Gli italiani nati nel sud sono meno intelligenti dei settentrionali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SCUOLA STUDENTI UNIVERSITA STUDIARE LAUREATISolo alcuni giorni fa avevo pubblicato questo articolo: I cervelli delle persone del nord sono più grandi di quelli del sud: i milanesi sono più intelligenti dei palermitani?

L’argomento è decisamente scottante, oltre che interessante, così ho esteso le mie ricerche ed ho trovato uno studio del prof. Richard Lynn che proverebbe una verità scomoda per i meridionali: gli italiani nati nel sud sono meno intelligenti di chi è nato nel nord. Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’università dell’Ulster a Coleraine, in Irlanda del Nord, è famoso per le sue teorie a dir poco provocatorie. Ritiene che esistano differenze nell’intelligenza degli individui in base alla razza e al sesso: ad esempio una sua ricerca vuole dimostrare che la pelle più chiara corrisponde a una maggiore capacità mentale, un’altra sua ricerca dimostrerebbe la minore capacità intellettiva delle donne rispetto agli uomini in base alla misura più piccola del volume cranico delle prime rispetto ai secondi.

Continua la lettura con https://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_16/meridionali-intelligenza-ricerca-lynn_42261d88-1b05-11df-af4a-00144f02aabe.shtml

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sono più intelligenti gli uomini o le donne? Nuovi studi hanno decretato il vincitore

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SCUOLA STUDENTI UNIVERSITA STUDIARE LAUREATISono più intelligenti gli uomini o le donne? Quante volte, anche per gioco, ci siamo fatti questa domanda? Quante litigate coi propri amici maschi e femmine ci siamo fatti? Forse oggi abbiamo una risposta e ve lo dico subito: cari colleghi maschi, purtroppo pare che abbiamo perso! Vari studi pubblicati recentemente su autorevoli riviste scientifiche internazionali sembrano indicare che sono le donne ad essere più intelligenti, o meglio ad avere un più alto quoziente intellettivo (QI). Noi possiamo almeno consolarci pensando che alcuni recenti studi hanno invece messo in discussione il quoziente d’intelligenza come reale valore per giudicare l’intelligenza di una persona.

Cervello femminile più efficiente

Ma veniamo al risultato degli studi che condannano noi uomini al secondo posto di questa “gara a due”, cominciamo parlando di efficienza: il cervello femminile è più efficiente di quello maschile. Le donne, avendo il cervello più piccolo in media dell’8% rispetto ai maschietti, ne hanno uno più performante del loro. Lo affermano un gruppo di ricercatori dell’Università di Los Angeles e dell’Università di Madrid, in uno studio pubblicato sulla rivista Intelligence. Secondo quanto emerso dai loro esperimenti inoltre, le donne sarebbero più abili nel ragionamento induttivo e nella matematica e il loro cervello “consumerebbe” invecchiando anche meno neuroni.

Il quoziente intellettivo femminile cresce più velocemente

In tema di più alto QI un altro studio sembra confermare che le donne sono più intelligenti degli uomini. A sostenere la superiorità dell’intelligenza femminile è infatti lo psicologo James Flynn, il più grande esperto mondiale in fatto di studio del quoziente intellettivo. Dopo diversi anni di ricerca, Flynn è giunto alla conclusione che negli ultimi decenni i punteggi medi del Quoziente Intellettivo dell’uomo hanno continuato a salire, sia per gli uomini che per le donne, di almeno tre punti ogni 10 anni. Il motivo è semplice: «È una conseguenza della modernità », ha spiegato lo psicologo. «La complessità del mondo moderno ha spinto i nostri cervelli ad adattarsi e ha fatto crescere il QI». Quello delle donne, però, negli ultimi anni si sviluppa più velocemente di quello degli uomini. Tanto che in molti Paesi (come Nuova Zelanda, Argentina ed Estonia) le donne hanno superato gli uomini nei test per il calcolo del QI.

Perché le donne sono più intelligenti?

I motivi possono essere principalmente due: la prima ipotesi è che le donne abbiano sviluppato una maggiore intelligenza perché costrette a una vita multitasking in cui devono conciliare famiglia e lavoro (cosa che prima accadeva raramente o comunque non con i ritmi degli ultimi anni); la seconda ipotesi è che le donne abbiano da sempre avuto un’intelligenza potenzialmente superiore, ma che sia stata bloccata da una società incentrata sull’uomo (leggi “maschilista”) e che solo ora possano esprimerla liberamente in un contesto di parità tra i sessi. Nessuno sa quale sia la risposta giusta. Quel che è certo è che «l’effetto della vita moderna sul cervello delle donne sta appena cominciando a emergere».

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi articoli, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

I cervelli del nord sono più grandi di quelli del sud: milanesi più intelligenti dei palermitani?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ROMA BANDIERA ITALIA VITTORIANO PIAZZA DEL POPOLO ALTARE PATRIA PATRIOTTICO CAMPANILISMO ITALIANIDavvero le persone del nord sono più intelligenti delle persone del sud? Ovviamente non necessariamente, per un semplice motivo: le dimensioni del cervello non sono correlate all’intelligenza (altrimenti si potrebbe dire che oggettivamente le donne sono meno intelligenti dei maschi visto che quest’ultimi hanno un cervello più grande!). Tuttavia è vero che più lontana una persona vive dall’equatore, più grande sarà il suo cervello, secondo un nuovo studio effettuato presso l’Università di Oxford. Ripeto che tale affermazione non vuol dire che queste persone siano più intelligenti, ma soltanto che hanno bisogno di aree di visione più grandi nel cervello per far fronte alle condizioni di luce scarsa come capita alle alte latitudini.

Gli scienziati britannici hanno scoperto che le persone che vivono in nazioni con cielo opaco, grigio e nuvoloso, e sono abituate a lunghi inverni, si sono evolute con occhi più grandi in modo da poter visivamente processare meglio ciò che vedono, come riportato sulla rivista Biology Letters.

I ricercatori hanno misurato la cavità oculare e il volume del cervello di 55 teschi, risalenti al 1800, provenienti da collezioni museali. I teschi rappresentavano 12 diverse popolazioni di tutto il mondo. Il volume delle orbite e le cavità del cervello sono state poi confrontate con la latitudine di ogni singolo Paese di origine. I ricercatori hanno così scoperto che la dimensione sia del cervello che degli occhi potrebbe essere direttamente collegata alla latitudine del Paese dal quale l’individuo è venuto.

L’autore principale Eiluned Pearce dell’Istituto di antropologia evolutiva e cognitiva della Scuola di Antropologia, ha spiegato: “Quando ci si allontana dall’equatore, c’è meno luce disponibile, per cui gli esseri umani hanno dovuto evolvere gli occhi in sempre più grandi. Anche il loro cervello deve essere più grande per affrontare il maggior ingresso visivo. Avere più grande il cervello non significa essere più intelligenti alla latitudine maggiore, significa solo aver bisogno di grandi cervelli per essere in grado di vedere bene dove si vive”.

Il co-autore professor Robin Dunbar, direttore dell’Institute of Cognitive and Evolution, ha aggiunto: “Gli esseri umani hanno vissuto alle alte latitudini in Europa e in Asia solo per poche decine di migliaia di anni, eppure sembra che abbiano adattato i loro sistemi visivi in modo sorprendentemente rapido al cielo nuvoloso e ai lunghi inverni che proviamo a queste latitudini”.

Lo studio prende in considerazione una serie di effetti potenzialmente confondenti, tra cui l’effetto della filogenesi (i legami evolutivi tra lignaggi diversi dell’uomo moderno), il fatto che gli esseri umani che vivono alle latitudini più alte sono fisicamente più alte, e la possibilità che il volume della cavità oculare era legato al freddo (e la necessità di avere più grasso intorno al bulbo oculare per l’isolamento).

Fonte: https://medicinalive.com/costume/curiosita/uomini-nord-cranio-grande-intelligenza/

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Il nuovo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la “Bibbia” della psichiatria

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO ARRABBIATO TRISTE NERVOSO RABBIAAlcuni studiosi sostengono che persone attualmente considerate perfettamente sane verranno in futuro definite mentalmente malate. Il “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” (DSM) è infatti uscito nella sua quinta edizione, ma già esplode la polemica circa un eccessivo allargamento dei criteri che classificano la malattia mentale. E se alla fine tutti fossimo definiti un po’ matti cosa accadrebbe?

IL GOTHA DELLA PSICHIATRIA

Essendo il DSM uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali più utilizzati da medici e psichiatri, la preoccupazione è che una classificazione troppo generica del disturbo mentale equivale a etichettare tutti come matti. E tutti è come dire nessuno. Questa in sintesi la critica da parte degli psichiatri britannici Til Wykes e Felicity Collard, dell’Institute of Psychiatry al Kings College London, e di Nick Craddock, dell’Università di Cardiff. Il gotha della psichiatria britannica ha espresso un timore soprattutto circa un’eventuale medicalizzazione eccessiva di molti disturbi lievi e generici che, se classificati come anormali, potrebbero essere trattati farmacologicamente con troppa disinvoltura. Un esempio emblematico è costituito dai disordini infantili bipolari, la cui esplosione a livello diagnostico si è tradotta in un vero e proprio boom di farmaci.

L’IMPORTANZA DEL MANUALE DSM 

La prima versione del “Manuale diagnostico e statistico” risale al 1952 e fu redatta dall’American Psychiatric Association. Particolarmente famosa divenne la settima ristampa, nella quale si escludeva definitivamente l’omosessualità nella classificazione psicopatologica. Da sempre viene considerata un riferimento cruciale nella diagnosi della malattia mentale e negli anni ha dettato e influenzato gli orientamenti globali. Attualmente la comunità psichiatrica ha un atteggiamento opposto a quello che vigeva negli anni antecedenti alla riforma Basaglia, al quale si deve il merito di aver intuito tra i primi che la malattia mentale si acquisisce e che non può essere incasellata in schemi troppo rigidi.

IL PARERE DELLO PSICHIATRA 

Abbiamo sentito il parere del professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, chiedendogli in particolare la sua posizione sul dibattito in corso per quanto riguarda i disturbi infantili e gli effettivi pericoli che la bibbia della psichiatria mondiale diventi troppo generica. «Il timore che il DSM V possa portare a un’eccessiva medicalizzazione può anche avere un suo fondamento – osserva Mencacci -, ma non bisogna dimenticare che si tratta del primo tentativo di mettere in relazione i sintomi con il cervello. Il DSM-V è il figlio dello sviluppo delle neuroscienze e del neuro-imaging». «Oggi abbiamo delle nozioni sulla genetica e l’ambiente che non si possono ignorare e che la nosografia psichiatrica non conosceva» fa notare Mencacci, sottolineando che sta emergendo una classificazione psichiatrica più positiva rispetto al passato e una considerazione del disturbo mentale meno statica. «Una nosologia psichiatrica coerente e plausibile, quale quella praticata oggi, dovrà inevitabilmente passare per un collegamento tra i sintomi e il cervello. Il compito è quello di creare una classificazione a partire dai sintomi, dalla loro caratterizzazione disfunzionale in rapporto ai contesti per procedere all’identificazione dei processi neurali, con eventuali supporto di basi genetiche. Il DSM-V cerca di compiere questo passo fondamentale». E rispetto alla critica ricorrente alla neuropsichiatria infantile? «Credo semplicemente che il dibattito ideologico non giovi alla psichiatria. Un esempio emblematico è la cosiddetta ADHD (disturbo da deficit di attenzione e di iperattività): è importante che venga diagnosticata nella giusta età ed è importante sapere che su dieci bambini che soffrono di questa patologia (che è un vero e proprio disturbo psichiatrico da distinguersi da una generica vivacità), otto possono essere curati con un trattamento psicologico, ma due necessitano di un intervento farmacologico. Se l’ADHD non viene riconosciuta, e di conseguenza trattata con le giuste modalità, quel bambino ha una probabilità altissima di diventare un adulto che farà uso di stupefacenti». In questo senso dunque, come fa notare Mencacci, il DSM-V è un grande passo in avanti, alla condizione che «l’intervento medico tenga sempre conto anche delle altre modalità di intervento».

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Potenzia il tuo cervello e batti l’Alzheimer con libri, cruciverba ed una chitarra

MEDICINA ONLINE STUDIO STUDIARE LIBRO LEGGERE LETTURA BIBLIOTECA BIBLIOGRA LIBRERIA QUI INTELLIGENTE NERD SECCHIONE ESAMI 30 LODE UNIVERSITA SCUOLA COMPITO VERIFICA INTERROGAZIONE ORALE SCRITTO Library PICTURE HD WALLPAPER

La cultura tiene in vita il nostro cervello

Secondo uno studio pubblicato su Human Brain Mapping dai ricercatori italiani della Fondazione Santa Lucia di Roma, un aiuto per un cervello in forma arriva da cultura, libri e anni di istruzione, che rappresenterebbero il «mix» vincente per tenere il più lontano possibile l’invecchiamento cerebrale e le malattie neurodegenerative. Diretto da Fabrizio Piras e coordinato da Gianfranco Spalletta – responsabile del Laboratorio di Neuropsichiatria – e da Carlo Caltagirone – direttore scientifico della Fondazione – lo studio ha visto coinvolti 150 soggetti sani tra i 18 e i 65 anni sottoposti a una nuova tecnologia di risonanza magnetica in grado di misurare le variazioni strutturali dei tessuti cerebrali: «Per la prima volta siamo riusciti a determinare il luogo all’interno del cervello in cui una più ricca attività mentale avvia dei meccanismi protettivi nei confronti della neurodegenerazione», spiega Spalletta. Dai risultati è anche emersa una correlazione tra gli anni di istruzione scolastica e il movimento delle molecole d’acqua all’interno del cervello, indice qualitativo – spiegano gli autori dello studio – della struttura cerebrale.

Leggi anche:

Suonare la chitarra (ma va bene anche un qualsiasi altro strumento musicale!)

Suonare uno strumento musicale tiene allenato il nostro cervello. Io parteggio per la chitarra, ma solo perchè è il principale strumento che suono fin da piccolo e di cui sono molto appassionato, ma in verità va bene anche qualsiasi altro strumento! Molti studi confermano questa tesi, ad esempio ho apprezzato molto questo interessante articolo della ricercatrice canadese Krista Hyde, in cui viene riportato uno studio fatto su 15 bambini “musicisti” e 16 bambini del gruppo di controllo. All’inizio dello studio tutti i bambini, di circa 6 anni, ignari di qualsiasi nozione musicale, sono stati invitati a una sessione di risonanza magnetica. Poi, per 15 mesi i bambini del gruppo dei “musicisti” hanno seguito lezioni settimanali di pianoforte. Alla fine di questo periodo, tutti i bambini sono stati nuovamente invitati a fare la risonanza. Hyde e colleghi hanno utilizzato una nuova tecnica, chiamata Deformation Based Morphometry, che permette di studiare le deformazioni in grandezza o forma dei voxel, le unità di misura delle immagini di risonanza, estrapolando così i cambiamenti cerebrali non legati al normale sviluppo evolutivo del bambino. I risultati delle risonanze dei “musicisti” mostrano l’ingrandimento della corteccia motoria primaria destra, responsabile del controllo dei movimenti della mano sinistra, del corpo calloso, cioè le fibre nervose che connettono un emisfero all’altro, e della corteccia uditiva primaria destra, responsabile dell’elaborazione dei suoni musicali. Questi cambiamenti nel cervello corrispondono all’abilità di esecuzioni di compiti motori (per la corteccia motoria e il corpo calloso) e musicali (per la corteccia uditiva). L’aspetto che trovo più sorprendente in questa ricerca è la plasticità del nostro cervello dopo solo 15 mesi di lezioni di musica!

Parole crociate e sudoku

Il segreto per mantenere il più a lungo possibile il cervello giovane? È allenarlo sin da giovani. A spiegarlo i ricercatori dell’Università di Berkeley (Usa) in uno studio pubblicato su Archives of Neurology: per portare avanti la loro ricerca hanno intervistato 65 anziani sulle loro abitudini, nel corso della vita, alla lettura, alla scrittura e ai giochi che impegnano la mente come parole crociate, sudoku e brain games elettronici. Ognuno dei partecipanti è stato poi sottoposto a una risonanza magnetica al cervello per valutare la presenza della proteina amiloide, i cui accumuli sono tra i responsabili dello sviluppo della malattia d’Alzheimer. Ed è emerso che tanto più i soggetti manifestavano una maggiore attività cerebrale, tanto più il livello degli accumuli della proteina era basso: «I nostri dati suggeriscono che una vita trascorsa a impegnarsi in queste attività ha un effetto cruciale nel mantenersi cognitivamente attivi in età avanzata», spiega Susan Landau, una degli autori dello studio. Nel dubbio, quindi, passare del tempo con le parole crociate non guasta.

«Esercitarsi con le parole crociate, anche per poco tempo al giorno, mette in gioco le funzioni cognitive superiori: pensiero astratto, attenzione, nessi logici, memoria», dice lo psichiatra Pietro Pietrini, direttore del dipartimento di medicina di laboratorio dell’Azienda ospedaliero universitaria Santa Chiara di Pisa. Gli inglesi sintetizzano con l’espressione “use it or lose it”: «Gli studi di risonanza magnetica hanno mostrato che si attivano parti distinte del cervello, che dialogano tra loro per portare a termine compiti come quelli richiesti dal cruciverba».
Ogni volta che si prova a completare uno schema si favorisce la formazione di nuovi contatti tra i neuroni (sinapsi) e dunque si mantiene il cervello più giovane. Conferma Petrini: «Esperimenti e misurazioni eseguite tramite la Pet (tomografia a emissione di positroni) mostrano che, a pari età, il decadimento cognitivo tra i malati di Alzheimer è più lento in quelle persone che hanno tenuto in esercizio l’intelletto».

Internet fa la sua parte

Sono soprattutto i motori di ricerca ad aiutare i neuroni a rimanere «scattanti»: da una ricerca della University of California di Los Angeles (UCLA) coordinata da Gary Small è emerso che cercare informazioni e curiosità su browser come Google consente di allenare in una sola azione la memoria (del termine da cercare), l’elasticità (nella scelta delle parole chiave da inserire) e il ragionamento (tramite la comprensione e l’analisi dei risultati ottenuti), e aiuterebbe il cervello a mantenersi giovane rallentando l’insorgenza della demenza. Il segreto è nella continua stimolazione dei neuroni e delle connessioni cerebrali che l`esercizio mentale di ricerca sui browser in internet garantirebbe.

L’importanza della dieta

Secondo i ricercatori dell’Oregon Health & Science University di Portland (Usa) una certa dieta può aiutare ad allontanare il deterioramento cognitivo, mentre certi cibi possono accelerarne l’insorgenza. Lo studio, pubblicato su Neurology, ha messo in evidenza che le persone a rischio di declino cognitivo che seguono una dieta a base di pesce, frutta e verdura, e quindi ad alto contenuto di vitamine C, D ed E e di acidi grassi omega3, ottengono punteggi più alti nei test cognitivi e risultano più protette dal declino rispetto a coloro che, invece, consumano molti grassi trans – presenti nei cibi confezionati, nei prodotti da fast food, nelle fritture, nei piatti pronti e nella margarina.
Il ruolo della vitamina B12 come «carburante per il cervello» è stato invece messo in evidenza da uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition dai ricercatori dell`Università di Oxford (Regno Unito), secondo cui la vitamina B12 preserva dal restringimento cerebrale e dal declino cognitivo che da questo consegue. In particolare a fare la differenza sarebbe l’assunzione di latte: gli studiosi hanno infatti rilevato che ben il 55% della vitamina contenuta in questo alimento entra nel flusso sanguigno. Il pesce rappresenta invece la seconda fonte della vitamina, mentre al terzo posto si attestano i prodotti lattiero-caseari.

L’immancabile contributo dell’attività fisica

Un po’ di movimento non guasta mai – Un po’ di moto quotidiano non serve solo a mantenersi in linea e a preservarsi dal rischio cardiovascolare: uno studio condotto dal Beckam Institute dell’Università dell’Illinois (Usa) mostra, infatti, come l`esercizio aerobico contribuisca a rallentare il processo di invecchiamento delle cellule cerebrali. La ricerca, pubblicata sulla rivista British Journal of Sports Medicine, ha esplorato le potenzialità dell’attività fisica sui neuroni mostrando che l’attività fisica quotidiana eseguita costantemente contribuisce effettivamente a migliorare il funzionamento dei cervelli più anziani. «La nostra ricerca illustra l`effetto benefico di un moderato esercizio fisico sulle funzioni cerebrali – spiega Art Kramer, neuropsichiatra esperto in scienze cognitive e autore dello studio -. La ginnastica quotidiana migliora l’afflusso di sangue al cervello ed è in grado di bloccare l’invecchiamento neuronale che si riscontra tra gli anziani».

Spegni facebook e vediti coi tuoi amici

Fare uno sforzo per restare in contatto e trascorrere del tempo con altre persone, di persona piuttosto che virtualmente. La ricerca mostra che l’isolamento e la solitudine aumentano il rischio di sviluppare demenza.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

La dieta vincente per affrontare i colloqui di lavoro, gli esami universitari ed i concorsi

MEDICINA ONLINE DONNA LAVORO SCRIVANIA CARRIERA
In questo periodo di esami universitari e ultime interrogazioni e compiti in classe (da “prendere almeno 7 per non essere bocciati”) lo stress diventa altissimo. Ma in periodi di crisi economica come questo anche un colloquio di lavoro o un concorso pubblico possono “distruggere” la nostra mente e non solo: lo stress, oltre ad essere esso stesso un fattore di rischio per molte patologie come quelle cardiache, è esso stesso il motivo che ci induce a compiere errori dietetici, dal digiuno da “stomaco chiuso” alle overdose di bevande eccitanti (caffè eccetera) o di snack ipercalorici per “tirarsi su”. Rimedi che sembrano utili al momento per un’immediata gratificazione ma che producono alla lunga gli effetti opposti a quelli desiderati. Un’alimentazione corretta, unita ovviamente ad uno stile di vita sano (no al fumo e si all’attività fisica) può invece svolgere un ruolo rilevante non solo durante le settimane di studio ma anche negli impegnativi giorni degli esami.

Leggi anche:

Cosa NON serve al cervello

Sostanzialmente sono quattro le regole dietetiche alla base di una buona concentrazione, memoria e reattività:
1) non esagerare con le calorie e mantenere un peso corretto
2) non eccedere con grassi animali e zuccheri semplici
3) privilegiare i carboidrati integrali e determinati grassi come quelli del pesce
4) seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura, per assicurare un buon introito quotidiano di sostanze antiossidanti

I primi due punti sono collegati: spesso chi segue una dieta abbondante di alimenti molto energetici – a meno che non si tratti di un atleta – è anche sovrappeso o obeso. Numerosissimi studi hanno provato che un’alimentazione ricca di colesterolo e grassi principalmente di origine animale (burro, panna, formaggi, carni grasse, salumi ecc.) ma anche di quelli vegetali presenti nei prodotti industriali, diminuisce l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando la capacità di apprendimento e mnemoniche, e in più facilitando i processi d’invecchiamento cellulare (il cosiddetto stress ossidativo dovuto all’aumento dei radicali liberi, aumentati a causa degli errori dietetici).
Stessa azione negativa è esercitata dall’eccesso – non certamente da un consumo saltuario – di cibi dolci, quali merendine, gelati, caramelle e così via, e di alimenti a base di cereali raffinati o amidi (pane e riso bianco, pizza, patate). Tutti questi alimenti hanno in comune la caratteristica di avere un indice glicemico alto, ovvero sono in grado di innalzare notevolmente i tassi di zuccheri nel sangue (iperglicemia) rispetto anche ad altri carboidrati, come quelli integrali ad esempio. E i frequenti bruschi rialzi glicemici – con conseguenti ipoglicemie – non giovano alla concentrazione e alla salute delle nostre cellule nervose.

I nutrienti preziosi

Per fortuna esistono delle sostanze alimentari che, al contrario, proteggono i neuroni dallo stress, dovuto sia da cause interne (ad esempio una dieta scorretta) che esterne (ad esempio gli esami). Si tratta per lo più di vitamine e minerali, presenti prevalentemente negli alimenti vegetali, con proprietà antiossidanti, ossia con il compito di proteggere le cellule nervose. Purtroppo i giovanissimi amano poco frutta e verdura, che abbondano di queste preziose componenti, e ciò può portare a carenze che seppur indirettamente influiscono sulla capacità di apprendimento. Le vitamine dalle proprietà antiossidanti, che contrastando l’azione dei radicali liberi contribuiscono all’efficienza dell’organismo e quindi delle capacità mentali sono la E, la A (o betacarotene nei vegetali) e la C, che avendo un’azione benefica sui vasi sanguigni permette una buona circolazione a livello cerebrale.
Poi ci sono le vitamine del gruppo B che tra le tante funzioni permettono al sistema nervoso di funzionare correttamente. In particolare la B1 agisce sul sistema nervoso, la B6 e la B5 su vista e pelle, la B3 contro insonnia e depressione e sul sistema immunitario in generale. In più ogni singola vitamina del gruppo B aumenta l’azione delle altre. Tipici segni di carenza di queste vitamine sono infatti sintomi generali quali affaticamento, svogliatezza, sbalzi d’umore e disturbi gastrointestinali.
C’è chi consiglia, di assumere integratori di vitamine B nei periodi di maggiore necessità, che essendo per fortuna idrosolubili come la C hanno il vantaggio di non accumularsi nell’organismo ma di essere eliminati con le urine.

Leggi anche:

Il pesce fa bene, ma non per il fosforo

“Mangia il pesce che ha il fosforo e ti fa bene alla memoria” dicevano le mamme: ecco un vecchio luogo comune che incredibilmente ancora resiste. Il fosforo, minerale presente in tutti gli alimenti di origine animale, fa parte dei fosfolipidi, costituenti delle membrane delle cellule nervose, ma non ha certo un’azione sulla memoria. Inoltre la nostra alimentazione ne è già ricca sia per l’abituale consumo di alimenti proteici, sia per il quantitativo di fosforo utilizzato in agricoltura e che migra nei vegetali.
Le nostre mamme non sapevano che mangiare pesce faceva comunque bene alla memoria ma per un’altra ragione. Mentre una dieta con troppi grassi e colesterolo fa male al cervello, una dieta che abbondi degli acidi grassi del pesce, i cosiddetti Omega 3 di cui tanto si parla, è invece estremamente benefica anche per la memoria, secondo i ricercatori. In particolare, questa azione sarebbe dovuta a un componente degli Omega 3: l’acido docosaesaenoico, detto anche DHA, con una forte azione antinfiammatoria e antiossidante. Il DHA si trova in alte concentrazioni nel cervello ed è indispensabile per le nostre funzioni cognitive.
Tra i minerali utili a chi studia troviamo il selenio e lo zinco, anche questi per le loro capacità antiossidanti e di difesa immunitaria, nonché il magnesio, regolatore dell’umore e ansiolitico, utile in particolare a chi non riesce a concentrarsi o a studiare per colpa dell’ansia e della paura dell’esame. Attenzione alle carenze di ferro, abbastanza frequenti nelle adolescenti: l’anemia, ha tra i suoi sintomi principali proprio la difficoltà a concentrarsi e una scarsa resistenza alla fatica mentale.
Ma ci sono anche altre sostanze presenti nei cibi che sembrano svolgere un’azione diretta sul cervello: la lecitina – e la colina dalla quale deriva – e l’inositolo hanno uno stimolo eccitatorio sulla mente aumentando il numero di neurotrasmettitori. Sono tutti composti chiamati vitamino-simili: la colina serve alla formazione di importanti costituenti delle membrane cellulari (lecitine e sfingomieline) e la sua integrazione viene utilizzata nella cura di svariati disturbi neurologici. Anche l’inositolo è presente nelle membrane cellulari ed è usato in certe patologie per aumentare la velocità della risposta nervosa.

Il menu dello studente

Ma come deve essere la giornata alimentare ideale dello studente, specie se bambino o adolescente, valida anche nei giorni delle prove di esame? Il consiglio più importante è quello di iniziare la giornata con una buona prima colazione. È provato che chi la fa ha delle migliori prestazioni intellettuali rispetto a chi la salta. Inoltre consente di arrivare non troppo affamati o deboli all’ora di pranzo, e quindi di evitare pasti abbondanti con la conseguente sonnolenza pomeridiana. La prima colazione deve essere completa: frutta, latte o yogurt con cereali (muesli con fiocchi di avena) oppure pane (meglio se integrale) e miele o marmellata. Ma anche una porzione di proteine a rotazione: un uovo (magari sbattuto o alla coque), due fette di prosciutto, un pezzetto di formaggio.
Riguardo ai due pasti principali, per avere un’alimentazione equilibrata uno dovrà essere basato più sui carboidrati e l’altro più sulle proteine. Ad esempio, un piatto di pastasciutta al pomodoro fresco con una bella insalata mista e colorata a pranzo; un primo leggero (come una crema di verdure), un secondo a base di pesce, carne bianca o un uovo con contorno a cena. Oppure viceversa, con proteine a pranzo per rimanere più tonici nel pomeriggio e sfruttare l’effetto rilassante (e saziante se si arriva affamati) dei carboidrati alla sera.
Come al solito gli spuntini ideali sono a base di frutta preparata nel modo che il giovane preferisce (al naturale, frullata, macedonia) ma anche a base di pane o yogurt. L’importante però, è che il momento della merenda sia per il bambino una pausa piacevole con qualcosa di buono: via libera quindi a gelati alla frutta o ai frappè al cacao in polvere. Oppure – ma non troppo spesso, una tazza di cioccolata, che per il suo effetto eccitante è un po’ il caffè dei giovanissimi: meglio “somministrarla” nel primo pomeriggio, per non disturbare il sonno. Infatti, se non si dorme bene, non si studia neanche bene.

Leggi anche:

Nutrienti per la memoria

Vitamina A. Albicocche, anguria, asparagi, broccoli, carote, cachi, cavolo, indivia, lattuga, melone, peperoni rossi, pomodori, spinaci, zucca.
Vitamina C. Agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero, spinaci.
Vitamina E. Oli vegetali (girasole, mais, oliva), avocado, mandorle, noci, nocciole, pistacchi.
Vitamine gruppo B. Fonti vegetali: cereali integrali, semi oleosi, frutta secca, legumi (soia in particolare), ortaggi (cavoli, radicchio, asparagi, spinaci). Fonti animali: fegato. La B12, quasi assente nel mondo vegetale, si trova anche in pesce, uova e latticini.
Omega 3 e DHA. Sono presenti in tutti i pesci, in particolare in quelli grassi (non di allevamento) come salmone, tonno, aringhe, sardine, sgombri.
Selenio. Fonti vegetali: aglio, broccoli, cavolo, cetrioli, cereali (specie se integrali), cipolle, funghi, sedano. Fonti animali: carne (agnello, anatra, maiale, pollo), formaggi stagionati, pesce (crostacei, frutti di mare, sardine, tonno), tuorlo d’uovo.
Zinco. Fonti vegetali: tutti i cereali e i legumi, frutta oleosa. Tra gli ortaggi: carote, cavolo verde, sedano, spinaci. Fonti animali: carne e pesce in generale (acciughe, polipo, seppie, ostriche).
Ferro. Fonti vegetali: Legumi, pomodori essiccati, radicchio verde, rucola, tarassaco, spinaci, foglie di rapa, germe di frumento, muesli, fiocchi d’avena, semi oleosi e frutta secca. Fonti animali: Fegato, carne in generale, pesce (ostrica, cozza, mormora, scorfano, pagello).
Magnesio. Fonti vegetali: Cereali integrali, legumi, semi oleosi, bieta, spinaci, carciofi, zucchine, banane. Fonti animali: Formaggi stagionati (grana, pecorino), pollo, tacchino, bresaola, uova.
Colina. Verdure (in particolare lattuga e cavolfiore); come lecitina si trova nel tuorlo d’uovo (ricco inoltre di fosfatidilserina, utile per la memoria), cereali e legumi (soia).
Inositolo. Agrumi, cereali integrali, noci, semi oleosi e legumi.

eggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Gli integratori per allenare il tuo cervello e sviluppare una memoria prodigiosa

MEDICINA ONLINE CERVELLO INTELLIGENZA IDEA STUDIOEcco a voi una lista di integratori utili per “alimentare” il vostro cervello durante i periodi di stress o quando è richiesto uno sforzo cerebrale maggiore, come durante gli esami all’università visto che la sessione estiva è ormai alle porte. Ma ricordate sempre che il vero segreto per tenere in forma il vostro cervello è: non fumare, mangiare bene, fare attività fisica e soprattutto… studiare con costanza!

Vitamine

  • Vitamina B1 (tiamina) È fondamentale per la salute del cervello. E presente nelle reazioni chimiche che permettono il rilascio dell’acetilcolina (vedi “colina”) nel cervello.
  • Vitamina B2 (riboflavina) È antiossidante, utile nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale.
  • Vitamina B3 (niacina) Se carente, provoca una diminuzione della memoria.
  • Vitamina B5 (acido pantotenico): È antiossidante, Permette all’organismo di utilizzare la colina.
  • Vitamina B6 (piridoxina) È antiossidante. Permette la conversione degli aminoacidi in neurotrasmettitori del cervello (vedi “fenilalanina” e “tirosina”).
  • Vitamina B12 (cobalamina) È un coenzima fondamentale per il cervello e i tessuti nervosi, indispensabile per i vasi cerebrali. Aumenta l’azione della vitamina C e di alcuni aminoacidi.
  • Vitamina C (acido ascorbico) È uno degli antiossidanti più efficaci. E’ un precursore per la produzione di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina e la norepinefrina.
  • Acido folico (vitamina B9) È concentrato nel cervello e nei fluidi spinali ed è essenziale per il funzionamento del cervello stesso. È anche indispensabile per la produzione di metionina.
  • Vitamina E (tocoferolo) È un potente antiossidante dei grassi (il cervello è composto per circa il 60% proprio di questi menti) e quindi previene e rallenta l’invecchiamento del cervello dovuto a ossidazione.

Leggi anche: Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

Inositolo 
Si trova in grande concentrazione nelle cellule cerebrali. È utile in caso di ansia e per migliorare la concentrazione.

Cisteina
È indicata soprattutto per la protezione delle membrane delle cellule del cervello dai danni dei radicali liberi, e quindi dall’invecchiamento cerebrale. Protegge anche dai danni causati dal fumo e dall’alcol.

Colina 
Un supplemento di colina (o lecitina) nell’alimentazione può migliorare le funzioni della memoria. Essa è alla base dell’acetilcolina, il neurotrasmettitore responsabile del controllo del pensiero e della memoria.

Fenilalanina e tirosina 
Il cervello utilizza questi due aminoacidi, la fenilalanina e la tirosina, per produrre la norepinefrina, un neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nelle funzioni cerebrali: sembra che controlli la memoria a lungo termine e, se scarsa, potrebbe provocare una diminuzione dei riflessi mentali e depressione. Per utilizzare questi aminoacidi, l’organismo necessito di vitamina C e B6.

Leggi anche:

Metianina 
Questo aminoacido protegge il cervello dai danni provocati dalle sostanze tossiche come il mercurio e il piombo.

Cromo 
È un minerale utile per metabolizzare i carboidrati e produrre energia necessaria per l’intero organismo, anche per il cervello.

Germanio
È un minerale utile per ossigenare le cellule di tutto l’organismo, cervello compreso.

Magnesio
È un minerale utile per migliorare l’umore e la concentrazione.

Manganese 
È un minerale utile per produrre un enzima antiossidante (superossido dismutasi) efficace per combattere l’invecchiamento cerebrale precoce. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

Potassio 
È un minerale utile per la trasmissione degli impulsi elettrici, molto attivo nei tessuti del cervello e nel sistema nervoso. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

Leggi anche:

Zinco 
È un minerale utile per produrre un enzima antiossidante (superossido dismutasi) particolarmente efficace per combattere l’eccesso di radicali liberi, causa di invecchiamento precoce. Inoltre, protegge dagli accumuli di piombo, tossico per il cervello. Può essere assunto anche come oligoelemento (una fialetta al giorno, la mattina a digiuno, per un mese o due).

Ginkgo Biloba 
Particolarmente conosciuta per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e capillare, la pianta è ampiamente utilizzata come fluidificante del sangue, perché ne diminuisce la viscosità, con benefici effetti, sull’irrorazione sanguigna dei tessuti cerebrali. Infatti, per la capacità di favorire una corretta distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello, incrementa l’acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine, e l’abilità cognitiva. Numerose ricerche hanno anche dimostrato che l’uso del ginkgo contrasta i fenomeni di aterosclerosi negli anziani e rallenta la progressione del morbo di Alzheimer. Le sue foglie contengono terpeni, (ginkgolide B) che migliorano l’irrorazione dei tessuti; mentre i polifenoli e i flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide) agiscono sulle membrane cellulari, stabilizzandole e contrastano la formazione di radicali liberi.

Lecitina di soia 
La fosfatidilserina migliora la memoria e la capacità cognitiva. Apporta colina (o Vitamina J), una sostanza organica essenziale per la funzionalità nervosa che migliora l’efficienza intellettuale e le capacità mnemoniche. La deficenza di colina può portare a problemi neurologici come per esempio il morbo di Alzheimer e ad un aumento della pressione arteriosa sistemica. L’utilizzo di lecitina è consigliato anche in caso di affaticamento mentale e in fase di preparazione di esami.

Omega 3
Gli omega 3 sono acidi grassi essenziali indispensabili per migliorare la risposta dei neurotrasmettitori delle cellule cerebrali, e di altri messaggeri. Queste sostanze risultano utili per favorire la funzionalità del sistema nervoso centrale, in quanto aiutano il processo di riparazione, quando le cellule sono danneggiate e sono perciò indicate in presenza di scarsa concentrazione, in caso di affaticamento eccessivo, scarsa lucidità, cattiva qualità del sonno e problemi di memoria.

Leggi anche:

Glutammina
La Glutammina è l’aminoacido più abbondante presente nel corpo umano. Penetra agevolmente la barriera ematoencefalica entrando rapidamente nel cervello. Una volta all’interno del cervello, viene convertita in Glutammato, il più importante neurotrasmettitore eccitatorio del SNC. La Glutammina ed i suoi metaboliti giocano un ruolo di supporto in molti aspetti fisiologici della regolazione mentale. E’ dimostrato che migliorano il tono dell’umore, la performance mentale e la concentrazione.

Caffeina
Può essere indicato anche assumere caffeina, presente in caffè, cioccolato e nelle bevande energetiche, ma ricordando che il consumo eccessivo comporta nervosismo e irrequietudine. Un altro alleato è il glucosio, il carburante preferito del cervello: può incrementare, anche se a breve termine, le abilità mentali. Va però assunto con moderazione dato che il consumo eccessivo può avere ripercussioni su mente e corpo.

Ginseng
E’ forse il mio integratore preferito insieme al guaranà. La radice di questa pianta ha proprietà adattogene, cioè è in grado di incrementare la resistenza dell’organismo allo stress psicofisico, che si verifica nei cambi di stagione in particolar modo, o durante il verificarsi di situazioni che mettono a dura prova il nostro organismo e la nostra psiche come il cambio del posto di lavoro o un periodo di intensa attività. Inoltre ha proprietà ipocolesterolemizzanti e ipoglicemizzanti. Con un’assunzione costante vedrai migliorare il tuo stato di vigilanza e benessere psicofisico generale. Un recente studio ha anche dimostrato che l’assunzione di ginseng determina un netto miglioramento della capacità di calcolo e deduzione logica, aumento dell’attenzione, del tempo di reazione e un prolungamento della sensazione di benessere, alleviando così il senso di stanchezza. Tieni presente, però, che è meglio evitarne l’uso se soffri di nervosismo, e in gravidanza. Un suo abuso può provocare mal di testa, ipertensione e insonnia, pertanto è consigliato per un periodo breve di circa un mese.

Leggi anche:

Guaranà
Oltre al ginseng avrai sentito spesso parlare anche del Guaranà per le stesse proprietà contro stanchezza e astenia psicofisica, ma tieni presente che l’estratto secco di Guaranà contiene tra i suoi principi attivi la guaranina, una sostanza simile alla caffeina, pertanto non deve ma essere assunto da chi soffre di tachicardia e insonnia, ipertiroidismo oltre che in caso di gravidanza. Il suo utilizzo deve essere breve e solo in caso di necessità. Solitamente viene utilizzato prima di un esame scolastico per stimolare l’attenzione e la concentrazione e aumentare la capacità di apprendimento, e per un ciclo di 15 giorni al massimo. Se invece stai seguendo una dieta il guaranà potrebbe aiutarti a smaltire i grassi accumulati e favorire la perdita di peso aumentando la resistenza agli stimoli della fame. L’assunzione deve essere di una compressa al mattino e non superare il mese di assunzione.

Ed infine un “in bocca al lupo” a tutti gli studenti dell’ultimo anno di liceo e a tutti gli studenti universitari!

Prodotti ottimi per contrastare la stanchezza e migliorare memoria e concentrazione, sono:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Il quoziente intellettivo? Un mito da sfatare

MEDICINA ONLINE CERVELLO INTELLIGENZA IDEA STUDIOAvete provato, magari per semplice curiosità, a sottoporvi ai test per misurare il quoziente intellettivo e il risultato è stato deludente? Non vi Continua a leggere