Insonnia e acromegalia, ipertiroidismo, corticosteroidi e diabete

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I corticosteroidi sono ormoni prodotti dalla corteccia delle ghiandole surrenali

La maggioranza delle endocrinopatie sono più o meno fortemente correlate a vari disturbi del sonno ed in particolare all’insonnia. In questo articolo ricordiamo brevemente il rapporto tra alcune patologie endocrine e l’insonnia.

Ormone della crescita (GH) e acromegalia

L’acromegalia può essere associata ad insonnia secondaria ad apnee ostruttive nel sonno. In una certa percentuale di questi pazienti, dal 5 al 25% secondo le varie stime, il disturbo del sonno può essere imputato ad una sindrome delle apnee ostruttive, secondaria alle modificazioni anatomiche delle prime vie aeree indotte dal GH (ormone della crescita). I principali effetti del GH sul pattem di sonno sono la riduzione del sonno ad onde lente e l’incremento del sonno REM. Alcuni soggetti che assumono ormone della crescita per fini sportivi (ad esempio body building) possono avere i medesimi problemi di insonnia.

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Ormoni corticosteroidei

La malattia e la sindrome di Cushing, le sindromi da ACTH ectopico e i trattamenti farmacologici a base di corticosteroidi possono tutti associarsi ad insonnia con difficoltà nell’inizio e nel mantenimento del sonno. Gli ormoni steroidei, e in particolar modo il cortisolo, superano facilmente la barriera ematoencefalica e agiscono, attraverso recettori specifici, su vari sistemi neuronali. Il risultato della loro azione è quello di aumentare il livello di vigilanza: ciò si traduce in un effetto risvegliante ed in una maggiore difficoltà ad addormentarsi. L’ACTH e il cortisolo in particolare sembrano indurre una riduzione  della fase REM, fenomeno osservato in pazienti con adenomi surrenalici.

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Ipertiroidismo

Gli ormoni tiroidei (T3 e T4) e i loro fattori di rilascio ipotalamici (TRF) e ipofisari (TSH) hanno tutti un effetto risvegliante e di attivazione del tracciato EEGrafico. L’ipertiroidismo si associa spesso ad una insonnia di tipo «iniziale», caratterizzata cioè da difficoltà ad addormentarsi con aumento della latenza di sonno, e ad una riduzione della percentuale di sonno delta (fasi III e IV NREM). Anche il tempo totale di sonno risulta accorciato (mediamente 5 o 6 ore). L’aumento del numero e dell’intensità dei movimenti corporei notturni, spesso riscontrato in questi pazienti, potrebbe contribuire ad alleggerirne e frammentarne il sonno.

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Diabete mellito

Il diabete mellito è associato frequentemente a disturbi dell’inizio e del mantenimento del sonno, in dipendenza da meccanismi diversi. Gli episodi di ipoglicemia notturna possono indurre un aumento dell’increzione adrenergica, che attraverso un effetto risvegliante interferisce con il mantenimento del sonno. Le complicanze neurologiche del diabete possono anch’esse giocare un ruolo: le neuropatie autonomiche, in quanto si associano spesso a diarrea notturna; le neuropatie sensitive, in quanto inducono dolori e disestesie che rendono difficile l’addormentamento.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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