Differenza tra bypass ed angioplastica con stent: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONEL’angioplastica è una metodica utilizzata in ambito medico per dilatare un restringimento del lume (stenosi) di un vaso sanguigno, causato nella maggior parte dei casi dalla presenza di una placca ateromasica che – se posizionata nei vasi coronarici, può determinare infarto del miocardio. La dilatazione del vaso viene effettuata per mezzo di uno speciale catetere a palloncino che viene introdotto mediante la puntura percutanea di un’arteria, portato fino al vaso stenotico e successivamente gonfiato in corrispondenza del restringimento, in modo da ripristinare il normale diametro del vaso e permettere un incremento del flusso sanguigno. Nella maggior parte dei casi la procedura si completa con l’applicazione di una reticella metallica, ricoperta o meno da farmaco, detta stent, che rende più efficace la dilatazione vasale. La procedura di angioplastica si esegue in anestesia locale: il paziente è quindi sveglio e cosciente. L’intervento dura mediamente intorno ai 45 minuti – 1 ora, a seconda della complessità della lesione da trattare.

Un “by-pass” (o più semplicemente “bypass”) è un ramo della circolazione sanguigna, creato dal chirurgo, utilizzato per evitare e passare oltre (bypassare) una ostruzione posta a livello di un vaso, che non permette il normale fluire del sangue. Più in particolare, il bypass aorto-coronarico (CABG o cabbage, da Coronary Artery Bypass Graft surgery) è l’intervento cardiochirurgico che – tramite l’uso di vasi prelevati dal paziente stesso come la vena safena o l’arteria mammaria – permette di superare un condotto coronarico ostruito parzialmente o totalmente e quindi di evitare episodi ischemici come l’infarto miocardico acuto.

Bypass o angioplastica con stent: qual è preferibile?
Entrambe le tecniche hanno quindi lo scopo di “superare” l’ostruzione e permettere al sangue di arrivare al miocardio: quale preferire? Non esiste una tecnica necessariamente migliore dell’altra, ogni caso deve essere analizzato in modo specifico e spesso non è semplice individuare quale trattamento, chirurgico o non chirurgico, sia più adatto ad un determinato paziente. Le procedure di angioplastica, nate oltre 20 anni fa, sono oramai diventate una delle principali alternative non chirurgiche agli interventi di bypass nel trattamento di patologie cardiache. E dai primi casi su pazienti con ostruzione di un singolo vaso si è passati ad intervenire in casi di patologie multivasali, con una varietà di possibili opzioni (angioplastica, stent, aterectomia, ecc.).

Quanto più la patologia è avanzata e riguarda un numero maggiore di arterie, tanto più il ricorso alla chirurgia di by-pass potrebbe essere la scelta migliore.

Viceversa, se la patologia non è in uno stadio avanzato e le occlusioni sono limitate, potrebbe essere raccomandato il ricorso ad una soluzione non chirurgica.

E’ sempre comunque il medico a decidere il trattamento migliore per ogni singolo paziente.

La tabella che segue riassume i principali benefici e gli svantaggi delle differenti opzioni:

Vantaggi Svantaggi
Angioplastica con applicazione di stent
  • Intervento minore
  • Tempi di degenza più brevi
  • Bassi rischi di complicanze post-operatorie
  • Il flusso può non essere completamente ristabilito
  • Potenziale necessità di intervento successivo (angioplastica o by-pass)
  • Più frequente ripresa d’angina
Chirurgia
By-pass
  • Il flusso è ristabilito in modo più completo
  • Meno frequente ripresa d’angina
  • Minor necessità di ricorso ad intervento successivo (angioplastica o by-pass)
  • Intervento più complesso
  • Rispetto all’angioplastica, possibili superiori rischi di complicanze post-operatorie
  • Tempi di degenza più lunghi

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Dolore toracico: infarto o altre cause? Quando chiamare il medico

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma RICONOSCERE INFARTO DEL MIOCARDIO Vita Cuore HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaIl dolore toracico è un fastidio od un dolore che colpisce la parte anteriore alta dell’organismo, tra il collo e l’addome inferiore. Molti di coloro che soffrono di male al torace temono un infarto, tuttavia il dolore toracico può avere molte altre cause diverse: alcune di esse non sono pericolose, mentre altre possono essere gravi o addirittura letali. Il dolore può irradiarsi nel torace dal collo, dall’addome e dalla schiena e la causa può essere legata a uno qualsiasi degli organi della zona toracica:

  • cuore,
  • polmoni,
  • esofago,
  • muscoli,
  • costole,
  • tendini,
  • nervi,
  • pelle della zona.

Si tratta di un sintomo piuttosto comune, che tuttavia non deve essere mai essere sottovalutato per non rischiare ritardi nel caso di emergenze mediche; in particolare si consiglia di chiamare immediatamente il 118 nel caso in cui il dolore:

  • si presenti come una forte pressione o sensazione di costrizione,
  • duri più di 15 minuti,
  • si irradi verso braccia, schiena o mascella,
  • sia accompagnato da mancanza di fiato, nausea, sudorazione o tosse con sangue.

Particolare cautela va posta nei soggetti affetti da malattie coronariche o che presentano fattori di rischio cardiovascolari come

  • fumo,
  • obesità,
  • pressione alta,
  • diabete,
  • colesterolo alto.

Cause cardiache

L’infarto è sicuramente la causa più temuta tra quelle in grado di spiegare un dolore al petto; i sintomi in questo caso possono essere in parte variabili da un soggetto all’altro, alcuni addirittura non manifestano alcun sintomo, alcuni solo un po’ di fastidio al braccio, mentre altri possono sviluppare:

  • dolore o disagio in altre zone del parte superiore del corpo, tra cui braccia, spalla sinistra, schiena, collo, mandibola, stomaco,
  • difficoltà di respirazione o fiato corto,
  • sudorazione (eventualmente “sudore freddo”),
  • senso di pienezza, indigestione, o sensazione di soffocamento (descritto a volte come “bruciore di stomaco”),
  • nausea o vomito,
  • stordimento, vertigini, debolezza estrema o ansia,
  • battiti cardiaci accelerati o irregolari.

Un disturbo simile è l’angina, che è il nome di un sintomo e non di una malattia; si tratta di un dolore toracico causato da un’insufficiente afflusso di sangue e ossigeno al cuore. Si presenta in genere come un senso di pressione o costrizione, un dolore acuto caratterizzato da senso di pesantezza, formicolio o indolenzimento al torace, che talvolta si può irradiare verso spalle, braccia, gomiti, polsi, schiena, collo, gola e mandibola. È in genere legata a un disturbo alle coronarie, le arterie che portano il sangue ossigenato che serve al cuore per espletare le sue funzioni, che per qualche ragione si restringono diminuendo l’afflusso. La differenza principale rispetto all’infarto è che il dolore al petto causato dall’angina tende ad essere innescato da attività fisica o da uno stress emotivo e migliora con il riposo entro pochi minuti. I sintomi di un attacco cardiaco, al contrario, tendono a durare più di 15 minuti, si verificano anche a riposo e possono includere sudorazione fredda e vomito. Se c’è già stata una diagnosi in passato di angina l’assunzione dello specifico farmaco è in genere sufficiente ad alleviare i sintomi, eventualmente una seconda dose può essere presa dopo cinque minuti se la prima dose non sia risultata efficace. In caso di persistenza dei sintomi si raccomanda di chiamare il 118.

Tra gli altri disturbi cardiaci legati a un dolore al petto ricordiamo:

  • La dissecazione aortica è una lacerazione della parete dell’aorta, la grande arteria che trasporta il sangue dal cuore al resto dell’organismo: questo disturbo provoca un dolore improvviso e molto intenso nella zona del torace e nella parte alta della schiena. Si tratta di una malattia vascolare particolarmente grave, caratterizzata da un’elevata mortalità in assenza di trattamento chirurgico immediato.
  • La pericardite è un’infiammazione (rigonfiamento) della membrana che circonda il cuore: causa un forte dolore al centro del torace.

Come si fa a distinguere un infarto?

Può essere difficile o addirittura impossibile capire quali siano le cause del dolore al torace in base alla sola visita. I sintomi dell’infarto variano considerevolmente da paziente a paziente, e rendono molto difficile o impossibile capire se il disturbo è causato da un infarto o da qualche altro disturbo. Chi ha avuto un infarto in passato può non rendersi conto che è in corso un altro infarto, perché i sintomi potrebbero essere completamente diversi. Non tutti gli attacchi di cuore iniziano con un improvviso e schiacciante dolore al petto come si vede nei film, molti pazienti addirittura non manifestano alcuna forma di dolore (capita spesso in soggetti anziani, di sesso femminile o diabetici).

  • Gli attacchi cardiaci possono iniziare lentamente, causando solo un lieve fastidio o disagio. In altri casi il dolore è più intenso e improvviso. I sintomi possono anche andare e venire per diverse ore.
  • Le donne manifestano più spesso respiro corto, nausea e vomito, stanchezza (a volte dura per giorni) e dolore a schiena, spalle e mascella.

I sintomi premonitori a cui prestare attenzione sono:

  • Dolore o fastidio al petto. La maggior parte degli infarti causa fastidio nel centro o sul lato sinistroo. Il disagio di solito dura più di pochi minuti, oppure va e viene. Si può avvertire e descrivere come pressione, spremitura, pesantezza o vero e proprio dolore. In alcuni casi sembra il classico bruciore di stomaco o senso di indigestione. La sensazione può essere lieve o grave.
  • Il dolore inizia nella parte superiore del corpo. Si può accusare dolore o fastidio in una o entrambe le braccia, schiena, spalle, collo, mandibola o nella parte superiore dello stomaco (sopra l’ombelico).
  • Fiato corto. In alcuni casi questo è l’unico sintomo, che può verificarsi prima o insieme al dolore/fastidio al petto. Si può verificare sia in condizione di riposo che di attività fisica.

Negli uomini il più comune sintomo attacco cardiaco è il dolore o fastidio toracico, mentre nelle donne è più frequente la manifestazione di alcuni o tutti i sintomi visti in precedenza. Altri segni e sintomi comuni sono:

  • sudore freddo,
  • sensazione di inspiegabile stanchezza, a volte per giorni (soprattutto nelle donne),
  • nausea (sensazione di malessere allo stomaco) e vomito,
  • vertigine improvvisa,

Più segni/sintomi sono presenti, più è probabile un attacco di cuore.

Cause digestive

Sono numerose le patologie legate all’apparato digerente in grado di causare dolore al petto, che spesso viene scambiato per un infarto. Tra le più comuni ricordiamo per esempio:

  • spasmi o restringimento dell’esofago (il tubicino che fa passare gli alimenti dalla bocca allo stomaco),
  • calcoli biliari, che causano un dolore che si aggrava dopo i pasti (soprattutto se ricco di grassi),
  • reflusso gastroesofageo (GERD),
  • ulcera gastrica o gastrite (il bruciore si presenta a stomaco vuoto e tende a migliorare a stomaco pieno).

Concentriamoci in particolare sul reflusso e sul bruciore di stomaco, due disturbi tanto comuni quanto molto spesso scambiati per infarto, tanto che in alcuni casi anche i medici sono costretti a fare ricorso a esami del sangue per escludere con certezza un interessamento cardiaco. Imparare le differenze tra il bruciore di stomaco e i disturbi più gravi può essere questione di vita o di morte, cerchiamo quindi di capire come distinguerli.

Che cos’è il bruciore di stomaco?

Il bruciore di stomaco non è una malattia, ma un sintomo. Tra le caratteristiche del bruciore di stomaco ricordiamo:

  • si presenta soprattutto dopo i pasti oppure quando si sta sdraiati o chinati,
  • la durata è molto variabile,
  • la sensazione di bruciore di stomaco può iniziare nella parte alta dell’addome e irradiarsi verso il collo in caso di reflusso gastroesofageo,
  • gli acidi gastrici che refluiscono nell’esofago possono lasciarvi un gusto acido in bocca, soprattutto se siete sdraiati.

L’esofago è il tubo che collega lo stomaco alla bocca e, normalmente, il passaggio del cibo avviene solo verso il basso; quando la valvola che impedisce la risalita del cibo verso l’alto non funziona correttamente, il contenuto dello stomaco (cibo e acidi gastrici) può risalire verso la bocca e irritare il tubo digerente, causando la comparsa di dolore al petto.

Cause polmonari

Tra i problemi polmonari in grado di provocare il dolore toracico ricordiamo:

  • L’embolia polmonare è il blocco di un’arteria polmonare, il vaso sanguigno che trasporta il sangue dal cuore ai polmoni; l’ostruzione è in genere causata da un coagulo di sangue trasportato da altre parti del corpo e si tratta di una condizione potenzialmente fatale; oltre al dolore (che peggiora con la respirazione), possono comparire
    • mancanza di fiato, improvvisa o che compare gradualmente,
    • tosse, spesso secca, talvolta con presenza di sangue,
    • sensazione di svenimento e/o di vertigini.
  • Lo pneumotorace, ossia un improvviso collasso del polmone causato dalla fuoriuscita dell’aria nello spazio pleurico, è caratterizzato da un dolore improvviso e in grado di durare diverse ore.
  • La pleurite (infiammazione della membrana che circonda il polmone) può provocare un dolore toracico acuto, che in molti casi si aggrava quando si fa un respiro profondo o si tossisce,
  • La polmonite causa un forte dolore toracico che in molti casi si aggrava quando si fa un respiro profondo o si tossisce; è spesso accompagnato da:
    • tosse, spesso produttiva con catarro giallo-verde e/o con sangue,
    • febbre,
    • brividi,
    • mancanza di fiato.

Cause muscolari

Alcune forme di dolore toracico sono legato a infiammazioni muscoloscheletriche, ricordiamo per esempio:

  • la costocondrite, ossia l’infiammazione della cartilagine tra le costole e lo sterno,
  • dolori muscolari più o meno gravi, causati da eventi traumatici (stiramenti, traumi, …) o da patologie sottostanti (ad esempio la fibromialgia),
  • costola rotta/incrinata, in seguito a traumi, cadute,
  • dolori intercostali.

Altre cause

Ricordiamo infine altre possibili cause:

  • attacchi di panico, che spesso si manifestano con un’improvvisa accelerazione del respiro,
  • fuoco di Sant’Antonio, che provoca un dolore acuto e bruciante nella fascia che va dal torace alla schiena e può causare un’eruzione cutanea.

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Quando chiamare il medico

È necessario farsi portare immediatamente al pronto soccorso in caso di un dolore al torace diverso dal solito, soprattutto nel caso di

  • precedenti di infarto,
  • cardiopatia,
  • diabete,
  • sovrappeso,
  • colesterolo alto.

È necessario chiamare l’ambulanza il prima possibile, perché la diagnosi immediata e una terapia tempestiva potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte.

Chiamate il 118 o farsi portare al Pronto Soccorso anche se:

  • all’improvviso avvertite una stretta al petto, un dolore schiacciante o una sensazione di forte pressione al torace.
  • Il dolore si irradia (si diffonde) verso la mascella, il braccio sinistro o tra le scapole.
  • Avete la nausea o le vertigini, iniziate a sudare, avete il cuore che batte forte o avete problemi a respirare.
  • Già sapete di soffrire di angina e il dolore toracico si intensifica, anche dopo attività fisiche leggere, oppure dura più a lungo del solito.
  • I sintomi dell’angina si verificano quando siete a riposo.
  • Avvertite un dolore acuto e improvviso al torace, accompagnato da difficoltà respiratorie, soprattutto dopo un lungo viaggio, dopo un periodo di inattività forzata (ad esempio dopo un intervento chirurgico), in particolar modo se una gamba è gonfia o più gonfia dell’altra. In questo caso potrebbe trattarsi di un embolo.

Se soffrite di bruciore di stomaco e questo

  • sembra peggiore o diverso dal solito,
  • si verifica durante l’attività fisica
  • o è accompagnato da problemi respiratori, sudorazione, capogiro, nausea o dolore che si irradia verso la spalla e il braccio,

andate IMMEDIATAMENTE al pronto soccorso. Questi sintomi potrebbero indicare un infarto.

Diagnosi

Se pensate di essere in una situazione di emergenza, andate immediatamente al pronto soccorso. Il medico vi visiterà e controllerà i parametri vitali (temperatura, battito cardiaco, frequenza respiratoria, pressione). La visita si concentrerà sul torace, sui polmoni e sul cuore. Il medico vi rivolgerà domande di questo genere:

  • Ha male tra le scapole? Ha male sotto lo sterno? Il dolore si sposta? È da un solo lato?
  • Come descriverebbe il dolore (Dolore grave, strappo, dolore acuto, pugnalata, bruciore, compressione, stretta, pressione, dolore schiacciante, dolore persistente, dolore sordo, dolore forte)?
  • Il dolore si è presentato all’improvviso? Compare tutti i giorni alla stessa ora?
  • Il dolore peggiora con il passare del tempo? Quanto dura?
  • Il dolore si irradia verso la spalla, il braccio, il collo, la mascella o la schiena?
  • Il dolore peggiora quando fa un respiro profondo, tossisce, mangia o si china?
  • Il dolore peggiora dopo l’esercizio fisico? Tende a migliorare dopo il riposo? Sparisce completamente o si attenua soltanto?
  • Il dolore migliora dopo aver assunto la nitroglicerina? Migliora dopo aver bevuto del latte, assunto gli antiacidi o aver ruttato?
  • Soffre anche di altri sintomi?

Gli esami da effettuare dipendono dalla causa presunta del dolore. In molti casi, per prima cosa, saranno eseguiti uno o più degli esami seguenti:

  • esame della troponina, per escludere l’infarto,
  • elettrocardiogramma,
  • ecocardiografia,
  • TAC toracica,
  • radiografia toracica.

Cura e terapia

In caso di dolore toracico, indipendentemente dalla causa, è consigliabile rivolgersi al medico prima di ricorrere a qualsiasi rimedio pratico.

Se avete uno strappo muscolare causato da un trauma, dal sovraccarico o dalla tosse, il torace è dolorante al tatto in caso di pressione sulla zona di origine del dolore (per esempio con un dito o con la mano). La cura degli strappi muscolari è molto semplice, e prevede il riposo, l’assunzione di paracetamolo o ibuprofene, la borsa dell’acqua calda o del ghiaccio. Se sapete di avere l’asma o l’angina, seguite le istruzioni del vostro medico e assumete i farmaci con regolarità, per evitare che i disturbi si riacutizzino.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Che significa malattia terminale?

MEDICINA ONLINE PAZIENTE ANZIANO MALATTIA PATOLOGIA FLEBO TERMINALE MORTE ANZIANO AIUTO SUPPORTO CANCRO TRISTE NONNO MORIRE TUMORE HOSPITAL OLD MAN WOMAN PACIENTE HOSPITALIZADO HELP HAND MANO MANI.jpgCon “malattia terminale” si intende una patologia, come ad esempio un tumore maligno (cancro) metastatico, in cui il team di medici che segue il paziente capisce che non c’è più alcuna possibilità per impedire la progressione della malattia e quindi il decesso – in tempi variabili, solitamente alcuni mesi – del paziente. In questi casi la terapia eziologica (cioè quella che cura le cause che determinano la malattia) non è più necessaria e quindi viene interrotta, come anche vengono interrotti gli esami, specie se invasivi: cioè non significa ovviamente che il paziente viene lasciato solo. Si iniziano speciali protocolli di cure palliative, a tale proposito leggi: Cure palliative: cosa sono ed a che servono?

Alcune persone trascorrono gli ultimi giorni o mesi di vita a casa, mentre altri vengono ricoverati in ospedale o in strutture apposite, in entrambi i casi, però, i pazienti e le loro famiglie possono ricorrere a strutture e servizi in grado di accompagnarli nel loro percorso medico, psicologico e spirituale: tali servizi, ad esempio, sono disponibili presso gli hospice. In Italia circa 250 000 persone sono oggetto ogni anno di cure palliative, due terzi sono affetti da tumori maligni, un terzo da malattie degenerative croniche.

Per approfondire, leggi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Distacco posteriore di vitreo: vitreolisi laser e mini-invasiva

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCLa vitreolisi laser

Nei casi di addensamenti nelle regioni vitreali intermedie, un nuovo YAG laser (Ultra Q Reflex di Ellex), progettato per l’applicazione specifica, riesce a colpire i floaters, vaporizzandoli direttamente, oppure recidendone i filamenti che lo tengono in posizione, in modo da favorirne lo spostamento periferico e ridurre quindi l’interferenza con la visione. In molti casi è sufficiente ridurre la dimensione, frantumando i corpi mobili in piccoli frammenti per ottenere la piena soddisfazione del paziente. La tecnica è semplice, non dolorosa e breve (dura da 5 a 20 minuti); spesso sono richieste più sedute per completare il lavoro in sicurezza, quando i corpi mobili sono numerosi, a causa dell’effetto collaterale del’aumento della pressione intraoculare, che va monitorato e controllato con attenzione. Dopo l’applicazione di un collirio anestetico, una lente a contatto tiene aperto e controlla i movimenti dell’occhio, mentre il sistema ottico controlla la focalizzazione al millesimo di millimetro. Quando il laser impatta il bersaglio, si avverte un piccolo schiocco, accompagnato talora ad una sensazione luminosa e ad un movimento, generato da minuscole bolle di gas, effetto della vaporizzazione laser. Queste, più leggere, si spostano verso l’alto (funzionando come una macchina fotografica, l’immagine è capovolta, quindi si percepisce un movimento verso il basso) e si riassorbono comunque entro le prime 24 ore. Non ci sono limiti per le normali attività quotidiane, comprese quelle sportive, che possono essere riprese sin dal giorno successivo. Un collirio ipotensivo protegge dall’effetto collaterale dell’aumento della pressione intraoculare (motivo per cui i pazienti con glaucoma vanno trattati con estrema attenzione, a volta esclusi dalla procedura). Ai giovani sotto i 35 anni, in cui le miodesopsie sono piccolissime, quasi invisibili all’esame obiettivo e particolarmente fastidiose, perché localizzate assai vicino alla retina centrale, nella cosiddetta bursa premacularis, è spesso impossibile dare sollievo.

La vitrectomia mini-invasiva

La rimozione chirurgica di parte o di tutto il vitreo è sempre stata riservata a casi “estremi”, in ragione dei rischi di complicanze a carico del cristallino e della retina. In mani esperte, tuttavia, può essere utile per prevenire complicanze retiniche da trazione vitreale, migliora l’ossigenazione retinica (ad esempio nei diabetici) ed è l’unica tecnica in grado di risolvere in maniera completa il disturbo. I recenti miglioramenti della tecnica (la vitrectomia mini-invasiva si effettua in ambulatorio, in anestesia locale, senza suture, e consente una ripresa velocissima delle proprie occupazioni) e la crescente confidenza dei chirurghi che la praticano ne fanno uno strumento sempre più frequentemente utilizzato, soprattutto per le miodesopsie non aggredibili con il laser.

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Polipi intestinali e polipectomia: come si esegue, biopsia e pericoli

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITO.jpgI polipi sono rilievi della mucosa intestinale e dello stomaco di natura per lo più benigna. Alcuni polipi (adenomi) possono, se lasciati in sede e se diventano molto grossi, degenerare e diventare maligni. È accertato che la maggior parte dei tumori maligni dell’intestino derivano da polipi (adenomi) inizialmente benigni.
Per tale motivo i polipi dello stomaco e dell’intestino vanno asportati.
Oggi è possibile fare questo per via endoscopica e non più come era necessario in passato con un intervento chirurgico.

Come si esegue?

Attraverso un piccolo tubo flessibile con una telecamera in punta o delle lenti (fibre ottiche) e dotato di luce propria, introdotto dalla bocca (gastroscopia) o dal retto (colonscopia), il medico può vedere il polipo.
I polipi possono essere peduncolati o a larga base. I polipi peduncolati sono facilmente asportati in un solo pezzo, recidendo alla base il peduncolo con un particolare elettrobisturi fatto a forma di cappio. I polipi a larga base, specie se di grosse dimensioni, possono dover essere staccati pezzo per pezzo, a volte anche in più di una seduta per un’asportazione completa.
In alcuni casi si utilizza anche il laser per bruciare la base dei grossi polipi. È molto importante rimuovere completamente il polipo per evitare che si riformi.

Esame istologico

Prima di rimuovere il polipo, il medico potrà prelevare piccoli frammenti di tessuto (biopsie), che verranno successivamente inviati al laboratorio per l’analisi microscopica o istologica.
L’esame istologico è molto importante perché consente di diagnosticare la natura del polipo e di verificare se saranno o meno necessari futuri controlli.
In caso di polipi di grosse dimensioni, normalmente è necessaria una verifica ulteriore che escluda la presenza di cellule in via di trasformazione (displasie) e, se presenti, ne individui la posizione.
La polipectomia per via endoscopica è una terapia definitiva nella maggior parte dei casi, ma, quando vi sono delle cellule in avanzata fase di trasformazione (displasia severa) alla base del polipo o nel peduncolo, è necessario un intervento chirurgico che asporti il tratto dell’intestino o dello stomaco interessato.

Complicanze

La polipectomia è una procedura sicura. È necessario, però, che la capacità di coagulazione del sangue del paziente sia normale. Per questo al paziente vengono richiesti gli esami del sangue per accertarlo.
È inoltre importante che venga segnalato al medico l’uso di farmaci (anticoagulanti, antiaggreganti come aspirina o antinfiammatori) che possono modificare la coagulazione del sangue.
L’incidenza di complicanze della polipectomia è relativamente bassa. Le principali complicanze sono l’emorragia nella sede di asportazione del polipo e la perforazione, più frequenti quando si asportano grossi polipi.
Entrambe queste complicanze possono essere risolte con un trattamento medico o endoscopico e solo in alcuni casi potrà essere necessario un intervento chirurgico.

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Follicolite da depilazione inguinale ed alle gambe: rimedi naturali

MEDICINA ONLINE FOLLICOLITE DA DEPILAZIONE INGUINE INGUINALE COSCE GAMBE PUBE CAUSE RIMEDI NATURALI CURE.jpgLa follicolite, come suggerisce il nome stesso, è un’infezione dei follicoli piliferi di origine batterica che colpisce sia le donne che gli uomini. Il batterio che più spesso causa quest’infiammazione è lo Staphylococcus Aureus ma può essere causata anche da altri agenti, come il fungo Pityrosporum. La follicolite da depilazione è anch’essa di origine batterica e si manifesta in quanto la cute essendo continuamente sottoposta a sollecitazioni, derivanti appunto dallo strappo della ceretta o dall’uso di rasoi e lamette, si altera a livello chimico e batterico, aumentando il rischio di infezioni.

Le cause: perchè depilarsi favorisce in manifestarsi dell’infezione

La causa più frequente della follicolite, dunque, è il continuo sottoporsi a trattamenti estetici di tipo depilatorio, come la rasatura o l’estrazione del pelo con pinzetta ed epilatori elettrici. In questi casi l’infezione si presenta perché i rasoi o gli epilatori non sono stati puliti correttamente e, pertanto, i batteri che si annidavano in essi hanno dato origine alla suppurazione. Il trattamento però che più di tutti da’ origine al problema è sicuramente la ceretta, la quale ha un effetto sulla pelle molto più traumatico rispetto a qualsiasi altro trattamento estetico. Lo strappo deciso con resine calde infatti, se elimina i peli dalla radice, altera l’equilibrio della cute, che come abbiamo visto, causa stati infiammatori ed irritazioni. La follicolite da depilazione può presentarsi in tutte le zone del corpo che vengono sottoposte al trattamento e pertanto anche all’inguine, in tal caso la zona colpita è quella relativa all’interno cosce in corrispondenza del pube, e alle gambe. La follicolite da depilazione può essere di tipo superficiale o profondo:

  • Nella prima eventualità dura solo qualche giorno e tende a scomparire da sola.
  • Nella seconda, invece, è una patologia vera e propria che va curata con l’aiuto di un dermatologo, un’adeguata terapia farmacologica e può durare intere settimane.

I sintomi: come appaiono gambe e inguine affette da follicolite.

Dal punto di vista sintomatico, la follicolite si presenta come un’infiammazione della cute e dei pori piliferi. Una persona affetta da follicolite da depilazione riscontra nella zona interessata, che di solito sono le gambe o l’inguine:

  • peli incarniti: crescita sottocutanea del pelo che non riesce ad uscire in superficie;
  • accumuli di sebo, ovvero piccoli brufoli, particolarmente frequenti all’inguine;
  • pustole anche di dimensioni considerevoli: lesioni della pelle, non a carattere permanente, contenenti pus, ovvero una sostanza giallastra più o meno densa;
  • macchie sulla pelle di colore scuro;
  • forte prurito e in rari casi dolore;
  • se profonda può comportare l’instaurarsi di cicatrici. La profondità dell’infezione si denota dalla presenza corposa di pustole purulente che resistono a scomparire nell’arco di due al massimo tre giorni.

Bisogna stare poi molto attenti in quanto la follicolite da batterio o da fungo è molto contagiosa e si può trasmettere attraverso lo scambio di asciugamani, rasoi e vestiti. E’ importante sottolineare che non è contagiosa solo per gli altri ma, mediante l’uso dei nostri stessi asciugamani o rasoi utilizzati in altre parti del nostro corpo non affette da follicolite, è possibile causarne la propagazione.

Le cure: rimedi naturali e terapie mediche per sconfiggere l’infezione post depilatoria.

Dopo aver visto le cause e i sintomi che si ravvisano in presenza di follicolite da depilazione, ci apprestiamo a scoprire i rimedi sia naturali che farmacologici che possono sconfiggerla. E’ fondamentale premettere che la prima cosa da fare quando si soffre di follicolite alle gambe o all’inguine è smettere qualsiasi trattamento depilatorio poiché, anche se questo disturbo viene trattato con i dovuti rimedi, si riformerà sempre se si continua a depilare la zona irritata.

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I rimedi naturali per follicoliti ai primi stadi.

Tra i rimedi naturali, che vanno utilizzati solo nei casi in cui la follicolite sia di tipo superficiale e quindi meno grave, annoveriamo diverse erbe e piante che non solo riescono a procurare un certo sollievo dal fastidioso prurito, ma addirittura possono essere risolutive nell’eliminare il problema.

  • L’aglio è un efficace antibatterico, grazie all’allicina suo principio attivo, e può essere assunto, alla comparsa dei sintomi, sia come ortaggio mangiandone circa tre spicchi al giorno, oppure come compresse o capsule in una posologia di tre volte al dì. Ovviamente l’assunzione di aglio, soprattutto per un tempo piuttosto lungo, può comportare delle controindicazioni: cattivo odore di alito e pelle, vomito e diarrea. Non se ne consiglia l’uso in gravidanza e allattamento. Chiedere un consulto medico se si stanno assumendo dei farmaci in quanto l’aglio interagisce con alcuni tipi di essi.
  • L’echinacea è una pianta che, grazie al principio attivo definito echinacoside contenuto al suo interno, ha grandi proprietà antibiotiche capaci di contrastare le infezioni. Nel caso della follicolite da depilazione va assunta nelle dosi di una o due compresse al giorno lontano dai pasti. Non esistono particolari controindicazioni ma come in ogni cosa è meglio non esagerare con le dosi e non assumerlo se si è in stato interessante.
  • Efficace è anche l’olio essenziale di Timo che grazie al contenuto di altri oli essenziali come il carvacrolo e il timolo, svolge un’azione antibatterica. Può essere assunto per via orale, diluendo due o tre gocce in una soluzione liquida come the o camomilla oppure con un cucchiaino di zucchero o di miele, e per via topica, diluendo quattro o cinque gocce di olio essenziale in un bicchiere d’acqua nel quale immergerete una garza sterile che, strizzata, andrà applicata sulle zone colpite da follicolite per almeno venti minuti e due volte al giorno. Riguardo le controindicazioni è possibile che, in dosi eccessive, l’olio essenziale di timo possa causare vomito, diarrea, nausea e problemi nella respirazione. Non è consigliato in gravidanza e nei soggetti con disfunzioni tiroidee in quanto il timo ne compromette la funzionalità. Se si vuol essere più cauti un consiglio del proprio medico di fiducia non sarebbe male.
  • L’olio essenziale di bergamotto è, come quello di timo, un efficace antibatterico grazie alla presenza di linalolo, e può essere somministrato sia mediante impacchi che per via orale. Non è consigliata l’assunzione nei periodi estivi, se ci si reca in spiaggia per la tintarella, in quanto a causa delle furocumarine, l’olio essenziale di bergamotto crea una fotosensibilizzazione della cute con conseguente rischio di macchie e depigmentazione della pelle.
  • La malva grazie alla presenza di flavonoidi, mucillagini e tannini, esplica un’efficacia lenitiva. Il decotto ottenuto con le sue foglie e i suoi fiori è molto utilizzato in caso di infiammazioni, pruriti ed irritazioni cutanee ed anche in caso di follicolite ad uso esterno.
Decotto di malva per alleviare i sintomi della follicolite da depilazione.

Ingredienti:

  • 25 grammi di foglie e fiori essiccati di malva
  • ½ litro di acqua

Preparazione:

Lasciate bollire in un pentolino ½ litro di acqua e 25 grammi di fiori e foglie di malva per un lasso di tempo di circa 10/15 minuti. Una volta spento il fuoco, strizzate sia le foglie che i fiori per ricavarne tutti i principi, dopodiché travasate con l’aiuto di un colino per eliminare eventuali residui.

Utilizzo:

Imbevete una garza sterile e applicate sulla zona interessata, per un lasso di tempo di 20 minuti circa, almeno due volte al giorno.

I rimedi farmacologici per infezioni profonde.

Se la follicolite è più profonda e radicata i rimedi naturali non riescono a combatterla, pertanto in questi casi l’unica cura è quella di seguire un’adeguata terapia a base di farmaci antibiotici. Di solito si consigliano farmaci antibiotici il cui principio attivo è la levofloxacina. Ovviamente i farmaci vanno assunti o applicati previa prescrizione medica: è da evitare l’assunzione di antinfiammatori o antibiotici senza aver prima consultato uno specialista dermatologo, per non rischiare di arrecare più danni che benefici.

Consigli ed informazioni utili: come prevenire la follicolite provocata dalla depilazione frequente di gambe ed inguine.

Se la follicolite si ripresenta con una certa frequenza, in forma lieve, si possono mettere in atto una serie di strategie e trattamenti preventivi per cercare di arginare il fenomeno:

  • Esfoliazione: Per prevenire la comparsa dei peli incarniti, possiamo levigare la cute con un guanto di crine quando si fa la doccia, eliminando così le cellule morte e gli strati di pelle che impediscono la fuoriuscita del pelo dal bulbo. Si deve però avere l’accortezza di non passarlo per almeno 4 giorni dopo la depilazione con ceretta. Anche lo scrub è un ottimo rimedio contro i peli incarniti, ma il guanto di crine è sicuramente più indicato. Utilizzare saponi antibatterici e creme a base di acido glicolico, esfoliante, riduce le possibilità di contrarre la follicolite da depilazione con conseguente comparsa di peli incarniti.
  • L’idratazione della pelle è uno dei fattori da curare il più possibile: la depilazione infatti, specie quella con la ceretta, oltre ad eliminare i peli elimina anche lo strato superficiale della cute. Quindi più spesso ci si depila più acqua perde il nostro corpo e la pelle non essendo ben idratata, può incorrere in infiammazioni varie. È necessario quindi reidratare la pelle ogni volta che si effettua una depilazione, per compensare la perdita subita, applicando sulla parte interessata una lozione idratante o un olio, ad esempio alle mandorle che risulta essere molto nutriente.
  • Disinfezione. Poiché la follicolite altro non è che un’infiammazione è opportuno disinfettare la cute sia prima che dopo la depilazione, prima dell’applicazione della crema idratante; in questo modo si ridurrà il rischio di infezioni. Per disinfettare la pelle si può usare un detergente igienizzante per cute integra, ricordando però di non applicarlo sulla cute se lesa. In quest’ultimo caso è anche sconsigliato qualsiasi trattamento depilatorio.

Particolare attenzione è richiesta alle donne in gravidanza, periodo in cui da un lato la pelle e molto più sensibile e delicata, dall’altro, la somministrazione di farmaci come di erbe non è particolarmente indicata. Per questo sarebbe bene evitare di depilarsi con ceretta sia a caldo che a freddo, e nel caso in cui si opta per la lametta o l’epilatore elettrico accertarsi che siano ben puliti.

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Posso mangiare l’anguria in gravidanza e nell’allattamento?

gravidanza tiroidite HashimotoSalvo parere contrario del vostro medico, l’anguria può essere tranquillamente assunta anche dalle donne in gravidanza: grazie al suo basso apporto calorico, ed all’elevato contenuto di acqua, vitamine e di sali minerali, anzi, l’anguria è consigliata alle donne incinte per affrontare le alte temperature estive, inoltre lo spessore della sua buccia, abbassa il rischio di toxoplasmosi caratteristico della frutta.

Se invece avete una gravidanza caratterizzata da mal di pancia o altri potenziali sintomi di cattiva digestione, o se tali sintomi si presentano puntualmente dopo aver mangiato l’anguria, è necessario un parere medico prima di continuare ad assumerla per valutare eventuali allergie o intolleranze.

Dopo la nascita del bambino, durante l’allattamento, l’anguria può tranquillamente continuare ad essere presente nella nostra dieta e, gradatamente, entrare nella dieta del bimbo insieme agli altri tipi di frutta consigliati dal pediatra.

Prodotti per gustare al meglio l’anguria

Qui di seguito vi presentiamo alcuni prodotti utili per gustare al meglio l’anguria ed inventare ricette divertenti e gustose:

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