Fibrosi cistica polmonare: cos’è, sintomi in neonati e bambini, cure

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA DRENAGGIO TORACE GABBIA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIO LOBI ANATOMIA VERSAMENTOLa fibrosi cistica polmonare o, più semplicemente, “fibrosi cistica” (acronimo FC, in inglese “cystic fibrosis”) è una rara, debilitante e Continua a leggere

Differenza tra creatina e carnitina: quale delle due preferire?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelA cosa servono la L-carnitina e la creatina e che differenza c’è tra le due sostanze? Quando è meglio preferire l’una e quando l’altra?

La L-carnitina è un aminoacido non essenziale (a volte condizionatamente essenziale) che svolge un ruolo cruciale nel trasferimento degli acidi grassi ai mitocondri, favorendo la produzione di energia. La L-carnitina favorisce un migliore assorbimento delle sostanze nutrienti dal cibo, permette di potenziare la muscolatura e riduce la massa grassa quando il consumo energetico è aumentato a causa di un’attività sportiva. La peculiarità principale dell’integratore di carnitina è dunque quella di riuscire a favorire la trasformazione del grasso depositato nell’organismo in energia da spendere nel corso della prestazione sportiva. Riuscire a migliorare questo processo di trasformazione ha una duplice valenza: da un lato garantisce all’atleta una quantità di energia importante, dall’altro inoltre può stimolare il dimagrimento. Ovviamente, sia chiaro, l’integratore di carnitina non può intendersi come una sorta di brucia grassi, ma come detto è una sostanza che può agire in maniera mirata favorendo la trasformazione del tessuto adiposo in energia. Nel caso in cui si desideri smaltire dei chili di troppo, l’integratore di carnitina può rivelarsi prezioso se assunto in concomitanza di un allenamento aerobico costante e sufficientemente arduo. Gli studi hanno dimostrato che la combinazione di L-carnitina e carboidrati ha effetti ergogenici e può migliorare ed aumentare i risultati dell’esercizio dell’11%. Quindi, sarebbe ideale assumere l’integratore L-carnitina, con una ragionevole quantità di carboidrati ad azione rapida (destrosio o maltodestrine).

La creatina è invece un aminoacido già presente nel corpo umano e si trova naturalmente nelle carni, in latte, uova, pesce, ecc. Il suo consumo aumenta la potenza muscolare e ci regala più forza durante l’allenamento di potenza, minimizzando anche l’accumulo di acido lattico.

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Carnitina o creatina?
La carnitina è una sostanza spesso confusa con la creatina, tuttavia vi sono notevoli differenze tra questi due tipi di integratori. Mentre la creatina determina un aumento della forza ed è l’ideale per chi pratica sport che richiedono potenza, come ad esempio il body building, la carnitina è invece più indicata per il dimagrimento in quei soggetti che svolgono discipline di tipo aerobico le quali richiedono un grande sforzo a livello di resistenza, come ad esempio il ciclismo o la corsa, dal momento che favorisce l’uso del grasso depositato nell’organismo. Ovviamente nulla vieta che le due sostanze possano essere assunte insieme. Per quanto riguarda il dosaggio medio, generalmente si raccomanda l’assunzione di 2-4 g di L-carnitina al giorno e di 3 – 5 g di creatina al giorno, assunti insieme 30/20 minuti prima dell’inizio dell’allenamento.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenze tra clistere, peretta, pompetta, enteroclisma, microclisma e microclistere

I miei pazienti fanno spesso confusione tra alcuni termini come clistere, peretta, pompetta, enteroclisma, microclisma e microclistere: facciamo chiarezza.

Clistere

Con il termine “clistere” in medicina si indica una tecnica caratterizzata da irrigazione di acqua o altri liquidi “curanti” necessaria per liberare l’ultimo tratto dell’intestino (colon o intestino crasso) da feci incrostate, residui non digeriti, gas, fermentazioni, putrefazioni e flora batterica patogena. In base alla loro azione, i clisteri possono anche essere classificati in 5 gruppi:

  • evacuativi;
  • carminativi;
  • di ritenzione;
  • a flusso refluo;
  • terapeutici.

Esistono varie tipologie di clisteri: a siringa, gli enteroclismi, i microclismi e le perette. La differenza fondamentale tra i tre tipi più usati, è la dimensione dei volumi di liquido introdotti:

  • enteroclisma: volume di liquido introdotto tra 0,5 e 2 litri;
  • peretta: volume di liquido introdotto tra 0,1 e 0,2 litri;
  • microclismi: volume di liquido introdotto tra 120 e 400 ml.

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Peretta (pompetta)

La peretta (anche chiamata “pompetta” o “clistere a pera“) è un tipo di clistere costituito da un contenitore in gomma a forma di pera, terminante con un beccuccio; per evitare lesioni all’ano durante l’inserimento, viene lubrificato il beccuccio e il punto di introduzione, eliminando preventivamente l’eventuale aria residua contenuta nella peretta prima di introdurre il beccuccio. Il liquido da introdurre può essere acqua tiepida mista a olio, glicerina, sapone o soluzioni lassative. Per i bambini di pochi mesi, sono disponibili nelle farmacie confezioni “usa e getta”, sagomate in modo appropriato, contenenti piccole quantità di glicerina. Lo scopo del clistere è quello di eliminare il blocco fecale grazie all’acqua o altro liquido, che, aumentando di volume all’interno dell’intestino, fa raggiungere a chi riceve il clistere lo stimolo di defecare e al tempo stesso, “scioglie” anche le feci dure. In ospedale si utilizzano clisteri (chiamati clisma) contenenti soluzioni iperosmotiche di fosfati di sodio e potassio.

Per approfondire leggi: Fare un clistere evacuativo: procedura semplice con peretta

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Enteroclisma

L’enteroclisma è un tipo di clistere avente un meccanismo simile alla peretta dal momento che il suo scopo è sempre quello di introdurre un liquido nell’ano, ma tale introduzione viene praticata con un apparecchio più complesso, venduto in farmacia, costituito da una sacca da appendere provvisto di un tubicino, volto a pulire a fondo il retto e a dare una notevole sensazione di benessere. Come prima accennato, l’enteroclisma permette di introdurre liquidi in quantità maggiore rispetto alla peretta, da 0,5 fino a 3 litri. Il liquido può essere di acqua semplice a cui viene aggiunto sale, oppure con l’aggiunta di sostanze rinfrescanti ed essenze naturali o bicarbonato.

Per approfondire leggi: Come fare un clistere evacuativo: procedura semplice con enteroclisma

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Microclisma (microclistere)

Il microclisma (a volte chiamato “microclistere“, i due termini sono sinonimi), è un tipo di clistere costituito da un dispositivo che viene usato per introdurre nell’ano piccole quantità di liquidi (120-400 ml); è indicato nella stipsi cronica, nelle colonpatie e nelle proctiti irritative. Questo dispositivo medico è particolarmente indicato, al posto del classico clistere a peretta o all’enteroclisma, per la sua azione delicata, in tutti coloro che soffrono di stitichezza ed al contempo hanno emorroidi, ragadi o colon irritabile, oppure nei bimbi piccoli. Può essere utilizzato tranquillamente dalle donne in gravidanza ed allattamento.

Per approfondire leggi: Microclisma: cos’è e come si usa in adulti e neonati

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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Postura sbagliata: come correggerla, specie seduti alla scrivania

MEDICINA ONLINE HIKIKOMORI DIPENDENZA INTERNET GIOVANI BAMBINI PC COMPUTER INTERNET WEB MASTURBAZIONE COMPULSIVASempre più spesso si sente parlare di bambini ed adulti che hanno una “postura sbagliata” o che devono correggere la postura al lavoro o a scuola, per evitare problemi seri alla colonna vertebrale (e non solo). È possibile modificare la propria postura? Ma la prima vera domanda che dobbiamo porci è:

Cosa si intende per “postura”?

Con “postura” si intende l’assetto corporeo delle varie articolazioni che compongono il corpo umano rispetto allo spazio che lo circonda e come questo si relaziona sotto l’effetto costante della forza di gravità. In parole semplici, la postura è la posizione del nostro corpo nello spazio e la relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere di tre tipi principali: stazione eretta (cioè quella che assumiamo stando in piedi), seduti e in decubito (sdraiati). Il decubito può essere principalmente di quattro tipi: prono, supino, laterale destro e laterale sinistro. Per ogni tipo di postura, ne esiste una versione corretta ed una o più versioni scorrette.

Leggi anche: Decubito prono, supino, laterale: significato, posizione e lesioni

Da cosa derivano le tensioni muscolari?

Espresso il concetto di postura, è facile capire come ogni persona – dal bambino che porta uno zaino troppo pesante sulle spalle, fino all’operatore di videoterminale tutto il giorno seduto di fronte ad un pc – sia soggetta alle tensioni muscolari ed alle forze che agiscono sul corpo stesso da varie direzioni; la forza di gravità, infatti, è una costante che esercita la propria azione continuamente sulla Terra e che si riflette anche sull’atteggiamento muscolo-scheletrico delle persone che la abitano. Nel mio lavoro spesso mi trovo a trattare persone che si lamentano riguardo ad una “cattiva postura” e che vorrebbero migliorarla: questo desiderio è estremamente importante e valido, in quanto già lo stesso individuo è conscio di avere un assetto corporeo alterato e che necessita di un miglioramento, poiché gli procura fastidi, tensione o addirittura dolori.

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È possibile modificare la propria postura efficacemente?

Sì e no. Cerchiamo di spiegarci meglio:

  • perché affidandosi ad un professionista esperto, capace innanzitutto di avere una visuale d’insieme del corpo umano e le cui competenze comprendono la rieducazione posturale Mezieres o Souchard, è possibile correggere nel tempo alcuni segmenti corporei che sono sovraccaricati e che spesso “danno problemi e dolore”.
  • perché l’uomo è un soggetto dinamico e il cui sistema muscolo-scheletrico ha la capacità di modificare la propria tensione attraverso alcune posture prolungate nel tempo e quindi è fattibile un assetto globale migliore.
  • No perché a volte è impossibile modificare completamente la postura di un individuo in quanto a volte è presente una degenerazione ossea/cartilagine/tendinea ormai prolungata nel tempo e non è più regredibile come condizione. Ad esempio, se mi si presenta un 70 enne con una storia di ernia cervicale è impensabile riposizionare quel segmento lesionato come quando aveva 15 anni (è altresì possibile invece migliorare tutto il compartimento muscolare e ridurre lo stress meccanico che agisce su quelle vertebre cervicali).
  • No se non si adotta un cambiamento nello stile e negli atteggiamenti del corpo durante l’arco della giornata: non ha senso rivolgersi ad un fisioterapista o ad un medico posturologo per un dolore di schiena lombare se poi ci si continua a sedere nella maniera errata e prolungata per diverse ore.

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Postura sbagliata: quali le complicanze?

Innanzitutto il concetto generale che è possibile esprimere è che se il carico agisce su una determinata articolazione in maniera errata, la cartilagine e i tessuti molli saranno soggetti ad una rapida degenerazione e poi successivamente si avrà la comparsa di dolori e problemi. Infatti in una prima istanza il corpo riesce a compensare alcuni dismorfismi adattandosi e generando una serie di cambiamenti per cercare di sopportare meglio quella “postura sbagliata”. Successivamente però la degenerazione arriva ad un punto in cui cominciano a comparire dolore, impotenza funzionale, scricchiolii e lesioni ai tessuti molli. Un esempio può essere quello della cervicale: se è presente un atteggiamento posturale di anteposizione del capo, troveremo quindi un tratto cervicale rettinealizzato con una facile comparsa di ernia cervicale, il cui quadro sintomatologico è composto da dolore, impotenza funzionale nel movimento sia del collo sia dell’arto superiore, problemi di sensibilità e riduzione di forza. Un altro esempio può essere quello della spalla: studi scientifici hanno dimostrato come la presenza di un aumento della curva cifotica della zona dorsale corrisponda ad un aumento dell’incidenza del dolore alla spalla e di deterioramento dei tendini della cuffia dei rotatori.

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Quali sono i consigli per chi soffre di questi disturbi?

Il mio consiglio è quello innanzitutto di rivolgersi ad un fisioterapista o un medico posturologo esperto in terapia manuale e in rieducazione posturale, il quale saprà analizzare la vostra disposizione articolare e muscolare e saprà correggere attraverso sia esercizi, sia posture sia modifiche al vostro piano funzionale in modo da eliminare gli stress irritativi che causano una “cattiva postura”. Consigli per chi è seduto spesso ad una scrivania, di fronte ad un pc, sono:

  • Usare una sedia che si possa regolare facilmente, permettendo di modificare l’altezza, la posizione posteriore e l’inclinazione. Se necessario si possono usare cuscini piccoli o gonfiabili.
  • L’altezza della sedia va regolata in modo tale da utilizzare la tastiera del computer con i polsi; gli avambracci devono essere dritti e livellati con il pavimento. Ciò può aiutare a prevenire le lesioni da sforzo ripetitivo.
  • I gomiti vanno posizionati cosicché il braccio formi una ‘L’, mentre i braccioli – se presenti – vanno regolati per rilassare le spalle.
  • Le ginocchia devono trovarsi leggermente più basse rispetto ai fianchi.
  • Usare un poggiapiedi qualora non si possano facilmente appoggiare i piedi sul pavimento.
  • Lo schermo va posizionato all’altezza degli occhi e ad una lunghezza di distanza pari a un braccio. In caso di necessità, usare un supporto. Se il monitor, infatti, è troppo alto o basso, sarà necessario piegare il collo e ciò può essere molto scomodo.
  • La tastiera va posta di fronte all’utente durante la digitazione. Lasciare uno spazio di circa 10 – 15 centimetri nella parte anteriore della tastiera per appoggiare i polsi. Si può fare uso di un poggiapolsi per mantenere i polsi dritti.
  • Il mouse va posizionato il più vicino possibile all’utente e va poggiato su un tappetino così da mantenere il polso dritto evitando flessioni.
  • Evitare i riverberi sullo schermo. In tal caso, usare uno specchio di fronte allo schermo per individuare la causa. Inoltre, va regolata la luminosità e il contrasto dello schermo in relazione allo stato dell’illuminazione dell’ambiente di lavoro.
  • Posizionare gli oggetti più usati in modo tale che siano facilmente raggiungibili. Ciò serve per evitare frequenti torsioni.
  • Si usa spesso il telefono? Visto che tenere il telefono tra l’orecchio e la spalla può affaticare i muscoli del collo, meglio utilizzare un auricolare.
  • Fare delle pause regolari. Stare seduti nella stessa posizione, per lunghi periodi, è sconsigliato. Da qui la necessità di pause brevi ma frequenti per rilassare i muscoli: il consiglio è ‘staccare’ 5 minuti ogni 25 di lavoro e 15 minuti ogni 60. A pranzo o a cena, inoltre, bisogna stare lontani dal computer.

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Differenza tra metafora, metonimia, sineddoche e personificazione con esempi

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La metafora è una figura retorica che consiste nel sostituire una parola con un’altra per rafforzare il concetto. E’ un paragone che avviene tra due elementi introdotti da un nesso (come, così,tal, ecc..). La metafora è un paragone tra due realtà lontane che hanno però un elemento in comune.

Esempi

  • Invece di dire Achille è forte e invincibile possiamo dire Achille è un leone;
  • Invece di dire Il mio amore per te è enorme, usando una metafora possiamo dire Il mio amore per te è un mare;
  • Invece di dire Angela ha i capelli biondi può  possiamo dire Angela ha i capelli d’oro.

Metonimia
La metonimia (pronunciabile tanto metonimìa, alla greca, quanto metonìmia, alla latina; il termine deriva dal greco μετωνυμία metōnymía, composto da μετά metà “attraverso/oltre” e ὄνομα ònoma “nome”, con significato “scambio di nome”) è una figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza, attuando una sorta di trasferimento di significato. La metonimia è una figura retorica del tutto paragonabile alla sineddoche; risulta perciò molto spesso arduo distinguerle. Nella metonimia la relazione è di tipo qualitativo, nella sineddoche di tipo quantitativo (la parte per il tutto, il genere per la specie, il singolare per il plurale).

Esempi
Esistono numerosi tipi di modalità di sostituzione, per esempio:

  • l’autore per l’opera (“mi piace leggere Dante” / le opere di Dante, “ascolto Mozart” / le opere di Mozart.)
  • la causa per l’effetto (“ha una buona penna” / egli sa scrivere bene)
  • il contenente per il contenuto (“bere un bicchiere” / il vino del bicchiere)
  • l’astratto per il concreto (“confidare nell’amicizia” / negli amici)
  • il concreto per l’astratto (“ascoltare il proprio cuore” / i propri sentimenti, “ha gli strumenti” / ha le capacità)
  • la materia per l’oggetto (“ammiro i marmi del Partenone” / ammiro le statue del Partenone)
  • la sede o l’odonimo per l’istituzione (“notizie da Montecitorio” / notizie provenienti dalla camera dei deputati): si parla in questo caso di “metonimia topografica”[2]

In tutti questi casi il termine usato indica comunque il concetto da esprimere malgrado la mancanza del termine proprio, in quanto tra le due parole c’è una connessione diretta o indiretta.

Sineddoche
La sineddoche consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di carattere quantitativo (la parte per il tutto o viceversa, il singolare per il plurale o viceversa – se si basa sulla quantità delle cose oggetto della sineddoche; il genere per la specie o viceversa, dunque la somiglianza – se invece si basa sulla qualità delle cose oggetto della sineddoche). La sineddoche è una figura retorica simile alla metonimia (a volte risulta arduo distinguerle). La metonimia, però, si basa su una relazione di carattere qualitativo, e non quantitativo, tra i due termini.

Esempi
Si ha una sineddoche quando si indica:

  • la parte per il tutto: “tetti” al posto di “case”, “scafo” al posto di “nave”, “Inghilterra” al posto di “Regno Unito”, “Olanda” al posto di “Paesi Bassi”, “inglese” al posto di “britannico”, “Monte Carlo” al posto di “Monaco”,
  • il tutto per la parte: “America” al posto di “Stati Uniti d’America”, “americano” al posto di “statunitense”, cappotto di “renna”, ovvero fatto con la pelle della renna;
  • il genere per la specie: “il felino” per “il gatto”, “la belva lo azzannò” per “il leone lo azzannò”;
  • la specie per il genere: “i grandi gatti” (big cats) per i felini come il leone o la tigre;
  • il singolare per il plurale: “l’italiano” all’estero per “gli italiani” all’estero;
  • il numero determinato per l’indeterminato (“mille” saluti per “molti” saluti);
  • il numero indeterminato per il determinato: il libro ebbe “innumerevoli” ristampe.

Personificazione
La personificazione è una figura retorica che consiste nell’attribuzione di comportamenti, pensieri, tratti (anche psicologici e comportamentali) umani a qualcosa che umano non è. Oggetto di personificazione può ben essere un oggetto inanimato, un animale, ma anche un concetto astratto, come la pace, la giustizia, la vendetta ecc.

Esempi

  • Zacinto o materna mia terra;
  • Voi, grandi boschi,[…] urlate come l’organo.

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Differenza tra metafora, similitudine, paragone, allegoria e simbolo con esempi

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La metafora è una figura retorica che consiste nel sostituire una parola con un’altra per rafforzare il concetto. E’ un paragone che avviene tra due elementi introdotti da un nesso (come, così,tal, ecc..). La metafora è un paragone tra due realtà lontane che hanno però un elemento in comune. Il termine “metafor” deriva dal greco μεταϕορά che significa “trasferimento”.

Esempi

  • Invece di dire Achille è invincibile possiamo dire Achille è un leone;
  • Invece di dire Il mio amore per te è enorme, usando una metafora possiamo dire Il mio amore per te è un mare;
  • Invece di dire Angela ha i capelli biondi possiamo dire Angela ha i capelli d’oro.

Similitudine

La similitudine è una figura retorica fondata sulla somiglianza logica o fantastica di due eventi, immagini o successioni di pensiero. I due concetti messi in relazione sono collegati fra loro grammaticalmente da avverbi di paragone o locuzioni avverbiali chiamati “protasi” e “apodosi”: così…come; tale…quale. La metafora si differenzia dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone. Il termine “similitudine” deriva dal latino “similitudo”, ossia “somiglianza”.

Esempi

  • Sei così forte come lo è un dio.
  • Così splendente come un sole d’estate.
  • Così rara come un’oasi nel deserto.

Paragone

Il paragone mette a confronto due persone, cose o situazioni per giudicare delle loro somiglianze o diversità o per riconoscere quale sia il valore dell’una rispetto all’altra. E’ importante distinguere similitudine e paragone: a differenza del paragone, la similitudine non prevede che i due elementi possano essere intercambiabili e che quindi il confronto valga anche in senso inverso.

Esempi

  • Marco è così veloce come lo è un fulmine è una similitudine, poiché non posso dire: il fulmine è veloce come Marco;
  • Marco è così veloce come lo è Giovanni è un paragone, poiché è possibile affermare che Giovanni è veloce come Marco: la frase esprime lo stesso concetto della precedente.

Allegoria

L’allegoria è una figura retorica per cui qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta: in essa, come nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di quella, non si basa sul piano emotivo bensì richiede un’interpretazione razionale di ciò che sottintende. Semplificando, la differenza tra metafora e allegoria è il piano su cui queste due figure retoriche operano, con la prima che punta sull’emozione e in base a questo viene interpretata e la seconda che invece usa la razionalità. L’allegoria opera quindi su un piano superiore rispetto al visibile e al primo significato: spesso l’allegoria si appoggia a convenzioni di livello filosofico o metafisico. La funzione dell’allegoria è in genere quella di criticare, fare satira o politicizzare una questione morale e/o religiosa. Il termine “allegoria” deriva dal greco antico αλληγορία, composto da ἀλλή e ἀγορεύω, termini che significano letteralmente “altro” e “parlare”.

Esempio
Tipicamente allegorica è l’interpretazione per cui, nella Divina Commedia di Dante Alighieri, le tre fiere del primo canto dell’Inferno rappresentano i peccati del protagonista, mentre Virgilio e Beatrice rappresentano rispettivamente la Ragione e la Teologia.

Un celebre romazo allegorico è “La fattoria degli animali” (Animal Farm), scritto da George Orwell nel 1945: in cui il maiale Palla di neve rappresenta il rivoluzionario, il maiale Napoleon il politico opportunista, il cavallo il lavoratore, l’asino l’intellettuale disilluso, i gatti il popolo furbo ed egoista, le pecore il popolo suggestionabile ed ignorante.

Simbolo

Un “simbolo” è qualsiasi cosa (segno, gesto, oggetto, animale o persona), la cui percezione susciti un’idea diversa dal suo immediato aspetto sensibile all’interno del contesto di riferimento. Il contesto è importante visto che, nonostante il fatto che alcuni simboli siano validi pressoché universalmente, altri simboli possono assumere un significato particolare in un certo contesto ed un altro significato in altri contesti. Un simbolo è qualcosa di più concreto, statico, assoluto rispetto all’allegoria.

Esempi:

  • un’aquila è simbolo di regalità e di forza;
  • la bandiera italiana è simbolo della nostra patria;
  • l’occhiolino è simbolo di intesa;
  • la colomba è simbolo di pace.

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Epilessia: come riconoscere un attacco e soccorrere un ammalato

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CERVELLETTO FUNZIONI CORREZIONE MOVIMENTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneL’epilessia è una manifestazioni clinica contraddistinta da fenomeni improvvisi con crisi generalizzate dovuti ad una scarica elettrica anomala che si prolunga, interessando gruppi di cellule nervose sia della corteccia cerebrale che del tronco. Poiché, come dicono i medici, un buon 5% delle persone durante la propria vita può avere una crisi epilettica, senza essere epilettico, si capisce bene anche solo da questo dato come la singola o sporadica crisi possa essere spesso messa in relazione con altre patologie o infortuni a carico del sistema nervoso o a seguito di determinati stimoli esterni che determinano la comparsa del fenomeno.

Come riconoscere un attacco epilettico

Nell’epilessia durante la crisi di “grande male” il paziente si irrigidisce in una prima fase, fermo il fatto che quando è già incorso a precedenti crisi solitamente avverte il sopraggiungere di un altro fenomeno epilettico, fatto che lo induce anche ad assumere posizioni che evitino il verificarsi di lesioni causate dai movimenti inconsulti o dalle cadute. La crisi prosegue con la perdita della vigilanza da parte di chi ne è colto che cade a terra, spesso dopo un urlo, perdendo conoscenza ed agitandosi in violenti movimenti ritmici caratteristici; durante questa fase è facile assistere allo stato cianotico del paziente che può giungere persino a vere e proprie crisi dispnoiche accompagnate anche da perdita involontaria di urine e, più raramente feci. Altra caratteristica, durante la crisi, è assistere alla perdita di bava dalla bocca a volte frammista a sangue per via della lacerazione che il paziente s’è arrecato alla lingua durante i movimenti inconsulti finendo per morsicarla. La successiva fase è quella del risveglio, con recupero graduale della vigilanza, che però, viene solitamente preceduto da una stato confusionale se non, addirittura, da un vero e proprio addormentamento seguito da un lento risveglio. Nella crisi di “piccolo male” invece pur assistendo agli stessi sintomi del “grande male” appena visti, il paziente perde la vigilanza per un periodo di tempo più breve, a volte persino una manciata di secondi, dove a caratterizzare le crisi provvede una sequela di scosse diffuse in tutto il corpo ma anche queste di breve durata.

Le epilessie infantili si manifestano di solito intorno ai 3 fino ai 9 mesi di vita del bambino dove si assiste a veri e propri spasmi muscolari. Giungere alla diagnosi in assenza di adeguate tecniche diagnostiche è quasi impossibile, anche perché, ogni eventuale studio andrà condotto sulla base delle esclusioni che si andranno a fare riguardo ad eventuali patologie insorte o pregresse. Si può assistere a degli sporadici attacchi epilettici, che nulla hanno a che vedere, anche per la loro atipicità in relazione all’età del paziente, solitamente comunque si verificano nei bambini, a causa di una parassitosi intestinale. Parliamo di forme rare, oltretutto è difficile che la presenza di parassiti intestinali non venga accertata prima di giungere alle crisi epilettiche, tuttavia, laddove si assistesse a manifestazioni simil epilettiche in assenza di altre cause, potrebbe essere utile non escludere la presenza di eventuali parassiti intestinali che, se in numero cospicuo, possono secernere delle tossine che agiscono a livello cerebrale generando le crisi. Attenzione infine alle convulsioni febbrili: queste forme nulla hanno in comune con le normali epilessie, tuttavia i sintomi spesso sono in parte sovrapponibili e potrebbero essere scambiati dai familiari, impressionati dagli attacchi violenti e repentini cui vanno incontro i bambini, a vere e proprie crisi epilettiche. Sono manifestazioni, tuttavia, transitorie e quasi sempre messe in relazione con gli stati febbrili la cui temperatura si eleva oltre i 38 gradi centigradi e che riguardano un numero cospicuo di piccoli pazienti. Sono manifestazioni reversibili che conviene, tuttavia, sottoporre al giudizio di un medico neurologo magari su consiglio del pediatra che istituiranno delle cure ad hoc, fermo il fatto che, generalmente, tali manifestazioni regrediscono, fino a scomparire, dopo i dieci anni d’età, anche in concomitanza con episodi febbrili in cui si assiste ad una temperatura elevata.

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Se non ci si trova di fronte a delle gravi crisi epilettiche che in rari casi potrebbero avere nel paziente un esito infausto, il fenomeno, quasi sempre, è fronteggiabile da chi vi assiste anche se non si tratti di un medico. Ci sono manovre ad esempio che possono essere compiute con una certa facilità se si riesce a mantenere la calma e se soprattutto si entra nella logica che l’epilettico non è una persona pericolosa, l’unico male che è capace di arrecare è, involontariamente, contro se stesso. Appunto per questo, chi assiste un malato di epilessia, durante una crisi dovrà porre in atto tutti quei presidi atti ad evitare che il paziente si ferisca, ad esempio cadendo, o muovendosi violentemente e scordinatamente, ciò significa, adagiare, nel possibile il paziente su una superficie morbida, anche quando dovesse agitare la testa si dovrà fare in modo che non possa sbatterla violentemente ferendosi, a volte, anche gravemente. Inoltre, se la situazione lo permette si dovrà evitare che il paziente si tagli la lingua con i denti. Per evitare ciò si dovrà porre sotto le arcate dentarie un fazzoletto di stoffa ripiegato che ammortizzi i colpi inferti dai denti sulla lingua, evitando che la manovra, comunque, non provochi ferite da morsicatura al soccorritore. Il paziente dovrà essere tenuto limitando i movimenti inconsulti, ma ciò andrà fatto con decisione ma anche delicatezza cercando di essere elastici ed, eventualmente, assecondando i movimenti improvvisi ma smorzandone l’intensità. L’eccessivo contenimento dei gesti, proprio perché violenti ed improvvisi, possono causare fratture e lesioni al paziente che non dovrà mai essere bloccato sotto il peso del soccorritore, fatto questo pericoloso perché finisce con l’aggravare la situazione a causa del fatto che il paziente così costretto potrebbe finire per non respirare adeguatamente ed andare in ipossia cerebrale, fatto che peggiora sicuramente la crisi. Semmai, in maniera delicata, si potrà comprimere la gabbia toracica del paziente laddove lo stesso dopo aver effettuato una lunga inspirazione non riesca ad espirare la quantità di aria necessaria. L’accorgimento dovrà essere delicato anche per evitare fratture alle coste. Mai somministrare farmaci per bocca durante la crisi, si rischia di fare soffocare il paziente che non è assolutamente in grado di esercitare alcun controllo deglutitorio. Generalmente la crisi evolve dopo un periodo di tempo variabile, in relazione al tipo epilessia accusata dal malato, al risveglio il paziente sarà confuso e prostrato, cercate di rassicurarlo senza spaventarlo e prima di farlo bere, visto che è probabile che vi chieda dell’acqua per via dell’immane sforzo effettuato, accertatevi che sia sveglio al punto da riuscire a deglutire senza problemi, altrimenti aspettate che si svegli del tutto. E’ sempre bene, comunque che vi sia la presenza di un medico il quale somministrerà i farmaci idonei, consigliato, in qualche caso, anche il ricovero in ospedale, soprattutto se ci si trova di fronte ad un primo attacco. Mai somministrare dei farmaci “a casaccio”: aspettate che sia il medico a decidere se il paziente abbia bisogno di un farmaco.

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Cosa dire al medico?

Se conoscete la storia clinica del malato, riferite tutto con dovizia di particolari al medico o al pronto soccorso, compresi i farmaci di cui conoscete l’esistenza e che assume la persona; non è detto che il paziente sia in grado di collaborare in maniera efficace subito dopo una crisi. Per chi invece soffre di crisi epilettica, è indispensabile che sia avvertito che ogni farmaco, anche quello ritenuto il più banale, preso per altre cause dovrà essere sottoposto a giudizio del medico, atteso che può avere effetti sulla cura praticata. Così come ogni altra manifestazione o eventuali dubbi andranno chiariti col proprio medico e con lo specialista che ha in cura l’ammalato, al quale va riferito la possibilità o meno di porsi alla guida, stante anche i limiti imposti dalla Legge per i malati di epilessia.

Inutile catalogare qui i farmaci utilizzati per la cura della epilessia e per contrastare gli eventuali attacchi: come già prima accennato sono di stretta pertinenza medica e nessuno, senza aver prima sentito un medico, dovrà azzardarsi a praticare cure di propria iniziativa ” a caso”. In questa sede basterà ricordare che attualmente,, il ricorso a speciali classe farmaceutiche tiene a bada il paziente da successive crisi e gli assicura una qualità della vita normale, purché non si provveda in proprio a modificare le prescrizioni del medico. Succede spesso infatti che il paziente, nel momento in cui non si verifichi una crisi da molto tempo, sospenda di assumere i farmaci: questo non deve essere mai fatto a meno che non sia il medico a dirlo.

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Potenzia il tuo cervello: impara a suonare uno strumento musicale

MEDICINA ONLINE MUSICA SUONARE STRUMENTO MUSICALE CERVELLO BAMBINO BIMBO.jpgChe la musica fosse una branca fondamentale per la nostra vita già si sapeva. Tutte le emozioni, conoscenze e abilità che vengono veicolate attraverso di essa difficilmente possono trovare un corrispettivo in un’altra fascia della nostra esistenza. Ma la musica può avere un potere ancora più grande. Alcuni ricercatori dell’Hospital Infantil de Mèxico Federico Gòmez di città del Messico si sono interessati ai cambiamenti che occorrono nel cervello di una persona a contatto con la musica. Già precedentemente altri si erano impegnati a capire i suoi risvolti su bambini con disordini mentali, ottenendo la consapevolezza di poter aiutare bambini affetti per esempio da autismo con metodi prima sconosciuti.

I bambini a contatto con la musica

I ricercatori hanno posto la loro attenzione su 23 bambini in salute tra i 5 e i 6 anni, nessuno dei quali aveva precedentemente cognizione di lezioni musicali. A ciascuno di essi è stato assegnato uno scan per il cervello, usando una tecnica conosciuta come imaging con tensore di diffusione (DTI), la quale permette di operare una risonanza magnetica della materia bianca. “Vivere la musica in tenera età – fa sapere il Dottor Pilar Dies-Suarez, principale autore dello studio – può contribuire a un migliore sviluppo del cervello, ottimizzando la creazione e l’istituzione di reti neurali, e stimolando le vie cerebrali esistenti”. Un toccasana non solo quindi per l’interiorità emozionale, ma anche per la salute e il corretto funzionamento di una macchina quasi perfetta come il corpo umano.

I benefici e possibili estensioni

Il metodo DTI permette di misurare i movimenti delle molecole d’acqua lungo milioni di fibre nervose chiamate assoni, i quali collegano con varie altre regioni del cervello. Non appena un bambino cresce, e con esso matura il suo cervello, i collegamenti tra aree motorie e uditive migliorano; ciò è evidenziato da un incremento del movimento delle molecole d’acqua lungo le fibre e come conseguenza ha lo sviluppo di diverse capacità, comprese le competenze musicali. Precedenti studi hanno legato sia l’autismo che l’ADHD (sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) con diminuzioni delle congiunzioni in fibra nella materia bianca. Dopo nove mesi di lezioni i bambini sono stati sottoposti nuovamente ad una risonanza che ha evidenziato dati importanti: sono stati rilevati miglioramenti nel movimento di molecole d’acqua lungo le fibre, così come è stato notato l’allungamento di queste ultime. Lo studio è stato effettuato solo su bambini sani, ma i ricercatori ritengono che le loro scoperte potrebbero contribuire a creare strategie più mirate per il trattamento di queste patologie.

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