Isoflavoni di soia: proprietà e controindicazioni (tiroide e metabolismo)

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTEGli isoflavoni sono composti chimici, una sottoclasse di composti fenolici, di origine vegetale. Gli isoflavoni di soia quindi non sono altro che dei fitoestrogeni: sostanze di origine vegetale, dotati di azione estrogenica, con una struttura molto simile all’estradiolo prodotto dalle ovaie. La particolarità degli isoflavoni di soia da cui derivano molti dei loro effetti benefici per la salute, è che questi hanno una azione, o meglio una doppia azione, simile a quella degli ormoni femminili. Infatti le molecole dei fitoestrogeni si attaccano ai recettori degli estrogeni e formano un complesso alternativo che può avere proprietà ambivalenti – funzionare quindi come estrogeno o anti-estrogeno – a seconda del contesto in cui agisce.

Se il complesso fitoestrogenico agisce in casi di carenza ormonale, sostituisce l’estrogeno e colma le carenze, anche se possiede una capacità estrogenica mediocre rispetto all’estradiolo; se, invece, questo complesso agisce in contesto di elevata incidenza estrogenica, si comporta come un estrogeno debole con funzione anti – estrogeno, attaccandosi ai recettori ormonali e impedendo, dunque, agli estrogeni forti di agire e di attaccarsi ai recettori. Viste queste loro proprietà gli isoflavoni sono molto utilizzati in omeopatia come cura contro gli squilibri ormonali.

Gli isoflavoni di soia hanno una capacità estrogenica di circa 1000 – 10000 volte inferiore rispetto all’estradiolo: sono composti di genicisteina (70%), daidzeina (25%) e gliciteina (5%). I composti degli isoflavoni, molto spesso, si trovano liberi, ma, ancor più spesso, possono presentarsi in forma glicosilata, cioè uniti a zuccheri: per scindere lo zucchero da questi componenti, il nostro organismo necessita di un’enzima che agisce nel nostro intestino, al momento della digestione, sulla flora batterica. Gli isoflavoni di soia sono incolori ed inodori.

Proprietà benefiche degli isoflavoni di soia.

Gli isoflavoni sembrerebbero avere un azione positiva su molti aspetti legati alla salute ed al benessere sia per le donne che per gli uomini.

  • Proprietà Antitumorali: gli isoflavoni di soia sono ottimi inibitori degli enzimi cancerogeni, antiossidanti e dei fortissimi immunostimolatori. Ricerche recenti hanno dimostrato che, agendo come anti-estrogeni, equilibrano le carenze ormonali e bloccano l’assorbimento di estrogeni chimici che possono essere potenzialmente dannosi, in questo modo gli isoflavoni prevengono l’insorgenza del cancro alla mammella o all’utero nella donna e alla prostata nell’uomo.In particolare la genicisteina, il più importante componente degli isoflavoni di soia, inibisce la crescita dei vasi sanguigni tumorali.
  • Benefici sul sistema cardio-circolatorio: strettamente legate all’azione di abbassamento dei livelli di colesterolo nel sangue è anche l’azione protettiva che la soia svolge quindi per la circolazione sanguigna, infatti ostacolando l’ossidazione delle molecole di LDL gli isoflavoni impediscono che le arterie si ostruiscano. Di quest’ azione di beneficia l’intero apparato, cuore e cervello compresi, sembra infatti che gli isoflavoni contribuiscano anche a ritardare aterosclerosi.
  • Isoflavoni di soia e capelli: Dal momento che esiste un rapporto molto stretto anche tra lo stato di salute dei capelli e la produzione di ormoni sia per le donne che per gli uomini gli isoflavoni vista la loro carica estrogenica sono utili anche contro la caduta dei capelli. Secondo alcuni studi infatti gli isoflavoni sarebbero in grado di stimolare la produzione di sostanze determinanti per lo sviluppo dei peli, capelli compresi, rappresentando un valido supporto nella cura della calvizia maschile. Ancora più importante diventa l’azione di questi fitoestrogeni per i seppur rari episodi di calvizia femminile e soprattutto per quei fenomeni di indebolimento ed assottigliamento dei capelli che si verificano nelle donne in periodi particolari come dopo una gravidanza e prima della menopausa.
  • Isoflavoni di soia e seno: parlando di questi fitoestrogeni non si può fare a meno di menzionare il fatto che spesso questi vengono utilizzati in integratori e prodotti che dovrebbero far aumentare il volume del seno in modo naturale, a tale proposito va detto che sebbene siano più o meno certi gli effetti positivi degli isoflavoni per la salute del seno in particolare per la prevenzione dai tumori alla mammella non si può dire lo stesso sugli effetti di crescita pubblicizzati in molti prodotti. Secondo la maggior parte degli esperti infatti per ottenere dei risultati concreti e visibili si dovrebbero assumere quantità troppo ingenti di isoflavoni, motivo per cui sebbene non siano dannosi questi prodotti sono per lo più inefficaci.

Leggi anche:

Benefici per la salute delle donne.

Esiste un legame molto stretto tra le ricerche e gli studi che sono stati condotti in questi ultimi anni su questi fitoestrogeni per dimostrarne le proprietà salutari e l’universo femminile. L’idea di approfondire le caratteristiche ed i potenziali benefici di queste sostanze infatti è nata da uno studio che ha rilevato che le donne giapponesi avevano molti meno disaggi nel periodo della menopausa rispetto alle occidentali. Da qui l’intuizione che le differenze fossero legate ad abitudini alimentari, l’individuazione della soia come principale alimento da indagare, e la scoperta che gli isoflavoni contenuti in questa proteina vegetale sono dotati di forte carica ormonale cosa che, secondo alcuni, li rende importantissimi soprattutto in fasi particolari della vita della donna come la menopausa in cui la caduta degli estrogeni, nell’organismo femminile, raggiunge il picco massimo. Prima di parlare dei potenziali effetti benefici che il consumo di soia e l’utilizzo di integratori possono avere per le donne va detto però che esiste anche una corrente di pensiero che non ritiene sufficienti gli studi condotti fin’ora e quindi non riconosce agli isoflavoni di soia tutte queste proprietà. Altri ancora sostengono che i risultati avuti sui campioni di donne giapponesi siano da collegare ad un consumo di soia costante durante tutto l’arco della vita, per cui le proprietà benefiche degli isoflavoni dipenderebbero da un assunzione regolare di questi nutrienti. Secondo questa teoria quindi non servirebbe a nulla incrementare l’apporto di isoflavoni, sia in modo naturale attraverso gli alimenti che attraverso integratori, esclusivamente nel periodo della menopausa.

Vediamo ora quali sono le proprietà attribuite agli isoflavoni di soia per l’organismo femminile durante le diversi fasi di vita:

  • Regolarizzazione dei livelli ormonali: L’azione benefica degli isoflavoni non si limita al periodo critico della menopausa, vista la loro doppia azione in età fertile, gli isoflavoni agiscono come antiestrogeni, contribuendo a regolare i livelli ormonali, effetto particolarmente utile per donne che hanno cicli mestruali irregolari o soffrono di squilibri ormonali, per prevenirli infatti ogni donna dovrebbe inserire nella propria dieta alimenti che contengano soia. Non sono dimostrate interazioni con l’assunzione della pillola anticoncezionale.
  • In gravidanza: Il consumo di soia andrebbe invece controllato durante la gravidanza e l’allattamento, dal momento che sembra che questi fitoestrogeni attraverso il liquido amniotico possano interferire con lo sviluppo endocrino del bambino.
  • In menopausa : Con il raggiungimento dell’età matura al contrario la soia assumerebbe un ruolo molto importante in quando gli isoflavoni in essa contenuti si sostituiscono agli estrogeni che vengono meno con il sopraggiungere della menopausa e quindi sono in grado di attenuare alcuni sintomi, riducendo al massimo le vampate di calore, gli sbalzi di umore e i tremori, tipici di questa fase.
  • Contro il colesterolo: Sembra che intervenendo sul processo di ossidazione delle LDL, riducendo in modo significativo la stratificazione di queste sostanze nelle arterie gli isoflavoni contribuiscano anche a prevenire malattie cardiovascolari.
  • Per prevenire l’osteoporosi: gli effetti degli isoflavoni sull’indobolimento delle ossa sarebbero da collegarsi da un lato al loro diretto intervento sull’attività delle cellule che durante questo periodo iniziano a danneggiare le ossa limitandone gli effetti e dall’altro stimolando invece le cellule preposte a rigenerare le ossa. Un effetto secondario riguardo l’osteoporosi è legato al fatto che gli isoflavoni contribuirebbero a migliorare l’assorbimento del calcio nutriente molto importante per la salute delle ossa.

Controindicazioni ed effetti collaterali.

Sebbene da tutti gli sudi condotti non sembrano emergere particolari effetti collaterali nell’assunzione degli isoflavoni di soia vi sono però dei casi in cui la somministrazione di queste sostanze va fatta sotto stretto controllo del medico o dell’omeopata, ed altri in cui sarebbe meglio evitare di seguire terapie a base di questi fitoestrogeni.

  • Interazioni con i farmaci: Secondo recenti studi gli isoflavoni potrebbero alterare l’assorbimento di alcuni farmaci in quanto la genesteina e la daidzeina in essi contenute modificherebbero la normale produzione di trasportati come la glicoproteina p. Inoltre genesteina e daidzeina eserciterebbero effetti anche su alcune citoforme e su alcuni citocromi per cui i pazienti che seguono terapie a base di farmaci che vengono assorbiti da queste particolari tipologie di enzimi dovrebbero prestare molta attenzione nel l’assumere isoflavoni di soia. Vista la carica estrogenica degli isoflavoni anche pazienti che seguono terapie a base di estrogeni o proteoestrogeni dovrebbero valutare con attenzione la possibilità di interazioni.
  • Effetti sulla tiroide: Esistono opinioni diverse anche sugli effetti che gli isoflavoni di soia avrebbero sulla tiroide, per anni infatti si è sostenuto che questi fitoestrogeni interferissero con la produzione degli ormoni tiroidei rallentandone il funzionamento, motivo per cui da un lato veniva altamente sconsigliata l’assunzione di grandi quantità o integratori di soia a soggetti ipotiroidei o che seguivano terapie farmacologiche legate agli ormoni tiroidei, e dall’altro si è diffusa la credenza che questi ormoni facciano ingrassare. Secondo recenti scoperte effettuate da un gruppo di studiosi italiani la soia ed i suoi isoflavoni sembrerebbero essere del tutto estranei al funzionamento della tiroide, e quindi non fanno assolutamente ingrassare. Non esistendo un opinione condivisa è consigliabile per i soggetti che soffrono di ipotiroidismo chiedere un parare al proprio medico di fiducia prima di intraprendere una terapia a base di estratti di soia o di incrementare in modo considerevole le quantità di alimenti a basa di soia assunti quotidianamente.
  • Interazioni con i nutrienti: secondo alcuni gli isoflavoni avrebbero degli effetti anche sul corretto assorbimento da parte dell’organismo di alcuni nutrienti in particolare minerali, come ferro calcio e zinco, per questo quando si seguono terapie a base di questi fitoestrogeni sarebbe meglio assumere gli integratori lontano dai pasti in modo da non interferire con il metabolismo dei nutrienti.
  • Gravidanza ed allattamento: come già ricordato l’assunzione soprattutto di integratori di isoflavoni andrebbe del tutto evitata durante il periodo della gravidanza e dell’ allattamento in quanto potrebbero avere effetti tossici sul feto ed interferire sul corretto assorbimento di alcuni nutrienti

Alimenti ed isoflavoni di soia.

Come è facilmente deducibile questi fitoestrogeni si trovano in tutti gli alimenti a base di soia, bisogna però fare una distinzione tra

  • quelli che ne contengono una percentuale maggiore come i semi, le proteine, il tofu (formaggio a base di soia) il latte di soia, la farina di soia il tempeh (alimento ricavato dai semi e noto anche come carne di soia) ed il miso (condimento a base di soia ed altri cereali),
  • quelli che invece ne contengono percentuali minori come l’olio di soia le hamburger ed i gelati a base di soia.

Dosaggio e tempi di somministrazione.

Visto che gli effetti degli isoflavoni sono evidenti soprattutto nel periodo della menopausa i consigli sul dosaggio si riferiscono a terapie adatte a donne che si avvicinano a questa fase critica della vita. L’ideale sarebbe assumere quotidianamente circa 50 – 70 grammi di proteine di soia il che vuol dire bere un bicchiere di latte di soia o mangiare una porzione di tofu o di tempeh nell’arco della giornata.

In alternativa si può ricorrere all’utilizzo di integratori alimentari che contengano isoflavoni molti dei quali sono acquistabili in farmacia senza bisogno di alcuna prescrizione medica.

In linea generale sono sufficienti 3 mesi per avere i primi benefici, ad ogni modo visto anche le critiche mosse da molti detrattori degli effetti benefici degli isoflavoni in menopausa sarebbe meglio per le donne iniziare la terapia preventivamente abituandosi a consumare normalmente la soia nell’arco della vita per incrementarne poi le quantità con l’avvicinarsi della menopausa.

Integratori di isoflavoni.

Il mercato di integratori di isoflavoni di soia è davvero molto vasto. Visto il loro largo utilizzo questi integratori vengono prodotti in diverse tipologie, dalle bustine da sciogliere in acqua alle capsule. Molti di questi integratori contengono oltre agli isoflavoni di soia anche altri minerali o vitamine utili nel periodo della menopausa come calcio, magnesio e vitamina D3. Il prezzo va dai 10€ ai 20€ a seconda della complessità del prodotto e delle dimensioni della confezione.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra creatina monoidrata e Creapure: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI DOMS DOLORE MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBE ELa creatina monoidrata è stata la prima forma di creatina messa in commercio, tuttora estremamente diffusa grazie ai molti benefici a cui però si uniscono alcuni effetti collaterali come il minimo assorbimento ed i famosi problemi intestinali dovuti alla sua scarsa solubilità. Infatti solo una parte della dose veniva assorbita, mentre l’altra rimaneva nell’intestino dove il corpo inviava acqua per sciogliere i cristalli di creatina e questo causava diarrea e crampi. Quindi bisognava assumere una dose molto massiccia per assimilarne solo una piccola parte. La risposta a questi problemi teoricamente è la creatina Creapure®.

La Creapure® è un tipo particolare di creatina monoidrata di qualità superiore, prodotta da Alzchem® in Germania. Non contiene impurità ed è micronizzata, ossia le particelle di polvere che lo costituiscono sono estremamente piccole, cosa che lo rende un miglior prodotto da miscelare e che viene assorbito più facilmente, permettendo così ad una maggiore quantità di creatina di andare direttamente nei muscoli in attività dove viene usata come energia.

Creatina monoidrata:

  • Pro: economica; efficace.
  • Contro: minore solubilità; maggior rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti.

Creatina Creapure®:

  • Pro: maggiore solubilità; maggiore purezza; minor rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti; efficacia.
  • Contro: maggior costo, circa il doppio della monoidrata.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Dermatite atopica: curala con i probiotici

DIstrazione

MEDICINA ONLINE PELLE CUTE DONNA COSMESTICI CREMA TRUCCO FEMMINA DERMATITE ATOPICA ALLERGIA RUGHE VISO OCCHI LABBRA BELLEZZA CURA COSMESI BELLA.jpgInizia nell’infanzia, ma può proseguire anche in età adulta, portando con sé prurito e irritazioni cutanee con cui può essere difficile convivere. È la dermatite atopica, un disturbo per cui è spesso difficile trovare una soluzione. A volte non sono efficaci né i rimedi topici, né i farmaci da assumere per via orale. Anche in questi casi rimane, però, un barlume di speranza. Sono infatti sempre più numerosi gli studi che fanno intravedere una soluzione nella supplementazione alimentare con probiotici, che rappresenta un valido aiuto per migliorare la gestione della malattia

Nutrienti contro i problemi di pelle

Una recente analisi pubblicata su Jama Dermatology ha passato in rassegna i risultati di 21 diverse ricerche che, in totale, hanno coinvolto quasi settemila pazienti. Fra i nutrienti presi in considerazione sono inclusi gli acidi grassi, i prebiotici e i probiotici. Sono proprio questi ultimi, i batteri amici della salute intestinale, ad aver dato prova più di qualunque altro nutriente di essere utili per chi soffre di questo disturbo dermatologico.

Probiotici, amici non solo dell’intestino

Contrariamente ad altri microrganismi, i probiotici non sono una minaccia per la salute, anzi, sono naturalmente presenti nell’intestino, dove producono sostanze antimicrobiche, contrastano la crescita dei batteri patogeni e stimolano le difese immunitarie. Il loro meccanismo d’azione non è stato ancora chiarito completamente. È, però, nota la loro capacità di riportare nella norma la permeabilità intestinale, che sembra essere alterata anche negli adulti che soffrono di dermatite atopica. Fortunatamente questi microrganismi possono essere assunti per via orale, perché non perdono le loro proprietà né durante la conservazione, né nel passaggio nell’apparato digerente. Ciò ha permesso di valutare l’efficacia della loro assunzione nel trattamento della dermatite atopica. Molti degli studi portati a termine fino a oggi sono stati condotti nei bambini. Nella maggior parte dei casi le potenzialità dei probiotici sono state confermate, tanto che l’American Academy of Dermatology ha incluso l’assunzione di questi microrganismi tra le misure utili durante la gravidanza e l’allattamento per prevenire la comparsa della dermatite atopica. Anche gli studi condotti nella popolazione adulta, sebbene meno numerosi, dimostrano che l’assunzione di probiotici aiuta sia a migliorare i sintomi della dermatite atopica, sia a ridurre la presenza nelle feci dello Stafilococco aureo, un batterio molto diffuso tra gli atopici.

Un probiotico non vale l’altro

In realtà, però, parlare di probiotici in generale non è corretto. Nel caso della dermatite atopica possono essere utili due ceppi identificati di recente: il Lactobacillus salivarius LS01 e il Bifidobacterium breve BR03. Uno studio condotto su individui adulti ha infatti dimostrato l’efficacia di questi due probiotici che, assunti per tre mesi, contribuiscono a ridurre l’eczema e la permeabilità intestinale, oltre a riequilibrare il sistema immunitario. Per questo la combinazione di Lactobacillus salivarius LS01 e Bifidobacterium breve BR03 è oggi considerata un’utile terapia aggiuntiva nel trattamento della dermatite atopica negli adulti.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Gli integratori alimentari: fanno bene o fanno male?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelAncora oggi, dopo anni di informazione e ricerche scientifiche in merito ci sono persone che vedono gli integratori come sostanze da evitare in quanto dannose alla salute. Basterebbe documentarsi meglio per capire che non è affatto così. C’è la diffusa mentalità che l’integratore è quella sostanza manipolata e contaminata chimicamente, quando invece molto spesso sono proprio gli alimenti naturali che noi consideriamo sani ad esserlo, e molto spesso in quantità ben superiori.

L’integratore non è altro che una sostanza separata ed estratta dall’alimento, per poi renderla disponibile per mezzo di capsule o bustine. I più scettici rimarcheranno il fatto che gli alimenti naturali già contengono queste sostanze, per di più insieme a tante altre, rendendo perciò l’alimento completo, dimenticandosi però che con quelli ingeriscono anche tutti i contaminanti e gli inquinanti che hanno assorbito e che erano presenti nell’ecosistema.

Con questo non vogliamo dire che l’alimento naturale sia da eliminare, tutt’altro, però non vogliamo neanche che si pensi che gli integratori sono da evitare come la peste. Il prodotto “integratore” che ne viene fuori dalla lavorazione è una sostanza essenzialmente pura e poco invasiva, inoltre, essendo per la maggiore prodotti secchi si conservano più a lungo e senza l’impiego di conservanti chimici.

Se prendiamo il caso delle proteine del siero del latte, che in molti casi vengono estratte per mezzo della microfiltrazione, ci rendiamo conto della semplice ed “innocua” lavorazione, che avviene servendosi di microscopici filtri fisici attraverso i quali si fa passare la materia liquida, trattenendo così solamente le proteine in questione, essendo tra le molecole più grandi contenute negli alimenti. Con questa procedura “meccanica” si estraggono proteine del siero del latte inalterate, senza l’impiego di alte temperature o chissà quali operazioni chimiche.

Un’integrazione intelligente, oltre ad essere utile a chiunque lo è molto di più per i soggetti sportivi. Per esempio gli Omega 3 sono utilissimi per migliorare l’afflusso del sangue ai tessuti muscolari e le vitamine permettono di utilizzare molto meglio l’apporto di proteine, carboidrati e grassi, tipico delle diete dei soggetti sportivi, per non parlare dell’utilità della creatina, dei BCAA, delle proteine in polvere e di tanti altri.

Il soggetto sportivo, specie se agonista o amatore che si allena come un agonista (se non di più) non si può permettere carenze nutrizionali, per cui la sua dieta non dovrebbe avere punti deboli. Fra le principali integrazioni che garantiscono la minimizzazione dello stress ossidativo e per velocizzare il recupero dopo allenamenti intensi ed impegnativi ci sono:

  1. La vitamina D, spesso carente, specie per chi si espone poco alla luce solare
  2. I BCAA e la leucina, che sono in grado di ridurre il dolore e l’indolenzimento dopo un duro allenamento
  3. Il magnesio, necessario per per la funzione mitocondriale e per la riduzione dello stress
  4. Lo zinco, per evitare infiammazioni e il sostegno dei mitocondri
  5. La vitamina B12 e folato; a causa della difficoltà di metabolizzare il folato e la carenza di vitamina B6 e B12 per combattere lo stress. Alcune ricerche hanno evidenziato come una carenza di vitamine B è correlato a un aumento degli antiossidanti

Oltre al fatto che gli integratori sono più puri e quindi meno contaminati di alcuni alimenti naturali, è consigliabile assumerli anche per la ragione che molto spesso il ritmo di vita o il tempo a disposizione non ci permettono di alimentarci nel modo ideale, creando così scompensi e una situazione di impoverimento nutrizionale, di conseguenza una forma fisica non ottimale.
Inoltre l’assunzione di integratori conferisce benefici specifici, che vanno dalla prevenzione di patologie importanti come il diabete, l’ipertensione e sulla salute cardiaca, oltre a proteggere contro le infezioni virali influenzali e respiratorie, sul sistema nervoso ecc.
Con questo articolo non vogliamo far passare il messaggio che bisogna sostituire gli alimenti con gli integratori, tutt’altro!

L’integratore serve per integrare. Un alimentazione sana ed equilibrata è essenziale, ma un’integrazione intelligente serve per rendere completa o per integrare al meglio la normale alimentazione con nutrienti specifici, che si riveleranno capaci di migliorare sia lo stile di vita che le prestazioni in campo sportivo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fitoestrogeni e isoflavoni del trifoglio per il trattamento della menopausa

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTENella menopausa le donne soffrono di fastidiose vampate di calore indice dello squilibrio ormonale, per alleviare questi sintomi si rivolgono a terapie ormonali. Gli effetti collaterali e l’aumento del rischio di tumore al seno e malattie cardiovascolari, ha spinto la ricerca verso nuove forme di cura tratte dalla medicina complementare per gestire i sintomi della menopausa, stiamo parlando dei fitoestrogeni ricavati dagli isoflavoni della soia e del trifoglio. Oggi ci concentriamo nello specifico sui rimedi di derivazione naturale utili per ridurre la spiacevole sintomatologia legata al periodo della menopausa. Queste molecole sono gli isoflavoni

I rischi associati alla menopausa : rischi cardiovascolare ed osteoporosi

Dopo la menopausa, si incrementa nella donna il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari (ipertensione) ed ossee (osteoporosi). Le vampate di calore e la sudorazione sono legate al fatto che l’alterarsi del delicato equilibrio ormonale estro – progestinico “disturba” il nostro termostato interno – l’ipotalamo – facendogli leggere come elevata una temperatura corporea in realtà modificata solo di pochi centesimi di gradi. Per questo motivo l’organismo reagisce con sudorazione e vampate per eliminare calore in eccesso. Il rischio cardiovascolare è legato al mancato utilizzo di colesterolo per sintetizzare gli ormoni estrogeni e progestinici: così il colesterolo in eccesso può depositarsi a livello dei vasi, danneggiandoli. L’osteoporosi si manifesta per la ridotta attivazione degli osteoblasti, le cellule dell’osso deputate alla sua ricostruzione, stimolate proprio dagli estrogeni; per contro gli osteoclasti, cellule che eliminano l’osso usurato, sono attivissimi e continuano a togliere i sali di calcio dall’osso diminuendone la resistenza.

L’ attività estrogeno-simile degli isoflavoni e la loro presenza nella dieta.

Nei paesi occidentali le donne che soffrono di vampate di calore nella fase della menopausa sono circa l’80%. Invece nei paesi asiatici l’incidenza delle donne che soffrono di questo disturbo sono solo il 10-20%. Un’attenta analisi sul consumo alimentare delle popolazioni dell’Asia ha permesso di rilevare nella dieta la presenza di isoflavoni. Da qui sono partiti gli studi per isolare queste molecole e fornire tramite integrazione, un adeguato supporto quotidiano di isoflavoni, non solo per ridurre la sintomatologia tipica della menopausa, ma anche per ridurre i rischi associati a questa fase della vita (osteoporosi, rischio cardiovascolare e perdita di elasticità della pelle). Gli isoflavoni sono sostanze vegetali naturali che appartengono alla classe degli estrogeni vegetali chiamati fito-estrogeni fenolici. Queste molecole hanno attività biologica estrogeno-simile.

Gli isoflavoni nella dieta.

Le popolazioni asiatiche hanno un apporto ottimale di isoflavoni in quanto consumano soia e altri legumi in abbondanza. Tuttavia per la nostra popolazione occidentale il cambio di dieta non è facile e spesso neppure gradito, soprattutto in ragione dei quantitativi non indifferenti necessarie a garantire l’ adeguato apporto degli isoflavoni ed il rischio di un aumento del peso corporeo connesso al consumo di grandi quantità di soia e derivati (latte di soia). In questi casi, per chi non ha la possibilità di modificare cosi radicalmente il proprio stile di vita l’ unica via è rappresentata dagli integratori nutrizionali derivano o dalla soia e dal trifoglio rosso. Vediamo ora di capirne la differenza.

I quattro fitoestrogeni degli isoflavoni : soia vs trifoglio

Sia la Soia che il Trifoglio Rosso sono state oggetto di moltissimi studi che hanno decretato alcune importanti differenze:

Sono quattro i principali estrogeni vegetali degli isoflavoni che hanno dimostrato un’azione efficace come fitoestrogeno: genisteina, Biochanina A, Dadzeina, Formononetina

  1.  La Soia apporta solo due isoflavoni (Genisteina e Daidzeina), il Trifoglio rosso li possiede tutti e quattro gli isoflavoni (Genisteina, Daidzeina, Biochanina A e Formononetina).
  2.   I  due isoflavoni in più del trifoglio hanno effetti benefici dimostrati: la Biochanina A ha effetti protettivi sui vasi sanguigni e sul sistema cardiovascolare;
  3. La Formononetina favorisce la proliferazione degli osteoblasti (cellule deputate alla sintesi di tessuto osseo).
  4.  Gli isoflavoni del trifoglio sono maggiormente bio disponibili e non vengono dispersi.

Gli isoflavoni del Trifoglio rosso sono presenti in forma “non zuccherina”, per questo motivo entrano direttamente  in circolo dopo soli 15 minuti dall’assunzione. Gli isoflavoni della Soia, invece, sono presenti sotto forma “zuccherina” devono essere scissi a livello intestinale e sono biodisponibili dopo 3-4 ore. i processi digestivi ed assimilativi comportano una dispersione, nelle feci, di buona parte degli isoflavoni della soia.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fitoestrogeni in menopausa: efficacia, effetti indesiderati e raccomandazioni

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTECon l’arrivo della menopausa la donna va incontro ad una serie di cambiamenti legati alla carenza di estrogeni che, oltre a rappresentare un forte elemento di instabilità emotiva, possono diventare fattori di rischio per lo sviluppo di malattie dell’osso (osteoporosi), del sistema circolatorio o di altri organi. In Italia solo il 3-4 % delle donne ricorre alla terapia ormonale sostitutiva sia per motivi psicologici, sia per il timore di effetti indesiderati. Non stupisce, perciò, che abbiano destato particolare interesse i fitoestrogeni, ritenuti un’alternativa naturale per la loro provenienza dal mondo vegetale.

COSA SONO

I fitoestrogeni sono composti, presenti in numerose piante, caratterizzati da un’azione simile a quella degli estrogeni (ormoni femminili). Fra i fitoestrogeni presenti in natura i più importanti sono gli isoflavoni (genisteina, dadzeina, ecc), contenuti principalmente nella soia, i lignani, presenti in alte concentrazioni nei semi di lino e in altri cereali e i cumestani, che si trovano principalmente nel trifoglio rosso e nei germogli. Un’altra sorgente di fitoestrogeni è rappresentata da alcune piante officinali come la cimicifuga (actaea racemosa) e l’erba medica (medicago sativa).

GLI EFFETTI POTENZIALI

L’interesse nei confronti dei fitoestrogeni è nato dall’osservazione che nei paesi orientali le donne in età menopausale presentano un’incidenza più bassa dei sintomi tipici della menopausa, di malattie cardiovascolari, di tumori ormono-dipendenti (es. mammella, endometrio) e di osteoporosi rispetto alle donne occidentali. Fra i vari fattori che, presumibilmente, potrebbero dar conto di queste differenze rientrano fattori genetici, dietetici e culturali. L’osservazione che, nelle persone di origine asiatica trasferitesi negli Stati Uniti, l’incidenza di malattie degenerative ”occidentali” diviene, nell’arco di 1 o 2 generazioni, simile a quella delle popolazioni residenti ha portato a ridimensionare il ruolo dei fattori genetici e a rivolgere l’attenzione ai fattori dietetici. Confrontando l’alimentazione delle popolazioni asiatiche con quella degli occidentali, una delle differenze più significative riscontrate è risultata essere il maggior consumo di soia. Poiché la soia è ricca di fitoestrogeni, sono iniziate le ricerche per valutare i potenziali benefici di queste sostanze nella donna in menopausa.

COME AGISCONO

I fitoestrogeni si trovano in natura sottoforma di precursori inattivi; una volta raggiunto l’intestino vengono metabolizzati ad opera della flora batterica intestinale a composti attivi. La capacità di metabolizzazione dipende da persona a persona e può variare a seconda dell’età del soggetto. Alcuni studi hanno messo in evidenza che queste sostanze, grazie alla loro struttura chimica simile agli ormoni femminili, nella donna sono in grado di legarsi ai recettori per gli estrogeni, pur essendo dotati di una potenza nettamente inferiore rispetto a questi. Il loro impiego viene perciò proposto nei disturbi legati all’arrivo della menopausa, come alternativa ”naturale” alla terapia ormonale sostitutiva.

SONO EFFICACI SUI SINTOMI MENOPAUSALI?

Fra i sintomi tipici della menopausa e del periodo pre-menopausa, le cosiddette ”vampate” rappresentano, soggettivamente, la maggiore motivazione per iniziare la terapia ormonale sostitutiva. Nel controllo di questi sintomi, i pochi studi condotti hanno dimostrato che i fitoestrogeni riducono lievemente la frequenza delle vampate (riduzione media del 15%). E’ tuttavia opportuno evidenziare come i risultati, peraltro modesti, si traducano in un beneficio pratico piuttosto limitato: in una donna che ad esempio sperimenta quotidianamente 10 o 12 vampate al giorno si ottiene una riduzione media di una vampata al giorno. Nessun effetto positivo invece è stato dimostrato sulla secchezza vaginale né su altri sintomi spesso presenti in menopausa come i disturbi dell’umore, ansia, cefalee, né sulla qualità di vita in generale, laddove questa è stata valutata.

SONO EFFICACI NELLA PREVENZIONE DELL’OSTEOPOROSI?

Sono stati condotti alcuni studi riguardo i potenziali effetti benefici degli isoflavoni sulla densità ossea; i fitoestrogeni non hanno dimostrato di essere in grado di migliorare questo parametro che, inoltre, rappresenta un dato poco rilevante dal punto di vista clinico , poiché l’obiettivo primario è invece la diminuzione delle fratture.

SONO EFFICACI NELLA PREVENZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI?

Nonostante gli studi epidemiologici abbiano evidenziato che l’incidenza di malattie cardiovascolari nella popolazione asiatica sia bassa e nonostante numerosi studi abbiano dimostrato che l’assunzione giornaliera di almeno 25 g di soia, unita ad una dieta a basso contenuto di grassi, consente di ottenere importanti riduzioni del colesterolo totale, del colesterolo LDL e dei trigliceridi in soggetti ipercolesterolemici, il ruolo degli isoflavoni è ancora controverso. Non è ancora chiaro infatti se i benefici ottenuti siano da attribuire alla componente isoflavonica o ad altri componenti della soia.

Leggi anche:

SONO EFFICACI NELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO?

Anche in questo ambito i dati sono piuttosto contrastanti. Non è infatti ancora stato chiarito se gli isoflavoni della soia siano in grado di prevenire o, al contrario, promuovere l’insorgenza di cancro al seno; in particolare, alcuni studi hanno suggerito che i fitoestrogeni possano proteggere dal tumore al seno nel periodo pre-menopausa e al contrario agire da promotori nel periodo post-menopausa, attraverso un meccanismo non ancora chiarito. Questa condizione di incertezza e l’inconsistenza dei dati disponibili rendono l’integrazione della dieta con i fitoestrogeni particolarmente sconsigliabile. Secondo alcuni autori, la minore incidenza di cancro del seno nelle donne giapponesi potrebbe essere dovuta ad altri fattori, come ad esempio, il maggiore numero di figli.

EFFETTI INDESIDERATI

La sicurezza d’uso dei fitoestrogeni non è ancora stata dimostrata; in particolare non sono noti gli effetti in seguito all’assunzione per lunghi periodi o a dosaggi elevati. Alcuni studi hanno evidenziato che i fitoestrogeni possono influenzare le concentrazioni di tiroxina, insulina e glucagone. Particolare attenzione deve essere posta da chi è in trattamento con tamoxifene poichè i fitoestrogeni sembrano interferire con l’attività di questo farmaco. Rimane infine da stabilire la potenziale capacità di induzione del tumore al seno. Recentemente, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, in caso di assunzione di integratori dietetici contenenti fitoestrogeni, l’apporto giornaliero di isoflavoni della soia non deve superare gli 80 mg al giorno.

ALCUNE RACCOMANDAZIONI

Anche se i dati epidemiologici riguardo l’impiego dei fitoestrogeni lasciano ipotizzare possibili benefici, sono necessari ulteriori studi volti a comprendere il profilo di efficacia e di sicurezza di questi composti naturali, quando assunti come integrazione dietetica. Soprattutto, rimane a tutt’oggi da stabilire se gli effetti positivi siano dovuti ai fitoestrogeni in sé o alla loro combinazione con gli altri componenti degli alimenti. Non è affatto dimostrato che estrapolando un solo fattore da una cultura alimentare e uno stile di vita così diversi dai nostri si ottengano gli stessi effetti. La principale raccomandazione per chi si sta avvicinando alla menopausa o è già in menopausa rimane dunque quella di seguire una dieta equilibrata, smettere di fumare e fare del movimento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra proteine caseine e whey

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI MUSCOLI MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA CARNITINA DIMAGRIRE WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE DORSALI GAMBE ESERCIZI DONNA SQUAT GLUTEI.jpgCaseine e whey sono due classi di proteine di derivazione del latte, molto usate nell’integrazione in ambito sportivo, quali sono le differenze?

Le caseine, a causa della loro struttura e della loro natura micellare, sono più difficili da digerire, per questo motivo sono considerate proteine a lento assorbimento, infatti sono chiamate anche “slow protein”.
Studi scientifici hanno dimostrato che le caseine garantivano un rilascio di proteine nel sangue più dilazionato nel tempo rispetto alle whey: in seguito alla loro assunzione si nota un picco di indice amminoacidico nel sangue solo dopo 3-4 ore. La sintesi proteica può durare anche fino a 7 ore dall’ingestione di caseine.

Le proteine whey (proteine del siero del latte) invece garantivano un innalzamento del livello amminoacidico sanguigno più veloce e più intenso, anche se di minor durata, favorendo però una sintesi proteica del 68%, rispetto al 31% delle caseine.
La caseine però, dal canto loro, riducono il catabolismo proteico (ovvero la degradazione delle proteine per formare amminoacidi o composti più semplici) del 34%.

Per questi motivi, il nostro consiglio, è di assumere le caseine lontano dagli allenamenti, specialmente prima di andare a dormire, in modo da avere :

  • lenta disponibilità di aminoacidi – perfetta per le ore notturne;
  • riduzione del catabolismo delle proteine, provocato dal digiuno notturno.

Al contrario le whey, essendo ad assorbimento più veloce, devono essere assunte subito dopo l’allenamento. Questo perché i loro amminoacidi riescono ad essere assorbiti dall’intestino in tempi molto brevi, per essere velocemente disponibili per l’anabolismo proteico (ovvero per la sintesi di proteine complesse a partire da amminoacidi semplici). Le proteine whey inoltre provocano l’innalzamento dei livelli di insulina: tale ormone, legandosi alla superficie delle cellule muscolari, permette di facilitare l’ingresso del glucosio nei muscoli, tramite l’attivazione di specifiche proteine trasportatrici, le GLUT 4. In questo modo si vanno ad integrare più velocemente le scorte di glicogeno consumate durante un allenamento intenso, il che si traduce in un recupero più veloce post-workout. Da non sottovalutare infine un altro ruolo importante dell’insulina, che  è quello di ridurre i fenomeni di proteolisi (ovvero di catabolismo proteico), per questo si ritiene che l’insulina non agisca direttamente ma indirettamente sulla sintesi proteica, ma solo quando si è in presenza di un’elevata disponibilità di amminoacidi liberi nel sangue (che invece hanno un ruolo prettamente anabolico).

Per questi motivi, il nostro consiglio, è di assumere le whey subito dopo l’allenamento, in modo da avere :

  • rapida disponibilità di aminoacidi – perfetta per il post-workout;
  • rapida ricostruzione delle scorte di glicogeno consumate durante un allenamento intenso (recupero più veloce);
  • maggiore sintesi proteica;
  • riduzione di proteolisi (ovvero catabolismo proteico).

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

La creatina fa ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelUn esperto dell’allenamento coi pesi, direbbe che questa è una domanda che non ha senso: la creatina infatti, di per sé, non fa né ingrassare né dimagrire, poiché questo è un ruolo che tocca alla alimentazione ed alla attività fisica. Detto questo, oggi parlerò ai meno esperti, quelli a cui è stato consigliato un integratore di creatina ma non sanno esattamente cosa sia. La creatina è costituita da tre amminoacidi, questi tre aminoacidi sono la glicina ed arginina. Molti utilizzano la creatina come integratore che aiuta a far crescere i muscoli, e la assumono sotto forma di polvere, pillole, oppure in forma liquida con un contagocce . Ma in che modo la creatinapotrebbe influire sul peso?

Ma la creatina fa ingrassare o dimagrire?

Non vi preoccupare, stiamo per arrivarci, ma prima è necessario capire bene: quando si prende la creatina sotto forma di integratore, questa satura le cellule muscolari in quanto si riempiono di acqua. La creatina di fatto attira l’acqua presente nel corpo dentro ai nostri muscoli. Ma i muscoli non sono pronti ad accogliere questa grande quantità di acqua dunque per poterlo fare le cellule muscolari devono espandersi. Ecco che i muscoli cresceranno e diventeranno più forti. Ma se una donna non vuole che ciò avvenga, perché non vuole dei muscoli grandi, è necessario che stia attenta alle calorie che ingerisce, non devono mai eccedere. Infatti molte donne prendono la creatina, ma non hanno affatto muscoli enormi, anzi sono tonici.

Comunque sia, chi assume creatina, indipendentemente se uomo o donna, avrà un minimo aumento della grandezza muscolare. Ora, dal momento che i muscoli più grandi richiedono più calorie per mantenere la loro nuova dimensione (ricordate, questo non significa enormi, appena più grande di prima), i muscoli non avranno altra scelta che quella di attingere dalle proprie riserve di grasso per le calorie necessarie per mantenere la loro dimensione. Ecco come la creatina aiuta a dimagrire!

Inoltre, se si segue una dieta, una delle cose più difficili da fare è quella di mantenere la forma raggiunta. Ecco un altro buon motivo per cui prendere la creatina durante una dieta. La creatina vi aiuterà a mantenere la forma ed il peso raggiunti con tanta fatica.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!