Valutare i disturbi del comportamento: sguardo, aspetti non linguistici dell’eloquio

MEDICINA ONLINE EMOZIONI PERSONALITA TRISTEZZA MENTE CERVELLO PSICOLOGIA PSICOTERAPIA PSICHIATRIA DIPENDENZE DISTURBO DI PERSONALITA MASCHERE IPOCRISIA NARCISISMO PENSIERI MORTE SOFFERENZA DEPRESSIONE ANSIA OSSESSIVO COMPUL.jpgPer valutare il comportamento del paziente e suoi eventuali disturbi, il medico e lo psicoterapeuta utilizzano due strumenti principali: il colloquio e vari tipi di test. Il momento del colloquio è decisamente importante e, durante esso, è di fondamentale importanza valutare anche quello che viene definito comportamento non verbale (CNV). L’osservazione del CNV non solo ci dà informazioni sulle emozioni di soggetti normali, ma in ambito clinico diventa particolarmente importante per valutare individui che presentano disturbi del comportamento: in questi casi gli aspetti non verbali del comportamento del paziente diventano una miniera di informazioni per il medico e lo psicoterapeuta. Di seguito si riportano alcuni esempi indicativi di alterazioni del comportamento in particolari patologie psichiche, che possono essere notati attraverso l’osservazione del comportamento non verbale durante il colloquio.

Lo sguardo

Dalle ricerche condotte sullo sguardo si è rilevato che questo segnale non verbale subisce particolari alterazioni nei disturbi del comportamento. Infatti, mentre nel corso di un’interazione normale il mutamento di direzione dello sguardo si verifica in corrispondenza al flusso della conversazione e contribuisce a controllare lo scambio tra gli interlocutori, nei soggetti con disturbi del comportamento si riscontra un rifiuto di contatto sociale che si esprime soprattutto a carico dello sguardo come manifestano per esempio i bambini autistici e i pazienti affetti da schizofrenia. Le ipotesi formulate su un tale aspetto concordano sul fatto che gli schizofrenici vogliono evitare la stimolazione e il contatto sociale.
È possibile anche una correlazione tra sguardo e stato depressivo. I primi studi clinici parlano di sguardo depresso intendendo una particolare espressione facciale associata alla direzione dello sguardo. Alcuni pazienti depressi compiono spesso il gesto di coprirsi gli occhi con la mano e tale gesto scompare gradualmente con il miglioramento
delle condizioni emotive. Le cause per cui i depressi guardano meno sembra essere sia la tendenza all’evitamento del contatto sociale, sia la presenza di sentimenti di vergogna e di colpa. Infatti questo comportamento è presente in persone che hanno una bassa auto stima e durante discussioni di argomenti che suscitano vergogna. Inoltre pazienti nevrotici con inadeguate capacità sociali mostrano una spiccata tendenza a distogliere lo sguardo.

Aspetti non linguistici dell’eloquio

Esaminando gli aspetti non linguistici dell’eloquio che si presentano in certi tipi di disturbi del comportamento quali autismo, depressione, schizofrenia, si possono ricordare, per esempio, la tendenza a interruzioni frequenti del discorso, l’esibizione di silenzi più lunghi del consueto e l’alterazione delle sequenze visive che accompagnano l’eloquio.
Gli schizofrenici mostrano peculiarità anche nel modo in cui parlano: parlano poco,
qualche volta per niente e il contenuto dei loro discorsi è incoerente, senza filo logico,
privo di tono. Secondo alcuni autori, queste interruzioni e questi silenzi molto lunghi manifestati dai pazienti si spiegano con l’incapacità di sincronizzarsi con gli altri e di stabilire un valido rapporto sociale. Relativamente al tono di voce Ostwald (1963) ha studiato la voce di pazienti usando uno spettrografo. Egli descrive quattro tipi di voce comunemente riscontrati:

  • voce acuta, lagnosa, lamentosa, implorante, o infantile, spesso riscontrata in pazienti nevrotici;
  • voce piatta, moscia, debole, indifesa, riscontrata in pazienti dipendenti e depressi;
  • voce vuota, cavernosa, con poche frequenze alte, interpretata come priva di vita, vuota di senso e riscontrata in pazienti con danni cerebrali e affetti da debolezza, stanchezza, stress;
  • voce robusta, rumorosa, incisiva, felice, riscontrata in pazienti euforici, maniacali, estroversi e fiduciosi.

Ostwald (1963) ha inoltre riscontrato che le voci dei pazienti cambiano durante la tera-
pia, divenendo gradualmente più alte, robuste e risonanti. Per quanto riguarda il ritmo dell’eloquio, Argyle (1972) afferma che in generale soggetti che soffrono di disturbi nevrotici parlano molto velocemente, in modo nervoso e piuttosto confuso e tendono a parlare per primi durante un incontro facendo tuttavia discorsi brevi con molti errori e perdendo facilmente il controllo del discorso.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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