Semeiotica del cuore: l’esame obiettivo cardiaco completo

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICAL’esame obiettivo del cuore comprende l’auscultazione, l’ispezione e la percussione, ma per arrivare alla diagnosi il medico controlla l’anamnesi e può prescrivere degli esami. Parliamo ora dell’anamnesi, in ambito strettamente cardiologico:

ANAMNESI FAMILIARE: ci sono numerose malattie cardiovascolari congenite, tra cui citiamo la cardiomiopatia ischemica, la “sudden death”, la cardiomiopatia dilatativa, la displasia aritmogena del ventricolo destro e la sindrome di Brugada, quindi è importante nell’anamnesi familiare indagare se il nostro paziente ha avuto lui stesso od in famiglia dei problemi cardiovascolari in età relativamente giovanile, intorno ai 50-55 anni.

ANAMNESI FISIOLOGICA

– era importante sapere se un maschio aveva fatto la leva militare e se una donna aveva portato a termine una gravidanza, perché queste erano le prime visite che una persona faceva dal dottore, fino a qualche tempo fa, questo ci consentiva dunque di escludere alcune patologie a livello cardiaco. Ormai al giorno d’oggi anche gli adolescenti sono soliti andare spesso a fare delle visite mediche (quando all’esame obiettivo non si riscontrano dei problemi a livello cardiaco, sull’anamnesi scriviamo toni ritmici validi e pause libere da soffi).

– l’aterosclerosi inizia a manifestarsi nel secondo mese di vita intrauterina, l’orizzonte clinico di questa patologia è presente però intorno ai 40-50 anni di vita. Questa patologia può creare seri problemi più o meno precocemente, a seconda di quanto vengano tenuti in considerazione i fattori di rischio per questa malattia, che possono essere congeniti od acquisiti, sono importanti dunque anche le abitudini di vita da indagare in questa anamnesi fisiologica. L’arteriosclerosi inoltre è una malattia molto più sensibile al freddo, il vasculopatico è infatti un paziente che stà peggio al freddo, vedi la sindrome di Raynaud, il morbo di Buerger, l’angina da sforzo e l’arteriopatia agli arti inferiori (in quest’ultimo caso si può parlare della malattia delle vetrine, in pratica queste stenosi alle arterie femorali comportano un forte dolore al soggetto che è costretto a fermarsi ogni qualche centinaio di metri, per darsi un contegno si dice dunque che si ferma spesso a guardare le vetrine, poi quando il dolore scompare riprende la marcia). Le coronarie sono uno dei distretti più colpiti da queste malattie, ma ce ne sono diversi altri, in ogni caso l’aterosclerosi tende a colpire con più frequenza alcuni distretti specifici.

– è importante riconoscere la presenza della sindrome metabolica, in cui la sommatoria di diversi fattori di rischio (l’ipertensione, l’iperglicemia, l’ipercolesterolemia, l’obesità, l’abitudine tabagica ed uno stile di vita sedentario) porta la placca aterosclerotica ad avere un orizzonte clinico maggiormente precoce.

– bisogna indagare anche sull’angina da cocaina, infatti la cocaina nelle forme in cui al giorno d’oggi viene assunta origina uno spasmo coronarico violento, che può perdurare nel tempo e portare ad un infarto del miocardio, nonostante in questo caso le coronarie possano essere completamente sane. Bisogna trovare dunque anche il coraggio di chiedere se il paziente fa uso di sostanze stupefacenti, per potere attuare la terapia corretta.

– anche il mestiere è importante, in quanto un lavoro sedentario, un lavoro che comporta di mangiare al ristorante o che comporta un’alterazione del ritmo sonno-veglia è importante da ricavare con l’anamnesi, dobbiamo tenere presente infatti che le piastrine hanno il più alto potere aggregante nelle ore prima dell’alba, in questo periodo di tempo infatti si può avere facilmente l’angina.

Leggi anche:

ANAMNESI FARMACOLOGICA: indaghiamo anche sui farmaci e sulle malattie che già affliggono il paziente che stiamo intervistando, ci dobbiamo infatti ricordare che i farmaci chemioterapici sono dei farmaci estremamente cardiotossici

ANAMNESI PATOLOGICA REMOTA: prendiamo ora in considerazione la febbre, che un tempo era molto più considerata, soprattutto per quanto riguarda il reumatismo articolare acuto: questa malattia cominciava come una febbre reumatica per poi dare origine a delle endocarditi ed a delle miocarditi, nei casi più gravi poteva addirittura portare ad un’insufficienza valvolare. È una malattia che colpisce con maggiore frequenza i giovani, anche se oggi come oggi è una patologia molto meno frequente, l’uso degli antibiotici ha minimizzato molto il numero dei casi di queste malattie infettive.

ANAMNESI PATOLOGICA PROSSIMA

– il DOLORE è il primo sintomo che il paziente ci racconta, sia da un punto di vista fisico (rappresenta il dolore fisico che egli percepisce) che da un punto di vista psichico (per la paura di essere afflitti da qualche patologia seria), è stato infatti riscontrato che il dolore toracico è formato da entrambe queste componenti.

Se andiamo a parlare del dolore ischemico che origina l’infarto del miocardio, possiamo dire che da un punto di vista delle sede è un dolore retrosternale, oppressivo, a morsa od a tenaglia, è comunque un dolore che stringe e comprime il petto. Può irradiarsi alla spalla sinistra ed al braccio sinistro (sul lato ulnare), non si modifica con gli atti respiratori o con la modificazione della postura e non è un dolore trafittivo, ma piuttosto è un dolore che viene considerato urente. Può essere accompagnato dalla nausea, dal vomito e dal singhiozzo (per la compressione del nervo frenico da parte del ventricolo destro). A questo si accompagna molto spesso il sudore freddo, si parla infatti di una diaforesi algida da accompagnamento.

La durata è importante, se dura pochi secondi non è preoccupante ma generalmente dopo venti minuti questo dolore diventa insopportabile. Il dolore anginoso (quando non si è ancora sviluppata la necrosi dei miociti) è un dolore che arriva fino a quindici minuti, presenta anche un po’ d’intermittenza, mentre il dolore da infarto si ha con un decorso temporale un po’ più lungo.

È importante sottolineare anche l’orario in cui avviene il dolore e le modalità d’esordio del dolore, che solitamente avviene in condizioni di riposo, però se avviene dopo un pasto è necessario fare una diagnosi differenziale dal dolore da ulcera gastrica (è un dolore tipicamente post-prandiale), da ulcera duodenale (è un dolore che si ha a digiuno, con una piccola ferita, una lesione a livello della mucosa duodenale per un’ipersecrezione di acido cloridrico od altri acidi da digestione.

Quindi la prima efficace terapia è l’ingestione di una sostanza alcalinizzante) e dall’esofagite da reflusso (si parte da un’ernia iatale, ovvero la mucosa gastrica si ernia attraverso lo iato esofageo nel mediastino, creando a questo livello una pericolosa secrezione acida, inoltre si dice che è la malattia del giardiniere perché questa è una figura professionale che nel suo lavoro tende a piegarsi spesso, facilitando dunque un’evoluzione positiva dell’ernia iatale, ma questo può facilmente succedere anche nelle donne in gravidanza, in quanto la presenza del feto comporta a livello diaframmatico una maggiore facilità all’attraversamento dello iato esofageo da parte della mucosa gastrica).

Da un punto di vista dell’intensità il dolore da infarto del miocardio è un dolore molto intenso, anche se a volte questo dolore può essere di scarsa entità, l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma (evidenzia un’acinesia, ovvero un pezzetto di cuore tende a non contrarsi) ci permettono infatti di riconoscere un infarto laddove il soggetto non ne ha avuto coscienza. Questo soggetto può essere un diabetico, in quanto la loro percezione del dolore è molto atipica, inoltre possiamo avere anche degli infarti che emergono in maniera asintomatica o con una sintomatologia atipica, come ad esempio un forte dolore a livello gastrico od a livello della schiena. Altri tipi d’infarti possono emergere invece con una morte improvvisa del paziente, anche se i servizi d’urgenza e le ambulanze permettono a volte di salvare anche questo tipo di persone.

Leggi anche:

– la PERICARDITE è una malattia che si presenta tutti gli anni, ed è un’infiammazione della sierosa che riveste il miocardio. Tipicamente nei giovani possiamo avere la pericardite acuta benigna, mentre la pericardite batterica si cura con gli antibiotici. Il dolore di questa patologia è sensibile alle variazioni di postura, infatti se c’è un versamento tra i due foglietti della sierosa a livello pericardico, a seconda di come uno si muove anche il liquido è in movimento e questo comporta una diversa sensibilità al dolore. Se a questa pericardite si aggiunge una pleurite (si parla allora di una condizione di polisierosite), possiamo avere una variazione nei movimenti del respiro.

– la DISPNEA è importante osservarla nell’esame obiettivo, solitamente la frequenza respiratoria è di 12-16 atti respiratori al minuto e chi è in condizioni di polipnea ha un numero maggiore di atti respiratori al minuto rispetto ai parametri che abbiamo definito prima. La dispnea, che rappresenta una condizione di respirazione difficoltosa, può essere data da cause respiratorie (nelle allergie, nelle broncopneumopatie croniche ostruttive o nell’enfisema polmonare), può esserci in una crisi ipertensiva, si può manifestare a riposo ad esempio nell’anemico (o comunque nei soggetti che hanno per un qualche motivo una bassa concentrazione di emoglobina) o in chi compie degli sforzi specialmente in ambienti di alta montagna, dove la pressione parziale dell’O2 è piuttosto bassa. Possiamo avere anche una dispnea parossistica, che ha un esordio acutissimo ed è l’espressione dell’insufficienza ventricolare sinistra, ovvero dell’edema polmonare acuto, è importante però diagnosticare una dispnea patologica nelle donne che si affaticano facilmente perché sono in gravidanza, nei soggetti che hanno appena svolto un’attività fisica o nei soggetti che fumano venti sigarette al giorno, in quanto la nicotina è una sostanza vasocostrittrice. Nel caso di una ritenzione idrica acuta si può invece manifestare una dispnea che può essere data da un’insufficienza cardiaca acuta, questo si può vedere dal fatto che le caviglie sono gonfie in maniera simmetrica per la presenza di acqua.

Facciamo soltanto un accenno alle patologie del cuore per dire che esse si dividono in patologie congenite ed acquisite, in particolare abbiamo già parlato delle forme congenite più comuni e delle patologie infettive che possono colpire le valvole cardiache (anche se al giorno d’oggi con l’utilizzo degli antibiotici sono diminuite notevolmente in termini d’incidenza), mentre nelle forme acquisite citiamo la forma ischemica, la forma ipertensiva, la forma dilatativa e la forma idiopatica. La parte del leone la giocano sostanzialmente le “patologie del benessere”, se andiamo infatti nei paesi sottosviluppati queste malattie colpiscono un numero molto inferiore di persone, proprio per le diverse abitudini di vita che ci sono (nei paesi occidentali contribuisce a queste malattie soprattutto il largo utilizzo di sale, che è nato proprio nei paesi del Mediterraneo) qui rispetto ai paesi più ricchi.

Passiamo ora alle varie parti dell’esame obiettivo del cuore.

L’ISPEZIONE

Tramite l’ispezione della regione toracica si possono valutare, in prima battuta, le caratteristiche dell’atto respiratorio, il ritmo, la frequenza e la profondità del respiro: questo è importante in quanto il cuore ed i polmoni sono fortemente correlati dal punto di vista anatomico e funzionale, quindi le anomalie del respiro possono essere determinate sia da problemi dell’apparato respiratorio che da problemi cardiaci. Tramite l’ispezione si valutano anche le alterazioni o malformazioni del torace, come il gibbo, la depressione del corpo dello sterno (o pectus excavatum) o le bozze precordiali (rappresentano una vera e propria sporgenza presente sotto la cute, a livello della mammella sinistra ed a fianco dello sterno, da parte della punta del cuore che vi preme contro).

Andiamo ad analizzare soprattutto il decubito, in particolare si può parlare di un decubito indifferente se il cuore ed i polmoni funzionano correttamente, ma nel caso di un’insufficienza cardiaca acuta il paziente tende a stare in posizione seduta, con il petto che si piega verso le cosce.
Questa è la posizione “squat”, che facilita il ritorno venoso e dunque anche la respirazione del paziente.

È importante valutare la cianosi, una condizione in cui se l’emoglobina deossigenata supera i 5 g/dl allora compare una colorazione bluastra che possiamo riscontrare a livello labiale od a livello del letto ungueale.
Se un individuo è di razza caucasica o nero si può riscontrare invece la cianosi a livello della congiuntiva. Abbiamo già parlato di dove possiamo sentire l’itto della punta, un po’ a sinistra del capezzolo, in particolare possiamo sentire bene la pulsazione di questa zona con due dita, mentre se questa pulsazione si verifica più in basso e più all’esterno (in particolare nel quinto spazio intercostale, sulla linea ascellare posteriore) allora possiamo pensare che il soggetto è affetto da una cardiomegalia.

L’ortopnea obbligata è una condizione in cui il soggetto respira bene stando seduto, non riesce ad assumere un decubito indifferente.Per quanto riguarda gli edemi, se ho un edema bilaterale a livello delle caviglie devo pensare ad un problema a livello cardiaco, oppure ad una stasi venosa (che può manifestarsi anche semplicemente in un soggetto obeso od in un soggetto che lavora stando fermo ed è in piedi per diverse ore al giorno), mentre se l’edema a livello delle caviglie è monolaterale è dovuto probabilmente ad una distorsione della caviglia.

La gotta è una malattia che si presenta con un’iperglicemia ed un’alta concentrazione di acidi urici, ed è dovuta ad un elevato consumo di carne, o comunque di alimenti che hanno un elevato contenuto proteico. Questo comporta dei forti dolori a livello delle articolazioni, l’alluce del piede diventa molto rosso ed il piede tende facilmente a gonfiarsi per il deposito dei cristalli di acido urico a livello articolare. Possiamo notare anche i caratteristici “tofi gottosi” che sono sempre dei depositi di cristalli di acido urico sull’anello esterno dell’orecchio.

LA PERCUSSIONE

Per arrivare a percuotere il cuore e l’area cardiaca dobbiamo arrivare a percuotere il margine inferiore e superiore del fegato. Palpare il fegato è molto difficile, basta che il soggetto sia un po’ in carne che non riusciamo a palparlo, dunque è importante fare una buona percussione, in particolare a livello del quarto-quinto spazio intercostale possiamo sentire il margine superiore del fegato, che rappresenta il punto di repere per l’angolo dell’area cardiaca, mentre il margine inferiore del fegato è quello che durante l’inspirazione forzata possiamo palpare sotto l’arcata costale, a livello della porzione cartilaginea. La percussione polmonare va fatta invece piano per mettere in evidenza l’ottusità del cuore e per non mettere in risonanza l’aria che passa nei polmoni, nei punti in cui queste due strutture si trovano molto vicine (in particolare nelle vicinanze dell’angolo del Louis). In ogni caso al giorno d’oggi la percussione a livello dell’area cardiaca è poco utilizzata perché le informazioni che possiamo ricavare da questa tecnica sono poco affidabili.

Leggi anche:

L’AUSCULTAZIONE

Può essere diretta (si appoggia l’orecchio sul torace) o mediata (si utilizza il fonendoscopio), per analizzare i toni cardiaci ed i rumori aggiunti. I toni fisiologici sono due, il primo corrisponde alla chiusura delle valvole atrio-ventricolari (rappresenta l’inizio della sistole), in particolare si sente bene nei focolai della punta, mentre il secondocorrisponde alla chiusura delle valvole semilunari (rappresenta la fine della sistole), e si sente bene nei focolai della base. Talvolta può essere presente il tono di galoppo, che è un tono difficile da auscultare, in particolare rappresenta il terzo tono aggiunto che mi consente di auscultare al fonendoscopio un caratteristico rumore di galoppo, indice di uno scompenso cardiaco e di un edema polmonare acuto.

I toni possono essere:

  • Di alterata intensità.
  • Ovattati.
  • Lontani.
  • Parafonici (i toni non sono auscultabili chiaramente, ad esempio in un soggetto grosso od enfisematoso, in particolare nel paziente enfisematoso l’aria stagnante a livello polmonare impedisce una corretta propagazione delle onde sonore).
  • Scoccanti (ad esempio nei pazienti molto magri, nei pazienti che soffrono di tachicardia o nei pazienti che soffrono di ipertensione arteriosa).

L’irradiazione dei soffi è un altro argomento molto importante, in particolare possiamo dire che un soffio aortico tende ad irradiarsi lungo i vasi del collo, in quanto segue il decorso dei suoi vasi sanguigni. Si parla in questo caso di un soffio sistolico, dovuto ad una stenosi aortica, mentre il soffio mitralico si irradia verso l’itto della punta, quindi verso l’ascella. L’auscultazione va effettuata sui focolai cardiaci, in particolare essi sono 4, o meglio 5 aree specifiche che corrispondono ai focolai valvolari:

Focolaio aortico: è presente nel II spazio intercostale destro sulla linea parasternale (è importante auscultare questo focolaio nel soggetto anziano perché la patologia aterosclerotica può colpire facilmente questo focolaio, dando origine ad un soffio, mentre in un paziente iperteso di vecchia data in questo focolaio possiamo sentire un tono scoccante, un primo tono accentuato)

Focolaio polmonare: si trova sul II spazio intercostale sinistro sulla linea parasternale.

Focolaio tricuspidale: è presente sul IV spazio intercostale destro al margine dello sterno.

Focolaio mitralico: si trova sul quarto-quinto spazio intercostale all’altezza della linea emiclaveare di sinistra (rappresenta l’itto della punta del cuore).

Focolaio di Erb: rappresenta il focolaio elettivo dei soffi aortici, appartiene al mesocardio e si trova al centro del quadrilatero determinato dai restanti quattro punti di auscultazione.

I SOFFI

Essi compaiono nel caso di un flusso turbolento del sangue nel passaggio dall’atrio al ventricolo o dal ventricolo al vaso. Possono dipendere da delle stenosi (in questo la valvola si chiude troppo) o da delle insufficienze valvolari (in questo caso la valvola si chiude troppo poco). Parlando di soffi è utile definirli in:

  • Sistolici: compaiono tra il primo ed il secondo tono
  • Olosistolici o Parasistolici: compaiono per tutta la durata della sistole
  • Diastolici: compaiono durante la diastole, dopo il secondo tono. La stenosi mitralica rappresenta uno di questi soffi (a differenza dell’insufficienza mitralica, che è un soffio sistolico), anche se è molto difficile auscultarli per il loro basso timbro

L’infarto acuto di un soggetto ospedalizzato è molto importante perché andrebbe auscultato tutti i giorni, in quanto può sorgere una complicanza che è rappresentata dall’insufficienza mitralica funzionale. Questo si manifesta con un soffio sistolico a livello del focolare mitralico.

GLI SFREGAMENTI

Sono dei rumori uguali agli sfregamenti pleurici, di più bassa intensità rispetto ai soffi, ad esempio è un rumore che possiamo assimilare allo sfregamento dei capelli. Lo sfregamento è un rumore sisto-diastolico, in quanto interessa l’intera membrana pericardica, quindi è un rumore né diastolico né sistolico (lo possiamo riscontrare ad esempio nella pericardite siero-fibrinosa cronica). Una delle pericarditi più comuni che è interessata da questi sfregamenti è la pericardite di Dressler, la tipica pericardite post-infartuale che decorre 3-4 giorni circa dopo l’infarto.

LA DIAGNOSTICA DEL CUORE

Si possono fare dei test per valutare le condizioni basali del cuore o le sue condizioni sottosforzo, ad esempio in quest’ultimo caso possiamo fare dei test provocativi andando ad iniettare nel paziente delle sostanze farmacologiche vasocostrittrici o delle sostanze che mimano lo sforzo. In medicina nucleare sono molto utilizzati i radioisotopi per alcuni tipi di indagine sul cuore, in particolare viene utilizzato il tecnezio che ha come organo bersaglio il cuore, mentre è molto utilizzato come mezzo di contrasto lo iodio nella coronarografia. L’angioplastica è un’altra tecnica molto importante che viene utilizzata in ambito medico per dilatare un restringimento del lume di un vaso sanguigno, inoltre viene utilizzata anche la risonanza magnetica (viene utilizzata per delle patologie un po’ di nicchia come l’amiloidosi, per seguire il percorso dei depositi di amiloide) e la TAC cardiaca (con questo esame vengono valutati i depositi di calcio a livello degli orifizi valvolari e delle diramazioni arteriose coronariche, per questo è detta anche TAC coronarica).

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Semeiotica del cuore:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Jedi, eutanasia, alieni e spaghetti volanti: le 4 religioni più assurde della storia

MEDICINA ONLINE JEDI JEDISM RELIGION RELIGIONE STAR WARS GUERRE STELLARIPartiamo da un concetto importante: chi scrive è agnostico e generalmente è portato a pensare che qualsiasi religione inventata dall’uomo (si, perché fino a prova contraria, qualsiasi religione è stata creata da uomini e non da divinità) sia razionalmente assurda, tra reincarnazioni, paradisi, diavoli con forconi e cherubini che suonano dalla mattina alla sera. Tuttavia ci sono alcune religioni che sono oggettivamente più strane (ancora più strane) delle altre. Eccovene quattro che – forse – ancora non conoscete.

Chiesa dell’Eutanasia

«Salva il pianeta, ucciditi»

Sicuramente una delle religioni più scioccanti è la cosiddetta Chiesa dell’Eutanasia o, all’inglese, Church of Euthanasia. Fondata da Chris Korda (figlio del celebre scrittore britannico Michael Korda) negli anni ’90 nella zona di Boston, questa chiesa pone al centro della sua predicazione il problema della sovrappopolazione terrestre, proponendo una soluzione radicale al problema: i quattro cardini del culto sono infatti il suicidio, l’aborto, il cannibalismo dei morti e la sodomia (intesa come sesso rigorosamente non procreativo).

Se già i cardini etici possono lasciare increduli, non meglio va con gli slogan che la Chiesa dell’Eutanasia propone nelle proprie manifestazioni e siti web: il più celebre è sicuramente “Save the Planet, Kill Yourself” (ovvero: “Salva il pianeta, ucciditi”), ma non meno forte è “Eat a Queer Fetus for Jesus” (“Mangia il feto di una checca per Gesù”). L’idea di fondo è che l’unico vero comandamento sia quello di non procreare, perché l’uomo è ciò che rovina il pianeta, e per questo bisogna cercare in tutti i modi di ridurne il peso sul mondo; in ogni caso, la chiesa rifiuta l’omicidio e la sterilizzazione coatta, perché la via dell’eutanasia dev’essere una libera scelta.

La cosa che però ha portato questa chiesa al centro dell’attenzione delle cronache statunitensi è legata ai fatti dell’11 settembre: dopo il tragico attentato alle Torri Gemelle, infatti, il sito di questa chiesa ha pubblicato (e pubblica tutt’oggi) un video in cui le immagini degli aerei contro le torri si mescolano ad altre pornografiche, mentre la voce di Korda ripete la canzone I Like to Watch (“Mi piace guardare”).

Movimento raeliano

Figli delle stelle

Forse meno estrema, ma non meno curiosa è la fede raeliana, che deve il suo nome al fondatore Claude Vorilhon, che la istituì nel 1973 dopo aver preso contatto con gli alieni nei dintorni di Clermont-Ferrand, in Francia, e dopo aver assunto appunto lo pseudonimo di Raël. L’idea di fondo di questo culto è che la vita sulla Terra non sia stata creata da Dio, né che sia frutto dell’evoluzione così come l’aveva pensata Charles Darwin, ma abbia avuto origine da un’operazione di ingegneria genetica praticata da una razza di alieni particolarmente evoluti, chiamati elohim.

Tutti i principali testi sacri, infatti, sarebbero versioni più o meno travisate di quanto effettivamente avvenne: gli alieni decisero di costituire sulla Terra una sorta di grande esperimento utilizzando la loro avanzatissima tecnologia ed incaricando alcuni uomini – poi identificati come profeti, come ad esempio Mosè, Buddha, Gesù o Maometto – di portare il loro messaggio; allo stesso modo, l’Apocalisse che secondo vari libri dovrebbe chiudere i tempi non sarebbe altro che il futuro ritorno degli elohim sul nostro pianeta per condividere le loro conoscenze con i terrestri.

Leggi anche:

Jedismo

«Che la forza sia con te»

Passiamo, per concludere, a due religioni che sicuramente hanno caratteri molto particolari, ma difficilmente dovrebbero incappare negli eccessi di quelle che abbiamo incontrato finora, anche se, come vedremo, qualche punto di contatto è presente; si tratta infatti di religioni che hanno al loro interno – e volutamente – una forte dose di umorismo e soprattutto di satira, visto che sono state create e si sono sviluppate per criticare l’eccesso di norme giuridiche volte a salvaguardare le religioni tradizionali anche davanti ad asserzioni che non hanno alcun fondamento scientifico.

La prima delle due è il Jedismo (vedi foto all’inizio dell’articolo), il culto cioè di chi segue la via dei Jedi, i monaci-guerrieri della celebre saga fantascientifica di Star Wars. Ovviamente, questo corpo è stato creato da George Lucas sul finire degli anni ’70 a scopi puramente narrativi: non voleva fondare una nuova filosofia o una religione, ma semplicemente rappresentare un organismo di grande rigore etico e di ricerca spirituale che potesse opporsi, nella trama che stava elaborando, all’oscurantismo dell’Impero. Non poteva prevedere che i suoi film avrebbero avuto il successo che poi effettivamente hanno avuto, né che i Cavalieri Jedi diventassero oggetti di culto.

La religione vera e propria, però, ha un’origine molto particolare, ed è legata ad internet. Nel 2001 in Inghilterra e Galles fu indetto il consueto censimento della popolazione, censimento che in quel paese richiede anche l’appartenenza religiosa dei cittadini; come forma di protesta davanti a questa domanda considerata ormai antiquata, una campagna via mail chiese a molti cittadini di indicare “Jediism” come religione. Il risultato fu in effetti sorprendente, visto che il Jedismo finì per diventare la quarta religione del paese con lo 0,7% delle preferenze (dietro a cristiani, al 70%, musulmani, al 3,1%, e induisti, al 2,1%, senza ovviamente contare gli atei). Da quel momento in poi sono stati aperti siti web in cui si dichiarano i doveri dello Jedi, anche prendendo almeno in parte le distanze dalla saga di Lucas.

Pastafarianesimo

La religione parodistica più famosa del mondo

Ancora più divertente e sagace nella sua critica alle religioni tradizionali è il Pastafarianesimo, culto fondato nel 2005 da un laureato in fisica dell’Università dell’Oregon, Bobby Henderson; questi, infatti, intendeva protestare contro la decisione del Consiglio per l’istruzione del Kansas, che aveva permesso l’insegnamento del creazionismo parallelamente al darwinismo nelle scuole dello stato, e perciò creò questa particolare religione chiedendo che anche di essa, per non essere discriminata, fosse concesso l’insegnamento della relativa dottrina.

Il Pastafarianesimo, però, è tutt’altro che una religione tradizionale. Henderson sostiene infatti che l’Universo sia stato creato sì da una mente intelligente, ma che questa mente debba identificarsi con il Prodigioso Spaghetto Volante, tra l’altro in un momento di intossicazione alcolica (cosa che spiegherebbe l’imperfezione del creato). Questa divinità è una specie di mostro di spaghetti e polpettine che avrebbe creato l’uomo introducendo nel mondo le false prove dell’evoluzionismo solo per mettere alla prova la fede dei suoi credenti.

L’intento parodistico di questa religione è reso più evidente dai codici di condotta che impone ai suoi adepti: i fedeli devono indossare un vestito piratesco (perché, sostengono, il calo del numero di pirati nel mare è direttamente correlato – grafici alla mano – col surriscaldamento globale) o uno scolapasta rovesciato sulla testa. Inoltre alcune persone, nel mondo, hanno in questi anni indossati tali abiti a scuola o nel corso di riunioni istituzionali, rivendicando, in nome della libertà di culto e dei diritti garantiti ad altre religioni, la liceità del loro abbigliamento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra ergastolo semplice ed ostativo

MEDICINA ONLINE GIUSTIZIA LEGGE CODICE PENALE CIVILE AVVOCATO LEGISLAZIONE ASSASSIONIO MURDER OMICIDIO PRIMO GRADO SECONDO MURDER MANSLAUGHTER VOLONTARIO PREMEDITATO COLPOSO DOLOSO MORTE GIUDICEL’ergastolo è una pena detentiva a carattere perpetuo inflitta a chi ha commesso un delitto ed equivale alla reclusione a vita, previsto dall’art. 22 codice penale.

In Italia esistono due tipi di ergastoli. C’è quello cosiddetto semplice, che dà la possibilità al condannato di uscire, se ha mostrato di meritarlo, dopo trent’anni; e dopo quindici, a metà pena, per qualche permesso. Circa 1500 detenuti attualmente in Italia hanno invece l’ergastolo «ostativo»: il più duro, quello che non prevede, fino alla morte, né permessi né semilibertà.

Per quali detenuti è previsto l’ergastolo ostativo?

Ostativo è uno status particolare di quei detenuti (non necessariamente ergastolani) che si trovano ristretti in carcere a causa di particolari reati classificati efferati dall’ordinamento giuridico italiano: associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c. p.), associazione finalizzata al traffico di droga (art. 74 D.P.R. n. 309/1990), ecc. i quali ostacolano la concessione dei benefici sopraelencati. I detenuti all’ergastolo ostativo (in maggioranza condannati per omicidi legati alla mafia) possono rientrare nel regime normale solo nel caso che essi diventino collaboratori di giustizia (i cosiddetti pentiti).

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra ergastolo, fine pena mai, ergastolo normale e ostativo

MEDICINA ONLINE GIUSTIZIA LEGGE CODICE PENALE CIVILE AVVOCATO LEGISLAZIONE ASSASSIONIO MURDER OMICIDIO PRIMO GRADO SECONDO MURDER MANSLAUGHTER VOLONTARIO PREMEDITATO COLPOSO DOLOSO MORTE GIUDICENon esiste una reale differenza tra “ergastolo” e “fine pena mai”. “Fine pena mai” è semplicemente una denominazione contenuta nel fascicolo di chi è condannato all’ergastolo. Ad esempio nel certificato di detenzione di un condannato a vent’anni di carcere è riportato Scadenza pena definitiva: 18 ottobre 2037 (uso questa data perché oggi è il 18 ottobre 2017). Invece nel fascicolo del detenuto condannato all’ergastolo c’è scritto: Fine pena mai.

Cos’è l’ergastolo?

L’ergastolo è una pena detentiva a carattere perpetuo inflitta a chi ha commesso un delitto grave ed equivale alla reclusione a vita. L’ergastolo è previsto dall’art. 22 del Codice Penale. Ai condannati alla pena dell’ergastolo è consentito:

  • di accedere ai permessi premio dopo 10 anni di espiazione della pena;
  • dopo 20 anni si può accedere alla semilibertà;
  • dopo 26 alla libertà condizionale.

Tali limiti sono ulteriormente erosi dalle riduzioni previste per la buona condotta del reo, grazie alle quali vengono eliminati 45 giorni ogni sei mesi di reclusione subiti (a patto che il recluso si “comporti bene”, cioè non ottenga richiami disciplinari, ad esempio perché non ha obbedito agli ordini dati dagli assistenti penitenziari o perché è stato trovato in possesso di un cellulare o di sostanze stupefacenti): ciò significa che ogni 4 anni scontati realmente, il condannato guadagna 360 di giorni di pena in meno, quindi poco meno di un anno in meno. Una durata di 26 anni si riduce quindi a circa 21 anni. In Italia esistono comunque due tipi di ergastolo: quello “normale” e quello “ostativo“.

Leggi anche: Differenza tra detenzione, possesso e possesso di buona fede

Ergastolo normale e ostativo

La differenza tra ergastolo normale ed ostativo è che quello normale (che abbiamo descritto nel paragrafo precedente), concede al condannato la possibilità di usufruire dei benefici previsti dalla legge (come ad esempio la possibilità di lavorare all’esterno del carcere, i permessi premio, le misure alternative alla detenzione, l’affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare). L’ergastolo ostativo, al contrario, impedisce al detenuto di accedere ad ogni beneficio penitenziario, a meno che non sia un collaboratore di giustizia (un “pentito”). Un detenuto con ergastolo ostativo, in caso di collaborazione con la giustizia, accede quindi all’ergastolo “normale” e quindi alla possibilità dei permessi. L’ergastolo ostativo è estremamente punitivo e quindi viene assegnato solo ad alcuni reati estremamente gravi, come: associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c. p.) e associazione finalizzata al traffico di droga (art. 74 D.P.R. n. 309/1990).

Leggi anche: Differenza tra obbligo, dovere, onere ed onere della prova

Considerazioni finali

In Italia è aperto da tempo un dibattito: c’è chi dice che l’ergastolo sia giusto perché se certi colpevoli sono condannati a stare in carcere tutta la vita, le loro vittime sono già decedute e “chiedono vendetta“, così come i loro famigliari, senza considerare che chi ha, ad esempio, già ucciso una volta, più probabilmente potrebbe rifarlo una seconda quindi è giusto rinchiudere a lungo queste persone affinché “meditino” sui propri errori. Altri obiettano che l’ergastolo è contrario ai principi stessi della Costituzione e per tale motivi in Italia l’ergastolo semplice, nonostante sia teoricamente perpetuo, in realtà non è scontato quasi mai completamente. Il carattere perpetuo della condanna pone gravi problemi di compatibilità specificatamente con l’art. 27 comma 3 della Costituzione Italiana e con la Legge Gozzini che ne dà attuazione: “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Quando morirai, saprai di essere morto: la mente muore dopo il corpo

MEDICINA ONLINE RIGOR MORTIS RIGIDITA CADAVERE MORTE TEMPOQuando muori sai di essere morto: lo rivela uno studio che dimostra come la mente funziona ancora dopo che il corpo non mostra segni di vita: ciò significa che, Continua a leggere

Qual è il mese migliore per partorire per te e per il bambino?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOLa prima cosa da dire è che non c’è, dal punto di vista scientifico, un mese migliore per rimanere incinte e per partorire: ogni mese porta con sé vantaggi e svantaggi e – in definitiva – il bambino non sarà più o meno sano in base a questo parametro bensì in base soprattutto ad altri fattori, come ad esempio la genetica, la salute della madre, l’alimentazione della madre, il fatto se la madre fumi o si trovi in ambiente di fumatori o no… Tuttavia in base all’esperienza di pazienti ed amiche del personale che compone lo staff di questo sito, ci sono sicuramente delle preferenze che possono risultare in una gravidanza più o meno agevole.

Marzo/aprile

Alcune donne riferiscono di aver particolarmente gradito un parto intorno al mese di marzo/aprile: in questo modo la gravidanza viene portata avanti durante l’autunno/inverno (evitando i mesi più caldi ed afosi), il parto avviene con temperature miti ed il bimbo è pronto ad uscire di casa in primavera, quando le condizioni atmosferiche sono generalmente buone. Inoltre il bimbo, per il mese di agosto, risulta abbastanza grande per poter affrontare una breve vacanza, come ad esempio al mare, usando ovviamente le opportune precauzioni. Questa è solo una opinione che abbiamo ricavato dalla media delle opinioni di alcune donne: ovviamente ciò che è buono per loro, non è detto che sia altrettanto buono per voi!

Leggi anche:

Alcuni studi scientifici

Alcuni studi scientifici in realtà, sembrerebbero collegare il periodo di nascita con alcune qualità del bimbo. Uno studio ad esempio valuta che le università di Cambridge e di Oxford – rinomate per l’elevata intelligenza dei propri studenti – avrebbero una frequenza maggiore di ragazzi nati nel mese di ottobre piuttosto che di quelli nati in luglio, con uno scarto del 30%. Ancora è in fase di studio il fatto che la quantità di sole assorbita da un bebè venuto al mondo nei mesi estivi avrebbe effetti positivi sull’umore e sulla salute, duraturi. Mentre sono ancora molti i ricercatori che studiano le malattie legate al sistema immunitario e come il poco sole e la carenza di vitamina D potrebbero avere effetti sulla possibilità di sviluppare alcuni tipi di malattia.
Una ricerca pubblicata sulla rivista “Proceedings of National academy of sciences” afferma invece che i bambini nati nel mese di maggio avrebbero il 10% in più di possibilità di nascere prima del termine e quindi sarebbero, tendenzialmente più gracili.
Uno studio dell’università di Cambridge, condotto uno studio su più di 450mila persone, è giunto invece alla conclusione che concepire un bambino nella stagione autunnale offrirebbe maggiori probabilità di avere un bambino più alto e più forte.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sto per morire: le 7 fasi di elaborazione del dolore e della morte

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GLa psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross è diventata celebre grazie al suo trattato “La morte e il morire” (Assisi, Cittadella, 1976 edizione originale 1969) in cui definisce i cinque stadi di reazione alla prognosi mortale, che sono i seguenti: rifiuto, rabbia, negoziazione, depressione ed accettazione, a tal proposito leggi anche: Elaborazione del lutto: le 5 fasi che attraversa chi sta per morire

A tali 5 fasi negli anni sono state aggiunte ulteriori due fasi: shock e speranza, che nelle 5 fasi iniziali erano incluse rispettivamente nella fase del rifiuto e dell’accettazione. Le 7 fasi sono quindi:

  1. shock;
  2. rifiuto;
  3. rabbia;
  4. negoziazione;
  5. depressione;
  6. accettazione;
  7. speranza.

Leggi anche: Mark Sloan e il recupero fittizio: il mistero del cervello pochi attimi prima di morire

1) Fase dello shock

Secondo la classificazione originaria di Elisabeth Kübler-Ross, la fase dello shock era inclusa all’interno della fase della negazione, tuttavia alcuni psichiatri e psicoterapeutici preferiscono vederla come una fase a parte. Lo shock corrisponde, come facilmente intuibile, ai primissimi momenti in cui il medico comunica al paziente che egli è affetto da una malattia incurabile, che lo porterà inevitabilmente alla morte in un tempo variabile, qualsiasi cosa si faccia. Lo shock è scaturito principalmente dal fatto che spesso questa è una notizia totalmente imprevista, non solo dal paziente e dai suoi famigliari, ma anche dal personale sanitario stesso. Succede infatti spesso che il paziente si rechi dal medico lamentando dei sintomi aspecifici, che generalmente non sono indice di grave malattia. Quando la diagnosi porta invece alla peggiore prognosi possibile, la reazione è realmente una doccia fredda. Casi tipici sono la comunicazione di un cancro in fase terminale o di positività al virus dell’HIV (quest’ultima vista come una condanna a morte dal paziente, seppur i progressi nel campo delle terapia antiretrovirali hanno completamente cambiato l’aspettativa di vita di pazienti sieropositivi).

Leggi anche:  Che significa malattia terminale?

2) Fase della negazione o del rifiuto

In questo passaggio, immediatamente successivo alla notizia shock, il malato è totalmente preda dell’inconscio che, come ovvio, vede la morte come un evento spaventoso e distruttivo, che non si merita, a cui va contrapposta una difesa, armata di  negazione dell’evidenza oppure della convinzione che la diagnosi sia sbagliata, addirittura, in alcuni casi, si pensa che la malattia diagnosticata sia guaribile quando chiaramente non lo è. “Ma è sicuro, dottore, che le analisi siano fatte bene?”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere, voglio il parere di un altro medico” sono le frasi più frequenti di fronte alla diagnosi di una patologia organica grave ed incurabile; questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell’esame di realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella malattia.
In questa fase spesso, il paziente ha generalmente ancora condizioni di salute accettabili tanto che un’altra frase tipica della negazione è “Io mi sento bene, è impossibile che io abbia realmente una malattia mortale”. Molto probabilmente il processo di rifiuto psicotico della verità circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ed improvvisa ansia di morte che potrebbe portarlo addirittura a pensieri suicidari e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole, però in alcuni casi potrebbe addirittura irrigidirsi, raggiungendo livelli di rifiuto della realtà ancor più psicopatologici.
Il rifiuto della malattia per i parenti è uno stato che non costituisce un problema, anzi normalmente è ben accolto perché aiuta il loro lavoro di sostegno al paziente e, a volte, va in ausilio alla decisione di nascondere al malato la verità, scelta opinabile, in quanto si preclude al malato le fasi di preparazione all’inevitabile.

Leggi anche: Differenza tra morte cerebrale, stato vegetativo e coma

3) Fase della rabbia

Dopo la negazione, la realtà inizia ad essere chiara al paziente e ciò genera emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, il proprio dio (se il soggetto è credente), gli amici, persino gli animali di compagnia più cari, come cani e gatti che fino al giorno prima della cattiva notizia erano stati amati come figli. Una tipica domanda è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
Da che cosa nasce questa collera? Anche dalla consapevolezza che tutto della vita che si interrompe, da cui il “dolore totale”. Questa fase è caratterizzata da improvvisi scatti violenti per affermare la propria presenza, che si manifestano in modi molto soggettivi dal momento che dipendono fortemente dalla personalità di ciascuno: ad esempio un soggetto aggressivo aumenterà la propria aggressività; un soggetto che nella vita se la prendeva con tutti, se la prenderà ancora di più con tutti.
Questa fase esaurisce molte energie mentali, nel paziente e nelle persone che hanno a che fare con lui, che imparano ad essere “insultate” ed accusate senza motivi razionali. Fortunatamente questa fase tende ad essere superata presto, anche se alcuni pazienti rimangono in questa fase fino alla morte. Morire in collera è molto doloroso per tutti i soggetti implicati: significa fallire una pacificazione con sé stessi e con gli altri, lasciando spesso ai propri cari una strada difficile per elaborare il lutto (il parente si potrebbe ad esempio per sempre sentire in colpa per non aver “fatto pace” col defunto prima di morire).
Spesso le persone che non riescono a valicare la fase della rabbia sono quelle che nel vivere la loro esistenza senza malattia hanno avuto l’illusione del controllo totale della propria persona e del proprio destino. Individui volitivi, che hanno avuto successo, prestigio che hanno la sensazione che gli sia stato rubato il futuro.

Leggi anche: Morte psicogena, l’apatia che può farti morire: come uscirne

4) Fase della contrattazione o del patteggiamento

In questa quarta fase la rabbia irrazionale della terza fase lascia spazio ad una più razionale pianificazione delle opzioni disponibili per tentare una via d’uscita. Il paziente comincia a verificare cosa è in grado di fare per opporsi alla malattia ed in quali progetti può investire la speranza, cominciando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazionale del paziente (medici, familiari ed amici), sia con le figure religiose. Tipiche frasi di patteggiamento ascoltate dai miei pazienti, sono:

  • se prendo le medicine, potrò evitare di morire;
  • se prego molto, potrei salvarmi;
  • se mangio bene e faccio tanta attività fisica, la malattia invertirà la tendenza a mio vantaggio;
  • se darò tutti i miei averi in beneficenza o compio altri atti che possono migliorare il mio karma, potrei sopravvivere;
  • se vado in pellegrinaggio a Lourdes, succederà il miracolo;
  • se provo quella famosa cura alternativa e non approvata dai medici, mi salverò.

In questa fase, la persona riprende – o si illude di riprendere – il controllo della propria vita e cerca di riparare il riparabile, sia in modo razionale (prendo le medicine -> mi salvo) che in modo irrazionale, con vere e proprie fallacie logiche (faccio del bene al prossimo -> mi salvo).

Leggi anche: Cure palliative: cosa sono ed a che servono?

5) Fase della depressione

Questa fase rappresenta il momento nel quale il paziente capisce che qualsiasi patteggiamento non gli impedirà di morire e comincia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo e che subirà al momento della morte. Tale periodo di solito si manifesta quando la malattia progredisce e il livello di sofferenza aumenta. La fase viene distinta in due tipi di depressione:

  • depressione reattiva: è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi;
  • depressione preparatoria: ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire.

In questa fase della malattia la persona non può più negare le proprie condizioni di salute, né cercare improbabili contrattazioni, quindi comincia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta, tristezza e appunto depressione. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione sempre più grave.

Leggi anche: Morire di dolore dopo la perdita del coniuge: ecco perché accade

6) Fase dell’accettazione

Quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva a un’accettazione della propria condizione e a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione altalenanti, che però sono generalmente di intensità moderata. In questa fase il paziente tende a essere silenzioso e a chiudersi in sé stesso, tuttavia sono anche frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto: la persona può cercare i propri cari e fare lunghi discorsi, ad esempio ricordando il passato e raccomandandosi con gli altri di vivere bene la propria vita. È il momento dei saluti. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, sia in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.

Leggi anche: Come affrontare il lutto di una persona cara

7) Fase della speranza

In tale fase – originariamente assoggettata alla fase dell’accettazione – il paziente sperimenta, similarmente alla fase del patteggiamento, una sottile speranza che, per qualche particolare miracolo, la propria malattia terminale non porti realmente alla morte. Mentre nella fase del patteggiamento il paziente è fortemente motivato a “uscire da questa situazione” e convinto che la morte possa essere in qualche modo evitata, in questa fase il paziente è malinconico e non ha più questa convinzione ferrea, ma nutre ancora una speranza, che è però lieve, docile, rassegnata, di chi è consapevole che non può fare più nulla ma, “chi lo sa, magari sono uno su un milione che non morirà…”. La speranza permette di affrontare gli ultimissimi momenti di vita con un minimo di ottimismo e di serenità.

Leggi anche: Quando morirai, saprai di essere morto: la mente muore dopo il corpo

Il lutto “ben elaborato”

Un lutto “ben elaborato” è un lutto in cui vengono percorse tutte le precedenti fasi. È molto raro che tale percorso sia lineare. È molto più comune che, soprattutto all’inizio, si oscilli da una fase all’altra. Questo è particolarmente osservabile fra la terza e la quinta fase. Chi è nello stadio di depressione (quinta fase) non è immune dal provare rabbia (terza fase) per quanto gli è successo: “saltella” quindi fra la rabbia e la depressione. Ciò che importa non è la regolarità nell’attraversare le fasi ma piuttosto che, pian piano, si proceda fino ad arrivare all’ultima. Più si compiono reali passi avanti, più sarà difficile che si retroceda a fasi precedenti già attraversate – cosa che purtroppo invece può succedere. Se – per esempio – una persona ha accettato completamente la tristezza dovuta alla perdita (cioè, è in piena sesta fase) sarà quasi impossibile che torni a negarla (seconda fase). In questo modo, prima o poi approderà alla fase di accettazione e il dolore lascerà posto alla serenità di chi ha accettato il proprio destino.

Leggi anche: Paziente terminale: segnali di morte imminente e gestione della famiglia

Il lutto “mal elaborato”

Un lutto che può lasciare conseguenze negative (cioè ancora più negative) è un lutto in cui le fasi diventano cronicamente cicliche perché mal gestite, o in cui si rimane “congelati” in una delle prime fasi oppure si torna indietro ad una fase iniziale. Queste ultime condizioni, in genere, si hanno quando la persona teme, magari in modo non del tutto conscio, che non riuscirà a tollerare le emozioni proprie della fase successiva. Come già prima accennato, alcuni – per esempio – trascorrono perfino anni in fase di rabbia perché, per quanto tale emozione sia dolorosa, sentono di riuscire a gestirla meglio della tristezza. Allo stesso modo, molti trascorrono anni in fase di depressione perché avanzare alla fase successiva significherebbe dover dare per scontato che il proprio destino è ineluttabile. Per la serenità del paziente e dei suoi famigliari ed amici è importante che tutte le fasi vengano attraversate in sequenza, anche con l’aiuto del medico e dello psicoterapeuta.

Se a te o ad un tuo caro è stata diagnosticata una malattia terminale e credi di non riuscire a gestire da solo o da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui, ti aiuterò ad affrontare questo difficile momento.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Testi consigliati

Alcuni libri che ho letto sull’elaborazione del lutto, l’eutanasia, il suicidio ed il bullismo e che sono sicuro troverai anche tu molto interessanti:

Per approfondire, leggi:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Non sopporta più la moglie e si nasconde in un bosco per dieci anni

MEDICINA ONLINE Malcolm Applegate Non sopporta più la moglie e si nasconde in un bosco per dieci anni.jpgAltro che “finché morte non vi separi”… La formula di rito che accompagna la celebrazione di ogni matrimonio non faceva proprio al caso del signor Malcolm Applegate, un giardiniere britannico che, non sopportando più la moglie, ha deciso di vivere da solo in un bosco per dieci anni. Una decisone drastica presa in segreto e nascosta anche a parenti ed amici, che per due lustri l’hanno creduto morto.
Morto, invece, come detto, Applegate non lo era proprio. Mentre tutti si domandavano che fine avesse fatto, lui abitava nei meandri di una foresta e lavorava in un vicino centro anziani, una situazione rimasta tale fino al suo (recente) ritorno in città, sempre a debita distanza dalla “odiata” consorte.
Emersa in queste ore, la curiosa storia di Malcolm Applegate è stata raccontata dai media britannici, che l’hanno appresa dal sito Internet di Emmaus Greenwich, il rifugio per senzatetto londinese dove l’uomo attualmente risiede.

«Prima di diventare un membro di Emmaus Greenwich, sono stato un giardiniere a Farnborough per 25 anni felici. Mi piaceva molto il lavoro e mi piace tutt’ora. Poi mi sono sposato…», ha spiegato Applegate. «Da allora la mia vita è diventata sempre più triste.  Più lavoravo e più mia moglie si arrabbiava. Non voleva che stessi fuori casa per troppo tempo. La sua voglia di controllarmi le è cominciata a sfuggire di mano. Mi ha chiesto di ridurre le mie ore di lavoro. Così, non ho retto e sono scappato. Senza dire niente a nessuno, nemmeno alla mia famiglia d’origine. Me ne sono andato per 10 anni. Mi sono accampato in un bosco vicino a Kingston. Quel posto è diventato la mia casa. Lavoravo come giardiniere in un centro per anziani lì vicino. Mi piaceva molto la mia vita. Poi, tramite un amico, ho saputo di Emmaus. Sono andato al rifugio per un colloquio e mi sono trasferito immediatamente».
Lì Applegate, che ha riabbracciato almeno la sorella, vive (felicemente) lontano dalla moglie dedicandosi alla sua professione di giardiniere e al volontariato. «La mia esistenza – ha concluso – ha di nuovo un senso».

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!