Segno di Binda: cos’è e come si esegue

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Segno di Lasègue positivo e negativo in semeiotica

MEDICINA ONLINE SEGNO DI LASEGUE POSITIVO NEGATIVO SEDUTO SDRAIATO IRRITAZIONE MENINGI MENINGISMO MENINGITE INFEZIONE INFIAMMAZIONE LASEGUE sign ERNIA SCIATICA NERVO DOLORE SEMEIOTICA.jpgIl segno di Lasègue è uno dei cosiddetti “segni meningei”, cioè un gruppo di segni usati in semeiotica neurologica per individuare eventuali Continua a leggere

Segno di Brudzinski positivo e negativo: semeiotica nella meningite

Segno di Brudzinski POSITIVO MENINGITE SEMEIOTICA Brudziński's sign Zeichen Signo Signe de Teken van medical signs meningitis.jpgIl segno di Brudzinski è uno dei cosiddetti “segni meningei”, cioè un gruppo di segni usati in semeiotica neurologica per individuare eventuali Continua a leggere

Diversa ma non inferiore: l’incredibile storia di Temple Grandin

MEDICINA ONLINE Mary Temple Grandin (born August 29, 1947) is an American professor of animal science at Colorado State University Temple Grandin is a 2010 movie biopic directed by Mick Jackson and starring Claire Danes.jpgMary Temple Grandin, o semplicemente Temple Grandin, nacque a Boston, il 29 agosto 1947 in un periodo in cui l’autismo era una patologia ancora ben poco conosciuta, dal punto di vista medico.  Essendole stato diagnosticato un danno cerebrale all’età di due anni, fu ospitata in una scuola materna strutturata per tali casi, dove a suo dire fu seguita da buoni insegnanti. Parecchi anni più tardi fu accertata come autistica (formalmente la diagnosi era di Sindrome di Asperger, versione meno grave dello spettro autistico).

Il successo negli studi

Nonostante le enormi difficoltà ad integrarsi con gli altri per via dei suoi comportamenti ritenuti bizzarri dai compagni, che non perdevano occasione per prenderla in giro, Temple negli anni riuscì ad ottenere grandi risultati negli studi, anche grazie alla sua geniale capacità di memorizzare ed elaborare le informazioni visive. Conseguì una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College (1970), successivamente si laureò in zoologia all’Università Statale dell’Arizona nel 1975, e completò poi il dottorato di ricerca in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989. Grandin iniziò ad essere conosciuta dopo che il grande neurologo scrittore Oliver Sacks (l’autore del famosissimo “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”) la descrisse nel suo racconto Un antropologo su Marte, il cui titolo riprende la definizione della stessa Grandin circa il suo modo di sentire le persone neurotipiche. Il libro di Sacks lo potete trovare qui: http://amzn.to/2mBwUsj
Diventando sempre più famosa negli anni, Grandin è stata ospite dei più importanti programmi televisivi nazionali ed ha scritto articoli per riviste come Time, People, e Forbes, e quotidiani come il New York Times, oltre ad articoli tecnici su riviste specializzate nell’allevamento di bestiame, specie sul comportamento dei vitelli. Attualmente è una professoressa associata di zoologia della Colorado State University ed è molto nota anche per la sua attività di progettista di attrezzature per il bestiame.

Il mondo di Temple

La Grandin ha più volte raccontato alla stampa di essere ipersensibile ai rumori e ad altri stimoli sensoriali e di provare il bisogno di trasformare ogni cosa in immagini visive. Secondo Temple il suo successo nel lavoro di progettista dipende proprio dalla sua condizione di autistica. È a partire da tale condizione infatti che riesce a soffermarsi su dettagli minutissimi ed è in grado di utilizzare la memoria visuale come fosse un supporto audiovisivo, sperimentando mentalmente le diverse soluzioni da adottare. In tal modo riesce a prevedere anche le sensazione che proveranno gli animali sui quali verrà utilizzata l’attrezzatura.

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L’impegno sociale

Grazie alla popolarità che il suo caso ha destato prima negli USA e successivamente in tutto il mondo, la Temple ha contribuito ad accendere i riflettori su alcune patologie precedentemente messe in secondo piano dalla comunità scientifica, dando una speranza ai milioni di bambini autistici o con Sindrome di Asperger. Sulla base della sua personale esperienza ha invocato l’intervento ed il supporto di insegnamenti che possano risolvere le problematiche dei bambini autistici, combattendo comportamenti inadatti per altri più adeguati. Il suo merito principale è stato quello di presentare il punto di vista delle persone autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome. Grandin è inoltre un’importante attivista sia del movimento in tutela dei diritti degli animali che del movimento dei diritti delle persone autistiche dai quali a sua volta è frequentemente citata.

La macchina degli abbracci

Tuttora la Grandin assume antidepressivi e utilizza una speciale apparecchiatura (hug machine) da lei ideata all’età di 18 anni: si tratta della cosiddetta “macchina degli abbracci” che l’ha resa famosa. L’idea le venne osservando l’effetto calmante, sugli animali in procinto di essere visitati o vaccinati dal veterinario, di un’arla di travaglio, nel quale l’animale non riusciva a girarsi, sperimentò uno strumento analogo sui bambini autistici, scoprendo che, in quella condizione, il bambino si lasciava abbracciare: per questo la chiamò la macchina degli abbracci. La storia di questa donna fuori dall’ordinario è narrata nel film del 2010 “Temple Grandin – Una donna straordinaria” diretto da Mick Jackson, in cui Temple è interpretata dall’attrice Claire Danes, da cui è tratta la famosa frase “diversa, ma non inferiore“. Se la storia che vi ho raccontato vi ha emozionati, non rimarrete delusi da questo bellissimo film.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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I 20 disturbi psichiatrici più strani che abbiate mai visto

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMAOggi vi presentiamo una lista di 20 disturbi psichiatrici (e non) molto particolari: il cervello a volte può farci degli “scherzi” veramente strani!

1) Prosopagnosia

La prosopagnosia, (anche chiamata prosopoagnosia) è un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce al paziente di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone, causato da lesione bilaterale (o, più di rado, unilaterale destra) alla giunzione temporo-occipitale (giro fusiforme) dell’encefalo. In alcuni casi si ricorre al termine prosofenosia per indicare, in modo specifico, la difficoltà di riconoscimento dei volti umani in seguito al danneggiamento esteso dei lobi occipitale e temporale. Chi è colpito da questa patologia arriva – nei casi più gravi – a confondere la faccia dei propri cari (mariti, mogli, parenti, figli…) e non deve essere confusa con la normale difficoltà che a volte gli individui sani hanno quando non riescono a riconoscere un volto, magari perché non lo vedono da molto tempo. Gli individui sani possono provare una sorta di “assaggio” del disagio che provoca questa patologia quando hanno di fronte persone di una etnia diversa dalla propria, caso in cui il cervello riesce con più difficoltà a cogliere le differenze nei tratti somatici. Tipico esempio è quello di individui orientali (i “cinesi che sembrano tutti uguali” per intenderci). La prosopagnosia può avere risvolti drammatici. Nei casi più gravi, come prima accennato, il soggetto non riesce più a riconoscere il viso dei propri famigliari e ciò lo porta a non fidarsi più di nessuno, dal momento che chiunque potrebbe dire di essere un amico mentre in realtà è uno sconosciuto: ciò determina enorme ansia nel paziente e chiusura in sé stessi. Per approfondire: Non riconoscere i volti dei propri cari: la prosopagnosia, cause, test e cure

2) Delirio di Capgras

Chi soffre di questo problema ha la ferma convinzione che una persona a lei vicina sia stata sostituita da un impostore esattamente identico. Questo delirio è frequente soprattutto nelle persone schizofreniche, anche se sviluppa anche in persone che soffrono di demenza, epilessia o con traumi cranio-encefalici.

3) Sindrome di Fregoli

E’ il contrario del delirio di Capgras. In questo caso la persona che ne soffre ha l’angosciante convinzione che le persone, in realtà, siano una sola persona che cambia aspetto o che si maschera. La sindrome di Fregoli si verifica più frequentemente in persone schizofreniche, dementi o con lesioni cerebrali.

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4) Paramnesia reduplicativa

Consiste nella delirante credenza che un luogo sia stato duplicato, ovvero, che esistano simultaneamente copie di uno stesso luogo. Per esempio, il paziente può pensare che l’ospedale nel quale si trova è stato duplicato e ha cambiato ubicazione. Il paziente pensa che esistano mondi paralleli.

5) Sindrome della mano aliena

Le persone che ne soffrono credono che la loro mano sinistra non gli appartenga, ma che anzi essa possegga vita propria. A volte chi soffre di questo disturbo pensa di essere posseduto da uno spirito. Generalmente, questo problema compare in persone che hanno sofferto danni al corpo calloso, area che unisce i due emisferi cerebrali.

6) Sindrome dell’arto fantasma

La Sindrome dell’arto fantasma (in inglese: Phantom limb syndrome) è caratterizzata dalla sensazione di persistenza di un arto (braccio o gamba) dopo che esso sia stato amputato o dopo che – a causa di altre patologie o condizioni – esso sia diventato insensibile: il paziente affetto da questa patologia avverte l’esistenza e la posizione dell’arto fino ad arrivare ad avvertirne addirittura sensazioni dolorose, a volte addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente, anche se ciò è ovviamente solo nella mente del paziente e non nella realtà.
Questa sensazione colpisce praticamente tutti i pazienti che hanno subito amputazione, è assolutamente normale e non rientra in nessun tipo di problema psichiatrico. E’ la dimostrazione più evidente dell’esistenza del fisiologico schema corporeo, che persiste, nonostante dall’arto amputato non giungano impulsi nervosi ai centri corticali. Per approfondire: Arizona e la Sindrome dell’arto fantasma

7) Micropsia o macropsia (sindrome di Alice nel paese delle meraviglie)

E’ un disturbo neurologico nel quale la percezione delle immagini, dello spazio e del tempo è distorta. I sintomi più preoccupanti sono l’alterazione dell’immagine corporea, poiché chi ne soffre risulta essere confuso rispetto alla dimensione e alla forma del suo corpo. Questo provoca spesso terrore. Questa malattia è associata all’emicrania, ai tumori cerebrali, al consumo di droghe, alle infezioni. Il miglior trattamento è il riposo. È anche conosciuta come la sindrome di Alice nel paese delle meraviglie. Per approfondire: Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

8) Sindrome di Parigi

La sindrome di Parigi si verifica in cittadini giapponesi che visitano la capitale francese. Queste persone soffrono una crisi nervosa durante la visita; tuttavia, si è osservato che si verifica in turisti giapponesi che visitano qualsiasi parte della Francia in generale. Sembra essere un quadro grave dovuto ad un impatto culturale, a partire dal quale sperimentano sintomi fisici ed emotivi come ansia, depersonalizzazione, idee deliranti, allucinazioni, ecc. Dei 6 milioni di turisti giapponesi che visitano la città ogni anno, 20 ne sono affetti. Si sospetta che gli effetti scatenanti potrebbero essere l’idealizzazione, le barriere del linguaggio, la stanchezza fisica e mentale e il confronto culturale radicalmente diverso.

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9) Fuga dissociativa

La persona che soffre di questi episodi deambula perplessa in vari luoghi, senza essere cosciente della sua identità, né del motivo che l’ha condotta fino a quel luogo. Generalmente, questi episodi sono dovuti a periodi intensi di stress fisico ed emotivo, all’ingestione di sostanze psicotrope e malattie mediche. Per approfondire, leggi: Fuga dissociativa (psicogena) e dromomania: cause, sintomi, cure

10) Sindrome dell’accento straniero

Le persone che soffrono di Sindrome dell’accento straniero, parlano improvvisamente la loro lingua materna con un accento straniero. E’ una malattia rarissima (dal 1941 al 2010 sono stati recensiti in letteratura scientifica solo una cinquantina di casi) ed si verifica generalmente dopo un trauma cranico o un ictus cerebrale che colpisce i nuclei cerebrali del linguaggio. Per approfondire, leggi anche:

11) Sindrome di Stoccolma

La “Sindrome di Stoccolma” in psichiatria descrive uno un particolare stato di dipendenza psicologico-affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Chi è affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti avvenuti durante ad esempio un rapimento, prova un paradossale sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. Non è raro ad esempio che persone tenute in ostaggio da un rapinatore, manifestino – durante le indagini della polizia – una chiara volontà di difesa verso quest’ultimo, arrivando perfino a fornire improbabili alibi e scusanti per la sua condotta oggettivamente anti-sociale. Per approfondire, leggi anche:

12) Sindrome di Lima

La “Sindrome di Lima” in medicina e psicologia si riferisce ad uno un particolare stato di legame emotivo che si può verificare nei colpevoli di sequestro di ostaggi o rapimento, nei confronti delle vittime rapite. I sequestratori rimangono emotivamente legati ai sequestrati e soccombono alle loro necessità e desideri, fino al punto spesso di liberarli senza alcuna condizione. Questa sindrome potrebbe essere una conseguenza dei sensi di colpa dei sequestratori o di un particolare processo di empatia, di mettersi nei panni degli ostaggi terrorizzati. La Sindrome di Lima è simile a quella di Stoccolma, ma al contrario: nella Sindrome di Stoccolma sono invece le vittime a sentirsi emotivamente dipendenti dai rapitori.

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13) Sindrome di Stendhal

Con “Sindrome di Stendhal” ci si riferisce ad un insieme di segni e sintomi che una persona può improvvisamente sviluppare quando guarda un’opera d’arte che la emoziona particolarmente. I sintomi sono principalmente ansia fisica ed emotiva, tachicardia, capogiro, vertigini, senso dissociativo, confusione, allucinazioni, fino addirittura lo svenimento. La “Sindrome di Stendhal” viene anche chiamata “Sindrome di Firenze” proprio perché, in virtù della elevatissima quantità di splendide opere d’arte da essa possedute, spesso la sindrome si verifica proprio nella famosa città toscana.

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14) Sindrome di Diogene

Questa sindrome è caratterizzata dall’abbandono estremo, dall’isolamento sociale, dall’apatia e dall’accumulo compulsivo di spazzatura. Si verifica principalmente negli anziani ed è associata alla demenza progressiva. Ecco il perché di questo nome: Diogene di Sinope era un filosofo greco, cinico e minimalista. La sua filosofia si basava sulla credenza che il fine dell’esistenza umana fosse quello di vivere una vita di virtù, al naturale, rifiutando le convenzioni come ricchezza, potere, salute e fama. Si dice che visse in un barile di vino nelle strade di Atene. Era famoso per le sue diatribe con Alessandro Magno. Si tramanda che un giorno Alessandro Magno disse a Diogene: “Chiedimi quello che vuoi.” Egli rispose: ” Spostati, che copri il sole“.

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15) Delirio di negazione o di Cotard

La persona colpita crede di essere morta, di non esistere, o di trovarsi in stato di putrefazione o di aver perso il sangue e gli organi interni. Si osserva più frequentemente in pazienti che soffrono di depressione psicotica o schizofrenia.

16) Sindrome di Gerusalemme

Si caratterizza per la presenza di idee ossessive, deliri e altri tipi di esperienze relazionate a tematiche religiose. Queste esperienze sono scatenate dalla visita alla città di Gerusalemme. La sindrome non si limita a nessuna religione e solitamente sorge in persone che hanno malattie mentali precedenti alla visita a Gerusalemme. I deliri e le idee ossessive svaniscono dopo diversi giorni dalla visita a Gerusalemme.

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17) Recupero fittizio e lucidità terminale

Il “recupero fittizio” è un periodo di estrema lucidità che si verifica in alcuni pazienti fortemente debilitati, poco prima di morire. Questo tipo di recupero è presente in molti malati terminali, nei minuti che precedono la morte. Persone colpite da schizofrenia, morbo di Alzheimer ed altre condizioni patologiche che causano grave menomazione del funzionamento mentale, sono, a volte, inspiegabilmente, in grado di recuperare ricordi e lucidità, ma solo poco prima della morte. In quei momenti, le loro menti sembrano tornare straordinariamente in una forma completa e coerente, anche se i loro cervelli risultano ugualmente deteriorati e danneggiati. Questi pazienti che magari da anni non sono in grado di ricordare nemmeno i loro nomi, possono improvvisamente riconoscere i loro familiari ed avere normali conversazioni con loro su passato, presente e futuro. Nessuno sa con esattezza come questo fenomeno – anche chiamato “lucidità terminale” – possa accadere. Per approfondire: Mark Sloan e il recupero fittizio: il mistero del cervello pochi attimi prima di morire

18) Disturbo dell’identità dell’integrità biologica

Chi soffre del Disturbo dell’identità dell’integrità biologica (BIID, nella sigla inglese), vivono con il costante desiderio di amputarsi una parte del corpo, spesso una o entrambe le gambe o le braccia, che viene ritenuta non appartenente al proprio corpo, come se fosse un oggetto estraneo. Alcuni di questi soggetti si mutilano da soli utilizzando una sega o un ascia o lanciandosi sotto le ruote di un camion in transito, ma in maggioranza dei casi essi richiedono l’intervento di terzi, solitamente di un chirurgo che però, in virtù del Giuramento di Ippocrate, non può asportare una parte del corpo sana. A causa di questa mancata collaborazione, il paziente tende a nascondere almeno alla vista l’arto ritenuto estraneo, o a comportarsi come se non ci fosse (ad esempio: va in giro sulla sedia a rotelle tenendo le gambe nascoste piegate su sé stesse ed immaginando di non possederle). Nei casi più estremi il paziente arriva a togliersi la vita accidentalmente per dissanguamento nel tentativo maldestro di auto-amputarsi l’arto estraneo o di farlo amputare ad altri non esperti in chirurgia. Il BIID riguarda soggetti vivono il dramma di non sopportare più un proprio arto, o un’altra parte corporea, ritenendoli inutili o fonte di insopportabile disagio esistenziale, forse per il patologico desiderio di procurarsi un’amorosa attenzione da parte degli altri, del tutto assente nell’infanzia, o per la patologica convinzione di avere un “corpo sbagliato” rispetto alla loro identità percepita. Per approfondire: Disturbo dell’identità dell’integrità corporea: voler essere disabili

19) Apotemnofilia ed acrotomofilia

Rimanendo in tema di amputazioni, l’apotemnofilia è il desiderio su base sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse. E’ per alcuni versi collegata all’acrotomofilia, in cui il soggetto cerca spasmodicamente partner sessuali con menomazioni fisiche più o meno vistose. Per approfondire: Apotemnofilia e acrotomofilia: l’eccitazione sessuale provocata dalle amputazioni

20) Anosognosia

L’anosognosia (o nosoagnosia) è un disturbo neurologico e psicologico caratterizzato dalla mancata capacità del paziente di riconoscere e riferire di avere un deficit neurologico o neuropsicologico. Il paziente non è in “cattiva fede”: non è realmente consapevole del suo stato di malattia e manifesta invece in buona fede la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha oggettivamente perso in seguito a lesione cerebrale, perdita che è assolutamente certa dal punto di vista scientifico. Messo “con le spalle al muro” a confronto con i suoi deficit, il paziente mette in atto delle confabulazioni oppure delle spiegazioni assurde, incoerenti con la realtà dei fatti, spesso delle vere e proprie fallacie logiche. Per approfondire: Anosognosia e Sindrome neglect: significato, test e trattamento

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Diplegia: definizione, cause e sintomi

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO PARALISICon diplegia in campo medico si intende la paralisi di una parte del corpo, che colpisce due parti simmetriche del corpo, per esempio gli arti inferiori, ed in misura minore i superiori.

Essa è determinata da lesioni bilaterali della via nervosa motoria piramidale, che possono essere indotte da processi patologici di diversa natura (per es. disturbi vascolari, tumori o traumi). Il sintomo principale è appunto la paralisi della parte del corpo interessata e la cura dipende essenzialmente dalla causa che l’ha determinata.

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Riflesso di Babinski positivo: sintomi, diagnosi, come evocarlo

MEDICINA ONLINE RIFLESSO SEGNO BABINSKI POSITIVO CORTICOSPINALE PIRAMIDALE SINTOMI CERVELLO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS TETRAPARESI TETRAPLEGIA MORTE COMA PROFONDO STATCon “fenomeno delle dita di Babinski” o “segno di Babinski” o “riflesso di Babinski” in semeiotica neurologica si intende una risposta anomala al riflesso cutaneo plantare, la quale indica la presenza di una lesione a carico del tratto corticospinale del sistema nervoso (che provvede ai movimenti volontari fini dei muscoli e che, in condizioni fisiologiche, esercita un’inibizione tonica del riflesso). Il segno di Babinski si può quindi notare in caso di lesioni corticospinali (o piramidali), mentre risulta assente nelle lesioni extrapiramidali; può comparire ad esempio nei pazienti con sclerosi laterale amiotrofica e nelle fasi terminali di malattie come rabbia, encefalopatia epatica e leucodistrofia metacromatica. Tale segno prende il nome dal celebre neurologo francese Joseph Babinski, che lo descrisse per primo nel 1898.

Riflesso di Babinski nei bambini

Il riflesso si verifica in bimbi al di sotto di un anno ed in questo caso NON è indice di patologia. Quando si verifica nei bambini tra 1 e 3 anni il segno positivo non è generalmente indice di patologia, ma potebbero essere necessari ulteriori accertamenti.

Come evocare il riflesso plantare ed il segno di Babinski

Il riflesso cutaneo plantare si evoca strisciando una punta smussata lungo il margine laterale della pianta del piede, partendo da sopra il tallone, e portandola verso la parte supero-interna fino al primo metatarso. Per ottenere il fenomeno di Babinski, è importante che i muscoli del piede e della gamba non siano contratti ; è perciò utile che la gamba sia lievemente flessa sulla coscia e che il piede appoggi sul letto lungo il suo margine esterno .

Cosa succede se il paziente è sano?

Nell’adulto, in condizioni di normalità, col riflesso plantare si induce la flessione plantare (o estensione dorsale) delle dita del piede. La normale risposta in flessione plantare/estensione dorsale è generalmente evocabile in soggetti di età superiore ad un anno (ma tale limite può essere esteso fino ai 3 anni).

Cosa succede in caso di danno del tratto corticospinale?

Nell’adulto, in presenza di lesioni a carico del sistema corticospinale, lo stesso stimolo evoca la flessione dorsale (o estensione plantare) dell’alluce (segno di Babinski). In alcuni casi solo l’alluce si estende, mentre le altre dita restano immobili, o si flettono plantarmente; in altri casi tutte le dita partecipano al movimento di estensione, mentre contemporaneamente si adducono: in quest’ultimo caso si parla di “segno del ventaglio” o di “fenomeno di Dupré” o di “segno di Dupré” in onore del medico che per primo lo descrisse: Giovanni Ciardi-Dupré.

Perché si verifica il segno di Babinski?

Il segno di Babinski sarebbe dovuto al mancato controllo, da parte dei centri nervosi superiori lesionati, del riflesso spinale di allontanamento dagli stimoli nocivi. In accordo con tale ipotesi, è da notare che – come appena accennato – tale segno si verifica nei bambini al di sotto di 1/3 anni di età, sebbene siano assolutamente sani: ciò accade perché nel bimbo lo sviluppo del sistema nervoso centrale non è ancora completo. Tale segno si verifica anche in individui sani, in alcune fasi del sonno in cui si allenta il controllo corticale sui riflessi.

Altre manovre in semeiotica

In semeiotica esistono altre manovre che evocano l’estensione plantare (o dorsiflessione) dell’alluce, ed hanno lo stesso significato del segno di Babinski, ossia di dimostrare, attraverso l’inversione del riflesso plantare, un’alterazione della via piramidale, tra cui il segno di Oppenheim; il segno di Chaddock; il segno di Gordon; il segno di Schaefer. Nei casi dubbi, è possibile combinare in maniera sinergica la manovra di Babinski con quella di Oppenheim e le altre manovre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Segno di Babinski positivo: quali patologie può indicare?

MEDICINA ONLINE RIFLESSO SEGNO BABINSKI POSITIVO CORTICOSPINALE PIRAMIDALE SINTOMI CERVELLO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS TETRAPARESI TETRAPLEGIA MORTE COMA PROFONDO STATO VEGETATIVOA PARALISICon “segno di Babinski” o “riflesso di Babinski” in semeiotica neurologica si intende una risposta anomala al riflesso cutaneo plantare, la quale indica la presenza di una lesione a carico del tratto corticospinale del sistema nervoso (che provvede ai movimenti volontari fini dei muscoli e che, in condizioni fisiologiche, esercita un’inibizione tonica del riflesso). Il riflesso cutaneo plantare si evoca strisciando una punta smussata lungo il margine laterale della pianta del piede, partendo da sopra il tallone, e portandola verso la parte supero-interna fino al primo metatarso. Nell’adulto, in condizioni di normalità, col riflesso plantare si induce la flessione plantare (o estensione dorsale) delle dita del piede, mentre in presenza di lesioni a carico del sistema corticospinale, lo stesso stimolo evoca la flessione dorsale (o estensione plantare) dell’alluce e l’apertura “a ventaglio” delle altre dita (fenomeno di Duprè), determinando quindi l’inversione del riflesso cutaneo plantare, vedi immagine in alto.

Cause mediche di Babinski positivo in ordine di frequenza

Il segno di Babinski positivo, al di sopra dei 3 anni di età, può indicare svariate patologie:

Accidenti cerebrovascolari (ACV)

La positività del riflesso di Babinski varia in base alla sede dell’ACV. Se l’ACV interessa il cervello, causa positività unilaterale del riflesso di Babinski, associata a emiplegia o emiparesi, iperreflessia unilaterale, emianopsia e afasia. Se l’ACV interessa il tronco encefalico, causa positività bilaterale del riflesso di Babinski, associata a debolezza bilaterale o paralisi, iperreflessia bilaterale, disfunzioni dei nervi cranici, incoordinazione e andatura incerta. Segni e sintomi generalizzati di ACV possono includere cefalea, vomito, febbre, confusione, rigidità nucale, convulsioni e coma.

Paraparesi spastica familiare

Questa patologia può causare positività bilaterale del riflesso di Babinski, associata a iperreflessia e a spasticità progressiva con atassia e debolezza.

Trauma cranico

Si può avere positività unilaterale o bilaterale del riflesso di Babinski, come esito della lesione corticospinale primaria o secondaria all’aumento della pressione intracranica. Iperreflessia e spasticità si verificano frequentemente con la positività del riflesso di Babinski. Il paziente può an­che lamentare debolezza e incoordinazione. Altri segni e sintomi variano con il tipo di trauma cranico e includono cefalea, vomito, mutamenti di comportamento, alterazioni dei parametri vitali, riduzione del livello di coscienza con anomala dimensione pupillare e risposta alla luce.

Encefalopatia epatica

La positività del riflesso di Babinski si manifesta tardivamente in questa patologia, quando il paziente è prossimo al coma. È associata a ipereflessia e fetor hepaticus.

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Meningite

In quest’infezione, la positività bilaterale del riflesso di Babinski segue in genere febbre, brividi e malessere ed è asso­ciata a nausea e vomito. Quando la meningite progredisce, si manifestano anche riduzione del livello di coscienza, rigidità nucale, positività dei segni di Brudzinski e di Kernig, iperreflessia, spasticità e opistotono. Segni e sintomi associati includono irritabilità, fotofobia, diplopia, delirio e stupor che può progredire fino al coma.

Anemia perniciosa

La positività bilaterale del riflesso di Babinski si manifesta tardiva­mente in questa patologia, quando il deficit di vitamina Bpinteressa il sistema nervoso centrale. L’anemia può essere successiva al danno neurologico ed essa causa alla fine effetti gastrointestinali neurologici e cardiovascolari diffusi. Segni e sintomi gastrointestinali caratteristici includono nausea, vomito, anoressia, calo ponderale, flatulenza, diarrea e stipsi. L’emorragia gengivale e la lingua ulcerata e infiammata, possono rendere dolorosa l’assunzione di cibo, aggravando l’anoressia. Anche le labbra, le gengive e la lingua, appaiono notevolmente pallide. L’ittero può causare un colorito giallo più o meno intenso della cute. Segni e sintomi neurologici caratteristici includono neurite, debolezza, parestesia periferica, disturbi della propriocezione, in­coordinazione, atassia, positività del segno di Romberg, senso di leggerezza, incontinenza fecale e vescicale e alterazione di vista (diplopia, annebbiamento della vista), gusto e udito (tinnito). Questa patologia può anche causare irritabilità, scarsa memoria, cefalea, depressione, impotenza e demenza. Segni cardiovascolari caratteristici comprendono palpitazioni, aumento della pressione diffe­renziale, dispnea, ortopnea e tachicardia.

Sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

In questa patologia progressiva del motoneurone, si può riportare positività bilaterale del riflesso di Babinski con RTP iperattivi e spasticità. Solitamente la SLA si manifesta con fascicolazioni, associate ad atrofia e debolezza muscolare. La mancanza di coordinazione rende le attività della vita quotidiana difficili per il paziente. Segni e sintomi associati comprendono alterazioni del linguaggio, difficoltà di masticazione, deglutizione e respirazione, pollachiuria e minzione imperiosa, nonché, a volte, soffocamento ed eccessiva scialorrea. Anche se lo stato mentale rimane intatto, la prognosi sfavorevole del paziente può portare a periodi di depressione. La paralisi bulbare progressiva interessa il tronco encefalico e può causare episodi di pianto o di riso inappropriato.

Tumori cerebrali

Quando la neoplasia interessa i fasci corticospinali, si può avere una positività del riflesso di Babinski. Il riflesso può essere associalo a iperreflessia (unilaterale o bilaterale), spasticità, convul­sioni, disfunzioni dei nervi cranici, emipa­resi o emiplegia, riduzione della sensibilità dolorosa, andatura incerta, incoordinazione, cefalea, labilità emotiva e riduzione del livello di coscienza (LDC).

Atassia di Friedreich

Questa patologia familiare può causare positività bilaterale del riflesso di Babinski. Segni associati sono archi plantari ampi, iporeflessia, ipotonia, atassia, tremori al capo, debolezza e pareste­sia.

Sclerosi multipla (SM)

Nella maggior parte dei pazienti affetti da questa malattia demielinizzante, la positività del riflesso di Babinski si manifesta alla fine bilateralmen­te. Questa è di solito successiva a segni e sintomi di SM, quali parestesie, nistagmo e offuscamento della vista o vista doppia. Segni e sintomi associati comprendono parola scan­dita (parole tagliate con pause tra le sillabe), disfagia, tremore, debolezza, incoordinazio­ne, spasticità, atassia della marcia, convul­sioni, paraparesi o paraplegia, incontinenza vescicale e, talvolta, perdita della sensibilità dolorifica, termica e propriocettiva. Anche la labilità emotiva è frequente.

Rabbia

La positività bilaterale del riflesso di Babinski, probabilmente provocata soltanto da stimoli non specifici, compare nella fase di eccitazione della rabbia. Questa fase si ve­rifica da 2 a 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi prodromici, quali febbre, malessere irritabilità (che si verifica 30-40 giorni dopo il morso di un animale infetto). La rabbia è caratterizzata da una marcata agitazione e da spasmi muscolari faringei estremamente dolorosi. La difficoltà nella deglutizione cau­sa eccessiva scialorrea e idrofobia, in circa il 50% dei pazienti affetti. Possono anche comparire convulsioni e iperreflessia.

Lesione del midollo spinale

Nella lesione acuta, lo shock spinale blocca temporanea­mente tutti i riflessi. Alla fine dello shock, compare la positività del riflesso di Babinski, che è unilaterale, se la lesione colpisce solo un lato del midollo spinale (Sindrome di Brown-Séquard) e bilaterale se il danno colpisce i due lati. Piuttosto che segnalare il ritorno delle funzioni neurologiche, la comparsa di questo riflesso conferma la lesione corticospinale. È associato a iperreflessia, spasticità e perdita variabile o totale della sensibilità tattile e do­lorifica, della propriocezione e del la funzione motoria. Nelle lesioni midollari cervicali più basse, si può verificare la sindrome di Hor-ner, caratterizzata da ptosi unilaterale, miosi pupillare e anidrosi facciale.

Tumori del midollo spinale

In questa patologia, la positività bilaterale del riflesso di Babinski si verifica insieme alla perdita della sensazione dolorifica e termica della propriocezione e della funzione motoria. Sono inoltre presenti spasticità, iperreflessia, assenza di riflessi addominali e incontinenza. Può essere presente dolore diffuso al livello del tumore.

Poliomielite spinale paralitica

La positività unilaterale o bilaterale del riflesso di Babinski si verifica da 5 a 7 giorni dopo l’insorgenza del­la febbre. È associata a debolezza progressiva, parestesia, dolorabilità muscolare, spasticità, irritabilità e, in seguito, atrofia. La resistenza alla flessione del collo è frequente, così come i segni di Hoyne, Kernig e di Brudzinski.

Tubercolosi spinale

Quest’alterazione può produrre positività bilaterale del riflesso di Babinski, associata a riduzione variabile della sensazione dolorifica e termica, della proprio­cezione e della funzione motoria. Provoca anche spasticità, iperreflessia, incontinenza vescicale e assenza di riflessi addominali.

Siringomielia

In questa patologia, si ha positività bilaterale del riflesso di Babinski, insieme ad atrofia muscolare e debolezza che può evolvere verso la paralisi. È associata a spasticità, atassia e, talvolta, a dolore profon­do. I riflessi tendinei profondi possono essere ipoattivi o iperattivi. Nelle fasi tardive, com­paiono di solito disfunzioni dei nervi cranici, come disfagia e disartria.

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