Dieta per rimettersi in forma dopo le feste: cosa fare e cosa non fare

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Fra Natale e Capodanno, è facile prendere  dai due ai quattro chili e i problemi di digestione subiscono un’impennata facendo registrare il 23% dei casi totali durante i vari cenoni. Passato questo periodo è il caso di seguire qualche consiglio per per rimediare agli “strappi” degli eccessi.

Sconsigliati i digiuni che hanno numerose controindicazioni, specie se “fai da te”. Si può scegliere di seguire un regime a basso contenuto calorico, ma ad alto tasso di alimenti e sostanze drenanti e depurative, da seguire per cinque giorni.
Per prima cosa è bene iniziare la giornata bevendo molta acqua appena svegli. L’idratazione è fondamentale per il buon funzionamento dei reni e del fegato. Anche nell’arco della giornata, è bene continuare a bere. E’ importante seguire una dieta bilanciata, comprensiva di tanta verdura, frutta (meglio a fine pranzo piuttosto che a cena) e proteine. Anche la colazione è un pasto da non sottovalutare: fette biscottate ricche di fibre insieme a un po’ di ricotta con marmellata senza zucchero o insieme a qualche fettina di prosciutto cotto, sono un ottimo modo di cominciare la giornata.

A metà mattina e a metà pomeriggio, meglio fare uno spuntino, così da non esagerare con il cibo durante i pasti principali. A pranzo e cena, invece, è sempre bene iniziare con una minestra di verdure prima della portata principale, così da saziare l’appetito. I cibi ricchi di carboidrati come pasta, pane, riso, pizza vanno sostituiti con le verdure (ad eccezione di carote, patate e legumi). Infine gli esperti consigliano di eliminare completamente gli alcolici per il loro tasso glicemico particolarmente alto, ma di non rinunciare all’olio per l’utilità dei grassi.

Subito dopo pranzo, vale la pena fare il giro dell’isolato camminando a passo spedito per almeno venti minuti. Può andar bene anche andare a correre o fare un altro sport. L’importante è muoversi.

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Il sushi fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE SUSHI PESCE CALORIE DIABETE GIAPPONE MANGIARE CIBO DIETA PASTO INGRASSARE DIMAGRIRE.jpgAlmeno un sushi a settimana ormai è diventata la regola e l’idea di mangiare giapponese piace talmente tanto che sui social impazzano le foto di chi mangia prodotti tipici giapponesi. Ma il sushi è davvero così light come sembra oppure fa ingrassare? Insomma, ci si può sedere al tavolo ordinando tutto quello che si vuole perché tanto si tratta di mangiare sano?

Calorie del sushi: Un nigiri (pezzo di riso con sopra pesce) ha circa 30-40 calorie, ma in alcuni tipi può raggiungere anche le 80 calorie per pezzo; un rotolino (alga con riso e pesce dentro) ha circa 20 calorie; una porzione di sushi è di 12/14 pezzi quindi raggiunge le 420 calorie circa

Sì, il sushi fa bene alla linea ma solo se mangiato nelle giuste quantità

Senza considerare le ricette elaborate con uova, maionese o tempura, il sushi non è altro che riso, pesce ed alghe. È una ricetta bilanciata perché contiene i carboidrati del riso che viene normalmente cotto con aceto di riso, le proteine del pesce, ricco di omega 3 (acidigrassi polinsaturi), le fibre e i sali minerali delle alghe. Se mangiato in quantità normali, come possono essere i classici 6 pezzi, non apporta calorie eccessive.

Il segreto per non strafare è l’abbinamento dei piatti

Evitate di ordinare solo maki, ad esempio, ma bilanciate il tutto con solo pesce crudo o una zuppa di miso come antipasto che vi aiuterà a farvi sentire più sazi. ll sushi è un alimento equilibrato solo se associato a un pasto bilanciato ecco perché consiglio di variare. Se invece si eccede nel quantitativo di roll, ad esempio, è come se si mangiasse tre piatti di riso con pesce. Meglio associare una porzione di sushi con altre di solo pesce (sashimi), anche alla griglia, e magari insalate di alghe o zuppa di miso. No ai maki con maionse o formaggio in crema, alla tempura o ai crunchy roll che sono stati precedentemente fritti. Il vero problema del sushi nella dieta, però, è rappresentato dalla salsa di soia: «La salsa di soia è molto salata. Contiene mediamente 15 grammi di sale per 100 grammi di prodotto (un alimento con più di 1,5 gr di sale è da considerarsi salato). Oltre a essere utilizzata per accompagnare sushi e sashimi, la salsa di soia viene spesso usata per cucinare anche altri piatti della cucina giapponese, il che trasforma delle ricette poco caloriche in pasti molto salati, favorendo così la ritenzione di liquidi».

Quindi sushi sì o sushi no? Mangiatelo tranquillamente una volta alla settimana, ma limitando la salsa di soia e abbinando i roll a porzioni di alghe o pesce senza riso.

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Mal di gola forte: rimedi naturali e farmaci per farlo passare

MEDICINA ONLINE MALE MAL DI GOLA BRUCIORE TONSILLE TOSSE SECCA GRASSA PRODUTTIVA PERSISTENTE CONTINUA CRONICA DOLORE INFLUENZA FEBBRE RAFFREDDORE NASO CHIUSO PETTO RIMEDI CURE TEMPERATURA TOSSIRE FARMACI MUCOLITICO.jpgIl raffreddore ed il mal di gola sono sinonimo di un’infiammazione della mucosa nasale e della gola. Quando siamo di fronte ad un’infiammazione, è necessario adoperarsi per spegnerla. Come fare? Utilizzando queste piante o alimenti che aiutano e favoriscono il ripristino dello stato di salute:

  • ginseng siberiano;
  • echinacea;
  • propoli;
  • sambuco;
  • curcuma;
  • eucalipto;
  • miele.

Per prevenire il mal di gola usa il ginseng siberiano, che è un vegetale che cresce nelle steppe russe: è ricco di principi attivi che migliorano l’attività degli anticorpi e ha un’azione ricostituente. Si trova in capsule e se ne assume una al giorno per un mese, per rinforzare le difese immunitarie . Ai primi sintomi prendi l’acerola Questa pianta, che è una miniera di vitamina C, è un coadiuvante delle difese immunitarie e si usa quando la gola inizia a “pizzicare”. In commercio l’acerola si trova sotto forma di estratto secco, da assumere prima del posti principali (una capsula alla volta) con un bicchier d’acqua per almeno una settimana, quando Il mal di gola inizia a manifestarsi.

Gli estratti o tinture madri di echinacea e propoli sono il rimedio ideale per rinforzare il sistema immunitario in caso di raffreddore o mal di gola. L’ideale è assumerle almeno tre volte al giorno, lontano dai pasti, quando il sintomo è attivo. Continuare poi una volta al giorno a digiuno, per almeno una settimana, dopo la scomparsa del sintomo.

Il sambuco è utilissimo per liberare le vie aeree e spegnere l’infiammazione: si trova in succo o in tisana.

Curcuma e miele sono un rimedio di eccellenza per il mal di gola: miscelati insieme, aggiungendo anche qualche goccia di limone, svolgono funzione antinfiammatoria e antibatterica.

L’olio essenziale di eucalipto è utilissimo in caso di raffreddore perché aiuta a liberare il naso e sfiammare la mucosa: bastano poche gocce in acqua bollente, per effettuare i fumenti.

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Consigli per diminuire il mal di gola

  • per ridurre il gonfiore e alleviare il fastidio, sono molto utili i gargarismi con colluttorio o con un cucchiaino di sale in una tazza di acqua tiepida. Vanno effettuati con la testa inclinata verso l’alto, per diverse volte al giorno, senza inghiottire il liquido.
  • Mantenere un’adeguata umidità degli ambienti, utilizzando umidificatori elettrici e controllando che le vaschette appese ai termosifoni siano sempre rifornite d’acqua. Assicuratevi , inoltre, che la temperatura dell’ambiente non superi i 20°C.
  • Cercar di riposare molto, dormendo circa 11-13 ore al giorno, fino alla scomparsa dei sintomi, ma mantenete le abitudini nel sonno notturno.
  • Bevete più del dovuto: l’uomo 3 litri d’acqua al giorno e la donna 2,2 litri per aiutare le secrezioni nella gola. Non abusate del caffè, in quanto può portare alla disidratazione e consumate sport drink (es Gatorade) per reintegrare i sali, gli zuccheri e i minerali necessari a combattere il mal di gola.

Farmaci per il mal di gola

Per curare il mal di gola, dovrebbe essere sufficiente utilizzare il paracetamolo (Tachipirina) o i farmaci antinfiammatori non steroidei, come l`acido acetilsalicilico e l`ibuprofene. Nei casi più lievi, quando il fastidio alla gola non è accompagnato da alcuna linea di febbre, possono essere d`aiuto anche spray, collutori e pastiglie disinfettanti.
Non è il caso di invece di assumere antibiotici “fai da te”, prima di tutto perché la maggior parte delle volte la causa della malattia è un virus, contro cui questi farmaci sono assolutamente inutili, e poi perché anche quando il mal di gola è di origine batterica deve essere il medico a prescrivere l`antibiotico più adatto al caso.

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Labbra screpolate e secche: cause e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LABBRA SCREPOLATE SECCHE RIMEDI NATURALI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Le labbra secche e screpolate sono un problema comune che si rivela antiestetico e fastidioso. I sintomi più comuni sono arrossamento, desquamazione, screpolature e labbra doloranti. Alcune delle cause principali sono allergie, carenze vitaminiche, fumo, disidratazione ed esposizione al sole. Esistono molti prodotti commerciali per ovviare a questo problema, ma sono molto più efficaci i rimedi naturali. Eccone alcuni.

Olio di jojoba. Può idratare le labbra nutrendone le cellule, e riparando la pelle, dando un sollievo immediato. Basta prendere alcune gocce di olio di jojoba e applicarlo sulle labbra, lasciando in posa per un quarto d’ora circa.

Bustine di tè verde. Una bustina bagnata può idratare in modo efficace le labbra secche: basta prenderne una già usata per fare il tè, e applicarla sulle labbra per 4 minuti. Ripetere quotidianamente.

Succo di limone. Contribuisce a nutrire le labbra, ammorbidendole e levigandole. Mescolate un cucchiaino di latte con 3 gocce di succo di limone in una ciotola. Mettete in frigo per un’ora, estraete il tutto e applicate sulle labbra prima di andare a letto. Ripetete per 3 giorni e noterete la differenza.

Aloe Vera. Ha proprietà antinfiammatorie che leniscono il dolore delle labbra secche, andandole anche ad idratare. Prendete una piccola quantità di gel di Aloe Vera e mettetelo sulle labbra screpolate. Lasciatelo finché non si asciuga, quindi lavatelo via.

Cetriolo. Prendetene una fetta e strofinatela delicatamente sopra le labbra secche. Lasciate asciugare il succo rimasto sulla bocca per 15-20 minuti e risciacquate. Ripetete più volte al giorno come rimedio di pronto utilizzo.

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Fight Club (1999): trama, recensione e interpretazione del film

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FIGHT CLUB TRAMA RECENSIONE PSICOLOGIA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgFight Club. Un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Edward Norton, Meat Loaf, Jared Leto. Titolo originale Fight Club. Drammatico, durata 139 min. – USA 1999

Edward Norton impersona l’anonimo protagonista di Fight Club, un impiegato di una grande casa di produzione di autoveicoli che viaggia per gli Stati Uniti a supervisionare le scene degli incidenti stradali che coinvolgono modelli di vetture prodotti dai suoi datori di lavoro, cercando spesso e volentieri di redigere rapporti a favore della sua azienda, anche a discapito della sicurezza delle persone.

La vita monotona del nostro perito procede tra giornate sempre uguali, acquisti compulsivi via telefono, vita sociale ridotta all’osso e notti insonni.
Quando la mancanza di sonno diventa un problema, non trovando un riscontro empatico nei medici ai quali si rivolge, egli si ritrova quasi per caso a frequentare dei gruppi di auto aiuto per malati terminali, desideroso di scoprire cos’è la sofferenza.
Lì, stimolato dall’atmosfera positiva e terapeutica, riesce a sfogare la sua frustrazione, piangendo e iniziando ad affezionarsi alle persone presenti. Quando però scopre che un’altra paziente, una donna di nome Marla (Helena Bonham Carter), cupa e con tendenze suicide, pur non essendo malata frequenta i gruppi per il suo stesso motivo, ecco che ripiomba nello sconforto e nell’insonnia.

Fin qui sembra quasi un film “normale”, ma…

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A salvarlo da questa situazione sarà Tyler Durden (Brad Pitt), uno stravagante venditore di sapone conosciuto in un viaggio di lavoro che, a seguito di un incendio che ha distrutto la casa del nostro “uomo qualunque”, si offre di ospitarlo nel suo appartamento, un fatiscente palazzo di periferia, ad una sola condizione: che il nuovo amico si batta con lui a pugni.

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Quello che all’inizio sembrava una follia dovuta a qualche bicchiere di troppo si trasforma ben presto in un rituale, a cui si unisce sempre più gente: i combattimenti tra Tyler e il suo coinquilino attirano una folla di curiosi che ben presto, abbandonate le resistenze, scelgono di cimentarsi tra di loro in combattimento.
Il fenomeno dilaga e i due istituiscono un vero e proprio gruppo clandestino di lotta, chiamato “Fight Club”, improntato sulla segretezza, al quale ben presto Tyler, leader carismatico indiscusso, si dedica con tutto se stesso, fornendo ai combattenti un indottrinamento morale di stampo nichilista.
Il combattimento viene dipinto da Durden come un atto di rivolta verso la società, verso il conformismo, il consumismo e la legge dell’apparire al posto di essere.

La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare caz*** che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la TV che ci ha convinto che un giorno saremo divenuti miliardari, divi del cinema, rockstar… ma non è così, e lentamente lo stiamo imparando

Da qui in poi… SPOILER!

Molto presto i club di combattimento aumentano, e viene dato all’organizzazione uno stampo ecoterrorista, con attentati presso sedi di multinazionali e personaggi legati al mondo del potere. Il nostro impiegato, dapprima entusiasta di Tyler e di nuovo felice, con il passare del tempo resta sempre più inquieto di fronte alle stranezze dell’amico e al suo mutismo su quanto il Fight Club sta diventando.

Il progetto di Tyler non si ferma: inizia anche una relazione con Marla, salvata da lui durante un tentativo di suicidio, e nel frattempo mette su un esercito clandestino, chiamato “Progetto Mayhem“, svanendo nel nulla.
La ricerca di quest’ultimo che il personaggio interpretato da Edward Norton compie da ovest a est del paese ha un esito sconvolgente: si scopre infatti che Tyler Durden altri non è che lo stesso protagonista, il cui ego si è scisso e ha creato una seconda personalità violenta e rabbiosa, speculare alla sua.

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Il tentativo del protagonista di fermare l’organizzazione terroristica si rivela un fiasco, poiché il suo doppio ha anticipato tutte le sue potenziali mosse, fino al punto di coinvolgerlo suo malgrado in un grave attentato ai danni di alcuni palazzi sedi di banche e corporazioni.
Lì, in un tragico epilogo di violenza e di confronto tra i due “Tyler”, la parte buona ha il sopravvento, riuscendo a comprendere di poter dominare l’altro e di non aver bisogno di lui per affrontare le difficoltà.

La complessa trama di Fight Club ci mostra senza mezzi termini il disagio dell’uomo moderno, incastrato in un mondo che lo aliena, reprimendo i suoi istinti e quindi impedendo all’aggressività ed in generale alla pulsione di morte (Freud, 1920) di sublimare.
Tale meccanismo di repressione a livello sociologico costringe il protagonista inizialmente a spostare la carica libidica aggressiva sull’acquisto di mobili, vestiti e altri accessori, oltre che sui meccanismi che regolano il sonno.
L’insonnia del protagonista, in questo caso, può essere letta come causata dal perdurare nella sua psiche di una attivazione causata dalla rabbia che rende impossibile il riposo e, dunque, il sognare, che è uno dei principali meccanismi che il nostro inconscio usa per soddisfare le nostre pulsioni che risultano inaccettabili all’Io (Freud, 1899).

L’incontro con i malati di cancro e il contesto terapeutico riescono a sciogliere parzialmente il blocco emotivo che intrappolava il protagonista.
Il contatto col dolore, sia fisico sia psichico presente nelle persone affette da tumore, fa da cassa da risonanza per l’angoscia esistenziale di Tyler “buono” che può, fingendosi uno di loro, soffrire apertamente per le sue ferite narcisistiche.
Tuttavia, questa “terapia fai da te” non può essere sufficiente a risolvere il nodo psicopatologico del protagonista, in quanto essa non è che uno spostamento, ovvero uno “scaricare” la libido non sull’oggetto appropriato, ma su un sostituto che ha qualcosa in comune a livello simbolico con la meta originaria (Freud 1938), meccanismo non molto dissimile da quello presente, in ottica psicoanalitica, nell’eziologia delle fobie.
Il cancro che divora all’interno la vita dei pazienti è visto quindi da Tyler come simbolicamente simile al suo lato oscuro che, pian piano, sta divorando il suo Io.
Quando sopraggiunge però Marla, l’incantesimo si rompe: la fantasia magica di guarigione che aveva tenuto a bada le angosce psicotiche di Tyler va in pezzi, sbattendogli in faccia la dura realtà, ovvero che anche lui è un simulatore.
Questo secondo trauma, risultante dalla perdita del contenimento affettivo, dell’holding dato dal gruppo (Winnicott, 1971), fa in modo che le fragili difese poste a protezione dell’Io del protagonista si sfaldino, risultando in un allagamento di quest’ultimo da parte dell’Inconscio, con tutti i suoi simboli carichi di morte.

L’unica difesa possibile per Tyler è allora la scissione: di fronte alla paura, alla condizione di esistenza negativa (Benedetti 1997) legata alla psicosi dilagante, non vi è altra soluzione che separare con forza la propria identità, preservando (in modo ovviamente non sano) uno pseudo-nucleo “normale” ed espellendo all’esterno le parti minacciose del Sé, impersonate da Tyler Durden “cattivo”, il bizzarro venditore di sapone con idee anarchiche e antisociali.
Tale proiezione all’esterno però non è di alcun aiuto al protagonista, in quanto si tratta di una illusione: egli allucina Tyler Durden, vedendolo come altro da Sé, ma in realtà lo impersona, seppellendo e distruggendo progressivamente proprio la parte sana che tanto cerca di salvare con la proiezione all’esterno delle sue angosce (Klein 1923).

Il profondo senso di disagio e di rabbia che il protagonista prova per ciò che lo circonda è ciò che poi Tyler Durden “cattivo” agirà.
La creazione di questi templi della violenza e infine la fondazione di una organizzazione paramilitare volta a scardinare la base stessa della società occidentale sono probabilmente frutto di una profonda ferita narcisistica che accompagna il nostro “uomo della strada” dalla fanciullezza.
Dai suoi discorsi con il suo alter ego (diventato presto il suo amico e confessore) egli esprime tutto il suo rancore e il suo odio verso il padre, la cui figura distante e anaffettiva ha assunto un ruolo centrale nella vita del figlio fino a quel momento.
Di certo, anche altre esperienze avranno contribuito ad alimentare questa fiamma, ma il rapporto con le figure di autorità resta per Tyler “buono” controverso.

Oltre al padre, con il quale ha al massimo una telefonata all’anno e che è divorziato dalla madre quando lui era piccolo e con altri figli in giro per gli Stati Uniti, vi è un protagonista un altro bersaglio d’odio: il capoufficio.
Pelato, grasso e schematico fino ai limiti dell’ossessività, quest’ultimo viene travolto senza pietà dalle proiezioni mortifere di Tyler, che non esita ad autoinfliggersi pugni e schiaffi nel suo ufficio, implorando poi i vigilantes richiamati dal rumore e dalle urla di salvarlo dalla “violenza” che stava subendo e incolpando il capo delle sue lesioni.
Da qui, il passo verso il piano di distruzione dell’ordine costituito è breve: la societàassume infatti nella psicosi di Tyler il ruolo di “padre sadico”, che non ha riconosciuto gli sforzi eroici del figlio e ha messo dei frustranti limiti al suo Io ipertrofico.

La remissività e la normalità velata di sottomissione del giovane perito automobilistico non devono trarre in inganno sull’impostazione profondamente narcisistica che la sua personalità deve aver avuto.
Come afferma McWilliams (1999) oltre al narcisismo che potremmo definire quasi “maniacale”, con caratteristiche di arroganza, superiorità e boria, si può individuare un narcisismo quasi mascherato, velato da accondiscendenza e modestia, le quali spesso vengono usate per evitare un confronto con gli altri che minerebbe le incrollabili certezze e le convinzioni che il narcisista porta con sé, e che non intende assolutamente mettere in discussione.

Possiamo supporre da quanto propostoci da Fincher che il nostro Tyler “buono” sia in realtà un narcisista di questo tipo, il cui scompenso ha generato una parte violenta e tendente a ridurre la vita ad uno stato inorganico, cosa della quale lo stesso alter ego è convinto, affermando che ogni essere umano non è la somma dei suoi beni materiali, bensì materia organica e, alla morte, concime per la terra.
Molti lo seguono, affascinati dal carisma e dalla voglia di distruzione, legati a lui in una spirale di odio e violenza, inebriati dalla catarsi di aggressività e, come descrive Freud nel suo saggio sull’analisi delle folle (1921), attratti dalla potenza del capo, che crea con il suo ascendente i presupposti per un inconscio gruppale primitivo e gregario.

La frammentazione psicotica di Tyler procede a passo spedito, ma diventa sempre più cupa e minacciosa per il piccolo nucleo sano che ancora resiste agli attacchi dell’Es.
Tutto sembra sull’orlo della definitiva fuga nella psicosi, quando alcuni eventi riportano il protagonista ad una parziale realtà.
La morte di un amico a causa di una sparatoria con la polizia durante un attentato risulta essere il primo dolore “reale” di Tyler, grazie al quale lui inizia a intuire la pericolosità di ciò che sta avvenendo e a non essere più accondiscendente al cento per cento con il suo doppio.
Ciò che però risulta fondamentale per lui è soprattutto la relazione con Marla, la quale pur se con grossi disturbi di personalità (si potrebbe supporre sia una borderline) riesce in qualche modo a far breccia nel mondo caotico di Tyler, che scopre di avere legami emotivi, vissuti sì con rabbia e frustrazione, ma pur sempre reali, non deliranti.
Questo permette al protagonista di iniziare ad essere critico con i piani della sua Ombra, come la definirebbe Jung (1946), iniziando a contestare apertamente le sue scelte, oltre che ad insinuare il sospetto che Tyler Durden non sia una persona reale.

Sarà proprio Marla, con una telefonata ai limiti del paradossale in cui il protagonista le chiede insistentemente di dire il suo nome, a gridargli: “Tyler Durden, schizzato!!! sbloccando con questa sorta di interpretazione selvaggia qualcosa nella psiche del giovane, che riesce a riconoscere il suo doppio non come altro, ma come parte di Sé, sebbene egli abbia ancora potere sul suo corpo e le sue decisioni.

Tuttavia, il processo che porterà alla risoluzione del trauma è innescato: Tyler “buono” acquista progressivamente potere sull’altro, fino al tragico epilogo dove, autominacciandosi con una pistola, riesce a capire che ha dovuto creare un doppio per soddisfare tutti i bisogni che reprimeva, per dar sfogo alla rabbia e per trovare conforto della solitudine nella sua vita mediocre.
Compreso ciò, come atto simbolico Tyler fa fuoco, trapassandosi la guancia con un proiettile, ed uccidendo metaforicamente la sua Ombra.
La catarsi dolorosa che lo ha spinto a tentare il suicidio si rivela curativa, ricucendo la frattura del Sé e reintegrando Tyler in un unico soggetto, con valori e idee che fanno riferimento al suo passato precedente alla scissione, ma che sono arricchite dalla consapevolezza di aver vissuto un periodo difficile causato dalla repressione della sua sofferenza.

Morto psicologicamente il leader, l’esercito clandestino vacilla, diventa incerto e i suoi componenti, di fronte ad un Tyler sano e nuovamente equilibrato, sembrano perdere la loro sicurezza, limitandosi ad assistere quasi increduli alle esplosioni che proprio loro stessi hanno innescato qualche minuto prima e sulle quali si conclude in tono beffardo il film.

Fight Club è stato ed è tuttora la rappresentazione di un disagio esistenziale profondo che caratterizza la società moderna. La scissione del protagonista è, in percentuali ovviamente diverse per ognuno, la “scissione” di ciascuno di noi, condizionato a volte a reprimere i sentimenti e i propri bisogni sull’altare delle convenzioni di una società che fa della competizione esasperata uno dei suoi valori fondanti.
Per difenderci dall’angoscia, ognuno di noi si crea un falso Sé (Winnicott 1971) che più o meno ci condiziona.
L’estremo, rappresentato in questa pellicola, può rappresentare il nostro lato più profondo e primitivo, con il quale è sempre bene essere in dialogo profondo.
Vedere Fight Club è un po’ iniziare a riflettere sul Tyler Durden che è in ognuno di noi.

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Nistagmo: cause, sintomi, classificazione e terapia

MEDICINA ONLINE MUSCOLI NERVI OCULARI OCCHI RETTO LATERALE MEDIALE SUPERIORE INFERIORE OBLIQUO SUPERIORE INFERIORE OCCHIO VISTAÈ un’oscillazione ritmica e involontaria degli occhi. Si distinguono un nistagmo fisiologico (ossia un movimento oculare normale) da un nistagmo patologico.
Il primo è dovuto alla modalità di visione degli oggetti in movimento: tipico è l’esempio di una persona seduta su un treno in corsa che guarda fuori del finestrino e osserva, uno alla volta, i pali che si susseguono lungo i binari (a una fase di movimento più lento ne segue un’altra di movimento rapido o “di scossa”).
Nel nistagmo patologico, invece, ogni ciclo di movimento tende ad allontanare l’oggetto che si vuole osservare dalla fovea (centro retinico), facendolo uscire dalla zona centrale del campo visivo, causando così seri problemi alla visione stessa.

COME SI PRESENTA?

Il nistagmo si può presentare con un movimento pendolare (stessa velocità in tutte le direzioni) oppure con un movimento saccadico (a carattere erratico, ha una velocità diversa a seconda delle diverse direzioni): si compone di una fase rapida e di una fase lenta.

COSA PROVOCA?

Il nistagmo patologico spesso riduce la visione in modo serio. Molte persone affette da questa condizione sono considerate ipovedenti. Infatti, la profondità di campo diminuisce, provocando instabilità nel movimento. Tuttavia, la capacità visiva può variare durante il giorno ed essere influenzata anche da fattori emozionali e fisici (come lo stress o la stanchezza).

COME OSCILLA ESATTAMENTE L’OCCHIO?

Il piano di questi movimenti involontari e patologici può essere orizzontale, verticale, torsionale (circolare) o può essere aspecifico (non individuabile).
Le altre caratteristiche del nistagmo sono la frequenza del movimento oculare (bassa, elevata e moderata) – che indica il numero di scosse nell’unità di tempo – e l’ampiezza del movimento delle scosse (fine, media e grossolana). Può coinvolgere un occhio (nistagmo monoculare) oppure entrambi gli occhi (binoculare); è detto “coniugato” quando la direzione, la frequenza e l’ampiezza sono simili in entrambi gli occhi, altrimenti viene definito “dissociato”.

QUALI SONO LE CAUSE?

Il nistagmo patologico può essere dovuto a cause genetiche o può essere acquisito (può dipendere da diverse malattie). Si può manifestare in seguito a lesioni del sistema nervoso (cervelletto e tronco encefalico) o dell’apparato vestibolare (organo dell’equilibrio).
Il nistagmo congenito può avere un’ereditarietà legata al sesso e, in genere, si manifesta entro i primi 2-3 mesi dalla nascita. Fondamentale è, quindi, la diagnosi oculistica in età neonatale (in modo da evitare che ci sia deficit visivo che può provocare nistagmo). Le cause possono essere varie (ad esempio una cataratta congenita, uno strabismo, ecc.). Il nistagmo si sviluppa in tutti quei bambini che hanno una perdita bilaterale della visione centrale entro i primi 2 anni di vita. In alcuni casi può presentarsi senza una causa nota e può insorgere nei gradi estremi di rotazione degli occhi, anche in persone perfettamente sane, soprattutto in caso di affaticamento. Ci sono malattie come l’albinismo che tipicamente lo causano.

COME SI ESEGUE LA DIAGNOSI?

Si effettua valutando il movimento degli occhi mentre il paziente osserva un punto fisso; di solito si utilizza la lampada a fessura che, ingrandendo l’immagine, è anche in grado di rendere visibili i movimenti più piccoli. L’esame oculare deve mirare a valutare l’acuità visiva, la reattività delle pupille, la motilità degli occhi e il fondo oculare.

COME SI CLASSIFICA?

Distinguiamo i seguenti tipi:

  1. nistagmo a scosse, in cui il movimento lento è detto “di defoveazione” (allontanamento dalla zona di fissazione dell’oggetto, seguito da rapidi movimenti oculari correttivi);
  2. nistagmo pendolare, in cui entrambi i movimenti sono lenti;
  3. nistagmo misto, in cui a scosse in posizione primaria segue un nistagmo pendolare in posizione laterale di sguardo. Distinguiamo, per il nistagmo fisiologico, la posizione estrema dello sguardo (end point), in cui si riscontra un nistagmo a scosse con la fase rapida in direzione dello sguardo;
  4. nistagmo otto-cinetico, provocato da oggetti in movimento all’interno del campo visivo: vi è un inseguimento oculare lento;
  5. nistagmo vestibolare: a scosse, causato da alterazioni dei segnali che arrivano ai centri per il controllo dell’equilibrio corporeo che regolano anche lo sguardo orizzontale. Questo può essere provocato dalla stimolazione termica (acqua fredda o calda), per cui viene utilizzato dall’otorinolaringoiatra per valutare la funzionalità dei centri dell’equilibrio del sistema vestibolare.

ESISTE UNA TERAPIA?

Quando possibile si deve eliminare la causa determinante il nistagmo. Nel caso in cui la causa sia congenita esistono terapie riabilitative che potrebbero ridurne la portata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Fossette di Venere: perché sono sexy e come fare ad averle?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FOSSETTE DI VENERE PERCHE SEXY AVERLE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAvete mai notato sulla zona lombare della vostra schiena – o quella di qualcun altro – due piccole fossette? Vi siete mai chiesti cosa sono o cosa indicano?

Fossette di Venere

Queste piccole fossette – più frequenti nelle donne che negli uomini – hanno un nome romantico “fossette di Venere” o anche “buchi di Venere” mentre quello medico è “rientranze lombari laterali” e si trovano tra il punto di congiunzione delle due ossa del bacino. Le fossette o buchi di Venere non devono essere confuse con i cosiddetti “occhi di Venere”, che sono invece le fossette che si creano sulle guance quando sorridiamo. In entrambi i casi si tratta di caratteristiche congenite e non dipendono, come erroneamente alcuni credono, dal fatto che una donna sia più morbida o più magra, ma semplicemente dalla conformazione fisica scritta nel DNA di ciascuno di noi sin dalla nascita.

Perché le fossette di Venere sono considerate sexy?

Se abbiamo le fossette di Venere, possiamo dirci fortunati: la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne trova sexy la loro presenza nell’altro sesso. Specialmente sulla MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FOSSETTE DI VENERE PERCHE SEXY banner Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Peneschiena di una donna sono considerate un’arma di seduzione. Anche gli uomini possono avere le fossette di Venere, e in genere anche le donne le trovano sessualmente attraenti. Il motivo per cui rappresentano una attrazione sessuale così forte non è ancora del tutto chiara ma sembrerebbe essere legato al concetto di simmetria, così importante per indicare la salute di un soggetto (un corpo simmetrico è un corpo sano) e quindi la sua capacità riproduttiva. Inoltre la presenza di queste fossette sembra indicare giovinezza e tensione della cute, oltre ad un adeguato tono della muscolatura dorsale e lombare, condizioni legate anch’esse ad una superiore capacità riproduttiva.

Come faccio ad avere le fossette di Venere?

Purtroppo, essendo le fossette di Venere una caratteristica congenita, non è possibile ottenerle. Tuttavia ci sono dei casi in cui sono esse sono presenti ma poco o per niente visibili: in tale evenienza la dimensione delle fossette e la loro forma è condizionata dal peso corporeo e da quanto siamo in forma. Se non vedi sulla tua schiena le fossette di Venere e vuoi scoprire se in realtà le possiedi, devi sapere che è possibile evidenziarle con:

  • il raggiungimento del tuo peso peso forma;
  • l’esercizio continuato della muscolatura dei glutei e della schiena, specie in zona lombare.

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Che significa “ai pasti”? Quando assumere i farmaci?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CHE SIGNIFICA AI PASTI DOPO DURANTE FAR  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUna delle domande che mi sento rivolgere più spesso quando prescrivo un farmaco è:

Quando nel foglio illustrativo di un farmaco c’è scritto “da assumere ai
pasti” o “prima” o “dopo”, cosa significa? Va preso immediatamente prima del pranzo/cena o durante, oppure anche una mezz’ora prima, oppure tra il primo e il secondo?

Potrebbero sembrare domande banali, ma niente è mai banale quando si tratta di assumere qualcosa che ha una etimologia che fa paura: la parola “farmaco” viene dal greco e significa “veleno”.

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Queste domande non sono banali
Il momento in cui si assume un farmaco è estremamente importante dal momento che tutti abbiamo compreso che tra cibo e farmaci possono instaurarsi delle interazioni  che  possono modificare l’assorbimento del farmaco o dell’alimento. Anche se spesso è consigliabile assumere la terapia a stomaco vuoto, ciò non è sempre raccomandabile: ad alcuni farmaci, come ad esempio i FANS (antinfiammatori non steroidei), hanno massima gastrolesività se assunti a stomaco vuoto.
Alcuni farmaci devono essere ingeriti lontano dai pasti perché sono particolarmente sensibili all’acidità presente nello stomaco. Poichè il cibo riduce la velocità di svuotameno gastrico, aumenta quindi il tempo di contatto del farmaco con l’ambiente acido  dello stomaco, con una conseguente riduzione dell’efficacia del farmaco. Rientrano in questo caso, per esempio, alcuni antibiotici.
Esistono anche casi in cui è meglio assumere i farmaci a stomaco pieno, cioè quando l’assorbimento viene favorito dalla presenza di cibo nello stomaco (farmaci liposolubili) o quando si desidera attenuare l’effetto irritante dei farmaci sulla mucosa gastrica (per esempio i farmaci antinfiammatori o il ferro).
Un altro motivo per cui il cibo a volte non va d’accordo con certi farmaci è la possibilità che alcune sostanze presenti negli alimenti si leghino ai farmaci impedendone l’assorbimento. E’ quello che accade ad esempio con alcune tetracicline (antibiotici) che vengono intrappolate (o più correttamente ”chelate”) dal calcio presente soprattutto nel latte e nei latticini (ma anche dal ferro, dall’alluminio e dal magnesio) e non sono più disponibili per essere assorbite e la loro concentrazione nel sangue può essere ridotta di oltre il 50%. Alcuni alimenti sono, inoltre, in grado di aumentare in maniera significativa la biodisponibilità di diversi medicinali, attraverso un meccanismo di inibizione dell’attività di alcuni enzimi che a livello epatico sono responsabili della metabolizzazione dei farmaci. Tra gli alimenti più attivi in questo senso si deve ricordare il succo di pompelmo. Queste pochi esempi mostrano come l’assunzione di un farmaco non può e non deve mai essere sottovalutata, soprattutto in relazione ai complessi e sottili meccanismi che regolano le nostre funzioni fisiologiche, come quella di assumere cibo.

Ai pasti, dopo i pasti, prima dei pasti? Facciamo chiarezza
Gli stessi medici, sulle ricette e prescrizioni usano spesso terminologie diverse per dire la stessa cosa. Cerchiamo allora di capire che significa e che differenza c’è tra…

  • da assumere PRIMA del pasto: assumi il farmaco a stomaco vuoto, entro 30 minuti dall’inizio del pasto;
  • da assumere DOPO il pasto: assumi il farmaco a stomaco pieno, subito dopo aver terminato di mangiare;
  • da assumere AI pasti o DURANTE i pasti: assumi il farmaco durante il pasto (mentre stai mangiando) o comunque a stomaco pieno;
  • da assumere PREFERIBILMENTE AI pasti: assumi il farmaco preferibilmente (ma non esclusivamente) durante il pasto (mentre stai mangiando) o comunque preferibilmente a stomaco pieno;
  • da assumere LONTANO dai pasti o A STOMACO VUOTO: assumi il farmaco almeno un’ora prima dei pasti o due ore dopo aver mangiato;
  • da assumere INDIPENDENTEMENTE dai pasti: assumi il farmaco in qualsiasi momento della giornata, dal momento che per quel dato medicinale non c’è una importante interazione tra principio attivo e cibo.

Cosa mangiare prima di assumere farmaci?
Salvo diversa indicazione del medico, non è importante mangiare un determinato cibo piuttosto di un altro, è invece importante usare il buon senso: assumere pochi grammi di pane non può essere inteso come “pasto”, quindi è importante mangiare un pasto in quantità adeguate. In caso di dubbi contattate il vostro medico.

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