L’ansia può rovinarti la vita: il post di una 23enne diventa virale

MEDICINA ONLINE ANSIA DEPRESSIONE FACEBOOK Brittany Nichole MorefieldL’ansia ed il malessere dell’anima sono spesso insidiosi, difficile da individuare e da capire, per questo una 23enne americana chiamato Brittany Nichole Morefield, ha deciso di raccontare il suo punto di vista, quello di una ragazza che ogni giorno combatte contro l’ansia, e lo ha fatto postando su Facebook una foto in cui mostra quanto sia difficile conviverci.

«L’ansia è svegliarsi alle 3 di notte mentre si dorme profondamente, perché il tuo cuore batte all’impazzata. L’ansia è stressarsi per cose che potrebbero non accadere mai. È farsi domande sulla propria fede, sul perché il Creatore permette che mi senta in questo modo. L’ansia è chiamare tua sorella 3 ore prima che si svegli per andare al lavoro, nella speranza che ti risponda e permetta alla tua mente di non rimanere sotto attacco» racconta sul social network. Il post, diventato virale, vede ritratta la 23enne dentro la doccia, nel tentativo di calmarsi da un attacco di ansia.

«L’ansia è il tuo umore che cambia radicalmente nel giro di pochi minuti. L’ansia è piangere, è avere la nausea, è rimanere paralizzata. L’ansia è oscura. È dover inventare scuse su scuse per il tuo comportamento. L’ansia è paura, è preoccupazione».

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Dopo operazione perde testicolo, uomo denuncia medici a Palermo

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L’operazione è stata eseguita in convenzione alla casa di cura Torina il 31 ottobre, dai medici Vincenzo Romano e Domenica Lo Piccolo, iniziata alle 9.35 e terminata alle 10. Alle 11 l’uomo è stato dimesso, ma ha accusato quasi subito dolori intensi nella zona dell’operazione. Il 12 novembre il paziente è stato ricoverato d’urgenza a Villa Sofia e sottoposto all’asportazione del testicolo, forse per qualche condizione o patologia derivante dalla prima operazione, fatto su cui le indagini dovranno far luce.

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Travaglio: significato, sintomi e come capire se il parto è vicino

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOCome si riconosce il momento in cui si deve andare in ospedale per avere il bambino? Quali sono i sintomi del travaglio? Cominciamo col ricordare che il parto eutocico (cioè quello naturale) può essere suddiviso in 4 fasi:

  1. fase prodromica;
  2. fase dilatante;
  3. fase espulsiva;
  4. secondamento.

Subito dopo l’espulsione degli annessi fetali, che avviene nel secondamento, inizia la fase del “post-partum” che però non appartiene alle fasi del parto ed è invece la prima fase del puerperio. Le prime due fasi (prodromica + dilatante) insieme costituiscono il “travaglio“, cioè quella fase del parto che porta all’espulsione del neonato attraverso il canale del parto.

Quando inizia il travaglio? I sintomi che preannunciano l’inizio del travaglio

L’inizio del travaglio può avvenire improvvisamente o gradualmente ed è caratterizzato dalla comparsa di:

  • contrazioni uterine forti, regolari ed ingravescenti: sono inizialmente deboli, in seguito si fanno sentire a distanza di minuti e poi secondi l’una dall’altra con una durata che può variare sino ad avvertirle ogni trenta secondi. Le contrazioni uterine sono abbastanza caratteristiche e la futura mamma le riconosce facilmente, specie se ha già partorito altre volte;
  • modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione);
  • emissione del tappo cervicale caratterizzata dalla fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica;
  • rottura spontanea delle membrane (rottura delle acque) con emissione di un’ingente quantità di liquido caldo, normalmente inodore ed incolore.

Altri sintomi del fatto che il parto si sta rapidamente avvicinando, potrebbero essere:

  • perdite: alla fine della gravidanza si possono avere delle piccole perdite di liquido amniotico che sono trasparenti e inodori
  • respirazione facilitata: per tutta la gravidanza il peso del bambino e il volume dell’utero vi hanno causato una sensazione di pressione e costipazione a livello della respirazione, adesso invece il bambino è in posizione più inferiore e ciò regala un immediato sollievo ed una migliore facilità respiratoria;
  • sensazione di urinare: lo spostamento visto nel punto precedente, porta il bimbo a premere sulla vescica, e ciò può determinare uno stimolo impellente di urinare anche con la vescica è parzialmente vuota. In pratica “correte in bagno” per emettere una piccola quantità di urina.

Infine un altro sintomo che può annunciare l’imminente arrivo del travaglio è rappresentato dalla diarrea, sostenuta dal rilascio di ormoni endocrini e paracrini che preparano l’organismo della partoriente al lieto evento.

Tali sintomi si associano ad altri segni e sintomi che la futura mamma inizia a provare già diversi giorni prima del parto, come ad esempio:

  • abbassamento della pancia: ciò avviene perché il bambino, nelle ultime fasi di gravidanza, si trova generalmente a testa in giù e la pancia della donna che sta per partorire è chiaramente molto abbassata;
  • stanchezza o, al contrario, tanta energia: la stanchezza solitamente accompagna la donna per quasi tutta la gravidanza, ma alla fine si fa sentire ancora di più, soprattutto se abbiamo messo qualche chilo di troppo, ci impigriamo e anche fare una brevissima passeggiata ci stanca in maniera spropositata. In altre donne, invece, proprio gli ultimi giorni della gravidanza sono caratterizzati da un ritrovato vigore e maggiore energia, come non succedeva da mesi;
  • mal di schiena: le piccole contrazioni preparatorie possono contribuire a far venire il mal di schiena.

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Emissione del tappo cervicale

Durante la gravidanza, la cervice è occupata da un accumulo di materiale mucoso, che impedisce la risalita nell’utero di microrganismi patogeni, proteggendolo dalle aggressioni del mondo esterno. All’inizio del travaglio, quando la cervice inizia a dilatarsi in preparazione al parto, questo tappo scivola via e viene espulso. In tale occasione, la gestante avverte la fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica. Questo sintomo, quando viene percepito dalla donna, di per sé dice solamente che il travaglio è ormai prossimo, ma – se isolato dagli altri sintomi del travaglio – non fornisce alcuna indicazione sull’esatta distanza dal parto. L’evento può infatti insorgere anche qualche settimana prima dell’inizio del travaglio.

Rottura delle acque

La “borsa delle acque” è il “sacco” che contiene il feto ed il liquido amniotico in cui è immerso. Nella sua classica presentazione, alla rottura delle acque consegue la discesa in vagina di un’ingente quantità di liquido caldo, normalmente inodore ed incolore. Queste caratteristiche aiutano a differenziarlo dall’urina e dalle comuni perdite vaginali, più viscose, non continue e talvolta frammiste a sangue. La quantità di liquido amniotico che fuoriesce dalla vagina è comunque variabile; se ad esempio il sacco si fora in un solo punto anziché rompersi completamente, la perdita risulta modesta e non costante; pur tuttavia, si ripete nell’arco della giornata ed è in genere associata ai movimenti della mamma. Le membrane possono rompersi all’inizio del travaglio oppure senza che siano iniziate le contrazioni; nella maggioranza dei casi le acque si rompono durante il travaglio e qualora le contrazioni uterine non si presentino nelle successive 24 ore, vengono in genere stimolate medicalmente. Quando ciò avviene, è consigliabile restare sempre tranquille e lucide, cercare di assorbire il liquido con l’aiuto di un assorbente e farsi trasportare subito in ospedale. Il travaglio sta per cominciare ma non è detto che sia doloroso e lunghissimo, come qualcuno pensa. Può durare poche o molte ore, essere più o meno doloroso, tutto dipende dal grado di dilatazione della cervice per il passaggio del piccolo.

Contrazioni uterine

Nell’ultimo periodo di gravidanza le contrazioni uterine rappresentano una compagnia piuttosto fedele. Le false doglie, o più tecnicamente contrazioni di Braxton-Hicks, tendono ad aumentare di intensità e frequenza. A differenza di queste contrazioni, tipiche delle settimane precedenti, le vere e proprie contrazioni preparatorie al parto si caratterizzano per un ritmo stabile e continuativo, e non scompaiono camminando, sdraiandosi o cambiando posizione. Al contrario, si fanno sempre più frequenti e dolorose, tanto che al loro sopraggiungere la donna ha bisogno di fermarsi e appoggiarsi a qualcuno o a qualcosa. Durante questo evento, la gestante avverte una compressione interna della pancia, che nelle contrazioni vere è spesso associata ad una sensazione dolorosa alla parte superiore dell’addome o ai lombi (all’altezza dei reni) e ai fianchi. Talvolta accompagnate alla perdita di liquido amniotico, in un primo momento le vere contrazioni uterine si susseguono ogni 15-30 minuti, con durata che può andare dai 15 ai 20 secondi. Una volta cominciato il travaglio, le contrazioni si fanno sempre più ravvicinate, più intense e più lunghe, presentandosi 3-5 volte ogni 10 minuti, per una durata di 40-60 secondi ciascuna. Considerata l’importanza dell’intensità e della frequenza di questo sintomo, in genere le gravide ricevono dagli operatori sanitari precise istruzioni di annotare frequenza e durata delle contrazioni. Il dato importante, comunque, non è tanto la distanza tra una contrazione e la successiva, ma la regolarità con cui si susseguono.

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Diagnosi certa di travaglio in atto

Generalmente, i soli sintomi soggettivi fin qui descritti non sono sufficienti per porre diagnosi di travaglio. Affinché il personale sanitario confermi che il momento tanto atteso e programmato è ormai alle porte, si rende necessaria l’esecuzione di un esame per via vaginale. Se con il passare del tempo la cervice uterina si dilata e si assottiglia il travaglio è ormai iniziato: fase attiva o dilatante, detta anche I stadio).

Fase prodromica

La fase prodromica è la prima delle due fasi che compongono il travaglio, ed è caratterizzata dalla presenza di contrazioni dell’utero a carattere inizialmente irregolare ma con una certa tendenza alla regolarizzazione con il passare delle ore. Queste contrazioni sono diverse dalle contrazioni valide che identificano l’inizio del travaglio, e sono definite “contrazioni di Braxton Hicks”. La frequenza e la durata di tali contrazioni varia a livello individuale. La donna avverte dolore a livello della zona sovrapubica. Inoltre può verificarsi l’espulsione del cosiddetto “tappo mucoso”, assieme a piccole striature di sangue dovute alle iniziali modificazioni della cervice uterina. La durata di questa fase è molto variabile (anche in base a quando si stabilisce l’inizio); in genere dura circa 5-6 ore nelle nullipare (donne che partoriscono per la prima volta), mentre dura meno nelle pluripare (donne che hanno già partorito altre volte).

Fase dilatante

La fase dilatante è la seconda ed ultima delle due fasi che compongono il travaglio. In tale fase le contrazioni uterine:

  • diventano regolari (una ogni circa 3-4 minuti):
  • aumentano in durata (30-40 secondi ogni contrazione);
  • aumentano in intensità.

Durante una contrazione i muscoli lunghi dell’utero si contraggono, dall’alto verso il basso, fino alla fine. Quando la contrazione finisce, i muscoli si rilassano e diventano più corti di quanto erano all’inizio della contrazione stessa. Ciò alza la cervice al livello della testa del bambino. Ogni contrazione dilata la cervice fino alla sua completa dilatazione, che spesso può raggiungere 10 e più centimetri di diametro. Questa fase termina con il raggiungimento della dilatazione completa della cervice uterina, quando spesso avviene la rottura spontanea delle membrane amniotiche (“rottura delle acque”). Tuttavia quest’ultima può presentarsi spontaneamente anche prima della dilatazione completa (rottura intempestiva delle membrane) e addirittura anche prima dell’inizio del travaglio di parto (rottura prematura delle membrane o PROM). Si parla di PROM pretermine (pPROM), se avviene prima della 37ª settimana completa di età gestazionale. La rottura delle membrane può inoltre essere indotta artificialmente tramite intervento chirurgico di amniotomia. Il dolore interessa maggiormente la zona lombosacrale. Questa fase precede l’espulsione vera e propria del neonato e generalmente dura circa 4-5 ore nelle nullipare e 2 ore nelle pluripare, con ampie variabilità individuali.

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La vita è un’inspiegabile magia

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“Cerco di osservare ciò che ho sempre sotto gli occhi: il giardino di casa, la mia strada. E tutto mi sorprende. La vita è un’inspiegabile magia”

Questa frase del poeta Johann Wolfgang von Goethe è una grande verità: troppe volte cerchiamo il fascino nelle grandi cose e ci dimentichiamo che la bellezza, quella vera, spesso è nelle piccole cose che ogni giorno ci circondano e che noi consideriamo banali e scontate. Se solo impariamo a vederlo, c’è un tesoro in ogni angolo del mondo… perfino nel nostro giardino di casa!

Altre frasi, aforismi e racconti:

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In ospedale con tatuaggio “non rianimare”: i medici rispettano la scelta

MEDICINA ONLINE New England Journal of Medicine DO NOT RESUSCITATE NON RESUSCITARE PICTURE HD PIC IMAGE PHOTO RIANIMAZIONE DEFIBRILLATORE.jpgUn uomo di 70 anni di Miami è arrivato in ospedale privo di sensi e i medici hanno trovato un tatuaggio subito sotto il suo collo con la scritta “do not resuscitate” (non rianimare). La vicenda è descritta sul New England Journal of Medicine, e si è conclusa con lo staff che ha rispettato le volontà dell’uomo dopo aver consultato un bioeticista. L’uomo aveva problemi cronici ai polmoni e al cuore, oltre al diabete. Arrivato al Jackson Memorial Hospital i medici hanno cercato di risvegliarlo senza successo, e il paziente non aveva alcun segno identificativo che potesse far risalire alla famiglia, per capire se la decisione espressa dal tatuaggio fosse meditata o frutto di un impulso.

“All’inizio abbiamo deciso di non onorare il tatuaggio – scrivono gli autori – invocando il principio di non prendere una decisione irreversibile senza certezze”. Il consulto con il bioeticista dell’università di Miami Kenneth Goodman ha però portato alla decisione opposta. “Gli esperti hanno suggerito che era più ragionevole pensare che il tatuaggio esprimesse una preferenza autentica”. Dopo il consulto i medici hanno trovato anche una dichiarazione scritta sul fine vita da parte del paziente, e hanno interrotto le procedure più invasive. “Le condizioni dell’uomo sono peggiorate durante la notte – conclude l’articolo – ed è morto”.

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Differenza tra culla termica ed incubatrice neonatale

MEDICINA ONLINE CULLA TERMICA PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilator.jpg

Sulla sinistra una incubatrice, sulla destra una culla termica

Con “incubatrice neonatale” si intende un dispositivo medico chiuso, in uso fin dai primi anni del ‘900, che riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina. Tale dispositivo è destinato ad ospitare neonati prematuri, sottopeso od in precarie condizioni si salute generale, assicurando loro il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non siano in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali. L’incubatrice è quindi un utilissimo strumento, capace di elevare – anche di molto – le possibilità di sopravvivenza di bimbi che, in mancanza di essa potrebbero essere destinati a più gravi patologie e danni neurologici, se non – in alcuni casi – addirittura alla morte.

La “culla termica” è invece un lettino con contenitore trasparente apribile che permette al neonato sano di mantenere una temperatura corporea ideale, evitando ambienti freddi e sbalzi di temperatura eccessivi. Praticamente tutti i bambini, appena nati, anche se sani, vengono messi per un certo periodo nella culla termica, di solito alcune ore. Solo nel caso in cui le condizioni del nato sano peggiorino (ad esempio elevato caso di peso), può accadere che venga spostato dalla culla termica nell’incubatrice neonatale. I neonati pretermine che si sono stabilizzati, viceversa, possono essere spostati dall’incubatrice alla culla termica, dove comunque continuano ad essere monitorati.

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Incubatrice neonatale: funzionamento, prezzo, per quali neonati si usa?

MEDICINA ONLINE PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilator.jpgCon “incubatrice neonatale” si intende un dispositivo medico chiuso, in uso fin dai primi anni del ‘900, che riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina. Tale dispositivo è destinato ad ospitare neonati prematuri, sottopeso od in precarie condizioni si salute generale, assicurando loro il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non siano in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali. L’incubatrice è quindi un utilissimo strumento, capace di elevare – anche di molto – le possibilità di sopravvivenza di bimbi che, in mancanza di essa potrebbero essere destinati a più gravi patologie e danni neurologici, se non – in alcuni casi – addirittura alla morte. La mancanza di incubatrici in alcune regioni del Terzo Mondo, è una delle cause della elevata mortalità alla nascita di tali regioni.

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Caratteristiche dell’incubatrice

Una incubatrice neonatale moderna è costituita da un lettino per neonati circondato da una copertura realizzata in robusto policarbonato trasparente, sotto la quale viene mantenuta un’atmosfera arricchita di ossigeno e resa sterile grazie alla presenza di appositi microfiltri che trattengono le particelle dell’aria in entrata. La trasparenza della copertura permette di tenere in osservazione il bimbo in ogni momento. Su tre lati dell’abitacolo sono presenti due aperture rotonde attraverso cui un medico o un infermiere può introdurre le mani per prendersi cura del neonato, o attraverso cui i genitori possono interagire con lui, se le condizioni del piccolo lo consentono. La presenza di queste aperture evita gli sbalzi di temperatura che si verificherebbero se ogni volta venisse aperto il coperchio superiore dell’incubatrice e contribuiscono inoltre al mantenimento dell’atmosfera controllata e della sterilità. La struttura è provvista anche di un sistema di insonorizzazione che consente di limitare il rumore interno a meno di 60 dB onde evitare danni all’apparato acustico del neonato prodotti dai rumori delle ventole.
Il neonato è adagiato sul lettino costituito da un vassoio su cui poggia un materassino morbido. Il vassoio può essere inclinabile dalla parte della testa o dei piedi e può essere collocato su una bilancia, in modo da tenere sempre il peso sotto controllo, fattore estremamente importante per la sopravvivenza della maggioranza dei prematuri, che nascono con peso ridotto rispetto al normale (< 2,5 kg).
I parametri vitali del neonato (battito cardiaco, temperatura, attività respiratoria, peso, saturazione di ossigeno) e dell’atmosfera interna (temperatura, ossigenazione) vengono monitorati attraverso sistemi elettronici fisicamente connessi col neonato stesso. Nel caso di anomalie, entrano in funzione sistemi di allarme visivo o acustico che consentono all’operatore di intervenire tempestivamente per ristabilire le condizioni ottimali. Di solito l’incubatrice è collocata su un carrello che ne permette l’eventuale trasporto.

Quando serve l’incubatrice? Quali neonati sono destinati ad essa?

Generalmente necessitano dell’incubatrice i neonati che:

  • al momento della nascita sono sottopeso (meno di 2500 grammi);
  • al momento della nascita hanno un peso normale, ma successivamente perdono parecchio peso;
  • sono nati pretermine, cioè quando il parto avviene tra la 22ª e la 37ª settimana completa di gestazione;
  • hanno patologie che non permetterebbero loro di sopravvivere alla vita extrauterina.

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Per quanto tempo il neonato dovrà rimanere in incubatrice?

Il periodo di permanenza del bambino nell’incubatrice è estremamente variabile essendo collegato soprattutto alla gravità delle condizioni di salute del neonato. Il neonato dovrà rimanere in incubatrice finché:

  • il neonato non ha raggiunto il peso corretto, se nato o diventato sottopeso;
  • il neonato non ha raggiunto la maturità del sistema respiratorio e digerente.

In generale il bimbo dovrà rimanere nell’incubatrice finché non è in condizioni di salute tali da essere sufficienti per la sopravvivenza all’esterno di essa.

Cosa succede quando il bimbo viene tolto dall’incubatrice?

Quando il piccolo si è stabilizzato, viene generalmente sistemato in una culla termica dove viene comunque nutrito e monitorato ancora per alcuni giorni, al fine di un graduale adattamento all’ambiente esterno.

Perché è così importante l’incubatrice?

Per i neonati che rientrano nelle categorie appena elencate, l’incubatrice può – in alcuni casi – fare la differenza tra la vita e la morte. L’incubatrice, infatti, assicura loro tre fattori vitali:

  • una temperatura costante;
  • una corretta ossigenazione;
  • il nutrimento necessario per evitare ulteriori cali di peso.

Il mantenimento di una temperatura costante è uno dei fattori più importanti perché a causa della scarsa quantità di tessuto adiposo e dell’aumentata termodispersione, i neonati appartenenti a queste categorie non sono in grado di sopravvivere se non tenuti in un ambiente termico controllato. Secondo fattore importante è l’umidità, che deve essere portata a valori tali (in genere all’80-90%) da limitare la disidratazione del bambino.
L’ossigenazione è un altro fattore ovvimanete essenziale per la sopravvivenza dei prematuri. Il loro apparato respiratorio può non essere sufficientemente maturo da permettere una respirazione autonoma e necessita pertanto dell’introduzione in trachea di una cannula che permette di aerare continuamente le vie respiratorie.
Il nutrimento è somministrato direttamente in vena nei casi in cui l’apparato digerente del neonato non è ancora perfettamente maturo. Nel caso in cui il bambino abbia l’apparato digerente già in grado di funzionare, ma non sia ancora in grado di deglutire o di succhiare, viene introdotto invece un piccolo sondino naso-gastrico attraverso il quale si può somministrare anche latte materno in modo da abituarlo alla normale alimentazione.

L’incubatrice neonatale è pericolosa o dolorosa per il bambino?

I genitori possono stare assolutamente tranquilli: le incubatrici moderne sono del tutto sicure ed il loro uso è indolore per il piccolo.

Tipologie speciali di incubatrici

Per consentire agli operatori sanitari di monitorare al meglio i neonati prematuri, sono oggi progettate incubatrici destinate ai reparti di terapia intensiva, che consentono di compiere la maggior parte degli esami (analisi del sangue, ecografie, esami per la vista e l’udito, possibili TAC e radiografie) senza dover necessariamente spostare il neonato. In caso si rendesse necessario uno spostamento a grande distanza, esistono incubatrici adatte per lo spostamento da un ospedale all’altro e in grado di essere alloggiate in ambulanze, navi o elicotteri. Oltre ad essere più resistenti agli urti e più leggere delle incubatrici fisse, per garantire il corretto funzionamento durante il trasporto, queste incubatrici sono dotate anche di batterie e caricabatterie.

Quanto costa un incubatrice per neonati?

Il prezzo di una incubatrice è estremamente variabile in base a marca, modello ed eventuali offerte: si parte dai modelli base di circa 5000 euro, fino ad arrivare ai modelli professionali, usati negli ospedali, il cui valore può superare i 40 mila euro.

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Gli egoisti più felici dei “buoni”: sono meno a rischio depressione

MEDICINA ONLINE FELICITA HAPPINES GIRL WOMAN CUTE YOUNG BIKE BICICLE FLOWERS WOODS NATURA NATURE BICICLETTA DONNA FIDUCIA CORAGGIO SUCCESSO SPORT VITA ALLEGRIAUno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Human Behavior, condotta da Masahiko Haruno dell’università Tamagawa di Tokyo, sembra indicare che le persone individualiste – qualcuno potrebbe dire “egoiste” – sono più felici delle persone “buone” che invece si affliggono per torti subiti dagli altri, insomma che hanno un orientamento pro sociale (a favore della società): queste ultime hanno un più elevato rischio di depressione.

La ricerca

La ricerca coinvolto un gruppo di giovani adulti al di sotto dei 30 anni ed ha innanzitutto diviso il campione in due sottogruppi: da una parte coloro che hanno un atteggiamento prosociale (caratterizzati da un profilo di attività cerebrale molto preciso e quindi riconoscibili con una risonanza magnetica), dall’altra gli individualisti. I primi, quando sono testimoni di un torto subito da altri, (anche quando il torto si traduce per loro stessi in un vantaggio economico), attivano regioni neurali legate a stress e paura (amigdala in primis), segno che sono profondamente infastiditi dalle ingiustizie. Gli altri attivano queste regioni solo quando sono loro stessi in prima persona a subire un torto, non quando l’ingiustizia ricade sugli altri ed è a loro favore.

Egoisti meno depressi

Dopo aver operato questa suddivisione i ricercatori hanno sottoposto l’intero campione a un questionario di misura della depressione clinica (chiamato “scala Beck”) che misura sintomi di depressione clinica intervenuti nelle due settimane precedenti la somministrazione del questionario: è emerso che le persone con indole prosociale, contente di fronte a condizioni di equità (ad esempio economiche) totalizzano un punteggio maggiore su questa scala quindi hanno un rischio maggiore di aver fatto esperienza di depressione nelle due settimane precedenti rispetto agli individualisti. Ciò resta vero anche a lungo termine, cioè anche se la stessa scala Beck viene riutilizzata sullo stesso campione a un anno di distanza dalla prima prova.

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