Polmonite batterica: trattamento, prognosi, complicanze

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIONI LOBI ANATOMIA FUNZIONICon “polmonite” in medicina si indica un processo infiammatorio a carico del parenchima polmonare. L’infiammazione del polmone può essere determinata da varie cause, tuttavia nella maggioranza dei casi è secondaria ad un processo infettivo. La polmonite può essere provocata da numerosi microorganismi infettanti, come i batteri, i virus o i miceti. La polmonite batterica, in particolare, è il tipo più diffuso di polmonite tra gli adulti ed è una malattia che continua ad essere un problema comune ed alcune volte persino letale nonostante l’avvento degli antibiotici. Occasionalmente, l’infezione si sviluppa in pazienti ricoverati in ospedali e la polmonite viene definita “nosocomiale“. Anche se altri tipi di infezioni contratte in ospedale (ad esempio delle vie urinarie) hanno un’incidenza più elevata, la polmonite è l’infezione nosocomiale che più frequentemente è causa di mortalità, soprattutto perché i  pazienti ospedalizzati e quelli anziani hanno una maggiore compromissione del sistema immunitario. Pazienti con deficit immunitari congeniti ed acquisiti (ad esempio quelli con AIDS) hanno un maggior rischio di sviluppare polmoniti opportuniste.

Trattamento

Alcuni pazienti possono essere trattati a livello ambulatoriale, ma i casi gravi devono essere ricoverati in ospedale. In genere questi pazienti necessitano di terapia di supporto, che comprende la somministrazione di liquidi e terapia nutrizionale. L’ossigenoterapia è importante quando l’emogasanalisi (ABG) dimostra ipossiemia; in molti casi è sufficiente l’erogazione di 3-5 litri/minuto attraverso una cannula nasale. Per facilitare l’espettorazione quando le secrezioni sono molto dense si può far ricorso all’aerosolterapia o alla umidificazione dell’ambiente. La fisioterapia respiratoria non è utile nei casi tipici di polmonite batterica, a meno che essa non sia complicata da bronchiettasie. L’insufficienza respiratoria che richiede la ventilazione meccanica non è un’evenienza comune se la polmonite non è sovrapposta ad una pneumopatia cronica. L’appropriata terapia antibiotica dovrebbe essere iniziata appena possibile, anche se  sono necessari circa 7 giorni per raggiungere la piena efficacia. Nel paziente non grave è, tuttavia, tollerabile un lieve ritardo, cioè il tempo necessario per ottenere i campioni di sangue e di espettorato. I risultati dei test diagnostici preliminari, come la colorazione di Gram e la radiografia del torace, possono fornire indizi importanti sull’identità del microorganismo infettante. Se l’esame colturale rivela la presenza di diplococchi allungati Gram-positivi (pneumococchi), il farmaco di scelta è la penicillina. In presenza di coccobacilli Gram-negativi, la terapia di scelta diventa l’ampicillina o una cefalosporina.
Non appena possibile dovrebbe essere iniziato l’antibiotico più appropriato, come indicato dall’antibiogramma. Per i pazienti che non richiedono ospedalizzazione e che sono relativamente giovani (meno di 50 anni) e per i quali non c’è una chiara distinzione tra polmonite tipica (batterica) e atipica (Mycoplasma, Chlamydia), entrambe le eziologie andrebbero prese in considerazione. Una scelta ragionevole potrebbe essere una cefalosporina orale di terza generazione (come cefrxima) per la sua ottima attività sia su Streptococcus ed Haemophilus, che sui i batteri più frequenti. A questa si potrebbe associare un macrolide per la sua ottima attività su Mycoplasma e Chlamydia. Il paziente ricoverato in ospedale per polmonite è a rischio di sviluppare un’infezione nosocomiale, specialmente se compare insufficienza ventilatoria che richiede la ventilazione meccanica. L’attento lavaggio delle mani dopo ogni visita e condizioni di asepsi durante la manipolazione delle vie aeree sono accorgimenti essenziali per prevenire la diffusione di microorganismi da un paziente all’altro. L’importanza di questo punto è enfatizzata dal fatto che molte polmoniti nosocomiali sono provocate da organismi Gram-negativi, che sono quelli più comunemente presenti nei liquidi corporei e sulle mani. Inoltre, i batteri Gram-negativi sono spesso relativamente resistenti alla terapia, e ciò rende più difficile il trattamento e più elevato il rischio di mortalità. In tali casi, in attesa del risultato dell’antibiogramma, il farmaco di prima scelta potrebbe essere una cefalosporina parenterale di terza generazione (cefotaxima, ceftizoxima, ceftrixone) che, se confermata dall’antibiogramma, potrebbe essere sostituita (switch therapy), dopo il miglioramento clinico-radiologico e di laboratorio del paziente, da una cefalosporina orale con spettro simile (per esempio cefixima), La somministrazione orale, infatti, oltre ad essere meno costosa, più comoda e generalmente più sicura, può consentire una dimissione precoce dall’ospedale con risparmio sulle spese di degenza. Nelle polmoniti batteriche più gravi provocate da baciIli Gram-negativi aerobi, un’alternativa ragionevole potrebbe essere, soprattutto nei soggetti allergici, l’aminoglicoside netilmicina (attivo anche sui ceppi gentamicino-resistenti). Tale aminoglicoside presenta anche una buona efficacia nei confronti di Staphylococcus, soprattutto sui ceppi coagulasi-negativi, che rappresentano un grosso problema per la loro alta incidenza nelle infezioni severe in pazienti ospedalizzati e per la loro notevole antibiotico resistenza anche a meticillina e farmaci consimili. In tali casi, la netilmicina può avere un’utile attività sinergica con i glicopeptidi elettivamente attivi sugli stafilococchi.

Complicanze e rischi

In caso di polmonite grave, specie in individuo debilitato e con cure inefficaci e/o intempestive, la polmonite può dar luogo a molte complicanze, anche gravi, come:

  • broncopolmonite;
  • polmonite recidivante;
  • cronicizzazione della broncopolmonite;
  • sepsi (setticemia);
  • pleurite;
  • insufficienza respiratoria;
  • ascesso polmonare;
  • cardiopatie.

Prognosi

Una polmonite diagnosticata rapidamente e trattata in modo efficace, ha una prognosi positiva e durata limitata ad alcuni giorni; una polmonite grave, associata ad infiammazione dei bronchi, individuata in ritardo e/o curata in maniera non adeguata è ad alto rischio di complicanze e può avere perfino esiti mortali, specie in individui già debilitati (pazienti anziani, con AIDS, con altre malattie sistemiche come cardiopatie e diabete).

Broncopolmonite grave

Una polmonite associata ad infiammazione bronchiale (broncopolmonite), può essere una condizione molto grave: spesso richiede il ricovero ospedaliero immediato in cui il medici potrebbero dover ricorrere alla ossigenoterapia con ventilazione assistita e alla somministrazione di farmaci per via endovenosa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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