In quali parti del corpo e dove si esegue una iniezione intramuscolare?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PARTI DEL CORPO DOVE ESEGUE INIEZIONE IM Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.gifIl corpo umano ha diversi punti in cui si può somministrare un medicinale per via intramuscolare.

  • Muscolo vasto laterale: si trova nella coscia. Osserva la coscia del paziente e dividila mentalmente in tre parti uguali. La porzione centrale è la sede dell’iniezione. Questo è un ottimo sito per eseguire le iniezioni su se stessi, dato che è facile da vedere ed è accessibile. Inoltre, è perfetto per somministrare i farmaci ai bambini sotto i tre anni di età.
  • Muscolo ventrogluteale: questo è localizzato nell’anca. Per individuarlo correttamente, appoggia la base della mano sulla parte superiore ed esterna della coscia, nel punto in cui incontra il sedere. Punta il pollice verso l’inguine e le dita verso la testa del paziente. Forma una “V” con le dita separando l’indice dalle altre tre. A questo punto, dovresti percepire il bordo dell’osso del bacino con la punta del dito mignolo e dell’anulare. Il sito in cui devi inserire l’ago si trova al centro della “V”. Questa è una buona posizione sia per gli adulti sia per i bambini che hanno più di sette mesi.
  • Muscolo deltoide: si trova nella parte alta del braccio. Esponi completamente il braccio del paziente e palpa l’osso che attraversa questa zona, detto processo acromiale. La parte inferiore di tale osso forma la base di un triangolo, la cui punta si trova esattamente sotto il centro della base, a livello dell’ascella. Il punto esatto per l’iniezione è il centro del triangolo, a 2,5-5 cm dal processo acromiale. Non utilizzare questo sito sui pazienti molto magri o se il muscolo è molto piccolo.
  • Muscolo dorsogluteale: si trova sul sedere. Esponi un lato del sedere; traccia una linea dal punto superiore della fessura fra i glutei fino al fianco usando una salviettina impregnata di detergente alcolico. Trova il punto medio di questa linea e spostati verso l’alto di 7,5 cm. Da questa posizione traccia un’altra linea che attraversa la prima e che termina più o meno a metà gluteo. In questo modo dovresti aver tracciato una croce. Nel quadrante superiore esterno delimitato dalla croce dovresti percepire un osso curvo; l’iniezione va eseguita appena sotto quest’osso. Non utilizzare questa regione su neonati o bambini con meno di tre anni di età, perché i loro muscoli non sono ancora abbastanza sviluppati.

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Guida facile per fare una iniezione intramuscolare corretta ed indolore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma GUIDA FARE INIEZIONE INTRAMUSCOLO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPrima di iniziare la guida vera e propria, soprattutto se è la primissima volta che esegui una iniezione, ti consiglio di imparare a conoscere due nozioni fondamentali: come è fatta una siringa e dove eseguire l’iniezione. A tale proposito ti consiglio di leggere prima:

Ricorda inoltre che è normale per tutti sentirsi insicuri ed impacciati le prime volte, specie per la paura di far provare dolore a chi vi fa da “cavia”. Con l’esperienza questa paura la avvertirete sempre di meno, quindi… fiducia in voi stessi! Vi ricordo inoltre che le iniezioni possono essere eseguite solo da medici ed infermieri.

Come eseguire una iniezione intramuscolo in modo corretto ed indolore in dodici semplici passaggi:

1) Lava le mani prima di iniziare. È fondamentale rispettare le corrette norme igieniche per ridurre al minimo il rischio di infezioni, possibilmente usando un sapone disinfettante per pulire la mani ed indossando subito dopo il lavaggio appositi guanti monouso in lattice o in nitrile.

2) Tranquillizza il paziente spiegandogli come avverrà la procedura. Indicagli qual è il sito dell’iniezione e descrivigli la sensazione trasmessa dal farmaco quando viene iniettato, se non li conosce già. Alcuni medicinali all’inizio possono creare dolore o bruciore; la maggior parte non provoca alcuna sensazione, ma è importante che il paziente ne sia informato, per limitare l’angoscia derivante dalla non conoscenza.

3) Scegli il punto dove fare l’iniezione, tenendo in considerazione la persona a cui stai somministrando l’iniezione. Ogni soggetto ha un “punto migliore” per le iniezioni intramuscolari. Valuta alcuni fattori prima di procedere:

  • L’età del paziente. Per tutti coloro che hanno più di due anni, il muscolo della coscia è il punto migliore. Se il paziente ha superato i tre anni di età, puoi valutare il deltoide o la coscia. Dovresti usare un ago di calibro compreso fra 22 e 25. Nota: se i bambini sono molto piccoli, dovrai usare aghi ancora più piccoli. Ricorda che il muscolo della coscia può sopportare aghi di calibro superiore rispetto a quello del braccio.
  • Valuta le zone in cui sono state effettuate le iniezioni precedenti. Se il paziente ha appena ricevuto un medicinale per via intramuscolare, cerca di somministrare la dose successiva in un punto diverso del corpo, per evitare cicatrici e alterazioni cutanee.
  • Se possibile evita zone con strati induriti di pelle, cisti, o altre strutture che possano impedire o rendere difficoltosa la corretta esecuzione dell’iniezione. Evita zone infiammate e gonfie.
  • Se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggere: In quali parti del corpo e dove si esegue una iniezione intramuscolare?

4) Disinfetta il sito dell’iniezione con un batuffolo impregnato di disinfettante adeguato (ad esempio: Neoxinal alcolico 0.5% + 70%), in casi di emergenza va bene anche il comune alcol che tutti possiedono in casa. Prima di procedere, è di vitale importanza che la superficie cutanea che ricopre il muscolo in cui verrà iniettato il farmaco sia pulita e sterilizzata. Tutto ciò per ridurre al minimo la possibilità di infezioni post-iniezione. Aspetta alcuni istanti che il disinfettante si asciughi. Non toccare la pelle finché non sarai pronto a eseguire l’iniezione, in caso contrario dovrai pulire la zona un’altra volta.

5) Riempi la siringa con il farmaco. Alcune siringhe vengono vendute preriempite del farmaco necessario. Altre volte, il farmaco è in una fiala e bisogna aspirarlo dentro la siringa. Prima di somministrare un farmaco dalla fiala, assicurati che sia quello giusto, che non sia scaduto, che non sia scolorito e che non siano presenti dei corpi estranei dentro la fiala stessa.

  • Sterilizza la punta della fiala con un batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante.
  • Tieni la siringa con l’ago rivolto verso l’alto, non togliere il tappo. Tira lo stantuffo indietro, fino alla tacca della dose prevista, riempiendo così la siringa di aria.
  • Inserisci l’ago attraverso il tappo di gomma della fiala e premi lo stantuffo, spingendo l’aria nella fiala.
  • Tenendo la fiala capovolta e l’ago nel liquido, tira di nuovo lo stantuffo indietro fino alla tacca desiderata (o appena sopra se ci sono delle bollicine d’aria). Scuoti un po’ la siringa per fare in modo che le bolle d’aria si spostino verso l’alto, quindi spingile dentro la fiala. Assicurati di avere la dose giusta dentro la siringa.
  • Rimuovi l’ago dalla fiala. Se non la usi immediatamente, assicurati di coprire l’ago con il cappuccio.

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6) Incoraggia il paziente a rilassarsi. Se il muscolo interessato è contratto, l’iniezione sarà più dolorosa; chiedi quindi alla persona di rilasciare la muscolatura il più possibile, per fare in modo di ridurre al minimo il dolore. In certi casi è utile distrarre il paziente prima dell’iniezione, ponendogli domande sulla sua vita. Quando un individuo è distratto, la muscolatura in genere è rilassata. Alcune persone preferiscono assumere una posizione che impedisca loro di vedere la procedura. La visione dell’ago che si avvicina alla pelle genera stress e preoccupazione in certi pazienti; tutto ciò non causa solo ansia, ma porta anche a contrarre i muscoli. Per aiutare il paziente a tranquillizzarsi, lascia che diriga l’attenzione altrove, dove preferisce oppure se è un bimbo, distrailo con il suo giocattolo preferito.

7) Inserisci l’ago nel punto specifico del corpo. Per prima cosa, rimuovi il cappuccio protettivo, quindi infila l’ago nella pelle con un movimento rapido e fluido. Fai in modo che l’ago penetri nella direzione perpendicolare alla cute (con un angolo di 90°). Più sei veloce e minore è il dolore che prova il paziente. Tuttavia, fai molta attenzione, se si tratta della tua prima iniezione; se sei troppo frettoloso, potresti mancare il punto esatto o causare danni cutanei maggiori di quelli necessari.Se è la prima iniezione che somministri, procedi con cautela, ma sappi che un’azione rapida tende a essere meno stressante per il paziente. Tira la pelle di lato, circa 2 cm, con la tua mano non dominante (dato che quella dominante tiene la siringa . Tieni la pelle tesa fermamente: in questo modo individui con più precisione il sito esatto dell’iniezione ed in secondo luogo riduci il dolore provato dal paziente mentre l’ago penetra nel muscolo. Non è necessario spingere l’ago dentro in tutta la sua interezza, devi solamente assicurarti che stai effettivamente iniettando il farmaco dentro il muscolo.

8) IMPORTANTE: Prima di iniettare il farmaco, tira lo stantuffo verso di te. Una volta che l’ago è entrato nel muscolo e prima di somministrare il medicinale, tira leggermente lo stantuffo. Sebbene possa sembrare un’azione controsenso, in realtà si tratta di un dettaglio importante perché, se dovessi aspirare del sangue, potresti capire che l’ago si trova all’interno di un vaso sanguigno invece che nel muscolo. Questo tipo di medicinale è formulato per essere iniettato nel muscolo e non nel flusso sanguigno; se noti la presenza di sangue nella siringa quando tiri lo stantuffo, dovrai inserire l’ago in un altro punto dove non fuoriesca sangue, prima di continuare. Non c’è nulla di cui preoccuparsi fintanto che noti il sangue prima di iniettare il farmaco, quindi puoi riposizionare l’ago. Nella maggior parte dei casi l’ago penetra nel muscolo; raramente entra in un vaso sanguigno.

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9) Inietta lentamente il medicinale tenendo ancora la pelle tesa con la mano non dominante. Di solito una decina di secondi sono più che sufficienti. Sebbene sia meglio inserire l’ago rapidamente per ridurre il dolore, è opportuno somministrare il farmaco lentamente per lo stesso motivo. Questo perché il liquido occupa spazio all’interno del tessuto muscolare, che a sua volta deve dilatarsi. Se inietti il medicinale lentamente, concedi alle fibre di allungarsi e adattarsi senza troppo dolore per il paziente.

10) Estrai l’ago rispettando lo stesso angolo di inserimento. Procedi a questa operazione quando sei certo che sia stato somministrato tutto il medicinale. Mentre tiri via l’ago, rilascia la pelle: ciò creerà una sorta di percorso a zigzag che chiude il tracciato lasciato dall’ago e mantiene praticamente il farmaco all’interno del tessuto. Evita di massaggiare la zona: questo può provocare la fuoriuscita del farmaco e causare anche una possibile irritazione. A questo punto il paziente potrebbe provare un po’ di fastidio – sopportabile – nel punto dell’iniezione.

11) Applica una delicata pressione sul sito dell’iniezione con una garza da 5×5 cm. Il paziente potrebbe provare un po’ di disagio, ma è del tutto normale.

12) Smaltisci l’ago nella maniera appropriata. Non limitarti a buttarlo nella spazzatura. Con l’acquisto delle siringhe potresti aver ricevuto un contenitore di plastica dura specifico per lo smaltimento di questi strumenti medici. In alternativa, puoi usare la bottiglia di una bibita o un altro contenitore analogo con tappo a vite. Accertati che sia l’ago sia la siringa possano entrare nel contenitore senza difficoltà e che non possano spuntare ai lati. Chiedi al medico o al farmacista quali sono le norme da rispettare per lo smaltimento di questi rifiuti pericolosi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Auguri di buonissimo anno nuovo!

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUGURI BUON ANNO NUOVO 2017 TUTTI CARI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Auguri a tutti di un buonissimo 2017 a voi, ai vostri parenti, ai vostri animali domestici, ai vostri cari, ed al mondo intero, da tutto lo staff di Medicina OnLine!

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Orzaiolo: cause, rimedi, quanto dura, è contagioso, differenze con calazio

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORZAIOLO CAUSE RIMEDI QUANTO DURA POMATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’orzaiolo è un’infiammazione acuta delle ghiandole sebacee della palpebra, poste alla base delle ciglia, generalmente Continua a leggere

Disturbi e mancanza di equilibrio in giovani e anziani: cause e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DISTURBI MANCANZA EQUILIBRIO CAUSE CURE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon “disturbo dell’equilibrio” in medicina si intende una condizione che fa percepire all’individuo che ne soffre un senso di vertigine o instabilità nella postura, come se fosse in movimento pur essendo fermo in stazione eretta o sdraiato. I disturbi dell’equilibrio possono essere causati da determinate condizioni di salute, farmaci o da un problema all’orecchio interno o al cervello. Il termine medico impiegato per identificare tutte le parti dell’orecchio interno coinvolte nel meccanismo dell’equilibrio è sistema vestibolare. Esso controlla il senso dell’equilibrio, la postura, l’orientamento del corpo nello spazio, la locomozione e altri movimenti. Inoltre, contribuisce a preservare la messa a fuoco degli oggetti quando il corpo è in movimento. Il sistema vestibolare funziona in concomitanza con altri sistemi sensoriali del corpo (per esempio, occhi, ossa e articolazioni) al fine di controllare e mantenere la posizione del corpo a riposo e in movimento. Il senso dell’equilibrio è controllato principalmente da una struttura labirintica situata nell’orecchio interno denominata labirinto. I canali semicircolari e gli organi otolitici presenti all’interno del labirinto contribuiscono a mantenere l’equilibrio.

Quali sono i sintomi di un disturbo dell’equilibrio?

Alcuni dei sintomi più comuni di un disturbo dell’equilibrio includono:

  • capogiri o vertigini
  • cadere o avere la sensazione di stare per cadere
  • stordimento, svenimento o sensazione di galleggiamento
  • visione offuscata
  • confusione o disorientamento
  • nausea e vomito
  • diarrea
  • variazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca
  • paura
  • ansia
  • panico

I sintomi possono comparire e scomparire per brevi periodi di tempo oppure possono durare per lunghi periodi di tempo.

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Quali possono essere le cause di un disturbo dell’equilibrio?

Un disturbo dell’equilibrio può essere causato da infezioni batteriche o virali all’orecchio, lesioni alla testa oppure da disturbi della circolazione sanguigna che colpiscono l’orecchio interno o il cervello. Molte persone sperimentano problemi con il senso dell’equilibrio con l’avanzare dell’età. I problemi di equilibrio e vertigine possono anche essere causati dall’assunzione di alcuni farmaci. La presenza di problemi a carico dei sistemi nervoso e circolatorio può costituire la fonte di alcuni problemi di postura ed equilibrio. Anche problemi a carico dei sistemi scheletrico o visivo, come l’artrite o lo squilibrio della muscolatura oculare, possono causare problemi di equilibrio. Tuttavia, molti disturbi dell’equilibrio possono avere inizio improvvisamente senza alcuna causa evidente.

Quali sono le tipologie di disturbi dell’equilibrio?

Esistono più di una dozzina di diverse tipologie di disturbi dell’equilibrio. Alcuni dei più comuni sono:

  • Vertigine – La vertigine è una percezione sensoriale distorta che viene frequentemente descritta da chi la sperimenta come una sensazione di movimento rotatorio circostante e può essere accompagnata da nausea e vomito intensi. Tale percezione può essere associata a perdita di equilibrio, al punto che la persona che ne soffre tende a camminare in modo instabile o a cadere. La vertigine è di per sé un sintomo o un indicatore di un problema di equilibrio sottostante, che coinvolge sia il labirinto dell’orecchio interno che il cervelletto.
  • Vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) – La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB) o vertigine posizionale è caratterizzata da un breve ma intenso episodio di vertigine che si verifica a causa di uno specifico cambiamento della posizione della testa. Una persona può anche sperimentare tale condizione rigirandosi nel letto. La VPPB talvolta può derivare da un trauma cranico o dall’invecchiamento.
  • Labirintite – La labirintite è un’infezione o un’infiammazione dell’orecchio interno che causa vertigini o perdita di equilibrio. E’ spesso associata ad un’infezione delle vie respiratorie superiori.
  • Sindrome di Ménière – La sindrome di Ménière è associata a una variazione del volume del fluido presente nelle parti che costituiscono il labirinto, una delle strutture dell’orecchio interno. Tale sindrome causa episodi di vertigine, perdita di udito irregolare, tinnito (ronzii o fischi in una o ambedue le orecchie) e una sensazione di pressione aumentata all’interno dell’orecchio. Le cause della sindrome di Ménière sono sconosciute.
  • Neuronite vestibolare – La neuronite vestibolare è un’infiammazione del nervo vestibolare e può essere causata da un virus. Tale condizione è caratterizzata da un attacco di vertigine parossistica grave. Colpisce i giovani adulti e gli adulti di mezza età e spesso si presenta a seguito di una infezione aspecifica delle vie respiratorie superiori.
  • Fistola perilinfatica – La fistola perilinfatica è una anomala fuoriuscita di liquido dall’orecchio interno che si riversa nell’orecchio medio. Può verificarsi a seguito di una lesione alla testa, variazioni drastiche della pressione atmosferica (come nel caso delle immersioni subacquee), sforzo fisico, intervento chirurgico all’orecchio o infezioni croniche dell’orecchio. Il sintomo più evidente, oltre a vertigini e nausea, è l’instabilità nel camminare o nell’incapacità di mantenersi in stazione eretta, che aumenta con il movimento e diminuisce stando a riposo. Alcuni bambini possono nascere con fistola perilinfatica, di solito associata a perdita dell’udito presente alla nascita.
  • Chinetosi – La chinetosi o cinetosi, a volte identificata come mal di mare o mal d’auto, è un disturbo molto comune dell’orecchio interno causato da movimenti ritmici e ripetuti, come quelli derivanti dal moto ondoso delle acque del mare, dal movimento di una macchina o dal movimento turbolento di aria in aereo. I sintomi della chinetosi sono nausea, vomito, vertigini, sudorazione e senso di malessere. Tali sintomi hanno origine nell’orecchio interno (labirinto) a causa dei cambiamenti occorsi al senso di equilibrio dell’individuo.
  • Sindrome del Mal de Débarquement (altrimenti detta “mal di terra” o “malattia dello sbarco”) – Questa sindrome è un disturbo dell’equilibrio in cui l’individuo che ne soffre percepisce una continua sensazione di dondolio od ondeggiamento. Si verifica generalmente dopo un crociera o un viaggio in mare. Di solito, i sintomi scompaiono nel giro di poche ore o pochi giorni dopo che la persona è sbarcata a terra. Tuttavia, nei casi più gravi può durare mesi o addirittura anni.

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Come viene diagnosticato un disturbo dell’equilibrio?

La diagnosi di un disturbo dell’equilibrio è difficile. Esistono infatti molte cause potenziali, tra cui condizioni mediche e farmaci. Per facilitare la valutazione del problema, il medico può suggerire al paziente di rivolgersi ad un otorinolaringoiatra (medico e chirurgo specializzato in orecchie, naso e gola). L’otorinolaringoiatra può consigliare al paziente un esame dell’udito, esami del sangue e una elettronistagmografia (un esame che misura i movimenti oculari e dei muscoli che li controllano) oppure esami di imaging atti a studiare testa e cervello. Un altro possibile esame viene chiamato posturografia. Il paziente deve stare in piedi su una speciale piattaforma mobile di fronte ad uno schermo. Il medico, grazie a questo test, valuta in che modo il corpo del paziente si muove in risposta al movimento della piattaforma, allo schermo o ad entrambi.

In che modo viene trattato un disturbo dell’equilibrio?

La prima cosa che un medico farà per trattare un disturbo dell’equilibrio è determinare se le vertigini del paziente siano causate da una condizione medica o dall’assunzione di farmaci. Se appurerà la presenza di tali fattori, il medico tratterà la condizione di conseguenza oppure suggerirà al paziente un farmaco differente.

Il trattamento per i diversi tipi di disturbi dell’equilibrio descritti precedentemente dipenderà dal disturbo dell’equilibrio specifico. Alcune opzioni di trattamento prevedono l’assunzione di farmaci, la terapia di riabilitazione vestibolare, esercizi per testa, corpo e occhi, nonché modifiche ad apparecchi domestici per rendere la casa più sicura (ad esempio, il montaggio di corrimano in casa).

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Dolore: cos’è, da cosa è causato, quanti tipi di dolore esistono?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DOLORE COSE DA COSA E CAUSATO TIPI DI ES Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl dolore, pur essendo uno dei sintomi più temuti dall’essere umano (e da tutti gli esseri viventi!) è uno dei più importanti strumenti di comunicazione del corpo. Si pensi, per esempio, alle conseguenze derivanti dalla mancata percezione del dolore appoggiando una mano su una superficie molto calda. Il dolore rappresenta un modo con cui il corpo ci avverte della presenza di un pericolo esterno che ci sta procurando un danno o di problema relativo alla nostra salute a cui è necessario prestare attenzione.

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In alcune tribù, religioni, o in alcune pratiche erotiche, il dolore fisico può acquisire un significato positivo ed auspicabile: specialmente la capacità di resistere a dolori intensi è sempre stata associata ad un corpo forte ed un carattere coraggioso. Ma per la maggior parte di noi il dolore – sia che sia conseguente ad una puntura di uno spillo, ad una frattura ossea o ad una patologia cronica – è soprattutto una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale, non certo auspicabile. La ricerca scientifica ha sempre impegnato molte risorse per trovare rimedi ad esso, specie quello cronico e delle malattie terminali.
Il dolore presenta molteplici cause e la risposta dell’individuo è varia e individuale. Sebbene il modo in cui viene sperimentato il dolore varia da persona a persona – ed i livelli di sopportazione sono estremamente variabili da individuo ad individuo – è possibile, ed importante in medicina, classificare le varie tipologie di dolore. Nel corso dell’articolo offriremo una panoramica dei diversi tipi di dolore fisico (non di quello “mentale”) e di ciò che distingue gli uni dagli altri.

Dolore acuto e dolore cronico

Esistono diversi modi per classificare il dolore. Uno di questi consiste nel differenziarlo in dolore acuto e dolore cronico.

  • Dolore acuto – Il dolore acuto solitamente si presenta all’improvviso ed ha una durata limitata. Spesso è causato da un danno tissutale a carico di ossa, muscoli od organi, e l’insorgenza è spesso accompagnata da ansia o stress emotivo.
  • Dolore cronico – Il dolore cronico ha una durata maggiore rispetto al dolore acuto ed è generalmente alquanto resistente al trattamento medico. Di solito è associato ad una malattia a lungo termine, come l’osteoartrite. In alcuni casi, come per esempio in presenza di fibromialgia, rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la malattia. Il dolore cronico può essere una conseguenza di un danno tissutale, ma molto spesso è attribuibile a un danno nervoso. Circa il 70% delle persone che soffrono di dolore cronico trattato mediante l’assunzione di antidolorifici sperimenta episodi di ciò che viene definito dolore episodico intenso.
  • Il dolore episodico intenso si riferisce a episodi di dolore che si verificano quando l’antidolorifico viene impiegato regolarmente. A volte può essere spontaneo o insorgere dopo un evento apparentemente insignificante, come cadere dal letto. Talvolta può insorgere in concomitanza con la fine dell’effetto antidolorifico del farmaco prima dell’orario previsto per assumere la dose successiva.

Sia il dolore acuto che il dolore cronico possono essere debilitanti ed entrambi possono influenzare ed essere influenzati dallo stato mentale dell’individuo. Ma la natura del dolore cronico, ovvero il fatto che in alcuni casi sembra essere costante, rende il soggetto che lo sperimenta più suscettibile a conseguenze di stampo psicologico, come depressione e ansia. Al tempo stesso, lo stress psicologico può amplificare il dolore.

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Altri modi con cui viene classificato il dolore

Il dolore viene molto più spesso classificato in base alla tipologia di danno che provoca. Le due categorie principali sono il dolore causato da un danno tissutale, denominato anche dolore nocicettivo, e il dolore causato da un danno a carico dei nervi, denominato dolore neuropatico. Una terza categoria è il dolore psicogeno, ovvero il dolore influenzato da fattori psicologici. Il dolore psicogeno è nella maggior parte dei casi di origine fisica e può essere causato sia da un danno tissutale che da un danno a carico dei nervi. Il dolore derivante da tale danno viene incrementato e prolungato da fattori quali paura, depressione, stress o ansia. In alcuni casi, il dolore è la conseguenza di una condizione psicologica. Il dolore viene anche classificato in base al tipo di tessuto coinvolto o alla parte del corpo colpita. Ad esempio, il dolore può essere indicato come dolore muscolare o dolore articolare. Oppure il medico può chiedere informazioni circa un eventuale dolore al petto o alla schiena. Alcuni tipi di dolore vengono indicati come sindromi. Per esempio, la sindrome del dolore miofasciale si riferisce al dolore provocato da punti specifici situati nei muscoli del corpo. La fibromalgia ne è un esempio.

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Il dolore causato da un danno tissutale

Nella maggior parte dei casi, il dolore ha origine da un danno tissutale. Il dolore deriva da una lesione ai tessuti corporei. Tale lesione può colpire ossa, tessuti molli od organi. Il danno tissutale può derivare da una malattia, come per esempio il cancro, oppure la lesione può essere di natura prettamente fisica, come un taglio o una frattura ossea. In caso di danno tissutale, il dolore sperimentato può essere forte e lancinante oppure pulsante. Può essere intermittente o costante. Il dolore può aggravarsi in caso di movimento o dopo aver fatto una semplice risata. Talvolta, respirare profondamente può intensificare tale tipologia di dolore. Il dolore derivante da un danno tissutale può essere acuto. Ad esempio, le lesioni sportive, come la distorsione della caviglia, sono spesso il risultato di un danno a carico dei tessuti molli. Oppure il dolore può essere cronico, come nel caso di artrite o mal di testa cronico. Inoltre, alcuni trattamenti medici, come la radioterapia in caso di cancro, possono causare danni tissutali che si traducono in dolore.

Il dolore causato da danni a carico dei nervi

I nervi funzionano come cavi elettrici che trasmettono i segnali, inclusi i segnali del dolore, da e verso il cervello. Il danno nervoso può interferire con il modo in cui vengono trasmessi tali segnali e causare anormali segnali di dolore. Ad esempio, è possibile percepire una sensazione di bruciore anche se la zona interessata non è sottoposta a nessuna fonte di calore. I nervi possono essere danneggiati da malattie, come il diabete, oppure da un trauma. Alcuni farmaci chemioterapici possono causare danni ai nervi. I nervi possono essere danneggiati a seguito di ictus o di infezione da HIV, tra le altre cause. Il dolore derivante da lesioni nervose potrebbe essere il risultato di un danno a carico del sistema nervoso centrale (SNC), che comprende il cervello e il midollo spinale. Oppure potrebbe derivare da danni ai nervi periferici, ovvero i nervi presenti nel resto del corpo che inviano segnali al sistema nervoso centrale. Il dolore causato da un danno nervoso, dolore neuropatico, viene spesso descritto come bruciore o formicolio. Alcune persone lo descrivono come una scossa elettrica. Altri lo descrivono come pizzicore o come una sensazione lancinante e acuta. Alcune persone che presentano danni nervosi sono spesso ipersensibili alla temperatura e al tatto. E’ sufficiente un tocco leggero, come ad esempio il contatto con un lenzuolo, per causare l’insorgenza del dolore.

Spesso il dolore neuropatico è cronico. Esempi del dolore causato da danni nervosi includono:

  • Nevralgia del trigemino – Questa condizione causa dolore a seguito di infiammazione di un nervo facciale. Il dolore viene descritto come intenso e può presentarsi su labbra, cuoio capelluto, fronte, occhi, naso, gengive, guance e mento da un lato del viso. Il dolore può insorgere toccando la zona interessata o dopo un leggero movimento.
  • Sindrome da dolore centrale – Questa sindrome è caratterizzata da dolore cronico conseguente a un danno a carico del sistema nervoso centrale. Tale danno può essere causato da ictus, MS, tumori e altre condizioni. Il dolore, che in genere è costante e può essere intenso, può colpire gran parte del corpo o essere limitato a zone più piccole, come mani o piedi. Il dolore spesso può essere aggravato da movimento, tatto, emozioni e variazioni di temperatura.
  • Sindrome dolorosa regionale complessa – Si tratta di una sindrome dolorosa cronica che può verificarsi a seguito di un grave infortunio. Viene descritta come bruciore persistente. Alcune anomalie, come sudorazione anomala, cambiamenti nel colore della pelle o gonfiore, possono essere notate nella zona dove viene avvertito il dolore.
  • Dolore neuropatico periferico diabetico – Questo dolore deriva da un danno ai nervi di piedi, gambe, mani o braccia causato dal diabete. Gli individui che soffrono di neuropatia diabetica sperimentano vari tipi di dolore inclusi bruciore, acuto e formicolio.
  • Herpes zoster e nevralgia posterpetica – L’herpes zoster è un’infezione localizzata causata dal medesimo virus che causa la varicella. L’eruzione cutanea e il dolore associato, che può essere debilitante, si presentano su un lato del corpo lungo il percorso di un nervo. La nevralgia posterpetica è una complicazione comune in cui il dolore da herpes zoster dura per più di 1 mese.

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Aumenta la tua autostima ed impara ad amarti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUMENTA AUTOSTIMA IMPARA AD AMARTI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAvere autostima è uno dei fattori più importanti per vivere una vita felice: quando il livello di autostima è alto, ci sentiamo bene con noi stessi e siamo più capaci di affrontare gli altri e le situazioni difficili. Chi ha una autostima alta non si nasconde dietro ad una maschera fatta di dubbi o insicurezze ed affronta le critiche senza problemi, senza essere sopraffatti dalle emozioni, reagendo alle situazioni stressanti in modo costruttivo.

Noi che guardiamo noi stessi

Prima di continuare nella lettura dell’articolo, ti consiglio di eseguire un rapido e semplice test per misurare i tuoi livelli di autostima. Questo test lo puoi trovare seguendo questo link. L’autostima può essere definita come la visione che abbiamo di noi stessi. Se tale visione è positiva, ci reputiamo persone di valore,  crediamo in noi stessi e ci rispettiamo per quello che siamo. Al contrario, se tale visione è negativa, viviamo nella convinzione di non valere nulla, abbiamo un basso rispetto di noi stessi e la fiducia che riponiamo in noi stessi è pressoché assente.

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Quello che conta è ciò che sentiamo dentro

Le persone con bassa autostima fanno di tutto per sentirsi meglio. Arrivano a spendere una fortuna in abiti firmati o in interventi di chirurgia plastica, si ricoprono di gioielli costosi oppure si truccano in modo eccessivamente vistoso. Accettano i complimenti che vengono fatti loro senza crederci, perché nel loro profondo non credono in loro stesse. Da qui l’importanza di ciò che sentiamo interiormente e di come ci percepiamo.

Le tre facce dell’autostima

Una persona può avere una autostima normale, eccessiva o bassa. Vediamo le caratteristiche ed i pensieri di queste tre tipologie di persona.

Persona con autostima normale:

  • mi piaccio per quello che sono;
  • mi piace piacere, ma sono consapevole del fatto che non posso piacere a tutti;
  • mi accetto per quello che sono: pregi e difetti;
  • ho sbagliato ma non devo sentirmi in difficoltà (critica al comportamento);
  • posso gestire le critiche;
  • mi focalizzo sui miei punti di forza, sui miei pregi;
  • sono una persona positiva quindi penso positivo;
  • sono una persona indipendente.

Persona con autostima eccessiva:

  • sono perfetto;
  • devo piacere a tutti e, se c’è qualcuno a cui non piaccio, quella persona sbaglia e mi giudica male;
  • ho soprattutto pregi;
  • non sbaglio;
  • le critiche che mi vengono mosse sono sbagliate;
  • sono una persona positiva e le cose devono andarmi necessariamente bene;
  • non ho bisogno di nessuno a parte me.

Persona con bassa autostima:

  • non mi piaccio per quello che sono e cerco l’approvazione altrui tentando di compiacere gli altri;
  • ho bisogno di piacere;
  • non mi piace nulla di me;
  • ho sbagliato quindi devo rimproverarmi (critica a sé stessi);
  • le critiche mi distruggono. Le critiche non fanno altro che confermare quanto poco valgo, quanto sono stupido e senza speranza;
  • mi focalizzo solo sui miei punti deboli, sui miei difetti;
  • sono una persona passiva (lascio che gli altri mi calpestino);
  • faccio il prepotente (in questo modo rinforzo la mia bassa autostima);
  • dipendo dagli altri.

Parlando in generale:

  • le persone con autostima normale trattano sé stesse con il giusto livello di autocritica e con gentilezza: questo le fa sentire bene e porta a compiere azioni positive ed al successo;
  • chi ha un eccesso di autostima tende a trattare sé stesso con eccessiva indulgenza e ad abbassare al minimo il livello di autocritica: questo apparentemente lo fa sentire bene, ma lo porta a sovrastimare le proprie capacità ed a deprimersi quando non riesce a raggiungere gli alti risultati che sente di meritare;
  • le persone con bassa autostima tendono a denigrare sé stesse nella convinzione di non essere degne o di non essere mai abbastanza brave per un compito: questo comporta azioni negative, preoccupazione, ansia e circoli viziosi mentali che le porteranno a rendere meno di quanto possano.

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Il legame tra bassa autostima e dialogo interiore

Uno degli scopi principali di questo articolo è quello di far comprendere l’importanza che ricopre il dialogo interiore e dell’influenza che esso ha sugli stati d’animo e sulle azioni compiute. Il dialogo interiore delle persone con bassa autostima abbonda di pensieri negativi quali: “sono assolutamente inutile, senza speranza, stupido, una perdita di tempo”. Questo tipo di dialogo interiore, ovvero negativo, è uno dei maggiori ostacoli per riuscire a vincere la bassa autostima. Le persone con bassa autostima necessitano di interiorizzare nuovi messaggi; messaggi positivi che arricchiscano e nutrano la loro ‘autostima. Acquisire maggiore consapevolezza di sé stessi, sfidando continuamente questo dialogo interiore negativo, è vitale per costruire la propria autostima.

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Autostima e salute

Un basso livello di autostima può essere causa di stress intenso, poiché le persone con scarsa autostima hanno una visione negativa sia di loro stesse che del mondo in cui vivono. Alti livelli di stress possono portare a malattie psichiatriche, come la depressione, ed aumentare il rischio di molte altre patologie, come l’ipertensione arteriosa.

Le radici dell’autostima

Le origini dell’autostima sono da ricercare nell’infanzia. Se si ha la fortuna di avere genitori per i quali il nutrimento dell’autostima è una priorità, il bambino inizia a sviluppare un alto livello di autostima da subito. Al contrario, se il bambino si ritrova a dover crescere  in un ambiente dove i genitori o le persone che si prendono cura di lui non sono in grado di nutrire la sua autostima, egli inizierà a sviluppare una scarsa fiducia in sé stesso . I bambini con un elevato livello di autostima sono amati in modo incondizionato come  individui unici, con i loro pregi e difetti. È in questo modo che sviluppano quelle che potremmo definire le abilità di “auto-nutrimento”. I bambini con bassa autostima tendono ad essere amati in modo condizionato, ovvero solo nel momento in cui fanno qualcosa di buono o quando raggiungono un obbiettivo. Ecco perché non sono in grado di apprendere le abilità di “auto-nutrimento”.

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Le persone con bassa autostima necessitano di approvazione

Le persone la cui stima non è stata debitamente alimentata durante i primi anni dell’infanzia sono bramose di approvazione, desiderose di compiacere, dipendono dalle opinioni altrui e sono vulnerabili alle critiche. Possono arrivare a trascorrere la loro vita tentando di ricevere amore incondizionato facendo qualcosa di buono o raggiungendo obiettivi.

Accrescere la bassa autostima

Accrescere la bassa autostima può sembrare un obbiettivo difficile da raggiungere, poiché esso comporta l’attuazione di un percorso che va a scandagliare e scombussolare il nostro mondo interiore. È necessario ricercare l’origine dei pensieri negativi che abbiamo su noi stessi e sradicarli. Una volta compiuto questo passo è necessario “piantare” pensieri nuovi e salutari che necessitano di essere coltivati per poter diventare solidi e vigorosi. I semi non diventano fiori meravigliosi se non ricevono cure amorevoli e attenzione. Esistono persone che possono indirizzarci verso la giusta direzione, ma spetta a noi piantare semi salutari e coltivarli affinché diventino un mirabile fiore. Accrescere la fiducia in sé stessi aumenta positivamente l’autostima.

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Un diario personale

Potreste provare a tenere un diario dove annotare i vostri sviluppi personali:

  • Annotate le azioni che potete intraprendere per continuare ad implementare la vostra autostima;
  • Fate una lista delle persone con le quali volete complimentarvi. Pianificate cosa dire, ditelo e annotate in che modo il complimento è stato ricevuto;
  • Fate una lista completa di tutte le vostre qualità e ogni giorno di fronte ad uno specchio ditele ad alta voce usando “io” prima di ogni affermazione. Per esempio:
    • “Io sono una persona piacevole”;
    • “Io sono una persona responsabile”;
    • “Faccio bene ad esprimere le mie opinioni”;
    • “Faccio bene ad essere me stesso”;
    • “Io merito di essere felice”;
    • “Io credo in me stesso”;
    • “Io valgo”.

Se credi di avere un problema di bassa autostima ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire e superare questa situazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Un semplice test per misurare i tuoi livelli di autostima e migliorarli

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