Differenza tra ufficiale, sottufficiale e truppa

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA UFFICIALE SOTTUFFICIALE TRUPPA GRADO MILITARE SCHEMA DIVERSO GENERALE SUPERIORE INFERIORE RUOLO MARESCIALLI SERGENTI.jpgLa maggior parte degli eserciti moderni – tra cui quello italiano – riconosce tre categorie di personale. Queste sono codificate nelle convenzioni di Ginevra, che li distingue, non uniformemente, come:

  • ufficiali (compiti direttivi);
  • sottufficiali (compiti specialistici, tecnici e addestrativi);
  • truppa (compiti esecutivi).

Gli ufficiali si suddividono ulteriormente in:

  • ufficiali generali;
  • ufficiali superiori;
  • ufficiali inferiori.

Ufficiali generali

Gli ufficiali generali sono coloro a cui viene affidato il comando delle grandi unità operative, cioè quelle che possono raggiungere i loro obiettivi operando in maniera abbastanza autonoma. Ad esempio le brigate dell’esercito sono composte da sottounità provenienti da diverse specialità dell’esercito che rendono la grande unità completa. Quindi nella brigata i fanti combattono con il supporto di fuoco dell’artiglieria, con il supporto logistico del genio militare, e così via. Talvolta una delle specialità è fortemente preponderante nei confronti delle altre, in questi casi spesso si definiscono, ad esempio, brigata di fanteria o divisione di cavalleria. Stesso ragionamento si ha per le marine militari dove, ad esempio, l’equivalente della brigata è il gruppo navale, all’interno del quale vi sono unità navali d’alto mare specializzate in diversi settori come guerra antisommergibile, guerra antiaerea, ecc. Anche nelle aeronautiche militari la brigata aerea talvolta è una grande unità all’interno della quale troveremo velivoli specializzati nella caccia, nel bombardamento, nella ricognizione, nell’attacco al suolo e così via. Questo è il significato classico relativo alle grandi unità; tuttavia talvolta si usa ad esempio il termine brigata anche per indicare una sorta di grande reparto che raccoglie unità della stessa specialità, come per esempio una brigata di artiglieria o del genio militare. Altre volte si può utilizzare una tale denominazione per indicare una grande struttura territoriale che coordina quelle intermedie, come le divisioni territoriali dell’Arma dei Carabinieri. In ogni caso le grandi unità sono sempre comandate da ufficiali generali che hanno sempre rango dirigenziale. Ovviamente anche gli incarichi logistici e amministrativi di elevatissimo livello sono affidati a ufficiali generali. Attualmente nelle forze armate italiane gli ufficiali generali sono organizzati su quattro gradini gerarchici (nei carabinieri sono solo tre). A essi corrispondono i generali o gli ammiragli a una, due, tre o quattro stelle. In qualche forza armata straniera vi è un quinto gradino gerarchico riservato a promozioni onorifiche oppure a necessità tecniche derivanti da una eventuale mobilitazione generale (che comporterebbe un enorme aumento degli effettivi tramite l’arruolamento coatto dei cittadini o dei riservisti che hanno svolto il servizio di leva). Esempi di tali gradi apicali sono il Field Marshal (maresciallo di campo) dell’esercito inglese, il General of the Army (generale dell’Esercito) dell’esercito USA, il maréchal de France (maresciallo di Francia) per l’esercito francese e, fino alla seconda guerra mondiale, il maresciallo d’Italia per il Regio Esercito. Gradi analoghi sono talvolta previsti anche per le marine militari, quali grandammiraglio o ammiraglio della flotta e per le aeronautiche militari, quali maresciallo dell’aria.

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Ufficiali superiori

Gli ufficiali superiori sono coloro a cui viene affidato il comando delle singole pedine operative che compongono una grande unità. Trattasi, ad esempio, di reggimenti, battaglioni inquadrati in una brigata nel caso delle forze di terra, o del comando delle singole unità navali all’interno di un gruppo navale, oppure del comando di una base aerea nella quale è collocata parte di una brigata aerea, o infine del comando di una sotto unità territoriale inquadrata in una divisione territoriale. Sono affidati agli ufficiali superiori anche la direzione di unità logistiche o uffici amministrativi di un certo spessore. Spesso gli ufficiali superiori si trovano a coadiuvare gli ufficiali generali. Gli ufficiali superiori, in quasi tutte le forze armate mondiali, sono inquadrati su tre livelli gerarchici, e, a seconda dei casi, hanno rango dirigenziale o semplicemente direttivo. Partono dal grado di maggiore fino al colonnello.

Ufficiali inferiori

Gli ufficiali inferiori sono coloro a cui viene affidato il comando delle unità di minore entità. Essi possono anche essere posti alla direzione di uffici amministrativi o unità logistiche di limitata importanza, ma per lo più sono chiamati a coadiuvare gli ufficiali superiori. Solitamente gli ufficiali inferiori sono inquadrati in tre gradini gerarchici, tutti con ruolo direttivo. Partono dal grado di sottotenente fino al grado di capitano.

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Sottufficiali

I sottufficiali sono una categoria ibrida, con compiti tecnico-specialistico-addestrativi e coordinamento, essa ha comunque compiti diversificati a seconda delle nazioni e della struttura gerarchica. In Italia i sottufficiali (che formavano un’unica categoria fino alla grande riforma del 1995) di tutti i Corpi armati e le Forze armate dello Stato sono divisi in due ruoli, che nelle forze armate prendono il nome di:

  • ruolo marescialli (ruolo ispettori nella Polizia di Stato, nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza);
  • ruolo sergenti (ruolo sovrintendenti nella Polizia di Stato e nella Guardia di Finanza).

Dopo le grandi riforme strutturali degli anni novanta, la differenza fondamentale consiste nel fatto che al ruolo sergenti accedono, tramite concorso interno seguito da apposito corso di specializzazione, coloro che hanno maturato una consistente esperienza tra i Graduati, mentre nel ruolo marescialli si può accedere anche da concorso pubblico/esterno se si è in possesso di un valido titolo di studio (in questo caso, però, sarà necessario superare un lungo corso di formazione e addestramento, solitamente triennale). I sottufficiali hanno mansioni differenti a seconda dei Ruoli. Sergenti e marescialli hanno una propria progressione di carriera indipendente, mentre prima del 1995 era possibile transitare dall’una all’altra; tuttavia i sergenti possono transitare nel ruolo marescialli superando un apposito concorso interno e con il requisito del diploma di scuola media secondaria. Ai sottufficiali, gerarchicamente inquadrati tra le categorie ufficiali e graduati, di cui costituiscono il principale raccordo, è affidato il comando di unità minori (in genere squadre e plotoni), o la direzione di sezioni logistiche o amministrative (officine meccaniche di reparto, sezioni lavori, ecc.), oppure in marina il comando di piccole unità navali, e in aeronautica la responsabilità dell’efficienza complessiva di un velivolo. Essi non hanno mai ruolo direttivo; tuttavia gli appartenenti ai gradi apicali del ruolo marescialli sono talvolta chiamati a svolgere funzioni direttive vicarie: come ad esempio i primi marescialli dell’Esercito possono assumere l’incarico di sottufficiale di compagnia / battaglione / reggimento assumendo funzioni di raccordo tra il personale dei ruoli marescialli, sergenti e truppa e la catena di comando (per quanto attiene disciplina, aspetto formale, ecc. come Il Command Sergeant Major delle FF.AA. USA) Inoltre i marescialli aiutanti sUPS dei Carabinieri, che svolgono mansioni di ufficiale di pubblica sicurezza nelle località che ne sono sprovviste. Più esattamente i Marescialli s.UPS soltanto quando sostituiscono un Ufficiale nel comando cui egli è preposto assumono la qualifica di Ufficiale di P.S. Ciò indipendentemente dalla presenza di altri Ufficiali di PS (Funzionari di Polizia o Sindaco in assenza dei primi) ma soltanto per il tempo in cui egli regge il Comando in assenza del titolare.

Truppa e graduati

La truppa è la categoria di base del personale militare, di cui costituisce la maggioranza. Ai suoi appartenenti è raramente affidato un incarico di comando o di coordinazione, e il loro compito in genere consiste nell’esecuzione di ordini ricevuti. Talvolta a coloro che nel ruolo truppa hanno una consistente esperienza e hanno dimostrato particolare affidabilità può essere affidato il comando della più piccola unità operativa (ad esempio il comando della squadra o di una pattuglia). In Italia la parola truppa era usata nel periodo della leva e talvolta in senso dispregiativo. Oggi per le forze armate professionali la legge parla di categoria dei volontari per l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica. Dalla riforma della professionalizzazione delle Forze Armate, e l’aggiunta di numerose figure esecutive in servizio permanente, si è giunti a separare il personale volontario in ferma prefissata (VFP), ovvero a tempo determinato, con il personale volontario in servizio permanente (VSP), mantenendo la “Categoria della truppa” per i VFP e introducendo la Categoria dei graduati per i VSP (D. Lgs. 15 marzo 2010, n.66) ovvero la Categoria appuntati e carabinieri per l’Arma dei carabinieri e la categoria appuntati e finanzieri per la Guardia di finanza. Di fatto, in Italia, il solo personale inserito nella Categoria della truppa è quello appartenente ai volontari in ferma prefissata dell’Esercito, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, mentre non esiste una categoria equivalente per l’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

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Addio infradito, arriva l’invenzione per camminare scalzi ovunque

MEDICINA ONLINE INFRADITO CAMMINARE SCALZI NAKEFIT.jpgCamminare su una spiaggia assolata senza ciabatte, è una esperienza… fastidiosa! Ma da oggi nessun problema perché una start up italiana ha ideato un modo geniale per camminare su qualsiasi superficie senza bruciarsi o farsi male. Il prodotto consiste in un paio di suole che si attacca alla pianta del piede e le rendono delle superfici gommate per muoversi ovunque.

Nakefit – questo il nome del prodotto – sono delle suole adesive che permettono di camminare liberamente dove si vuole, senza dover indossare le scarpe. Non importa se vi troviate in spiaggia, in piscina, sulle rocce o alle terme, Nakefit sono perfette per tutte le superfici e le pavimentazioni e vi consentono di non portare con voi altre scarpe di ricambio, infradito o protezioni. Le suole sono facili da indossare, da togliere, resistenti all’acqua e ai tagli, elastiche, anti-scivolo e proteggono il piede da qualsiasi batterio o incidente.

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Gradiente alveolo arterioso: definizione, formula, valori normali e patologici

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA INSPIRAZIONE ESPIRAZIONE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl gradiente alveolo-arterioso d’ossigeno (o differenza alveolo arteriosa, in inglese “alveolar–arterial gradient” o “A–a gradient”) è la misura della differenza tra la concentrazione alveolare (A) dell’ossigeno e la concentrazione arteriosa (a) dell’ossigeno ed è espresso in mmHg (millimetri di mercurio). Viene usato per diagnosticare la causa di ipossemia. Aiuta a valutare l’integrità dell’unità alveolare capillare, ad esempio, in alta quota, l’ossigeno arterioso PaO2 è basso, ma solo perché l’ossigeno alveolare (PAO2) è anche basso.

Valori normali e patologici
Un gradiente alveolo arterioso normale per un adulto non fumatore è di circa 5-10 mmHg. Normalmente, tale gradiente aumenta con l’età: ogni dieci anni di vita in più il gradiente A-a aumenta di 1 mmHg. Per calcolare il limite superiore del gradiente alveolo arterioso, si usa questo calcolo:

[età in anni / 4] + 4

Quindi, un uomo non fumatore di 40 anni, dovrebbe avere un gradiente A-a inferiore a 14.

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Vena porta e sistema portale: anatomia e funzioni della circolazione epatica

MEDICINA ONLINE VENA PORTA SISTEMA PORTALE CIRCOLAZIONE EPATICA FEGATO INTESTINO

Cos’è un sistema portale?

In anatomia con “sistema portale” o “circolazione portale” o ancora “sistema della vena porta“, si intende una struttura anatomica costituita da una o più vene nate dalla confluenza di capillari, che nel loro decorso si diramano nuovamente in un sistema di altri vasi capillari. Uno dei più importanti sistemi portali, è quello del fegato, tanto che, quando si fa riferimento al “sistema portale”, in genere ci si riferisce proprio al sistema portale epatico. E’ però importante sottolineare che nel corpo umano esistano altri sistemi portali, come ad esempio il sistema portale ipotalamo-ipofisario, o quello surrenale.

Anatomia del sistema portale epatico

Le vene che raccolgono il sangue refluo dalla porzione sottodiaframmatica del tubo digerente, dalla vagina, dall’ileo, e dal pancreas (vena mesenterica superiore, vena splenica e vena mesenterica inferiore) confluiscono in un tronco venoso comune, chiamato vena porta epatica. Suoi affluenti diretti sono la vena gastrica sinistra, la vena gastrica destra, le vene cistiche e la vena ombelicale (in età prenatale). La vena porta penetra nell’ilo del fegato e attraversa quest’ultimo, dividendosi in un letto capillare necessario per distribuire il sangue a tutti gli epatociti. Da qui, i secondi capillari si riuniscono nelle vene sovraepatiche e si gettano nella vena cava inferiore, diretta all’atrio destro del cuore.
Il sistema portale è connesso al circolo sistemico attraverso il cosiddetto circolo collaterale della vena porta, costituito da varie anastomosi che lo collegano indirettamente alla vena cava inferiore. Questo circolo collaterale garantisce l’afflusso all’atrio destro del sangue refluo dagli organi suddetti, qualora si manifesti un rallentamento o un impedimento del circolo epatico, ad esempio come avviene nella cirrosi epatica (ipertensione portale).

Leggi anche: Cos’è la pressione venosa centrale e perché si misura?

Origine, decorso, e termine della vena porta

La vena porta origina a livello di L1 ed L2, dietro l’istmo del pancreas, dalla confluenza della vena mesenterica superiore, e del tronco mesenterico-lienale, costituito dalla vena mesenterica inferiore e dalla vena splenica (o vena lienale), o per unione diretta delle tre vene. Si dirige obliquamente in alto e a destra, posteriormente alla porzione superiore del duodeno, al dotto coledoco e all’arteria gastroduodenale. Raggiunto l’ilo epatico si divide nei suoi rami terminali (ramo destro e ramo sinistro) dove attraverso una rete mirabile venosa di capillari si anastomizza con vasi più piccoli diretti alla vena cava inferiore: ciò è importante a causa degli impedimenti di scorrimento che si possono verificare nella vena porta per problematiche di cirrosi che impedirebbero al flusso di scorrere e talora l’evenienza si verifichi la maggior parte del sangue viene convogliato verso le anastomosi porta-cava. Dopo aver drenato i lobi epatici, terminerà confluendo nella vena cava inferiore. È importante ricordare che a livello intraepatico la rete mirabile venosa creata dai capillari portali si anastomizza con capillari originati da vene porta accessorie.

A che serve il sistema portale epatico?

Il sistema portale epatico è la via che permette al fegato di elaborare gli elementi assorbiti dall’intestino. La vena porta ha infatti il compito di convogliare al fegato il sangue proveniente dalla digestione intestinale e dalla milza, per permettere l’analisi e l’elaborazione del sangue ricco degli elementi ottenuti con la digestione. In parole estremamente semplici, tutto ciò che mangi – dopo esser stato digerito – passa dall’apparato digerente al sistema portale epatico che – tramite il sangue – lo porta al fegato dove sarà “analizzato” prima di essere messo in circolo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Contrattura muscolare a schiena, coscia, polpaccio, collo: cosa fare?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo SPASMI MUSCOLARI MIOCLONIE CONTRAZIONI Muscolo Dieta Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botulino 1La contrattura muscolare è una lesione muscolare che si caratterizza per un aumento del tono muscolare improvviso ed involontario. La contrattura è di per sé un atto difensivo che si manifesta quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico: l’eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. I muscoli generalmente più colpiti dalla contrattura muscolare sono:

  • i muscoli gemelli;
  • il muscolo soleo;
  • il muscolo bicipite femorale;
  • il muscolo sartorio;
  • i muscoli adduttori;
  • il muscolo trapezio;
  • i muscoli lombari e dorsali della schiena;
  • i muscoli dorsali.

Il disturbo si manifesta attraverso un dolore localizzato intorno al muscolo contratto, che può essere più o meno intenso, inoltre è facilmente riconoscibile al tatto perché predispone una tensione e gonfiore nell’area infiammata. Il disturbo può colpire chiunque anche se interessa soprattutto gli sportivi che praticano discipline in cui è richiesto uno sforzo muscolare di tipo esplosivo (calcio, body-building, rugby, corsa,  ect.) e quelle persone che svolgono lavori pesanti. A volte può manifestarsi anche in caso di gravidanza, obesità, vita sedentaria e altri fattori che analizzeremo più dettagliatamente nel prossimo paragrafo.
Le contratture muscolari solitamente si risolvono nel giro di una decina di giorni con un trattamento conservativo che prevede: riposo, allungamenti del muscolo, massaggi e stop dagli allenamenti.
La patologia rientra fra le lesioni muscolari ed è la meno grave rispetto a:

  • stiramento muscolare;
  • strappo muscolare;
  • rottura o lesione delle fibre muscolari.

Le cause di contrattura muscolare
La contrattura al muscolo è una lesione muscolare che si caratterizza per un aumento del tono muscolare improvviso ed involontario e si può manifestare per diverse cause che possono essere suddivise in “non sportive” e “sportive”.

Tra le “cause sportive” ricordiamo:

  • sforzo muscolare troppo intenso;
  • sollecitazioni muscolari troppo eccessive;
  • riscaldamento non adeguato;
  • esecuzione di movimenti bruschi ed improvvisi;
  • debolezza muscolare;
  • problematiche articolari;
  • mancanza di coordinazione nei movimenti;
  • potenziamento degli allenamenti in maniera non adeguata;
  • eccessiva tensione emotiva;
  • distorsione.

Invece tra le cause “non sportive” abbiamo:

  • svolgimento di attività pesanti;
  • vita sedentaria;
  • obesità;
  • difetti posturali;
  • arti asimmetrici;
  • gravidanza;
  • tetano;
  • peritonite;
  • intossicazioni;
  • patologie del sistema nervoso.

I sintomi di contrattura muscolare
Il soggetto colpito da una contrattura muscolare avverte un dolore modesto e diffuso lungo l’area muscolare interessata. Sia il dolore e sia altri sintomi associati, generalmente tendono a manifestarsi dopo 8-24 ore attraverso:

  • dolore più o meno intenso;
  • quando si cerca di allungare il muscolo, esso rimane contratto;
  • tensione muscolare;
  • aumento involontario del tono muscolare;
  • mancanza di elasticità del muscolo durante lo svolgimento dei movimenti;
  • gonfiore;
  • piccole lesioni nelle fibre muscolari;
  • difficoltà nei movimenti.

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I rimedi per la contrattura muscolare
Per curare la contrattura muscolare è necessario procedere con un trattamento conservativo per guarire in una decina di giorni. E’ necessario:

  • sospendere l’attività sportiva per 3-7 giorni (se non si sospendono gli allenamenti la contrattura non guarisce ed occorrono più giorni di inattività);
  • riposo;
  • assunzione di farmaci miorilassanti e FANS;
  • attività che consentono di allungare la muscolatura e favoriscono l’afflusso di sangue ai muscoli;
  •  massaggi decontratturanti;
  • praticare lo “stretch and spray” (consiste nell’allungare il muscolo e poi erogare un spray refrigerante per bloccare il dolore);
  • cicli di allungamento/contrazione del muscolo;
  • impacchi caldi;
  • fanghi;
  • elettrostimolazione;
  • ionoforesi.

Per prevenire le contratture muscolari è opportuno seguire alcuni consigli utili:

  • eseguire sempre un riscaldamento adeguato;
  • assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche opportune per sostenere uno sforzo eccessivo;
  • utilizzare delle pomate specifiche durante la fase di riscaldamento;
  • coprirsi adeguatamente nei mesi invernali;
  • concedersi adeguati tempi di recupero;
  • cercare di correggere eventuali squilibri muscolari e articolari.

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Differenza tra tumore e tessuto normale con esempi di tumori benigni e maligni

MEDICINA ONLINE CELLULA CELL ORGANELLI MITOCONDRIO RECETTORI BIOLOGIA FARMACOLOGIA TIPI CLASSIFICAZIONE TESSTUO ORMONI LIGANDOTessuto normale

Nei tessuti sani sono presenti cellule, come quella che vedete raffigurata nel disegno in alto, che si replicano in modo organizzato, secondo un preciso schema di stimoli che portano alla mitosi, cioè il processo grazie al quale da una singola cellula si formano due cellule figlie. Tali stimoli sono attentamente regolati dall’organismo, in modo da evitare che i tessuti possano letteralmente espandersi all’infinito. Le cellule possono certamente aumentare di numero (iperplasia) o in dimensione (ipertrofia), ma sempre in un modo “deciso” dall’organismo e seguendo precise regole che ne evitino una proliferazione incontrollata. Per approfondire, leggi anche:

Tumore

In caso di “tumore” (dal latino tumor, “rigonfiamento”) siamo invece di fronte ad una cellula danneggiata nelle sue “istruzioni genetiche” che inizia a replicarsi in modo incontrollato e che persiste in questo stato di anche dopo la cessazione degli stimoli che hanno indotto inizialmente la replicazione. La cellula danneggiata dà origine ad una enorme quantità di cellule figlie che a loro volta si replicheranno in modo incontrollato. Il risultato sarà una massa di tessuto anormale che cresce in modo scoordinato ed indeterminato che prende il nome di “tumore” (o di “neoplasia“, i due termini sono sinonimi). Il tumore può essere “benigno” e permanere nel sito dove ha originato, sotto forma di tumore primario, oppure può essere “maligno” ed avere quindi la capacità di colonizzare altri organi e tessuti (metastasi). Il tumore maligno è denominato anche “cancro“.

Leggi anche: Cosa sono le metastasi? Tutti i tumori danno metastasi?

Esempi di tumori benigni

Esempi di tumori benigni sono (tra parentesi il tessuto da cui originano):

  • angioma o emangioma (vasi sanguigni);
  • fibroma (tessuto connettivo);
  • papilloma (epitelio di rivestimento);
  • adenoma (epitelio ghiandolare);
  • lipoma (tessuto adiposo);
  • condroma (cartilagine);
  • leiomioma (tessuto muscolare liscio);
  • rabdomioma (muscolo striato);
  • meningioma (meningi);
  • neurocitoma (neuroni);
  • glioma (glia, cellule non neuronali del sistema nervoso).

Esempi di tumori maligni (cancro)

Esempi di tumori maligni sono (tra parentesi il tessuto da cui originano):

  • angiosarcoma (vasi sanguigni);
  • fibrosarcoma (tessuto connettivo);
  • carcinoma (epitelio di rivestimento);
  • adenocarcinoma (epitelio ghiandolare);
  • liposarcoma (tessuto adiposo);
  • condrosarcoma (cartilagine);
  • leiomiosarcoma (tessuto muscolare liscio);
  • rabdomiosarcoma (muscolo striato);
  • meningioma maligno (meningi);
  • neuroblastoma (neuroni);
  • melanoma (melanociti presenti nella pelle);
  • glioblastoma (glia, cellule non neuronali del sistema nervoso);
  • Linfoma Mieloma (linea ematopoietica linfoide);
  • Leucemia mieloide (linea ematopoietica mieloide);
  • seminoma (cellule germinali del testicolo).

Organi frequentemente colpiti da tumori maligni, sono la mammella, i polmoni, il pancreas, il colon e la prostata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenza tra popolo e popolazione

MEDICINA ONLINE MONDO SPAZIO SFERA TERRA PIANETA UNIVERSO DIO ROMA MILANO EUROPA NAZIONE STATO MARI LUCE SOLE NASA LUNA STELLA SATELLITE PERSONE UMANITA STORIA SPACE UNIVERSE PLANET EARTPopolo e popolazione, spesso, vengono utilizzati come sinonimi. In effetti, i termini hanno un significato diverso da quello per il quale vengono usati indifferentemente. Dietro la semplice parola “popolo” esiste la storia di uomini che, per arrivare ad essere considerati tali, hanno lottato e creduto in un ideale. Il popolo, infatti, è un insieme individui che sono cittadini di uno stato di cui ne detengono la sovranità. Questo potere lo esercitano tramite l’elezione dei propri rappresentati in sede di governo che amministrano settori importanti come sanità, istruzione, difesa e ordine pubblico tramite forze di polizia. Popolazione, invece, è l’insieme di persone presenti sul territorio dello Stato.

Il popolo, quindi, comprende persone che si sentono legate da un passato trascorso su un territorio, condividendo tradizioni e vicende storiche di quest’ultimo. Il significato è abbastanza complesso. Si pensi a quante lotte e rivoluzioni sono state fatte in nome dell’affermazione di un’identità territoriale. Il popolo sente questo sentimento di comunione tra individui che insieme hanno dato vita a una storia. Per questo non è da confondere con popolazione. Quest’ultimo è un termine di vedute più larghe. Per questo, è necessaria una corretta distinzione tra popolo e popolazione.

La popolazione fa riferimento ad individui che abitano un territorio. Un esempio concreto è dato dal termine popolazione mondiale. Persone, quindi che abitano il pianeta ma che non necessariamente sono legate da comuni ideali. Il termine popolazione di un territorio è più geografico. In un paese, molti individui ci abitano per motivi di studio o lavoro ma non ne sono cittadini. Quindi, in quel momento contribuiscono a rappresentare la popolazione. Il termine è propriamente geografico che non implica coinvolgimenti sentimentali o ideali. Il censimento, ad esempio, è un mezzo attraverso il quale si monitorizza la popolazione. Tramite esso si ha una visione globale dell’andamento del territorio su cui lo Stato ha la sovranità e delle persone che lo abitano.

La corretta distinzione tra popolo e popolazione è utile anche a capire cosa significa il termine “Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione”. Questa frase è scritta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli. L’affermazione indica che il popolo deve avere organizzato anche politicamente. Per avere ordine sociale ed economico e progredire ci deve essere un’adeguata separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Il popolo stesso, tramite la sovranità di cui dispone, elegge i propri rappresentanti deputati a svolgere queste funzioni.

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Differenza tra glucosio e glicemia

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BChe differenza c’è tra glucosio e glicemia? Nonostante la loro radice ‘gluco-‘ (dolce) sia la medesima, i due sostantivi indicano due cose completamente differenti ma comunque correlate tra di loro. Andremo ad analizzare entrambi nello specifico per carpire, e capire, ogni singola informazione ad essi legata.

Quale differenza c’è tra glucosio e glicemia, l’andremo a delucidare partendo dall’etimo dei due termini. Il termine glucosio è un derivato di ‘gluco-‘ addizionato col suffisso ‘-osio’, esso è chiamato anche glicosio o glucoso, e risale all’anno 1869. Il vocabolo glicemia è un composto derivante da ‘glico-‘ e il suffisso ‘-emia’ che risale al 1918.

Il glucosio è lo zucchero più diffuso in natura sia allo stato libero (come nella frutta), sia combinato nei polisaccaridi (come nell’amido) e nei glicosidi. Chimicamente è un aldosio a sei atomi di carbonio con formula CH2OH(CHOH)4CHO; è una molecola chirale di vitale importanza come fonte di energia per il metabolismo cellulare.

Il glucosio, chiamato anche destrosio, quando non è metabolizzato si accumula nel fegato sotto forma di glicogeno, un polisaccaride con molecola a struttura ramificata formata da una serie numerosa di unità di glucosio. È largamente usato nell’industria alimentare, farmaceutica ma anche in terapia e in tintoria. Come possiamo notare, il glucosio ha molteplici usi.

La glicemia, invece, indica il contenuto in glucosio nel sangue e la sua concentrazione è espressa in mg/dl o mmol/l. La regolarità del suo valore è correlata all’assunzione dei pasti, ragion per cui, una sua anormalità viene valutata attraverso l’utilizzo di tre metodiche che prelevano il sangue venoso.

È controllata quasi direttamente dai seguenti tessuti: fegato, pancreas, sistema nervoso, ipofisi, tiroide e reni, ciascuno dei quali svolge una propria funzione per cercare di mantenere un determinato equilibrio glicolico, all’interno dell’organismo ospite. La glicemia deve corrispondere a 5 grammi, superata tale soglia, il corpo va in overdose di zuccheri.

Questa è la reale differenza che c’è tra glucosio e glicemia. Il primo rappresenta la principale fonte di energia per tutti gli organismi viventi. Il secondo indica la concentrazione di glucosio nel sangue e se si presenta alta, con valori uguali o superiori a 126 mg/dl, sono da considerarsi probabili sintomi di diabete, quella patologia causata da un aumento di glucosio nel sangue e legata a una scarsa produzione di insulina da parte del pancreas.

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