Perversioni sessuali (parafilie): dagli insetti sulle parti intime fino ai pannolini sporchi e le mestruazioni

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PSICHIATRIA MEDICINA DELLE DIPENDENZE DIRETTORE MEDICINA ONLINE SESSO SESSUALI SEX ADDICTION FROTTEURISMO FROTTEURISM AUTOBUS METRO TOCCARE STRUSCIARE PENE PALPARE SEDERELe perversioni sessuali, anche dette parafilie, sono disturbi del desiderio sessuale rappresentati da ricorrenti impulsi, fantasie o comportamenti che sono considerati sessualmente eccitanti da alcuni soggetti, al contrario della maggior parte delle persone che tende a considerarle amorali o che prova disgusto e repulsione verso di esse.

Le perversioni si possono distinguere in

  • perversioni dell’atto: perversione dell’atto si tratta della sostituzione del coito con altre pratiche sessuali, ad esempio nel masochismo l’eccitazione del coito è sostituita dall’eccitazione data dalla sottomissione all’altro;
  • perversioni dell’oggetto: si assiste ad uno spostamento dell’oggetto del desiderio sessuale, che non è più il partner, ma un oggetto, un bambino o un anziano.

Le perversioni possono inoltre riguardare:

  • la fantasia: il soggetto si eccita solo nel pensare alla perversione, a ciò può far seguito o meno la messa in atto della perversione stessa;
  • il comportamento: il soggetto mette in pratica o tenta di mettere in pratica la perversione nella vita reale.

Pur non essendoci virtualmente alcun limite alle perversioni sessuali – se non quello della infinita fantasia umana – la maggior parte di esse tendono a riguardare:

  • l’attribuzione di un significato sessuale ad oggetti inanimati e ad un loro particolare uso;
  • il ricevere e/o infliggere sofferenza fisica o psicologica a se stesso o all’altro;
  • l’attuare pratiche sessuali in posti che la maggior parte delle persone troverebbero con poca privacy;
  • il compiere atti sessuali con bambini, disabili, anziani o persone non consenzienti.

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Il comportamento messo in atto nella perversione è esclusivo, cioè è l’unico che è in grado di provocare eccitazione, il concetto di esclusività è quindi fondamentale nella comprensione delle perversioni (parafilie), in quanto molti dei comportamenti (ma non tutti) che le caratterizzano possono far parte di “normali” relazioni sessuali, insieme ad un’ampia gamma di altre pratiche sessuali, mentre la persona che soffre di una parafilia può eccitarsi sessualmente quasi solo ed esclusivamente mettendo in atto il comportamento che caratterizza la sua perversione. Ecco un elenco di alcune perversioni sessuali, alcune molto diffuse, altre meno:

  • Masochismo: l’eccitazione, sia nelle fantasie che nel comportamento reale del soggetto, deriva dall’essere umiliato, picchiato o fatto soffrire in qualche modo dal partner.
  • Sadismo sessuale: l’eccitazione deriva dall’infliggere sofferenza psicologica o fisica al partner.
  • Esibizionismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’esibire i propri genitali ad un estraneo quando non se lo aspetta e che di conseguenza non è consenziente.
  • Cuckoldismo o troilismo: il piacere sessuale è derivato dal vedere il proprio partner in attività sessuale con un’altra persona o dal sapere che il partner ha una relazione con una terza persona.
  • Cronofilia: l’eccitazione deriva dall’avere rapporti sessuali con un partner con un’età molto differente dalla propria.
  • Feticismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’assegnare ad oggetti inanimati, frequentemente scarpe femminili o biancheria intima femminile, un significato sessuale. L’oggetto può essere usato – per raggiungere piacere – in vari modi, ad esempio leccandolo o strofinandolo su pene, seno o clitoride.
  • Abasiofilia: perversione sessuale riguardante persone con difficoltà motorie.
  • Symphorophilia: il piacere sessuale è derivato dal guardare un disastro mentre si verifica, come ad esempio assistere ad un incidente d’auto a un o incendio.

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  • Fornifilia: l’eccitazione sessuale deriva dal chiudere se stessi o un’altra persona in un mobile.
  • Acrotomofilia: perversione sessuale che riguarda persone amputate.
  • Vorarephilia o antropofagolagnia o antropofagia: l’eccitazione sessuale deriva dal pensiero di cannibalismo, cioè mangiare letteralmente un’altra persona (viva o deceduta) o dall’essere mangiati da qualcun altro.
  • Agalmatofilia: perversione sessuale che riguarda statue, manichini, oggetti con figure antropomorfe.
  • Apotemnofilia: l’eccitazione sessuale deriva dalla fantasia di essere amputati.
  • Algolagnia: perversione sessuale che riguarda il dolore nelle zone erogene, è diverso dal masochismo.
  • Frotteurismo: l’eccitamento sessuale deriva dallo strofinarsi con il corpo – specie con i genitali – contro un’altra persona che non è consenziente, il “frotteur” è colui che si strofina. La pratica viene messa in atto in posti affollati, dove il comportamento può essere facilmente occultato dal frotteur, ad esempio in un autobus affollato o ad un concerto in piedi.
  • Pedofilia: l’eccitamento sessuale deriva da immaginare o mettere in pratica attività sessuali con bambini di non più di tredici anni, la persona che mette in atto questo comportamento deve aver raggiunto la maturità genitale, avere almeno sedici anni ed essere maggiore del bambino di almeno cinque anni. L’attrazione per gli adolescenti è definita invece con i termini poco usati pederastia, efebofilia e ninfofilia.
  • Travestimento o omovestitismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’indossare abiti dell’altro sesso da parte di un eterosessuale.
  • Mysofilia: è l’attrazione sessuale verso persone o oggetti sporchi.
  • Voyeurismo: l’eccitamento sessuale deriva dall’osservare, non essendo visti, persone nude, che si spogliano o che sono impegnate in attività sessuali.
  • Coprofilia: l’eccitamento sessuale deriva dall’osservare o maneggiare le feci.
  • Coprofagia: l’eccitamento sessuale deriva dal mangiare le feci.
  • Urofilia: l’eccitamento sessuale deriva dall’urinare o dal farsi urinare addosso, oppure dal bere urina.
  • Scatologia telefonica: l’eccitamento sessuale deriva dal fare telefonate oscene a sconosciuti.

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  • Spermatofagia: l’eccitamento sessuale deriva dall’ingerire, o far ingerire ad altri, lo sperma.
  • Dorafilia: feticismo a causa del quale si prova attrazione e piacere sessuale nel contatto con indumenti in pelle animale e pellicce.
  • Infantilismo: è il desiderio sessuale nato dalla perversione di indossare pannolini e di essere trattato come un neonato o un bambino.
  • Branding: l’eccitamento sessuale derivante dall’introdurre nel proprio corpo oggetti che bruciano.
  • Asfissiofilia o asfiziofilia: l’eccitamento sessuale derivante dallo strangolamento di se stessi o degli altri e dalle pratiche che portano ad esso.
  • Autagonistofilia: l’eccitazione sessuale deriva dall’idea di poter esser visto durante l’atto sessuale da altre persone grazie ad una ripresa video.
  • Onirofilia o sonnofilia: l’eccitamento sessuale derivante dal praticare attività sessuali con persone che dormono.
  • Autassassinofilia: l’eccitazione che deriva dal vivere situazioni pericolose o dall’idea di compiere atti sessuali durante situazioni pericolosi o che mettono a rischio l’incolumità del soggetto.
  • Autandrofilia: l’eccitazione sessuale viene procurata in una donna quando si immagina di essere un maschio.
  • Autoginefilia: l’eccitazione sessuale viene procurata in un uomo quando si immagina di essere una femmina.
  • Braquioproctosigmoidismo: l’eccitamento sessuale derivante dall’introdurre armi nell’ano.
  • Biastofilia: l’eccitamento sessuale derivante dal mettere in atto assalti imprevisti e violenti ai danni di vittime non consenzienti.
  • Hiphenophilia: l’eccitamento sessuale derivante dal contatto con peli e capelli.
  • Necrofila, cioè l’eccitamento sessuale derivante dall’avere contatti sessuali o veri e propri rapporti con cadaveri o parti di cadaveri.
  • Altocalcifilia: il feticismo di chi trae piacere dall’osservare o indossare scarpe dai tacchi alti.
  • Zoofilia: l’eccitamento sessuale derivante da atti sessuali o rapporti sessuali con animali.
  • Prostitutofilia: l’eccitamento sessuale derivante dai rapporti sessuali con le prostitute.
  • Bondage: l’eccitamento sessuale deriva dalla legatura e costrizione fisica di se stesso e/o del partner, in modo consensuale. È possibile sia legare con corde, sia con corsetti, cappucci, bavagli, o catene.
  • Capnolagnia: feticismo del fumo basato sull’osservazione di una persona che fuma.
  • Transessuofilia: l’eccitamento sessuale derivante dai rapporti sessuali con transessuali.
  • Gynandromorfofilia: attrazione verso i transessuali o i transgender donna.
  • Gynemimetofilia: attrazione verso i transessuali o i transgender donna.
  • Amartofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla convinzione che le azioni che si stanno compiendo o i propri pensieri siano fonte di peccato e di perdizione.
  • Agorafilia: attrazione verso l’atto sessuale consumato in spazi aperti (non nel farlo davanti ad altre persone).
  • Maieusofilia: l’attrazione sessuale è rivolta alle donne incinte.
  • Spectrofilia: è il desiderio sessuale scaturito dall’idea di fare sesso con un fantasma.
  • Formicofilia: è il desiderio sessuale nato dalla perversione di essere ricoperto di insetti sul corpo, specie nelle parti intime.
  • Chelidolagnia: provare piacere sessuale nell’idea di disprezzare il partner
  • Clismofilia: l’eccitamento sessuale derivante dall’utilizzo di clisteri.
  • Sitofilia: l’eccitamento sessuale derivante dalle attività sessuali con le bambole.
  • Autoematofilia: eccitarsi all’idea di far sanguinare se stessi.
  • Autonepiofilia: l’eccitazione deriva dall’immaginare se stessi come un infante.

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  • Macrofilia: è il desiderio sessuale scatenato dall’idea di avere un rapporto sessuale con un gigante.
  • Sacofricosis: l’eccitazione sessuale è derivata dal masturbarsi in pubblico senza che nessuno se ne renda conto grazie ad un buco nella tasca dei pantaloni.
  • Meccanophilia: l’eccitazione sessuale è conseguente alla visione, l’utilizzo diretto o indiretto di macchine o attrezzature, come biciclette, veicoli, elicotteri, aeroplani.
  • Furniphilia: l’eccitazione sessuale deriva nel sottoporsi o sottoporre altri a varie forme di travestimento del corpo, tali da rendersi o renderli simili, nell’aspetto o nella funzione, a un oggetto di arredamento.
  • Dacrifilia: perversione sessuale legata al pianto o alle lacrime.
  • Feticismo del pannolino usato: essere attratti dai pannolini usati.
  • Emetofilia: essere attratti sessualmente dal vomito, perversione sessuale.
  • Erotofonofilia: perversione sessuale riguardante gli omicidi.
  • Agonofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla lotta o dall’osservazione di persone che combattono come nella lotta, nel wrestling, nella boxe e nelle arti marziali, avendo uno stretto contatto intimo, specie tra testa e genitali.
  • Coprolalia: il soggetto si eccita nell’utilizzare continuamente, in modo compulsivo e incontrollabile, un linguaggio osceno e volgare.
  • Omorashi: il piacere sessuale è derivato sia dall’avere la vescica piena sia dal guardare qualcun altro con la vescica piena.
  • Morfofilia: attrazione verso alcune forme particolari del corpo.
  • Mucofilia: attrazione sessuale verso il muco.
  • Narratofilia: attrazione sessuale verso l’ascolto di parole volgari.
  • Nasofilia: attrazione sessuale verso il naso.
  • Oggettofilia: attrazione sessuale verso oggetti specifici inanimati.
  • Oculolincuts: eccitazione causata dall’idea di leccare gli occhi.
  • Oculofilia: eccitazione legata ad attività sessuali che riguardano gli occhi.
  • Olfattofilia: perversione sessuale che riguarda l’eccitarsi con un odore specifico.
  • Infantilismo parafilico: l’eccitazione deriva dall’idea di essere trattati da altri come se fossimo un bambino.
  • Autovampirismo: perversione che riguarda l’immaginazione di se stessi come un vampiro che a volte implica l’ingestione del proprio sangue.
  • Autozoofilia: l’eccitazione deriva dall’immaginare, durante l’atto sessuale, di essere un animale.
  • Biastofilia: perversione sessuale che riguarda la violenza sessuale su una persona non consenziente.
  • Cremastistofilia: l’eccitazione deriva dall’idea di essere derubati.
  • Acusticofilia: eccitazione sessuale che deriva dall’ascolto di determinati suoni come mugolii, gemiti, sospiri oppure canzoni, frasi specifiche o ancora una certa lingua.
  • Ematolagnia: perversione sessuale che riguarda la visione del sangue.
  • Oplofilia: perversione sessuale riguardante le pistole o le armi da fuoco.
  • Ibristofilia: eccitazione dall’idea di avere un rapporto sessuale con un criminale particolarmente violento.
  • Infantofilia: si tratta di un tipo di pedofilia riguardante i bambini più piccoli di 5 anni.
  • Cleptofilia: perversione sessuale quando si ruba.
  • Lattofilia: perversione sessuale legata al latte materno.
  • Liquidofilia: perversione sessuale legata all’immersione di genitale nei liquidi.
  • Mascalagnia: perversione sessuale che riguarda le ascelle, attrazione sessuale verso le ascelle.
  • Melolagnia: perversione sessuale che riguarda la musica.
  • Menofilia: l’eccitazione sessuale che deriva dal maneggiare, odorare ed assaggiare il frutto delle mestruazioni di una donna.
  • Metrofilia: perversione sessuale che riguarda l’eccitazione procurata dall’ascoltare una poesia.
  • Microfilia: attrazione sessuale verso persone molto piccole ed esili.
  • Parzialismo: attrazione sessuale specifica verso parti del corpo che non siano i genitali.
  • Poediktoilia: eccitazione all’idea di mostrare il pene di qualcun altro.
  • Podofilia: attrazione sessuale verso i piedi.
  • Pictofilia: eccitazione sessuale derivata dall’idea di usare pornografia.
  • Piquerismo: l’eccitazione sessuale deriva dall’idea di tagliare il corpo del partner.
  • Plushofilia: attrazione sessuale verso i peluche.
  • Pygofilia: attrazione sessuale esclusiva verso le natiche.
  • Pyrofilia: l’eccitazione deriva dall’idea e dalla pratica di usare il fuoco od oggetti infuocati nell’atto sessuale
  • Raptofilia: l’eccitazione deriva dall’idea di violentare qualcuno.
  • Sadismo: eccitazione all’idea di fare del male al partner durante l’atto sessuale.
  • Salirofilia: eccitazione all’idea di sporcare qualcuno durante l’atto sessuale.
  • Stenolagnia: attrazione sessuale verso i muscoli.
  • Stigmatofili: perversione sessuale che riguarda i tatuaggi e i piercing.
  • Teratofilia: eccitazione sessuale verso persone deformate.
  • Toucherismo: l’eccitazione deriva dall’idea di palpare inaspettatamente una persona.
  • Toxofilia: attrazione sessuale verso gli archi.
  • Zoosadismo: eccitazione dall’infliggere danno agli animali o vedere animali che sanguinano.
  • Dendrofilia: attrazione sessuale per gli alberi tanto da volersi congiungere carnalmente con loro.
  • Dismorfofilia: cioè l’eccitamento sessuale derivante da rapporti sessuali con i nani o con persone con handicap fisico.
  • Botulinonia: è l’attrazione sessuale verso salami, salsicce e wurstel, spesso usati come dildo ed introdotti in ano e vagina.
  • Sitofilia: è il desiderio sessuale scaturito dall’unione del cibo al sesso.
  • Tripsolagnia: piacere che deriva da un semplice massaggio alla testa anche durante uno shampoo.
  • Anisonogamia: attrazione sessuale verso partner con grande differenza d’età, molto più anziani o molto più giovani.
  • Gerontofilia o gerontogilia: l’attrazione verso partner maschili vecchi abbastanza per appartenere almeno ad una generazione precedente.
  • Autofilia: l’attrazione sessuale verso se stessi.
  • Efebofilia: l’attrazione sessuale verso gli adolescenti.
  • Bundling: l’eccitamento sessuale derivante dal fare sesso con i vestiti.

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Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi conserva un nucleo che possiamo anche definire “perverso” che si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale.

Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale “patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.

Le perversioni (parafilie) sono da distinguere dalle trasgressioni. Mentre le trasgressioni consistono nell’infrangere consapevolmente delle regole personali o sociali ed il soggetto riesce a raggiungere l’eccitazione anche senza di esse, invece la perversione è una fissazione irrazionale di cui la persona ha bisogno per l’eccitazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Narcolessia: cause, sintomi, cure e terapia farmacologica

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NARCOLESSIA CAUSE SINTOMI CURE FARMACI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa narcolessia (narcolepsy) è un disturbo neurologico cronico che si manifesta con ipersonnia, cioè una eccessiva sonnolenza diurna. Il paziente ipersonniaco non riesce a rimanere vigile per tutto l’arco della giornata, può infatti andare incontro a situazioni di sonno improvviso da cui non riesce ad esimersi (per esempio si può addormentare durante una conversazione, durante un pasto o addirittura mentre sta guidando), inoltre potrebbe avere parecchie difficoltà a svegliarsi al mattino. Può essere difficile per un ammalato rimanere sveglio durante gli orari di scuola o di lavoro, ciò rende difficile – se non impossibili per il narcolettico – lo svolgimento di alcune professioni dove è necessario tenere alta la concentrazione per periodi lunghi.

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Fisiopatologia
Nel soggetto sano esistono due fasi diverse di sonno: il sonno NON REM o NREM (non rapid eye movement), costituito da sonno leggero e profondo, e il sonno REM (rapid eye movement), in cui si manifestano circa l’85% dei sogni. Nel sonno REM, inoltre, si assiste ad una condizione di paralisi a carico di quasi tutti i muscoli del corpo, eccetto i muscoli oculari e il diaframma, che sostiene la respirazione. Quando ci si addormenta, il sonno inizia nelle fasi più leggere di sonno NREM per poi approfondirsi progressivamente. Ogni 90 minuti circa il sonno NREM lascia spazio al manifestarsi del sonno REM. Nel soggetto sano questa alternanza NREM e REM si ripete più volte nel corso della notte.
Nei soggetti affetti da narcolessia si assiste ad una rapida ed atipica emergenza di sonno REM, nei 15-20 minuti che intercorrono dopo l’addormentamento, e ad intrusioni di sonno REM durante il giorno. Gli attacchi di sonno diurni compaiono in genere ogni 90-120 minuti e, spesso, al risveglio da un sonnellino di 5-15 minuti, il soggetto ricorda di aver sognato e si sente discretamente riposato.

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Che cosa causa la narcolessia?
La narcolessia è una patologia la cui causa scatenante non è ancora conosciuta. Recenti ricerche hanno mostrato che numerosi neurotrasmettitori sono coinvolti. Il più importante di questi è l’ipocretina (anche conosciuta come orexina), che nei narcolettici si è dimostrata ridotta all’interno del liquor cefalo-rachidiano, fino alla completa scomparsa nel 90% dei soggetti affetti da narcolessia con cataplessia. È stata inoltre evidenziata una riduzione dei neuroni ipotalamici secernenti questo composto in rilievi autoptici di soggetti affetti.
Solamente 1% dei casi di narcolessia presenta familiarità. Il rischio del riscontro di narcolessia fra parenti di primo grado è del 1% – 2%, quindi 30 – 40 volte più alto della popolazione generale. Questo significa che i fattori genetici giocano un ruolo fondamentale in questa patologia.

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Caratteristiche degli attacchi di sonno:

  • possono durare dai 15 ai 60 minuti ciascuno circa;
  • possono verificarsi più volte nell’arco di una giornata;
  • di solito accadono dopo aver mangiato, ma possono verificarsi in qualsiasi momento, come ad esempio durante la guida, parlando con qualcuno, o durante altre situazioni in cui c’è poco movimento;
  • in alcuni soggetti l’intensità dell’attacco è caratterizzata da una discreta progressività temporale che gli permette di interrompere consciamente le proprie azioni ed appartarsi in un luogo adatto prima di crollare a dormire.

A volte la persona può avere allucinazioni da sogno prima di dormire o durante un attacco. Quando ci si sveglia ci si sente riposati anche dopo un breve attacco. La narcolessia può anche essere associata ad una temporanea e improvvisa debolezza muscolare chiamata cataplessia, che di solito è causata da forti emozioni. Questo può essere associato a reazioni emotive come rabbia o risate ed essere simile alle crisi epilettiche e può comportare:

  • improvvisa perdita di tono muscolare;
  • temporanea incapacità di usare i muscoli (paralisi del sonno): questa condizione si verifica immediatamente dopo il risveglio o con l’insorgenza della sonnolenza.

Sintomi della narcolessia

  • attacchi di sonno improvvisi, uno o più volte al giorno;
  • eccessiva sonnolenza diurna (il narcolettico ogni 2 ore prova un forte impulso ad addormentarsi);
  • cataplessia (perdita di forze causata da forti emozioni come il riso, l’imbarazzo, la collera fino alla caduta a terra);
  • paralisi del sonno (il narcolettico si trova completamente paralizzato prima di addormentarsi o subito dopo il risveglio, mantenendosi perfettamente cosciente);
  • allucinazioni ipnagogiche (il narcolettico sogna ad occhi aperti interagendo spesso con la realtà).

Leggi anche: Paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche: cause, pericoli, rimedi

Se hai il dubbio che il tuo disturbo neurologico sia la narcolessia, la prima sintomatologia che compare è l’eccessiva sonnolenza diurna; la cataplessia la puoi manifestare entro 1-4 anni dall’inizio della sonnolenza, ma può tardare anche 40-60 anni. E’ presente una rapida ed atipica comparsa del sonno REM entro 15-20 minuti dall’addormentamento, puoi avere attacchi diurni di sonno ogni 90-120 minuti, con sonnellini di 5-15 minuti durante i quali poi ricordi di aver sognato e ti senti anche sufficientemente riposato, nel complesso hai comunque una discreta resistenza al sonno fra un episodio di riposo ed il successivo.

Leggi anche: Differenze tra attacco cataplettico ed attacco epilettico

Come si fa diagnosi di narcolessia?
Per una corretta diagnosi di narcolessia non è sufficiente valutare solo i sintomi clinici, è fondamentale ricorrere ad un centro del sonno per una accurata diagnosi  strumentale. Per porre diagnosi di narcolessia è necessario che il soggetto lamenti presenza d’ipersonnia diurna quasi quotidiana da almeno 3 mesi, che potrà essere associata, quando presente, a storia di cataplessia.
I rilievi anamnestici devono essere confermati tramite l’esecuzione del test delle latenze multiple (Multiple Sleep Latency Test MSLT). MSLT è un test diurno dove 4-5 volte nel corso della giornata viene chiesto al paziente di provare ad addormentarsi . Ogni sessione può durare fino a 35 minuti e viene intervallata da 2 ore di pausa. Viene considerato indicativo della patologia il riscontro in corso di MSLT di una latenza media di addormentamento inferiore a 8 minuti e la comparsa di sonno REM in almeno 2 delle sedute.
Una polisonnografia notturna, in genere eseguita la sera prima dello svolgimento del MSLT, può evidenziare una comparsa precoce di sonno REM dopo l’addormentamento.
In alternativa, il dato anamnestico può essere confermato con dosaggio dell’ipocretina-1 liquorale, che deve risultare ≤110 ng/l.

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Quante persone soffrono di narcolessia?
La narcolessia sembra non avere un fattore di familiarità, infatti solo l’1% dei casi ha una predisposizione familiare e compare tra i 15 ed i 25 anni. Il disturbo della narcolessia è probabilmente sottodiagnosticato in tutto il mondo; si riscontra in 0,2-2 casi ogni 1000 abitanti e solo il 10-15% dei narcolettici presenta tutti i sintomi, inoltre l’85-100% dei pazienti narcolettici presenta gli stessi antigeni di istocompatibilità (cioè hanno un simile assetto genetico predisponente).

E’ consigliato l’uso di farmaci per la narcolessia?
Soltanto i farmaci sintomatici sono consigliati per la narcolessia con cataplessia, si tratta comunque di sostanze che attenuano/risolvono uno o più sintomi del malessere, ma non curano ciò che scatena questo disturbo neurologico.

Terapie per la narcolessia

  1. La  terapia non farmacologica più efficace si basa sui sonnellini brevi ristoratori (pochi minuti fino al massimo di 1 ora) che consentono al fisico di resistere alcune ore, dopodiché la sonnolenza ricompare. Queste brevi fasi di sonno possono variare da 6-7 al giorno. Gli adulti possono aiutarsi con l’uso di caffeina, assolutamente da evitare nei bambini.
  2.  La terapia farmacologica prevede l’assunzione secondo i casi di uno dei seguenti farmaci:
  • Modafinil;
  • Sodio Oxybato.

Il Modafinil attiva la veglia; in soggetti adulti si assume in compresse distribuite nell’arco della mattinata per controllare la sonnolenza diurna. E’ vivamente sconsigliata l’assunzione di Modafinil nelle prime ore del pomeriggio perchè si rischia di disturbare il sonno della notte successiva. Non ci sono molti dati riguardo lo studio del Modafinil nei bambini, alcuni mostrano effetti assumendo la stessa dose degli adulti, mentre ad altri è sufficiente metà della dose. Generalmente gli effetti collaterali sono leggeri e possono essere: mal di testa, ansia,nervosismo e rinite.

Il Sodio Oxybato ha proprietà sedative ed anestetiche, sostanzialmente induce in un sonno profondo, si assume in sciroppo prima di andare a letto e deve essere assunta una seconda dose dopo circa 3 ore. Il massimo dell’efficacia per combattere la sonnolenza diurna è l’associazione del sodio oxybato di notte con il modafinil di giorno. Gli effetti collaterali del Sodio Oxybato sono:

  • nausea;
  • sonnambulismo;
  • perdita di peso;
  • confusione al risveglio;
  • enuresi;
  • ipertensione arteriosa;
  • vertigini;
  • cefalea.

I farmaci prima menzionati non sono una cura definitiva: curano solo i sintomi ma non il disturbo a monte. Alcuni comportamenti consigliati sembrano però ridurre l’insorgenza di attacchi di sonno:

  • mangiare frutta e verdura durante il giorno ed evitare pasti pesanti prima di importanti attività;
  • pianificazione di un breve pisolino (da 10 a 15 minuti) dopo i pasti se possibile;
  • pianificazione di un pisolino per il controllo del sonno diurno e ridurre il numero di imprevisti e improvvisi attacchi di sonno.

In presenza di questa malattia è doveroso informare gli insegnanti e le autorità di vigilanza circa la condizione di quanti sono stati colpiti da narcolessia, in modo da non punirli per essere “pigri” a scuola o al lavoro.

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Eventuali complicazioni
La narcolessia è una malattia cronica, che dura tutta la vita. Non si tratta di una malattia mortale né pericolosa in sé, ma può diventarlose gli episodi si verificano durante la guida, l’uso di macchinari o attività simili. A tal proposito è importante che la narcolessia sia controllata con la terapia del sonno, per limitare il rischio di eventuali complicazioni, che sono:

  • infortuni ed incidenti: se gli attacchi si verificano durante le attività prima descritte;
  • riduzione di affidabilità sul luogo di lavoro;
  • riduzione delle attività sociali;
  • effetti collaterali di farmaci usati per curare la malattia.

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Differenze tra attacco cataplettico ed attacco epilettico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE ATTACCO CATAPLETTICO EPILETTICO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari A Pene.jpgL’attacco cataplettico non deve essere confuso con un attacco epilettico:

  • Attacco cataplettico: si verifica rapidamente, durante periodi di stimolazione emotiva; il soggetto mantiene inalterato il proprio stato di coscienza e recupera quasi immediatamente;
  • Crisi epilettica: occorre durante periodi di quiete e di stimolazione; la persona si riprende più lentamente e può non ricordare quanto è successo.

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Cataplessia: significato, cause e cura

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CATAPLESSIA SIGNIFICATO CAUSE CURA DORMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa cataplessia è un disturbo neurologico raro, ma comune nei soggetti affetti da narcolessia (si verifica in circa il 70% dei casi). Può manifestarsi con una serie di cambiamenti fisici, parziali o generalizzati: dalla difficoltà nell’articolare le parole (disartria), alla debolezza delle ginocchia, fino alla completa atonia. Durante un attacco cataplettico, il soggetto perde il controllo volontario dei muscoli e può cadere a terra, ma rimane sempre cosciente e vigile. Gli episodi possono durare pochi minuti e sono spesso innescati da uno stimolo emotivo come il riso, la paura, la rabbia, la sorpresa o l’eccitazione. Il trattamento prevede l’uso di farmaci anticataplettici (sodio oxibato o antidepressivi).

Quanto dura un attacco cataplettico?
Nella maggior parte dei casi, gli attacchi sono transitori e cessano improvvisamente, dopo pochi secondi o qualche minuto. Un episodio cataplettico è considerato “tipico”, quando è di breve durata (

Quante volte si può verificare un attacco cataplettico?
La cataplessia può verificarsi occasionalmente, con uno o due episodi in un anno, o più volte al giorno.

Leggi anche: Differenze tra fase REM e NON REM del sonno

Cause della cataplessia
L’esatta causa della cataplessia è sconosciuta, ma la condizione è fortemente associata a stimoli emotivi. Le emozioni che possono innescare un evento cataplettico includono: risate, paura, rabbia, frustrazione, irritazione, nervosismo, imbarazzo e tristezza. Appena la stimolazione viene ridotta, la persona riprende il normale controllo muscolare. Le emozioni possono essere anche di modesta entità, mentre altre volte un attacco subentra in modo spontaneo, in assenza di una causa apparente.
La perdita di tono muscolare, che si verifica nella cataplessia, assomiglia all’interruzione dell’attività muscolare che si verifica naturalmente durante il sonno REM: l’improvvisa debolezza dei muscoli del corpo potrebbe essere causata da un’inibizione massiccia dei motoneuroni nel midollo spinale, provocata da una disfunzione del ciclo sonno-veglia. Utilizzando un modello animale, gli scienziati hanno appreso che questo stesso gruppo di neuroni risulta inattivo durante gli attacchi cataplettici.

Leggi anche: Differenze tra attacco cataplettico ed attacco epilettico

Ruolo dell’ipocretina nella cataplessia
La cataplessia è associata a livelli significativamente ridotti di ipocretina, un neuropeptide prodotto nell’ipotalamo, di primaria importanza nella regolazione del sonno, così come degli stati di eccitazione. Secondo alcuni ricercatori, alla base di questa deplezione esisterebbe un meccanismo autoimmune. La cataplessia può anche manifestarsi come effetto collaterale della sindrome da sospensione degli SSRI (gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” appartengono alla classe farmaceutica degli antidepressivi non triciclici).

Leggi anche: Paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche: cause, pericoli, rimedi

Narcolessia e cataplessia
La cataplessia si riscontra spesso in associazione con la narcolessia, un disturbo neurologico cronico caratterizzato da un’eccessiva sonnolenza diurna (ipersonnia) e da crisi di sonno improvvise. Quando i pazienti manifestano entrambe le condizioni si parla di sindrome di Gélineau.
Gli attacchi di cataplessia rendono la diagnosi di narcolessia più certa, soprattutto quando si presentano segni come eccessiva sonnolenza diurna (EDS), allucinazioni e altre manifestazioni indesiderate che accompagnano il sonno REM. Tuttavia, è importante ricordare che non tutti i pazienti narcolettici manifestano episodi di cataplessia.

Condizioni associate alla cataplessia
La cataplessia può essere associata ad altre condizioni patologiche. In particolare, è considerata secondaria quando è provocata da specifiche lesioni cerebrali, localizzate prevalentemente nell’ipotalamo laterale (responsabili di una deplezione dell’ipocretina). Le lesioni del tronco cerebrale possono determinare, invece, casi isolati di cataplessia; queste comprendono: tumori encefalici (ad esempio: astrocitoma, glioblastoma, glioma e subependimoma) e malformazioni artero-venose. Altre condizioni in cui la cataplessia può essere riscontrata includono: eventi ischemici, sclerosi multipla, traumi cranici, sindromi paraneoplastiche e infezioni, come l’encefalite. La cataplessia può verificarsi anche in modo transitorio o permanente per lesioni dell’ipotalamo causate da interventi chirurgici, soprattutto nel caso di resezioni tumorali particolarmente complesse.

Sintomi della cataplessia
La cataplessia è estremamente imprevedibile, sia per quanto riguarda la gravità, che la frequenza. La perdita di tono muscolare varia da un indebolimento appena percettibile dei muscoli facciali, al cedimento degli arti superiori o inferiori, fino alla completa atonia muscolare. Queste manifestazioni improvvise possono provocare il collasso posturale e la caduta del paziente. Durante gli attacchi di cataplessia, sia lievi che gravi, la persona rimane pienamente cosciente, quindi è consapevole di tutto ciò che accade attorno (da qui l’ipotesi della disfunzione del sonno-veglia: si verifica l’atonia della muscolatura come durante la fase REM, ma il soggetto è vigile). La cataplessia si manifesta più frequentemente in periodi di stress emotivo e in caso di carenza di sonno. La cataplessia è un disturbo facilmente trascurato e spesso non diagnosticato, che può influenzare le attività più elementari della vita quotidiana.

Leggi anche: Narcolessia: cause, sintomi, cure e terapia farmacologica

Trattamento della cataplessia
La cataplessia si riscontra raramente durante una visita ambulatoriale e la diagnosi può essere formulata da uno specialista che abbia familiarità con la condizione. La misurazione dei livelli di ipocretina nel liquido cerebrospinale può confermare la diagnosi.
La cataplessia è trattata farmacologicamente. Il primo prodotto approvato dalla FDA per il trattamento della cataplessia, in relazione con la narcolessia è lo Xyrem ® (sodio oxibato). I sintomi possono essere repressi con l’aiuto di antidepressivi triciclici e inibitori della ricaptazione della serotonina. Nonostante la sua relazione con la narcolessia, nella maggioranza dei casi, la cataplessia deve essere trattata in modo separato.

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Cataplessia

Cos’è la Cataplessia?

La cataplessia è un’improvvisa e transitoria perdita del tono muscolare, provocata da una forte emozione o da una crisi di riso. Il soggetto colpito collassa improvvisamente a terra senza perdere conoscenza.

CataplessiaLa cataplessia è un disturbo neurologico raro, ma comune nei soggetti affetti da narcolessia (si verifica in circa il 70% dei casi). Può manifestarsi con una serie di cambiamenti fisici, parziali o generalizzati: dalla difficoltà nell’articolare le parole (disartria), alla debolezza delle ginocchia, fino alla completa atonia. Durante un attacco cataplettico, il soggetto perde il controllo volontario dei muscoli e può cadere a terra, ma rimane sempre cosciente e vigile. Gli episodi possono durare pochi minuti e sono spesso innescati da uno stimolo emotivo come il riso, la paura, la rabbia, la sorpresa o l’eccitazione. Il trattamento prevede l’uso di farmaci anticataplettici (sodio oxibato o antidepressivi).

Cause

L’esatta causa della cataplessia è sconosciuta, ma la condizione è fortemente associata a stimoli emotivi. Le emozioni che possono innescare un evento cataplettico includono: risate, paura, rabbia, frustrazione, irritazione, nervosismo, imbarazzo e tristezza. Appena la stimolazione viene ridotta, la persona riprende il normale controllo muscolare. Le emozioni possono essere anche di modesta entità, mentre altre volte un attacco subentra in modo spontaneo, in assenza di una causa apparente.
La perdita di tono muscolare, che si verifica nella cataplessia, assomiglia all’interruzione dell’attività muscolare che si verifica naturalmente durante il sonno REM: l’improvvisa debolezza dei muscoli del corpo potrebbe essere causata da un’inibizione massiccia dei motoneuroni nel midollo spinale, provocata da una disfunzione del ciclo sonno-veglia. Utilizzando un modello animale, gli scienziati hanno appreso che questo stesso gruppo di neuroni risulta inattivo durante gli attacchi cataplettici.

Ruolo dell’ipocretina

La cataplessia è associata a livelli significativamente ridotti di ipocretina, un neuropeptide prodotto nell’ipotalamo, di primaria importanza nella regolazione del sonno, così come degli stati di eccitazione. Secondo alcuni ricercatori, alla base di questa deplezione esisterebbe un meccanismo autoimmune

Altre considerazioni

La cataplessia può anche manifestarsi come effetto collaterale della sindrome da sospensione degli SSRI (gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” appartengono alla classe farmaceutica degli antidepressivi non triciclici).

Narcolessia e Cataplessia

La cataplessia si riscontra spesso in associazione con la narcolessia, un disturbo neurologico cronico caratterizzato da un’eccessiva sonnolenza diurna(ipersonnia) e da crisi di sonno improvvise. Quando i pazienti manifestano entrambe le condizioni si parla di sindrome di Gélineau.

Gli attacchi di cataplessia rendono la diagnosi di narcolessia più certa, soprattutto quando si presentano segni come eccessiva sonnolenza diurna (EDS), allucinazioni e altre manifestazioni indesiderate che accompagnano il sonno REM. Tuttavia, è importante ricordare che non tutti i pazienti narcolettici manifestano episodi di cataplessia.

Condizioni associate

La cataplessia può essere associata ad altre condizioni patologiche. In particolare, è considerata secondaria quando è provocata da specifiche lesioni cerebrali, localizzate prevalentemente nell’ipotalamo laterale (responsabili di una deplezione dell’ipocretina). Le lesioni del tronco cerebrale possono determinare, invece, casi isolati di cataplessia; queste comprendono: tumoriencefalici (ad esempio: astrocitoma, glioblastoma, glioma e subependimoma) e malformazioni artero-venose. Altre condizioni in cui la cataplessia può essere riscontrata includono: eventi ischemici, sclerosi multipla, traumi cranici, sindromi paraneoplastiche e infezioni, come l’encefalite. La cataplessia può verificarsi anche in modo transitorio o permanente per lesioni dell’ipotalamo causate da interventi chirurgici, soprattutto nel caso di resezioni tumorali particolarmente complesse.

Sintomi

La cataplessia è estremamente imprevedibile, sia per quanto riguarda la gravità, che la frequenza. La perdita di tono muscolare varia da un indebolimento appena percettibile dei muscoli facciali, al cedimento degli arti superiori o inferiori, fino alla completa atonia muscolare. Queste manifestazioni improvvise possono provocare il collasso posturale e la caduta del paziente. Durante gli attacchi di cataplessia, sia lievi che gravi, la persona rimane pienamente cosciente, quindi è consapevole di tutto ciò che accade attorno (da qui l’ipotesi della disfunzione del sonno-veglia: si verifica l’atonia della muscolatura come durante la fase REM, ma il soggetto è vigile). La cataplessia si manifesta più frequentemente in periodi di stress emotivo e in caso di carenza di sonno.

La cataplessia è un disturbo facilmente trascurato e spesso non diagnosticato, che può influenzare le attività più elementari della vita quotidiana.

Differenze tra fase REM e NON REM del sonno

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO CICLO FASE NON REM REM DEL SONNO STADIO 1 2 3 4 RAPIDI MOVIMENTI DEGLI OCCHI SOGNARE DORMIRE IPNOGRAMMA SONNO NORMALE

Nel momento in cui ci addormentiamo, avviene una perdita di coscienza transitoria ed alcune nostre funzioni biologiche si riducono mentre se ne potenziano altre. Per esempio, il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e la temperatura diminuiscono, inoltre mentre la produzione di ormoni corticoidi si riduce, aumenta quella dei Continua a leggere

Paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche: cause, pericoli, rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PARALISI DEL NEL SONNO ALLCUCINAZIONI PERICOLI CU Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgLa paralisi del sonno, anche chiamata “paralisi nel sonno”, “paralisi ipnagogica” o Sleep paralysis, è un disturbo che si manifesta nella fase di addormentamento o di risveglio, nel quale per un certo lasso di tempo risulta inibito il movimento dei muscoli volontari: in pratica il soggetto è sveglio e cosciente ma non riesce a muoversi né a parlare per un periodo di tempo limitato e variabile da pochi secondi a qualche minuto. Una volta terminato l’attacco di paralisi del sonno, il soggetto riacquista la capacità di muoversi e parlare in maniera solitamente improvvisa. Fisicamente l’individuo sta bene, ma psicologicamente può essere invaso da un profondo stato di paura e di ansia, specialmente se era la prima volta che provava la paralisi del sonno e non conosceva il fenomeno.

Da cosa è causata la paralisi del sonno?
Questo stato di paralisi è dovuto ad un prolungamento eccessivo della fase di sonno REM, oppure a un suo inizio anticipato. A causare questo anticipo/prolungamento è il rilascio anomalo di quegli ormoni che determinano la paralisi e il rilassamento muscolari, tipici della fase REM. In altre parole, i meccanismi ormonali che caratterizzano la fase REM, anziché interrompersi al momento del risveglio, proseguono ancora per qualche istante, tanto che l’individuo sofferente è vigile, ma immobilizzato. Poiché la paralisi del sonno può verificarsi anche prima di addormentarsi, in tali frangenti i processi ormonali delle fasi di sonno si instaurano con leggero anticipo, nonostante la persona sia ancora sveglia. L’errata sincronia dei tempi in cui avviene il rilascio ormonale si verifica soprattutto in determinate circostanze, che potrebbero definirsi elementi favorenti (o fattori di rischio). Queste sono:

  • L’età compresa tra gli anni dell’adolescenza e i 40 anni circa.
  • Dormire meno del dovuto. E’ probabile che chi dorme poco, nel corso della vita, manifesti fenomeni di paralisi.
  • Sonno irregolare, inteso come andare a letto e svegliarsi a orari sempre diversi. È il caso, per esempio, di chi lavora facendo i turni di notte.
  • Narcolessia. Spesso, gli individui narcolettici accusano paralisi del sonno e diversi altri disturbi durante le fasi di sonno e durante la giornata.
  • Storia familiare. Sembra che chi ha un familiare sofferente di paralisi del sonno, sia più portato a manifestare fenomeni simili. Tuttavia, la ricerca scientifica, in questo campo, è ancora agli inizi e merita ulteriori approfondimenti.

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La paralisi del sonno indica un danno cerebrale?
No, ma può essere legata a narcolessia o a cattivo riposo notturno. Importante notare come circa il 50% delle persone narcolettiche soffre anche di paralisi del sonno.

Quanto sono frequenti le paralisi del sonno?
Sono eventi abbastanza rari nella popolazione (circa il 5% della popolazione industrializzata riferisce di aver vissuto almeno un attacco), inoltre chi è soggetto a questi attacchi, tende mediamente a subirli poche volte nella vita, di solito tre o quattro in tutto.

Cosa sono le allucinazioni ipnagogiche?
Nel corso della paralisi ipnagogica si possono provare anche allucinazioni visive ed uditive, dette allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche:

  • allucinazioni ipnagogiche: si verificano nel passaggio dalla veglia al sonno, quindi prima di addormentarsi;
  • allucinazioni ipnopompiche: si verificano nel passaggio dal sonno alla veglia, quindi al risveglio.

Le persone sperimentano tre tipi fondamentali di allucinazioni durante paralisi del sonno:

  • la presenza di un intruso vicino a sé;
  • una pressione sul petto a volte accompagnata da esperienze di aggressioni fisiche e/o sessuale;
  • esperienze di levitazione e di uscita dal proprio corpo.

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Chi sono i soggetti a rischio?
Le persone più suscettibili sono, di solito, quelle che dormono poco e male; tuttavia, non è escluso che all’origine ci sia una patologia grave, come la narcolessia. L’analisi delle frequenze in gruppi specifici ha messo in evidenza che il gruppo più facilmente a rischio di sperimentare questo fenomeno è quello delle persone che soffrono del disturbo da attacchi di panico, in cui il 35 per cento dei soggetti riferisce di aver vissuto simili esperienze. A seguire c’è la popolazione dei pazienti psichiatrici in generale in cui la prevalenza è del 32 per cento, e quindi quella dei giovani sotto i 18 anni con una prevalenza del 28 per cento. Donne e uomini sono, in ugual misura, tutti possibili bersagli.

Diagnosi della paralisi del sonno
Per effettuare la diagnosi, il medico procede con l’anamnesi, chiedendo al paziente:

  • Come evolvono e quanto durano le paralisi
  • Se si hanno allucinazioni di qualche tipo
  • Se si ricorda quando è stato vittima, per la prima volta, di una paralisi e se c’è stato un cambiamento delle abitudini notturne precedentemente a quell’episodio.
  • Se soffre, durante la giornata, di improvvise perdite di controllo dei muscoli (cataplessia) o di comportamento automatico, cioè la continuazione inesorabile e senza sosta delle attività in cui ci si sta cimentando.

Questi due ultimi aspetti, la cataplessia e il comportamento automatico, sono molto importanti ai fini diagnostici, in quanto, se denunciati dal paziente, potrebbero significare che la paralisi del sonno è frutto di una patologia ben più grave: la narcolessia.
In questi casi, la situazione diventa patologica e va trattata con contromisure appropriate e immediate: si pensi, infatti, al pericolo che corre un paziente narcolettico alla guida di un veicolo o impegnato in lavori pericolosi.

Cura non farmacologica della paralisi del sonno
La terapia viene stabilita in base alla severità e al numero degli episodi di paralisi denunciati da un individuo. Quasi sempre, è sufficiente aumentare il numero di ore dedicate al sonno e migliorare la qualità del riposo notturno. L’aiuto psicoterapico può essere utile per superare l’ansia legata a ripetuti attacchi di paralisi del sonno con allucinazioni.

Cura farmacologica della paralisi del sonno
La terapia farmacologica della paralisi del sonno viene prescritta solo nei casi più gravi, quando cioè gli episodi sono cronici. Essa consiste principalmente nell’assunzione di farmaci antidepressivi. Il farmaco più utilizzato è, solitamente, la clomipramina, un antidepressivo triciclico che deve essere prescritto su indicazione del medico curante, non scevro da importanti effetti collaterali. Il motivo per cui si somministrano questi preparati è il seguente: essi riducono l’intensità con cui avviene il rilassamento muscolare notturno e la profondità del sonno, in particolare della fase REM.
La durata del trattamento può variare da un mese a due; in ogni caso, sono i miglioramenti del paziente, e soprattutto il consulto medico, a stabilire se interrompere o meno la terapia.

La paralisi del sonno è pericolosa per la salute?
Le paralisi del sonno non sono pericolose per la salute, inoltre – come prima visto – sono decisamente rare. Tuttavia, per qualche soggetto, può diventare un fenomeno ricorrente, tanto da richiedere ulteriori accertamenti relativi allo stato di salute generale o alle abitudini giornaliere e notturne, allo scopo di ricercare eventuale narcolessia o motivi di cattivo riposo notturno. Il vero pericolo è rappresentato più a livello psicologico: il ripetersi delle paralisi può determinare stati d’ansia e, nei casi più gravi, depressione.

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Le allucinazioni ipnagogiche sono pericolose?
Non lo sono, ma in alcuni casi possono peggiorare la qualità della vita del soggetto. Alcune persone provano sensazioni piacevoli durante questi episodi, ma molti altri – dopo aver sperimentato una allucinazione ipnagogica spiacevole – sono addirittura spinti ad evitare di dormire per evitare di riprovarla e questo porta un notevole peggioramento della loro qualità della vita.

Curiosità sulle allucinazioni ipnagogiche
A tali allucinazioni si potrebbero attribuire, sostiene Brian A. Sharpless, ricercatore alla Penn State e all’Università della Pennsylvania, esperienze come quelle extracorporee, i “rapimenti” da parte di alieni, e le classiche possessioni da incubi e succubi della tradizione medievale. Anche nel famoso processo alle streghe di Salem avrebbe avuto un certo peso un’anomala diffusione di questo disturbo, della cui descrizione – osserva Sharpless – si trova traccia anche in Moby Dick, laddove il protagonista Ismaele una notte sente una presenza malefica nella stanza.

Paralisi nel sonno al cinema
Si fa riferimento alla paralisi nel sonno nel film horror del 2017 “Slumber – Il demone del sonno“, diretto da Jonathan Hopkins, con Maggie Q e Sylvester McCoy. Un altro film thriller horror in cui la paralisi del sonno è centrale nella trama è “Mara” del 2018, diretto da Clive Tonge, con Olga Kurylenko come protagonista.

Melatonina: il migliore integratore selezionato per voi

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La morte per mancanza di sonno è davvero possibile? Per quanto tempo si può restare svegli?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MORTE PER MANCANZA DI SONNO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

La Cura Ludovico, dal film Arancia Meccanica di Stanley Kubrik (1971)

Quante volte in vita vostra avete detto:

Sto morendo dal sonno

Ma vi siete mai fermati a pensare se è davvero possibile morire per la mancanza di sonno?Il sonno è una delle componenti più importanti della nostra vita, basti pensare che passiamo quasi un terzo della nostra vita dormendo. Un uomo di 80 anni ha passato quasi 25 anni impegnato a dormire! Molti studi evidenziano che la privazione di sonno porta a cambiamenti psicologici e fisiologici importanti. In un uomo non è mai stata osservata direttamente la morte per mancanza di sonno, ma è chiaro che le conseguenze psicologiche che ne derivano (dalla paranoia alla depressione, alla difficoltà di concentrazione) possono aumentare il rischio di incidenti e suicidio. La scienza non da, per ora, una risposta netta alla domanda del titolo.

Cosa succede al corpo umano in una veglia forzata?

Dal punto di vista fisico, il non dormire per lunghi tempi colpisce non solo il sistema nervoso, ma l’intero organismo, determinando: aumento della pressione sanguigna e del rischio di infarto; alterazioni ormonali e innalzamento dei livelli di cortisolo (ormone dello stress); incapacità di metabolizzare il glucosio creando nella persona “voglia di carboidrati” che la spinge a mangiare troppo preferendo cibi calorici e poco salutari (rischio di obesità, diabete, cancro e malattie cardiocircolatorie); abbassamento delle difese immunitarie e della temperatura corporea (ipotermia); e morte delle cellule cerebrali con conseguente perdita di memoria e inattività: effetti che – spinti alle estreme conseguenze – possono trasformare l’insonne in un vegetale vivente.

Leggi anche: Tumescenza peniena notturna, ovvero: le cinque erezioni che ha l’uomo di notte mentre dorme

Per quanto tempo si può restare svegli?

La privazione del sonno, secondo alcuni studiosi, provoca inevitabilmente alterazioni psicotiche. La letteratura scientifica offre a questo proposito numerosi esempi di individui che, costretti a una veglia forzata, sono andati incontro a gravi disturbi della personalità. Altri studi, fondati sempre su base empirica, sostengono al contrario che i sintomi psicotici che si osservano talvolta durante la deprivazione di sonno sono il risultato dello stress e non dalla mancanza di qualche funzione fondamentale svolta dal sonno. Prova ne è che nel 1966 il diciassettenne Randy Gardner rimase sveglio per 264 ore, non mostrando alcun sintomo psicotico. Dopo la sua impresa dormì per circa 15 ore e si svegliò sentendosi bene. Quindi, come ha scritto la studiosa Wilse Webb, “l’effetto della privazione del sonno non sarebbe altro che quello di fare addormentare il soggetto”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Sei sempre stanco? Ecco le cause meno comuni che non immagineresti mai ed i rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SEI STANCO CAUSE MENO COMUNI RIMEDI POI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’essere sempre stanchi può dipendere da svariate ragioni. In questo precedente articolo ci eravamo preoccupati di analizzare le cause più comuni (mancanza di sonno, troppi caffè, diabete…) ed i rispettivi rimedi. Esistono, tuttavia, altre cause che molto spesso vengono ignorate, ma che dovrebbero essere in realtà prese in considerazione per vincere quel costante senso di stanchezza e spossatezza che spesso ci affligge impedendoci di affrontare le giornate nel migliore dei modi e carichi di energia. Qui di seguito vi proponiamo alcune di queste cause meno comuni e i relativi suggerimenti su come affrontarle e vincerle.

Postura scorretta

Il nostro corpo utilizza molta energia per mantenerci in posizione eretta. Una postura scorretta (come stare ricurvi in avanti e lasciarsi cadere sulla seduta) interferisce sul corretto posizionamento della spina dorsale. Più la posizione della colonna vertebrale è sbilanciata, maggiore sarà il carico di lavoro a cui saranno sottoposti i vostri muscoli per compensare.
Soluzione: qualunque sia la posizione che adottate di solito, ricordate che la vostra testa dovrebbe essere in linea con il corpo. Non fatela sporgere in avanti. Le orecchie devono essere direttamente perpendicolari alle vostre spalle.

Diete drastiche

Seguire una dieta drastica non è per niente utile. I regimi dietetici eccessivamente ipocalorici, specie quelli che prevedono un apporto calorico giornaliero inferiore a 850 calorie, oltre ad essere dannosi per la vostra salute possono anche causare stanchezza.
Soluzione: se dovete perdere peso, fatelo in modo salutare, eliminando il cibo spazzatura e gli alimenti eccessivamente ricchi di zuccheri, e riducendo le porzioni. Fissate come obiettivo una perdita di peso che non superi 1 chilo alla settimana.

Stare sempre chiusi in casa

Molto spesso le attività di tutti i giorni ci portano a passare troppo tempo in casa, specie se si hanno bambini piccoli da accudire, se si lavora da casa o quando le lunghe, buie e fredde giornate invernali non ci invogliano ad uscire. Ma la mancanza di luce naturale e aria fresca è una delle cause cardine di stanchezza e spossatezza.
Soluzione: uscite a fare una passeggiata, anche di soli 10 minuti, almeno una volta al giorno o quando sentite di essere stanchi. Anche se fuori è nuvoloso, sarete comunque esposti ad una luce più naturale rispetto a quella domestica e vi sentirete più attivi. Se non vi è proprio possibile uscire di casa, trascorrere alcuni minuti in una stanza illuminata esclusivamente dalla luce naturale può essere di aiuto.

Colazione troppo ricca di zuccheri

Una colazione troppo ricca di zuccheri (cereali processati, pasticcini, dolci e toast ricoperti di alimenti iper zuccherini) vi darà un’impennata di energia, poiché lo zucchero nel sangue raggiungerà il suo picco. Ma i livelli di zuccheri diminuiranno altrettanto rapidamente, ovvero due ore dopo circa. Il risultato? Vi sentirete stanchi non appena il livello di energia collasserà.
Soluzione: per una fonte di energia stabile e duratura che duri tutta la mattinata, fate una colazione a base di amidi non raffinati. Per esempio, una tazza di cereali integrali con della frutta, oppure un uovo con pane integrale. I cereali devono essere integrali e poveri di sale e zuccheri.

Preoccuparsi costantemente di un problema

Se vi logorate tutto il giorno pensando a qualcosa che vi preoccupa, il battito cardiaco e la pressione sanguigna aumentano, i vostri muscoli si irrigidiscono e questo comporterà inevitabilmente stanchezza e persino dolori fisici.
Soluzione: riservate una parte del vostro tempo per concentrarvi su ciò che vi preoccupa. Provate a pensare a soluzioni positive, quindi accantonate le preoccupazioni distogliendo il pensiero da esse. Per esempio, se dovete andare dal dentista e sapete che il pensiero vi accompagnerà per tutta la giornata, fate in modo di fissare l’appuntamento di mattina. In questo modo, vi sarete tolti il pensiero e sarete più tranquilli per il resto della giornata.

Praticare troppa attività fisica

Praticare attività fisica è salutare, ma un’attività troppo intensa ogni giorno potrebbe non essere altrettanto salutare, soprattutto per quanto riguarda il livello di energia e specie se siete dei principianti o se state tentando di ritornare in forma.
Soluzione: fissate un giorno di riposo tra le sessioni di esercizio intenso. Ma non fate passare più di due o tre giorni tra una sessione e l’altra o potreste perdere l’abitudine, mandando così in fumo i vostri sforzi.

Pigrizia

Stare seduti nella stessa posizione per lunghi periodi di tempo può rendervi fiacchi e spossati, anche se state semplicemente guardando la televisione o usando il computer. L’organismo percepisce questa inattività come uno stato di riposo paragonabile al sonno.
Soluzione: alzatevi spesso dalla scrivania, dal divano o dalla poltrona e fate movimento: semplici e veloci esercizi di stretching possono tornare molto utili. Inoltre, ricordate che fare brevi pause ma frequenti contribuisce a mantenere il corpo attivo.

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