova di gallina “bianche”. L’aspetto è certamente diverso, come spesso è diverso anche il prezzo, ma sapete quali sono le reali differenze tra i due tipi di uovo?

La differenza è nella gallina

Il colore del guscio delle uova dipende da molti fattori, non per ultimo il tipo di allevamento ed il tipo di alimentazione, tuttavia la differenza più importante è nella razza della gallina che lo ha deposto. In generale, i polli bianchi depongono uova bianche, ed i polli bruno-rossastri uova marroni. Esistono anche razze che depongono le uova punteggiate, cioè con guscio marrone ma disseminato da alcune chiazze più scure; nella foto in alto sono presenti tutti e tre i tipi.

Le uova marroni sono meglio delle uova bianche?

Il colore di un uovo non è un indicatore di qualità: dal punto di vista nutrizionale (e del gusto) non c’è infatti differenza tra le uova bianche e quelle marroni. Anche se le uova marroni sono spesso più costose, non vuol dire che sono migliori di quelle bianche. Molto più importante del colore del guscio, è il fatto se l’uovo è extra fresco o se è di allevamento biologico o no.

Le uova marroni hanno un guscio più duro?

Le uova bianche e quelle marroni hanno entrambe lo stesso spessore del guscio: se un guscio d’uovo sembra più duro da rompere, è dipeso dall’età del pollo, non dal colore dell’uovo. Galline più giovani tendono infatti  a deporre uova con gusci più duri, mentre le galline anziane depongono uova con gusci mediamente più sottili e ciò vale senza distinzioni tra uova bianche, marroni e punteggiate.

Perché le uova marroni sono spesso più costose?

Le uova marroni tendono ad avere un prezzo più elevato, semplicemente perché i polli bruni-rossastri hanno una struttura più grande della razza che depone uova bianche, e, come tali, richiedono una maggiore alimentazione: tale costo supplementare è compensato da un prezzo più alto al supermercato. Inoltre le uova marroni sono quelle mediamente più ricercate dagli acquirenti ed il loro costo è quindi più elevate.

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Differenze tra uova e uova fecondate (da pulcino): come riconoscerle?

MEDICINA ONLINE UOVO SPERATURA TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTENon tutti sanno che le galline hanno la capacità di deporre uova sia quando sono fecondate da un gallo, sia senza essere state fecondate:

  • se una gallina è fecondata da un gallo, deporrà uova fecondate (quelle che potenzialmente possono dare origine ad un pulcino);
  • se una gallina NON è fecondata da un gallo, deporrà uova NON fecondate (che non possono dar origine ad un pulcino).

Di conseguenza se nel pollaio o nell’allevamento ci sono solo galline senza alcun gallo, allora certamente ci saranno solo uova NON fecondate e certamente non nascerà mai nessun pulcino: le uova che acquistiamo al supermercato sono di questo tipo e NON sono in grado di dare origine ad un pulcino. Se invece nel pollaio convivono sia galli che galline, quest’ultime deporranno principalmente (ma non esclusivamente) uova fecondate, quelle che, se opportunamente covate dalla gallina, daranno origine ad un pulcino.

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Come fare a capire se un uovo è stato o no fecondato?

Per capire se un uovo è fecondato esiste un metodo molto semplice, ovvero la “speratura“, una tecnica che consiste nell’osservazione di un uovo controluce, mediante una “lampada spera-uovo” o un “tavolo di speratura”. Altra modalità di speratura più artigianale è quella di stare al buio tenendo l’uovo in verticale e accendendo una piccola torcia elettrica appoggiandola al guscio (anche eventualmente utilizzando un tubo di cartone per meglio convogliare la luce). Dal quarto/settimo giorno dalla deposizione in poi se si vede una sorta di “ragnetto” costituito dall’embrione con le sue vene, allora vuol dire che l’uovo è fecondato (vedi foto in alto). Più scuro è il colore del guscio dell’uovo è più il giorno della speratura va ritardato; quindi al quarto giorno saranno visibili embrioni solo di uova con il guscio chiaro o bianco, come quelli ad esempio della gallina Livornese).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenza tra uovo di gallina, anatra, oca e tacchina: quale scegliere?

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA GALLO POLLO GALLINA CHIOCCIA CAPPONE PULCINO MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA SFONDO HDLe uova sono un alimento consumato in ogni angolo del globo, specie quelle di gallina che sono quelle talmente più consumate che, nel linguaggio comune, con “uovo” si intende proprio l’uovo di gallina e non di altro animale. E’ però importante ricordare che in commercio è possibile reperire uova di diversi animali e di diverse misure. Gli animali ovipari sfruttati in Italia sono: gallina, quaglia, oca, anatra, faraona e tacchina. La differenza sostanziale tra i diversi tipi di uova sta nell’apporto energetico ed in quello lipidico, come si apprezza dalla seguente tabella:

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Quale uovo preferire?

Un individuo sano adulto, che non soffra di particolari patologie, può assumere senza alcun problema tutti i tipi di uovo, facendo ovviamente attenzione alle quantità settimanali, che devono essere di 4 uova nel caso di quelle di gallina. Diverso è il discorso nel caso di soggetto con patologie caratterizzate da alterazioni del quadro lipidico ematico, come dislipidemie ed ipercolesterolemia: in questa eventualità in linea di massima è preferibile prediligere le uova di gallina e quelle di tacchina a quelle di oca o di anatra, salvo diverso parere del medico curante.

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Quante uova mangiare a settimana ed al giorno? Come mangiarle?

MEDICINA ONLINE MANGIARE YOGURT UOVA LEGUMI MAGRA DIABETE CALORIE SEMI GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIEUn uovo di gallina intero pesa mediamente tra i 50 ed i 70 grammi, dei quali mediamente circa 50 – 55 grammi costituiti da albume e tuorlo che forniscono circa

  • 64 – 70 kcal;
  • 6 – 6,5 grammi di proteine;
  • 4,5 – 5 grammi di grassi.

L’apporto nutrizionale dell’uovo è caratterizzato da una porzione lipidica del colesterolo che ammonta a circa 200 mg per uovo, tenendo anche in considerazione che gli acidi grassi sono per lo più di tipo saturo. Detto questo, è possibile stabilire che l’apporto medio di uova nella dieta di un individuo sano ed adulto è di 4 uova a settimana, divise in due assunzioni di due uova massimo in un solo giorno. Attenzione alle uova occultate negli alimenti, ad esempio in alcuni dolci e pasta all’uovo, alle quali è comunque possibile risalire mediante le etichette poste sulle confezioni). In individui particolari, come sportivi ed atleti professionisti, questa quota può essere anche più elevata in base al diverso metabolismo basale e fabbisogno calorico giornaliero.

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Quante uova può consumare chi soffre di colesterolo alto?

Il mio consiglio è quello di non superare le 2-3 uova a settimana facendo attenzione non solo al consumo delle uova in sé ma anche a tutti quegli alimenti che possono contenerle, come dolci, paste fresche, alcune salse a base di uova, e come componenti di alcune ricette, visto che spesso sono usate perché fanno da legante tra i vari ingredienti.

Come mangiare le uova? Meglio sode o alla coque?

Meglio le uova alla coque piuttosto che sode: sono sufficienti 3 minuti di bollitura, rispetto ai circa 7 che servono per farle sode, per godere dei benefici delle uova e digerirle più facilmente e rapidamente. E’ preferibile evitare invece l’uovo “all’occhio di bue” fritto.

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Come riconoscere l’uovo più fresco e nutriente

MEDICINA ONLINE UOVO TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTE.pngCome scegliere l’uovo di gallina migliore al supermercato? Ecco una rapida guida che può aiutarvi nella difficile scelta di uno degli alimenti più consumati al mondo.

Scegliere l’uovo più nutriente

Le galline vengono allevate in svariati modi e ciò può influire sulla qualità dell’uovo:

  • allevamento in gabbia: tanti capi per mq; gli animali passano la loro vita produttiva stipati all’interno di gabbie che vengono distribuite nei capannoni con più piani. Luce e ventilazione sono artificiali. Solitamente e’ una pratica usata solo per la produzione di uova.
  • allevamento a terra: tanti capi per mq; gli animali passano la loro vita all’interno di capannoni chiusi. Solitamente si usa sia per la produzione di uova che per la carne.
  • allevamento a terra intensivo: è un allevamento a terra con uso di luci artificiali (sempre accese per invogliare il pollo a mangiare continuamente), alimentazione spinta (molto carica), ventilazione forzata, regolata con dei ventilatori.
  • allevamento all’aperto: pochi capi per mq. Gli animali vivono in capannoni che dispongono di un pascolo esterno e possono razzolare a piacimento.
  • allevamento biologico: pochi capi per mq. Gli animali vivono in capannoni che dispongono di un pascolo esterno e possono razzolare a piacimento, come nell’allevamento all’aperto, ma in più sono nutriti solo con alimenti certificati come biologici. E’ considerata il tipo di allevamento più salutare, sia per l’animale che per il consumatore, ma è anche il tipo più costoso per il produttore.

Gli allevamenti a terra di tipo biologico sono generalmente garanzia di maggior qualità e genuinità delle uova, anche se ciò non significa che gli altri tipi di allevamento generino uova di cattiva qualità.

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Come riconoscere se un uovo fresco o no?

Ecco tre metodi per scoprire quando sono fresche le uova:

  • La speratura: metodo assai semplice usato anche da alcune industrie, si guarda l’uovo controluce o sotto una torcia elettrica che illumina l’uovo, misurando la camera d’aria (posta infondo all’uovo). Più è grande e visibile, più l’uovo è “vecchio”.
  • Osservazione del tuorlo. Si apre l’uovo sopra un piatto e si osserva il tuorlo: nell’uovo l’albume è vischioso e perfettamente bianco ed il tuorlo è turgido in un certo senso compatto e lucido, man mano che invecchia l’uovo si altera prendendo cattivo odore e diventando schiacciato ed acquoso. Inoltre col tempo le proteine del tuorlo tendono all’idrolasi, quindi l’albume si fluidifica e c’è uno spostamento del tuorlo verso il guscio.
  • Determinazione del peso specifico: il “trucco” più semplice e più usato da sempre. Metti l’uovo in una scodella con dell’acqua salata. Se galleggia è vecchio, se affonda è più fresco, perché all’interno non c’è aria sufficiente da farlo galleggiare.

Le uova fresche galleggiano o vanno a fondo?

Come appena ricordato, in acqua salata l’uovo fresco va a fondo, mentre se rimane a galla è “vecchio”. Più l’uovo si avvicina all’orlo dell’acqua e più e vecchio, perché maggiore è la quantità di acqua che contiene e minore è il suo peso specifico. Se l’uovo rimane a galla, meglio gettarlo via. Se l’uovo rimane “a metà”, può essere consumato, ma in giornata e non oltre.

Cosa determina l’invecchiamento dell’uovo?

I tre fattori che fanno “invecchiare” un uovo sono:

  • temperatura: il caldo ne accelera l’invecchiamento, mentre il freddo ne rallenta l’alterazione, ma a scapito della qualità;
  • umidità: se un uovo è esposto all’umidità i pori del guscio potrebbero assorbire microrganismi e far peggiorare la qualità dell’uovo;
  • igiene: una scarsa qualità dell’igiene dell’ambiente di conservazione, determina peggioramento della qualità dell’uovo.

Conservazione dell’uovo

Dove conservare le uova acquistate al supermercato? La soluzione migliore è riporle in un posto riparato dalla luce e dall’umidità, ad una temperatura NON superiore a 25 °C. Meglio ancora se sono riposte in frigorifero, con temperature tra 2 e 4 °C.

Uova fresche: quanto durano?

Le uova Extra Fresche restano fresche per nove giorni dalla deposizione e sette giorni dalla data di imballaggio. In generale comunque la scadenza delle uova è di solito di 28 giorni dopo la deposizione per le uova a temperatura ambiente, poco di più se conservate in frigorifero.

Si può mangiare un uovo dopo la data di scadenza?

Se per caso si dovesse superare di un paio di giorni la data di scadenza, le uova possono ancora essere consumate se conservate in frigorifero. Se le uova sono conservate fuori dal frigo, generalmente è meglio evitare di consumarle oltre la data di scadenza. In ogni caso, se l’uovo è scaduto, è bene aprirlo ed osservare se ci sono variazioni di odore, colore o consistenza, prima di consumarlo.

Mangiare uova andate a male o scadute: conseguenze

Il consumo oltre la scadenza può aumentare il rischio di infezione da salmonella, specie se l’uovo è di minore qualità ed è stato conservato a temperatura ambiente e/o sopra i 25 °C e/o esposto a fonti di luce dirette. Il consumo oltre la data di scadenza è meno rischioso, come prima ricordato, se avviene entro un paio di giorni massimo dalla data di scadenza, ma solo se l’uovo è stato conservato in frigorifero tra 2 e 4 °C.

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Differenza tra ghiandole sierose, mucose e miste

MEDICINA ONLINE CLASSIFICAZIONE GHIANDOLE ESOCRINE ENDOCRINE ANFICRINE ORMONI SECRETO SIEROSE MUCOSE MISTE MEROCRINE APOCRINE OLOCRINE ECCRINE PARIETALI TUBULARI GLOMERULARI SEMPLICI COMPOSTE ACINOSE ALVEOLARI.jpg

Classificazione della ghiandole esocrine

Le ghiandole presenti nel nostro corpo sono un insieme organizzato di cellule che compongono un tessuto epiteliale specializzato nel produrre e secernere una o più particolari sostanze, fra le quali diversi tipi di proteine, enzimi, lipidi, polisaccaridi e ormoni. Le ghiandole esocrine sono un tipo particolare di ghiandola che – al contrario delle ghiandole endocrine – riversano il loro secreto sulla superficie esterna del corpo (ad esempio le ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee) oppure in una cavità comunicante con l’esterno (ad esempio il pancreas esocrino che riversa il suo secreto nel tubo digerente. Le ghiandole esocrine elaborano principalmente due tipi di secrezione, l’una proteica, l’altra mucopolisaccaridica o proteoglicanica. In base alla tipologia del secreto, le ghiandole esocrine si possono quindi distinguere in:

  • ghiandole sierose: sono le ghiandole a secrezione proteica, secernono un liquido acquoso e di colore generalmente chiaro (parotide);
  • ghiandole mucose: sono le ghiandole a secrezione mucopolisaccaridica o proteoglicanica, secernono un liquido viscoso (mucina) che a contatto con l’acqua diventa muco (ghiandola caliciforme mucipara);
  • ghiandole miste: sono le ghiandole caratterizzate da una secrezione sia sierosa che mucosa (ghiandola sottomandibolare).

 

Nelle ghiandole sierose le proteine sono sintetizzate sui ribosomi associati alle membrane del reticolo endoplasmatico rugoso (RER), qui assumono la loro conformazione sterica definitiva e subiscono una prima parte del processo di glicosilazione, vengono poi inglobate in vescicole e trasportate sino all’apparato di Golgi. Nell’apparato di Golgi si completa la glicosilazione, vengono inglobate nei vacuoli di condensazione i quali, attraverso i microtubuli del citoscheletro, vengono trasportati in prossimità della membrana plasmatica. In risposta a messaggeri chimici specifici per ogni cellula, vengono quindi liberate nel dotto escretore per esocitosi. Un acino pancreatico impiega circa 2-3 ore per completare la secrezione.

Nelle ghiandole mucose, i polisaccaridi o i glicosaminoglicani vengono sintetizzati nell’apparato di Golgi, successivamente i secondi vengono associati ad una catena proteica per costituire i proteoglicani. Le proteine associate ai polisaccaridi sono invece sintetizzate nel reticolo endoplasmatico rugoso. Il secreto viene poi inglobato in vacuoli di condensazione che si staccano dall’apparato di Golgi per gemmazione e raggiungono mediante microtubuli la membrana plasmatica, per poi essere riversato nel dotto. In una cellula mucipara caliciforme, il tempo impiegato per la secrezione è di circa 4 ore.

Per approfondire, ecco una lista delle strutture e degli organelli contenuti nella cellula eucariote:

  1. Mitocondri: definizione, dimensioni e funzioni
  2. Citoscheletro: funzioni e struttura
  3. Ribosomi e reticolo endoplasmatico: cosa sono e che funzioni svolgono?
  4. Nucleo cellulare: funzioni, dimensioni e membrane nucleari
  5. Lisosomi: cosa sono? Significato e dimensioni
  6. Perossisomi: definizione e funzioni
  7. Membrana plasmatica: definizione e funzioni
  8. Apparato del Golgi: spiegazione semplice e funzioni
  9. Citosol: definizione e funzioni

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Cattivi odori e sapore dello sperma: cause, rimedi e cure

MEDICINA ONLINE PENE EREZIONE SPERMA LIQUIDO SEMINALE ANATOMIA EIACULAZIONE PENETRAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO UOMO RAPPORTO SESSUALE SEX Male Genital and Rectal AnatomyPer affrontare in modo scientificamente corretto le cause di cattivi odori e sapore dello sperma, è necessario prima capire cos’è il liquido seminale, dove viene prodotto e cosa contiene.

Caratteristiche dello sperma

Un uomo adulto, ad ogni eiaculazione, emette fisiologicamente circa dai 1,5 ml ai 6 ml di sperma (anche chiamato “liquido seminale”) ed ogni millilitro contiene tra 20 e 200 milioni di spermatozoi circa. Lo sperma emesso è costituito da due parti fondamentali:

  • plasma seminale: è la parte liquida dello sperma e va a costituire fino al 98% di quest’ultimo;
  • spermatozoi: le cellule che “nuotano” nel plasma seminale ed hanno il compito di fecondare l’oocita femminile. Gli spermatozoi rappresentano solo tra il 2 ed il 5% del volume totale dello sperma.

Gli spermatozoi sono prodotti nei testicoli, mentre il plasma seminale ha origine dalla fusione di

  • liquido prostatico secreto dalla prostata: circa dal 20 al 30% del volume totale del plasma seminale;
  • secrezioni delle vescicole seminali: circa tra il 60 ed il 70% del volume totale del plasma seminale;
  • liquido di Cowper prodotto dalle ghiandole bulbouretrali: circa tra l’1 ed il 5% del volume totale del plasma seminale.

Il plasma seminale è ricco di vitamine, sali minerali e molti altri componenti diversi, tra cui: acqua, fruttosio, carnitina, enzimi proteolitici, acido citrico, zinco, bicarbonati,  muco calcio, cloro, colesterolo, creatina, aboutonia, acido lattico, magnesio, azoto, fosforo, potassio, pirimidina, sodio, sorbitolo, spermidina,.

L’odore ed il sapore dello sperma

Lo sperma umano è un liquido iso-osmotico, che possiede un pH leggermente alcalino: 7.2/8. Il suo colore normale è bianco opalescente; ha un sapore variabile anche in relazione alle abitudini alimentari, con sfumature dolci, salate ed amare; infine ha un odore caratteristico dovuto soprattutto alla presenza di particolari sostanze – come la spermina e la spermidina – appartenenti al gruppo delle poliammine, composti organici aventi due o più gruppi amminici, come la putresceina e la cadaverina. Spermina e spermidina concorrono in maniera importante non solo all’odore, ma anche al sapore dello sperma, e sembra che abbiano una azione anti-batterica, anche se alcuni ricercatori gli attribuiscono invece una azione “aromatica sessuale”. Da quanto detto precedentemente è facile comprendere come un eventuale cattivo odore dello sperma possa dipendere da una grandissima varietà di condizioni e patologie, che potrebbero ad esempio interessare la prostata, i testicoli, l’uretra, il glande o le vescicole seminali.

Capire se il cattivo odore deriva dallo sperma o dall’apparato sessuale maschile

La prima cosa da capire è se il cattivo odore origina realmente dallo sperma e non dall’apparato sessuale maschile e/o zone limitrofe, come asta del pene, glande, corona del glande, scroto, pieghe tra scroto e cosce, perineo ed ano. Una scorretta o deficitaria igiene degli organi sessuali maschili può ad esempio portare alla formazione di “smegma“, un prodotto di secrezione dei genitali cui si associano cellule epiteliali esfoliate provenienti dalle mucose, sebo, sporcizia, residui di sperma dopo una eventuale eiaculazione e materiali umidi, in genere di provenienza urinaria. Lo smegma si viene a raccogliere principalmente sotto il prepuzio, nel solco balano-prepuziale e può essere causa non solo di cattivi odori, ma anche di infezioni del pene e contaminazione dello sperma. Quindi per prima cosa raccomandiamo al lettore una corretta e periodica igiene dei genitali – in particolare glande, prepuzio e piega tra scroto e coscia – unita all’uso di biancheria intima pulita e da cambiare ogni giorno. Il miglior prodotto per la pulizia dei genitali maschili e la prevenzione di smegma, infezioni e cattivi odori, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2juf3pJ, molto efficace grazie agli estratti a base di Eugenia caryophyllus ed Helicrysum italicum, che possiedono una forte azione detergente, antibatterica, antimicotica ed antinfiammatoria.

Per approfondire, leggi anche:

Sperma giallastro

Una volta appurato che il cattivo odore deriva proprio dallo sperma e non dai genitali, bisogna capire se la qualità dello sperma è normale o presenta alterazioni macroscopiche. Il colore normale del liquido seminale è bianco opalescente, più o meno trasparente. Ricordiamo che nel caso in cui sia avvenuta più di una eiaculazione nel breve periodo, questo colore può tendere a sfumare, risultando sempre più trasparente e di un bianco sempre meno intenso all’aumentare delle eiaculazioni: ciò è assolutamente normale. Non è invece normale il fatto che lo sperma diventi giallo, rosso, verde, marroncino o di altri colori. Ad esempio lo sperma potrebbe avere un colore tendente al giallastro a causa di varie patologie e condizioni. Ad esempio ciò potrebbe essere causato dalla presenza di tracce di urina nello sperma (determinata da una eiaculazione retrograda parziale): in questo caso è la stessa urina a dare il colore giallognolo allo sperma e dargli un cattivo odore o sapore. Per approfondire, leggi anche: Liquido seminale (sperma) giallo o giallastro: cause e cure

Sperma verdastro

Una colorazione giallo-verdastra o verde dello sperma, associata suoi a cattivi odori e sapore, può essere anche causata da un’infezione a carico delle gonadi, gli organi preposti alla produzione appunto degli spermatozoi, che nell’uomo sono i testicoli. Anche una infiammazione/infezione della prostata o delle vie genitali può generare il problema. Spesso in questi casi sono associati altri sintomi, come un cattivo odore dello sperma, dolore, prurito, bruciore. È necessario in questo caso rivolgersi prontamente ad un andrologo, che dopo i test di rito individuerà con accuratezza quali sono le problematiche che possono aver portato il nostro sperma ad diventare verdastro. Anche una eiaculazione retrograda può determinare una colorazione del liquido seminale tendente al verde.

Sperma marrone, color caffè, nero o con sangue (ematospermia)

L’ematospermia (anche detta emospermia) è una condizione pseudo-patologica caratterizzata dalla presenza di sangue nello sperma, visibile in forma di chiazze o striature di sangue color rosso acceso all’interno del liquido seminale o con colore dello sperma tendente al marroncino o addirittura al color caffè o nero. Spesso questo tipo si sperma ha un sapore ed un odore considerato “cattivo” dal paziente.
Pur rappresentando un segno clinico fortemente allarmante per il paziente affetto, nella stragrande maggioranza dei casi, il sangue nello sperma, clinicamente, non desta preoccupazioni particolari: l’ematospermia viene infatti considerata una condizione benigna ed autolimitata nella maggior parte dei casi. Ad ogni modo, visto che in alcuni casi può essere spia di patologie anche molto gravi, il parere del medico risulta fondamentale, al fine di escludere eventuali patologie nascoste e chiarire ogni dubbio.
La presenza di sangue nello sperma, se si ripresenta varie volte di seguito, va ricondotta ad uretriti (flogosi aspecifiche dell’uretra), prostatiti (infiammazioni della prostata) o, ancora, a vescicolo-deferentiti (infiammazioni a carico delle vescicole seminali). Meno frequentemente, l’ematospermia si verifica in concomitanza di infezioni specifiche (in particolare provocate da citomegalovirus, da platelminti del genere Schistosoma e da Clamidia o Trichomonas, trasmissibili sessualmente), cistiti emorragiche e malattie del sangue (coagulopatie). Sono stati osservati alcuni casi di sangue nello sperma in pazienti recentemente sottoposti a biopsia prostatica o a manovre invasive a carico dell’apparato urogenitale in genere. In altri soggetti, l’ematospermia è causata da calcolosi nel rene, nella vescica e nell’uretere: in simili frangenti, oltre a presentare sangue nello sperma, il paziente lamenta spesso fortissimi dolori e coliche.
In rari casi, il sangue nello sperma è una spia di tumore alla prostata. La terapia dell’ematospermia varia notevolmente in base alla causa che l’ha determinata, a tale proposito leggi: Cure dell’ematospermia: dilatatori uretrali, farmaci e chirurgia

Per approfondire, leggi anche:

Cattivo odore e sapore dello sperma: rimedi e cure

Le cause di sperma di cattivo odore e sapore sono molte, ma generalmente sono problemi che si risolvono con delle brevi terapie e che non sono segno di alcuna gravissima patologia. È necessario però farsi visitare immediatamente dal proprio andrologo, specie se il problema si ripresenta più volte di seguito. Non esiste una cura che vada bene per tutte le situazioni: il medico effettuerà la diagnosi grazie alla visita e ad eventuali esami (come lo spermiogramma) per individuare il problema (ammesso che esista); solo successivamente prenderà provvedimenti adeguati che aiuteranno a superare il problema, ad esempio con una terapia antibatterica o antivirale in caso di infezione di uretra o prostata. Consigli utili per migliorare sapore ed odore dello sperma, li potete trovare in questo articolo: Come avere un’eiaculazione più abbondante e migliorare sapore, odore, colore e densità dello sperma?

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra recettori alfa e beta adrenergici

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MCon “recettore” in biochimica si intende una proteina che ha la capacità di legarsi con una molecola specifica, definita “ligando”. Il legame di un recettore col proprio ligando, causa nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha una cascata di reazioni (trasduzione del segnale) che portano all’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico specifici. Il farmacologia il recettore è una molecola che rappresenta il bersaglio specifico di un dato farmaco: la definizione di recettore assume quindi – in ambito farmacologico – un significato più ampio rispetto al campo biochimico, essendo definito “recettore” qualsiasi struttura biologica (proteine, enzimi, lipidi, acidi nucleici…) che diviene bersaglio del farmaco.

I recettori possono essere suddivisi in due grandi categorie, a seconda della loro localizzazione cellulare:

  • recettori transmembrana (o più semplicemente “recettori di membrana“): sono recettori che possiedono domini extracellulari, transmembrana ed intracellulari;
  • recettori intracellulari: sono localizzati all’interno della cellula, distinti in recettori citosolici o nucleari, in base alla loro localizzazione ripettivamente nel citosol o nel nucleo della cellula.

I recettori transmembrana sono suddivisibili in due differenti classi: ionotropi e metabotropici. I recettori ionotropi, definiti anche recettori-canale, sono recettori la cui apertura causa il flusso di ioni. I recettori metabotropici sono una classe di recettori che, in seguito all’interazione con lo specifico ligando, inducono una cascata di reazioni cellulari. Sono riconducibili a quattro tipologie recettoriali principali:

  1. recettori tirosin chinasici;
  2. recettori per le citochine;
  3. recettori guanilil-ciclasi;
  4. recettori accoppiati a proteine G: strutture recettoriali transmembrana costituiti da sette domini transmembrana (TM) la cui risposta è modulata da una proteina G. Tra tali tipi di recettore possiamo trovare anche il recettore colinergico e quello adrenergico.

I recettori adrenergici hanno un sito di legame per i neurotrasmettitori appartenenti alla famiglia delle catecolammine (adrenalina, noradrenalina ecc.). L’adrenalina è il cosiddetto ormone del combattimento e della fuga, per cui questi recettori hanno il compito di stimolare a livello neuronale una risposta motrice dettata da spavento e ansia. Sono recettori ACCOPPIATI A PROTEINE G, per cui il legame recettore-neurotrasmettitore determina una via di trasduzione del segnale. I recettori adrenergici sono tipici delle fibre post-gangliari ortosimpatiche,

In base all’affinità per i ligandi endogeni adrenalina e noradrenalina, nonché per il composto di sintesi isoprenalina, i recettori adrenergici sono distinti in recettori α e recettori β.

recettori α-adrenergici si suddividono in:

  • Recettori α1, che comprendono i sottotipi α1A, α1B e α1C;
  • Recettori α2, che comprendono i sottotipi α2A, α2B e α2C.

recettori β-adrenergici si suddividono in:

  • Recettori β1;
  • Recettori β2;
  • Recettori β3.

recettori α1-adrenergici sono solo postsinaptici e sono recettori ubiquitari; il sottotipo α1A ha una prevalente localizzazione a livello dei vasi, del cuore e del fegato, ma negli stessi organi sono presenti i sottotipi α1B e α1C. Sono tutti associati a proteine Gq/11 che promuovono l’attivazione di una fosfolipasi C (PLC), causando in ultima analisi un aumento della concentrazione di calcio intracellulare. Gli effetti dei recettori α1-adrenergici sono:

  • Aumento delle resistenze periferiche.
  • Vasocostrizione.
  • Aumento della pressione sanguigna.
  • Midriasi.
  • Nello stomaco, rilasciamento della muscolatura liscia.
  • Nell’intestino, rilasciamento della muscolatura liscia delle pareti e contrazione degli sfinteri.
  • Aumentata chiusura dello sfintere interno della vescica.
  • Aumento della glicogenolisi epatica.
  • Nel SNC determinano stato di veglia e secrezione di ormone adrenocorticotropo (o corticotropina, ACTH) e di ormone luteinizzante (LH).

recettori α2-adrenergici sono sia presinaptici che postsinaptici. Sono espressi in modo preponderan­te sui neuroni noradrenergici, nei quali sono in grado di me­diare una risposta di tipo iperpolarizzante dovuta alla stimolazione di canali del potassio rettificanti anomali (o inward rectifiers). Effetti mediati da questi recettori sono:

  • nel SNC, inibizione della scarica simpatica, aumentata secrezione di ormone della crescita (o somatotropina, GH) e stimolo all’assunzione di cibo;
  • inibizione della liberazione di insulina da parte delle cellule β-pancreatiche
  • inibizione dell’attività della lipasi negli adipociti;
  • aggregazione piastrinica;
  • riduzione del rilascio di noradrenalina ed acetilcolina;
  • contrazione arteriosa;
  • rilasciamento della muscolatura liscia;
  • nel rene, riduzione dell’escrezione di Na+, K+ e Cl– .

Tutti i recettori β-adrenergici sono postsinaptici e sono accoppiati a proteine Gs con conseguente aumento intracellulare di cAMP che attiva una protein-chinasi A (PKA) che fosforila diverse proteine intracellulari con conseguente comparsa di numerose risposte funzionali.

recettori β1-adrenergici si trovano principalmente a livello miocardiaco, ma anche a livello di alcuni neuroni del sistema nervoso centrale e a livello dell’apparato juxtaglomerulare del rene dove mediano il rilascio di renina. Provocano:

  • aumento della contrattilità del miocardio (effetto inotropo positivo);
  • aumento della frequenza cardiaca (effetto cronotropo positivo);
  • aumento della velocità di conduzione (effetto dromotropo positivo);
  • aumento della eccitabilità (effetto batmotropo positivo).

recettori β2-adrenergici si riscontrano a livello della muscolatura liscia e nel fegato. Il meccanismo di attivazione di questi recettori è lo stesso dei β1 ma inquesto caso la PKA fosforila la MLCKinattivandola, quindi inibendo la fosforilazione della miosina e la contrazione. Determinano:

  • broncodilatazione;
  • rilasciamento della muscolatura liscia viscerale e del tratto urogenitale;rRilasciamento della muscolatura liscia uterina;
  • aumento della glicogenolisi muscolare ed epatica;
  • aumento della gluconeogenesi.

recettori β3-adrenergici si riscontrano soprattutto nel tessuto adiposo dove promuovono la lipolisi tramite attivazione della lipasi che catalizza il catabolismo dei trigliceridi ad acidi grassi. Il meccanismo è quello generico: attivazione della PKA.

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