Il figlio di due anni sveglia la mamma in coma con un bacio

Una storia a lieto fine, di quelle che riempiono tutti noi di gioia.

Zhang Rongxiang è uscita dal coma dopo circa tre anni e la sta accudendo il figlio di due anni che mastica il cibo e poi lo passa nella sua bocca. La donna, proveniente da Shuyang nella provincia di Jiangsu in Cina, era in coma dal 2010 dopo un incidente stradale e si è incredibilmente svegliata lo scorso maggio grazie ai baci e alla voce del figlio. Zhang era incinta al momento dell’incidente ma è riuscita con un miracolo a far nascere il bambino che aveva in grembo, grazie al quale si è risvegliata dopo che i medici avevano escluso tale possibilità. Per cinque mesi il marito, Gao Dejin, le è stato vicino fino a quando i medici non sono stati in grado di far nascere loro figlio con un parto cesareo.

Il tutto, quindi, è avvenuto grazie alla benevolenza del figlio nei confronti della madre. Quell’affetto che l’ha spinto a non allontanarsi neppure un attimo da lei, tanto da starle vicino fin da quando era molto piccolo, parlandole, cantando e prendendosene cura fino a quando Zhang non si è risvegliata ed ha potuto conoscerlo. Gao Qianbo non si è mai arreso dal darle assistenza e, seppur in tenerissima età, si è accorto delle difficoltà della madre nel masticare. Così, per evitarle di mangiare solo cibi liquidi, spezzetta i cibi e glieli passa in bocca.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Le ragazze obese che rischiano di diventare anoressiche

MEDICINA ONLINE GRASSO OBESITA DIETA DIMAGRIRESono da sempre un assiduo lettore della sezione “Salute” di http://www.today.com e ieri mi è capitato di leggere un interessante articolo (che potete trovare a questo link), il cui contenuto oggi voglio riproporvi.

Difficilmente quando vediamo un soggetto obeso potremmo pensare che sia un individuo ad alto rischio di anoressia ed invece è proprio così: tra le categorie che più facilmente finiscono per soffrire di anoressia ci sono le persone in forte sovrappeso e obese: in tali categorie di individui la diagnosi della patologia diventa naturalmente più ardua anche perchè – paradossalmente – chi ha sofferto di obesità, nel ritrovarsi anoressico, reagisce spesso con estrema felicità, quasi come se avesse raggiunto un obbiettivo importante.

Da un estremo all’altro  

Anche gli obesi e gli ex obesi possono essere anoressici, molti e molte sono infatti quanti giungono all’anoressia al termine di un percorso che li porta da un estremo all’altro. Per gli obesi per di più il disordina alimentare si risolve nell’aderire ai consigli e alle esortazioni di società, medici e parenti, che esortano a perdere peso. La ragazza di 80 chili che usa gli espedienti dell’anoressica per perdere peso e si sottopone al quasi-digiuno a tempo indeterminato non è diversa da quella di 40 chili, la differenza è che nessuno la rimprovera e che ogni sua perdita di peso è accolta dall’entusiasmo e dal consenso di amici, parenti e persino medici.

Un problema che passa inosservato a lungo

Il fenomeno fa sì che spesso l’insorgere della patologia passi a lungo inosservato, un problema serio, perché regimi alimentari estremi possono portare a conseguenze severe e permanenti anche sul fisico di persone che sono sovrappeso, anche a danni cerebrali. Una ragazza sovrappeso che si sottopone a un regime alimentare estremo o al digiuno passa per semplicemente per una ragazza a dieta e i suoi cambiamenti fisici, conseguenze di una patologia già in fieri, sono addirittura scmbiati per miglioramenti e accolti con favore da tutti.

La lotta all’obesità

Un fenomeno alimentato anche da certe modalità di comunicazione del movimento anti-obesità, che insegnando abitudini come la conta delle calorie ed etichettando certi cibi come “cattivi” può aiutare molti a dirigersi nella direzione sbagliata che porta agli eccessi di segno opposto, soprattutto nei giovani e nelle adolescenti, le più esposte al pericolo-anoressia.

L’allarme

Un fenomeno che preoccupa negli Stati Uniti, campioni mondiali d’obesità, dove ora emergono avvertimenti e allarmi rivolti a pediatri e nutrizionisti perché sorveglino i progressi nella perdita di peso e perché forniscano ai pazienti, in particolare ai più giovani, la corretta informazione sulla qualità della dieta, accogliendo con prudenza le perdite di peso che pure allontanano dalla condizione di obesità. Un’attenzione richiesta anche ai genitori, perché il transito da un disordine alimentare a un altro non è auspicabile e perché in questo caso avviene in maniera particolarmente subdola, spesso incoraggiato da quanti dovrebbero invece vigilare perché non accada.

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L’uomo costretto ad amputare il pene a causa di un’overdose di Viagra

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PENE SESSO UOMO SCROTO TESTICOLI DISFUNSIONE ERETTILE IMPOTENZAVoleva “impressionare” la sua nuova fidanzata, quindi prima di un rapporto ha ottimisticamente ingoiato una quantità molto elevata del famoso farmaco blu prodotto dall’americana Pfizer, nella speranza di avere un’erezione prodigiosa. Purtroppo non è andata come sperato: i medici sono stati costretti ad amputargli il pene per salvargli la vita. È successo a un colombiano di 66 anni, finito in ospedale dopo aver trascorso giorni terribili con un’erezione prolungata e molto dolorosa a causa del troppo Viagra ingerito.

Secondo quanto riportato dall’Huffington Post e da Colombia Records, i medici del piccolo ospedale di Gigante hanno subito disposto il trasferimento dell’uomo presso una struttura più grande a Neiva, dove gli è stata diagnosticata una “frattura” del pene (cioè la rottura della tonaca albuginea dei corpi cavernosi del pene) associata ai primi sintomi di gangrena. Per salvargli la vita, i medici non hanno potuto fare altro che amputargli il pene, la cui funzionalità era stata irrimediabilmente compromessa dal massiccio afflusso di sangue causato dalla famosa pillola contro la disfunzione erettile.

La triste storia di quest’uomo, che per ovvie ragioni ha chiesto di poter mantenere il proprio anonimato, mi offre l’occasione di ricordare che il “priapismo“, specie se causato dall’assunzione non controllata di medicinali, è una condizione che può portare a danni irreversibili: se non viene trattata entro 24 ore, il pene verrà irrimediabilmente danneggiato, rendendo difficoltose – o impossibili – le future erezioni.

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Melasma e lentigo solari: quando la pelle si riempie di macchie

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA SI LAVA LA FACCIA COSMETICI SAPONE BELLEZZA VISOLe macchie scure della pelle sono molto comuni, soprattutto tra i soggetti che d’estate non rinunciano a prolungate sedute balneari di esposizione al sole: alla formazione di tali macchie, infatti, molto contribuisce l’esporsi ai raggi solari, soprattutto se per lunghi periodi. E chi pensa che siano prerogativa di chi è ormai più in là con gli anni, si sbaglia: oggi sempre più spesso si vedono sul volto di persone ancora giovani. Le iperpigmentazioni cutanee sono provocate da un’aumentata produzione di melanina, delle cellule (melanociti) che la producono, o da entrambi i fattori.

Melasma e lentigo solari: quali sono le loro caratteristiche?

Esistono diversi tipi di macchie della pelle, ma quelle a cui in genere ci si riferisce quando si parla macchie cutanee sono il melasma e le lentigo solari.
Il melasma predilige le donne e si presenta soprattutto sul volto, sotto forma di macchie scure irregolari, che tendono a confluire e ad accentuarsi con l’esposizione al sole. Non sono ancora chiari i meccanismi che causano questa iperpigmentazione, ma diversi fattori, tra cui la predisposizione genetica, l’esposizione ai raggi solari o artificiali (lampade), i contraccettivi orali, la gravidanza e, più in generale, i cambiamenti ormonali, giocano un ruolo importante. Le lentigo solari, dette anche senili, perché più comuni negli anziani, sono macchie scure circoscritte della cute esposta ai raggi solari o alle lampade abbronzanti. Sono il risultato di un’eccessiva e incontrollata fotoesposizione. Oltre a essere più diffuse negli anziani, hanno una predilezione per chi ha un fototipo chiaro (I e II) e quindi una pelle più delicata. Compaiono soprattutto nelle zone più esposte alla luce solare(viso, décolleté, braccia e dorso delle mani), ed hanno un colore dal marrone chiaro al nero e dimensioni da pochi millimetri a 1-2 centimetri.

Come si possono contrastare?

Esistono diverse contromisure, ma prima di metterle in atto è fondamentale un’accurata diagnosi basata non solo sulla valutazione delle macchie, ma anche, quando opportuno, su ulteriori metodiche che permettono di definirne le caratteristiche per poter meglio indirizzare le terapie. In particolare tanto più va in profondità nella cute la macchia, tanto maggiore sarà la difficoltà a eliminarla. I cardini della terapia sono prodotti depigmentanti locali, sempre abbinati prodotti solari protettivi, preparati che favoriscono l’esfoliazione della cute, peeling chimici, crioterapia (per le lentigo solari) nonché laser specifici e luce pulsata. A seconda dei casi, poi, si possono abbinare tra loro più trattamenti. Se vuoi vincere la tua battaglia contro le macchie è inoltre importante esfoliare la pelle del viso frequentemente. Questo gesto, oltre a rimuovere le cellule morte, che aiuta a uniformare il tono della pelle e illumina l’incarnato, moltiplica l’azione dei prodotti di trattamento. L’Aloe Vera è usato come trattamento per la pelle di iperpigmentazione, comune tra le persone di età avanzata e, sempre più, tra i più giovani che sono stati esposti al sole per lunghi periodi di tempo. Elimina l’accumulo di melanina che provoca macchie scure.

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Prevenzione

Per evitare la formazione di nuove macchie sono fondamentali alcuni accorgimenti, a partire dalla protezione delle pelle dai raggi solari fino ad una alimentazione ricca di antiossidanti.
I filtri solari giocano un ruolo importante nel prevenire l’insorgenza delle iperpigmentazioni cutanee. Si possono distinguere in filtri chimici e fisici. I filtri chimici sono sostanze di sintesi con una struttura chimica che consiste, in genere, in un anello aromatico e in due gruppi funzionali in grado di agire da donatori o da accettori di elettroni. Assorbono selettivamente i raggi UV a corta lunghezza d’onda e li convertono in radiazioni a lunghezza d’onda maggiore e meno energetiche. Possono essere suddivisi in filtri UVB, UVA e ad ampio spettro. Per coprire l’intero intervallo di lunghezze d’onda è necessaria un’associazione di più filtri solari. I filtri fisici sono pigmenti opachi alla radiazione luminosa e riflettono e/o diffondono la luce ultravioletta e la radiazione visibile. Presentano un ampio spettro e sono maggiormente stabili rispetto ai filtri chimici, tuttavia risultano meno efficienti. Il loro impiego in concentrazioni elevate può compromettere la gradevolezza del prodotto, per questo motivo vengono generalmente utilizzati in associazione con i filtri chimici.
Gli antiossidanti prevengono i danni indotti dallo stress ossidativo grazie alle proprietà anti-radicaliche ed anti-infiammatorie. Per quanto riguarda le macchie cutanee, gli antiossidanti inibiscono la formazione di melanina prevenendo la sintesi di prostaglandine, mediatori dell’infiammazione in grado di aumentare l’attività dell’enzima tirosinasi. Anche l’istamina sembra coinvolta nel meccanismo di aumento della pigmentazione cutanea e gli agenti antiossidanti, in particolar modo quelli di origine flavonoide, hanno dimostrato la capacità di inibire il suo rilascio.

Vitamine

Le molecole antiossidanti per cui è stata accertata un’attività schiarente/depigmentante, sono la vitamina E, la vitamina C, i derivati del the verde e l’acido alfa lipoico:

1) La vitamina E, o alfa-tocoferolo, è una vitamina liposolubile presente in vegetali ricchi di lipidi e negli oli che da essi vengono estratti (olio di germe di grano, olio di cocco ecc.). La sua funzione primaria è quella di inibire l’ossidazione dei lipidi cutanei ed il loro irrancidimento. In cosmesi viene utilizzata sotto forma di derivati di tipo estereo, più stabili e facili da formulare, da cui in vivo si libera la vitamina E per azione delle esterasi cutanee. L’associazione con la vitamina C, che potenzia la sua efficacia antiossidante, ha dato risultati positivi nel trattamento dell’iperpigmentazione del viso. Inoltre, studi preliminari suggeriscono che l’α-Tocopheryl Ferulate (composto dato dall’associazione tra Acido ferulico e vitamina E) sembra in grado di inibire in modo indiretto la tirosina-idrossilasi, in colture di cellule umane di melanoma, con una efficacia superiore a quella dimostrata da Arbutina ed Acido Cogico.1

2) La vitamina C, o acido ascorbico, limita la produzione di melanina poiché causa la riduzione di o-DOPAchinone a DOPA; di conseguenza, interrompre il processo di ossidazione che porta alla formazione di melanina.2 In cosmesi, la vitamina C non si utilizza come tale, ma nelle forme liposolubili (ad esempio, ascorbil palmitato) o come estere idrosolubile. Tra i diversi derivati, il Magnesium-L-Ascorbil-2-Fosfato, ha dimostrato un rilevante effetto schiarente del melasma o delle lentiggini senili in studi condotti in vivo.3

3) I derivati del The verde sono polifenoli ad azione antiossidante, anti-infiammatoria ed anti-carcinogenica. Numerosi studi hanno dimostrato la loro capacità di sopprimere l’attività carcinogenica dei raggi UV, in virtù della spiccata azione fotoprotettiva cutanea. Per questo rappresentano validi ingredienti da associare ai comuni filtri solari. Inoltre, sono in grado di inibire direttamente la tirosinasi e di ridurne la sua espressione.

4) L’Acido Alfa Lipoico, grazie alla capacità di chelare il rame, ione necessario per il corretto funzionamento della tirosinasi, è in grado di inibire questo enzima e di sopprimere cosi la formazione dei derivati del DOPA-chinone. L’acido lipoico e il suo derivato acido diidrolipoico, hanno dimostrato di poter bloccare l’espressione del fattore che regola lo sviluppo e la vita dei cheratinociti (MITF), con inibizione dell’enzima tirosinasi e potenziamento dell’effetto schiarente.

I nuovi studi

Attualmente sono in corso diversi studi su terapie innovative che, per ora, hanno dato buoni risultati in vitro. Per esempio con metodiche di biologia molecolare si è provato a silenziare i geni coinvolti nella sintesi delle proteine del citoscheletro, una rete di filamenti coinvolta nel trasferimento della melanina dai melanociti ai cheratinociti. O ancora, sulla base dell’ipotesi per la quale il melasma è favorito da alterazioni vascolari che stimolano la produzione di melanina, si è provato ad agire su questo fronte con farmaci mirati.

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Irsutismo: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

MEDICINA ONLINE TROPPI PELI DONNA MENTO IRSUTISMO PELI TERMINALI SPESSI NERI VISIBILI IPERTRICOSI DIFFERENZE TESTOSTERONE ORMONI LABBRO BARBA PIZZETTO BAFFI ADDOME SCHIENA SPALLE CAPEZZOLO AREOLA FACCIA VISO.jpgL’irsutismo è una patologia caratterizzata dalla crescita anomala e presenza, nella donna, di peli terminali (cioè quei peli duri, spessi e pigmentati, Continua a leggere

Infezioni sessuali in aumento tra i minorenni italiani

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATIMalattie sessualmente trasmissibili sempre più diffuse, specie tra i giovani. In Italia il 3% dei ragazzi e il 5% delle ragazze sotto i 25 anni hanno già contratto un’infezione di tipo sessuale. In particolare, 400 di loro ogni anno si infettano con Hiv e i casi di condilomatosi tra maschi e femmine dai 14 ai 19 anni sono triplicati dal 2004 al 2009. A far luce sull’entità di un fenomeno diffuso e spesso poco considerato, è il direttore del centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, Barbara Suligoi.

Aumenta il rischio di sterilità

Il problema non è solo italiano. Ogni anno nel mondo, 111 milioni di giovani sotto i 25 anni si ammalano di infezioni sessuali di tipo batterico, e «si presume che contando anche quelle virali, la cifra possa triplicare». Infezioni che facilitano l’insorgenza di malattie dell’apparato riproduttivo e sono causa principale di sterilità. Per esempio l’infezione da Chlamydia, «prima causa di sterilità se non trattata con antibiotici, riguarda ben l’8,3% delle under 19 in Italia», spiega Suligoi. Altissimi anche i numeri relativi alla diffusione dell’Hpv, cui sono correlati, ogni anno in Europa, 700mila casi di condilomi e carcinomi. E i tumori dovuti al virus Hpv non sono solo un problema femminile, colpiscono in Europa 32mila donne e oltre 15mila uomini.

Vaccino 

Numeri bipartisan anche per l’Italia, dove il 10% delle donne e il 60% degli uomini ha contratto il virus dell’Hpv. Ma il picco più alto, il 25%, è tra le giovanissime sotto i 20 anni. «Cifre rilevanti che suggeriscono l’opportunità di vaccinare anche i maschi per limitare in modo importante la diffusione del virus», conclude Suligoi. Il vaccino, conclude l’esperta, riguarda invece solo le ragazze dodicenni, e «in questa fascia interessata, la copertura si aggira intorno al 56-60% e varia molto da regione a regione».

FONTE ANSA

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Problemi di infertilità? E’ utile effettuare il Post-coital test

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADREIl post-coital test, o test di Hühner, è un esame di laboratorio che, in caso di sospetta infertilità, consente di studiare le proprietà del muco cervicale nel periodo periovulatorio, e permette di apprezzare la mobilità degli spermatozoi del partner all’interno del muco stesso. Si tratta di un esame non doloroso, che fa parte della routine iniziale di bilancio di un’infertilità e permette di individuare eventuali cause di quest’ultima.

Muco cervicale, cos’è?

Il muco cervicale è il fluido secreto dal collo dell’utero in vagina. Normalmente nella maggior parte del ciclo mestruale femminile non lascia passare gli spermatozoi all’interno della cavità uterina . Prima dell’ovulazione, invece, favorisce il loro passaggio.

Se le secrezioni ormonali della donna sono normali e la cervice funziona bene, il muco si modifica nei giorni che precedono l’ovulazione per permettere agli spermatozoi di superarlo. Se il collo dell’utero presenta dei problemi (ad es. cervicite) o se le secrezioni ormonali non sono adeguate, il muco sarà scarso, viscoso e resterà impermeabile agli spermatozoi per cui difficilmente l’incontro con l’ovulo potrà aver luogo. Queste anomalie possono essere causa di infertilità, ecco perché è essenziale verificare la qualità del muco cervicale e la mobilità degli spermatozoi presenti in esso.

In quale periodo si effettua il test?

Perché il test sia interpretabile, è necessario rispettare scrupolosamente tutte le sue condizioni di realizzazione: il test deve essere effettuato nel periodo pre-ovulatorio( cioè uno o due giorni prima della data prevista dell’ovulazione). Per sapere in quale preciso momento effettuare il test, si può ricorrere a vari metodi. Compilare una curva della temperatura basale corporea, fare il monitoraggio follicolare oppure procedere ai dosaggi ormonali o sottoporsi a un test urinario di rilevazione dell’ovulazione. Spesso si associano più sistemi. Comunque anche la donna in genere si accorge della presenza del muco cervicale e la indica al ginecologo che farà le opportune verifiche tra cui proprio quella di valutare con la visita qualità e quantità del muco cervicale (“score cervicale”). In ogni caso, si prenda nota della data delle ultime mestruazioni, contando a partire dal primo giorno della perdita ematica.

Astinenza per l’uomo

Per l’uomo sono necessari 4 o 5 giorni di astinenza sessuale perché la qualità dello sperma sia ottimale.

Il rapporto

Il rapporto sessuale deve aver luogo nelle 6-12 ore precedenti la raccolta del muco, che avviene nei pressi del laboratorio dove si valuterà il numero e la motilità degli spermatozoi all’interno del muco cervicale raccolto. Il rapporto deve essere seguito da un periodo di riposo in cui la donna resta sdraiata per 20-30 minuti, ed è necessario non lavarsi i genitali prima della raccolta del muco.

Come si effettua l’esame?

La raccolta del muco è indolore e priva di rischi e non necessità di ricovero o di anestesia. La donna è in posizione ginecologica, e dopo l’inserimento dello speculum si aspira il muco specie quello endocervicale proveniente cioè dal canale cervicale. Il muco prelevato viene immediatamente consegnato al biologo, che lo esaminerà al microscopio per verificarne l’abbondanza e la viscosità, la trasparenza, la modalità di cristallizzazione nonchè il pH. Si cercheranno inoltre eventuali segni di infezione (presenza di germi e di leucociti, i globuli bianchi).Naturalmente si conterà il numero di spermatozoi presenti e in particolare quelli mobili annotando il tipo di motilità .

Il risultato

Test positivo: tutto è normale perché il muco è abbondante, ha una viscosità nella norma, è filante , trasparente e la cristallizzazione risulta normale ( al microscopio si vede la tipica immagine delle foglie di felce). Il pH è compreso tra 6.5 e 8,5, non sono presenti germi o leucociti e ci sono almeno 5 spermatozoi normalmente mobili ( dritti e veloci) per campo visivo

Test negativo: muco di qualità inadeguata. Muco poco abbondante, con pH acido, opaco, cristallizza male. Gli spermatozoi vivi mobili sono pochi . In questo caso si verificherà se il test è stato realizzato davvero nella fase pre.ovulatoria, e se non è così, si ripeterà il test due o tre giorni dopo o al ciclo successivo. Se la qualità del muco non migliora dopo due post-coital test consecutivi, verrà probabilmente prescritta la stimolazione ormonale per tentare di migliorarne la qualità. In presenza di un’infezione batterica si impone il trattamento antibiotico o antisettico locale o generale prima di sottoporsi a un altro test. Una ragione della negatività del test può risiedere nel fatto che quel ciclo non era ovulatorio e la stimolazione ormonale dell’ovaio può riportare tutto alla norma

Test negativo con muco di buona qualità: tutte le caratteristiche fisiche e chimiche del muco sono nella norma e non sono presenti segni di infezione, gli spermatozoi vivi e mobili sono assenti o poco numerosi oppure la mobilità degli spermatozoi presenti è anomala ( fermi con un movimento oscillante). In questo caso bisognerà assicurarsi che il rapporto sessuale si sia svolto in condizioni normali e si verificherà che lo spermiogramma sia normale. In caso di spermiogramma normale, il muco o l’interazione muco/spermatozoi è verosimilmente la causa della negatività del test. A questo punto si procederà a un test di penetrazione incrociata per scoprire se l’anomalia proviene dallo sperma o dal muco. Si potrebbe valutare ad esempio il comportamento degli spermatozoi con il muco bovino. Quest’ultimo test potrebbe far sospettare l’esistenza di una immunizzazione antispermatozoi nel muco o nello sperma stesso, cioè la presenza di anticorpi antispermatozoi. La presenza di anticorpi tuttavia è un’eventualità rara.

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Krokodil, la droga killer che scarnifica le persone, si sta diffondendo anche in Italia

MEDICINA ONLINE FARMACI COMPRESSE PASTIGLIE DOSI SOSTANZA DROGA TOSSICDIPENDENZA SUICIDIO TRISTEZZA TRISTE DISPERAZIONE MORTE DOLORE LSD EROINA COCAINASi chiama Krokodil, ed è una droga ancora poco diffusa e conosciuta qui da noi, ma che sta lentamente conquistando anche l’Italia dopo il successo ottenuto negli ultimi 3 anni in Russia, Ucraina, Bielorussia, Siberia e Germania.

Gli effetti sono tre volte più potenti di quelli dati dall’eroina e il costo è decisamente più accessibile. Ma non è solo questo che la rende pericolosa, anzi, pericolosissima: già perché, dose dopo dose, questo miscuglio (tra l’altro facilissimo da riprodurre anche nella cucina di casa propria) di codeina, benzina, olio, detersivo industriale e iodio, provoca in chi lo assume profonde piaghe sulla pelle che spesso portano alla necessità di amputare l’arto. La pelle si squama proprio come quella di un coccodrillo – da qui il nome – e le ossa si “sciolgono”: gli effetti sono devastanti.

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In Italia il primo allarme-Krokodil è scattato ad agosto del 2012, ma ad oggi la situazione pare sia peggiorata. Tutti gli operatori sanitari sono stati messi in allerta dal DPA (Dipartimento Politche Antidroghe) italiano che ha invitato a segnalare prontamente qualsiasi caso sospetto.

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“Siamo di fronte ad un mix di sostanze molto pericoloso” ha dichiarato da Giovanni Serpelloni, capo del DPA “che dopo essere stato cucinato a domicilio, viene iniettato per endovena dai tossicodipendenti, immediatamente con gravi ed irreparabili danni ai tessuti. Vogliamo ricordare ai consumatori di evitare qualsiasi assunzione di questa sostanza in caso ne venissero in contatto, e agli operatori di segnalare immediatamente eventuali casi riscontrati al Sistema di Allerta, attivando contemporaneamente cure antibiotiche in ambiente specialistico”.

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Bastano un paio di iniezioni per creare dipendenza, e gli effetti devastanti si vedono da subito. Già dalla prima dose i tessuti vengono danneggiati in modo irreparabile: il tessuto osseo comincia a dissolversi e la pelle a squarciarsi. I drogati di Krokodil di solito non sopravvivono per più di 3 anni. Solo un tossicodipendente su 100 riesce a disintossicarsi.

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