Si spalma lo sperma fresco di un suo amico sul viso [VIDEO]

Ecco un video dove la giovane inglese Tracy Kiss (di cui avevamo parlato in questo articolo), si applica lo sperma fresco sul viso e spiega i benefici per la pelle di questo particolare trattamento dermatologico.

IL VIDEO E’ STATO ELIMINATO. Siamo spiacenti per il disago. Continuate la lettura con questi altri articoli:

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Pavimento pelvico: come cambia durante la menopausa?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’arrivo della menopausa è un avvenimento nella vita della donna che produce importanti cambiamenti ormonali che si riflettono in molti aspetti della salute. Con la scomparsa definitiva delle mestruazioni ha inizio una tappa delicata della propria esistenza che, grazie all’aumentata aspettativa di longevità, assicurata dallo sviluppo e dal progresso della medicina nei Paesi occidentali, equivale a circa un terzo della vita di una donna, la quale si troverà a vivere in uno stato di deficit ormonale. Conoscere i cambiamenti che avvengono nel proprio corpo e comprenderli è fondamentale per raggiungere il massimo benessere possibile in questa fase.

Cosa succede al pavimento pelvico della donna?

  • L’invecchiamento progressivo combinato con la fine della produzione di estrogeni da parte delle ovaie (il principale ormone femminile che regola la funzionalità di molti organi) favorisce la comparsa di alterazioni a livello del pavimento pelvico, come l’incontinenza urinaria e fecale, il prolasso genitale e anomalie nella sessualità, i cui sintomi incidono seriamente sulla qualità della vita di una donna.
  • Anche l’atrofia muscolare, tipica di questa fase, colpisce la muscolatura pelvica e ne provoca l’indebolimento. Alcuni studi hanno constatato che lo spessore del muscolo che chiude l’uretra si riduce del 3% ogni anno nelle donne adulte.
  • Inoltre, in menopausa si produce anche un’alterazione del collagene del tessuto di sostegno. È stato provato, durante le biopsie realizzate su alcune pazienti in post-menopausa operate per cistocele (collasso della vescica attraverso la vagina), che nel corpo femminile si verifica una diminuzione della quantità di collagene di tipo 1, che è quello che apporta la corretta tensione per il sostegno degli organi.
  • Allo stesso modo, l’elasticità dei legamenti che sostengono gli organi pelvici come l’utero diminuisce. La capacità di allungarsi e accorciarsi per tornare nella posizione originaria dopo uno sforzo, si affievolisce, sino a sparire, provocando la “caduta” degli organi e quindi il prolasso.
  • Un’altra alterazione chiaramente relazionata con la menopausa è il danneggiamento sofferto dall’uretra che è molto sensibile al deficit ormonale; essa si atrofizza e riduce l’afflusso sanguigno, favorendo la comparsa di fastidi urinari.
  • Se a questo peggioramento naturale dei tessuti muscolari e di sostegno aggiungiamo il fatto che quasi tutte le donne sono passate per una o più gravidanze e parti, che già di per sé danneggiano il pavimento pelvico, possiamo capire perché, attorno ai 50 anni, la donna deve porre particolare attenzione alla cura e alla prevenzione delle alterazioni del suo pavimento pelvico.

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Cassa Mesa Boogie Recto Cab 2×12 Vintage30: recensione

MEDICINA ONLINE Cassa Mesa Boogie Recto Cab 2x12 Vintage30 recensione.jpgIl chitarrista medio passa tantissimo tempo nella scelta della sua chitarra elettrica, nei suoi legni, nei suoi pick up, nella sua forma, tutto ciò è giustissimo: in fondo la chitarra deve vestirci addosso come un guanto, deve avere una tastiera comoda che si adatti bene alla nostra mano e deve avere una forma che rispecchia esattamente la nostra postura nel suonare. Trovata la chitarra, o meglio ancora dopo essersela fatta fare su misura da Molinelli o Jacaranda, si passa alla ricerca del proprio amplificatore (l’altra metà del suono) e infine ci si diverte a cercare qualche variopinto pedale che abbellisca il nostro suono con effetti di ambiente, modulazioni, overdrive, booster… Per chi sceglie la via del combo la scelta dell’amplificatore sarà relativamente più semplice ma nel caso di una testata (o sistema rack) e cassa sarà tutto molto più complesso: trovata una bella testata che rispecchia ogni nostra necessità bisogna anche accoppiarla con una cassa che ne valorizzi, ed in alcuni casi, che lo migliori addirittura! Molti si dimenticano che la cassa è una delle componenti più importanti del percorso che il suono si fa dalle nostre dita alle orecchie di chi ascolta, è il trasduttore per eccellenza! Oggi vi parlo della mia cassa Mesa Boogie che riesce, almeno per i miei gusti, a creare dei suoni molto interessanti!

LA CASSA

La cassa in questione è una Mesa Boogie Recto Cab con due coni Celestion vintage 30, la cassa è molto robusta, pesa infatti 75 libbre, è in configurazione closed back (cioè completamente chiusa nella parte posteriore) il che permette una maggiore botta ed escursione sulle basse frequenze. Visivamente è simile a tutte le casse mesa standard, tipo quelle che vedete ammassate come armadi alle spalle di Petrucci nel G3, nera, 8 paraspigoli neri, griglia nera, scritta coatta MESA engineering sulla griglia. Nel posteriore troviamo l’input e un’uscita parallela per collegare appunto in parallelo un’ulteriore cassa aggiuntiva. I legni usati per questa recto cab sono un multistrato di betulla molto spesso per la cassa e, mi pare l’MDF per la baffle board. All’interno i due coni celestion, attaccati alla una robusta baffle board, sono da 16 ohm l’uno collegati in parallelo il che dà una risultante totale di 8 ohm di impedenza in entrata che permette alla cassa di essere collegata con praticamente qualsiasi testata esistente. La cassa supporta fino a 140 watt quindi si comporta bene con tutte le testate moderne ad alto gain da 100 watt (Masotti, Bogner, Diezel, Mesa, Engl…). I coni celestion v30 hanno una efficienza incredibile, circa 103 db, che gli permette di rivitalizzare anche finali dotati di  un basso wattaggio. Sicuramente non è il top della praticità ma vi assicuro che è un ottimo compromesso tra le casse a 1 cono (pratiche ma dal suono “mono-conico”) e quelle a 4 coni (bel suono ma manco mi entrerebbe in macchina!).

IL SUONO

Questa recto cab è in mio possesso da diverso tempo quindi posso dire di conoscerla ormai abbastanza bene. La uso collegata ad una testata Mesa Boogie F-50 tramite un grosso cavo di potenza costruitomi a mano da Pierangelo Mezzabarba alla Masotti (un nome una garanzia!). Inizio subito col dire che è uno scatolone nero dotato di molto carattere, molto lontano dall’essere una cassa neutra che rispecchia fedelmente il suono della nostra testata, lo trasforma sempre in qualche modo in maniera decisiva e, secondo me, lo fa in maniera molto positiva. L’ottima cassa artigianale Dragoon di Giniski ad esempio, rispetto alla Mesa, riesce a rimanere molto più trasparente e fedele al suono della vostra testata, alla fine è una scelta soggettiva: a me piace che la cassa tenda a modificare il suono originale, naturalmente deve modificarlo in un modo che ci piaccia! detto questo va anche considerato che tutto ciò non significa che ogni testata suonerà uguale attaccata alla Mesa perdendo il proprio, di carattere! Anzi, ho effettuato alcune prove con diverse testate (tra cui Engl Powerball, Randall RM100, Marshall JCM2000, Mesa Stiletto, Masotti X100M modern e, ovviamente, Mesa Dual Recto che sarebbe la testata per cui originariamente è stata creata questa cassa) ed ogni amplificatore manteneva le proprie caratteristiche anche se molto influenzate dalla cassa mesa. La prima sensazione che si ha collegando la cassa è di una pasta molto americana, molto “bassosa” (soprattutto grazie alle dimensioni generose e alla configurazione closed back), con una botta impressionante, molto “boomy” come direbbero oltreoceano! L’aria che questa cassa fa muovere è da terremoto! Il suono è carico di basse (a volte fin troppe a seconda del genere suonato) definite e fluide, molte medio-basse, medie-alte poco in evidenza ed una bella presenza molto aggressiva (anche qui fin troppa a seconda del genere suonato!). La cosa che sconvolge sempre tutti di questa cassa è proprio la risposta sulle basse frequenze, da drum&bass, davvero sconvolgente se si pensa che stiamo parlando di una 2×12: ci sono più basse qui che su una Marshall 4×12 che pure ha una cassa di ben altri “litraggi”! Questo scatolone nero non farebbe una piega neanche con una gibson les paul con dei pick up humbucker Invader della Seymour Duncan. Fa esprimere al meglio una bella chitarra metallona con accordature detuned e rivitalizza i bassi di docili single coil. Un discorso a parte va fatto per l’efficienza di questa cassa! Quest’ultima fa infatti suonare più forte qualsiasi testata, mi spiego: prendete una 2×12 “normale” e collegatela ad una certa testata settata con un certo volume, avrete un volume percepito dalle vostre orecchie ad esempio come 6 su una scala da 1 a 10. Poi collegate la stessa testata settata con lo stesso volume a questa cassa mesa e, magia, avremo un volume percepito almeno di 8 nella solita scala da 1 a 10! Tutto questo è un bene perchè lo scatolone riesce a stillare fuori ogni goccia di suono dalle vostre valvole finali, tuttavia questo si trasforma in un’arma a doppio taglio se cercate di ottenere un buon suono anche a volumi bassi.. Anche a settaggi minimi di volume sulla vostra testata, la cassa suonerà di suo comunque troppo forte per un uso casalingo: se dovete suonare allo stadio Olimpico va bene, se vi siete costruiti un ampli da 1 watt va bene, ma se volete suonare a casa con una Bogner Ecstasy siate pronti alle denunce da parte dei vicini oppure a rivendervela per comprarvi una cassa con coni meno efficienti! Da ricordarsi pure che i V30 sono coni molto rigidi, vanno suonati e fatti urlare a volumi elevati per assaporarli in pieno, danno il loro meglio dal vivo in grossi spazi dove il loro carattere vi permetterà di ritagliarvi i vostri ruoli nel suond della band con una bella presenza (e, all’occorenza, visti i bassi da scossa tellurica, di suonare senza bassista!!!). Ricordo poi che i V30, come tutti i coni, vanno ammorbiditi col tempo: più passano i mesi e meglio suonano! Un’ultima cosa molto interessante, almeno per quelli come me a cui piace sperimentare, è provare ad abbinare una cassa americaneggiante come questa ad una testata dal carattere più british, vedrete che si riescono ad ottenere dei risultati interessanti! Naturalmente sarà difficile vedere una testata Vox di 30 anni fa posata sopra questa cassa ma… è proprio quando ci allontaniamo dai canoni tradizionali che riusciamo ad ottenere suoni personali e che ci distinguono dalla solita massa (cosa che secondo me dovrebbe essere l’obbiettivo finale di molti noi chitarristi). In definitiva descriverne il suono a parole è difficile, scontato dirlo: se potete provatela di persona!

I GENERI MUSICALI

Che generi si possono suonare con questa cassa? Naturalmente molto dipende dalla testata a cui l’abbinate! Gli riesce comunque bene un pò di tutto a patto di dosare bene l’equalizzazione sulla testata per magari mitigare l’infinita scorta di bassi che questa scatolona possiede. I Vintage 30 sono tra i coni più utilizzati nel mondo dell’amplificazione delle sei corde, una garanzia! Naturalmente è una cassa di impostazione moderna, difficile suonare “Johnny be goode” su questo ordigno nucleare, molto meglio spaziare dal rock al metal, territorio dove la recto cab in distorsione si muove che è un piacere! Sul pulito, anche se forse non è proprio la cassa ideale, si comporta molto onestamente e in maniera molto “americana”, ha una buona dinamica e si ottengono discreti suoni percussivi. Non è certo per tutti i palati, alcuni rocker anni 70 preferirebbero altri coni, magari certi greenback più “inglesi” e meno rigidi. Io ci suono dal jazz al metal con risultati decisamente buoni e non ho mai avuto grossi rimpianti.

PARAGONI

Ho provato altre casse con configurazioni 1×12, 2×12, 4×10, 4×12, di diverse marche (dalle belle Soldano alle Brunetti, dalle Randall fino alle economiche Behringer), con diversi tipi di coni (greenback, century…) e alla fine ho preferito questa recto cab, bassi più definiti, presenza presuntuosa, medi più avvolgenti! ero partito per comprare una 4×12 V30 Mesa Boogie ed alla fine le ho preferito di gran lunga questa, e non solo per la praticità!

CONCLUSIONI

La consiglio a tutti, vi durerà tutta la vita (è un carro armato), non si svaluterà facilmente, suonerà sempre meglio anno dopo anno, farete una bella figura sia per il suono sia per l’esibizionismo insito nel possedere una cassa con scritto sopra Mesa!

PS note dolenti: Il prezzo è un po’ altino… forse conviene autocostruirsela!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Clitoride: dove si trova e come stimolarlo per provare piacere

MEDICINA ONLINE EREZIONE CLITORIDE VULVA VAGINA SESSO DONNA LABBRA GRANDI PICCOLE CLITORYS 02Il clitoride è l’organo dell’appartato genitale femminile più importante per il piacere della donna. Simbolo dell’autonomia sessuale Continua a leggere

Uno spuntino salutare e nutriente

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma UNO SPUNTINO SALUTARE OE NUTRIENTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Siete lontani dai pasti principali ma non “non ci vedete più dalla fame”? Lasciate stare le merendine e fate un regalo alla vostra salute con un pieno di vitamine e sali minerali. Yogurt magro e frutta fresca: il segreto per uno spuntino salutare e nutriente!

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L’incredibile storia delle fotografie ritrovate di Vivian Maier

MEDICINA ONLINE STORIA FOTO VIVIAN MAIER FOTOGRAFIE.jpgVivian Maier è il nome di una donna che probabilmente non avete mai sentito nominare in vita vostra, tuttavia la sua storia è molto interessante a partire da uno strano fatto: scattò migliaia di foto senza svilupparne nessuna. Per quale motivo? Per difficoltà economiche? Scelta? Non si sa con esattezza. Dopo la sua morte furono trovati i negativi e divenne famosa per foto che quindi lei stessa non aveva mai visto. C’è un bellissimo documentario di Maloof e Siskel che la raccontano.

Vivian Maier è stata una fotografa statunitense, della cui attività artistica si sapeva ben poco fino a pochi anni prima della scomparsa. Come per altri artisti rimasti sconosciuti o semisconosciuti durante la loro vita, Vivian Maier e, soprattutto, la sua vasta quantità di negativi è stata scoperta nel 2007, grazie alla tenacia di John Maloof, anche lui americano, giovane figlio di un rigattiere. Il ragazzo, nel 2007, volendo fare una ricerca sulla città di Chicago, e avendo poco materiale iconografico a disposizione, decise di comprare in blocco per 380 dollari, in un’asta, il contenuto di un box zeppo degli oggetti più disparati, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare i canoni di affitto.

Mettendo ordine tra le varie cianfrusaglie (cappelli, vestiti, scontrini e perfino assegni di rimborso delle tasse mai riscossi), Maloof reperì una cassa contenente centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Dopo aver stampato alcune foto, Maloof le pubblicò su Flickr ottenendo un interesse entusiastico e virale e l’incoraggiamento della community ad approfondire la sua ricerca. Pertanto fece delle indagini sulla donna che aveva scattato quelle fotografie: venne a sapere che Vivian non aveva famiglia ed aveva lavorato per tutta la vita come bambinaia soprattutto nella città di Chicago; durante le giornate libere e i periodi di vacanza era solita scattare foto della vita quotidiana di città come New York, Chicago e Los Angeles.

La maggior parte delle sue foto sono “street photos” ante litteram e può essere considerata una antesignana di questo genere fotografico. Inoltre, scattò molti autoritratti, caratterizzati dal fatto che non guardava mai direttamente verso l’obiettivo, utilizzando spesso specchi o vetrine di negozi come superfici riflettenti. Dal momento della sua scoperta, Maloof ha svolto una grande attività di divulgazione della sua opera fotografica, organizzando mostre itineranti in tutto il mondo. Vivian Maier, per scattare le sue immagini, utilizzava una macchina fotografica Rolleiflex e un apparecchio Leica IIIc. La sua vita e il suo lavoro sono stati oggetto di libri e documentari.

 

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Questa ragazza si spalma ogni giorno lo sperma di un amico sul viso: perché lo fa?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RAGAZZA SI SPLAMA SPERMA AMICO VISO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa cura e la salute della pelle sono molto importanti, specie quella del viso. Esistono centinaia di trattamenti adatte a questo scopo, dalle maschere allo yogurt, a quelle al fango, ma la 28enne inglese Tracy Kiss, di Wendover, ha probabilmente il suggerimento più stravagante: lo sperma. Esatto, questa madre single e beauty blogger applica sperma umano sulla sua pelle ogni giorno: grazie allo sperma – a suo dire – è riuscita a curare la couperose (o rosacea) contro la quale ha combattuto per una vita intera. Si tratta di una dermatosi che infiamma la pelle, soprattutto del viso.

Sperma al posto dei farmaci
Al posto di usare gli antibiotici, un medicinale molto comune per il trattamento della rosacea, Tracy ha deciso di fare una prova con qualcosa di molto più naturale. Da un punto di vista biologico o chimico non ci sono motivi per non utilizzare lo sperma sulla pelle. Oltre a lipidi, proteine ed enzimi, il seme contiene anche acido citrico, urea, zinco e calcio, molti degli ingredienti che si trovano nei prodotti di cura della pelle. Se volete vedere un video dove la giovane si spalma lo sperma sul viso e spiega i benefici del farlo, seguite questo link: Si spalma lo sperma fresco di un suo amico sul viso [VIDEO]

Usa sperma fresco di un amico
Le era capitato di leggere qualcosa sullo sperma durante le sue ricerche e ha così deciso di fare un tentativo. La sua pelle ha subito avuto dei miglioramenti evidenti. La pelle ha iniziato ad essere più liscia e anche le zone più infiammate avevano un aspetto più sano. Molto soddisfatta dei risultati, Tracy ha continuato il trattamento, ogni giorno: tutte le mattine, Tracy si spalma del seme fresco sul viso, lo lascia agire 20 minuti e poi lo sciacqua. Usa sempre dello sperma “fresco” che viene da un amico in salute e insiste sul fatto che non prende parte al processo di raccolta. Pensa, comunque, che una volta che troverà un fidanzato, sarà tutto più semplice. Le strane abitudini della giovane, non si fermano certo qui… leggete questo articolo: La ragazza vegana che beve sperma fresco ogni giorno

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Né donna, né uomo: io sono una transessuale

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI TRANS COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WA SQUIRTIG.jpgQuella nella foto qui sopra sono io: Stella. Sono più vicina ai 40 che ai 30, sono fidanzata, di lavoro faccio la stylist e sono una transessuale. Mi sono rifatta il naso, ho eliminato barba e peli con la luce pulsata, prendo ormoni femminili, e poche settimane fa ho fatto la mastoplastica additiva, una quarta coppa D. Ma mi fermerò qui. Come la maggior parte delle transessuali, non interverrò chirurgicamente sui miei organi genitali. Mi vanno benissimo così. Ho un ottimo rapporto con il mio pene. E finalmente adesso sono quello che ho sempre voluto essere. Non un uomo. Non una donna. Ma una transessuale. Ci ho messo più di vent’anni ad arrivare dove sono ora. A capirmi, a prendere coraggio delle mie azioni, a sbagliare, a ricominciare. Sono stati anni duri. Anni disperati, di depressione, e intensi, di serate ed eccessi. Ma anche anni belli. A volte guardo le ragazze transessuali più giovani, persone che hanno 15 anni meno di me, e che hanno già fatto tutto (ormoni, epilazione, seno), e mi sento una stupida per aver sprecato tutto questo tempo. Perché non l’ho fatto prima? Non lo so. Non lo so proprio. Ognuno ha il suo cammino da fare, immagino. Quello che leggi qui è il mio.

CHE LE DONNE NON MI PIACESSERO, MI È STATO CHIARO FIN DALL’INIZIO

Ero in quarta, quinta elementare e già prendevo le mie cottarelle per i compagni maschi. Ma per il resto (sono uomo o donna?), buio totale. Non sapevo neppure che esistessero i transessuali. Sapevo solo che avevo delle fantasie: avevo 12 anni, guardavo Madonna nel video di Material Girl e pensavo: «Che figa. Io voglio essere così». Guardavo Guesch Patti che cantava Étienne, con il suo look Anni 40 (longuette, camicia bianca. Sotto: un corpetto, un body, giarrettiere) e mi dicevo: «Magari essere lei, una donna di potere, bella, determinata. Una femme fatale. Supersexy». Da adolescente, andavo a cena con i miei amici, alle serate, ai pranzi di famiglia, mi mettevo in un angolo e mi annullavo. Immaginavo di fare il mio ingresso come Guesch Patti, di attirare gli sguardi di tutti i maschi, di sedurli, di piacere. Nessuno sapeva delle mie fantasie, e io diventavo sempre più cupo. Ai miei avevo detto che ero gay, ma nulla di più. Non è stato un dramma, erano di mentalità aperta, ma da allora non mi hanno chiesto più niente. La mia adolescenza è stata lunga, solitaria, incerta. Brutta.

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TUTTO È CAMBIATO QUANDO MI SONO TRASFERITO A MILANO DALLA SARDEGNA

Milano mi ha aiutato a fiorire: qui ho fatto le mie prime esperienze omosessuali, ho cominciato a uscire, a divertirmi. Una sera, avrò avuto 22, 23 anni, in un locale gay mi sono avvicinato a una transessuale: ero un bel ragazzo sardo, abbronzato, col pizzetto. Mi avvicino e le dico: «Ciao ti posso conoscere?». E lei: «Ma certo». Io: «Non l’ho mai detto a nessuno: voglio diventare una transessuale». Risposta sua: «Ma vai a quel paese. Credevo volessi provarci con me!». Non mi ricordo neppure come si chiamava, ma quella trans lì, quella sera, fu la prima ad accogliere le mie prime confidenze e a spiegarmi le cose. Nel nostro ambiente c’è una tradizione: le più adulte aiutano le più giovani. È una specie di regola non scritta, come in una tribù, in cui la conoscenza passa di generazione in generazione. Perché quando hai 20 anni, sei un uomo e scopri che vuoi vestirti da donna, tutto è complicatissimo. Non sai come nascondere la barba, come truccarti, che parrucca usare, dove comprare gli abiti. Da solo non ce la faresti mai. Anch’io, ora che sono (ehm…) grandicella, sto aiutando alcune transessuali giovani. Mi piace. Le guido, do loro consigli, le ascolto, lo scorso weekend le ho portate a ballare… Ma sto divagando. Torniamo alla mia storia.

LA SERA CHE HO FATTO LA MIA PRIMA USCITA DA DRAG QUEEN

(odio il termine travestito, mi sembra dispregiativo), il mio amico Riccardo, che era un truccatore, mi ha aiutato a prepararmi. A diventare Stella. Ho ancora una polaroid di quella sera lì: caschetto biondo platino (chissà perché è la prima parrucca che usiamo tutte), abito nero, zeppe altissime. Ho rischiato di rompermi una caviglia a ogni passo. È stato bellissimo: eravamo al Tunnel di Milano, una serata gay, e io finalmente interpretavo la parte che avevo sempre desiderato fare. Da quel giorno ho cominciato a lavorare nei locali: adoravo fare la door selector, soprattutto dei privé. Ero una femme fatale potentissima che decideva chi poteva entrare o rimanere fuori. Feci il primo passo: mi sbarazzai della barba. Per una trans i peli in faccia sono un incubo: se fai una serata in discoteca, quando arrivi alle sei del mattino, il mostro comincia a spuntare. Terribile. Dio benedica chi ha scoperto la luce pulsata. La prima seduta è stata dolorosissima, tornai a casa con il viso tutto rosso. Poi dopo qualche giorno, mentre mi lavavo la faccia al mattino, mi resi conto che i peli mi rimanevano in mano.

PER ANNI LA MIA VITA FU COSÌ: ALLA SERA ERO STELLA, LA DRAG, DI GIORNO ERO FULVIO, IL GAY

Con chi stavo? Alla luce del sole avevo storie con ragazzi omosessuali, da uomo. Di sera, con gli etero, vestita da donna. Ero condannata a essere spaccata in due. Col tempo, mi accorsi che i ragazzi gay non mi piacevano più. Io stavo bene solo con gli eterosessuali. Mi completavano. Ero diventata brava a sedurli con gli sguardi, le parole, il cervello. Il problema era che Stella, con le sue tette finte troppo grosse, i suoi eccessi, le parrucche, il trucco pesante, esisteva solo alla sera. Mica potevo andare in giro di giorno conciata così. Dopo una serata con qualcuno, aspettavo sempre una chiamata al mattino che non arrivava mai. In quegli anni ho sofferto molte volte di attacchi di depressione. Mi curavo, ma poi abbandonavo i farmaci e dopo un po’ era tutto daccapo. Ripensandoci ora, la depressione era causata dal rapporto con il mio corpo: volevo essere una transessuale, invece ero una drag queen. Era tutto finto. Alcune mattine mi svegliavo senza forze, annichilita. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Gli uomini con cui stavo io erano tutti fidanzati o sposati. Che cosa trovavano in me? Non saprei. Ma non pensare che fosse, banalmente, il desiderio della trasgressione. Non c’è solo quello, e comunque con una transessuale le “combinazioni” sono tante.

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POI, UN BRUTTO GIORNO, È ARRIVATA LA CRISI ECONOMICA

Persi il lavoro. Fu come diventare adulta all’improvviso. Altri mesi bui. Di incoscienza e sofferenza. Pian piano però facevo dei cambiamenti: un trucco meno forte, un look meno eccessivo, qualche iniezione a zigomi e labbra. Il mio viso diventava sempre più effemminato. Ripresi a lavorare, le cose cominciavano ad andare meglio. Ma non riuscivo a trovare il coraggio per fare il passo. Il passo degli ormoni, il vero spartiacque. Gli ormoni ti cambiano il viso, ti addolciscono i lineamenti, ti modificano l’umore: diventi molto emotiva, vulnerabile. E poi, se fai una cura forte, hai problemi di erezione. È un prezzo da pagare altissimo. Ma faresti qualsiasi cosa pur di non prolungare l’agonia. Io ci ho messo anni prima di decidere. Un giorno una mia amica trans mi disse: «Sei ridicolo. Sei una testa di donna messa sopra un corpo da ragazzo. Ti vedi?». Eravamo in centro, mi sono guardata riflessa in una vetrina: era vero. Presi appuntamento dall’endocrinologo, ma rimandai per un anno ancora. Finalmente arriviamo alla primavera del 2014. Vado da un endocrinologo, questa volta decisa davvero, e mi faccio dare una cura ormonale.

COMINCIO CON GLI ORMONI, E MI FACCIO CHIAMARE DA TUTTI STELLA

Mi metto pure le ciglia finte, quelle permanenti. Di colpo, gli etero cominciano a guardarmi sempre di più, anche di giorno. Anche se sono Fulvio. E io sono felice.Sto meglio. Dopo qualche mese faccio la mia prima uscita al mattino con un trucco leggero, al bar sotto casa. Sorpresa: nessuno sguardo di disapprovazione. A ottobre 2014 vado in centro con un paio di jeans e i tacchi. Altra sorpresa: nessuno episodio spiacevole. Certo, ci sono gli sguardi, soprattutto delle donne, a quelli ti devi abituare. Ma saranno occhiate di curiosità o di disapprovazione? Nel frattempo incontro un ragazzo che ha 25 anni, eterosessuale, e cominciamo a uscire. Ci fidanziamo. Andiamo al cinema assieme, usciamo con le mie amiche trans e i loro fidanzati. Una vita quasi normale. Prendo coraggio, e decido di fare quello che ho sempre sognato: le tette. Il primo luglio 2015 mi sottopongo all’intervento. Quando mi sveglio sono così dolorante che non riesco neppure a essere felice.

LA FELICITÀ ARRIVA DOPO, A CASA, COME UN FIUME

Un fiume di lacrime che ogni due per tre mi viene su agli occhi. Sono spossata, svuotata, come dopo aver fatto una gran fatica. Anni di fatiche. Mi guardo le tette, e mi commuovo. Io che non ho mai fatto il bagno o la doccia con nessuno (nessuno!) ora a casa giro sempre nuda. Mi guardo allo specchio e vedo che sono quello che ho sempre voluto essere. Una trans che si chiama Stella. Di giorno e di notte.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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