Differenza tra legamento e tendine con esempi

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Cos’è un legamento?

Con “legamento” (o ligamento, in inglese “ligament”) si identifica in campo medico una robusta formazione di tessuto connettivo denso di tipo fibroso che ha principalmente queste funzioni:

  • tenere unite fra loro due o più strutture anatomiche, come ad esempio due segmenti di osso, permettendo la formazione di una articolazione;
  • mantenere un organo nella posizione che gli è propria, impedendosi di muoversi nell’organismo;
  • concorrere a delimitare aperture o cavità nelle quali si trovano altre formazioni anatomiche (come nervi, vasi sanguigni o linfatici).

Esempi classici di legamenti sono:

  • Il legamen­to ileofemorale: ha forma di ventaglio; origina al di sotto della spina iliaca anteriore inferiore, con due fasci che divergono a ventaglio, il fa­scio obliquo, diretto al margine anteriore del grande trocantere e il fascio verticale,verso la parte più bassa della linea intertrocanterica.
  • Il legamento pubofemorale: nasce dal tratto pubi­co del ciglio dell’acetabolo, dall’eminenza ileo-pettinea e dalla parte laterale del ramo superio­re del pube per perdersi nella capsula davanti al piccolo trocantere.
  • Il legamento collaterale ulnare: è conformato a ventaglio e s’irradia dall’epitroclea al margine mediale dell’incisura semilunare.
  • Il legamento largo dell’utero: è la porzione di peritoneo che portandosi lateralmente all’utero va a rivestire le tube uterine di falloppio.

In caso di rottura di un legamento di una articolazione, potrebbe essere impossibile il movimento correlato a quella articolazione. Per approfondire: Lesione del legamento crociato anteriore: ricostruzione in artroscopia

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Cos’è un tendine?

Con “tendine” (in inglese “tendon”) si intende invece tutti quegli insiemi di fibre che permettono ai muscoli di fissare le proprie estremità ad un osso o alla pelle consentendo all’apparato contrattile di svolgere le sue funzioni. L’esempio di classico di tendine è il tendine di Achille, quello comune ai due muscoli gastrocnemi e al solco, che, seguendo la direzione di questi nella parte posteriore e inferiore della gamba, va ad inserirsi sulla faccia posteriore del calcagno. In caso di lesioni tendinee gravi, che comportano una totale o parziale rottura del tendine, si ha la perdita del movimento generato dal muscolo interessato. Ad esempio, in caso di rottura del tendine di Achille, si verifica l’impossibilità di eseguire una flessione plantare della caviglia.

Legamenti e tendini: qual è la differenza?

Legamenti e tendini sono spesso confusi tra loro, tuttavia sono strutture anatomiche diverse; pur essendo entrambi formati da fibre di collagene di tipo I (che possiedono una elevata resistenza alle forze applicate in trazione), dal punto di vista ortopedico hanno una grande differenza: mentre i legamenti collegano tra loro ossa diverse o parti dello stesso osso, invece i tendini collegano i muscoli alle ossa o ad altre strutture di inserzione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra legamento ed articolazione con esempi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma GOMITO DEL TENNISTA GOLFISTA EPICONDILITE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari PeneCon “legamento” (o ligamento, in inglese “ligament”) si identifica in campo medico una robusta formazione di tessuto connettivo denso di tipo fibroso che ha principalmente queste funzioni: tenere unite fra loro due o più strutture anatomiche, come ad esempio due segmenti di osso; mantenere nella posizione che gli è propria un organo; concorrere a delimitare aperture o cavità nelle quali si trovano altre formazioni anatomiche (come nervi, vasi sanguigni o linfatici). Esempi di legamenti sono:

  • Il legamen­to ileofemorale: ha forma di ventaglio; origina al di sotto della spina iliaca anteriore inferiore, con due fasci che divergono a ventaglio, il fa­scio obliquo, diretto al margine anteriore del grande trocantere e il fascio verticale,verso la parte più bassa della linea intertrocanterica.
  • Il legamento pubofemorale: nasce dal tratto pubi­co del ciglio dell’acetabolo, dall’eminenza ileo-pettinea e dalla parte laterale del ramo superio­re del pube per perdersi nella capsula davanti al piccolo trocantere.
  • Il legamento collaterale ulnare: è conformato a ventaglio e s’irradia dall’epitroclea al margine mediale dell’incisura semilunare.
  • Il legamento largo dell’utero: è la porzione di peritoneo che portandosi lateralmente all’utero va a rivestire le tube uterine di falloppio.

Con il termine “articolazione” (in inglese “joint”) si intende invece strutture giunzionali tra capi ossei, interconnessi tramite i tessuti connettivi. A seconda della loro differente mobilità, cioè della loro escursione, possono essere di tipo:

  • mobile (ad esempio l’articolazione della spalla o del ginocchio);
  • semimobile (inter-vertebrale);
  • fisso (ossa del cranio).

Le articolazioni sono comunemente costituite anche da legamenti a distanza o periferici. Da quanto detto si comprende qual è la differenza tra “articolazione” e “legamento”: i legamenti sono in pratica una delle componenti di una articolazione dotata di possibilità di movimento.

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Differenza tra domicilio, residenza e dimora

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA ATEO AGNOSTICO ATEISMO AGNOSTICISMO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie CapillariNell’uso comune spesso utilizziamo le parole “residenza”, “dimora” e “domicilio” per indicare la stessa cosa, cioè la casa o meglio il luogo in cui una persona vive; dal punto di vista legale ciò non è però corretto.

Il termine dimora è genericamente sinonimo di abitazione (il luogo in cui si vive), che può coincidere con la residenza o anche con il domicilio; questi due termini rappresentano concetti di carattere legale distinti, ed il loro significato è precisamente indicato dalle leggi italiane. Nel linguaggio giuridico infatti residenza e domicilio non si utilizzano mai come sinonimi, ma solo ed esclusivamente seguendo il loro reale significato.

La residenza deve essere fissata recandosi presso gli appositi sportelli comunali, dove si effettua una dichiarazione dove si riporta precisamente il luogo in cui si vive abitualmente. Nell’arco di alcuni giorni il Comune di residenza si preoccuperà di verificare la veridicità delle dichiarazioni effettuate dal cittadino, controllando che effettivamente viva all’interno del territorio comunale. Questo perché fissare la residenza in un luogo comporta una serie di oneri, di doveri e di vantaggi; ad esempio si riceve la tessera elettorale che permette di votare in un collegio che si trova vicino alla residenza. Di solito dopo aver fissato la residenza si considera che coincida con la dimora del soggetto.

Il domicilio ha un significato ben diverso dalla residenza: si elegge a domicilio il luogo in cui hanno sede affari e interessi. Ad esempio un professionista molto probabilmente eleggerà a domicilio il suo ufficio, dove potrà ricevere tutto quanto riguarda il suo lavoro quotidiano. Il domicilio quindi può corrispondere alla residenza, o anche no; dipende dal tipo di lavoro che si svolge o dagli interessi personali. Una persona che ha un’attività commerciale in una zona molto distante da casa può eleggere a domicilio tale luogo, dove probabilmente trascorre la maggior parte della giornata, salvo tornare la sera, o nel fine settimana, nel luogo di residenza.

Legalmente è obbligatorio indicare il luogo di residenza; se non si fanno ulteriori dichiarazioni la residenza e il domicilio coincidono. Per eleggere a domicilio un luogo è necessario effettuare una dichiarazione scritta, indicando precisamente l’indirizzo eletto a domicilio. Ogni volta in cui si cambia casa è obbligatorio farne dichiarazione presso il comune in cui si trova la nuova residenza: in caso contrario si può incorrere in sanzioni pecuniarie.

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Differenza tra ciglia e microvilli: struttura, movimento e funzioni

MEDICINA ONLINE CELLULA CIGLIA MICROVILLI FLAGELLI STEREOCIGLIA RIPRODUZIONE GAMETI CELL WALLPAPER PICS IMAGE PICTURE PIC HI RESOLITION HI RES TESSUTO LINFOCITI T B MACROFAGI IMMUNITA AULe superfici apicali delle cellule epiteliali possono presentare 3 tipi di specializzazioni:

  1. ciglia;
  2. microvilli;
  3. sterociglia.

In biologia, le ciglia sono degli organelli lunghi e sottili che si estendono dalla superficie di molte cellule eucariotiche. Queste sono per lo più corte e numerose. Le ciglia si originano, insieme ai flagelli, dal corpo basale, anche questo costituito da microtubuli, il cui numero e disposizione mostrano qualche differenza. La struttura delle ciglia è detta “9+2” poiché presenta un anello di nove doppiette di microtubuli tenute unite tra loro dalla nexina. Le ciglia mobili (vibratili) caratterizzano la superficie apicale delle cellule epiteliali che tappezzano le vie respiratorie e le vie genitali femminili: nel primo caso esse sono incaricate di spingere continuamente verso l’esterno lo strato di muco che ricopre l’epitelio e che contiene eventuali particelle solide penetrate accidentalmente con l’aria inspirata; nel secondo caso le ciglia vibratili con il loro movimento facilitano la progressione della cellula uovo dalla tuba verso l’utero. Tali strutture sono presenti anche in alcuni protozoi dove con il loro battito sincrono permettono la mobilità e il convogliamento di particelle alimentari verso l’apparato buccale.

I microvilli sono sottili estroflessioni digitiformi della membrana plasmatica; sono molto corti e difficilmente distinguibili singolarmente al miocroscopio ottico (al contrario di ciglia e microciglia che sono più lunghi e distinguibili). I microvilli sono appendici non mobili, come le stereociglia (al contrario delle ciglia che sono invece mobili). Se i microvilli sono particolarmente fitti e ordinati al microscopio ottico si osserva un orletto; l’orletto striato è caratteristico degli enterociti che rivestono i villi intestinali, mentre l’orletto a spazzola è caratteristico delle cellule epiteliali della porzione dei tubuli convoluti prossimali renali. Negli enterociti e nei tubili renali, i microvilli hanno la funzione di aumentare la superficie di scambio, importante nell’assorbimento/riassorbimento di acqua e nutrienti.

Le stereociglia sono, in sintesi, microvilli molto lunghi, facilmente visibili al microscopio ottico, non mobili. Si ritrovano nell’epitelio dell’epididimo e dell’orecchio interno. Si ritrovano sulla superficie apicale delle cellule ciliate uditive dell’organo di Corti, situato nell’orecchio.

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Differenza tra osso e cartilagine: funzioni, composizione e durezza

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO PARI IMPARI SCHELETRO UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE ARTICOLAZIONE SISTEMA NERVOSO CENTRAL PERIFERICO MIDOLLO OSSEO.jpgNonostante cartilagine ed osso siano due tessuti differenti sono strettamente correlati e per molti versi simili. Entrambi hanno cellule che derivano dallo stesso progenitore (le cellule osteoprogenitrici, che in seguito si differenzieranno in condroblasti e osteoblasti), entrambi hanno cellule che secernono matrice attorno a loro (condroblasti ed osteoblasti) sino a rimanerne intrappolati, quando questo avviene le cellule maturano (condrociti e osteociti) e rimangono intrappolati in spazi chiamati lacune. Entrambi sono tessuti connettivi specializzati di sostegno, la differenza principale sta nelle funzioni e nella composizione.

Tessuto osseo

Il tessuto osseo è un tessuto che ha una parte organica, costituita da fibre collageno, e da una parte inorganica, composta da cristalli di idrossiapatite (prevalentemente calcio e fosforo) mineralizzati: questa matrice mineralizzata conferisce all’osso la sua durezza, decisamente maggiore rispetto alla cartilagine. L’accrescimento ed il rinnovamento osseo avviene per ossificazione diretta: ad opera degli osteoblasti (incaricati di sintetizzare la sostanza intercellulare organica e partecipare al processo di calcificazione), e per ossificazione condrale: ossia il processo di trasformazione della cartilagine in osso. La struttura ossea, oltre alle altre funzioni, rappresenta un’importante riserva di calcio (il 99% di tutto il calcio contenuto in un soggetto è presente nelle ossa), che può essere rapidamente reso disponibile per l’organismo.

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Cartilagine

Il tessuto cartilagineo è un componente altamente rappresentato nello scheletro ed è caratterizzato dalla grande resistenza alla pressione. Nella vita fetale esso forma la quasi totalità dello scheletro, nel periodo dell’accrescimento si reperisce soltanto in corrispondenza delle epifisi e delle cartilagini di coniugazione. Sulla superficie della cartilagine, con l’eccezione delle articolazioni sinoviali, il pericondrio (membrana fibrosa riccamente vascolarizzata) garantisce maggior resistenza allo strato cartilagineo e a nutre per diffusione la cartilagine, che è tendenzialmente priva di vasi. Nella fase senile il meccanismo di diffusione diviene meno efficace, portando facilmente a fenomeni regressivi. Distinguiamo 3 tipologie di cartilagine:

  • cartilagine ialina, ricopre le superfici articolari, nel periodo fetale rappresenta la quasi totalità dell’apparato scheletrico, nella fase senile dell’individuo può andare incontro a ossificazione
  • cartilagine fibrosa, tipica dei menischi e dei dischi intervertebrali, è capace di sopportare pressioni notevoli
  • cartilagine elastica (o gialla), costituita in massima parte da fibre elastiche, quasi priva di tessuto fibroso

Contrariamente all’osso, che riceve il sangue grazie ai canali haversiani degli osteoni, la cartilagine non è vascolarizzata, e riceve il nutrimento per diffusione da una guaina di tessuto connettivo fibroso denso che la ricopre, il pericondrio (sebbene la fibrocartilagine ne sia sprovvista).

Altra differenza è la composizione della matrice secreta dalle rispettive cellule: il componente principale della matrice organica ossea è il collageno di tipo I, assieme a delle glicoproteine tipiche del tessuto osseo che si legano ai cristalli di idrossiapatite, mentre la matrice cartilaginea è composta prevalentemente da collageno di tipo II, e, nel caso della cartilagine elastica, da fibre elastiche (composte da elastina).

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Aumentare gli estrogeni naturalmente e senza farmaci

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTECome aumentare gli estrogeni naturalmente? Come assicurarsi un buon livello di questi preziosi ormoni femminili? Con l’alimentazione giusta e alcuni suggerimenti utili. Innanzitutto, la prima alleata fondamentale, da considerare una vera e propria miniera di fitoestrogeni, la soia. E, poi, uno stile di vita salutare ed equilibrato, privo di eccessi, non troppo sedentario. Ecco qualche suggerimento utile per incrementare gli estrogeni in modo naturale.

Gli estrogeni

Raggiungono livelli piuttosto elevati durante la pubertà, quando le tempeste ormonali sono funzionali allo sviluppo sessuale delle interessate, e, al contrario, tendono ad andare in caduta libera, registrando diminuzioni importanti, in altri periodi della vita. Durante la menopausa, per esempio. Gli estrogeni sono preziosi ormoni femminili, secreti soprattutto, ma non solo, dall’ovaio. Tra gli estrogeni più famosi c’è l’estradiolo, per esempio. Estrogeni che sono protagonisti di moltissime funzioni e processi fondamentali nell’organismo di una donna: dallo sviluppo della sua sessualità fino alla fertilità, alla gravidanza e al mantenimento della salute delle ossa.

L’alimentazione giusta

Per aumentare gli estrogeni con l’alimentazione è necessario scegliere la dieta giusta, ma soprattutto, i cibi giusti. Con dieta giusta si intende un’alimentazione salutare, povera di zuccheri e carboidrati, ricca di proteine e fibre. E, con cibi giusti si intendono tutti gli alimenti che possono vantare ottimi livelli di fitoestrogeni. Via libera, quindi, ai legumi, dalla soia ai fagioli di ogni genere e ai piselli. Da portare spesso in tavola anche gli alimenti dall’elevato contenuto di vitamina C e B e i cereali integrali, che favoriscono l’aumento dei livelli di estrogeni nel corpo.

La soia, preziosa alleata

Ad avere il ruolo da protagonista tra gli alimenti che favoriscono l’aumento degli estrogeni è sicuramente la soia. Si tratta di un legume che, originario dell’estremo oriente, sta diventando sempre più parte integrante delle abitudini alimentari occidentali. Toccasana per la salute e la silhouette, in generale, la soia, in particolare, può assicurare un elevato apporto di fitoestrogeni, le sostanze naturali che svolgono un ruolo simile agli ormoni sessuali femminili. Ecco alcuni alimenti a base di soia: il tofu, un formaggio ottenuto facendo coagulare il latte di soia con il sale marino e il succo di limone, il tempeh, un formaggio che si ottiene dalla fermentazione dei semi di soia cotti con un fungo, il latte, la farina e i germogli di soia.

IMPORTANTE: Chiedi aiuto al tuo medico. Determina il tuo livello di estrogeno. PRIMA di intraprendere una dieta particolarmente ricca di fitoestrogeni, chiedi al tuo medico gli effetti degli estrogeni sull’organismo. Anche se un’insufficienza di estrogeni può determinare molti problemi, un livello troppo alto può essere correlato a disturbi mestruali, cisti ovariche e CANCRO AL SENO. Insomma: troppi fitoestrogeni potrebbero causare danni al nostro organismo, quindi chiedete SEMPRE – E SENZA ECCEZIONI – consiglio al vostro medico prima di abbuffarvi di fagioli, spezie e cereali!  Il medico può prescriverti un esame del sangue per assicurarsi del tuo livello di estrogeno. Ricordo che il livello di estrogeno normale per una donna prima della menopausa varia tra 50 pg\ml e 400 pg\ml. Se il tuo livello di estrogeno è sotto i 100 pg\ml, potresti soffrire dei sintomi della menopausa, come le vampate di calore; se i livelli di estrogeno sono elevati consulta il medico prima di iniziare una dieta basata sui cibi prima elencati.

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Eutirox: si può assumere in gravidanza ed allattamento?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOPer le donne in gravidanza ed allattamento, la terapia a base di Eutirox non deve essere interrotta e può essere somministrata, nei casi di effettiva necessità e sotto un controllo diretto del medico.

Il dosaggio di Eutirox può essere diverso da quello che assumevate prima dell’inizio della gravidanza.

Gli studi finora effettuati NON hanno riscontrato effetti negativi legati allo sviluppo del feto, tranne nel caso di sovradosaggio, per questo è necessario fare molto attenzione al dosaggio corretto di farmaco somministrato.

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Differenza tra osso fibroso e lamellare

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE BACINO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALEL’osservazione al microscopio della struttura di un osso ci permette di riconoscere:

  • un tessuto osseo di tipo fibroso o non lamellare;
  • un tessuto osseo di tipo lamellare.

Il tessuto osseo fibroso, o a fibre intrecciate, è un osso immaturo e si rinviene normalmente nell’embrione, nei neonati, in sede metafisaria e durante la guarigione delle fratture. Una volta deposto, il tessuto fibroso viene prontamente riassorbito e rimpiazzato con tessuto osseo di tipo lamellare. Al microscopio, il tessuto osseo fibroso si presenta come una serie di fibre intrecciate nelle tre dimensioni dello spazio in maniera pressoché casuale. Le maglie di questa “ragnatela tridimensionale” sono costituite da grosse fibre di collagene dallo spessore rilevante (5-10 μm di diametro).

L’osso non lamellare è, nell’insieme, più elastico e meno consistente di quello lamellare, a causa della minore quantità di minerali e della mancanza di un orientamento preferenziale delle fibre di collagene.

Il tessuto osseo lamellare forma l’osso maturo che deriva dal rimodellamento del tessuto osseo fibroso o di osso preesistente. Rispetto al precedente, è un tessuto più organizzato, con un orientamento ordinato e parallelo delle fibre collagene, che si dispongono in strati sovrapposti, detti lamelle ossee. Tra una lamella e l’altra, piccoli spazi comunicanti tra loro: le lacune, ospitano le cellule che, per mezzo di un sistema di canalicoli, entrano in contatto con le zone dell’osso dalle quali possono ricevere materiali nutritivi.

Tra i due tipi di tessuto, il lamellare è il più diffuso e costituisce la quasi totalità dell’osso compatto e buona parte dell’osso spugnoso. I due tipi di tessuto osseo (lamellare e non lamellare) si distinguono per la disposizione delle fibre collagene, ordinate nel primo tipo e non ordinate nel secondo. Negli adulti, tutto il tessuto osseo è di tipo lamellare; troviamo il tipo non lamellare durante l’ossificazione o durante la riparazione delle fratture.

Il tessuto osseo lamellare è a sua volta suddivisibile in osso spugnoso ed in osso compatto. La composizione di base è uguale ma è diversa la loro disposizione tridimensionale. Questa diversificazione consente di ottimizzare il peso e l’ingombro delle ossa in funzione delle diverse sollecitazioni cui sono sottoposte.

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