Differenza tra fare l’amore col preservativo e senza

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE PRESERVATIVO PROFILATTICO IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE CInutile “prendere in giro” i lettori: per quanto i nuovi tipi di profilattico siano sempre più sottili ed “ultrasensibili”, un rapporto sessuale – che sia vaginale, orale o anale – è senza dubbio più piacevole senza nessun “impedimento”. Il contatto tra il pene e le pareti vaginali o – ancor di più – anali, determina infatti una maggiore stimolazione tattile in entrambi i partner, specie nell’uomo dove l’attrito si riverbera da glande ed asta peniena fino alla prostata, vera zona del piacere sessuale maschile. Usare un profilattico tende a diminuire molto questo attrito, venendo in parte meno la stimolazione tattile e prostatica.

Alternare preliminari alla penetrazione

Altro difetto è l’impossibilità di alternare tra preliminari e rapporto sessuale vero e proprio. Generalmente infatti la maggioranza delle coppie inizia un rapporto con i preliminari (spesso il sesso orale) per poi indossare il preservativo ed iniziare il rapporto sessuale con penetrazione vaginale ed anale: una volta inserito il profilattico non si dovrebbe togliere fino al momento dell’orgasmo, se tolto prima in teoria andrebbe cambiato con uno nuovo. Questa cosa di fatto impedisce alle coppie più “focose” di alternare momenti di penetrazione con momenti di sesso orale e li costringe ad un rapporto più “schematico” e potenzialmente meno coinvolgente. Ultimo “difetto” del condom è il senso di “vicinanza” della coppia che certamente viene in parte a mancare, a prescindere dal feeling che la coppia possiede. Ma allora per quali motivi è importante usare il preservativo? Tanti e tutti molto importanti.

Evitare gravidanze indesiderate

Il profilattico riesce quasi il 100% delle volte ad evitare la gravidanza, impedendo fisicamente agli spermatozoi emessi con l’eiaculazione, di raggiungere l’ovocellula femminile e fecondarla, dando origine alla gravidanza. Tuttavia, se il vostro obiettivo è “solo” quello di evitare una gravidanza indesiderata, esistono altri metodi molto efficaci, come ad esempio la pillola anticoncezionale (ricordate che il coito interrotto NON è un metodo anticoncezionale efficace!). Per approfondire questo argomento, leggi anche:

Evitare le malattie sessualmente trasmissibili

Se esistono vari sistemi altrettanto efficaci per evitare gravidanze indesiderate, non esiste nulla che riesca ad evitare l’infezione di malattie sessualmente trasmissibili, come il profilattico. Usate SEMPRE il preservativo se avete rapporti sessuali di qualsiasi tipo con partner occasionali: potrebbe letteralmente salvarvi la vita. A tal proposito, leggi anche:

Le malattie sessualmente trasmissibili più diffuse

A seconda del tipo di rapporto, possono essere trasmesse patologie diverse:

  • Praticare sesso orale su un uomo: Clamidia alla gola, Gonorrea alla gola, Herpes, HPV, Sifilide.
  • Praticare sesso orale su una donna: Herpes, HPV.
  • Uomo che riceve sesso orale: Clamidia, Gonorrea, Herpes, Sifilide
  • Donna che riceve sesso orale: Herpes.
  • Sesso vaginale uomo-donna: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Infezione da Mycoplasma hominis, Sifilide, Tricomoniasi, infezione da ureaplasma.
  • Sesso vaginale donna-donna: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Infezione da Mycoplasma hominis, Sifilide, Tricomoniasi, infezione da ureaplasma.
  • Sesso anale attivo: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Sifilide.
  • Sesso anale passivo: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Sifilide.
  • Anilingus (lingua su ano): Amebiasi, Criptosporidiosi, Giardiasi, Epatite A, Shigellosi.

Il rischio maggiore di HIV è in caso di sesso anale passivo (pene ricevuto nel proprio ano).

Meglio usare il profilattico

A conti fatti quindi, a meno che non abbiate un partner fisso di cui vi fidate, e che non abbiate messo in conto il rischio di gravidanze indesiderate (a meno che la donna sia in menopausa), sempre meglio usare un profilattico. A tal proposito troverete molto utili i seguenti articoli:

Usare il profilattico soprattutto quando:

  • non conoscete il vostro partner;
  • avete rapporti con molti partner occasionali;
  • il vostro partner ha una infezione che può essere sessualmente trasmessa;
  • durante le prime esperienze sessuali;
  • volete avere statisticamente la maggior probabilità possibile di evitare una gravidanza indesiderata.

Non usare il profilattico quando:

  • conoscete bene il vostro partner;
  • avete rapporti con un solo partner di cui vi fidate;
  • il vostro partner non ha alcuna infezione che può essere sessualmente trasmessa;
  • cercate una gravidanza;
  • siete disposti a mettere comunque in conto l’eventualità di una gravidanza.

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Differenza tra diamante, brillante, zircone, grafite e cristallo

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Diamante e brillante sono sinonimi?

I termini “diamante” e “brillante” sono spesso usati come sinonimi, ma indicano davvero la stessa cosa? No, diamante e brillante NON sono affatto sinonimi. Il diamante è la pietra preziosa usata come materia prima, mentre con “brillante” si indica uno dei possibili “tagli” del diamante, in particolare è un taglio caratterizzato da in 57 faccette (58 se anche l’apice è sfaccettato). Esistono, riguardo al taglio a brillante in particolare, rigidi rapporti geometrici che vanno rispettati dal tagliatore, per ottenere una pietra che offra il massimo in termini di brillantezza. Anche se molto meno diffusi, esistono altri tipi di taglio come il taglio Huit-Huit, taglio Navette o Marquise, taglio Goccia, taglio Smeraldo, taglio Ovale, taglio Carrè, taglio Baguette, taglio a Cuore, taglio Tepper, taglio Princess… (vedi foto in alto). E’ anche vero però che quando però si parla di brillante senza ulteriori specificazioni, si intende nell’uso comune proprio un diamante tagliato a brillante.
Quindi “diamante” e “brillante” in un certo senso coincidono solo se il taglio denominato brillante è eseguito proprio su di un diamante. Non coincidono ad esempio quando il taglio brillante viene fatto su una pietra preziosa diversa, ad esempio uno smeraldo: se il taglio brillante viene effettuato su uno smeraldo, questo prende infatti il nome di “smeraldo con taglio brillante”. Parimenti si parla di “rubino con taglio brillante”, se il taglio a brillante è effettuato su un rubino.

Differenze tra diamante e zircone

In oreficeria viene comunemente chiamato “zircone” quello che in realtà è una “zirconia cubica” il quale, pur essendo anch’esso un minerale dello zirconio come lo zirconio “naturale”, viene invece creato in laboratorio dall’uomo: di conseguenza il suo valore è quindi molto minore del vero zircone naturale ed anche il suo aspetto è diverso, come le sue caratteristiche. Lo zircone possiede un grado di durezza inferiore a quella del diamante, pur con una composizione chimica ed una apparenza estetica abbastanza simili a quelle del prezioso minerale. Usandolo come materia prima ed effettuando un taglio a brillante (vedi paragrafo precedente) otteniamo uno “zircone taglio brillante”. Lo zircone si può trovare in diverse tonalità, che spaziano dal trasparente, al giallo, al rosso, al blu, al verde, fino al marrone.

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Differenze tra diamante e grafite

Sia diamante che grafite (la mina contenuta nelle matite) sono una delle forme allotropiche (elementi chimici che esistono in diverse forme) del carbonio: un elemento, difatti, può esistere in due o più forme fisiche, le quali essenzialmente differiscono per il modo in cui sono legati e quindi disposti gli atomi all’interno del reticolo cristallino. Pur essendo diamante e grafite entrambi costituiti da solo carbonio, sono molto così differenti non solo nell’aspetto, ma soprattutto in termini di proprietà meccaniche.  Entrambi i solidi (diamante e grafite) si differenziano principalmente nel tipo di legame covalente e nella disposizione di atomi all’interno della struttura cristallina: nel cristallo di diamante, il carbonio è disposto lungo i quattro vertici di un tetraedro e TUTTI gli elettroni sono impiegati nel formare dei legami, mentre nella grafite gli atomi di carbonio sono disposti in strati di anelli esagonali e NON tutti gli elettroni formano lo stesso tipo di legame, ma vi è una coppia di elettroni in grado di formare un debole legame in direzione perpendicolare agli strati reticolari. Questo debole legame tra gli strati di atomi, in quella conformazione particolarmente facile da individuare grazie alla caratteristica forma esagonale, giustifica l’estrema facilità con cui la grafite si sfalda (si pensi alla mina della matita, dove scrivendo non fa altro che lasciare strati di grafite sfaldati sul foglio), mentre il diamante è utilizzato per la sua proprietà abrasive, in ogni misura derivanti dall’eccessiva durezza: per sfaccettare un diamante, infatti, è necessario usare un altro diamante. Infine ricordiamo che la grafite può trasformarsi in diamante in determinate condizioni di temperatura e pressione: tale trasformazione avviene naturalmente all’interno del mantello terrestre.

Differenze tra diamante e cristallo

In mineralogia con “cristallo” si intende genericamente una struttura solida costituita da atomi, molecole o ioni aventi una disposizione geometricamente regolare, che si ripete nelle tre dimensioni spaziali in modo indefinito. Tale disposizione forma una struttura detta reticolo cristallino o reticolo di Bravais. Il tipo di struttura assunta dal cristallo gioca un ruolo determinante in molte delle sue proprietà come quelle elettriche, ottiche e meccaniche. Compreso questo, c’è da dire che il diamante è un tipo di cristallo, trasparente e composto da atomi di carbonio a struttura tetraedrica. Viene chiamato cristallo anche un pezzo di vetro forgiato con un taglio così particolare da farlo luccicare in modo similare ad diamante, è ad esempio il caso dei famosi cristalli Swarovski. Tutti i diamanti sono quindi cristalli, mentre non tutti i cristalli sono necessariamente diamanti.

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Musiche assordanti nei negozi: “Fanno male alla salute mentale”

MEDICINA ONLINE SHOPPING ACQUISTI NEGOZI COPPIA AMORE AMICI FELICI SUPERMERCATO WEEKEND CENTRO COMMERCIALE SOLDI COMPRARE FELICITA SPENDERE OFFERTA AMAZON VENDERE.jpgChe Natale sarebbe senza le classiche hits natalizie? Forse migliore, almeno per i lavoratori costretti a sorbirsi ore consecutive di White Christmas e Jingle Bells senza alcuna possibilità di fuga. A sottolinearlo è la psicologa inglese Linda Blair, secondo cui le canzoni natalizie potrebbero finire per intaccare il benessere mentale di molti lavoratori e lavoratrici impegnati nei negozi e nei centri commerciali, costretti per ore a sopportare le stesse note ripetute all’infinito. Specialmente se ascoltate ad alto volume – secondo la psicologa – queste melodie finirebbero per assorbire tutte le energie mentali dei dipendenti, generando un alto grado di stress che si andrebbe a sommare a quello già creato dal lavoro in uno dei periodi più intensi dell’anno.

Musica alta per aumentare il consumismo

L’ascolto delle canzoni natalizie farebbe male anche a chi fa shopping: «potrebbe farci sentire come in trappola – ha spiegato la Blair al canale inglese Sky News – ricordarci che dobbiamo comprare i regali, prenderci cura delle persone e organizzare i festeggiamenti». Ma perché far risuonare le stesse canzoni in modo così ossessivo? La ragione è in parte legata al marketing e al potere di questi motivi di creare l’atmosfera giusta per gli acquisti. Uno studio dell’Università di Washington, ad esempio, ha dimostrato che le melodie del Natale sono in grado di alterare alcuni nostri giudizi sui prodotti, facendoli sembrare più indicati per un regalo da piazzare sotto l’albero. Ma le vendite stentano a decollare se la musica non si sposa al meglio con il benessere dei dipendenti.

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È l’unica cosa importante per me

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Tutta la terra del mondo non significa niente per me senza di te! Io non so niente di libri, di alfabeti, del sole, della luna… so solo che Joseph ama Shannon. È l’unica cosa importante per me.

Joseph Donelly (Tom Cruise) a Shannon Christie (Nicole Kidman) nel film del 1992 “Cuori ribelli” diretto da Ron Howard.

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In quale giorno è meglio operarsi per avere più possibilità di non morire?

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESAndare “sotto i ferri” non è mai piacevole, anche quando i medici rassicurano il paziente: purtroppo anche l’operazione di routine più facile del mondo può non andare nel migliore dei modi. Ma esiste un giorno della settimana dove è più facile che le cose vadano “per il verso giusto”?

I tre giorni “d’oro”

La risposta potrebbe essere SI, leggendo le conclusioni di uno studio pubblicato sul British Journal of Surgery, in cui tre chirurghi svedesi hanno indagato gli esiti delle procedure operatorie a cui sono stati sottoposti oltre 228 mila pazienti tra il 1997 e il 2014 per rimuovere un tumore da un organo del tratto digerente: esofago, stomaco, intestino, pancreas, fegato e vie biliari. Prendendo in esame il giorno della settimana in cui era stato effettuato l’intervento ed i tassi di sopravvivenza, gli autori della ricerca hanno osservato che le migliori possibilità di sopravvivenza sono maggiori per quei pazienti operati nei primi tre giorni della settimana: lunedì, martedì e mercoledì.

E da giovedì alla domenica?

Le possibilità di sopravvivenza calano da giovedì in poi. Ma per quale motivo accade ciò? I ricercatori un’ipotesi rispetto a quanto visto l’hanno formulata, nelle conclusioni del lavoro: l’aumento del rischio potrebbe essere una conseguenza dello stress e della fatica a cui i chirurghi sono sottoposti durante la settimana, che li vede sempre più stanchi a mano che la settimana avanza, fatto che viene aggravato dal dato che spesso nel weekend lavorano, nello staff, dei soggetti con meno esperienza e meno motivati.

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Differenza tra recettori citosolici e nucleari

MEDICINA ONLINE PRELIEVO VALORI ANEMIA DONAZIONE SANGUE ANALISI BLOOD LABORATORI VES FORMULA LEUCOCITARIA PLASMA FERESI SIERO FIBRINA FIBRINOGENO COAGULAZIONE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIASTRINE WALLPAPER HI RES PIC PICTURE PHOCon “recettore” in biochimica si intende una proteina che ha la capacità di legarsi con una molecola specifica, definita “ligando”. Il legame di un recettore col proprio ligando, causa nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha una cascata di reazioni (trasduzione del segnale) che portano all’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico specifici. Il farmacologia il recettore è una molecola che rappresenta il bersaglio specifico di un dato farmaco: la definizione di recettore assume quindi – in ambito farmacologico – un significato più ampio rispetto al campo biochimico, essendo definito “recettore” qualsiasi struttura biologica (proteine, enzimi, lipidi, acidi nucleici…) che diviene bersaglio del farmaco.

I recettori possono essere suddivisi in due grandi categorie, a seconda della loro localizzazione cellulare:

  • recettori transmembrana (o più semplicemente “recettori di membrana“): sono recettori che possiedono domini extracellulari, transmembrana ed intracellulari;
  • recettori intracellulari: sono localizzati all’interno della cellula.

I recettori intracellulari possono essere a loro volta distinti in recettori citosolici o nucleari, in base alla loro localizzazione rispettivamente nel citosol o nel nucleo della cellula.

I recettori intracellulari citosolici sono il recettore dei glucocorticoidi ed il recettore dei mineralcorticoidi.

I recettori intracellulari nucleari sono: il recettore degli ormoni steroidei, il recettore della vitamina D, il recettore degli ormoni tiroidei ed il recettore dell’acido retinoico.

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Differenza tra uovo sodo, alla coque e all’occhio di bue: cottura e calorie

MEDICINA ONLINE MANGIARE YOGURT UOVA LEGUMI MAGRA DIABETE CALORIE SEMI GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIEUovo alla coque: tempo di cottura

Per ottenere un buon uovo alla coque si deve seguire una preparazione precisa rispettando il tempo di cottura, per evitare di avere, appunto, un uovo sodo o un uovo non abbastanza cotto. L’uovo alla coque è la soluzione più veloce per preparare un uovo: il tempo di cottura infatti si aggira intorno ai tre minuti dal momento in cui l’acqua inizia a bollire, e può essere lievemente diversa a seconda di come si vuole mangiare l’albume. E’ un piatto molto nutriente e lo si può consumare in diversi momenti della giornata: a colazione, se si propende per una colazione proteica, come spuntino di metà mattinata, ma anche a pranzo o a merenda. Le uova alla coque sono più facilmente e rapidamente digeribili rispetto a quelle sode.

L’uovo alla coque è sconsigliato nelle persone che potrebbero essere più sensibili alla salmonellosi, vale a dire bambini e anziani. Le uova alla coque sono controindicate anche nelle persone con deficit del sistema immunitario.

Consigli per la cottura dell’uovo alla coque

L’uovo deve essere a temperatura ambiente; se l’uovo è ancora freddo, immergendolo nell’acqua bollente, potrebbe rompersi. Quindi dovrete estrarre l’uovo dal frigo tempo prima. Un ulteriore accorgimento nel cuocere l’uovo alla coque è quello di apportare un piccolo forellino con uno spillo sulla punta più grossa dell’uovo, per evitare che l’uovo a contatto con l’acqua calda si fessuri. Mettete quindi sul fuoco un pentolino con dell’acqua (sufficiente per coprire l’uovo) e portate ad ebollizione. Raggiunta l’ebollizione, abbassate un po’ la fiamma e immergete l’uovo, aiutandovi con un cucchiaio. Lasciate cuocere per circa tre minuti. Alla fine dei tre minuti tirate fuori l’uovo dal pentolino con un cucchiaio e mettetelo sotto l’acqua fredda corrente, finché non sarà raffreddato, in modo tale da riuscire a tenerlo in mano senza scottarvi.

Come consumare un uovo alla coque?

Appena raffreddato, mettete l’uovo in un portauovo con la parte appuntita verso il basso. Una volta messo l’uovo nel portauovo dovete aprirlo con un coltellino seghettato.
L’apertura deve essere sufficiente a far passare il cucchiaino con cui poi lo mangerete.
Colpitelo delicatamente sino ad inciderlo e poi cercate di tagliare via la calotta superiore senza distruggerne il resto. Alcuni mangiano l’uovo alla coque aggiungendo sale, ma il nostro consiglio è quello di mangiarlo al naturale.

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Uovo sodo (o bollito): tempo di cottura

Come nel caso delle uova alla coque il segreto è sta nel tempo di cottura: se lascerete cuocere poco rimarrà col tuorlo un po’ morbido e non sufficientemente cotto. Per un’insalata può anche andare bene. Se lo lasciate cuocere troppo, diventerà secco e il tuorlo assumerà un colore verdastro: quello è il sintomo di una cottura troppo prolungata. Non avrà un gusto cattivo ma risulterà troppo pastoso.
Mettete le uova da cucinare in un pentolino con acqua fredda e fate in modo che l’acqua copra appena le uova e la pentola sia abbastanza alta da contenerle tutte senza far uscire l’acqua che bolle e senza lasciare troppo spazio alle uova (altrimenti sbatterannno tra loro e si romperanno); attendete il bollore dell’acqua. Dal momento del bollore, accendete un timer e impostate un tempo di 7 minuti. In realtà il tempo di cottura di un uovo sodo si aggira tra i 7 ed i 10 minuti, ma dipende molto dalla dimensione delle uova: più l’uovo è grande e per più tempo dovrà cuocere. Terminato il tempo di cottura scolate le vostra uova sode e fatele raffreddare sotto l’acqua corrente.

Uova all’occhio di bue

Il procedimento per cucinare le uova all’occhio di bue è davvero semplice ma va fatto nel modo e con i tempi giusti, onde evitare che il tuorlo si raddensi troppo, ma anche che sia troppo liquido, fermo restando che ognuno lo può cuocere secondo i propri gusti soggettivi. Prendere una padella bassa ma con un diametro abbastanza largo e metterla sul fuoco, a fuoco basso con un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva. Appena l’olio si è lievemente scaldato, aprire direttamente in pentola le uova, prestando attenzione a che non si rompa il tuorlo e che non finiscano in padella dei pezzi di buccia (in questo caso toglieteli prontamente con un cucchiaino, prima che l’uovo si riscaldi rendendo più difficile questa operazione).
Prendere quindi un cucchiaio e con estrema attenzione, raccogliete l’olio caldo della pentola e versatelo sopra le uova, che si andranno a cuocere con l’olio bollente. Ripetere l’operazione fino a che il tuorlo delle uova e l’albume non appaiono visibilmente cotti (in quel caso cambiano colore). A questo punto, mettere sale e pepe secondo il proprio gusto e se lo gradite, solo un minuto prima di levare dal fuoco, mettere su ogni uovo una sottiletta. Il nostro consiglio è quello di evitare il sale.

Calorie di uovo sodo, alla coque e all’occhio di bue

A seconda del tipo di cottura, le calorie delle uova sono diverse, ecco i valori per 100 grammi:

  • uovo sodo o alla coque: 155 calorie;
  • uovo all’occhio di bue: 160 – 170 calorie.

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Si infila un sex toy da 77 cm nell’ano e si perfora l’intestino

MEDICINA ONLINE Si infila un sex toy da 77 cm nell'ano e si perfora l'intestino.jpgUn gioco erotico piuttosto azzardato quello provato da un uomo, secondo la stampa un transessuale, che in stato di ubriachezza si è infilato nell’ano un sex toy lungo ben 77 centimetri. Quando il soggetto si è presentato alla Accident and Emergency (A&E) del Northern Lincolnshire in preda a forti e lancinanti dolori ed hanno scoperto quale ne era la causa, sono rimasti sorpresi ma hanno anche compreso la potenziale gravità della situazione, dal momento che poteva determinare una emorragia mortale. Il caso è stato riportato sulla rivista scientifica BMJ Case Report: il transessuale, secondo il suo racconto, avrebbe «perso il controllo» del sex toy per il piacere anale che è risalito nell’intestino ed è andato a perforarlo.

Un caso unico

I medici che hanno assistito il paziente hanno commentato che “Questo caso è il primo del suo genere a causa delle enormi dimensioni del sex toy”. I medici, dopo aver rimosso l’enorme giocattolo e parte dell’intestino crasso, hanno dovuto utilizzare una sacca per stomia per impedire che i prodotti di scarto e le feci venissero passati attraverso il colon, inoltre il paziente è anche dovuto essere alimentato per mezzo di flebo in ospedale per nove giorni.

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